
Due cavalli
Una calda sera di giugno
scesi al lago, mi misi carponi
e mi abbeverai come un animale. Due cavalli
mi si affiancarono, per abbeverarsi anch’essi.
È stupefacente, pensai, ma chi lo crederà?
I cavalli mi scrutavano di tanto in tanto, sbuffando
e scrollando la testa. Sentii il bisogno di rispondere, così anch’io
sbuffai, ma esitando, come se in realtà non volessi essere udito.
I cavalli dovevano avere percepito che mi reprimevo.
Si scostarono un poco. Poi pensai che forse mi avevano conosciuto
in un’altra vita – quella in cui ero stato poeta.
Forse avevano persino letto le mie poesie, perché a quell’epoca,
in quel tempo vago in cui il nostro ardore non aveva limiti,
cambiavamo stile quasi con la stessa frequenza con cui cadevano giorni nell’anno.
Mark Strand
Rileggiamo al suono di
Knot Of Place And Time di Jan Garbarek in “In Praise of Dreams



