Fragranze
9 giugno 2013
Coatesa, Colori, Orto e Giardino Lascia un commento
… correvamo a testa bassa senza perdere il controllo col terreno
aiutandoci con le mani e col naso a trovare la strada,
e tutto quello che dovevamo capire lo capivamo col naso prima che con gli occhi,
il mammuth il porcospino la cipolla la siccità la pioggia
sono per prima cosa odori che si staccano dagli altri odori,
il cibo il non cibo il nostro il nemico la caverna il pericolo,
tutto lo si sente prima col naso, tutto è nel naso,
THE SPIRIT OF A PLACE, VENICE, mostra delle fotografie di MINO DI VITA, al DAM Arte di Magenta, 5 – 15 giugno
26 maggio 2013
Carissimi,
ho il piacere di annunciare che, dopo il successo ottenuto alla Roonee Gallery di Tokyo, le foto del mio ultimo progetto
The Spirit of a Place, Venice,
saranno in mostra dal 5 al 15 giugno negli spazi della galleria DAM Arte a Magenta.
Chi si trovasse a passare da quelle parti è il benvenuto.
Vi segnalo, inoltre, che sullo store di Lab63 Art Projects, è disponibile il poster in edizione limitata dell’evento giapponese.
un saluto e a presto!
Mino Di Vita
fotografia di Mino Di Vita, da ALTE VISUALI, sorvolando le rive del LAGO DI COMO:

GLICINE: grappoli lunghi, inebrianti, cercano invano nascondiglio efficace, 26 aprile 2009 | da Coatesa sul Lario … e dintorni
5 maggio 2013
grazie a CHIAVE DI VOLTA, MILLY BRUNELLI POZZI, e il fotografo ENRICO CANO per il progetto OBIETTIVO CITTA’ MURATA
24 aprile 2013
camminare, Como Lascia un commento
cari amici della associazione chiave di volta
CIGNI DI LAGO | da Coatesa sul Lario … e dintorni
16 aprile 2013
cigni, Colori Lascia un commento
Succedeva qualche settimana fa, in una tarda e fredda mattina mentre camminavamo sul lungolago.
La bellezza annidata in un’ansa: 22 cigni.
Alcuni veleggiano con la sicurezza della loro eleganza fra i riflessi del sole e altri, sulla battigia, sono intenti nella minuziosa pulizia di zampe ed ali e untamento (questa parola è rubata a Carlo Emilio Gadda) delle piume.
Si mescolano silenziosi i candidi adulti e i curiosi novellotti, le cui striature grigiastre rammentano il loro non lontano ingresso nel mondo.
I passanti, anche se frettolosi, volgono loro di striscio lo sguardo, qualche madre indugia trattenuta dal bambino che tiene per mano e che punta l’indice con esclamazioni di gioia.
Una clocharde sminuzza il suo pane, circondata da quella nuvola bianca impegnata ad afferrare i brandelli.
Per imitazione e per assecondare il ciclo della nutrizione entro in un bar e ne esco con qualche brioche e faccio gli stessi gesti, attento a ben distribuire i bocconi.
I cigni vengono e vanno e, infine, tuffano nel biancore il lungo collo e si cullano nel sonno.
Viviamo in un luogo di straordinaria geografia, cui fa da contrappeso una più modesta antropologia.

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- Fotografie di Luciana
Il colore verde | da Coatesa sul Lario … e dintorni
14 aprile 2013

Se confronto la verde distesa del prato all’inglese con i selvatici prati dei corridoi del mio giardino, sorrido. Di me stesso, ovviamente.
Non che io rincorra la speranza di ottenere, prima o poi, la lussureggiante erbetta verde dagli steli allineati alla stessa altezza. Per dire la verità, ogni anno, almeno vicino alla panca in cui si ama soggiornare, distribuisco generosamente duecentocinquanta chili di terra e spargo, a mo’ di seminatore dalla larga bracciata, qualcosa come due pacchi da 1000 grammi ciascuno di semenza.

Non succede mai nulla, se non l’arrivo di colonne di formiche e panciuti uccelli che probabilmente si rifanno le scorte dopo la penuria invernale.

Il mio prato ha un carattere esattamente opposto a quello che mi contraddistingue. Lui, è di buon temperamento. Accogliente e tollerante. Non fa distinzioni di generi e razze. Tutti sono benvenuti. E così si presenta con un manto assai variegato, dove in pacifico adattamento convivono erbe infestanti, erbe urticanti, erbe aromatiche. Tutte con al seguito il proprio corredo colorato che rallegra la vista e l’umore.

Solletica i sensi, il mio prato.
La vista. Il suo verde disordinato racchiude gioielli e colori infiniti. PRATOLINE, TARASSACO e VIOLE sono quelli che so distinguere.



Anche il TRIFOGLIO conosco, nelle sue due versioni bianco e violetto. E pure i cespugli di ORTICHE, che non necessitano certo delle infiorescenze viola per esprimere, attraverso iltatto, la loro presenza.


E carezzevoli ancora al tatto risultano le vellutate foglie della MALVA, con il loro fiore il cui colore assume lo stesso nome della pianta che lo produce. Poi la BRUNETTA, la CAMPANULA,la BUGULA, l’ACETOSA, la GINESTRINA e altre ignote erbe offrono le loro viaropinte corolle agli occhi di chi le sa guardare.






Fa rumore il mio prato. Sì. Perché nel verde dominante non spunta solo l’umile ma variopinto omaggio floreale. Nel silenzio del pomeriggio, se contemplo le calme acque del lago, l’uditosi appresta a discriminare altri suoni. Di colore in colore si sposta il ronzio di api, bombi e calabroni.

Fra i resti delle foglie secche, un fruscio rapido e leggero annuncia la schiusa delle uova delle lucertole. Di tutte le dimensioni balenano velocissime, sparendo e riapparendo fra i sassi del muro, o mimetizzandosi fra i fili dell’erba novella, o nascondendosi tra i rami della salvia, o in ogni dove.


Se volessi inoltre accostare il mio orecchio alla nuda terra, potrei ascoltare il frenetico lavorio di infiniti insetti che si mescolano fra semi, radici e minerali, inerti e ignari del loro futuro.


Già, perché nel rumore del prato c’è anche il rumore della morte.

E’ armonioso per il mio udito, perché prodotto da gioiosi volatili che scendono a terra quando inizio a vangare e a rimuovere le zolle per preparare lo spazio dell’orto.


Ma questo suono melodioso è un annuncio funereo per gli abitanti della profondità terrena. Qualche volta però anche agli alati amici la sorte non arride.

Il vento, o un attentato di matrice felina, possono abbattere il nido sapientemente costruito con voli e voli di trasporto faticoso di selezionato materiale. Questa primavera la coppia proprietaria di questo cestello intrecciato cercherà inutilmente la propria dimora al calare della sera.

E’ odoroso il mio prato. Nelle giornate di pioggia il mio olfattoraccoglie il profumo della terra bagnata che sprigiona odori intensi e pregnanti. Vicino all’orto il secchio che raccoglierà il macerato di ORTICHE non mancherà di elargire il suo efficacissimo contributo dalle putride esalazioni.


E’ buono il mio prato. Qualcosa di suo entra dentro di me, lusingando il mio gusto.
TARASSACO, foglioline di MALVA, RUGHETTA selvatica e qualche grumolo risparmiato nel campo della CICORIA si danno finale appuntamento in generose terrine di salutare misticanza. L’artefice è Luciana che, dopo silenziose e attente passeggiate nelle macchie imprecise del verde dei corridoi terrosi, sa unire l’opera del suo raccolto in deliziosi piatti che titillano il palato con sapori forti, pungenti, croccanti e gradevolmente amari.

Questo è il mio prato. Un piccolo mazzo rubato con discrezione appare nella casa di città ad allietare le colazioni del mattino, a ricordarmi che dopo qualche giorno lo potrò ritrovare là, dove l’ho lasciato.

Fotografie di Luciana (quella di apertura è stata scattata a Salisburgo nel 1988)
workshop “Letteralmente fotografia” ideato e condotto dal fotografo Giovanni Marrozzini a Castelluccio di Norcia (Perugia), dal 28 al 31 marzo 2013, di Alessandra Cicalini
11 aprile 2013
monti Sibillini Lascia un commento
Le premesse c’erano tutte: il progetto appassionante, il luogo magico, il periodo pasquale e la neve. Del resto, l’avevo anche scritto, sempre su questo spazio, poco prima di partire per
Castelluccio di Norcia, un paesino abbarbicato appena sotto il Redentore, la cima appartenente alla montagna del Vettore,
la più alta di tutta la catena dei Sibillini.
Già sapevo insomma quanto mi sarei fatta coinvolgere e quanto avrei continuato a pensarci anche dopo, scrutando i monti dalle finestre di casa mia, tuttora imbiancate, nonostante i primi rondoni che via via si avvicinano sempre di più alle nostre grondaie
tutto l’articolo ed il ricordo è qui: Minime Storie: Letteralmente… infatati, il resoconto quasi impossibile del workshop sui Sibillini.
Momenti salienti della lezione di Cesare Catà tenuta durante il workshop “Letteralmente fotografia” ideato e condotto dal fotografo Giovanni Marrozzini a Castelluccio di Norcia (Perugia), dal 28 al 31 marzo 2013, con la collaborazione della giornalista Alessandra Cicalini. Cesare Catà, filosofo, è autore, tra gli altri del libro intitolato “Filosofia del fantastico. Escursione tra i monti Sibillini, l’Irlanda e la Terra di Mezzo”, Edizioni il Cerchio.
Nella lezione si è soffermato sui Mazzamurelli, le fate caprine e la loro regina Sibilla, e sul Guerrin Meschino, il romanzo di Andrea da Barberino scritto nel secolo XIV sulla base di preesistenti leggende orali:
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IL COLORE GIALLO: NARCISI
3 aprile 2013















































