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GLICINE: grappoli lunghi, inebrianti, cercano invano nascondiglio efficace, 26 aprile 2009 | da Coatesa sul Lario … e dintorni

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Fotografie di Luciana, 26 aprile 2009

grazie a CHIAVE DI VOLTA, MILLY BRUNELLI POZZI, e il fotografo ENRICO CANO per il progetto OBIETTIVO CITTA’ MURATA

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cari amici della associazione chiave di volta

vorrei in particolare ringraziare la dottoressa milly brunelli pozzi e il fotografo enrico cano per la cura davvero amorevole del progetto OBIETTIVO CITTA’ MURATA.
ieri (martedì 23 aprile ore 18 e 30) ) ero allo spazio natta e ho girato più volte per la sala
si percepiva il minuzioso e faticoso lavoro organizzativo (tutto vostro) per rendere disponibile le immagini fotografiche (perfino nella attenzione su come appendere i quadri). e poi la grande idea di fare subito il catalogo: davvero splendida idea.
per quanto mi riguarda IL RISULTATO E’ ECCEZIONALE
ho 65 anni. ancora oggi sono un pendolare del lavoro (gravito su milano). ma il luogo dove desidero stare è solo a como. in questa città murata così mirabilmente rappresentata nella sua struttura complessiva  dalle fotografie di pag 3, 11, 135
trovo di grande effetto visivo ed emotivo  guardare le fotografie appese e poi riportate nel catalogo (continuo a sfogliarlo: non mi capita di frequente)
ma è ancora più straordinario scorrere le 650 fotografie che girano sullo schermo
questa città che si stratifica dalle paludi, alla pianta romana e poi a quella medievale, ancora ben visibile viene riflessa nei circa duecento occhi che l’hanno guardata
e il risultato confina perfino nel sogno, cioè in quella forma di percezione che unisce per vie non razionali la vita vissuta con la coscienza e quella della parte di noi fluttuante ed inconscia
angoli, visuali, pietre, persone, bambini, innamorati, simboli, piante, archi, piccioni, gatti, selciati, finestre, porte, ritagli di cielo …
frammenti a noi riportati dall’occhio che girano come in un caleidoscopio.
c’è un sociologo della città e  scrittore francese che si chiama georges perec che parla della IMPOSSIBILITA’ DI ESAURIRE UN LUOGO. perchè, se è bello, esso attira le attenzione e cambia in ogni istante
la como storica ci consente di camminare sulla storia (dunque dentro passato). ma è il presente, l’attimo presente, ad essere l’unico bene prezioso di ciascuno di noi.
la fotografia è il mezzo tecnico che ci consente di fissare l’attimo
la mostra (dovuta , ripeto, al vostro generoso lavoro) produce questo risultato davvero indimenticabile: unire nell’attimo presente la storia intera della nostra città
fare cultura è questo: produrre atti di coscienza sostenuti dalle dinamiche del “cuore”
grazie ancora
tornerò spesso in queste giornate a sedermi davanti al proiettore per vedere le immagini
vi sono grato
un caro saluto
Paolo Ferrario
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workshop “Letteralmente fotografia” ideato e condotto dal fotografo Giovanni Marrozzini a Castelluccio di Norcia (Perugia), dal 28 al 31 marzo 2013, di Alessandra Cicalini

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Le premesse c’erano tutte: il progetto appassionante, il luogo magico, il periodo pasquale e la neve. Del resto, l’avevo anche scritto, sempre su questo spazio, poco prima di partire per

Castelluccio di Norcia, un paesino abbarbicato appena sotto il Redentore, la cima appartenente alla montagna del Vettore,

la più alta di tutta la catena dei Sibillini.

Già sapevo insomma quanto mi sarei fatta coinvolgere e quanto avrei continuato a pensarci anche dopo, scrutando i monti dalle finestre di casa mia, tuttora imbiancate, nonostante i primi rondoni che via via si avvicinano sempre di più alle nostre grondaie

tutto l’articolo ed il ricordo è qui: Minime Storie: Letteralmente… infatati, il resoconto quasi impossibile del workshop sui Sibillini.

Momenti salienti della lezione di Cesare Catà tenuta durante il workshop “Letteralmente fotografia” ideato e condotto dal fotografo Giovanni Marrozzini a Castelluccio di Norcia (Perugia), dal 28 al 31 marzo 2013, con la collaborazione della giornalista Alessandra Cicalini. Cesare Catà, filosofo, è autore, tra gli altri del libro intitolato “Filosofia del fantastico. Escursione tra i monti Sibillini, l’Irlanda e la Terra di Mezzo”, Edizioni il Cerchio.

Nella lezione si è soffermato sui Mazzamurelli, le fate caprine e la loro regina Sibilla, e sul Guerrin Meschino, il romanzo di Andrea da Barberino scritto nel secolo XIV sulla base di preesistenti leggende orali:

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Annunci di Primavera: SASSIFRAGA

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S pavalda
A rrampicatrice
S i
S pinge
I n
F enditure
R occiose
A spirando
G loriose
A scese

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  • Acrostico e Fotografie di Luciana

Lecce: tracce utili per una successiva vacanzina

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Vacanzine a Lecce. Noterelle epistolari di Luciana n. 5

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ciao carissima, siamo arrivati a Como ieri sera, dopo qualche minuto di panico a Bologna. Arrivati puntualissimi da Lecce, siamo stati subito accolti dagli annunci che dichiaravano ritardi su tutte le frecce rosse provenienti dal sud per “furto di cavi di rame”. Il nostre treno era stato addirittura soppresso.
Dopo aver fatto la fila per “autorizzare il cambiamento di corsa”, poichè se non fai così paghi multe salatissime, abbiamo scoperto che anche quel treno autorizzato viaggiava con ritardi non calcolabili. Abbiamo fatto un vero e proprio colpo di piede, salendo su una freccia (non si sapeva di che ora fosse) diretta a Torino e con fermata a milano garibaldi. Il controllore ha tentato di blaterare qualcosa sull’idoneità di questa decisione, ma l’espressione e la dichiarazione che di fronte a un treno soppresso ci avevano detto che potevamo salire su qualsiasi treno (informazione in realtà non del tutto vera) ha fatto sì che nessuna multa seguisse.
A parte questo, spero tu sia riuscita a leggere le varie puntate scritte alle sorelle Bignami e messe in copia anche a te.
E’ stata un’esperienza irripetibile. Il Salento è meraviglioso e debbo dire che anche il fenomeno Nabokov è stato molto istruttivo, soprattutto per la tavola rotonda e l’intervista a Giannasi.
Nell’ascolto dell’unica giornalista donna, mi sei venuta in mente. Le testimonianze, peraltro simpaticissime, hanno mostrato la grande difficoltà dei giovani presenti nel trovare uno spazio lavorativo e la grande fatica per mantenerlo. Raccontava la giornalista scrittrice di  un suo espediente aggiuntivo per conquistare la pagnotta, ecco perchè ho pensato a te. Scrive infatti per giovani coppie di sposi in 70 pagine il loro “romanzo d’amore”. Scherzava sul fatto che c’è chi investe sull’album fotografico e chi invece ama veder realizzato in un libro la loro storia. Mi sono detta, Ale sa far tutte due bene le cose e si è già cimentata con minime storie. Non sono certo qui a dirti che questo possa diventare una tua occupazione, però mi è sembrato bello raccontarti questa piccola parentesi perchè da idee altrui possono scaturire anche creative associazioni personali.
Lecce è piena di librerie. C’è anche un caffè letterario con l’insegna “quante storie per un caffè” che mi è sembrata da sballo!. Sono arrivati persino a ideare un “gustoliberrimo”, dove si confezionano pacchi contenenti libri e specialità del luogo. Insomma un percorso eroico per resistere e continuare a difendere la cultura. 
Il salento mi ha dato l’idea di un territorio veramente di resistenza, con la voglia di investire su idee anche rischiose: i B&B, la cucina, l’arte, le botteghe artigianali. Pensa che è la prima volta che vedo un centro storico senza alcuna catena commerciale che ormai imperversa in tutti i centri cittadini. Solo un McDonald. Tutto il resto negozi locali. Mi sembrava un sogno.

Vacanzina a Lecce: note epistolari di Luciana, n. 4

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e così siamo arrivati all’ultima giornata salentina.
che l’avvio sia stato al gelo già lo sapete.
Dario (il nostro personal driver visto che la coppia di tedeschi che si dovevano unire a noi ha declinato la gita) ci ha prospettato l’itinerario: Galatina, Corigliano, Capo d’Otranto e faro, Otranto. A noi la scelta se fermarsi ad Otranto per il pranzo e re-incontrarlo alle 15.30 o se far ritorno a Lecce per le 14. Il cielo mezzo azzurro e mezzo grigio ci ha fatto optare per la prima scelta.
Galatina, nel cuore del Salento, ha una basilica bizantina dall’interno tutto completamente affrescato. Un autentico splendore che voi, vere intenditrici, avreste saputo ancor più apprezzare per la vostra conoscenza d’arte. Corigliano invece valeva una sosta per il suo castello. 
Il percorso è avvenuto per strade secondarie che si snodavano fra distese infinite di campi delimitati da sassi carsici, bordure di fichi d’India e, al di là di queste, uliveti, uiiveti, uliveti. Una vista equivalente a una seduta di meditazione.
Capo d’Otranto è il punto più ad est d’Italia. Il vento spazzava le nubi e in lontananza si potevano intuire le coste albanesi.
Lasciata la vettura, ci siamo incamminati verso il faro. Mentre Paolo ascoltava le spiegazioni della guida, io mi perdevo ad ammirare cespugli di mirto e salvia e a farmi schiaffeggiare dal vento. Non c’era anima vivente, solo l’azzurro del mare e il sibilo dell’aria, mentre finalmente dalla coltre di nuvole leggere iniziavano a filtrare i primi raggi di sole.
L’arrivo ad Otranto è stato in un abbraccio di sole che rendeva ancora più bianco il paesaggio. Inutile descrivervi la città, visto che la conoscete. Ce la siamo fatta in lungo e in largo più volte, mangiando pesce alla griglia la cui scelta è avvenuta direttamente sul vassoio, di fronte ai poveri tapini che aspettavano di diventare altro nel nostro stomaco.
Paolo è da sempre che mi dice di volermi portare a vedere Otranto e il Salento e io me ne ero già innamorata per riflesso, ma essere di fronte a quel panorama è qualcosa di simile all’estasi. Questo è il vantaggio di fine gennaio: c’erano pochissime persone e una luce incredibile.
Ritornati a Lecce abbiamo benedetto il nostro b&b: un calduccio benefico simile al caldo di casa. Non vi ho ancora detto che non si tratta di una semplice camera con bagno, ma praticamente è un monolocale che comprende anche una piccola cucina, per cui alle 17 ci siamo preparati il thé e abbiamo dedicato un po’ di tempo al computer che taceva da 30 ore.
Stasera siamo usciti per una nuova passeggiata finalmente senza ombrello. La sorpresa di vedere le strade, finora trovate quasi deserte, pullulare di un numero incredibile di persone e bancarelle, artisti di strada, venditori di libri con lo sconto … praticamente una situazione a me conosciuta solo durante le vacanze al mare, quando nel tepore della sera si giracchia per mangiare un gelato e si curiosa tra le varie proposte.
Una luna piena bianca pareva fosse lì per darci l’addio.
E sapete com’è finita? Che siamo tornati da Maurizio, il pizzaiolo ebreo che ci ha accolto con un sorriso luminoso, come se fossimo amici da sempre. Per darvi un’idea: una pizza alle melanzane e brie più una pizza con zucchine, melanzane, pomodori datterini, rucola e mozzarella più una birra pari a 10 euro e 50 cent. (la stessa cifra di due sere prima).
L’incontro con la cucina salentina è stata una vera sorpresa di delizie. Con Paolo pensavamo ad alta voce che in praticamente due giorni abbiamo acquisito una padronanza della città e intessuto relazioni che mai ci saremmo aspettati da due orsotti come noi. Abbiamo trovato nel laboratorio della lavorazioni della terracotta (le famose comari salentine) una ragazza che arrivava da Lecco e che aveva scelto di trasferirsi a Lecce per migliorare la qualità di vita, riuscendoci in pieno. Abbiamo capito il perchè.
Comunque Maurizio ci ha fatto un ulteriore dono nel salutarci: andare a vedere in un angolo abbastanza nascosto un albero secolare, che lui ha chiamato magnolia ma che in realtà è un ficus. Spero che la cinepresa sia riuscita a fissarlo nonostante il buio: un esemplare di albero che solo lui sarebbe motivo di  spostamento verso luogo.
E così ora sono qui a raccontarvi l’ultimo giorno di questa vacanza della quale a vostra nipote e alla vostra segnalazione dobbiamo riconoscere la fattibilità: siamo stati in contatto giornaliero anche con Laura che con il marito sta accudendo meravigliosamente i nostri gatti.
Domani ci aspetta la lunga marcia del ritorno. Ho due occhiaie profonde, ma spero di recuperare stanotte.
Martedì sarò già al lavoro e sono certa che avrò la convinzione di aver sognato.
Mai sogno fu più veritiero e piacevole.
Grazie, soprattutto a Carla, perchè continuo ad attribuire a lei il merito di tante svolte importanti della mia vita.
Ci vediamo martedì sera.
Baci

Lecce: elogio del B&B Le Comari Salentine di Lecce

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Siamo appena tornati da Novoli e aprendo   la porta del B&B Le Comari Salentine di Lecce  ci siamo detti: “Finalmente a casa!

Perchè è così che ci siamo sentiti: in un luogo caldo, accogliente, familiare.

Grazie Paola ed Enzo, perchè abbiamo sperimentato la differenza tra un B&B ospitale ma neutro e il vostro dove invece si sente che c’è cura ed “anima” anche nei dettagli!

Lecce ci ha conquistato.

Non sappiamo quando avremo l’opportunità di tornarci, ma sicuramente le “Comari Salentine” saranno un punto di riferimento che raccomanderemo a tutti gli intenzionati a visitare li Salento

Ancora grazie

Luciana e Paolo

Vacanzina a Lecce. Note epistolari di Luciana, numero 3

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rieccomi carissime. A Novoli eravamo privi di connessione e quindi ora, tornati a casa-Lecce possiamo riprendere le comunicazioni.
Novoli è un piccolo paese a dieci minuti di treno da Lecce (che nonostante tutto viaggiava con un ritardo di 30 minuti!) e, appena scesi, abbiamo avuto la sensazione di trovarci sul set di un film da far west.
Il vuoto assoluto, case basse e colorate, strade silenziose, nessuna vettura. Il teatro si trova a dieci minuti a piedi dalla stazione e il B&B nella sua stessa piazza.
C’era attesa per l’apertura dell’evento e abbiamo scoperto che sul nostro stesso treno viaggiavano almeno tre dei finalisti.
Il teatro è stato restaurato da poco ed è molto bello, la piazza Regina Margherita interessatissima da un punto di vista sociologico: la sede dell’azione cattolica, la sede di rifondazione comunista, un circolo di dopolavoro di operai, un cortile dipinto a murales con la foto di Antonio Gramsci, la parte posteriore della chiesa-cattedrale, una banca, due bar e una trattoria.
Il nostro b&b era annesso alla pasticceria del proprietario, il sig. emilio esecutore medesimo dei suoi strepitosi dolci leccesi. La camera, arredata con tutti i comfort era fredda con i termosifoni probabilmente  accesi al nostro arrivo, una coperta che io uso d’estate e questa è stata l’unica nota negativa. Ho dormito pochissimo per via del gelo e appiccicata a Paolo con collant e maglioncino.
Stamattina ci ha invitato a far colazione al suo bar. Abbiamo preferito astenerci dal segnalare il freddo (sicuramente ci avrebbe risposto che sono state giornate anomale). Dopo essere rimasto sconvolto dal fatto che io bevo il thé col latte, ci ha offerto una serie di dolci a gogò. Paolo gli ha fatto i complimenti e in cambio ha ottenuto un cabaret delle sue specialità con un ripieno di crema e cioccolato che ci vorranno due settimane prima di smaltirne la calorie.
Questo è l’aspetto riguardante il soggiorno. Alle 9 ci è venuto a prendere il nostro autista personale (una agenzia di piazza del Duomo di Lecce ce lo aveva segnalato). Il termometro segnava 3 gradi, ma fortunatamente poi è uscito il sole e ad Otranto è stato bellissimo. Ma questa è un’altra storia che viene dopo.
Torniamo a ieri sera.
E’ stato veramente molto bello e interessante, in quanto la cerimonia è stata preceduta da una tavola rotonda con oggetto libri e social network.
Anche l’intervento seguente di un giornalista molto bravo ci ha illuminato sullo spirito del premio Nabokov: uscire dagli inganni delle grandi case editrici e dagli equivoci causati dalle cifre sparate da nomi di gente famosa per recuperare scrittori meno conosciuti ma all’altezza della “Scrittura” e di un rinnovato rapporto fra autori e lettori. Questo è anche il motivo per cui il vincitore non vince né soldi, né l’acquisto delle sue opere (come invece in genere si fa per premi più noti), ma la possibilità di pubblicare un manoscritto negli e-book, nuova frontiera del futuro ormai inevitabile,
E’ stato un vero trattato socio-pedagogico.
Dopo una serie di filmati e di interviste a scrittori esordienti si è giunti al momento in cui i finalisti dovevano salire sul palco e presentare la loro opera. Stare sotto le luci della ribalta è stato per me massacrante, ma è andata …
Ci sono state le foto di rito e la consegna ad ognuno dell’attestato.
Poi la chiamata dei vincitori. Per la narrativa ha vinto il romanzo di un vecchio signore sulla ‘ndrangheta, per la poesia non ricordo e per la saggistica un testo sul bullismo.
Tra i finalisti praticamente solo un paio di giovani, poi più o meno tutti sopra la cinquantina. Persone sicuramente molto competenti e brave.
Prima di passare alla saggistica, la presentazione del giornalista ha dato la sensazione a tutti i finalisti di essere comunque vincitori, poichè l’elogio che ha fatto per la cura, gli approfondimenti e la complessità delle ricerche è terminato con il dire che ogni libro avrebbe meritato quanto meno un convegno.
E’ stato molto incoraggiante.
Ho tirato un sospiro di sollievo nel non sentirmi chiamare un’altra volta sul podio e devo dire che i complimenti  ricevuti da un membro della giuria (lo stesso che aveva fatto l’intervento sugli equivoci dei numeri di scrittori famosi) è stato ancora più gradito del premio in sé. 
La sensazione molto positiva è legata alla manifestazione: sembra incredibile che in un posto così fuori dai circuiti nazionali e internazionali possa attivarsi un vero lavoro di costruzione culturale di così alto livello e voglia di condivisione.  Cosa peraltro già appurata nel constatare la diffusione di librerie e di caffè letterari,

Questa è la bella Italia che ci piace!

Insomma a parte la tensione e il freddo della camera anche Novoli è stata una bella esperienza.
Ritornerò per l’ultima puntata di Otranto e dintorni  memorabile!
A presto!!

a Novoli, nel Salento, per il Premio Nabokov 2012

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L’arrivo a Novoli

Teatro di Novoli e B&B Sant’Andrea

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