Valerio Magrelli SOLTANTO IL TEMPO VERAMENTE SCRIVE
2 gennaio 2013
Poesie, TEMPO Lascia un commento
Soltanto il tempo veramente scrive
usando come penna il nostro corpo.
Per le strade, nei cinema o in un letto
questa calligrafia va persa
ed è atroce l’incuria
degli dei e degli uomini.
Quello che arriva sulla carta è solo
il commento residuo d’un poema
perennemente disperso.
Chiosa frugale, calcolo d’un racconto,
questo è l’indice ultimo degli indici.
da Ora serrata retinae, Fetrinelli, Milano
BUON FUTURO con l’augurio di “saper stare” dentro alla possibilità Paolo e Luciana, 31 dicembre 2012
31 dicembre 2012
L’ERRORE E LA POSSIBILITA’
Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà,
poiché è chiuso alla ricerca
Eraclito
Dove eravamo rimasti?
Esattamente un anno fa eravamo qui: “Continua il tempo della crisi e, proprio per questo, il 2012 sarà più che mai centrato sulle risorse della Polis, ossia sul vincolo del “tenersi assieme”, perché nessuno può farcela da solo” (31 dicembre 2011)
Qualcuno ha tenuto la barra del timone e, nonostante una ciurma tutt’altro che responsabile, ha evitato che la nave affondasse.
Una crisi sociale, culturale, personale come quella in cui ancora siamo, mostra l’evidenza dei fatti: abbiamo attraversato decenni di ERRORI.
Il significato letterale di errare è: vagare e sbagliare. Ancora più precisamente è: mancare il bersaglio.
La storia insegna, solo dopo gli eventi, che sempre si cade in errore perchè le nostre menti seguono lo schema idea-realizzazione-esito.
Tuttavia, nel nostro tempo più che mai, dovremmo prendere atto che l’esito non dipende mai unicamente dagli ideali che hanno mosso il progetto iniziale (sempre che la storia del “secolo breve” abbia insegnato qualcosa).
Ogni risultato da ciascuno di noi auspicato dipende dalle infinite altre volontà che sono in gioco a livello planetario.
Prendiamone coscienza: non sappiamo e non possiamo più fare previsioni.
Ma, proprio per questo, ogni persona diventa protagonista della POSSIBILITA’.
Possibile deriva da posse, cioè da potis esse, nel senso di “essere padrone di”. Il primo significato è “ciò che posso fare” o “ottenere”. In senso più ampio, possibile è “ciò che può accadere”, verificarsi, entrare nella nostra esperienza.
E’ proprio la situazione di incertezza che incrementa la responsabilità dell’agire di ciascuno.
Sostiene Massimo Cacciari:
“anche laddove tu non riesca a definire un senso, puoi cercare di agire come se in quel momento ne andasse della tua vita nella sua interezza. Noi siamo chiamati comunque a decidere, a risolverci. L’interrogarci è una risoluzione“
BUON FUTURO
con l’augurio di “saper stare” dentro alla possibilità
Paolo e Luciana, 31 dicembre 2012
Fonti:
Eraclito, Fr CXIX, nella traduzione di Giorgio Colli
voce Possibilità di V. Mathieu in: Enciclopedia filosofica Bompiani, pag 8821
Massimo Cacciari, lezione su Storie ed errore, Monza 23 febbraio 2012
JORGE LUIS BORGES Fine d’anno
31 dicembre 2012
Anni, Borges Jorge Luis, Fine e Inizio anno, Inverno 1 commento
Fine d’anno
Né la minuzia simbolica
di sostituire un tre con un due
né quella metafora inutile
che convoca un attimo che muore e un altro che sorge
né il compimento di un processo astronomico
sconcertano e scavano
l’altopiano di questa notte
e ci obbligano ad attendere
i dodici e irreparabili rintocchi.
La causa vera
è il sospetto generale e confuso
dell’enigma del Tempo;
è lo stupore davanti al miracolo
che malgrado gli infiniti azzardi,
che malgrado siamo
le gocce del fiume di Eraclito,
perduri qualcosa in noi:
immobile.
Jorge Luis Borges (Fervore di Buenos Aires, 1923)
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il motivo più profondo che ci spinge ad attendere la magia dell’incontro con il nuovo anno è l’intuizione di un mistero, l’enigma del tempo”
NATALE
25 dicembre 2012
natàle / naˈtale/
[lat. natāle(m), da nātus ‘nato’ ☼ 1296]
A s. m. (Natàle nel sign. 2)
1 (raro) giorno della nascita | (raro, lett.) anniversario del giorno della nascita: Oggi il mio genitor […]celebrava il natale (T. Tasso) | natale di Roma, celebrazione della data in cui sarebbe stata fondata Roma (il 21 aprile del 753 a.C.)
2 solennità liturgica dell’anno cristiano, in cui si ricorda la natività di Gesù Cristo, il 25 dicembre | mese di Natale, dicembre | albero di Natale, V. albero | durare da Natale a S. Stefano, pochissimo | per lui è Natale, è una festa grande | Babbo Natale, personaggio fantastico in figura di vecchio che i bimbi credono venga la notte di Natale a portar loro regali | PROV. Natale coi tuoi, Pasqua con chi vuoi
3 (lett., al pl.) nascita: i suoi natali sono molto oscuri | (est.) stirpe, prosapia
B agg.
1 della nascita, attinente alla nascita: giorno natale | terra natale, la patria SIN. natio
2 (raro) natalizio
|| natalità, s. f. inv. (V.)
La parola è tratta da:
lo Zingarelli 2013
Vocabolario della lingua italiana
di Nicola Zingarelli
Zanichelli editore
Fausto Paravidino, IL DIARIO DI MARIAPIA, al Teatro Franco Parenti di Milano, dal 10 al 17 Ottobre 2012
17 ottobre 2012
Paravidino Fausto, Salute e malattia Lascia un commento
Fausto Paravidino, Il diario di Mariapia
al Teatro Franco Parenti di Milano, dal 10 al 17 Ottobre 2012
Recita la sintesi proposta dal programma del Teatro Franco Parenti:
“da uno dei pochissimi italiani rappresentati dalla Comédie Francaise, una commedia chetrasforma il dolore di una storia comune e personale, quella della malattia terminale di sua madre, in una vittoria sul tabù della morte.”
Una scarna scenografia riempita dallo spessore degli sguardi, dei silenzi, dei sussurri, delle esitazioni, dei sorrisi, dell’amore.
Così sul palco – al centro Mariapia che vive il suo ultimo tratto – si rincorrono i diversi protagonisti che accompagnano questa vicenda, rappresentati da Fausto Paravidino e Iris Fusetti, che oltre ad essere se stessi, diventano man mano parenti, medici, operatori che si avvicendano intorno al letto della malata.
Fausto, da figlio qual è veramente anche nella realtà, diventa lo zio Cesare, fratello di Mariapia, incapace di accostare il dolore e perennemente concentrato sull’ora dei pasti.
Inoltre, con cappello e bastone, si trasforma nel vicino di camera che, con una lapidaria battuta sottolinea alla morente, circondata dai figli in un momento di lucida ilarità, che lì “c’è gente che soffre”.
Iris, compagna di Fausto, impersonifica Marta, infantile e immatura secondogenita di Mariapia che, ancora sconvolta dalla perdita del padre, trova nell’impegno universitario il falso alibi per mantenere una non troppo coinvolgente distanza da quel letto di agonia.
Veste pure i panni della rispettata dottoressa Varese, integerrima oncologa ma rincuorante terapeuta di Mariapia alla quale spiega l’origine della sua sorprendente stanchezza: la fatigue.
Iris, ancora, gioca il ruolo dell’insulsa e svicolante fisioterapista alle prese con l’ineluttabilità di un corpo in precipitoso decadimento, di cui decanta con falsi complimenti un inesistente miglioramento.
Al centro lei, Mariapia (nella magistrale recita di Monica Samassa) e le sue parole. Una voce sommessa che cerca di catturare i pensieri sfuggenti per consentire a Fausto di scriverli e consegnarli al mondo, così come le ha suggerito l’oncologa.
Parole che si ripetono mentre sfumano nella fatigue: il rullo compressore, il mare d’ovatta,l’inutilità delle “corse” della vita, il tempo perso a studiare Rifkin, il “non sentire niente”. Ripetizioni che si accavallano, confusioni della memoria che a sprazzi ritorna e mescola nomi e ruoli delle persone amate, luoghi e sapori di tempi lontani, mentre la penna di Fausto scorre veloce sulle pagine del quaderno che si riempie giorno dopo giorno.
E se lo zio Cesare rimane interdetto e fatica a ricollocare i nomi che Mariapia rievoca, Fausto accetta e interroga la madre su ciò che sente, riconducendola lentamente dal baratro depressivo al sorriso dei riccioli delle guglie e dei rotolini dietro le orecchie.
Fausto che è lì, per se stesso, per la sorella che abbraccia e conforta, per la madre che sta morendo, per fermarsi di scrivere quando non ci sono più parole e per interrompere di dar da mangiare a quel corpo che, stando alle parole dei medici, avrebbe dovuto cessare di vivere già da tempo.
Una morte in diretta?
No, non è questo ciò che accade, quanto piuttosto la rappresentazione della rarefatta visione di una storia sprofondata nel mare d’ovatta, dove però galleggiano e riaffiorano i volti più amati, quelli che la fatigue non riesce ad annullare.
Morte in diretta? No. Il volto di Mariapia sorride mentre guarda Fausto e Marta. Ci si attenderebbe l’ultimo respiro e invece improvvisamente Mariapia si eleva con un balzo sul proscenio, tenendo per mano i figli, mentre gli spettatori , sorpresi, indugiano qualche istante prima di scoppiare in un commovente applauso che richiamerà alla ribalta per quattro volte gli attori.
Vai anche alla intervista (video ed audio) di Daria Bignardi a Fausto Paravidino (Invasioni barbariche del 30 marzo 2012)
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Giorgio Seferis, Siamo tornati all’autunno. L’estate come un quaderno di cui siamo stanchi rimane piena di cancellature
21 settembre 2012
Coatesa, 21 settembre 2012, ore 4
Mi sveglio in piena notte.
Inutile e impossibile provare a riprendere il sonno.
Dalla stanza degli impressionisti prendo un Oscar Mondadori del 1967. Ricordo che erano i primi libri che cominciavano ad andare a comporre la biblioteca.
Il libro di Poesie è di Giorgio Seferis, premio Nobel 1963
UNA PAROLA SULL’ESTATE, autunno 1936
Siamo tornati all’autunno. L’estate
come un quaderno di cui siamo stanchi
rimane piena di cancellature
di schizzi astratti a margine, di punti di domanda.
Siamo tornati all’epoca degli occhi che rimirano
nello specchio alla luce artificiale, serrate labbra, estranei gli uomini
nelle vie nelle stanze sotto gli alberi del pepe
mentre i fari della automobili uccidono
migliaia di maschere pallide.
Siamo tornati: partiamo sempre per tornare
al deserto, un pugno di terra nelle palme vuote
….
Giorgio Seferis, POESIE, Oscar Mondadori, 1963 (prima edizione nello Specchio, novembre 1963
Wim Wenders … quando il bambino era bambino … , in Il cielo sopra a Berlino
28 agosto 2012
DESTINO, TEMPO, Wim Wenders Lascia un commento
il mio sogno estivo: una conversazione (non prevaricante e unilaterale) tra amici, lungo i corridoi di un giardino che si affaccia sul lago. Audio Lettura da: Pietro Citati, L’ARTE DELLA CONVERSAZIONE, in L’ARMONIA DEL MONDO, RCS libri, 1998
12 agosto 2012
Ciclo della vita, Citati Pietro, Coatesa, Individuazione e Intersoggettività, Lago, Orto e Giardino 1 commento
Questo è il mio sogno estivo: una conversazione tra amici lungo i corridoi di un giardino che si affaccia sul lago.
Ne ho tratto ispirazione da alcune pagine del saggio L’ARTE DELLA CONVERSAZIONE, scritto da Pietro Citati in: L’ARMONIA DEL MONDO, RCS libri, 1998, pagg. 44-46, 50
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Audio Lettura di Citati-Socrate-Amici-Giardino.Mp3




