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NATALE

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natàle / naˈtale/
[lat. natāle(m), da nātus ‘nato’  1296]
s. m. (Natàle nel sign. 2)
1 (raro) giorno della nascita | (raro, lett.) anniversario del giorno della nascita: Oggi il mio genitor […]celebrava il natale (T. Tasso) | natale di Roma, celebrazione della data in cui sarebbe stata fondata Roma (il 21 aprile del 753 a.C.)
2 solennità liturgica dell’anno cristiano, in cui si ricorda la natività di Gesù Cristo, il 25 dicembre | mese di Natale, dicembre | albero di Natale, V. albero | durare da Natale a S. Stefano, pochissimo | per lui è Natale, è una festa grande | Babbo Natale, personaggio fantastico in figura di vecchio che i bimbi credono venga la notte di Natale a portar loro regali | PROV. Natale coi tuoi, Pasqua con chi vuoi
3 (lett.al pl.) nascita: i suoi natali sono molto oscuri | (est.) stirpe, prosapia
agg.
1 della nascita, attinente alla nascita: giorno natale | terra natale, la patria SIN. natio
2 (raro) natalizio
|| natalità, s. f. inv. (V.)

La parola è tratta da:
lo Zingarelli 2013
Vocabolario della lingua italiana
di Nicola Zingarelli
Zanichelli editore

David Garrett – Christmas Medley

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Giuseppe Ungaretti: Natale – Lettura di Roberto Herlitzka

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Notte di Natale per le vie di Como e sonni di animali

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Parenti Serpenti, di Mino Monicelli, 1992

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Vigilia di Natale: intorno agli anziani genitori Trieste e Saverio si raccolgono i quattro figli con le rispettive famiglie. La vigilia trascorre tranquilla: cena e messa di mezzanotte. Poi i genitori rivelano ai figli che intendono passare gli ultimi anni della loro vita presso uno qualsiasi di loro, in cambio dell’eredità. I figli però, pur di non ospitarli, preferiscono eliminarli simulando un’esplosione di gas.  (da FilmTv)

Howard Philips Lovecraft, La ricorrenza, letto da Piero Baldini a Radio 3, il 21 dicembre 2011 (- 2)

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La ricorrenza
Efficiunt Daemones, ut quae non sunt, sic tamen quasi
sint, conspicienda hominibus exhibeant.
Lattanzio
Ero lontano da casa, sotto l’incantesimo dell’oceano orientale: al crepuscolo lo sentivo frangersi sulle rocce e sapevo che si trovava appena al di là della collina dove i salici curvi fremevano contro il cielo limpido e le prime stelle della sera. Poiché i miei padri mi avevano convocato nell’antica città costiera, mi inoltrai nella neve appena caduta e imboccai la strada che dirigeva, solitaria, verso il puntolino di Aldebaran lassù tra gli alberi e il vecchio borgo che non avevo mai visto ma spesso sognato.
Era Yuletide, la ricorrenza che gli uomini chiamano Natale pur sapendo in cuor loro che è più antica di Betlemme e Babilonia, più di Menfi e della stessa umanità. Era Yuletide e finalmente giungevo all’antica città di mare dove la mia gente aveva vissuto e celebrato il rito anche nei tempi andati, quando era proibito farlo. I padri avevano raccomandato ai figli di osservare la ricorrenza almeno una volta ogni secolo, in modo da non dimenticare gli antichi segreti, perché il mio era un popolo già antico quando questa terra era stata colonizzata trecento anni prima. Era gente strana, arrivata di soppiatto come uno scuro popolo del meridione da terre di sogno ricche di giardini e di frutteti, e prima di imparare la lingua dei pescatori dagli occhi azzurri ne parlava un’altra. Ora, sparsi per la terra, i miei concittadini condividevano soltanto i rituali e i misteri che nessun vivo può comprendere. Quella sera fui l’unico ad arrivare nella vecchia città di pescatori, come prescrive la tradizione, perché solo i poveri e i solitari ricordano.

Kingsport mi apparve oltre la cima della collina, distesa nel gelo dell’imbrunire; la nevosa Kingsport dagli antichi campanili e banderuole, travi e vecchi comignoli, moli e piccoli ponti, salici e cimiteri; e infiniti labirinti di stradine ripide e tortuose, al centro delle quali si ergeva la chiesa come una corona che nemmeno il tempo può toccare, e mucchi di case coloniali che guardavano in tutte le direzioni, in più strati e livelli come le costruzioni disordinate di un bambino. L’antichità volteggiava con ali grigie sugli abbaini sbiancati dall’inverno e sui tetti a spiovente; una a una le finestre dai piccoli vetri e altre luci si accendevano nel gelido crepuscolo per specchiare Orione e le antiche stelle. Il mare sferzava moli consunti: il mare segreto, immemore, dal quale la mia gente era venuta un tempo.

….

segue qui:  Howard P. Lovecraft – La ricorrenza

Hans Christian Andersen: La bambina dei fiammiferi (- 3)

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Faceva un freddo tremendo; nevicava, e saliva la buia notte; era anche l’ultima sera dell’anno, la vigilia di Capodanno. In quell’oscurità e con quel freddo, una bambina povera camminava per la strada, col capo scoperto e i piedi nudi; a dire il vero, aveva le pantofole quando era uscita di casa; ma a che servivano! 

Erano pantofole enormi, che fino a poco tempo prima usava sua madre, erano larghissime, e la piccola .le aveva perdute attraversando in fretta la strada, mentre due carri passavano a corsa pazza; una non si trovò più, e un ragazzo era scappato via con l’altra, dicendo che ne avrebbe fatto una culla per quando gli fossero nati dei bambini.
La bambina camminava ora coi piedini nudi, che eran rossi e bluastri dal freddo; nel vecchio grembiulino portava una quantità di fiammiferi, e un mazzetto ne teneva in mano, andando; nessuno, però, quel giorno, aveva comprato niente da lei, nessuno le aveva dato un soldino; e camminava infreddolita e affamata, con un’aria così avvilita, poverina!
I fiocchi di neve le cadevano sui lunghi capelli biondi, che s’inanellavano sulla nuca in un modo molto grazioso; ma davvero, lei non pensava a questa sua leggiadria. 
Le finestre erano tutte illuminate e per la strada si sentiva un odore squisito di oca arrosto: infatti era la vigilia dell’anno nuovo, e lei proprio a questo pensava.
Andò a sedersi in dn angolo tra due case, di cui una sporgeva sulla strada piu dell’altra; teneva le gambette rannicchiate, ma sentiva ancor piu il freddo, e a casa non osava tornare, perché non aveva venduto neppure un fiammifero, non aveva guadagnato un soldo; suo padre l’avrebbe battuta, e del resto anche a casa faceva freddo; non avevano che un tetto sulla testa e ci fischiava il vento, benché avessero infilato paglia e stracci nelle fessure piu larghe.

…. segue qui:

Racconto di Hans Christian Andersen: La bambina dei fiammiferi | Racconti di Natale.

Natale in casa Cupiello (- 4)

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Intorno a Luca Cupiello, intento a realizzare con passione il tradizionale presepe – giocattolo che gli permette di prendere le distanze dalle vicende che coinvolgono la famiglia, si dispiegano tutti gli intecci in cui è coinvolto il gruppo, sino al momento finale in cui, cedendo a una sorta di delirio, Luca riesce convincere il figlio della bellezza della propria opera.

La trama completa è qui.

L’ULTIMO NATALE DI GUERRA di Primo Levi, 1974 (-5)

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La voce dell’amore, di Carl Franklin. Con William Hurt, Meryl Streep, Renée Zellweger (-6)

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Un film d’amore e dolore, il ritratto di una famiglia sconvolta da una malattia terminale: è La voce dell’amore,  pellicola del 1997 per la regia di Carl Franklin. Ben tre sono gli attori premio Oscar: Meryl Streep, nei panni di una madre esuberante e affettuosa, William Hurt, un padre intellettuale, affascinante, professore puntiglioso e aspirante scrittore, e la figlia adorante Renée Zellweger.

Ellen Gulden è una giovane piena di ambizioni e desideri per il proprio futuro: vuole diventare giornalista e per questo va a New York. Ma la sua carriera viene interrotta improvvisamente per la grave malattia della madre. Ellen è costretta a tornare nella propria cittadina d’origine dell’East Coast per sostenere e curare la mamma. La famiglia viene sconvolta da questo terribile evento, che rimette in discussione i rapporti e i rancori rimasti in sospeso:

  • “Ama quello che hai già”

sono le parole dense di significato che una straordinaria Meryl Streep pronuncia ai suoi famigliari, ricordando loro le cose essenziali della vita.

Qui un estratto con una scena imperniata sui giorni del Natale:

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