Delitto Moro: negli scritti dalla prigionia la traccia di un segreto

Il nostro viaggio nel ricordo e nel tentativo di spiegazione del delitto Moro, fa tappa oggi sul tema degli “scritti dalla prigionia”. Moro redasse quasi cento lettere, quasi tutte recapitate, anche se molti dicono ufficialmente di non averle ricevute, e piu’ di 400 fogli di memorie, che costituivano le risposte all’interrogatorio dei suoi carcerieri. Una parte di questi testi fu resa pubblica già durante i 55 giorni, ma non venne considerata autentica. Il governo decise che, per non turbare l’opinione pubblica e anche per confondere i brigatisti, si doveva dire che Moro era sotto l’effetto di farmaci o comunque vittima della “sindrome di Stoccolma”, quel legame psicologico per cui il sequestrato finisce per amare il suo sequestratore. Un’altra parte degli scritti venne scoperta a Milano nel covo di Via Montenevoso il primo ottobre del ‘78. L’ultima parte, sempre a Via Montenevoso fu scoperta in un tramezzo di cartongesso nel ‘90. Il contenuto degli scritti di Moro è oggettivamente molto forte. Ci sono critiche aperte agli uomini e all’operato della DC. nonostante ciò, le BR non rendono publico questo materiale. Lo pubblicano invece i giornali, appunto una parte nel ‘78 un’altra nel ‘90. Gli scritti di Moro poi contengono delle stranezze, forse degli enigmi: Moro ad esempio, dopo aver proposto a lungo lo scambio di prigionieri, parla di qualcuno che dobrebbe andare in esilio. Moro poi, cosa stranissima, dice ad un certo punto di essere libero. Un’analisi approfondita e serena degli scritti è stata fatta in tempi recenti da due studiosi, che sentiremo oggi. Anzitutto Miguel Gotor, ricercatore di storia moderna a Torino, esperto del Rinascimento, autore per Einaudi del libro “Aldo Moro, lettere dalla prigione” Poi Francesco Biscione, ricercatore presso l’Enciclopedia Treccani, autore di due testi, “Il memoriale Moro”, Edizioni Nuova Colletti, e “Il delitto Moro”, Editori Riuniti.

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