Ernesto Galli della Loggia, Il rinnegato Bersani – Corriere della Sera

I termini della questio­ne sono semplicissimi: se vuole vincere le elezioni il Pd deve conquistare alme­no una parte dell’elettora­to di centro; ma poiché è ovvio che questo elettora­to rifiuta in genere ogni massimalismo, ne conse­gue che anche il Pd deve fare altrettanto. Può farlo, però, solo se marca la pro­pria distanza da Di Pietro, se sottolinea la propria de­cisa avversione verso l’an­tiberlusconismo parossi­stico dell’ex pm, verso la sua idea che il codice pe­nale e i tribunali siano l’al­fa e l’omega di ogni oppo­sizione. In tutti gli altri Pa­esi avviene così senza pro­blemi: in Germania, per esempio, l’Spd è aperto av­versario della Linke (ci fa talvolta degli accordi di governo locale, ma è tut­t’altra questione), in Fran­cia i socialisti non aderi­scono certo alle manife­stazioni dei vari partiti della sinistra trotzkista. Perché solo in Italia, inve­ce, sembra che non possa accadere lo stesso?La risposta è che nell’in­finita transizione apertasi a sinistra con il crollo del comunismo, con la fine del Pci e con le sue succes­sive trasformazioni in Pds, Ds e ora Pd, l’elettora­to di quella parte ha visto progressivamente disgre­garsi qualunque profilo identitario realmente strutturato nel quale rico­noscersi.

Il rinnegato Bersani – Corriere della Sera

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