Ricordo di Enrico Berlinguer – di Emilio Russo

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Tra i ricordi, occupa – per milioni di persone – un posto speciale quello dei funerali. Raggiungemmo una Roma calda e assolata e trovammo sistemazione in una pensione accanto al Senato in quattro o cinque. In una camera sovraffollata. Oltre a me, se ricordo bene, c’erano Gianfranco, Gianstefano e Renato. Fu una notte insonne, senza la solita allegria di allora, disturbata dai rumori di una città così diversa da Como che di notte, ieri come oggi, andava tardi a dormire. Il giorno successivo raggiungemmo via delle Botteghe Oscure passando tra due ali di folla in cui si riconoscevano, qua e là, volti noti di compagne e compagni venuti da Como alla spicciolata. Volti tristi, con le lacrime agli occhi di chi ha subito la perdita di un famigliare o di un caro amico. Ne ricordo due per tutti: Afra e Walter Peron, due coniugi di Ronago non più giovani già allora ma che trovavi ovunque quando c’erano emozioni forti da condividere e la passione civile da testimoniare. Fosse la manifestazione dopo la strage di Bologna o il comizio conclusivo di una campagna elettorale. Non so come, ma riuscimmo ad accreditarci presso i responsabili e fummo spinti accanto al feretro di Berlinguer per uno degli ultimi turni della veglia (della “guardia d’onore” come si diceva allora). Giusto in tempo per assistere all’arrivo di Arafat, scortato da un servizio d’ordine che mise le mani addosso a tutti quanti stavano nella camera ardente per controllare che non avessero armi nascoste, sbattendo i presenti, attoniti, contro le pareti.
Poi il portone venne richiuso e fummo dirottati nel sotterraneo, dove finimmo per ritrovarci, noi, giovani sconosciuti dirigenti di una piccola federazione periferica, accanto ai famigliari di Berlinguer, ai dirigenti del PCI, agli ospiti più illustri. E in mezzo a questi percorremmo i pochi chilometri che separano via delle Botteghe Oscure da Piazza san Giovanni. L’ultimo corteo. L’ultimo saluto. Il congedo – lo intuivamo – da una storia di cui sentivamo di essere stati parte.
Forse, per molti, Berlinguer è il nome del proprio noviziato politico. Della propria giovinezza.
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Ricordo di Enrico Berlinguer – di Emilio Russo

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