Paolo Conte per l’uscita di GONG-OH: «Abbiamo tutti un debito con il desti­no, che ci ha dato un mestiere che nasce da qualcosa che ci piace»

Paolo Conte: «Abbiamo tutti un debito con il destino»A un anno dall’ultimo album “Nelson”, esce oggi in tutta Europa il best di Paolo Conte “Gong-Oh”, che celebra una carriera quasi quarantennale iniziata con l’album “Paolo Conte” del 1974; anche se il reale debutto discografico è del 1962 con il gruppo Paul Conte Quartet (con il fratello Giorgio Conte alla batteria) che ha inciso un Ep per la Rca Italiana passato inosservato. Fra le 19 canzoni della raccolta “Gong-Oh” (che ripro­pone classici come “Sotto le stelle del jazz”, “Alle prese con una verde mi­longa” e “Novecento”) c’è anche l’ine­dito “La musica è pagana” intriso di suggestioni esotiche e ritmi rotondi.
Che cosa l’ha spinta a pubblicare il best “Gong-Oh”?
«L’adempimento di un contratto di­scografico, prima di tutto».
Qual è la sua visione di musica pagana?
«Nel singolo ho voluto celebrare il godimento fisico che dà la musica, essenza di per sé invisi­bile e impalpabile».
In questo brano canta “quan ­to ho inseguito la musica tra i temporali io”: quanta tena­cia ha dovuto avere per riu­scire ad affermarsi?
«Ho sempre creduto nelle mie composizioni musicali e poe­tiche, superando i limiti del mio modo di essere interpre­te ».
Qual è il criterio di selezio­ne delle canzoni della rac­colta “Gong-Oh”?
« Molte registrazioni provengono dall’album “Una faccia in prestito” del 1995, che è uno fra i miei preferiti».
Il suo classico “Via con me” è an­nunciato con un arrangiamento inedito…
«Ci sono semplicemente pochi abbel­limenti al bridge strumentale. Niente di più».
“Via con me” è stata cantata anche da Roberto Benigni: quali sono gli interpreti delle sue canzoni di cui è maggiormente soddisfatto e orgo­glioso?
«Ho avuto interpreti di gran valore: da Caterina Caselli a Patty Pravo, Adria­no Celentano, Bruno Lauzi, Enzo Jan­nacci, Miriam Makeba con Dizzy Gil­lespie e tanti altri. A tutti dico gra­zie ».
Nel 2012 festeggerà 50 anni di car­riera. Quali sono la soddisfazione più grande e la delusione più co­cente?
«Tirando le somme… mi è andata be­ne».
Lo scorso gennaio ha ricevuto a Parigi la “Grande Médaille de Ver­meil”, massima onorificenza della capitale francese per un cittadino. L’Italia spesso è esterofila: lei si sente più apprezzato all’estero?
«La Francia mi ha premiato molto: “Officier de l’ordre des arts et des lettres de la République française” e la “Grande Médaille de Vermeil” del Co­mune di Parigi. L’Italia, però, mi ha conferito la nomina di Cavaliere di Gran Croce e due lauree honoris cau­sa.
Match pari».
Lei è tra i firmatari dell’appello della Siae per combattere ogni for­ma di violazione del diritto d’auto­ re. In che modo si può sconfiggere la pirateria discografica?
«Se lo sapessi… sarei miliardario».
Qual è il teatro di Milano che lei predilige per un suo concerto?
«Già che ci siamo, diciamo La Scala. Ovvi i motivi».
Ivano Fossati, i R.E.M: e Vasco Ros­si, ciascuno a modo suo, hanno deciso di smettere con la musica. Al contrario, Ornella Vanoni ha affer­mato che un artista muore se si ritira. Qual è la sua opinione?
«Abbiamo tutti un debito con il desti­no, che ci ha dato un mestiere che nasce da qualcosa che ci piace».
E qual è il suo futuro artistico?
«Lavorare fin che si può per onorare questo debito. Dico bene?».

TRATTO DA: http://www.cronacaqui.it/gossip/19710_paolo-conte-abbiamo-tutti-un-debito-con-il-destino.html

Categorie:Paolo Conte

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