Gramsci e Turati e il tarlo del massimalismo, di Alessandro Orsini

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Gramsci e Turati vissero nello stesso contesto ma ebbero modi di pensare, di agire e di sentire opposti, come i modelli pedagogici in cui credevano. Due modi di essere di sinistra in irriducibile contrasto
Si presti attenzione a queste parole di Gramsci, che non erano rivolte ai fascisti, bensì ai moderati: “Per noi chiamare uno porco se è un porco, non è volgarità, è proprietà di linguaggio. Noi insomma badiamo all´interiorità, non all´apparenza verbale, e la sostanza cerchiamo qualificare con esattezza e proprietà anche se per ciò dobbiamo adoperare parolacce ed espressioni ritenute volgari”. Fino a quando fu libero di esprimersi e di lottare, Gramsci scriveva che, a rivoluzione avvenuta, i comunisti avrebbero dovuto armarsi e uccidere gli avversari per eliminare ogni forma di opposizione al comunismo. Il disprezzo, l´insulto, l´intolleranza, la ridicolizzazione dei difetti fisici degli avversari, l´elogio della violenza e della parolaccia, le minacce, la denigrazione erano considerati da Gramsci strumenti pedagogici in vista della trasformazione rivoluzionaria del mondo.
La pedagogia dell´intolleranza di Gramsci ebbe il suo più tenace oppositore in Filippo Turati.

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