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  1. Caro Giorgio
    ho fatto passare qualche tempo prima di entrare in contatto con te.
    I giorni del lutto collettivo non mi consentono quel rapporto personale che vorrei ora trasmetterti.
    Non ho neppure la lontanissima e vaga idea esperienziale di cosa sia la “morte del figlio”. Della figlia per voi.
    Posso solo immaginare che sia un dolore che si impossessa di tutto il corpo e di tutta la mente.
    Ti ho visto nelle riprese video dell’Abbondino e ho continuato a piangere.
    Ma con questa lettera vorrei spostare solo per un attimo l’attenzione e dirti quanto tu hai contato nella mia vita.
    Ci siamo frequentati poco, ma sei stato decisivo in alcuni piccoli gesti che ricordo uno ad uno.
    La pubblicazione della ricerca sulla scuola ed il quartiere del gruppo Montesanto. C’era ancora la Nanda ad illuminare di senso quelle nostre azioni. Era il 1969
    Il dono del biglietto per Parigi, attorno al 1972.
    Gli inviti a fare formazione in qualche tuo corso all’Enaip. Ero ai primi “tirocini” del mio lavoro di formatore.
    Il tuo osservare con indulgenza il mio fanatismo politico per la sinistra. Avevi ragione tu, che tenevi più larga la visione. Io ero un po’ oppresso dal muro ideologico che, tuttavia, avevo costruito per creare una identità che mi tirasse fuori da quelle che ritenevo “ristrettezze culturali di famiglia”. Oggi vedo tutto molto meglio.
    E poi la tua ricerca di studioso di storia. Fra i tutti vorrei solo ricordare La modista di Via Diaz: per la tua capacità di leggere negli interstizi della storia i destini individuali dentro le tragedie della storia.
    Insomma: mi sei stato “maestro” nei passaggi del ciclo di vita. E come lo sono stato io, sono certo che in moltissimi ti avranno conosciuto e riconosciuto come “padre”. Anche se tu, anagraficamente, potresti essere il mio fratello maggiore.
    Perchè ho tirato fuori i ricordi?
    Perchè è il ricordo che rende eterno tutto quanto abbiamo vissuto dentro il nostro tratto di vita.
    Lo dice bene la sapienza della parola di Emanuele Severino nella traccia che ho riportato sul Cd che ti faccio avere con questo messaggio.
    Ti prego di scusarmi se ho osato accostarmi a te in questo modo così indiretto (e anche per la scrittura non manuale, ma la mia calligrafia è ormai illeggibile)
    Spero di poterti incontrare di persona o qui a Como o alla frazione di Coatesa di Nesso.
    Per ora un abbraccio a te e a Elisabetta
    il tuo amico
    Paolo

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