Ottimo pomeriggio, sabato 29 novembre 2014, alla #Lariopolda, che si è svolta a Villa Olmo. Dal blocco appunti di Paolo Ferrario: i #camminanti e i #giudicanti

Ottimo pomeriggio, ieri (sabato pomeriggio del 29 novembre), alla Lariopolda, che si è svolta a Villa Olmo.

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Traccio qualche appunto.

A ricevere solo ragazzi giovani, giovanissimi. Mi registro e mi danno un pass:

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Ci saranno poi 25 interventi, ciascuno di 5 minuti (“meno di cento parole al minuto per stare in questi tempi“): persone che hanno prodotto (in anni difficili)  lavoro, cultura, interessi per sè e per gli altri.

Mi siedo appartato, lontano da persone che conosco: come mio metodo se vado a un convegno, vado al convegno. Non sono lì per fare pubbliche relazioni.

E prendo appunti (13 pagine in formato A4)

Temi dell’incontro (di fatto un trattatello di sociologia culturale ed economica):

l’accessibilità nei territori;

la musica e i Sulutumana;

la ginnastica artistica;

la passione per il trasporto pubblico;

proposte e non lamentele;

il fornaio notturno e i suoi negozi che occupano ragazzi giovani;

il turismo come attrattore;

la parola chiave #iofacciolamiaparte;

le cooperative e il mutualismo che hanno prodotto lavoro in tempi di crisi;

il “bisogna ritrovare QUEL setificio” da uno che poi ha fatto il fiscalista;

il cuoco che lavora mettendo a centro la qualità e che forma nuovi cuochi che faranno lo stesso da qualche altra parte;

i mobili in carbonio che partono dalla fibra tessile;

il “risanare le imprese” invece che lasciarle colare a picco;

la fabbrica di borse e valigie che i tedeschi vorrebbero comperare ma che non si farà “perchè siamo qui da 62 anni”;

le città facili da usare attraverso le reti;

le tecnologie internettiane che ci fanno stare insieme;

il fare fumetti partendo da un colpo di fortuna e poi immettendo tenacia;

l’impresa austriaca, insediata in Brianza, che  sa ancora smontare ed assemblare le apparecchiature tecniche;

il coworking che consente di produrre oggetti che nessuno produce più e che invece ancora servono (come un tagliabende);

la connessione fra chi fa arte e gli artigiani che realizzano l’oggetto finale (composto dunque da ideazione e concretezza fisica);

realizzare il software dell’ufficio in un tablet a 26 anni;

rimettere in circolo le seconde case per chi ne ha bisogno esonerando dai costi i proprietari e rispondendo a bisogni sociali di convivenza;

mettere a disposizione dei registi mondiali le attrezzature per fare film sugli scenari del lago di Como;

il fatto che girano per Como ogni giorno 4500 studenti e nessuno se ne accorge e valorizza la loro presenza motivazionale;

scrivere libri per i Campiello a partire dal Lario (anzi da Lenno;

A “parlare” finalmente è la generazione dei trentenni e quarantenni.

La generazione più danneggiata dalla mia generazione, quella nata nel primo dopoguerra e adultizzata con il sessantottismo e con le ideologie ottocentesche e novecentesche modificate dal corso della storia nel 1989, con la caduta del Muro di Berlino. Senza essere capaci (per cecità retrospettiva) di prendere atto delle conseguenze: che dopo la caduta del Muro di Berlino CAMBIAVANO (AVREBBERO DOVUTO CAMBIARE) LE CULTURE POLITICHE.

Ma dal mio punto di osservazione biografica era molto interessante la platea degli ascoltatori. Finalmente i prevecchi ed i vecchi (reduci delle loro sconfitte politiche) ASCOLTAVANO.

Ne ho riconosciuti  alcuni fra i presenti e ricordati altri fra gli assenti (ed evitati accuratamente: dopo un infarto è meglio evitare inutili fattori di rischio): fanno parte (purtroppo) del mio passato biografico nella polis locale.

 

 

Mi sono ricordato dei vari “comitati federali” con relazione iniziale, interventi e conteggi finali orientati solo a selezionare le carriere (enti locali; regione, parlamento). In queste riunioni era molto scarsa l’attenzione ai contenuti: contavano solo le cordate e le alleanze interne. Contava solo selezionare, attraverso alleanze strumentali, le élites che sarebbero arrivate ai vertici (si sentivano  marxisti e leninisti, ma praticavano quello che diceva Gaetano Mosca, Vilfredo Pareto, Robert Michels. Ce n’è uno che, espertissimo, prende  8000 euro al mese e continua ad operare in un ente assistenziale. Per lui non c’è stato un necessario congedo: veniva selezionato prima e viene selezionato oggi.

Nella sala (e fuori della sala – ossia dietro agli Ipad –  a “gufare”) osservavo la presenza di due categorie di persone: I CAMMINANTI E I GIUDICANTI:

I CAMMINANTI

sono, per l’appunto i trentenni e quarantenni che dicono che “bisogna sorridere, nonostante tutto”. Sono quelli della necessaria gioia di vivere alle condizione date. Sono quelli che si inventano qui a Como un’ombra delle Leopolde del rinascimento toscano. Sono quelli che, per vincolo socioeconomico, investono sul presente per camminare nel futuro. Sono quelli meno vocati al piagnisteo.

 

Poi ci sono (ed erano tanti: anche quelli che “mancavano”, “c’erano”)

I GIUDICANTI.

Reduci del Pci e del Psi: arcigni, legnosi, tignosi, truci. Ce n’è uno che, ancora, nei  bar del centro (ha buon tempo lui, a differenza dei camminanti) legge e declama i libri della Rosa Luxemburg, che oggi un  ragazzo – forse – trova solo in wikipedia. Era seduto dietro a me (e per fortuna non mi ha riconosciuto) e dice ad uno che passa. “interessante. più utile a Como che al Pd“.  Giusto. Ma lo diceva come se fosse una cosa sbagliata per la politica come lui la intende.

Ma soprattutto c’erano i pensionati di anzianità (non di “vecchiaia”: quelle di “anzianità”, che per fortuna e merito della polis amatiana e montiana sono state eliminate, ma solo per le future generazioni). Quelli con l’assegno dell’Inps da quando hanno 50 anni e che godono per lo sguardo bieco della camussosaura (la maggioranza degli iscritti alla Cgil sono “anziani”).

E poi c’erano quelli che vivono delle rendite da posizione istituzionale (gli assegni di mandato regionale o parlamentare). Quelli che farebbero meglio a stare in un doveroso silenzio, invece che pontificare.

Su di loro ha già detto tutto Catone:

Si vitam inspicias hominum, si denique mores, cum culpam alios, nemo sine crimine vivit”:

Guardali, gli uomini, come vivono, mentre biasimano gli altri: nessuno è senza colpa.

Catone, Distici (nella traduzione di Giancarlo Pontiggia)

I giudicanti, una volta tanto ascoltavano. Ridacchiavano fra sè e sè pensando: “tanto questi non  ce la fanno … la via dell’avvenire è un’altra

Uno di questi giudicanti era in quei comitati federali degli anni 70 e 80. E scriverà un articolo velenosetto (sul finale, seconda colonna)  nel corrierino della domenica.

A questi piacerebbe tanto mettere i bastoni fra le ruote ai camminanti. Nello stile di bertinotti (b minuscola). Sperano nel fallimento per guardarsi nello specchio della strega di Biancaneve e dire: avevo ragione io, sono la più bella del reame.

Il rammarico è che ancora calcano le scene.

La soddisfazione è che questa volta ascoltavano e non salivano sul palco. Per loro sarebbe IMPOSSIBILE PARLARE PER CINQUE MINUTI. Non avendo niente da dire hanno bisogno almeno di mezz’ora.

Bene.

Ho 66 anni appena compiuti, gli ultimi 20 dei quali da invisibile esodato partitaivista e lavorante occasionale.

Ho preso atto (in buona compagnia: 1 Cacciari e  2 Gaber) della sconfitta del mio agire politico.

E proprio per questo sto con i CAMMINANTI e non con i GIUDICANTI

In platea, però. Non sul palco.

Ora tocca ai camminanti, sperando che ce la facciano  a raddrizzare la nave Concordia, gettata sugli scogli dagli schettino.

27 maggio 2014:

LARIOPLLDA1707

2 pensieri riguardo “Ottimo pomeriggio, sabato 29 novembre 2014, alla #Lariopolda, che si è svolta a Villa Olmo. Dal blocco appunti di Paolo Ferrario: i #camminanti e i #giudicanti

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