UN PERSONAGGIO A TUTTO CAMPO: ANTONIO SPALLINO, POLITICO, INTELLETTUALE E SPORTIVO, il ricordo di Vincenzo Guarracino

SPALLINO UN RICORDO

UN PERSONAGGIO A TUTTO CAMPO: ANTONIO SPALLINO, POLITICO, INTELLETTUALE E SPORTIVO

Per molti, a Como, è rimasto “il Sindaco” per antonomasia, avendo ricoperto questa carica per tre mandati dal ’70 all’’85, interpretando la politica come servizio, con serenità e rigore, al punto da imprimere una fisionomia ben precisa alla città con interventi decisivi e fortemente innovativi (per tutti, la famosa Città Murata e la Spina Verde).

Uomo politico, sportivo, dirigente e intellettuale, era nato a Como il 1° di aprile del 1925.

Personaggio di indiscusso e prestigioso passato, è stato molte cose contemporaneamente: amministratore, politico, sportivo, dirigente, pubblicista, bibliofilo.

Impegnato in politica fin dagli anni ’60 nelle file della Democrazia Cristiana, nella quale aveva militato già suo padre, il senatore Lorenzo, è stato assessore all’urbanistica per il comune di Como dal 1965 al 1970 e poi Sindaco per tre mandati dal 1970 al 1985. Tra il ’77 e il ’79, era stato chiamato a far fronte al disastro ecologico dell’Icmesa di Seveso, in Brianza in qualità di Commissario straordinario della regione Lombardia.

Straordinaria, tra scherma e alpinismo, la sua carriera di sportivo. Nella scherma, era stato campione italiano assoluto di spada nel 1949, di fioretto nel 1958, campione del mondo a squadre di spada nel ’49 e di fioretto nel ’54 e ’55, e inoltre aveva vinto tre medaglie olimpiche, tra Helsinki nel ’52 e Melbourne nel ’56.

Nell’alpinismo, aveva fatto due scalate direttissime, l’una su roccia (1955), l’altra su ghiaccio (1956), nel gruppo dell’Ortles, in Alto Adige.

Come dirigente sportivo, era stato Presidente dapprima del Panathlon club di Como dal ’70 al ’74, e successivamente del Panathlon International dall’’88 al ’96, oltre che vice presidente del Comitato Internazionale “fair play”.

Presidente del Centro di Cultura Scientifica “A.Volta”, fin dalla sua origine nel 1981, è stato autore di importanti pubblicazioni che abbracciano ambiti diversi: dall’urbanistica, alla scherma, alla critica letteraria, alla poesia, alla bibliofilia.

Tra questi, vanno ricordati: Una frase d’armi (1997), sulla sua carriera di sportivo, “Ma perché tu non mi creda libero” (2001), sull’amore per i libri, e La Bibliothèque Moselliana. Les livres d’escrime (2005), monumentale compilazione su quanto è stato scritto nel tempo sul tema della scherma; oltre ciò, una raccolta di liriche, Le sepolte voci (1992), e la rivista di poesia e di critica letteraria “Sentimento”, di breve ma luminosa vita, pensata e realizzata nell’immediato dopoguerra, nel 1946, assieme ad alcuni amici (tra i quali, Francesco Somaini e Morando Morandini).

Nel 1995 gli era stata assegnata dalla città di Como l’onorificenza dell’Abbondino d’oro.

Poliedrico e versatile, dunque, dalle molteplici  applicazioni e competenze in ambiti diversi e apparentemente contrastanti, in ognuno rivelandosi capace di far tesoro dell’esperienza acquisita per riversarla in un armonico insieme.

Con in più il dono di saper coltivare e trasmettere un patrimonio di memorie, suo e di un’intera generazione, per mezzo della scrittura, lasciando trasparire attraverso la sua filigrana la dote di talenti ricevuti e posti a frutto e tali da comunicare agli altri la forza e ricchezza del suo stesso sistema di valori.

Il tutto, restando sempre fedele a una propria riconoscibile cifra esistenziale, intellettuale e soprattutto morale, corroborato da una serena fede fondata sui valori essenziali, quelli che lo sostenevano a livello intimo e privato ed erano non meno necessari nella vita pubblica: volontà di capire per incidere e cambiare, con competenza tecnica e sensibilità sociale, in una prospettiva trascendente, cercando di conciliare realismo e utopia, senza comunque farsi illusioni sui risultati del suo impegno, consapevole com’è dell’arditezza della sua sfida e rispettoso sempre della qualità dei suoi interlocutori.

VINCENZO GUARRACINO


Antonio Spallino 1925-2018) è stato ed E’ un grande

 

Stile è riuscire a portare bene un peso assegnato.
Significa reggere tale peso tentando di utilizzare in maniera concentrata tutte le energie disponibili, anche e soprattutto quelle minime.
Stile è quell’obbligo morale che dovremmo imporci per essere all’altezza delle situazioni e delle attese.
Stile è la capacità di comprendere e agire con equilibrio, adattando la propria forza ai compiti che ci aspettano.
Giovano ancora in questo augurio due antiche esortazioni.
Age quod agis, “Fai bene quello che stai facendo”, dicevano i latini.
Ne quid nimis, “Nulla di troppo, senza esagerare”, dicevano i greci e, ancora, ci hanno riportato i latini.
In queste massime ci sembra di trovare un invito alla moderazione ed al controllo più che mai adatti alla situazione del momento.
La consapevolezza dei nostri limiti ci potrebbe aiutare ad accettare e comprendere anche le altrui limitatezze e a rimanere all’interno di un gioco delle regole che è la sola garanzia di sopravvivenza.
Nota: i riferimenti linguistici sullo stile sono tratti dal libro di Vincenzo Guarracino, Antonio Spallino, uomo, amministratore, sportivo, intellettuale, Casagrande editore, Lugano 2013

 

Spallino

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Sulla figura di intellettuale e politico di ANGELO SPALLINO, ricordo anche questo libro:

Le regole del gioco
titolo Le regole del gioco
sottotitolo Carlo Ferrario intervista Antonio Spallino
autore Carlo Ferrario
Antonio Spallino
editore NodoLibri

vai a: http://www.nodolibrieditore.it/scheda-libro/carlo-ferrario-antonio-spallino/le-regole-del-gioco-9788871850191-156048.html

Spallino

HANS MAGNUS ENZENBERGER, Gli scomparsI, dal blog poesiainrete.wordpress.com

Poesia in Rete

Nelly Sachs, 1910 Nelly Sachs, 1910

per Nelly Sachs

Non li ha inghiottiti la terra. Era l’aria?
Come le arene del mare innumerevoli; non in arena
però conversi ma in nulla. A schiere
dimenticati. Spesso e di mano in mano,
come i minuti. Più fitti di noi
ma senza ricordo. Non registrati,
non decifrabili nella polvere ma scomparsi
i loro nomi, i cucchiai, le suole.

Noi non li compiangiamo. Non può nessuno
rammentarsi di loro: sono nati,
fuggiti, morti? Dissolti
no. È senza lacune
il mondo ma lo tiene insieme solo
quel che non l’abita più,
coloro che sono scomparsi. Essi sono dovunque.

Senza gli assenti, nulla ci sarebbe.
Senza gli esiliati, nulla sarebbe saldo.
Senza gli incommensurabili, nulla di commensurabile.
Senza i dimenticati, nulla di certo.

Gli scomparsi sono giusti.
Così anche noi in un’eco.

Hans Magnus Enzensberger

1963

(Traduzione di Franco Fortini e Ruth Leiser)

da “Poesie per chi non legge…

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“Momenti. La nostra vita è una serie di momenti. Ognuno di questi è un viaggio fino alla fine. Lasciamoli andare. Lasciamoli andare tutti”


“Momenti. La nostra vita è una serie di momenti. Ognuno di questi è un viaggio fino alla fine.

Lasciamoli andare.

Lasciamoli andare tutti”


dal film:

Now Is Good

di Ol Parker con Dakota Fanning, Olivia Williams, Kaya Scodelario, Jeremy Irvine. .

Sorgente: Frasi dal film Now Is Good | MYmovies

Roberto Herlitzska legge: CONGEDO DEL VIAGGIATORE CERIMONIOSO di Giorgio Caproni da: Antologia personale di Vittorio Gassman – Poesia italiana dell’Ottocento e del Novecento, Luca Sassella editore, 2000

Ascolta l’audio

Amici, credo che sia
meglio per me cominciare
a tirar giù la valigia.
Anche se non so bene l’ora
d’arrivo, e neppure
conosca quali stazioni
precedano la mia,
sicuri segni mi dicono,
da quanto m’è giunto all’orecchio
di questi luoghi, ch’io
vi dovrò presto lasciare.

Vogliatemi perdonare
quel po’ di disturbo che reco.
Con voi sono stato lieto
dalla partenza, e molto
vi sono grato, credetemi
per l’ottima compagnia.

Ancora vorrei conversare
a lungo con voi. Ma sia.
Il luogo del trasferimento
lo ignoro. Sento
però che vi dovrò ricordare
spesso, nella nuova sede,
mentre il mio occhio già vede
dal finestrino, oltre il fumo
umido del nebbione
che ci avvolge, rosso
il disco della mia stazione.

Chiedo congedo a voi
senza potervi nascondere,
lieve, una costernazione.
Era così bello parlare
insieme, seduti di fronte:
così bello confondere
i volti (fumare,
scambiandoci le sigarette),
e tutto quel raccontare
di noi (quell’inventare
facile, nel dire agli altri),
fino a poter confessare
quanto, anche messi alle strette
mai avremmo osato un istante
(per sbaglio)’ confidare.

(Scusate. E una valigia pesante
anche se non contiene gran che:
tanto ch’io mi domando perché
l’ho recata, e quale
aiuto mi potrà dare
poi, quando l’avrò con me.
Ma pur la debbo portare,
non fosse che per seguire l’uso.
Lasciatemi, vi prego, passare.
Ecco. Ora ch’essa è
nel corridoio, mi sento
più sciolto. Vogliate scusare.)

Dicevo, ch’era bello stare
insieme. Chiacchierare.
Abbiamo avuto qualche
diverbio, è naturale.
Ci siamo – ed è normale
anche questo – odiati
su più d’un punto, e frenati
soltanto per cortesia.
Ma, cos’importa. Sia
come sia, torno
a dirvi, e di cuore, grazie
per l’ottima compagnia.

Congedo a lei, dottore,
e alla sua faconda dottrina.
Congedo a te, ragazzina
smilza, e al tuo lieve afrore
di ricreatorio e di prato
sul volto, la cui tinta
mite è sì lieve spinta.
Congedo, o militare
(o marinaio! In terra
come in cielo ed in mare)
alla pace e alla guerra.
Ed anche a lei, sacerdote,
congedo, che m’ha chiesto se io
(scherzava!) ho avuto in dote
di credere al vero Dio.

Congedo alla sapienza
e congedo all’amore.
Congedo anche alla religione.
Ormai sono a destinazione.

Ora che più forte sento
stridere il freno, vi lascio
davvero, amici. Addio.
Di questo, sono certo: io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento.

Scendo. Buon proseguimento

da:  Antologia personale di Vittorio Gassman – Poesia italiana dell’Ottocento e del Novecento, Luca Sassella editore, 2000

Emanuele Severino commenta il SECRETUM di Francesco Petrarca, da Radio 3 Suite, 2004, Audio di cinque ore, da Antologia del Tempo che resta

vai a: Emanuele Severino commenta il SECRETUM di Francesco Petrarca, da Radio 3 Suite, 2004, Audio di cinque ore « Antologia del Tempo che resta.

JAMES HILLMAN, L’ULTIMA INTERVISTA: “STO MORENDO MA NON POTREI ESSERE PIU’ IMPEGNATO A VIVERE”, di SILVIA RONCHEY, in TUTTOLIBRI 29 ott 2011



«Sto morendo,ma non potrei essere più impegnato a vivere». Così aveva scritto, nella suaultima mail. E così l’ho trovato, quando sono andata a salutarlo per l’ultimavolta nella sua casa di Thompson, nel Connecticut, pochi giorni prima chemorisse: il fantasma di se stesso, ma incredibilmente vitale; il corpo fisicoridotto al minimo, quasi mummificato, tutto testa, pura volontà pensante.Restare pensante era la sua scommessa, la sua sfida. Per questo aveva ridottoal minimo la morfina, a prezzo di un’atroce sofferenza sopportata con quellache gli antichi stoici chiamavano apatheia: un apparente distacco dalla paura edal dolore che traduceva in realtà un calarsi più profondo in quelle emozioni. L’unica cosa che contava era analizzareistante dopo istante se stesso e quindi la morte come atto oltre che nella suaessenza. Se Steve Jobs, morendo, ha lasciato detto «stay hungry, stayfoolish», l’ultimo insegnamento di James Hillman può riassumersi così: «Restapensante» fino all’ultima soglia dell’essere
Il tempo qui sembra fermo, lelancette puntate sull’essenza ultima.
«Oh, sì.Morire è l’essenza della vita».
Com’è morire?
«Uno svuotamento. Si comincia svuotandosi. Ma, si potrebbe chiedere, checos’è o dov’è il vuoto? Il vuoto è nella perdita. E che cosa si perde? Io nonho “perso” nel senso comune di “perdere”. Non c’è perdita in quel senso. C’è lafine dell’ambizione. La fine di ciò che si chiede a se stessi. E’ moltoimportante. Non si chiede più niente a se stessi. Si comincia a svuotarsi degliobblighi e dei vincoli, delle necessità che si pensavano importanti. E quando queste cose cominciano a sparire, restaun’enorme quantità di tempo. E poi scivola via anche il tempo. E si vive senzatempo. Che ore sono? Le nove e mezza. Di mattina o di sera? Non lo so».
E’ unacondizione perseguita dai mistici.
«Oh sì, dall’induismo per esempio, gli induisti nescrivono. Ma in questo caso è tutto unwillkürlich, involontario. E’accidentale».
Comunque noncredo non ti sia rimasta nessuna ambizione.«Davvero?» [Apre di scatto gli occhifinora socchiusi, con un lampo azzurro di sfida.]
Ti restaquella degli antichi romani: lasciare il tuo pensiero ai posteri.
«E’ vero. E’ molto importante per me che il miopensiero rimanga. Ma la parola posteri mi rimanda a postea, a un dopo, a unfuturo, in cui non voglio essere trasportato adesso».
Perché esistisolo al presente.
«Sì, e voglio tenere chiusa la porta con ilcartellino “Exitus”. La potrò aprire a un certo punto, quando capirò come farlonel modo giusto. [Tenta di scuotere il capo, ma il dolore lo ferma]. Non sapreiora come aprire quella porta senza che ne dilaghi una folla di creaturine chevogliono qualcosa. Molti degli antichi filosofi ne sono stati catturati,probabilmente tu sai chi lo è stato più degli altri. Io non voglio. Il miocompito è dialogare e tenere il dialogo aperto su quel che accade momento permomento. Il mio è piuttosto un reportage. Dal vivo. Dal vero»
Non potrebbeessere altrimenti: o non fai il reportage – come la maggior parte di chi sitrova nella tua condizione – oppure ciò che riferisci è la verità. E penso chetutti siano affamati di questa verità.
«Tutti sono affamati di morte. La nostra cultura lo è. Io, qui, comevedi, ne parlo continuamente. Ma non la esprimo. Perché nella morte io sonoimpegnato. Non voglio uscirne, per esprimerla, per vederla o guardarla intrasparenza. Non cerco di formularla. Ogni tanto si realizza qualcosa che mi porta in unaltro luogo dal quale posso osservarla. Magari anche di riflesso. Ogni sorta dicose si riflettono in questa introspezione, ma non l’attività essenziale di ciòin cui sono impegnato [ossia l’atto del morire]. Il tempo che mi dò è il qui eora».
Capisco
«E’ molto importante ciò che semplicemente il giorno ci dà, ogni singolacosa che si realizza durante il giorno. La persona, l’osservazione che hafatto, l’odore dell’aria in quel momento. E queste cose hanno bisogno di accettazione,di ricognizione, di riconoscimento... Adesso non ho ancora la parolagiusta. Ma trovare le parole è magnifico. Trovare la parola giusta è così importante. Leparole sono come cuscini: quando sono disposte nel modo giusto alleviano ildolore».
E il dialogoaiuta a trovarle?
«Sì, e mi rende così felice. Sai, da qualche tempole persone vengono da me come se avvertissero in me il richiamo di quel vuotodi cui parlavo. Se io non fossi così vuoto, non verrebbero».
Come unrisucchio che attira.
«Dev’essere così».
O unacondizione di saggezza?
«No. Una calamita. Cercano qualcosa cuiattaccarsi. Vogliono qualcosa, ed è la mia capacità di cristallizzare eformulare. Due parole che sono usate per una delle ultime fasi dell’alchimia.Cristallizzazione e formulazione. Le persone sono in pessima forma di questitempi, il mondo è in pessima forma. E in qualche modo il mio avere trovatoqualche solidità li attrae.
Ma nonparlavi di vuoto?
«Sì. Il mio stato di svuotamento esprime qualcosache non avevo finora realizzato e che può riassumersi nella parola coagulatio.Due princìpi governano tutti i processi alchemici: la coagulatio e ladissolutio. Coagulatio in alchimia significa rapprendersi in un punto,diventare più solidi, più definiti, formati, dotati di morphe. Ora l’interoprocesso che sto attraversando è la coagulazione della mia vita nel tempo. Mala coagulatio è sempre seguita dalla dissolutio. Che è esattamente ilcontrario: dissoluzione, le cose che si separano, si sciolgono, perdono la lorocapacità di definirsi. La cosa interessante è che improvvisamente questo spiegai miei sintomi. Non faccio che pensare, morbosamente, che sto affondando sempredi più, che mi sto dissolvendo. Ma le due cose, dissoluzione ecoagulazione, sono inscindibili. Non è fantastico? Non ci avevo riflettutofinché non mi è venuta per la prima volta in mente la coagulatio. E larubefactio, che permette alla bellezza di mostrarsi. Così ora sono una personadiversa. Non avevo mai percepito queste cose dentro di me. O non le avevo mairiconosciute. Prima, non avevo mai saputo chi ero».
Da dove vienequesta consapevolezza?
«Oh, decisamente dal morire».
Ti dici«impegnato nel morire». Vuoi arrivare alla morte in piena consapevolezza. Ma,come diceva Epicuro cercando di spiegare perché non bisogna averne paura, «seci sei tu non c’è la morte, e se c’è la morte non ci sei tu». «Esatto».
Mi stodomandando se allora questo tuo morire non sia un’intensificazione del vivere.«Assolutamente sì, non c’è il minimo dubbio. Quando la morte è così vicina lavita cresce, si esalta. Ne sono certo. Ma non vorrei essere presuntuoso».
In chesenso?«Orgoglio, arroganza, hybris: attenzione a non peccare contro gli dèi.Mai, in nessuna occasione».
Certo, ma noncredo che la tua sia hybris. Credo sia puro coraggio affrontare la morte aocchi aperti. E’ raro, ed è per questo che il tuo reportage è così prezioso.«E’prezioso, sì. Mi sto rendendo conto di qualcosa che non avevo mai realizzatoprima. Ha a che fare con un certo argomento di cui Margot ed io dovremo parlareprima, una certa decisione che io potrei prendere. Sai, nel mondo di oggi mi èconsentito, come lo sarebbe stato nel mondo greco».
Capisco a cosa alludi.
«Ma il punto è che dovrei mettermi nelle loromani, e sarebbero loro a decidere. In qualche modo io sarei il loro strumento,non loro il mio. Intendiamoci, lo spero. Ma sarebbero loro a informarmi quand’èil mio momento. Oppure potrei prenderlo nelle mie mani, che sono lo strumentoclassico: la mano [Hillman fa il gesto di trafiggersi il petto], o la vasca dabagno, come Petronio. Ma il fatto è che l’intera cerimonia – perché ladefinirei così – non è ancora lontanamente immaginabile. O meglio, l’idea èimmaginabile, dato che ne sto parlando ora. Ma c’è un’altra idea, sempreantica, che in qualche modo contrasta. Primum nil nocere. Primo, non fare delmale. [Si tratta del giuramento di Ippocrate.]
E allora,qual è la decisione migliore? che ne pensi?
Gli antichi stoici dicevano, a proposito delsuicidio: “C’è del fumo in casa? Se non è troppo resto, se è troppo esco.Bisogna ricordarsi che la porta è sempre aperta”. Evidentemente, la tua casanon è ancora piena di fumo. Quando lo sarà, lo sentirai.
«Riuscirò a sentirlo?»
Forse tisentirai confuso. Quello che so è che ora stai respirando, non c’è fumo nel tuocervello, nella tua psiche, nella tua anima. Quando ci sarà, forse prenderai inconsiderazione il suggerimento degli stoici. Non sei forse un pagano? non haiallenato per tutta la vita il tuo istinto a percepire le epifanie degli dèi?
«Oh sì che sono un pagano. E’ questo il punto».
E’ paganaanche la tua percezione della bellezza, del grande teatro verde della naturache hai scelto per questa tua ars moriendi, questa tua arte pagana del morireche è anche, o anzi è soprattutto un’arte estrema del vivere.
«Non mi piace definirla un’ars moriendi. E’ piuttosto un’arte dellostare in prossimità dell’essere, tenersi più stretti possibili a ciò che è».
fonte: LaStampa Tuttolibri, 29 ottobre 2011

Testamento biologico in vita – Living Will

Nessuno è tanto vecchio
 che non creda di poter vivere
ancora un anno

Cicerone
Tuttavia, a scanso di equivoci, in luogo esposto al pubblico ed accessibile ho scritto il mio testamento biologico in vita.

Io sottoscritto, … , nato a … il  … , nel pieno possesso delle mie facoltà mentali e fisiche, dichiaro quanto segue.
Potrebbe accadere che, a un certo punto della mia vita, mi venga a trovare in uno stato di morte cerebrale, coma irreversibile, malattia allo stadio terminale e in generale in qualsiasi stato in cui la mia sopravvivenza sia legata all’utilizzo non temporaneo di macchine o altri sistemi artificiali.
Nel caso in cui fossi impossibilitato a esprimere la mia volontà, chiedo ora a mia moglie (unico familiare che ho e che  spero avrò), alle persone che mi hanno conosciuto, al personale di assistenza che incontrerò, ai detestabili comitati di bioetica che vorrebbero decidere per me, al giudice che sarà chiamato ad emettere una sua sentenza, un gesto di compassione.
Faccio mia la definizione di “compassione” – nella sua accezione buddhista di “un sentimento considerato portatore, per ogni essere senziente, del desiderio del bene per gli altri“.
Ritengo ogni forma di accanimento terapeutico come un atto di crudeltà, lesivo della mia dignità di essere umano. Di conseguenza, considero la sospensione di tali trattamenti come un gesto di compassione.
Ho paura della morte, e ancora più della sofferenza, tanto più se inutile e indotta dalle tecnologie mediche. Vorrei tuttavia poterla accogliere come un lungo ed eterno sonno dove le molecole momentaneamente aggregate nel mio attuale corpo si stanno riaggregando in altre forme di vita.
Considero l’essere tenuto in vita da un macchinario una violenza non voluta che ritarda l’appuntamento che comunque mi aspetta, come per qualunque essere vivente.
Il corpo che ho avuto in prestito in vita lo cedo per trapianti.
Il resto vorrei che fosse cremato, e le mie ceneri restituite alla terra, nel luogo che più ho amato, oppure al lago che non ho mai abbandonato in tutto il corso del tempo.

8 Ottobre 2008

    Commenti inviati al vecchio Blog:

    #1 08 Ottobre 2008 – 18:35
     
    Sono donatore di midollo osseo e di organi. So già quale sarà la tua risposta, ma visto che non ho mai lasciato nulla di scritto, a scanso di ulteriori spiacevoli equivoci, posso fare un copia/incolla per uso strettamente privato?
    Lo stampo, poi lo lascio alla mia dolce metà (che oggi tanto dolce non è).

    Saluti,
    Addison.

    PS – anche se dici no, lo faccio lo stesso 😀
    PS2 – Yoav pare proprio buono.

    utente anonimo

    #2 08 Ottobre 2008 – 18:42
     
    certo, caro addison
    io stesso ho rimaneggiato secondo la mia personalità un testo che mi ha particolarmente colpito
    è da tempo che rumino questa idea di contribuire in qualche modo alla discussione che si è finalmente aperta in parlamento
    quanto alla moglie, fra qualche ora mettete a letto i vostri splendidi figlia, andate a letto anche voi, e ascoltate Yoav facendo l’amore.
    dovrebbe funzionare
    Utente: AMALTEO  Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. AMALTEO

    #3 08 Ottobre 2008 – 19:44
     
    Caroamalteo, il tuo testo è proprio ben congeniato ed efficace. Anch’io ne approfitterò per un copia/incolla. Potrò diffonderlo solo a corto raggio, con il passa parola, tra coloro che condividono questa scelta, non avendo un blog. Ma se avessi un blog me lo stamperei bene in vista tra i pulsantini delle “utilità”. Molti blog = più probabilità di sostenere una buona causa. Grazie, un affettuoso abbraccio, maf
    utente anonimo

    #4 08 Ottobre 2008 – 19:48
     
    Mah, non so che dire!
    L’unico mio desiderio è quello di essere cremato… il resto è già scritto.

    Rino, certo del dubbio.

    utente anonimo

    #5 08 Ottobre 2008 – 22:26
     
    Finalmente ti mostri in fotografia in tutto il tuo splendore (i doni della pre-vecchiaia!).
    Il documento e tutto il resto meritano una pausa di riflessione lunga. Ci penso da tempo. In parte ho provveduto già. Un testamento biologico è serio. Subito dopo, musica di Nina e amore, come suggerisci tu al tuo amico addison.
    Utente: Kensington2008  Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Kensington2008

    #6 09 Ottobre 2008 – 07:39
     
    ciao maf
    grazie per la visita e le parole gradite.
    sì, il testamento di vita (che sul sito professionale ho reso pubblico con firma) è sia una mia personale convinzione che un contributo alla discussione parlamentare che si è finalmente aperta.
    fra i tre soggetti che hanno qualcosa da dire in tema di etica della responsabilità (l’Io, lo Stato, Dio) propendo nettamente per la libertà individuale. anche se sono in ascolto attento e non prevenuto nei confronti di coloro che argomenta con “Dio” e tecnicamente interessato a come verranno scritte le regole.
    in assenza di regole, tuttavia, ritengo azione strategica COMUNQUE scrivere e depositare un testamanto biologico in vita
    la situazione del povero beppino englaro è proprio quella di non avere neppure una pezza di appoggio per le decisioni di eluana. lo racconta qui: beppino englaro ed elena nave, Eluana. la libertà e la vita, rizzoli.
    un caro saluto, cara maf
    spero in buoni giorni per te
    Utente: AMALTEO  Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. AMALTEO

    #7 09 Ottobre 2008 – 07:43
     
    ciao rino
    il dubbio è il pane dei saggi.
    diciamo che io sono molto interessato a quello che avviene PRIMA della cremazione.
    e dolorosamente per nulla interesato a quello che avviene DOPO
    grazie per essere presente sui miei sentieri
    Utente: AMALTEO  Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. AMALTEO

    #8 09 Ottobre 2008 – 07:53
     
    caro gabriele
    grazie per il riferimento allo “splendore”.
    certamente è splendido essere arrivato a questo tratto di vita che chiamiamo pre-vecchiaia e di poterlo fare in quel posto che mi sopravviverà.
    più sopra ho spiegato le mie ragioni: personali e contemporaneamente politiche.
    comprendo che spesso fai riferimento alla tua tendenza a PERSONALIZZARE i rapporti che si instaurano sulla rete.
    vorresti che le persone si incontrassero coni loro veri nomi come fai tu e anche con i loro corpi.
    il fatto che io mi mimetizzi nella identità di amalteo e che quella vera sia tutelata (salvo per pochi amici e per gli esperti di indagine informatica) dipende da un patto con mia moglie.
    teme (e io pure) che qualche imbecille politizzato mi faccia del male per le sempre più mie consolidate idee sulla pericolosità della cultura islamica e per i loro comportamenti aggressivi.
    su questo argomento la penso come la lega nord. senza sì e senza ma.
    qui ci sono le fotografie (abbastanza sfumate) ma il nome no.
    l’aggressore del pianerottolo deve ancora aspettare
    quanto all’incontro dei corpi conj i veri amici è tutta un’altra cosa.
    vedrai che prima o poi ci incontreremo faccia faccia noi pre-vecchi del 1948. seconda metà del novecento
    un caloroso saluto 
    Utente: AMALTEO  Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. AMALTEO

    #9 09 Ottobre 2008 – 09:20
     
    la lettura ha suscitato molti sentimenti in me, che per pudore e paura non riesco a verbalizzare, né mi sentirei di farlo coram populo,
    ma voglio dirti che apprezzo molto il tuo gesto che definisco di coraggio molteplice (e non solo di coraggio intellettuale), quello che dici e le foto mi dicono di te mi danno impressioni, intuitive certo, ma molto toccanti, dicono della fragilità e della grandezza e che di tutt’e due bisognerebbe farsi carico e tu, credo, che lo faccia e dicono che gli scogli della realtà, come ebbe a dire quel genio (malinconico pure lui!) tu non li schivi e non ti arrampichi sugli specchi per schivarli con lo stordimento della maniacalità in tutte le sue barocchissime e specializzatissime forme, tutte volte ad un unico fine: evitare il dolore del pensare..ecco credo che dietro a questa assunzione di responsabilità ci sia un gran lavoro personale di elaborazione del lutto e della perdita ed il bello e quel che conta infine è che non sia disgiunto dalla gioia selvaggia di farsi inondare da una voce tanto amata e ancora di riuscire testimoniare come si può la bellezza dell’esistere..
    celebrare la vita esserne capaci..Amalteo ti sento amico pur non conoscendoti e con un po’ di commozione ti mando un abbraccio
    Utente: papaverodicampo Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. papaverodicampo

    #10 09 Ottobre 2008 – 09:46
     
    cara papavero
    pure io ti sento amica.
    mi piacciono le tue passeggiate nelle campagne senesi, la tua seminagione di haiku, le tue escursioni nel pensiero psicanalitico.
    tutti segni di percorso cosciente (ma attento all’inconscio) nel cammino del vivente.
    hai colto bene il mio sentimento rispetto alla questione (la vera QUESTIONE di ogni vivente).
    intra-vedere la fine, amare la vita, avere paura, desiderare che tutto sia come un sogno
    sperare che là dove finiranno le mie molecole ci sia il sorriso di luciana e la voce di nina simone. questi ultimi sogni umanissimi, di cui la natura – lo so – non terrà alcun conto
    ciao e grazie
    Utente: AMALTEO  Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. AMALTEO

    #11 09 Ottobre 2008 – 17:59
     
    … sarebbe la conclusione VERA di una vita VERA.. di te, caro amalteo, che stai vivendo pienamente la vita.. e vuoi lasciarla pienamente e consapevolmente.. con un dono totale a questa vita.. con il dono degli organi perchè altri abbiano la possibilità di vivere.. la vita è questa che conosci.. non ne vuoi un’altra vissuta nella crudeltà..
    è uno scritto molto luminoso, il tuo.. uno scritto di una persona molto libera che dona la ricchezza della sua vita ad altri sia fisicamente che moralmente.
    Grazie.

    E io? .. devo fare ancora un po’ di conti con me stessa, con la concezione di vita che “mi è stata messa dentro”.. devo ancora mettermi a nudo, io, con le mie consapevolezze.. nella libertà.. quando riesco ad acquisirla dentro di me.. 

    Utente: Prisma2002  Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Prisma2002

    #12 09 Ottobre 2008 – 19:25
     
    cara prisma
    sono i confini della vita e della non vita che sono cambiati e che cambiano ogni giorno.
    è un processo storico del vivente appena cominciato (uso la locuzione “vivente” avendo come punto di attenzione il film Genesis che mi hai donato e gli studi della montefoschi. studi fondanti e definitivi)
    la situazione richiede uno sforzo di soggettività.
    per me la soggettività sarà (spero il più tardi possibile) di poter decidere del corpo che mi è stato assegnato.
    l’ho usato ed amato come ho potuto.
    ma, giunto al limite, non voglio forzare artificialmente un processo che è naturale.
    immagino che ricorderai quella lunga conversazione sul tempo che resta.
    un testamento è un atto che definisce la mia volontà.
    attualmente non c’è una legislazione adeguata.
    però si può dichiarare, in vita, quella che sarebbe la propria volontà
    ciò detto, mia cara, vorrei continuare a vivere la mia splendida pre-vecchiaia
    grazie per il tuo intervento e grazie ancora per il tuo tenere vivo il ricordo della nostra nina simone 
    Utente: AMALTEO  Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. AMALTEO

    #13 10 Ottobre 2008 – 07:28
     
    egregio signor pinoamoruso
    ho cancellato immediatamente il suo commento
    avrei preferito che la sua ennesima petizione non fosse stata appicicata al mio testamento biologico.
    vada a distribuire i suoi volantini in un’altra piazza
    Utente: AMALTEO  Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. AMALTEO

    #14 10 Ottobre 2008 – 17:23
     
    Niccolò, il piccolo (10 anni), ha visto la lettera e l’ha voluta leggere. La moglie mi ha detto che si è messo a piangere.
    Tenerissimo.
    Ho dovuto spiegare i motivi.
    Non è stato semplice.
    Saluti,
    Addison.
    utente anonimo

    #15 10 Ottobre 2008 – 19:02
     
    gli psicologi dicono che i bambini devono sapere che esiste il problema della morte.
    alcuni di loro, oltretutto, l’hanno dovuta affrontare (parlo di bambini che hanno avuto dei lutti).
    capisco la vostra difficoltà di genitori (la fotografia che esponi nel tuo blog parla di un piccolo molto affettuoso che si appoggia anche ad un fratello altrettanto affettuoso) ma non credo che sia stato male parlarne.
    il “parlare” è la nostra forma di comunicazione più alta. quella per cui siamo “umani”
    usare le parole anche per questo – a mio avviso – è comunque parte integrante di un processo educativo.
    Anzi: è indizio di grande senso di responsabilità da parte vostra.
    mi dispiace molto per nicolò.
    ma sono certo che avrete fatto quello che era necessario e utile per rassicurarlo
    un caro saluto , caro addison
    Utente: AMALTEO  Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. AMALTEO

    #16 13 Ottobre 2008 – 18:58
     
    condivisibile in larga parte… ma non pensare a queste cose Amalteo, lunghi anni in salute e gioia ti aspettano! Un abbraccio
    Utente: Asoka  Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Asoka

    #17 14 Novembre 2008 – 12:57
     
    questa parte di un tuo commento ci sta bene anche qui:

    “… noi sappiamo che diventeremo di nuovo granelli di rena. a questo siamo adattati. lo sa anche il nostro corpo che rinnova incessantemente le cellule. […]
    … per insondabile legge
    ciò che più arde
    più resta

    lasciare traccia
    ma non solo nei blog (strumenti moderni del voler lasciare traccia) o nella memoria dei vivi
    lasciare traccia dentro la stessa materia
    cioè attraverso le nostra molecole, disfatte e ricostituite in altre forme del vivente”…

    GRAZIE

    Utente: Prisma2002  Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Prisma2002

    E’ morto Carlo Rivolta (14 aprile 1943 – 21 giugno 2008)

    Carlo Rivolta, Attore

    Il 21 giugno è morto Carlo Rivolta, attore (1943-2008).
    Viene a mancare un pezzo della cultura italiana. Non vedo valori equivalenti sulla scena della rappresentazione artistica
    Nessuno come lui sapeva far parlare un testo e riverberarlo nei suoi significati più profondi di pensiero e di sentimento.
    In fondo lui usava il testo come Nina Simone usava la canzone.
    Entrambi facevano vibrare la forza di quanto andavano a interpretare
    Ho reagito al dolore con l’atto di “fare memoria”

    Paolo Ferrario cui si unisce, con gli stessi sentimenti, Luciana Quaia

    In questi anni ho registrato alcune sue interpretazioni (vai alla pagina complessiva dedicata a Carlo Rivolta):


    Segnalo questo importante commento:

    amici, io ho avuto l’onore di lavorare con Carlo per l’ultima volta.
    sto montando questo film che abbiamo girato a Roma che si chiama Socrate e la Nuvola rosa, misto ad animazioni e musica elettronica e che verrà proiettato a Giffoni film festival sabato 26 luglio. Carlo è bellissimo ed il pensiero profondo di Socrate si unisce ad una leggerezza che fa di questo lavoro un’esperienza importante.
    Appena terminato voglio che tutti i ragazzi di tutte le scuole vedano questo film, e mi piacerebbe dare una copia a tutti gli amici di Carlo, grande maestro.

    Andrea Lucisano

    andrealucisano@yahoo.it

    Grazie a innesti di videografica ed a un commento musicale particolare che propone, per la prima volta in assoluto, un rap in greco antico, la piccola opera del giovane artista Andrea Lucisano si propone al pubblico dei giovani invitandoli a riflettere sulla società dei miti e dei maestri, ma con un linguaggio assolutamente moderno ed affascinante. Il cortometraggio, testamento artistico dell’attore Carlo Rivolta, che si è spento pochi giorni dopo aver terminato le riprese, lo ritraeva nel personaggio che ha interpretato in tutto il mondo per la sua intera vita: Socrate.
    da: Giffoni Film Festival


    Lodi – È scomparso un grande artista. Carlo Rivolta, 65 anni, ha ceduto alla tenace malattia contro la quale non ha quasi avuto il tempo di combattere mentre ne stava combattendo un’altra. Se ne è andato stamattina (sabato) a Lodi, con la stessa discrezione con la quale aveva tenuto nascosta la malattia, nota soltanto a pochissimi amici.
    Rivolta era senza dubbio un cremasco d’adozione (oltre che di origine) assai conosciuto e amato per il suo lavoro e il suo carisma.
    I funerali si terranno lunedì alle 10.30 nella chiesa di Santa Maria Ausiliatrice, vicino a viale Milite Ignoto dove abitava.

    IL SUO SOCRATE – Negli anni Ottanta Rivolta cominciò una ricerca solitaria (e straordinaria) sulle letture e l’interpretazione testuale dei grandi classici, avvalendosi di collaborazioni scientifiche prestigiose, come ad esempio Giovanni Reale, Roberto Vignolo, Massimo Cacciari. Una ricerca che ne fece “il” Socrate per eccellenza. Il suo «Apologia di Socrate» ha portato al grande pubblico la figura del filosofo greco – nel quale Rivolta aveva sempre riconosciuto il paradigma dell’uomo – ottenendo un successo prolungato e un’autorevolezza senza pari.
    Rivolta era un uomo appassionato, duro con gli altri e soprattutto con se stesso, e con una coerenza adamantina. Emblematico il suo rifiuto di salire sul palcoscenico per la rappresentazione dell’Apologia la sera del 14 dicembre 2004 al teatro Valle a Roma voluta dal senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri.
    Il politico, appresa la notizia della sua condanna a nove anni per mafia, improvvisò un comizio azzardando un parallelo tra sé e Socrate. «L’apologia è di Socrate e di nessun altro.

    Socrate parla all’umanità tutta per sempre” disse Rivolta ai giornalisti e chiese rispetto «per Socrate e se permettete anche per me».

    Un gesto clamoroso, che l’attore sapeva bene avrebbe potuto compromettere la sua carriera.
    Non si contano le letture – spesso indimenticabili – dalla Bibbia, dall’amato Gadda, da Manzoni. E i laboratori nelle scuole cremasche, che da anni portava avanti con inesausta passione.

    L’IMPERATORE ADRIANO – A partire dallo scorso anno aveva inaugurato una collaborazione con la biblioteca di Crema per dei reading di grandi romanzi del Novecento. Un rapporto subito speciale con palazzo Benzoni, al quale ha regalato forse la sua  interpretazione attoriale più grande di sempre, nel 2007, quando lesse da cima a fondo in 13 serate Memorie di Adriano della Yourcenar. Una lettura dove tolse strato per strato la tecnica attoriale fino a mantenere soltanto la forza e la modulazione della sua voce inconfondibile.
    Con l’imperatore romano pacifista e colto che ricorda la sua vita ormai alla fine, Rivolta si immedesimò in maniera impressionante. E confidò agli amici e alla compagna e collaboratrice Nuvola De Capua che, proprio come il vecchio imperatore, suo coetaneo in quel momento nella finzione del romanzo, stava affrontando il tema della morte in maniera non soltanto artistica. Ma anche personale.
    E allora, con il commosso ricordo personale di chi scrive, vogliamo qui salutare un artista che abbiamo amato molto con le ultime parole di Adriano nel romanzo capolavoro che tanto ha significato per lui. Quell’anima vagula blandula          continui a vagare per il mondo insegnandoci, come ha fatto Rivolta imitando il Socrate che impara a suonare il flauto poche ore prima di bere la cicuta, che fino all’ultimo dobbiamo amare ciò che siamo, quello in cui crediamo.

    Addio,
    Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t’appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più… Cerchiamo d’entrare nella morte a occhi aperti…

    Marco Viviani
    m.viviani@cremaonline.it