Gianfranco. Il ricordo di un vero”militante”, amico di una vita politica

Ci sono persone indimenticabili.
L’ho conosciuto nel 1973. Alla federazione del Pci, impegnato nella commissione fabbriche.
Poi nei comitati federali negli anni ’70 e ’80.
Poi nella sua militanza associativa: sindacato e volontariato.
Poi, ancora, come animatore della Biblioteca di Nesso dove ha promosso una eccezionale collana di libri di storia.locale.
Ricordo infinite occasioni di incontro con lui.
In lui ho conosciuto il vero “militante”.
Mi mancheranno le costruttive “parlate” (“parlare”, non “chiacchierare”)
Molto affetto per Albertina e un ricordo indelebile di Gianfranco Garganigo.
Ed è il “ricordare” che rende eterna una vita:
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il funerale di Gianfranco Garganigo segretario del Circolo PD Lago Est e  presidente Auser, oltre ad aver ricoperto numerosi incarichi nel modo sindacale e dell’associazionismo comasco  deceduto nella giornata di venerdì sarà celebrato in forma civile Lunedi 19 giugno 2017 ore 10,30  presso il cimitero di Nesso

Cordialmente

La segreteria Organizzativa PD COMO

Antonio Gramsci: “tutte le quistioni dell’anima e dell’immortalità dell’anima e del paradiso e dell’inferno non sono poi in fondo che un modo di vedere questo semplice fatto: che ogni nostra azione si trasmette negli altri secondo il suo valore”. Citazione ricordata da M.L.S

“…Se ci pensi bene tutte le quistioni dell’anima e dell’immortalità dell’anima e del paradiso e dell’inferno non sono poi in fondo che un modo di vedere questo semplice fatto: che ogni nostra azione si trasmette negli altri secondo il suo valore, di bene e di male, passa di padre in figlio, da una generazione all’altra in un movimento perpetuo. Poiché tutti i ricordi che noi abbiamo di te sono di bontà e di forza e tu hai dato le tue forze per tirarci sù, ciò significa che tu sei, già da allora, nell’unico paradiso reale che esista, che per una madre penso sia il cuore dei propri figli…”

per la serie “mi ricordo …”: era, probabilmente, il 1951 in Piazza del Duomo. Era anche il tempo in cui si viaggiava con la rossa Moto Guzzi. Mio padre aveva, probabilmente, 36 anni

Grazie a M.S. che mi ha indotto a dare memoria a questa fotografia

era, probabilmente, il  1951

in Piazza del Duomo

Era anche il tempo in cui si viaggiava con la rossa Moto Guzzi

Mio padre aveva, probabilmente, 36 anni

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sono del 1948 e credo che quei ricordi siano di quando avevo , almeno, 4 anni. dunque il 1952 ebbene sono certo che almeno una volta (ma di certo di più), quando mi è capitato di guardarmi allo specchio , mi sono fatto quella domanda: “chi sono io?”

cara michela
è passato molto tempo da quando gentilmente mi hai mandato il tuo racconto. scusa il ritardo nella mia risposta
tuttavia ho spesso rimuginato spesso la tua “varianza ” sul tema “perchè sono io”
la tua rielaborazione è molto bella e molto ben costruita sul piano narrativo
io vorrei essere capace di farlo. ma non ho la vocazione narrativa, purtroppo
però mi hai fatto riaffiorare dei ricordi. ricordi nitidi, quasi fotografici
sono stato bambino in un paese sul lago di como (torno) da cui si poteva gettare sempre lo sguardo sulle montagne e sulla linea d’acqua. pensa che mi immaginavo che lì di fronte, ci fosse un ‘isola. la stessa isola nella quale era esiliato giuseppe garibaldi
sono del 1948 e credo che quei ricordi siano di quando avevo , almeno, 4 anni. dunque il 1952
ebbene sono certo che almeno una volta (ma di certo di più), quando mi è capitato di guardarmi allo specchio , mi sono fatto quella domanda: “chi sono io?”
pensa che ricordo perfino  le stanze di quella casa. ricordo dove erano le due stanze da letto. e la l’entrata sia del solaio che della cantina. e ricordo la scala. … tutto ricordo di quel luogo. anche l’isola di garibaldi
e di certo lì il mio io, in quel “dove”,  mi portava a chiedermi: “chi”, “perchè”  …
ecco : volevo dirtelo perchè il tuo tam tam mi ha fatto riaffiorare, ancora una volta quello splendido ricordo
ciao e grazie

Sorgente: Peter Handke, Elogio dell’infanzia: “Quando il bambino era bambino, era l’epoca di queste domande: perché io sono io, e perché non sei tu? perché sono qui, e perché non sono lì? quando comincia il tempo, e dove finisce lo spazio? …  – da Berlino Magazine | Tracce e Sentieri.

Peter Handke, Elogio dell’infanzia: “Quando il bambino era bambino, era l’epoca di queste domande: perché io sono io, e perché non sei tu? perché sono qui, e perché non sono lì? quando comincia il tempo, e dove finisce lo spazio? …  – da Berlino Magazine

Peter Handke, Elogio dell’infanzia

Quando il bambino era bambino,
camminava con le braccia ciondoloni,
voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente
e questa pozzanghera il mare.

Quando il bambino era bambino,
non sapeva di essere un bambino,
per lui tutto aveva un’anima
e tutte le anime erano un tutt’uno.

Quando il bambino era bambino
non aveva opinioni su nulla,
non aveva abitudini,
sedeva spesso con le gambe incrociate,
e di colpo si metteva a correre,
aveva un vortice tra i capelli
e non faceva facce da fotografo.

Quando il bambino era bambino,
era l’epoca di queste domande:
perché io sono io, e perché non sei tu?
perché sono qui, e perché non sono lì?
quando comincia il tempo, e dove finisce lo spazio?
la vita sotto il sole è forse solo un sogno?
non è solo l’apparenza di un mondo davanti al mondo
quello che vedo, sento e odoro?
c’è veramente il male e gente veramente cattiva?
come può essere che io, che sono io,
non c’ero prima di diventare,
e che, una volta, io, che sono io,
non sarò più quello che sono?

Quando il bambino era bambino,
si strozzava con gli spinaci, i piselli, il riso al latte,
e con il cavolfiore bollito,
e adesso mangia tutto questo, e non solo per necessità.

Quando il bambino era bambino,
una volta si svegliò in un letto sconosciuto,
e adesso questo gli succede sempre.
Molte persone gli sembravano belle,
e adesso questo gli succede solo in qualche raro caso di fortuna.

Si immaginava chiaramente il Paradiso,
e adesso riesce appena a sospettarlo,
non riusciva a immaginarsi il nulla,
e oggi trema alla sua idea.

Quando il bambino era bambino,
giocava con entusiasmo,
e, adesso, è tutto immerso nella cosa come allora,
soltanto quando questa cosa è il suo lavoro.

Quando il bambino era bambino,
per nutrirsi gli bastavano pane e mela,
ed è ancora così.

Quando il bambino era bambino,
le bacche gli cadevano in mano come solo le bacche sanno cadere,
ed è ancora così,
le noci fresche gli raspavano la lingua,
ed è ancora così,
a ogni monte,
sentiva nostalgia per una montagna ancora più alta,
e in ogni città,
sentiva nostalgia per una città ancora più grande,
ed è ancora così,
sulla cima di un albero prendeva le ciliegie tutto euforico,
com’è ancora oggi,
aveva timore davanti a ogni estraneo,
e continua ad averlo,
aspettava la prima neve,
e continua ad aspettarla.

Quando il bambino era bambino,
lanciava contro l’albero un bastone come fosse una lancia,
che ancora continua a vibrare.

Peter Handke, Lied Vom Kindsein

Als das Kind Kind war,
ging es mit hängenden Armen,
wollte der Bach sei ein Fluß,
der Fluß sei ein Strom,
und diese Pfütze das Meer.

Als das Kind Kind war,
wußte es nicht, daß es Kind war,
alles war ihm beseelt,
und alle Seelen waren eins.

Als das Kind Kind war,
hatte es von nichts eine Meinung,
hatte keine Gewohnheit,
saß oft im Schneidersitz,
lief aus dem Stand,
hatte einen Wirbel im Haar
und machte kein Gesicht beim fotografieren.

Als das Kind Kind war,
war es die Zeit der folgenden Fragen:
Warum bin ich ich und warum nicht du?
Warum bin ich hier und warum nicht dort?
Wann begann die Zeit und wo endet der Raum?
Ist das Leben unter der Sonne nicht bloß ein Traum?
Ist was ich sehe und höre und rieche
nicht bloß der Schein einer Welt vor der Welt?
Gibt es tatsächlich das Böse und Leute,
die wirklich die Bösen sind?
Wie kann es sein, daß ich, der ich bin,
bevor ich wurde, nicht war,
und daß einmal ich, der ich bin,
nicht mehr der ich bin, sein werde?

Als das Kind Kind war,
würgte es am Spinat, an den Erbsen, am Milchreis,
und am gedünsteten Blumenkohl.
und ißt jetzt das alles und nicht nur zur Not.

Als das Kind Kind war,
erwachte es einmal in einem fremden Bett
und jetzt immer wieder,
erschienen ihm viele Menschen schön
und jetzt nur noch im Glücksfall,
stellte es sich klar ein Paradies vor
und kann es jetzt höchstens ahnen,
konnte es sich Nichts nicht denken

und schaudert heute davor.

Als das Kind Kind war,
spielte es mit Begeisterung
und jetzt, so ganz bei der Sache wie damals, nur noch,
wenn diese Sache seine Arbeit ist.

Als das Kind Kind war,
genügten ihm als Nahrung Apfel, Brot,
und so ist es immer noch.

Als das Kind Kind war,
fielen ihm die Beeren wie nur Beeren in die Hand
und jetzt immer noch,
machten ihm die frischen Walnüsse eine rauhe Zunge
und jetzt immer noch,
hatte es auf jedem Berg
die Sehnsucht nach dem immer höheren Berg,
und in jeder Stadt
die Sehnsucht nach der noch größeren Stadt,
und das ist immer noch so,
griff im Wipfel eines Baums nach dem Kirschen in einemHochgefühl
wie auch heute noch,
eine Scheu vor jedem Fremden
und hat sie immer noch,
wartete es auf den ersten Schnee,
und wartet so immer noch.

Als das Kind Kind war,
warf es einen Stock als Lanze gegen den Baum,
und sie zittert da heute noch.

Sorgente: L’Elogio dell’infanzia, la splendida poesia di Handke con cui inizia Il cielo sopra Berlino – Berlino Magazine