Io sono Nessuno – e tu chi sei?, Emily Dickinson

Io sono Nessuno – e tu chi sei?

Sei Nessuno anche tu?

Allora siamo in due

non dirlo, potrebbe spargersi la voce!

Com’è pesante essere Qualcuno!

Così volgare –

come una rana che gracida il tuo nome tutto Giugno

ad un Pantano in estasi di lei!

 

Emily Dickinson (ricordata da SILVIO RAFFO, in IO SONO NESSUNO. Vita e Poesia di Emily Dickinson, Le Lettere, 2011)

La poesia “Se” di Rudyard Kipling

SE

Se riesci a conservare il controllo quando tutti

Intorno a te lo perdono e te ne fanno una colpa;

Se riesci ad avere fiducia in te quando tutti

Ne dubitano, ma anche a tener conto del dubbio;

Se riesci ad aspettare e a non stancarti di aspettare,

O se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne,

O se ti odiano, a non lasciarti prendere dall’odio,

e tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio:

Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone;

Se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;

Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina

e trattare allo stesso modo quei due impostori;

Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto

Distorta da furfanti per abbindolare gli sciocchi,

O a contemplare le cose cui hai dedicato la vita infrante,

E piegarti a ricostruirle con arnesi logori.

Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite

E rischiarle in un colpo solo a testa e croce,

E perdere e ricominciare di nuovo dal principio

E non fiatare una parola sulla perdita;

Se riesci a costringere cuore, tendini e nervi

A servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,

E a tenere duro quando in te non resta altro

Tranne la Volontà che dice loro: “Tieni duro!”

Se riesci a parlare con la folla e a conservarti retto,

E a camminare coi Re senza perdere il contatto con la gente,

Se non riesce a ferirti il nemico né l’amico più caro,

Se tutti contano per te, ma nessuno troppo;

Se riesci a occupare il minuto inesorabile

Dando valore a ogni istante che passa,

Tua è la terra e tutto ciò che è in essa,

E – quel che è più – sei un Uomo, figlio mio!

da

La poesia “Se” di Kipling è l’eredità che tutti i figli dovrebbero ricevere dai propri padri | L’HuffPost

Mark Strand, G sta per giardino, in Tutte le poesie, Mondadori Oscar Baobab, 2014/2019, pag. VII

G sta per giardino, ma quale giardino non so. Forse l’angolo di un certo particolare giardino; forse un giardino in cui c’è una sedia in attesa di qualcuno che vi si sieda. Non è un giardino astratto, non un giardino dell’Eden, né un giardino infernale come Bomarzo, né ordinato come il Doria Pamphili, a Roma, né trasandato come il giardino di Boboli a Firenze. Non é un giardinetto dietro casa. Deve essere quel che penso quando dico “Giardino” tra me e me: uno spazio verde che è contenuto da e che conterrà un po’ dell’azione della poesia, o nemmeno un po’. Forse vi sono alberi, forse le foglie sono cadute. Potrebbe esservi la neve, e dei passeri potrebbero essersi raggruppati attorno alla base del frassino che vi cresce. Non so. Ci vorrà parecchio prima che lo sappia.

Mark Strand, LA FINE, in Tutte le poesie, Mondadori, collana Oscar Baobab, 2019

Antologia del TEMPO che resta

La fine

Non ogni uomo sa cosa canterà alla fine,
guardando il molo mentre la nave salpa, o cosa sentirà
quando sarà preso dal rombo del mare, immobile, là alla fine,
o cosa spererà una volta capito che non tornerà più.

Quando il tempo è passato di potare la rosa, coccolare il gatto,
quando il tramonto che infiamma il prato e la luna piena che lo gela
non compariranno più, non ogni uomo sa cosa scoprirà al loro posto.
Quando il peso del passato non si appoggia più a nulla, e il cielo

non è più che luce ricordata, e le storie di cirro
e cumulo giungono alla fine, e tutti gli uccelli stanno sospesi in volo,
non ogni uomo sa cosa lo attende, o cosa canterà
quando la nave su cui si trova scivola nel buio, là alla fine.

da  La fine – Interno Poesia

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dedicata alla gatta Luna: PER UN CANE, in ANTONIA POZZI, Desiderio di cose leggere, a cura di Elisabetta Vergani, Salani editore 2018

Coatesa sul Lario e dintorni


Per un cane

in ANTONIA POZZI, Desiderio di cose leggere, a cura di Elisabetta Vergani, Salani editore 2018


Sei stato con noi per undici anni

 Una sera siamo tornati:

eri disteso davanti al cancello

il muso nella polvere della strada

le zampe già fredde, il dorso

tepido ancora.
Ora sei tutto

nella buca che ti abbiamo scavata.
Ma gli undici anni

della tua umile vita

il gemere

per ognuno che partiva

il soffrire di gioia

per ognuno che ritornava

e verso sera

se qualcuno

per una sua tristezza

piangeva

tu gli leccavi le mani:

oh gli undici anni del tuo amore

tutto qui
sotto questa terra

sotto questa pioggia 

crudele?
Esitavi 

sulla ghiaia umida: 

sollevavi 

una zampa tremando 
Ora nessuno ti difende

dal freddo, 

Non ti si può chiamare

non ti si può più dare

niente. 
Sole le foglie fradicie morte

cadono su questo pezzo
di prato.
E pensare che…

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Di tanto in tanto fa bene acquietarsi immergendosi nei versi di Ungaretti. ULTIMI CORI PER LA TERRA PROMESSA Roma, 1952-1960. Testi proposti da Vasco Ursini

Il pensiero di Emanuele Severino nella sua "regale solitudine" rispetto all'intero pensiero contemporaneo

Vasco Ursini a Poesie

Di tanto in tanto fa bene acquietarsi immergendosi nei versi di Ungaretti.
ULTIMI CORI PER LA TERRA PROMESSA
Roma, 1952-1960

Agglutinati all’oggi
I giorni del passato
E gli altri che verranno.

Per anni e lunghi secoli
Ogni attimo sorpresa
Nel sapere che ancora siamo in vita,
Che scorre sempre come sempre il vivere,
Dono e pena inattesi
Nel turbinìo continuo
Dei vani mutamenti.

Tale per nostra sorte
Il viaggio che proseguo,
In un battibaleno
Esumando, inventando
Da capo a fondo il tempo,
Profugo come gli altri
Che furono, che sono, che saranno.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Se nell’incastro
d’un giorno nei giorni
Ancora intento mi rinvengo a cogliermi
E scelgo quel momento,
Mi tornerà nell’animo per sempre.

La persona, l’oggetto o la vicenda
O gli inconsueti luoghi o i non insoliti
Che mossero il delirio, o quell’angoscia,
O il fatuo rapimento
Od un affetto…

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I Videomaggi di Mario Bianchi, rimando al sito: Amadomio Creazioni

 

I Videomaggi di Mario Bianchi sono dei video di solito di breve durata (25-30 minuti) composti da immagini di film o filmati famosi che approfondiscono i più disparati argomenti dall’infanzia vista nei suoi vari momenti ed emozioni, ai personaggi teatrali, alle cose che riempiono la nostra vita come la Bicicletta o il libro, sino alle varie problematiche che fanno discutere gli esseri umani tra loro.
Lo spettatore dpo aver assistito alla proiezione dei video si nutre di nuove suggestioni sull’argomento e può anche partecipare con suggerimenti alla sua modifica.

ANNI DI CORSA /Palpitante omaggio all’infanzia e ai suoi sentimenti
ASANISIMASA/ Filastrocche,Tiritere,cantilene, scioglilingua nel Cinema.
LA BIBLIOTECA DEI LUNIERE/Il Libro nel Cinema
LA BICICLETTA NEL CINEMA
EFFETTO CINEMA/I Set all’opera
LA DOLCE LEGGE DEL DESIDERIO/Omaggio al Cioccolato e ai piaceri della gola.. ma non solo..nel cinema
DA DON GIOVANNI A CASANOVA /Il Mito della conquista nel Cinema
La FONTE MERAVIGLIOSA/Bellezza Conoscenza Teatro
FRANKENSTEIN L’UOMO ELETTRICO
I GIARDINI DEI LUMIERE/I Giardini nel Cinema
Il GRAN TEATRO DEL MONDO/AMLETO MACBETH ROMEO E GIULIETTA OTELLO
OCCHI SBARRATI /Omaggio all’infanzia violata nel cinema
MONTI SORGENTI DALL’ACQUE/Il Cinema e il lago di Como sulle musiche di Davide Van De Sfros
POESIA IN FORMA DI MITO/Miti e mitologie nel Cinema di P.P.P.
SE QUESTO E’ L’UOMO/Il Cinema e la prima guerra mondiale
IL TEMPO IL CINEMA…LA MORTE…AL,, LAVORO
TOPOI IN FABULA/I Luoghi dell’immaginario del teatro ragazzi
TUTTO SOPRA LA MADRE/Il Concetto di Madre nel Cinema
VOGLIAMO VIVERE/La pena di morte nel Cinema
OMAGGIO ALLA CORAZZATA POTEMKIN

SPECIALI
GLI ADDII Realizzato per Cinema Paradiso di Michelangelo Campanale
IL BEL TEATRO DI UNA VOLTA/Omaggio ai grandi interpreti dell’Ottocento
STORIA DEL CINEMA COMICO
STORIA DEL CINEMA IN BIANCO E NERO
CINEMA E PITTURA/Perchè realizzare un’opera quando è così bello sognarla soltanto? Il mistero del genio cieco.Discorso per immagini intorno alla pittura e ai pittori.
IL SUBLIME NELL’OPERA
IO DI MESTIERE FACCIO IL BURATTINAIO
GIGIO BRUNELLO O L’ANIMA DELLE COSE
OMAGGIO A ROMANO DANIELLI

vai al sito

Amadomio Creazioni | Mario Bianchi


lettera a Mario Bianchi

caro Mario volevo farti i miei più sentiti ringraziamenti per il tuo pomeriggio su cinema e poesia. hai una grande capacità nel mettere assieme dei frammenti che , uniti fra loro, acquisiscono un nuovo senso . e lo trasmettono. la tua è sia storia del cinema che specifici contenuti della nostra storia culturale . ho creato un post da uno dei miei blog che rimanda al tuo sito. e sarà mia cura rilanciare tue iniziative che pubblicherai nel corso del tempo futuro. spero di poter acquistare le tue “creazioni”, nel caso realizzerai dei dvd. ciao e buon lavoro artistico. Paolo Ferrario, martedì 12 febbraio 2019

bia

“VENTANAS – FINESTRE”, di MIRNA ORTIZ: IN VIAGGIO VERSO SE STESSA | dal sito La Casa della Poesia di Como

Qual è la differenza tra una finestra e il finestrino di un treno? Il paesaggio al di fuori muta costantemente, sia che ci si affacci dall’una o dall’altro. Sono i tempi del cambiamento a segnalare la linea di confine: quando ci mettiamo in viaggio siamo noi a cambiare, ben prima e ben più velocemente del paesaggio, come se i nostri atomi si mettessero in movimento e si dimenassero con una tale rapidità da renderci troppo effimeri, non del tutto presenti. Quando viaggiamo non apparteniamo né alla partenza né alla meta, solo allo spostamento.  Fuori dal finestrino di un treno le forme sono sfocate e tocca agli occhi definirle, immaginarle, disegnarle. È, questa, la condizione del viaggiatore, che Mirna Ortiz, di origini cilene ma indissolubilmente legata all’Italia, conosce bene. Nel corso della presentazione della sua prima raccolta poetica “Ventanas – Finestre”, edita da iQdB edizioni, venerdì 8 febbraio, al palazzo Lambertenghi (Como), la poetessa si è presentata a partire da un dipinto: “La Viajera”, di Camillo Mori (1928). Una donna assorta, su un treno, in attesa di qualcosa che l’osservatore non sa cosa sia. E forse nemmeno lei.

vai alla intera scheda  “VENTANAS – FINESTRE” DI MIRNA ORTIZ: IN VIAGGIO VERSO SE STESSA | La Casa della Poesia di Como

2019-02-11_203447

ON FINESTROEU SUL MOND, Poesie dialettali di GISELLA AZZI recitate da PIERO MAZZARELLA, LP Fonorama, 1970. AUDIO delle lettura: facciata 1 e 2

Facciata 1

Facciata 2
Azzi Mazzarella Finestroeu2264
Azzi Mazzarella Finestroeu2265
Azzi Mazzarella Finestroeu2262
Azzi Mazzarella
Azzi Mazzarella Finestroeu2263


le poesie recitate da PIERO MAZZARELLA, sono tratte da: GISELLA AZZI, Tutt i canzunett al ciaar e al scuur. Poesie in dialetto comasco e milanese, edizioni della Famiglia Comasca, Natale 1993

1 FINESTREU
2 CAAR 1
3 CAAR 2
3 TRENO DE NOTT 1
3 TRENO DE NOTT 2
4 STORIA VESTI
5 STORIA VEST 2
6 RIVA DE SIRA 1
7 RIVA DE SIRA 2
8 DI DI MORT 2
10 MAZZ ROS 1
10 MAZZ ROS 2
11 LEANDER 1
11 LEANDER 2
12 NAVILI MATT 1
12 NAVILI MATT 2
BARBAPEDANA 1
BARBAPEDANA 2
BARBAPEDANA 3
DI DI MORT
TEMPORAL NOVEMBER
TOO OCC

Questo audio è reso disponibile agli interessati ascoltatori nel quadro della “cultura della condivisione”, favorita da internet. Se i titolari del diritto di autore non fossero d’accordo per la sua diffusione lo toglierò e farà solo parte della mia audioteca di memoria. Grazie per la importante occasione di ricordo e riflessione. Paolo Ferrario


ciao Paolo, grazie per il prezioso salvataggio. Quando ho visto accostati il long playing di Gisella e la “caramella chiavetta” ho sentito anche fisicamente il radicale cambiamento avvenuto e la facilitazione che l’era attuale ci offre. Come abbiamo detto a Luciana, tua piacevole ambasciatrice, abbiamo avuto il privilegio di conoscenze e amicizie davvero speciali, indelebili. Ora sono felice che tu con la tua passione hai riportato in primo piano le persone straordinarie di Gisella e di Piero Mazzarella per chi non li ha potuti gustare nei loro anni ruggenti. ​grazie infinite, ancora per il dono di queste tracce che ora sono recuparate dall’insulto della dimenticanza o della privatezza dei collezionisti ​ http://coatesa.com/2015/11/16/on-finestroeu-sul-mond-poesie-dialettali-di-gisella-azzi-recitate-da-piero-mazzarella-lp-fonorama/ ​quella sul cimitero e quella ​sul leander sono dei capolavori saluti cari



 

Chandra, La precisione della poesia, video

Chandra Livia Candiani è una straordinaria poetessa italiana, capace di toccare tutti e di far comunicare attraverso la poesia anche chi non sa ancora perfettamente la nostra lingua, come i bambini migranti di alcune scuole della periferia milanese, dove ha tenuto diversi laboratori.
Durante un incontro, avvenuto nel 2015 a San Vito di Cadore (BL), noi di Italian Reloaded le abbiamo chiesto di definire il significato di alcune parole, suscitate dalla lettura dei suoi versi, secondo la sua particolare sensibilità. Da questa conversazione, è nato un prezioso vocabolario personale che è diventato il pretesto per un’attività didattica con studenti adulti di italiano come lingua seconda o straniera. Questi studenti, come si può vedere nei credits finali, hanno collaborato alla stesura dei sottotitoli, curando prima la trascrizione accurata dell’audio in italiano, e poi traducendolo e adattandolo in inglese

incontro con la poesia di ANNA DI BRINA: ALL’ORIZZONTE, I FARI, La Vita Felice editore. Allo Spazio Alda Merini, Via Magonza 22, Milano, il 16 dicembre 2018, ore 18,30

ANNA DI BRINA

«Sempre all’orizzonte risplendono/ i fari.» L’immagine misteriosa del faro, simbolo antico di speranza e d’approdo, ma anche meta irraggiungibile, oggetto di un desiderio teso inevitabilmente all’altrove, introduce con forza iconica a questa silloge di Anna Maria Di Brina. Come cogliere, con la potenza originale della parola, il tempo acceso dei sentimenti, degli slanci, di intuizioni e memorie? Come trasferire il fluire tumultuoso e cangiante della vita nella musica limpida, sperimentale e giocosa del verso? Anna Maria Di Brina raccoglie la sfida e con gli strumenti in dote ai poeti – il ritmo e le immagini – propone al lettore un viaggio che diviene esperienza conoscitiva di grande fascino e profondità. La varietà dei temi, dal dialogo con gli alberi, a storie di incontri e addii, a fotografie multicolori di istanti e metamorfosi, al ruolo salvifico della poesia, si esprime in un’ampia gamma di ritmi e di richiami sonori. Nella sua ricerca l’autrice risale con grazia alle origini della poesia contemporanea: rintracciabili all’orecchio attento sono echi e richiami ai classici e ai moderni, da Pascoli a Montale, da Caproni ad Antonia Pozzi. Prefazione di Michele Tortorici.

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Paolo Ferrario, ATTIMI DI LUOGO, Amaltea di Coatesa, 1992-1995

qui Paolo Ferrario, ATTIMI DI LUOGO, Amaltea di Coatesa, 1992-1995 in formato pdf:

ATTIMI LUOGO MIEI HAIKU

 

 

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0 copertina1 foto posto2 Questo posto3 foto Legno abete bianco4 Legno abete bianco5 luce sera acqua6 guscio acqua7 foto ronzio api8 ronzio d'api9 esistenze svelano10 tuffano acqua11 cipresso12 cipresso freccia cieloOLYMPUS DIGITAL CAMERA14 cancello verde15 foto tchou16 tchou gatto selvaggio17 campane lontane18 triangolo case tempo sera19 foto acqua quasi fiume20 acqua di lago quasi fiume21 A Louis22 Haiku barthes23 foto gatti insegnano24 Grisu25 ampelopsis26 Filo che cede27 aria mai usata28 azzurro indugia29 chiamala estate30 Gatti insegnano31 Merla32 quietamante respiro33 ticchettio agosto34 vita lieve

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Premiazione del CONCORSO LETTERARIO per scrittori e poeti L’INCONTRO CHE TI CAMBIA, a cura dell’ Associazione Antonio e Luigi Palma per la cura del dolore, COMO 19 Ottobre 2018. AUDIO dell’incontro tenuto alla Villa del Grumello

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vai a:

http://associazionepalma.org/category/news-eventi/


AUDIO DELL’INCONTRO

qui il file in formato mp3:

coatesa.files.wordpress.com/2018/10/palma-premio-letterario-2018.mp3


RACCONTI

Primo racconto classificato:

GLORIA E LA PROF di Nicoletta Martirano e Gloria Sini

motivazione:

Un toccante racconto a due voci che affronta il delicato tema della disabilità da una prospettiva inconsueta, quella di coloro a cui la vita ha portato in dono un fratello o una sorella “speciali”.

Protagoniste due giovani donne i cui rispettivi ruoli di studentessa e professoressa sembrerebbero suggerire distanze e incomunicabilità, e che invece si scoprono unite (galeotto fu un tema di italiano) dalla non comune condizione di siblings. Una inattesa “sorellanza” che le porterà ad affrontare insieme un percorso di crescita ed esperienze condivise e ad abbandonare a poco a poco difese e reticenze, fino a rispecchiarsi l’una nell’altra.
Una storia dal sapore autentico e sincero, raccontata con freschezza e originalità, grazie anche alla sapiente orchestrazione a voci alterne della…

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La MAPPA, di Wislawa Szymborska

MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

Piatta come il tavolo

sul quale è posata.

Sotto – nulla si muove,

né cerca uno sbocco.

Sopra – il mio fiato umano

non crea vortici d’aria

e lascia tranquilla

la sua intera superficie.

Bassopiani e vallate sono sempre verdi,

altopiani e montagne sono gialli e marrone,

oceani e mari – di un azzurro amico

sui margini sdruciti.

Qui tutto è piccolo, vicino, alla portata.

Con la punta dell’unghia posso schiacciare i vulcani,

accarezzare i poli senza guanti grossi,

posso con un’occhiata

abbracciare ogni deserto

insieme al fiume che sta lì accanto.

Segnalano le selve alcuni alberelli

tra i quali è ben difficile smarrirsi.

A est e ovest, sopra e sotto

l’equatore, un assoluto

silenzio sparso come semi,

ma in ogni seme nero

la gente vive.

Forse comuni e improvvise rovine

sono assenti in questo quadro.

I confini si intravedono appena,

quasi esitanti – esserci o non esserci?

Amo le…

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Cos’è, creatura amata … da “D’improvviso e altre poesie scelte” Edizioni Via del Vento, Pistoia 2006 musica tratta da Corde Oblique-In the temple of Echo di Riccardo Prencipe, lettura di DOMENICO PELINI

Cos’è, creatura amata..da “D’improvviso e altre poesie scelte” Edizioni Via del Vento, Pistoia 2006 musica tratta da Corde Oblique-In the temple of Echo di Riccardo Prencipe

Cos’è, creatura amata, questa luce arata dal destino, la trasparenza dove continuo a vederti, che inchioda la mia anima al tuo viso? Lo bacio nell’assenza, l’accarezzo come nei sogni si sfiora il nostro desiderio ,quello che nella veglia si sottrae .Se chiudo gli occhie vorrei soffocarmi nel cuscino i tuoi si accampano nel sonno e in questa specie di morte fanno il nido. Al mio risveglio li ritrovo, principio della luce. Così i tuoi occhi sono la notte e il giorno, la mia fuga nei sogni e il mio ritorno. Se non fossero lì, custodi del silenzio, chi mai difenderebbe il labile confine che sta tra il sonno e la mia fine?

Vincenzo Guarracino. Leopardi en el cine – in Revista La Otra

guarracino-vincenzo

Profesor, poeta y traductor italiano Vincenzo Guarracino nos lleva de la mano a una de sus pasiones y erudiciones, Giacomo Leopardi, a quien ahora enfoca desde la pantalla grande.

A pesar de su carácter solitario (“Eremita de los Apeninos”, en su propia definición de sí mismo), Giacomo Leopardi vive en el imaginario de todos, además de por lo fascinante de su pensamiento y su vida, en ciertos versos de vertiginosa profundidad (Arcano è tutto / fuor che il nostro dolor”), en ciertas patéticas invocaciones (“Silvia, rimembri ancora…?”), en ciertas desconsoladas conclusiones (“Perì l’inganno estremo, / ch’eterno io mi credei. Perì…”). Pero, quizá, sobre todo por su poesía  El Infinito: “apertura musical de una nueva era”, según De Sanctis, o “canto raptado” por una exigencia espiritual, a decir de un poeta como Davide Maria Turoldo.
Es justamente en torno a este idilio donde se han concentrado reflexiones e interpretaciones empeñadas en resolver el “enigma” Leopardi, con lenguajes y perspectivas muy diversas; tres entre ellas: la música ligera (una cancioncita de 1968 de Jonny Dorelli  titulada L’immensità), la publicidad  (con un verso “e il naufragar m’è dolce in questo mare” utilizado en clave promocional) y por último el cine.
Dejando de lado la adaptación a la pantalla y el teatro de las Operette Morali (entre ellas elDialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggiere, de Ermanno Olmi en 1954) y un título, Vaghe stelle dell’Orsa, de Luchino Visconti en 1965, extraído del comienzo del canto Le ricordanze, la fortuna de Leopardi en el cine parte precisamente de aquí, de la película Idillio de Nelo Risi, seguido de Pisa donne e Leopardi, dirigido por Roberto Merlino, y por el reciente Il giovane favoloso de Mario Martone. Junto a estos, merece una mención la palícula Marco Tullio Giordana, I Cento Passi del 2000

segue

tutto l’articolo qui

 

Sorgente: Vincenzo Guarracino. Leopardi en el cine – Revista La Otra

Le opere di Eugenio Montale, riassunto – in Studia Rapido

Le opere di eugenio montale
Le opere di Eugenio Montale: Ossi di seppia, Le occasioni, La bufera e altro, Satura. Spiegazione semplice, chiara e completa. Le opere di Eugenio Montale: Ossi di seppia Il punto di partenza dell’itinerario poetico di Montale è segnato dalla raccolta Ossi di seppia pubblicata nel 1925. A questa prima edizione seguirono poi quelle del 1928 […]

Le opere di Eugenio Montale, riassunto

Sorgente: Le opere di Eugenio Montale, riassunto – Studia Rapido

Franco Spazzi, La cuscénza di tram, note di Alberto Casiraghy e Alberto Castaldini, Interlinea edizioni, 2011

Franco Spazzi è un archeologo della lingua.

Franco Spazzi è di più: è un unico inventore della lingua, a partire da quelle profondità.

Ringrazio tantissimo A.B. che me lo ha fatto conoscere e ringrazio Franco per avermi fatto dono di questa sua preziosa opera.

La parola “opus” si addice alle sue creazioni

Paolo Ferrario, 9 febbraio 2017


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nel rosso intenso, trasparente e indelebile

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SONIA SCARPANTE, Natale, da la cura di se

Natale 

 

Nebbia grigia che ricopre campi

di insaziabile caducità,

passo lento che respira

attimi di sospensione verso il nulla,

in quel non esserci

che ci distanza dalla presenza attiva.

 

Tintinnio augurale che apre

a visioni giovanili,

crepitii di braci in camini obsoleti

mentre un piccolo soffio di luce

apre lo spiraglio verso comete azzurrognole.

 

Ci sarà il tempo della rovina

e quello dell’ armonia,

ci sarà il tempo dell’idiozia

e quello della comunanza divina,

ci sarà l’uomo che saprà avvicinarsi

con un sorriso tenue

e quello della quiete natalizia

dove rintocchi fievoli di tempo scandito

saranno il tepore a nostre intime appartenenze.


Sorgente: {la cura di se}

Fogliaresi Mauro , Angri Gin UN CUORE ALL’INDICE. Parole sospese del libraio annuvolato, Dominioni Libri, 2016

Coatesa sul Lario e dintorni

Fogliaresi Mauro , Angri Gin

UN CUORE ALL’INDICE.

UN CUORE ALL’INDICE.

CODICE: N470

Editore: Oltre il giardino

pp 152, cm 20×23,5, con fotografie

Anno: 2016

Lingua: italiano

Prezzo: 27,00

Quantità:

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Parole sospese del libraio annuvolato.

 
FOTOGRAFIE DI GIN ANGRI

Sorgente: Dominioni Libri

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SILVIO RAFFO, VEGLIA D’AUTUNNO, New Press edizioni, nella collana Il Cappellaio Matto, diretta da Vincenzo Guarracino, 2016. Salotto letterario e reading con Silvio Raffo, poeta, romanziere, saggista e docente universitario di letterature comparate, Istituto Carducci, viale Cavallotti 7, ore 18, 29 novembre 2016. Presentazione di Vera Fisogni

introduzione di Vera Fisogni


Silvio Raffo legge alcune poesie sull’autunno e presenta il suo libro:

Coatesa sul Lario e dintorni

VEGLIA D’AUTUNNO
Istituto Carducci, viale Cavallotti 7, ore 18, ingresso libero
http://www.italian-poetry.org/immagini/raffo_silvio/silvio_raffo.jpg
Salotto letterario e reading con Silvio Raffo, poeta, romanziere, saggista e docente universitario di letterature comparate.
http://www.associazionecarducci.it/

raffo3818


introduzione di Vera Fisogni


Silvio Raffo legge alcune poesie sull’autunno e presenta il suo libro:


VINCENZO CARDARELLI

Autunno.

Già lo sentimmo venire

nel vento d’agosto,

nelle piogge di settembre

torrenziali e piangenti,

e un brivido percorse la terra

che ora, nuda e triste,

accoglie un sole smarrito.

Ora passa e declina,

in quest’autunno che incede

con lentezza indicibile,

il miglior tempo della nostra vita

e lungamente ci dice addio.

SETTEMBRE A VENEZIA

DI V. CARDARELLI

 

Già di settembre imbrunano

a Venezia i crepuscoli precoci

e di gramaglie vestono le pietre.

Dardeggia il sole l’ultimo suo raggio

sugli ori dei mosaici ed accende

fuochi di paglia, effimera bellezza.

E cheta, dietro le Procuratìe,

sorge intanto la luna.

Luci festive ed…

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OTTOBRE, di Vincenzo Cardarelli

Ottobre
Un tempo, era d’estate,
era a quel fuoco, a quegli ardori,
che si destava la mia fantasia.
Inclino adesso all’autunno
dal colore che inebria;
amo la stanca stagione
che ha già vendemmiato.
Niente più mi somiglia,
nulla più mi consola,
di quest’aria che odora
di mosto e di vino
di questo vecchio sole ottobrino
che splende nelle vigne saccheggiate.

V. Cardarelli

poesie di GRAZIELLA MOLINARI lette da BETTY MOLINARI: LA CA’ DI NONI e NOTT DE SAN LUREENZ, testi e video, 11 agosto 2016

POESIA E POTERE – di Giovanni NUSCIS

La poesia e lo spirito

potere

Pur ritenendo illuminante, per affrontare il tema, la lettura diretta di alcuni testi poetici non è forse inutile fare una breve premessa.
Inizierei intanto con due definizioni, una di poesia e una di potere, tra quelle che mi paiono più appropriate nell’economia del discorso.
Poesia (dal dizionario Garzanti) è “l’arte e la tecnica di comporre versi o, più generalmente, di esprimere in forme ritmiche (estranee alla prosa) idee, sentimenti e realtà secondo la propria visione del mondo”.
Potere (definizione sociologica da http://www.sapere.it/enciclopedia) “capacità di assumere decisioni che determinino comportamenti di altri, entro una relazione sociale che coinvolge gruppi o singoli individui. Il potere implica, perciò, la possibilità di ricorrere a strumenti in grado di imporre la decisione presa a soggetti che non la condividano. In questa prospettiva, il potere si manifesta come esercizio possibile di mezzi che spaziano dall’influenza personale (compresa la seduzione) al più brutale impiego della violenza fisica.”

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L’INIZIO DI UNA SEDIA, da Cos’era, di Mark Strand, tradotta da Damiano Abeni, Donzelli Poesia, 1999

Coatesa sul Lario e dintorni

Cos’era

da “Blizzard of one”

I
Era impossibile da immaginare, impossibile
da non immaginare; la sua azzurrezza, l’ombra che lasciava,
che cadeva, riempiva l’oscurità del proprio freddo,
il suo freddo che cadeva fuori da se stesso, fuori da qualsiasi idea
di se’ descrivesse nel cadere; un qualcosa, una minuzia,
una macchia, un punto, un punto in un punto, un abisso infinito
di minuzia; una canzone, ma meno di una canzone, qualcosa che
affoga in se’, qualcosa che va, un’alluvione di suono, ma meno
di un suono; la sua fine, il suo vuoto,
il suo tenero, piccolo vuoto che colma la sua eco, e cade,
e si alza, inavvertito, e cade ancora, e cosi’ sempre,
e sempre perche’, e solo perche’, essendo stato, era…

II
Era l’inizio di una sedia;
era il divano grigio; era i muri,
il giardino, la strada di ghiaia; era il modo in cui
i ruderi di…

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POESIE – dal taccuino di Paolo Gironi

Un semplice taccuino, una raccolta dei versi che ho incontrato e, non volendo perdere, ho trascritto.Ho finito il mio vecchio quaderno con la copertina verde e nera. Continuo qua.

Sorgente: Poesia – dal mio taccuino

Alma Gattinoni e Giorgio Marchini presentano Dare tempo al tempo. Variazioni sul tema della poesia del Novecento. Dialoga con gli autori lo scrittore Paolo Di Paolo, da BiBazz | Giovedì 29 settembre

INCONTRO CON ALMA GATTINONI E GIORGIO MARCHINI
Libreria Ubik, piazza San Fedele 31, ore 18, ingresso libero
https://traccesent.files.wordpress.com/2016/09/fronte_dare-tempo-al-tempo.jpg
Alma Gattinoni e Giorgio Marchini presentano Dare tempo al tempo. Variazioni sul tema della poesia del Novecento. Dialoga con gli autori lo scrittore Paolo Di Paolo.
Dare tempo al tempo raccoglie, intorno a un grande tema poetico, filosofico e umanissimo, come quello del Tempo, centotrenta autori italiani del Novecento, rappresentati ciascuno da un solo testo e proposti in sequenza alfabetica. Il criterio anticronologico, apparentemente burocratico e casuale, produce una rete estesissima di relazioni, di rimandi, di “accoppiamenti giudiziosi”, tra poeti molto diversi per personalità, stili, generazioni. Nell’approccio al tema e nell’originalità di lettura, poeti minori, più nel senso della notorietà che della qualità, coesistono con i poeti laureati ormai diventati classici, come Bertolucci, Caproni, D’Annunzio, Fortini, Giudici, Gozzano, Luzi, Marin, Montale, Pascoli, Pasolini, Penna, Quasimodo, Raboni, Rebora, Rosselli, Saba, Sereni, Ungaretti, Zanzotto. Poeti della prima metà del secolo convivono con tutti i protagonisti della poesia più recente. e anzi, proprio dal loro incontro, un insieme di voci autonome, divise da selettori gerarchici stereotipati, diventa un ensemble armonico.

Sorgente: BiBazz | Giovedì 29 settembre

Peter Handke, Elogio dell’infanzia: “Quando il bambino era bambino, era l’epoca di queste domande: perché io sono io, e perché non sei tu? perché sono qui, e perché non sono lì? quando comincia il tempo, e dove finisce lo spazio? …  – da Berlino Magazine

Peter Handke, Elogio dell’infanzia

Quando il bambino era bambino,
camminava con le braccia ciondoloni,
voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente
e questa pozzanghera il mare.

Quando il bambino era bambino,
non sapeva di essere un bambino,
per lui tutto aveva un’anima
e tutte le anime erano un tutt’uno.

Quando il bambino era bambino
non aveva opinioni su nulla,
non aveva abitudini,
sedeva spesso con le gambe incrociate,
e di colpo si metteva a correre,
aveva un vortice tra i capelli
e non faceva facce da fotografo.

Quando il bambino era bambino,
era l’epoca di queste domande:
perché io sono io, e perché non sei tu?
perché sono qui, e perché non sono lì?
quando comincia il tempo, e dove finisce lo spazio?
la vita sotto il sole è forse solo un sogno?
non è solo l’apparenza di un mondo davanti al mondo
quello che vedo, sento e odoro?
c’è veramente il male e gente veramente cattiva?
come può essere che io, che sono io,
non c’ero prima di diventare,
e che, una volta, io, che sono io,
non sarò più quello che sono?

Quando il bambino era bambino,
si strozzava con gli spinaci, i piselli, il riso al latte,
e con il cavolfiore bollito,
e adesso mangia tutto questo, e non solo per necessità.

Quando il bambino era bambino,
una volta si svegliò in un letto sconosciuto,
e adesso questo gli succede sempre.
Molte persone gli sembravano belle,
e adesso questo gli succede solo in qualche raro caso di fortuna.

Si immaginava chiaramente il Paradiso,
e adesso riesce appena a sospettarlo,
non riusciva a immaginarsi il nulla,
e oggi trema alla sua idea.

Quando il bambino era bambino,
giocava con entusiasmo,
e, adesso, è tutto immerso nella cosa come allora,
soltanto quando questa cosa è il suo lavoro.

Quando il bambino era bambino,
per nutrirsi gli bastavano pane e mela,
ed è ancora così.

Quando il bambino era bambino,
le bacche gli cadevano in mano come solo le bacche sanno cadere,
ed è ancora così,
le noci fresche gli raspavano la lingua,
ed è ancora così,
a ogni monte,
sentiva nostalgia per una montagna ancora più alta,
e in ogni città,
sentiva nostalgia per una città ancora più grande,
ed è ancora così,
sulla cima di un albero prendeva le ciliegie tutto euforico,
com’è ancora oggi,
aveva timore davanti a ogni estraneo,
e continua ad averlo,
aspettava la prima neve,
e continua ad aspettarla.

Quando il bambino era bambino,
lanciava contro l’albero un bastone come fosse una lancia,
che ancora continua a vibrare.

Peter Handke, Lied Vom Kindsein

Als das Kind Kind war,
ging es mit hängenden Armen,
wollte der Bach sei ein Fluß,
der Fluß sei ein Strom,
und diese Pfütze das Meer.

Als das Kind Kind war,
wußte es nicht, daß es Kind war,
alles war ihm beseelt,
und alle Seelen waren eins.

Als das Kind Kind war,
hatte es von nichts eine Meinung,
hatte keine Gewohnheit,
saß oft im Schneidersitz,
lief aus dem Stand,
hatte einen Wirbel im Haar
und machte kein Gesicht beim fotografieren.

Als das Kind Kind war,
war es die Zeit der folgenden Fragen:
Warum bin ich ich und warum nicht du?
Warum bin ich hier und warum nicht dort?
Wann begann die Zeit und wo endet der Raum?
Ist das Leben unter der Sonne nicht bloß ein Traum?
Ist was ich sehe und höre und rieche
nicht bloß der Schein einer Welt vor der Welt?
Gibt es tatsächlich das Böse und Leute,
die wirklich die Bösen sind?
Wie kann es sein, daß ich, der ich bin,
bevor ich wurde, nicht war,
und daß einmal ich, der ich bin,
nicht mehr der ich bin, sein werde?

Als das Kind Kind war,
würgte es am Spinat, an den Erbsen, am Milchreis,
und am gedünsteten Blumenkohl.
und ißt jetzt das alles und nicht nur zur Not.

Als das Kind Kind war,
erwachte es einmal in einem fremden Bett
und jetzt immer wieder,
erschienen ihm viele Menschen schön
und jetzt nur noch im Glücksfall,
stellte es sich klar ein Paradies vor
und kann es jetzt höchstens ahnen,
konnte es sich Nichts nicht denken

und schaudert heute davor.

Als das Kind Kind war,
spielte es mit Begeisterung
und jetzt, so ganz bei der Sache wie damals, nur noch,
wenn diese Sache seine Arbeit ist.

Als das Kind Kind war,
genügten ihm als Nahrung Apfel, Brot,
und so ist es immer noch.

Als das Kind Kind war,
fielen ihm die Beeren wie nur Beeren in die Hand
und jetzt immer noch,
machten ihm die frischen Walnüsse eine rauhe Zunge
und jetzt immer noch,
hatte es auf jedem Berg
die Sehnsucht nach dem immer höheren Berg,
und in jeder Stadt
die Sehnsucht nach der noch größeren Stadt,
und das ist immer noch so,
griff im Wipfel eines Baums nach dem Kirschen in einemHochgefühl
wie auch heute noch,
eine Scheu vor jedem Fremden
und hat sie immer noch,
wartete es auf den ersten Schnee,
und wartet so immer noch.

Als das Kind Kind war,
warf es einen Stock als Lanze gegen den Baum,
und sie zittert da heute noch.

Sorgente: L’Elogio dell’infanzia, la splendida poesia di Handke con cui inizia Il cielo sopra Berlino – Berlino Magazine