29 marzo 1516. Cinquecento anni dall’apertura del  primo ghetto ebraico della Storia, quello di Venezia, di Paolo Salom

Il primo ghetto

di Paolo Salom

La data, innanzitutto: 29 marzo 1516. Dunque oggi fanno cinquecento anni esatti. Da cosa? Dall’apertura — ma forse dovemmo usare il termine contrario, «chiusura» — del primo ghetto ebraico della Storia, quello di Venezia. L’etimologia della parola è nota: nel quartiere, la contrada di San Girolamo, un tempo era presente una fonderia, ormai in disuso («geto») che diede il nome a un’istituzione prossima a diventare una costante in tutta l’area del Mediterraneo. Insomma, gli ebrei, considerati popolo senza terra e senza cittadinanza (dunque privi di diritti), venivano confinati in un’area specifica della città dalla quale non potevano uscire se non con permessi particolari.
E comunque i ghetti erano circondati da mura e chiusi da cancelli: cancelli che venivano serrati la sera e aperti soltanto all’alba. Questa la vicenda di secoli degli ebrei d’Europa, che ebbe fine soltanto con l’emancipazione frutto dell’Illuminismo e delle libertà civili che man mano permearono la vita delle nazioni. Le porte e le mura del ghetto di Venezia furono abbattute nel 1797, con l’arrivo in Laguna dei francesi «rivoluzionari». L’ultimo ghetto a uscire dalla Storia? Quello di Roma. Soltanto nel 1870, con la Breccia di Porta Pia, gli ebrei che vivevano nella capitale del cristianesimo da oltre 2000 anni poterono uscire alla luce del sole: e diventare cittadini.

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TIVERON ELISABETTA, Quaderno degli orti veneziani, Kellermann Editore, 2013

Il Quaderno degli orti veneziani

 

quaderno-ortiAutore: Elisabetta Tiveron
Titolo: Il Quaderno degli orti veneziani
Formato: cm. 15 x 21
Pagine: 80
Prezzo: 9,00 EURO
ISBN: 978-88-86089-59-3
Data pubblicazione: 2009
Collana: Quaderni

Chi non conosce Venezia? Almeno sui libri, tutti (fosse anche una volta) hanno visitato la citta’ d’acqua. Ma forse se ci fate caso, a Venezia non avete mai visto degli orti. Ecco allora che Elisabetta Tiveron ci porta in giro per calli e campielli alla scoperta di quelli che sono (o almeno sono stati) il motore economico della citta’ lagunare. Per secoli i campi erano verdi e le mucche, le pecore e anche i maiali vi potevano pascolare. Ancora oggi qualcuno ricorda qualche vecchia stalla dove si poteva andare a prendere il latte appena munto. Venezia e’ anche questo: una sorpresa continua, ed Elisabetta non manca di portarci a gustare qualche cicchetto in qualche vera osteria veneziana

Sorgente: Kellermann Editore – Il Quaderno degli orti veneziani

una proposta di lavoro mi consentirà di andare a TRIESTE e VENEZIA, 17-19 marzo 2016

La stagione delle riforme: cosa cambia nel lavoro sociale?

(cod. corso 04/16)

venerdì 18 marzo 2016

vai all’intero programma di formazione per il 2016

Sorgente: IRSESS – Istituto Regionale per gli studi di Servizio Sociale di Trieste: PROGRAMMA DELLE INIZIATIVE FORMATIVE 2016 « POLITICHE SOCIALI e SERVIZI

FERRARIO TS 18 MARZO

Iosif Brodskij letto da Domenico Pelini: “ti svegli in questa città tra lo scrosciare festoso delle sue innumerevoli campane, come se dietro le tendine di tulle della tua stanza tutta la porcellana di un gigantesco servizio da tè vibrasse su un vassoio d’argento nel cielo grigio perla …”

D’inverno, specialmente la domenica, ti svegli in questa città tra lo scrosciare festoso delle sue innumerevoli campane, come se dietro le tendine di tulle della tua stanza tutta la porcellana di un gigantesco servizio da tè vibrasse su un vassoio d’argento nel cielo grigio perla. Spalanchi la finestra, e la camera è subito inondata da questa nebbiolina carica di rintocchi e composta in parte di ossigeno umido, in parte di caffè e di preghiere. Non importa la qualità e la quantità delle pillole che ti tocca inghiottire questa mattina: senti che per te non è ancora finita. … In giorni come questi la città sembra davvero fatta di porcellana: come no, con tutte le sue cupole coperte di zinco che somigliano a teiere, o a tazzine capovolte, col profilo dei suoi campanili in bilico che tintinnano come cucchiaini abbandonati e stanno per fondersi nel cielo.

(Iosif Brodskij, Fondamenta degli incurabili, Adelphi, 1991, Milano, p. 29)

da Iosif Brodskij, FONDAMENTA DEGLI INCURABILI, Adelphi 1989, pag.40 e pag. 29

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