La CANZONE ITALIANA 1871 – 2011. Storie e testi, a cura di Leonardo Colombati, Mondadori/Ricordi, 2 Volumi, 2011, 2848 pagine. Indice del libro

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In occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, Mondadori presenta la prima storia e antologia della canzone popolare e d’autore: un fenomeno di grandissima rilevanza culturale che ha accompagnato la nostra storia, anno dopo anno. Un’opera di immensa ricchezza, contestualizzata con cura rigorosa, un avvincente percorso a tappe che documenta l’evoluzione di un talento naturale degli italiani. Spesso connotata come “leggera” rispetto alla musica classica, la canzone rappresenta una delle forme più autentiche e originali d’espressione, specchio fedele di una società nelle sue varie sfaccettature, voce dei suoi desideri e anima delle sue passioni. Partendo dall’Inno di Mameli, passando dalla canzone napoletana di Libero Bovio alle atmosfere del Cafè-chantant, dagli autori sconosciuti dei canti popolari in dialetto ai poeti della formacanzone e ai più recenti successi di Sanremo, l’autore accompagna il lettore alla scoperta di epoche e vibrazioni diverse: un’occasione per comprendere chi eravamo e chi siamo.

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FRIDA BOLLANI MAGONI suona il piano e canta: La cura; Hallelujah; A quartet past wonderful, l’Inno di Mameli; Caruso

FRIDA BOLLANI MAGONI suona e canta ‘La cura’ di Battiato

In occasione della cerimonia per i 75 anni della Festa della Repubblica, Frida Bollani Magoni, figlia 16enne di Stefano Bollani e della cantante Petra Magoni, ha eseguito al pianoforte ‘La cura’ uno dei brani più celebri di Franco Battiato. Ad applaudire l’esibizione della giovane artista, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

ANTONIO BRESCHI, musicista

Antonio Breschi è un compositore, pianista e scrittore italiano.
Le sue prime basi sono state jazzistiche e classiche.
Diplomato al Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze, dove ha studiato anche tromba, è stato uno dei precursori del piano flamenco e del piano celtico.
Nascita22 luglio 1950
 
 

informazioni in rete

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bacheca in  youtube:

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“Non abbiamo altro scopo, per quanto mi riguarda, che riflettere il nostro tempo”, Nina Simone

Non abbiamo altro scopo, per quanto mi riguarda, che riflettere il nostro tempo, le situazioni intorno a noi e le cose che sappiamo dire con la nostra arte, le cose che milioni di persone non sanno dire.

Penso che questa sia la funzione dell’artista e, naturalmente, chi di noi è così fortunato, lascia un’eredità che sopravvivrà quando non ci saremo più”

Francesco Gabbani, Spazio Tempo (colonna sonora della serie televisiva Un professore, RaiUno, 2021)

Nella confusione, miliardi di persone, solo un’occasione quaggiù. Tra l’azzurro e il buco nell’ozono, tra John Lennon, Paul e Yoko Ono, il passato non dimentica, il futuro fa ginnastica, si prepara tutti i giorni per te, canta un po’ Albachiara e un po’ My Way, schiaccia il tasto REC e il tasto PLAY. E poi così, tu sei qui, Natale in un qualsiasi lunedì, Houdini, che toglie le catene al mondo, e in fondo un inganno non è. È solo una follia, un salto nel vento, un‘ora nello spazio, un punto nel tempo, è un giorno che va via, un appuntamento, un battito perpetuo, che dura un momento

Nei millenni tutti gli anni, aspettando primavera, un Platone, un Botticelli d’emblée, la maieutica del fai da te, vuoi morire, vivere con me. E poi così, il tuo ritorno, eclissi in un qualsiasi mezzogiorno, mi trasformo, cercando luce in fondo al mondo, e insieme un inganno non c’è. È solo una follia, un salto nel vento, un’ora nello spazio, un punto nel tempo, è un giorno che va via, un appuntamento, un battito perpetuo, che dura un momento, ma il momento per fermare il tempo, non è mai. E capirò se capirai, che è per sempre.

Ornella Vanoni – Un sorriso dentro al pianto, con Francesco Gabbani. Compositori: Luigi De Crescenzo / Ornella Vanoni / Francesco Gabbani

E adesso che dovrei posare per l’ennesima fotografia
Sai dirmi tu per caso la migliore inquadratura quale sia?
Ormai che con un selfie fai vedere tutto a tutti e così sia
Ce la incorniciamo?
O la butto via?
Parole sulle note sono state la migliore compagnia
Per affrontare la stupidità abbiamo ancora l’allegria
Se il cielo concedesse un po’ di grazia ad ogni anima quaggiù
Io sarei una santa
Anima che canta
Che canta in equilibrio sopra un’emozione
Che capovolge l’esistenza alle persone
Che non si può spiegare fino in fondo
Ma che resta in fondo al cuore
Io sono tutto l’amore che ho dato
Tutto l’amore incondizionato
L’imbarazzo dietro al vanto
Un sorriso dentro al pianto
Io sono tutto l’amore che ho dato
Mare in tempesta e cielo stellato
Poco prima di uno schianto
Un sorriso dentro al pianto
E adesso che mi chiedi di sorridere vorrei dimenticare
Ferite da leccare e grandi amori solo da desiderare
Se l’universo scomparisse in un istante e non ci fosse più
Io sicuramente
Resterei per sempre
Per sempre in equilibrio sopra a un’emozione
Che capovolge l’esistenza alle persone
Che non si può spiegare fino in fondo
Ma che resta in fondo al cuore
Io sono tutto l’amore che ho dato
Tutto l’amore incondizionato
L’imbarazzo dietro al vanto
Un sorriso dentro al pianto
Io sono tutto l’amore che ho dato
Mare in tempesta e cielo stellato
Poco prima di uno schianto
Un sorriso dentro al pianto
E adesso che mi chiedi di sorridere vorrei dimenticare
Fonte: Musixmatch
Compositori: Luigi De Crescenzo / Ornella Vanoni / Francesco Gabbani

BOHEMIAN RHAPSODY – QUEEN, 1975

Is this the real life?
Is this just fantasy?
Caught in a landside,
No escape from reality
Open your eyes,
Look up to the skies and see,
I’m just a poor boy, I need no sympathy,
Because I’m easy come, easy go,
Little high, little low,
Any way the wind blows doesn’t really matter to
Me, to me
Mamaaa,
Just killed a man,
Put a gun against his head, pulled my trigger,
Now he’s dead
Mamaaa, life had just begun,
But now I’ve gone and thrown it all away
Mama, oooh,
Didn’t mean to make you cry,
If I’m not back again this time tomorrow,
Carry on, carry on as if nothing really matters
Too late, my time has come,
Sends shivers down my spine, body’s aching all
The time
Goodbye, everybody, I’ve got to go,
Gotta leave you all behind and face the truth
Mama, oooh
I don’t want to die,
I sometimes wish I’d never been born at all.
I see a little silhouetto of a man,
Scaramouch, Scaramouch, will you do the Fandango!
Thunderbolts and lightning, very, very frightening me
Galileo, Galileo
Galileo, Galileo
Galileo, Figaro – magnificoo
I’m just a poor boy nobody loves me
He’s just a poor boy from a poor family,
Spare him his life from this monstrosity
Easy come, easy go, will you let me go
Bismillah! No, we will not let you go
(Let him go!) Bismillah! We will not let you go
(Let him go!) Bismillah! We will not let you go
(Let me go) Will not let you go
(Let me go)(Never) Never let you go
(Let me go) (Never) let you go (Let me go) Ah
No, no, no, no, no, no, no
Oh mama mia, mama mia, mama mia, let me go
Beelzebub has a devil put aside for me, for me,
For meee
So you think you can stop me and spit in my eye
So you think you can love me and leave me to die
Oh, baby, can’t do this to me, baby,
Just gotta get out, just gotta get right outta here
Nothing really matters, Anyone can see,
Nothing really matters,
Nothing really matters to me
Any way the wind blows…

DA:

Fenomenologia della canzonetta. Usi e abusi della parola, di Gianni De Iuliis, Palomar editrice, 2021

Buon compleanno Fred Buscaglione! alla Officina della Musica, Como 27 nov 21

SABATO 27 NOVEMBRE  ALLE 21:00
Buon compleanno Fred Buscaglione!
L’Officina della Musica – L’Officina della Musica

A 100 anni dalla nascita e 60 anni (+1) dalla scomparsa di Buscaglione, una serata per ricordare il grande Fred.
A parlarne sarà Adriano Giudici, presidente uscente di Famiglia Comasca, e grande appassionato ed esperto di questo artista che ha letteralmente rivoluzionato il panorama musicale italiano.
Dialogando con Il critico de La Provincia Alessio Brunialti, ne ripercorrerà la splendida e purtroppo breve carriera proponendo anche dei rari filmati d’epoca che mostrano Buscaglione nel pieno del suo successo.

La grande rivoluzione di Chopin quando suona BEATRICE RANA, intervista di Alberto Riva in Domani 10 nov 21

  • Ventotto anni, nata a Lecce, Beatrice Rana si è imposta per il virtuosismo e la forza delle sue interpretazioni. Ha suonato con nomi come Valery Gergiev, Trevor Pinnok, Antonio Pappano, Zubin Metha.
  • Appena uscito, il suo nuovo cd dedicato a Chopin si è aggiudicato il Diapason d’Or e il Trophée Radio Classique in Francia ed è entrato nella Top Five di classica del New York Times.
  • Dice la pianista: «Chopin non passa da rivoluzionario perché era una figura così gentile, eppure lo era: ha cambiato la scrittura del pianoforte».

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https://www.editorialedomani.it/idee/cultura/intervista-beatrice-rana-warner-classics-musica-classica-chopin-erozwmz6

Duke Ellington: il Duca in Italia, 60 concerti in 10 tournée (1950-1973): … infine al Politeama di Como il 25 maggio … – in Musica Jazz

Le non poche apparizioni di Duke Ellington nel nostro Paese sono un argomento sul quale mancano spesso informazioni precise e meritano quindi un’indagine più accurata, anche per la mole di musica che ne è scaturita. Basti pensare che dal 1950 al 1973 Ellington diede in Italia almeno una sessantina di concerti in dieci tournée, nelle città più svariate (da Torino a Palermo), e vi effettuò quattro sedute di registrazione. La prima apparizione italiana avvenne nell’ambito di una tournée europea iniziata in Francia il 5 aprile 1950 dopo un lungo viaggio sul piroscafo Île de France e durata ben undici settimane. L’orchestra suonò al teatro Odeon di Milano dal 5 al 9 maggio, a Bologna il 10, a Venezia Lido l’11, al teatro Quirino di Roma dal 12 al 15, alla Pergola di Firenze il 16 e il 17, a Pisa (teatro Verdi) il 18, poi a La Spezia (teatro Monteverdi) il 19, all’Augustus di Genova il 20 e 21, al teatro Alfieri di Torino il 22 e 23, a Bergamo (teatro Duse) il 24 e infine al Politeama di Como il 25 maggio.

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Duke Ellington: il Duca in Italia, 60 concerti in 10 tournée – Musica Jazz

Haruki Murakami, A Sud del confine a Ovest del sole (1992), Feltrinelli, 2005, riflessione di Paolo Ferrario

Antologia del TEMPO che resta

Haruki Murakami è, per me, un autore generazionale.

Intendo per generazionale uno che ha attraversato il mio stesso arco di tempo: quello della seconda metà del novecento.

Murakami ha preso la distanza, un po’ come hanno fatto (rispetto alla loro storia) alcuni protagonisti tedeschi del ciclo Heimat di Edgar Reitz, dalla tradizione giapponese, dai loro rituali imperiali, dalle loro culture così difensive verso l’esterno del mondo.

Murakami è un autore che parla di adolescenze, di maturità, di adultità, di musicalità transculturali. Un suo alter ego si racconta così:

”Sono nato il quattro gennaio 1951, nella prima settimana del primo mese del primo anno della seconda metà del ventesimo secolo. Lo si potrebbe quasi considerare un evento da commemorare ed è per questo che i miei genitori mi hanno chiamato Hajime, che significa “inizio” “

A Sud del confine, a Ovest del sole, pag. 9

In questo romanzo Hajime trascorre la…

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