Festival di Sanremo 2021: BUGO canta ‘E invece sì’

Festival di Sanremo Bugo canta ‘E invece sì’ St 20214 min Nella finale della quinta serata Bugo canta sul palco dell’Ariston il brano ‘E invece sì’ in gara al Festival di Sanremo 2021

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Festival di Sanremo – S2021 – Bugo canta ‘E invece sì’ – Video – RaiPlay

Sanremo 2021, in RaiPlay/Radio2

Radio2 a Sanremo 2021

Rai Radio2 è in diretta dal Glass Box del Teatro Ariston, a pochi metri dal palcoscenico del Festival di Sanremo con tutti i protagonisti della 71a edizione! Andrea Delogu, Ema Stokholma e Gino Castaldo sono al “centro del Festival” su Rai Radio2 per commentare lo spettacolo, la musica e le canzoni e per accogliere gli artisti dopo ogni esibizione per un primo commento a caldo.

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Radio2 a Sanremo – RaiPlay

Musica e cultura: La prima serata della 70esima edizione del Festival di Sanremo ha fatto registrare oltre dieci milioni di spettatori, con una media del 52,2% di share, 6 feb 2020

La prima serata della 70esima edizione del Festival di Sanremo ha fatto registrare oltre dieci milioni di spettatori, con una media del 52,2% di share.

Un risultato che migliora quello dello scorso anno, quando la prima serata del Baglioni bis aveva fatto segnare una media del 49,5% di share con 10 milioni 86 mila telespettatori.

Quella registrata martedì è la media più alta per la prima serata dal 2005, quando il Festival condotto da Paolo Bonolis raggiunse il 54,1%

Paolo Ferrario, ASPETTANDO SANREMO: divagazioni musicali – articolo già pubblicato in Muoversi Insieme di Stannah, 15 febbraio 2010

 

Chi l’ha detto che “sono solo canzonette”?
La domanda si riproporrà anche quest’anno, in occasione del Festival di Sanremo. Eppure Marcel Proust aveva già provato ad avvertirci:

“Non disprezzate la cattiva musica. Il suo posto è nullo nella storia dell’arte, ma immenso nella storia sentimentale della società”.

E, qualche tempo dopo, anche Enzo Jannacci sosteneva un’altra tesi:

“Questa è la canzone intelligente che farà cantar tutta la gente, questa è la canzone intelligente che farà ballar che farà ballar …”.
Il festival di Sanremo, nonostante i suoi 60 anni, continua a rimanere un pezzo della cultura italiana ed è quasi un rito popolare. Vale davvero la pena di viverlo attutendo i pregiudizi intellettuali e provando a comprendere quanto conti per ciascuno di noi la musica e quanto si leghi alla nostra vita.
Il termine “musica” è in stretta assonanza con l’arte delle Muse e, alla sua origine, indicava un insieme di tecniche e attività ispirate alla bellezza e al piacere. Nella mitologia greca le Muse erano le nove figlie di Zeus e di Mnemosine (la Memoria).

E’ questa associazione di piacere, bellezza e capacità di ricordare che ci interessa evocare e inseguire.
Proviamo a fare un lavoro di immaginazione storica che ci conduca alle origini, riflettendo sul fatto che, prima ancora del linguaggio come modalità di comunicazione fra umani, c’era già la musica.

Erano i suoni della pioggia, dei tuoni, del vento, degli animali, della natura che, fuori dai luoghi di riparo, riempivano in modo anche inquietante l’ambiente esterno.

Il neuroscienziato Daniel Levitin ha prodotto una grande mole di dati e informazioni a sostegno della primaria importanza della musica nell’evoluzione umana: essa si è evoluta, fino ad acquisire autonomia e a diventare arte, proprio per promuovere lo sviluppo cognitivo.

In Fatti di Musica (This is Your Brain on Music, 2006), Codice edizioni dice:

“La musica può essere l’attività che preparò i nostri avi pre-umani alla comunicazione verbale e alla flessibilità cognitiva necessaria a diventare umani”.

Lo comprova il fatto che, in ogni società conosciuta, musica e danza sono forme espressive universali. E’ solo negli ultimi 500 anni che la musica è diventata un’attività per spettatori:

“l’idea del concerto musicale – dice ancora Levitin – in cui una classe di “esperti” si esibisce per un pubblico riconoscente è praticamente assente nella nostra storia come specie”.
E’ in questo lunghissimo orizzonte evolutivo che possiamo ripensare il nostro piacere nell’ascoltare (o vedere ed ascoltare) la musica.

Quello che cerchiamo è un’esperienza delle emozioni.

Potremmo dire ancora meglio: ci educhiamo ad entrare in rapporto con le nostre emozioni. La musica serve a trasmettere sentimenti attraverso un rapporto fra i gesti fisici e il suono. Il felice compito del musicista è di mettere assieme il suo stato mentale ed emotivo per comunicarlo a noi: e così facendo, dentro di noi si sviluppa un apprendimento esistenziale.

Ma facciamo una prova, visto che internet ce lo permette. Osserviamo come Nina Simone costruisce con il corpo, le mani e la voce il suo meraviglioso Four Woman:

 

E ancora, guardiamo la faccia beata di Gary Peacock mentre imbocca il paesaggio musicale di quel capolavoro di improvvisazione del Trio Keith Jarrett che è Prism:

 

In queste due interpretazioni si può percepire cos’è la bellezza e come si struttura dentro una relazione.

Ma leggiamo anche le migliaia di commenti che i visitatori di tutto il mondo lasciano: ci renderemo conto che stiamo partecipando ad una esperienza sociale priva di barriere geografiche. Sono solo due esempi (fra i più alti) di quanta strada sia stata fatta nell’evoluzione umana di cui abbiamo parlato.
Ogni volta che un bambino canticchia una filastrocca per imparare le tabelline o un adulto intona una canzone della sua infanzia o adolescenza si riattiva quel processo di crescita evolutiva che abbiamo appena raccontato in modo sommario. Sempre nella prospettiva di legarci alla nostra concreta esperienza, il gruppo di autori cui si rifà Levitin sostiene che il punto di svolta per il gusto musicale si colloca attorno ai 10 anni:

“Da adulti, la musica che ricordiamo con nostalgia, quella che ricordiamo come nostra, corrisponde a quella che abbiamo sentito in quegli anni”.

E’ talmente forte quella impronta che anche nella patologia del morbo di Alzheimer molti degli anziani che ne soffrono riescono a ricordare canzoni imparate in quell’arco di età. Ciò avviene perché quelli sono gli anni della scoperta di sé e, proprio per questo, sono densi di emozione.
Ecco perché il festival di Sanremo può “farci bene”: perché ci aiuta a fissare momenti della nostra biografia e a ricordarli nella forma cantata. Ed anche a canticchiarli come sto facendo ora, mentre scrivo.
Quelli della mia generazione (1948) ricordano alcune canzoni che fanno parte sia della storia culturale italiana, sia di quella personale.
Nel 1951 non c’era ancora la televisione e anche il disco (poi cassetta, Cd e oggi file Mp3) era lontanissimo dalla funzione che svolge attualmente. In quella situazione oggi inimmaginabile la canzone più bella di fu “Grazie dei fior” cantata da Nilla Pizzi:

“Grazie dei fior/fra tutti gli altri li ho riconosciuti/mi han fatto male, eppure li ho graditi/son rose rosse e parlano d’amor”.
Nel 1958 a “Volare” nella mente e nei cuori è lo scatenato refrain di Domenico Modugno: “Poi d’improvviso venivo dal vento rapito/e incominciavo a volare nel cielo infinito” (Nel blu dipinto di blu).

Son passati 50 anni e il motivo è inscritto nella memoria. E’ bello trovarsi a cantarlo.
Nel 1961, a testimoniare una blanda mutazione di costume, Adriano Celentano irrompe sullo schermo televisivo in una scatenata rumba-rock:

“Con 24 mila baci/oggi saprai perché l’amore/vuole ogn’istante mille baci/mille carezze vuole allora”.
Ancora Celentano nel 1966 va al Festival a raccontare gli effetti del dopo boom economico:

“Torna e non trova gli amici che aveva/solo case su case … catrame e cemento” (Il ragazzo della via Gluck).
Queste volevano essere solo alcune reminiscenze per dire che le generazioni sono cresciute e cambiate ascoltando sullo sfondo delle loro vite alcune “canzonette”. Nessuno può ritrarsi dalla modesta ma irresistibile suggestione di certe melodie, parole e voci.
Facciamolo anche in questi giorni del festival di Sanremo 2010.

Ascoltiamo e chiediamoci:

perché questa canzone?

Cosa ha voluto dire?

Cosa porta di nuovo questo cantante?

Cosa c’è di diverso rispetto al passato?


già pubblicato in  Aspettando Sanremo: divagazioni musicali – Muoversi Insieme

Asaf Avidan – ONE DAY – Sanremo 2013

Asaf Avidan, qui all’altezza delle interpretazioni di Nina Simone:

No more tears, my heart is dry I don’t laugh and I don’t cry I don’t think about you all the time But when I do – I wonder why. You have to go out of my door And leave just like you did before I know I said that I was sure But rich men can’t imagine poor. One day baby, we’ll be old Oh baby, we’ll be old And think about the stories that we could have told One day… Little me and little you Kept doing all the things they do They never really think it through Like I can never think you’re true Here I go again – the blame The guilt, the pain, the hurt, the shame The founding fathers of our plane That’s stuck in heavy clouds of rain. One day baby, we’ll be old Oh baby, we’ll be old And think about the stories that we could have told One day… One day… out there, One day… One day baby, we’ll be old Oh baby, we’ll be old Oh baby, we’ll be old Oh baby, we’ll be old One day baby, we’ll be old Oh baby, we’ll be old Oh baby, we’ll be old Oh baby, we’ll be old One day baby, we’ll be old Oh baby, we’ll be old And think about the stories that we could have told.

 

 

Festival di Sanremo: Musica, Canzonette e Biografia, di Paolo Ferrario in Muoversi Insieme Stannah | Tracce e Sentieri

… in ogni società conosciuta, musica e danza sono forme espressive universali. E’ solo negli ultimi 500 anni che la musica è diventata un’attività per spettatori: “L’idea del concerto musicale – dice ancora Levitin – in cui una classe di “esperti” si esibisce per un pubblico riconoscente è praticamente assente nella nostra storia come specie”.
E’ in questo lunghissimo orizzonte evolutivo che possiamo ripensare il nostro piacere nell’ascoltare (o vedere ed ascoltare) la musica. Quello che cerchiamo è un’esperienza delle emozioni. Potremmo dire ancora meglio: ci educhiamo ad entrare in rapporto con le nostre emozioni. La musica serve a trasmettere sentimenti attraverso un rapporto fra i gesti fisici e il suono. Il felice compito del musicista è di mettere assieme il suo stato mentale ed emotivo per comunicarlo a noi: e così facendo, dentro di noi si sviluppa un apprendimento esistenziale. Ma facciamo una prova, visto che internet ce lo permette. Osserviamo come Nina Simone costruisce con il corpo, le mani e la voce il suo meraviglioso Four Woman. E ancora, guardiamo la faccia beata di Gary Peacock mentre imbocca il paesaggio musicale di quel capolavoro di improvvisazione del Trio Keith Jarrett che è Prism. In queste due interpretazioni si può percepire cos’è la bellezza e come si struttura dentro una relazione. Ma leggiamo anche le migliaia di commenti che i visitatori di tutto il mondo lasciano: ci renderemo conto che stiamo partecipando ad una esperienza sociale priva di barriere geografiche. Sono solo due esempi (fra i più alti) di quanta strada sia stata fatta nell’evoluzione umana   SEGUE

L’INTERO ARTICOLO E’ QUI: Ferrario Paolo, Festival di Sanremo, Musica, Canzonette e biografia

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