Riccardo Nencini, in Corriere della Sera 17 febbraio 2020:”un progetto politico che preveda l’apertura ad altri soggetti politici come Azione di Calenda o Europa di Emma Bonino”

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Ricardo Nencini, Presidente del Partito Socialista Italiano:

https://it.wikipedia.org/wiki/Riccardo_Nencini

AUTOCRITICA. Ho avuto troppa fretta ad iscrivermi ad Italia Viva …, Paolo Ferrario , Como 13 febbraio 2020

AUTOCRITICA. Ho avuto troppa fretta ad iscrivermi ad Italia Viva (19 ottobre 2019).

L’ho fatto anche per il maltrattamento che è stato praticato con sadismo interpersonale su Matteo Renzi dall’interno del PD fra il 2014 e il 2019.

Tuttavia NON SONO D’ACCORDO, OGGI, SUL MASSACRO CHE ITALIA VIVA STA FACENDO SULL’UNICO ACCORDO DI GOVERNO POSSIBILE.

La situazione storica che stiamo vivendo mi ricorda tanto gli anni della “Repubblica di Weimar” in Germania che portò all’hitlerismo nazista (salvini minuscolo E’ un nuovo hitler del secondo ventennio del duemila).
Il mio voto è di nuovo in libertà: e voterò per il partito che più insegue il “principio di responsabilità”, che è quello di fare compromessi storici di coalizione.

Mi sono identificato fin dal 1973 nelle politiche di “compromesso storico”. E ancora in quelle mi riconosco. E non nella conflittualità identitaria su cui si sta pericolosamente inclinando Italia Viva di Renzi.

Paolo Ferrario , Como 13 febbraio 2020


risposta ad alcuni commenti:

la tua nozione di “compromesso storico” non è la mia. Io sono nato “berlingueriano” in politica. Allora l’unica possibilità era mettere assieme DC e PCI: e in base al “principio di responsabiltà” lo fecero. e quello era il tempo del terrorismo di destra e di sinistra. le tue parole (tipiche delle psicologie identitarie ) sono del tutto estranee alla mia psicologia che è “constatativa”: oggi è necessario questo compromesso, perchè la situazione è hitleriana. E italia viva si sta comportando da irresponsabile. Ero a un bivio. Ora sono lontano sia dalla strada del PD , sia da quella di Italia Viva. Ho e avrò un solo strumento nelle mie mani (oltre ai miei blog): una scheda elettorale. e il mio voto andrà solo a chi si è comportato con spirito di responsabilità.

aggiungo: la discussione, per quanto mi riguarda, FINISCE QUI. Ho informato solo su un passaggio della mia lettura della situazione politica e non intendo dire altro. Se non continuare ad informare con i miei strumenti analitici e al momento del voto (che non spero prossimo, visto che a vincere saranno due “assassini interiori”: salvini minuscolo e meloni minuscola) decidere dove mettere la X sulla scheda

Il “principio di responsabilita” è una regola fondamentale, per me, nell’agire politico. E purtroppo devo constatare che non è messo in atto da Italia Viva. E così devo , anche qui, constatare che avevo sbagliato nel sostenere questo micro-partito. Comunque termina oggi la mia appartenenza ai partiti che sono in campo. Mi resta solo il diritto di voto: la X che metterò, con attenta valutazione, nelle urne che forse si apriranno in autunno. Nel pieno della pandemia del coronavirus! a conferma della irresponsabilità. Ciao e grazie per le tue parole, caro ***

aggiungo: la discussione, per quanto mi riguarda, FINISCE QUI. Ho informato solo su un passaggio della mia lettura della situazione politica e non intendo dire altro. Se non continuare ad informare con i miei strumenti analitici e al momento del voto (che non spero prossimo, visto che a vincere saranno due “assassini interiori”: salvini minuscolo e meloni minuscola) decidere dove mettere la X sulla scheda

grazie per le tue opinioni. credo di avere chiarito la mia attuale posizione. il mio percorso politico è condensato in queste tracce di memoria biografica e ci sono stati vari passaggi nei quali, purtroppo, ho dovuto ridefinire la mia collocazione politica. il “principio di responsabilità” e il “compromesso” sono due linee guida. Ovvio che i contesti geopolitici mutano. Ma la situazione storica del momento chiederebbe  strategie collaborative e non conflittuali. la storia della repubblica di Weimar (di cui ho parlato spesso nei miei post e su libri usciti proprio in quest mesi) è lì ad insegnare. Far cadere (o anche solo rendere fragile) il governo è una scelta terribile ed irresponsabile. saluti e grazie ancora per l’attenzione

TI RINGRAZIO PER IL TUO RACCONTO BIOGRAFICO. il contesto che stiamo vivendo è pre nazista (salvini è sostanzialmente un hitler del secondo ventennio del 2000). e far barcollare o addirittura far cadere questo governo di compromesso è storicamente irresponsabile. queste sono le mie motivazioni per il ritiro dalla iscrizione a italia viva. ieri ho terminato il mio essere un “simpatizzante/militante”. ho solo il diritto di voto e lo spenderò, spero non a primavera od autunno) per provare a limitare il nazifascismo salviniano e meloniano. ho provato chiarire la mie posizione e valutazione nel post che ho pubblicato sul blog. evidentemente non ci sono riuscito. la mia “militanza politica è lunga (iniziata nel 1973) . e di delusioni ne ho avuta molte e raccontate per frammenti nella mia “autobiografia politica” . ora resto lontano, come su una riva. lontano dal PD , inquinato da odiatori che hanno distrutto il governo 2014/2016. Ma lontano anche da italia viva, che non comprende la pericolosità di questo tempo storico. grazie ancora per la tua attenzione

cara ***, a me sembra che siamo in una situazione STORICA molto difficile. Lo scenario è la vittoria di due partiti di matrice culturale fascinazista (pensa che le meloni vorrebbe ABOLIRE I TRIBUNALI DEI MINORI, nel nome della tutela delle famiglie !!!) in una tale situazione l’unica via è trovare punti di mediazione con i grillini (anche se li detesto) e tenere in piedi il governo. zingaretti si è assunto questa responsabilità. il mio punto di vista è che servono dei COMPROMESSI POLITICI in tale quadro inquietante . e per questo motivo non credo che giovi al sistema politico italiano mostrare continuamente la debolezza della coalizione che si oppone alla deriva fascinazista (so che il contesto geopolitico è diverso: uso questa denominazione per capire il QUADRO entro cui ci muoviamo) per tutte queste ragioni non posso condividere le spallate d italia viva. altra cosa sarebbe se itala viva fosse capace di creare una forza di CENTRO capace di condizionare l’alleanza di centrosinistra.E la strategia identitaria non giova neppure in questa operazione. è per questo che ho preso le distanze. la mia è una decisione del tutto PERSONALE. per me finisce in questo giorni il ruolo di simpatizzante/iscritto e mi assumo solo quello di elettore. quello che conterà, per me, è la X che metterò nell’urna. spero solo che l’offerta politica del centrosinistra offra le necessarie opportunità. e, a questo punto, spero anche molto nella offerta del partito (partitino) di Calenda. MI rendo conto di non sapere rispondere ai TUOI interrogativi. Ho solo provato ad offrirti il mio soggettivissimo PUNTO DI VISTA. grazie per la tua fiducia e stima. e speriamo che prevalga il BUON SENSO e il PRINCIPIO DI RESPONSABILITA’ . ciao e buoni giorni

Ho aderito a IV anche se non mi sono ancora iscritta per poter creare una forza di centro riformista….speriamo ma sono molto pessimista. Buona giornata.
risposta di Paolo
io, nonostante gli eventi di questi giorni, continuo a sperare. mi fa molto piacere che anche tu pensi che senza un “partito di centro” il centrosinistra rischia di non avere futuro. ciao e grazie

tipi di PARTECIPAZIONE POLITICA per intensità di impegno

tipi di PARTECIPAZIONE POLITICA per intensità di impegno:
– il SIMPATIZZANTE
– l’ELETTORE
– l’ISCRITTO al partito
– il MILITANTE di partito
– il DIRIGENTE
– l’ELETTO nelle istituzioni

Per favorire il rapporto con i primi due (simpatizzanti ed elettori) occorrerebbe un impegno attivo e intelligente degli ultimi tre (militanti; dirigenti; eletti)
Come?
Ad esempio con la buona comunicazione e la decrescita felice dei conflitti interni.
Suggerisco il metodo di Rudyard Kipling
Il metodo dei “sei amici che mi hanno sempre spiegato tutto” di Rudyard Kipling: CHI? CHE COSA? DOVE? QUANDO? COME? PERCHE’?, Slides di Paolo Ferrario. #chichecosadovequandocomeperche

iscrizione a ITALIA VIVA, 19 ottobre 2019. www.italiaviva.it/

il sito di ITALIA VIVA:

https://www.italiaviva.it/

 

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vedi anche:

ALLA LEOPOLDA NASCE ‘ITALIA VIVA’. ECCO IL SIMBOLO


Al via presso la storica stazione Leopolda di Firenze «Leopolda 10 – ItaliaVentinove», la decima edizione della manifestazione organizzata da Matteo Renzi. Ernesto Ferrara su la Repubblica: «Meno reduci e più pionieri. Salvo colpi di scena, non ci saranno tanti volti delle origini come Luca Lotti e David Ermini, nemmeno le ex ministre Pinotti e Madia, difficilmente si vedranno sindaci da sempre renzianissimi come Giorgio Gori, Antonio De Caro, Matteo Biffoni. Però per la prima volta alla Leopolda, accanto ai big never ending del renzismo come Maria Elena Boschi, metteranno piede l’ex sottosegretario forzista Gabriele Toccafondi e con lui vari pezzi del centrodestra fiorentino e dell’ambiente di Comunione e liberazione, la senatrice ex grillina Silvia Vono, e chissà se si vedrà pure Renata Polverini. Niente bandiere del Pd come sempre, ma stavolta l’assenza sarà giustificata. […] Siamo a 10 anni, questa Leopolda è cresciuta. Cominciò nell’ottobre del 2009 nella vecchia stazione ferroviaria con Renzi sindaco di Firenze che indossava un maglioncino viola e lanciava la rottamazione, nel frattempo ha fatto il premier e poi ha perso tutto, è stato segretario del Pd al 41% e poi l’ha sprofondato al 18. Alla Leopolda del 2019 – che inizia venerdì 18 alle 18 e finisce domenica alle 13.30 – per la prima volta il popolo di questa kermesse troverà quello che ogni anno ha in qualche misura chiesto: un altro partito, il partito di Renzi. Un soggetto meno di sinistra e meno legato alla “ditta”. Così sia. Il senatore fiorentino ha appena fondato Italia Viva, e proprio alla Leopolda partirà il tesseramento: per ogni nuovo iscritto (si pagheranno 10 euro, pare) sarà piantato un albero, i primi forse già domenica mattina alle Cascine in una cerimonia: l’albero di Renzi. Chi ci sarà? Il programma? Tutto ancora in elaborazione. I numeri sono invece imponenti: “Siamo a 20 mila iscritti, quasi il triplo dell’anno scorso”, già rivendicavano gli organizzatori sabato scorso»


cronologia (da https://www.matteorenzi.it/enews) :

Cosa è accaduto alla Leopolda.

 

– È nato un partito. Con la presentazione del bellissimo simbolo in un momento di grande emozione, ma anche con la carta dei valori redatta da Gennaro Migliore e Lisa Noja. Chi ha suggerimenti per emendarla può scriverci a cartadeivalori@italiaviva.it: ascolteremo infatti i suggerimenti di tutti prima di ufficializzarla

– Abbiamo iniziato le iscrizioni: ci siamo dati degli obiettivi. Cinquanta parlamentari entro la fine dell’anno. Trenta consiglieri regionali entro la fine dell’anno (siamo partiti da Lombardia, Basilicata, Liguria. In arrivo Lazio, Sicilia, Friuli Venezia Giulia). Cento sindaci da qui alla fine dell’anno. E diecimila iscritti entro la fine dell’anno, solo che in questo caso abbiamo raggiunto l’obiettivo in due giorni, meglio così. Chi vuole iscriversi o dare una mano con idee e sostegno economico a Italia Viva trova qui il link. Ricordo che per ogni iscritto Italia Viva pianta un albero, come abbiamo iniziato a fare con Ettore e Teresa alla Leopolda

– Il mio intervento. Ho spiegato perché questa legislatura andrà al 2023, perché faremo ciò che ha fatto Macron assorbendo voti a sinistra e a destra, perché proponiamo al PD di non litigare ma di seguire insieme certi progetti come quello di Ventotene, perché noi siamo alternativi a Salvini, che è un piccolo don Abbondio senza coraggio, perché  – come diceva Aldo Moro – dobbiamo stare dalla parte delle cose nuove che nascono.

– Molti interventi sono stati bellissimi, molto più belli del mio. Non potendo segnalarli tutti, segnalo solo quelli di alcune donne. Perché le donne sono la colonna portante di Italia Viva. A cominciare da Teresa Bellanova, da Isabella Conti, la giovane sindaco di San Lazzaro di Savena, a Lucia Annibali, da Lisa Noja, che ha presentato il manifesto dei valori o Maria Chiara Gadda, che ha presentato il piano di investimenti ambientali. E ancora persone straordinarie come Claudia, una giovane farmacista che combatte la SLA. O toste amministratrici di piccole realtà come Marianna, che guida il comune di Castrocaro. Giovani bravissime come le quattro presentatrici della Leopolda a cominciare da Benedetta, giovane dirigente di Italia Viva, che porta con sé il sogno di ripartire da Amatrice dove ha perso la mamma. E naturalmente la ministra Elena Bonetti, che ci ha raccontato il FamilyAct dopo l’introduzione del professor Rosina. Chi ci ha fatto emozionare più di tutti è stata sicuramente Nasrim, la comandante curda che la prima sera ci ha commosso con le sue lacrime in diretta Skype da Kobane

– Chi ha avuto la pazienza di seguire la Leopolda (e non le ricostruzioni fantasiose che spesso se ne fanno) avrà sentito le proposte su Internet, sui trasporti, sulla famiglia, sull’ambiente. Adesso la sfida è quella di rilanciare. Nei prossimi giorni organizzeremo un seminario sull’evasione fiscale, sulla revisione della spesa, sulle infrastrutture da sbloccare. Noi dalla nostra parte abbiamo i fatti come splendidamente dimostrato dal professor Marco Fortis in questa presentazione, che andrebbe girata a tutti gli scettici. Forse non siamo simpatici, come ci siamo detti da Fabio Fazio l’altra sera. Ma per guidare un Paese occorre la competenza, non la capacità di raccontare le barzellette. Il populismo, il qualunquismo, la superficialità ti fanno prendere like ma ti portano in recessione.

Insomma: siamo pronti a una bellissima sfida. Da qui a tre anni, con passo da maratoneta, costruiremo una Casa viva e vivace. Proiettata sul futuro ma ancorata ai nostri valori. Chi vorrà venire a darci una mano è il benvenuto!

mi ricordo un pezzo importante della mia BIOGRAFIA POLITICA (fine anni ’70): amministratore dell’allora CSZ – Consorzio Sanitario di Zona di Como. In: SETTIMI Lamberto, TISO Enzo, Lavoro e salute a Como alla fine del Novecento. Protagonisti, luci e ombre di un’esperienza straordinaria. Documenti e testimonianze sull’attività dello SMAL (Servizio di Medicina per gli Ambienti di Lavoro), NodoLibri, 2019

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il ragionamento “togliattiano” di Giuliano Ferrara, L’anno bellissimo del monocolore del Bisconte. Analisi logica, in Il Foglio 14 agosto 2019

il ragionamento “togliattiano di Giuliano Ferrara, L’anno bellissimo del monocolore del Bisconte. Analisi logica, in Il Foglio 14 agosto 2019
– i grillozzi hanno vinto le elezioni politiche con il 32 %
– il truce ha il 17 %
– bisconte faccia un monocolore con i grillozzi
– il PD (secondo arrivato alle urne del 2018) sostiene questo governo quasi istituzionale: “fiducia tecnica al monocolore e discussione parlamentere di volta in volta sulle scelte qualificanti”

vai a

L’anno bellissimo del monocolore del Bisconte. Analisi logica – Il Foglio

Mobilitarsi per una destra non truce – di Claudio Cerasa, in Il Foglio 3/4 agosto 2019

Il partito di Emmanuel Macron, partendo dal nulla, è arrivato da zero a ventiquattro punti percentuali nel giro di un anno, tra il 6 aprile del 2016 e il 9 maggio del 2017. I Verdi tedeschi, ripartendo quasi da zero, sono arrivati nel giro di due anni dall’8,9 per cento conquistato alle elezioni federali del 2017 al 20,5 per cento delle elezioni europee del 2019. Il Brexit Party di Nigel Farage, cominciando praticamente da zero, il 26 maggio del 2019, sempre alle europee, è arrivato al 30,5 per cento appena due mesi dopo essere nato. Il partito con cui Zuzana CČaputová, a marzo, è diventata presidente della Slovacchia, Slovacchia Progressista, è arrivato al 40,57 per cento dopo appena due anni di vita. Lo stesso partito di Matteo Salvini, la Lega, è passato nel giro di sei anni dal 4,3 per cento del 2013, elezioni politiche, 1.328.555 voti, al 34,26 per cento del 2019, elezioni europee, con 9.175.208 di elettori conquistati.

Nella politica moderna, come sanno bene in Italia anche Matteo Renzi e Luigi Di Maio, i voti vanno e vengono con una velocità disarmante, i consensi sono sempre più legati ai sogni di un leader che al brand di un partito e basta un nulla a volte, un messaggio indovinato, un volto azzeccato, uno slogan riuscito, una formula appropriata, per far scattare una scintilla e far cambiare il trend politico di un paese. Lo spazio per rimescolare le carte esiste anche nel nostro paese e se i dati diffusi ieri da Euromedia Research sono attendibili, la fetta di paese liquida alla ricerca di una nuova proposta politica è sempre più grande e si aggira ormai attorno al 31 per cento degli elettori potenziali.

Il grande non detto che riguarda l’Italia relativo all’espressione “nuova proposta politica” è che la vera anomalia del nostro paese non è tanto l’avere un partito socialdemocratico che si aggira attorno al 20 per cento. Ma è avere un partito conservatore incapace di comprendere una verità che meriterebbe di non essere più nascosta: l’ascesa di Matteo Salvini è simmetrica alla discesa del partito di Silvio Berlusconi (il Pdl aveva 6.829.587 voti nel 2013, con il 22,3 per cento dei consensi, Forza Italia nel 2019 è arrivata a 2.351.673 di voti, con l’8,78 per cento dei consensi). E il successo della Lega non si può capire senza mettere a fuoco quella che è le vera anomalia italiana: l’assenza di una destra non truce.

In nessun paese d’Europa esiste una destra non truce in difficoltà come lo è in Italia e fino a quando non si avrà il coraggio di studiare fino in fondo questo fenomeno l’Italia sarà condannata a essere l’unico grande paese dell’Europa continentale ad avere, in cima alla sua piramide del consenso, una destra pericolosa, dannosa, statalista, xenofoba e persino illiberale. Per quanto possa sembrare difficile da immaginare il vero spazio d’innovazione della politica italiana non ha a che fare con la nascita di piccoli o grandi partitini di centro ma ha a che fare con la trasformazione radicale di un partito di centrodestra che dopo aver fatto la storia d’Italia ha bisogno di riscrivere un’altra storia. E per farlo ha bisogno di generare competizione, di aprire i suoi steccati, di emanciparsi dal salvinismo, di essere percepito come un argine e non più un complice del trucismo, di raccogliere le migliori energie del paese, di mettere da parte i volti dei protagonisti del passato, di convocare primarie aperte e di non chiedere più al suo fondatore di fare quello che non è più giusto chiedergli, ovvero essere il front runner unico del suo partito.

Il centrodestra forse non se ne rende conto, ma in una fase politica in cui l’elettorato fatica a premiare quello che è percepito come l’unico partito alternativo a quelli che si trovano al governo (il Pd, secondo un sondaggio Ghisleri pubblicato il 2 agosto da Euroweek News, sarebbe sceso al 20 per cento, con il M5s al 18 e la Lega al 36) la presenza sulla scena pubblica di una destra non truce, gagliarda, rinnovata, competitiva, combattiva, non sottomessa al sovranismo, capace cioè di essere popolare senza essere populista, avrebbe le caratteristiche per essere la grande novità che manca alla politica italiana. Lo spazio c’è, il sogno è possibile e le idee non mancheranno. A condizione che le rivoluzioni non vengano fatte a metà, che la competizione non sia farlocca e che la traiettoria sia chiara. Vogliamo le primarie, vogliamo un partito popolare, vogliamo volti che sappiano incarnare il sogno di una destra non truce. Se lo volete anche voi scriveteci qui e pubblicheremo il vostro appello, le vostre idee, i vostri nomi: destranotruce@ilfoglio.it.

da

Mobilitarsi per una destra non truce – Il Foglio

Mostra fotografica dell’ex Sindaco di Como ANTONIO SPALLINO e inaugurazione dell’archivio sulla sua attività, venerdì e sabato 21-22 giugno 2019. Articolo di Stefano Ferrari in La Provincia 7 giugno 2019 e di Alessio Brunialti in La Provincia del 20 giugno 2019. La mostra sarà liberamente visitabile dalle ore 15:00 fino alle 18:30 di venerdì 21 giugno e dalle 10:00 alle 12:30 di sabato 22 giugno

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MOSTRA FOTOGRAFICA E PRESENTAZIONE ARCHIVIO ANTONIO SPALLINO

21/22 giugno 2019

Antonio Spallino

Dopo un anno di lavoro, nella mattinata di venerdì 21 giugno presenteremo alla stampa l’archivio “Antonio Spallino.

Contenendo l’archivio anche numerose immagini, con Enzo Pifferi abbiamo colto l’occasione per organizzare una mostra fotografica che ne ripercorre il sentiero di vita, mentre in salone sarà proiettato un video di circa 200 immagini digitalizzate.

La mostra sarà liberamente visitabile dalle ore 15:00 fino alle 18:30 di venerdì 21 giugno e dalle 10:00 alle 12:30 di sabato 22 giugno.

Risorse:

View original post

elezioni europee: Il 26 maggio 2019 VOTO PD – Partito Democratico. Ho individuato le mie tre preferenze: MORANDO ENRICO, TINAGLI IRENE, AVANZA CATERINA (circoscrizione italia nord occidentale). Per non votare il capolista, affossatore, con bertinotti minuscolo, del primo governo Prodi e maiorino minuscolo, odiatore di MATTEO RENZI

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Idem sentire in POLITICA con Sebastiano, conosciuto su facebook grazie al gruppo Amici di Emanuele Severino, 20 maggio 2019

Sebastiano Dell’Albani

Il PD è l’unico partito – non sto parlando dei suoi dirigenti che hanno fatto errori mostruosi, l’ultimo dei quali è stato bruciare Matteo Renzi- che può fare il bene dell’Italia adottando, come sembrava stesse facendo Renzi una politica riformista e socialista prima che il referendum del Dicembre 2016  lo mettesse fuori gioco. In Italia c’è assolutamente bisogno di un vero partito socialista riformista sull’esempio e l’insegnamento dei grandi socialisti: Turati, Pertini, Nenni.

Paolo Ferrario, Ipotesi e proposte per un impegno di lavoro politico, in Il Gallo, Genova, Marzo 1970, p. 17-19 (con un nitido ricordo di Nanda Cairoli, che lo fece pubblicare in quella rivista)

votazione alle PRIMARIE del PD: voto alla lista ROBERTO GIACHETTI/SEMPRE AVANTI, domenica 3 marzo 2019. Diario politico da questa data

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promemoria:

la fase del Governo Renzi: https://mappeser.com/category/politica-italiana/fasi-storiche-della-politica-italiana/governo-renzi-2014-2016/

Massimo Recalcati, 2016:  https://mappeser.com/2016/11/06/massimo-recalcati-quando-guardo-la-sinistra-del-no-non-posso-non-vedere-tre-grandi-sintomi-conservatorismo-fascinazione-masochistica-per-il-no-e-sintomo-del-paternalismo-alla-leopolda7-6-novem/

ricorda Umberto Minopoli:

“Giachetti e Ascani in campo hanno consentito che Zingaretti rimuovesse i tre pilastri della sua iniziale proposta: il polo con i 5 Stelle, la riedizione del modello di Unione di Prodi che guarda a sinistra ( luogo del nulla); il superamento del Pd per riaccogliere Leu. Ora che ha vinto che fara’ Zingaretti? (4 marzo 2019)”

5 marzo 2019

Matteo Renzi: “Al Segretario l’augurio più affettuoso di buon lavoro. La mia speranza è che adesso non si ricominci col fuoco amico, che io ho conosciuto bene come vittima. Si faccia politica, dunque, lasciando il Pd fuori dalle beghe di cortile delle correnti interne”

AUDIO dell’intervento di ROBERTO GIACHETTI, candidato alla carica di Segretario Nazionale del Partito Democratico, 3 febbraio 2019. #sempreavanti


ASCOLTA L’AUDIO dell’intervento di ROBERTO GIACHETTI


“Io vorrei che tra noi ci dicessimo una cosa chiara, il momento del Congresso non è il momento dell’unità, ma quello in cui devono emergere le nostre diversità. Se non ci fossero posizioni diverse ci sarebbe un solo candidato. L’unità ci deve essere dopo il Congresso, una volta discusso e scelto. L’unità che non c’è stata nei cinque anni scorsi e che è l’unica che io riconosco all’interno del partito”

“Come possono stare insieme chi ha realizzato il Jobs act e chi vuole cancellare, dove c’è chi come Marco Minniti ha fatto una straordinaria politica sull’immigrazione e chi lo considera uno schiavista. Come può stare insieme il mio presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e chi ritiene che l’operato di quel governo è senza appello. E’ un problema che non riguarda me, ma che deve emergere. Dobbiamo dirci come stanno le cose”.

“Noi pensiamo che la risposta ai problemi del Paese sia stata già tracciata e dev’essere implementata. Voglio fare un appello a tutti i parlamentari che appoggiano le altre mozioni, il lavoro che serve a questo Paese è il vostro lavoro. La nostra mozione dice che noi rivendichiamo il lavoro fatto al governo. Noi difendiamo le riforme che hanno fatto la storia di questo Paese, noi a differenza delle altre mozioni che sostenete difendiamo il lavoro che parlamentari e ministri hanno fatto nella passata legislatura”

“E poi sulle alleanze, vogliamo dire agli elettori quali sono le alleanze che vogliamo fare. Il campo è lo stesso, gli unici nel nostro campo che non sono stati nostri alleati erano quelli di Leu. Se mi dite che l’allargamento delle alleanze significa allearsi con loro, io dico senza di noi”

fonte informativa

Giachetti: “L’unità ci deve essere dopo il Congresso, una volta discusso e scelto”


vedi anche l’AZIONE LEGISLATIVA E DI GOVERNO DEL PERIODO 2013-2018:

LEGGI e DECRETI NELLA FASE POLITICA 2013/2018

modulo di TESTAMENTO BIOLOGICO – dichiarazione di volontà anticipata per i trattamenti sanitari, proposto dalla associazione Libera Uscita

tipi di PARTECIPAZIONE POLITICA per intensità di impegno. In ricordo di LIBERO FUMAGALLI, primi anni ’70

tipi di PARTECIPAZIONE POLITICA per intensità di impegno:
– il SIMPATIZZANTE
l’ELETTORE
l’ISCRITTO al partito
– il DIRIGENTE
l’ELETTO nelle istituzioni

Per favorire il rapporto con i primi due (simpatizzanti ed elettori) occorrerebbe un impegno attivo e intelligente degli ultimi tre (iscritti; dirigenti; eletti).
Come?
Ad esempio con la buona comunicazione e la “decrescita felice” dei conflitti interni.
Suggerisco il metodo di Rudyard Kipling
http://mappeser.com/…/le-politiche-sociali-e-i-sei-amici-c…/

CARTE COMUNISTE – Storie di donne e uomini di Como e del suo territorio, VENERDI’ 16 NOVEMBRE 2018, ore 18.00  presso la Pinacoteca Civica di via Diaz, 84 a Como

CARTE COMUNISTE – Storie di donne e uomini di Como e del suo territorio
presentazione pubblica conclusiva del progetto di riordino e inventariazione informatizzata dell’archivio del Partito Comunista – Federazione di Como (poi PDS e DS)
finanziato da Fondazione Avvenire tramite un bando di Regione Lombardia, con la partecipazione DI
Istituto di Storia Contemporanea Pier Amato Perretta di Como
Camera del Lavoro di Como
Partito Democratico comasco.
Un importante lavoro di recupero di una parte della memoria storico-politica del nostro territorio, un patrimonio archivistico che verrà condiviso e messo a disposizione di studiosi e di tutti i cittadini.
L’evento di presentazione è fissato per
 VENERDI’ 16 NOVEMBRE 2018 alle ore 18.00
presso la Pinacoteca Civica di via Diaz, 84 a Como.
Carte Comuniste
Il progetto “Carte comuniste”  di riordino e inventariazione informatizzata dell’archivio del Partito Comunista – Federazione di Como (poi PDS e DS) finanziato da Fondazione Avvenire con la partecipazione  di Istituto Storico di Como, Camera del Lavoro di Como e PD di Como, nel quadro di un bando di Regione Lombardia, è stato completato nei termini previsti dal bando  e tutti i documenti sono ora depositati presso la sede di Fondazione Avvenire in Via Anzani, 14 – Como.
Il repertorio informatizzato sarà prossimamente disponibile sul sito http://www.fondazioneavvenire.it/ .
La realizzazione del progetto è stata affidata alla società Scripta di Como

1967-1969: il giornale studentesco LA VASCA, Como. Il ricordo indelebile di Lorenzo Arduini, Lorenzo Dominioni, Giorgio Legrenzi, Bruno Veronelli, Enzo Facchetti, Maria Colombo … Copertine e indici

Mostra organizzata da Chiara Milani

  in collaborazione con l’Istituto Pier Amato Peretta,

alla Biblioteca di Como, Aprile 2018

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FRONTESPIZI E INDICI della VASCA

1967-1969

1967

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1968

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1969

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FERRAROTTI FRANCO, TAMBURRANO GIUSEPPE, FORNARI FRANCO, BORGNA GIANNI, OLIVERIO ALBERTO, BAGET BOZZO GIANNI, MAGLI IDA, In nome del padre, Laterza, 1983. Indice del libro

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via FERRAROTTI FRANCO, TAMBURRANO GIUSEPPE, FORNARI FRANCO, BORGNA GIANNI, OLIVERIO ALBERTO, BAGET BOZZO GIANNI, MAGLI IDA, In nome del padre, Laterza, 1983. Indice del libro – MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

Sociologia a Trento negli Anni Sessanta, dal blog ilsemedellutopia.blogspot.it di Cataldo Marino

A cosa può essere utile l’elenco dei primi 346 laureati in Sociologia in Italia e delle tesi da essi presentate alla fine del corso degli studi? Dal punto di vista pratico, a nulla. Ma l’Istituto Superiore di Scienze Sociali di Trento negli anni ’66 -’70 ha avuto una storia tutta sua e chi lo ha frequentato si ritrova, quasi mezzo secolo dopo, con uno ‘spirito di corpo’ che credo non trovi paragone in altre università ed altre facoltà, ed è forse assimilabile solo a quello dei bersaglieri e dei partigiani. L’elenco potrebbe allora servire per ‘ritrovarsi’ in questo vasto web e per ricordare tempi molto particolari.
Trento era una città piccola, la si attraversava da un capo all’altro facilmente anche senza autobus, e in quegli anni diventò la meta di studenti di tutte le regioni d’Italia. In un paese ancora frantumato dai dialetti e dalle diverse usanze, noi studenti, lì, trovammo subito un’identità comune. Non eravamo isolati, come avevo sperimentato a Roma personalmente in ottobre e novembre del ’66 prima del trasferimento, ma uniti dalla voglia di capire – con la presunzione di una maggiore scientificità – il mondo in cui vivevamo. La ricchezza di una diversa provenienza e il desiderio di mescolarsi per quel fine comune furono la specificità di quegli anni in quella città.

vai all’intero articolo

Il seme dell’utopia – Blog Socio…logico: Sociologia a Trento negli Anni Sessanta

XVII Congresso provinciale della federazione comasca del PCI, 17-18 febbraio 1990. E’ il congresso che sancisce il cambio di denominazione da PCI a PDS: PAOLO FERRARIO è eletto nel Comitato federale

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da

INDAVURU BENEDETTO, Democrazia Cristiana e Partito Comunista Italiano nella Provincia di Como. Cronistoria attraverso i congressi (1945-2007), 2016

Avendo conosciuto i “sinistri estremi” alla Università di Trento (1969-1972) e nei vari anni di militanza nel Pci/Pds/PD devo, per onestà intellettuale, dire che condivido (quasi) parola per parola l’articolo di Diego Minonzio, direttore della Provincia, pubblicato il 3 dicembre 2017: DUCETTI DA STRAPAZZO E LA SINISTRA SUPERIORE

I ducetti da strapazzo
e la sinistra superiore
Alla fine degli anni Ottanta, lo storico Renzo De Felice concesse un’intervista a Giuliano Ferrara per il Corriere della Sera. In sintesi, l’autore della monumentale biografia di Mussolini destinata a cambiare per sempre la storiografia sugli anni della dittatura, sosteneva l’abrogazione della legge Scelba, ritenendo ormai cessato il pericolo di ricostituzione del partito fascista.

Apriti cielo. La Sapienza di Roma divenne una bolgia, con una contestazione studentesca che andò avanti per mesi. Nulla di nuovo, in verità, visto che già negli anni Settanta De Felice aveva subito le angherie degli studenti, anche se ai suoi colleghi “revisionisti” andò molto peggio. Rosario Romeo, autore della fondamentale biografia su Cavour, fu aggredito, con pistola alla tempia, e rinchiuso nel suo studio nella facoltà di Lettere, mentre il filosofo Lucio Colletti fu minacciato di morte e dovette trasferirsi all’ateneo di Losanna. Formidabili quegli anni.

Naturalmente, nessuno – tranne rare e coraggiose eccezioni – dei grandi pensatori dei grandi media che grandeggiano sulle sorti della nostra grande nazione spese una parola su queste intimidazioni – in perfetto stile fascista – e nessuno degli studenti organici della rivoluzione permanente si interrogò nemmeno un secondo sulla costrizione del libero pensiero e della libertà personale – in perfetto stile fascista – di autorevoli studiosi che condividevano il difetto di non accucciarsi sulla vulgata comunista-conformista-resistenziale. E chi scrive questo pezzo ricorda ancora un allucinante servizio televisivo nel quale si vedeva un ragazzotto con le stigmate del perfetto trozkista con villa in Sardegna – verboso, pulcioso, forforoso – sbraitare in faccia all’attonito professore le contraddizioni del sistema capitalistico, il complotto demo-pluto-giudaico-massonico, le angherie del padronato e la rivolta del popolo in armi. Ed eravamo alla vigilia della caduta del Muro. Grottesco.

Bene. Togliete la kefiah unta e bisunta e le espadrillas scalcagnate e infilate un bomber e gli anfibi e poi trovate la differenza. Non c’è alcuna differenza. È la stessa fuffa. La stessa sbobba. La stessa fogna. Solo che i docenti – e gli altri – che non la pensavano in sinistrese potevano essere insultati, contestati, zittiti e minacciati, perché era – ed è – intollerabile che qualcuno esprimesse idee contrarie al mainstream, al pensiero unico boldriniano che dà la linea in questa repubblica delle banane. Se invece le stesse istanze arrivano da una banda di poveracci analfabeti con la crapa rasata scatta l’allarme neonazista e la mobilitazione delle masse, dei reduci, dei combattenti, dei sindacalisti, dei fuori corso in scienze politichem dei contadini, dei kolchoz e pure dei sovkhoz.

Ora, che sia chiaro. Il blitz dei naziskin a Como è una roba che fa schifo. Una evidente violenza psicologica, un’irruzione grezza, gretta e inaccettabile dentro un consesso di persone miti e perbene, un’ingerenza autoritaria con tanto di lettura di un documento talmente straboccante di panzane, strafalcioni e cialtronate da poter essere sommerso da una risata o da un ricovero coatto in fiaschetteria. E comunque, nel caso il codice penale lo accerti, si proceda con processi, sentenze e condanne. Punto. Ma da qui a scatenare il Circo Barnum è una cosa da matti. Innanzitutto perché Como non è l’Alabama degli anni Cinquanta né tantomeno la Berlino degli anni Trenta, come è stata invece dipinta da qualche giornalone e da qualche tg à la page. E poi, soprattutto, perché si può accettare tutto in questo mondo di ciarlatani, ma davvero tutto, soprattutto in campagna elettorale, ma la doppia morale, per favore, no.

Se il codice etico condiviso prevede che non si censuri il pensiero di nessuno e non si imponga con la forza, fisica o psicologica, la propria idea a nessuno, allora lo si fa rispettare in tutti i casi. Tutti. E se è così, allora qualche cervellone benpensante dovrebbe spiegare perché non è lecito fare un’irruzione nella sede dell’associazione pro migranti ed invece è lecito farla durante le lezioni del politologo liberale Angelo Panebianco, perché non è lecito picchiare un giornalista a Ostia e invece è lecito che i centri sociali pestino i poliziotti e distruggano auto, vetrine, negozi, perché non è lecito contestare un politico di sinistra e invece è lecito prendere a sassate uno di destra, perché non è lecito che un bagnino ubriaco di Chioggia declami frasi del duce in spiaggia e invece è lecito vezzeggiare Castro, il Che, Moretti (Mario) e la Faranda, con tanto di pugni chiusi e stracci rossi al seguito.

La doppia morale è un frutto marcio che sottende il più grave dei peccati, il peccato originale della sinistra: la presunzione di superiorità antropologica dalla quale discende il potere assoluto di distinguere la verità dall’errore, il santo dall’empio, il lecito dall’illecito. E secondo il quale ciò che è vietato agli altri è permesso a lei. Un vero razzismo etico che alberga nel mondo di sopra e che non tiene in alcun conto le pulsioni del mondo reale. È questo il nodo della vicenda. Anche perché il gioco politico è evidente. In questo momento storico c’è bisogno per l’ennesima volta di impalcare il fronte popolare contro l’Uomo Nero e quindi, invece di combatterlo con la buona politica e gli atti di governo, l’imperativo è screditare lui e i suoi supposti alleati da un punto di vista morale, antropologico, appunto. La strategia perfetta per farlo rivincere. Statisti.

Ecco, la sinistra invece di perdersi in macchiettistici allarmi democratici, dovrebbe chiedersi come mai in questi anni di rivoluzione tecnologica e sociale non abbia mai elaborato un’idea alternativa credibile ai modelli dominanti facendo così germinare negli esclusi, negli umiliati, negli offesi, negli ultimi – che dovrebbero costituire il suo popolo, o no? – la sensazione che solo fuori dal sistema, di cui la sinistra fa parte a pieno titolo, si trovino le armi della contestazione. Questo è il punto. Altro che i ducetti da strapazzo.

d.minonzio@laprovincia.it
Diego Minonzio

Post su Politica e biografia di Paolo scritti da Paolo Ferrario
TRACCESENT.COM

replico qui il mio intervento di questa mattina a favore del Documento congressuale PD, AVANTI INSIEME, a sostegno della candidatura di Matteo Renzi, Como, 1 aprile 2017

 

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Vai al documento congressuale AVANTI INSIEME:

il PD nella fase Renzi (2013-2016): la dissipazione del patrimonio, dal 4 dicembre 2016 a oggi:

il risultato a Como

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sinistre scissioniste e la teoria dei “virus del Bertinotti”, VIDEO di CORRADO GUZZANTI

alcune varianti dei virus (solo una parte nella vasta gamma di “sinistre”)
sinistra sinistra,
sinistra comunista,
sinistra socialista,
sinistra democratica,
sinistra dei lavoratori,
sinistra italiana,sinistra alla sinistra del PD,
sinistra bersaniana,
sinistra d’alemiana,
sinistra cuperliana,
la sinistra di Vendola,
la sinistra di Civati,
la sinistra di Ferrero
la sinistra antagonista
la sinistra degli indignados
la sinistra dei podemos
la sinistra internazionalista di lotta comunista
… eccetera …

dopo il 1989, data dell’implosione del sistema degli stati comunisti, è finito un secolo e mezzo di storia della sinistra europea, incominciata con il Manifesto del Partico comunista del febbraio 1848, di Giovanni Cominelli

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dopo il 1989, data dell’implosione del sistema degli stati comunisti, è finito un secolo e mezzo di storia della sinistra europea, incominciata con il Manifesto del Partico comunista del febbraio 1848. Alla fine di questa storia, è saltato il concetto di sinistra, così come era stata pensata. Così, in discussione non c’è soltanto se le politiche siano o no “di sinistra”, ma, più radicalmente, che cosa sia “sinistra”. È a partire dal trauma del 1989 che risultano più comprensibili le convulsioni dentro il PD e alla sua sinistra.

La storia per capire

Fino al 1848, la gerarchia dei valori-vincoli della sinistra era stata quella canonizzata dalla Rivoluzione francese: liberté, égalité, fraternité. Marx la capovolse: prima la fraternité (quella della ”classe” del proletariato sfruttato), poi l’égalité di tutti i cittadini (dalla quale, per tutto il lasso di tempo del socialismo, prima dell’arrivo del paradiso terrestre del comunismo, sono esclusi i cittadini-proprietari dei mezzi di produzione), poi la liberté. Questa è stata la piattaforma del movimento operaio, prima socialista e, dal 1921, comunista. Non senza importanti variazioni: il Programma di Gotha del 1875 della nascente socialdemocrazia tedesca fu criticato da Marx, perchè alla dittatura del proletariato preferiva la democrazia parlamentare per realizzare i fini del socialismo. Ciò che univa – ed ha continuato a farlo fino ad oggi – la socialdemocrazia classica e i Partiti comunisti europei era il riferimento al proletariato – poi classe operaia, poi lavoro, poi lavori – quale base sociale e soggetto ontologico e storico della sinistra. Chi è di sinistra, deve fare/dire per i lavoratori. Se non fa/dice, non è di sinistra. Peggio: è un traditore della sinistra.

Chi non è di sinistra. Prima la libertà, poi la giustizia

Perciò non sono di sinistra Blair, Valls, Macron, Schroeder; non era di sinistra Craxi, non lo è Renzi.

tutto l’articolo qui:

Sorgente: La segreteria PD. Renzi. La vecchia sinistra e l’irrefrenabile tendenza al suicidio – Notiziario SantAlessandro

breve dialogo di storia politica: i socialisti, Craxi e l’allora Pci

scrive C.N.

C’è una parte del Paese che si indigna per la proposta di intitolare a Craxi una via o una piazza: niente da dire però sul fatto che viali e tangenziali vengano intitolate ad un assassino seriale, sicario di Stalin come Palmiro Togliatti..!

 

rispondo:

da ex iscritto al Pci nel periodo 1973-1989 ti dico: avevate ragione VOI. Non NOI , gli antropologicamente diversi. Quando ero a militare (1973) un commilitone democristiano (e quindi da me detestato) mi disse: “guarda che pisciamo tutti allo stesso modo”

CREDEVO di essermi iscritto al PD Partito Democratico. In questi mesi (referendum sulla riforma costituzionale 4 dicembre 2016) scopro che c’è un ALTRO PD: il PD2 (di d’alema, bersani e altri), 7 dicembre 2016

Quando nel 2014 (dopo una lunga militanza nel Pci/Pds/Ds) mi sono iscritto al PD Partito Democratico

CREDEVO di essermi iscritto al PD Partito Democratico

in questi mesi (referendum sulla riforma costituzionale 4 dicembre 2016)

scopro che c’è un ALTRO PD

il PD2 (di d’alema, bersani e altri)

Questo mette fortemente in crisi quella decisione.

Tutto dipende dalla Direzione del PD di questo pomeriggio.

Spero di non dover fare un altro “to cross the line”

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  • PCI/PDS/PD dal 1973 al 2001
  • poi iscrizione “a tempo” al  PD, direzione Matteo Renzi

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Sconfitto il mio voto. Sconfitta una fase della vita politica italiana. Ha vinto l’odio. Solo l’odio. Un grazie a Matteo Renzi che ha fatto tutto il suo possibile, con stile. Ma lo stile non piace al 60% degli elettori italiani, Paolo Ferrario, 4 dicembre 2016

MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

Sconfitto il mio voto.
Sconfitta una fase della vita politica italiana.
Ha vinto l’odio. Solo l’odio
E un grazie a Matteo Renzi che ha fatto tutto il suo possibile, con stile. Ma lo stile non piace al 60% degli elettori italiani

Stile è riuscire a portare bene un peso assegnato.
Significa reggere tale peso tentando di utilizzare in maniera concentrata tutte le energie disponibili, anche e soprattutto quelle minime.

Stile è quell’obbligo morale che dovremmo imporci per essere all’altezza delle situazioni e delle attese.

Stile è la capacità di comprendere e agire con equilibrio, adattando la propria forza ai compiti che ci aspettano.

Giovano ancora in questo augurio due antiche esortazioni.

Age quod agis, “Fai bene quello che stai facendo”, dicevano i latini.

Ne quid nimis, “Nulla di troppo, senza esagerare”, dicevano i greci e, ancora, ci hanno riportato i latini.



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Roberto Festorazzi, GLI ARCHIVI DEL SILENZIO: libro-inchiesta che dimostra come documenti e testimonianze siano stati “neutralizzati” dal super-apparato degli Istituti storici della Resistenza

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Questo libro-inchiesta dimostra come documenti e testimonianze dirompenti, che consentono di fare piena luce sui delitti e misteri del dopo Dongo, siano stati “neutralizzati” dal super-apparato degli Istituti storici della Resistenza. Un intero archivio di carte scottanti e inedite è stato posto a disposizione dell’autore, per la realizzazione di questo libro, dal comandante “Stefano”, Mario Tonghini, classe 1923, protagonista della Resistenza lariana. Ne emergono casi clamorosi, come l’oblio calato sulla figura del comandante “Riccardo”, Oreste Gementi, che condivise con il capitano “Neri” l’effettiva leadership militare della Resistenza nel Comasco, ma non si allineò alla “verità di partito” imposta dal Pci sulla morte di Mussolini, e tentò di fermare la devastante onda rossa di terrore che passò attraverso l’eliminazione sistematica dei partigiani dissenzienti e l’occultamento delle prove dell’incameramento dell’oro di Dongo e dei delitti conseguenti.

Sorgente: Edizioni Ritter – Gli archivi del silenzio

LUCIANO VIOLANTE, la Costituzione e una parte della cultura del ciclo PCI-PDS-PD, in Il Foglio.it – 3 dicembre 2016

L’Oscar come miglior interprete di questo film andato in scena durante la campagna elettorale – la Conversione – è un signore di 75 anni che ha cominciato la sua carriera come giudice a Torino (1977), l’ha proseguita come politico nel Pci (1979) e l’ha suggellata con una presidenza della commissione Antimafia (1992) e una presidenza della Camera (1996). Il nome lo avrete capito e coincide con quello di Luciano Violante. Violante è l’uomo simbolo di questi mesi perché il vero tema della campagna referendaria – più del No tattico di Berlusconi, il No strategico di Salvini, il No cialtronesco di Grillo – è stato il motore che ha spinto un pezzo importante della sinistra (compreso Violante) a rinnegare felicemente un pezzo di storia importante della sinistra (di cui Violante ha fatto parte). Ci si può girare attorno quanto si vuole ma la vera novità della campagna referendaria non è stata la conquista da parte di Renzi di qualche elettore e di qualche leader di destra (lunedì vedremo quanti) ma è stata la rottamazione definitiva di alcuni concetti che per decenni hanno plasmato il pensiero unico del progressista collettivo: la difesa a oltranza della Costituzione più bella del mondo (fino al 2006, per la sinistra, toccare la Costituzione significava essere un discendente diretto di Benito Mussolini) e il consenso tacito all’applicazione di un meccanismo perverso in base al quale i magistrati venivano legittimati (dalla sinistra) a fare politica attiva (e invasiva) con la scusa della necessaria difesa della Costituzione più bella del mondo.Sorgente: Il Foglio.it – Edizione Online

La bellezza del riformismo – di CLAUDIO VELARDI, in Buchi Neri, 2 dicembre 2016

moltissimo ha pesato il concreto riformismo di Renzi, incardinato coerentemente in una cultura politica che la storia non ha condannato (a differenza di quanto era capitato a noi, poveri comunisti italiani). E la sua capacità di “fare politica” (come diciamo noi di vecchia scuola), ben celata dietro l’esplosivo vitalismo comunicativo.

Sorgente: La bellezza del riformismo – Buchi Neri