Crociera

lescritteriate

Il canto del mare

fruscio d’onde

gusto salato.

Nel colore nero

del buio della notte

un piccolo mondo galleggiante

trasporta i colori umani del vivere.

Luci, negozi, sale da ballo.

Sui ponti si incontrano e mescolano

babeli di parole, culture e amori.

La cittadella avanza

aprendo le acque

sopra il frangersi dei flutti.

Il canto del mare

si spegne.

Freddo e bagnato,

scuro e cattivo,

lo scoglio si erge

sull’acqua assassina.

Sfugge il controllo

e nel silenzio cupo

solo il rumore del motore che s’arresta.

Un impero si inclina

fra brividi e tremori.

Forse non è pericolo vero.

Poi chi grida, chi scappa, chi prega.

Solo nell’acqua e non posso fare niente.

Dove m’aggrappo?

Come la nave lascia la scia

lascio l’eco di quello che sono.

Una nave più alta che lunga

dall’acqua al cielo

cerca grandezza.

Perché l’uomo tende

all’immensità dell’infinito.

Un istintivo desiderio

di eguagliarsi al meglio,

al…

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28 anni di matrimonio: felice anniversario

Ai nostri carissimi amici Luciana e Paolo
auguriamo un felice anniversario.
Luigina e Chicco
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Auguri infiniti per l’anniversario , domani, del vostro matrimonio…
Un caro abbraccio a te ed a Luciana
Grazia Apisa
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e allora TANTISSIMI AUGURI DI ANNIVERSARIO DI MATRIMONIO!!!

abbracci a entrambi
t
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Aggiungo le mie felicitazioni Carlo F.
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avete scelto proprio una bella data per il vostro matrimonio! auguri affettuosi
ac
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Posso inserirmi anch’io per esprimere sinceri auguri?
g s
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che bello sposarsi il primo giorno di primavera!!! è beneaugurante. un abbraccio felice a voi.
mc
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 Augurissimi!!
e t
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UN  GRANDE  A B B R A C C I O…….P I E N O  DI  A U G U R I…………PER
LE  PROSSIME  TAPPE  I N S I E M E…….
ANNA   E  CARLA
21.03.2013…..BELLA SCELTA….IL 1° GIORNO DI PRIMAVERA !
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Grazie a Chicco e Luigina oggi è stato un giorno speciale: pizza GIARDINO DI KAMUT ad ACQUA E FARINA di Agrate B.

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Oggi è  stato un giorno speciale:

Grazie ai preziosi insegnamenti di  Chicco e Luigina abbiamo pranzato

con la pizza GIARDINO DI KAMUT

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al ristorante/pizzeria Steak House ACQUA E FARINA di Agrate Brianza.

Non c’è modo migliore per “far festa” per il nostro prossimo anniversario di matrimonio (21 marzo 1985 – 21 marzo 2013)

Ma, naturalmente, per il caffè e l’orzetto siamo tornati da Luigina!

Paolo e Luciana

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Aggiungo che io ho potuto bere una eccezionale Birra biologica Gramigna Weiss che producono in Svizzera (vai a birralibera.it

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Link della Pizzeria Acqua e Farina, che fa parte del Gruppo Ethos

Reminiscenze sugli anni 1968-1972

cari … e …

innanzitutto grazie per l’incontro di questo tardo pomeriggio, nel bar in piazza san fedele
ho notato in me una discreta capacità (ancora) a far emergere ricordi e memorie. ed erano il confronto e le parole che si intrecciavano a fare questo lavoro psichico
al ritorno riflettevo sul dispiacere di non avere tenuto documenti (soprattutto gli appunti di quaderno) su quegli anni. in questi giorni sto rimettendo in fila gli articoli che fra il 1965 e il 1968 scrivevo su Ul Tivan, La Vasca e l’Ordine (fu don maggioni ad accettare un paio di articoli, forse perchè vedeva la mia voglia di fare ed esprimermi). Ma qui è la stampa a “fare memoria”. Invece per quei nostri momenti (sostanzialmente un quinquennio) ci vorrebbero gli appunti. e con le tecnologie di oggi (i blog in primo luogo) di certo ci sarebbero le tracce.
riassumo, dunque, qualche passaggio, dopo la chiaccherata
1. il cosiddetto lavoro di quartiere a montesanto si è svolto fra il 1968 e il 1970/71. la ricerca sulla scuola (libretto con la riga verde) è sicuramente del 1970. in quella fase l’azione nel quartiere era spontanea e fuori dai partiti. anche se si prendevano già allora i contatti con i partiti (in particolare il pci ed il consigliere comunale nicoli)
2. lo sviluppo di azione nei confronti del comune dovrebbe essere del 1971/72. Spallino fu eletto sindaco nel 1970 e l’interlocutore era la sua amministrazione. ci sono stati certamente incontri in comune, tesi soprattutto a “risanare” le case di montesanto
già dalla fine del 1972 io tendevo a dedicarmi agli studi a trento e quindi piano piano abbandonai quella esperienza di partecipazione politica di quartiere. e dal 1974, dopo la laurea, mi sono iscritto al pci ed ho fatto la mia lunga militanza in quel partito (1974-1989 su su fino al 1998)
3 la prima istituzionalizzazione dei consigli di quartiere è del 1975/1976. di come si siano sviluppati a como non ne ho memoria, ma ho certezza che c’è la documentazione amministrativa (le sedute dei consigli comunali sono verbalizzate e con un minuzioso lavoro di archivio dovrebbe essere possibile rispondere alla questione su “cosa è successo” fra il 1970 ed il 1976)
sul contesto sociale ed economico trovo qualche traccia nel libro COMO E LA SUA STORIA dalla preistoria all’attualità di Fabio Cani e Gerardo Monizza, nodo libri, alle pagine 344 e seguenti:
  • “nel dicembre 1971 viene adottato un programma relativo all’edilizia economico e popolare che trova una sua prima realizzazione nell’ampliamento del quartiere vi Giussani a Rebbio “, pag 346) (osservo che in questo libro la parte urbanistica è ben raccontata , anche se per poche pagine)
  • si parla anche della mostra Diritto alla città (nel 1973) promossa dal movimento degli studenti di architettura del politecnico (sono certo che fu animata da …)
  • in questo libro si parla anche (pag 356) del consiglio di quartiere di sagnino (esperienza avviata addirittura nel 1960). ricopio una frase di interesse per il tema di oggi: “gli organi istituiti dall’amministrazione comunale nel 1975 sono composti in base ai risultati ottenuti in precedenza dai partiti alle consultazioni amministrative (vere e proprie elezioni si terranno solo nel 1977) e quasi del tutto sprovvisti di poteri. così che essi, più che promuovere la partecipazione di base, provocano la perdita di identità delle spontanee assemblee che esistevano” (pag 356)
questo è quanto posso aggiungere a quanto ci siamo detti oggi.
Ma la mia gratitudine deriva dall’avermi fatto fare reminiscenza della nanda, del tino, del giorgio (grande  e generoso sostenitore delle energie che tentavamo di esprimere) ma anche dei luoghi (san giuseppe, l’abbazia di padre turoldo …

vorrei concludere con le parole del mio amato emanuele severino, che come vi dicevo mi sta accompagnando verso la morte (anche se spero spostata in avanti di qualche decennio):

 “non avrei dovuto dire “questo è il ricordo più lontano che ho di me stesso”, ma: “CREDO che lo sia” . Non solo . Va detto anche “CREDO di essere stato quel bambino”. Che lo sia stato non è una verità indiscutibile: è una fede”
in IL MIO RICORDO DEGLI ETERNI, autobiografia, Rizzoli 2011, pag 7

un caro saluto a voi e allo spirito di ricerca che vi contraddistingue

paolo

Amicizie maschili

Nei miei decenni avrei desiderato coltivare amicizie maschili. Quelle amicizie talvolta ruvide ed anche un po’ complici che, tuttavia, rafforzano l’identità di genere.
Quelle di cui ho più nostalgia affondano alla fine degli anni sessanta, in quell’arco di tempo che va dai sedici ai ventiquattro. Allora la forza delle spinte all’entrata nell’età adulta mi portava ad intrecciare rapporti profondi, tutti ispirati alla scoperta delle finestre che si aprivano sul futuro. Si parlava, si parlava, si parlava per ore, per notti. Sono certo che nella mia attuale personalità ci sono e vivono ancora quelle radici lontane ed affondate nella memoria.
Poi LA si è dissolto in una bradipica posizione dirigenziale nella quale convive con un infarto severo, BCG si è suicidato, CB ha – quasi subito – abbandonato il suo anarchismo ideologico per una (devo dire modesta ed irrilevante) carriera accademica, LB mi liquidò già allora con uno sferzante “non hai spirito critico” (anche lui: burocratica e sedutissima carriera accademica) , CB  ha rafforzato il suo atteggiamento distanziante, alimentato da una grande percezione del suo Sè, AC è il più durevole, anche se i nostri idem sentire erano e restano troppo lontani per alimentare la longitudine della conversazione, GL è il fortunato reincontro alla soglia dei sessant’anni, dopo quello intenso dei vent’anni, anche se l’identificazione con il lavoro e il non-uso delle tecnologie internettiane disabilita la possibilità di camminare di più assieme.
Ora le tecnologie della rete mi consentono, sia pure nella forma degradata del virtuale (nel senso che il rapporto faccia a faccia ha un circuito sanguigno più intenso, anche se più complesso da gestire) provare a recuperare quall’amicizia maschile di cui parlavo nelle prime righe.
Da quando percorro Tracce e Sentieri ho avuto la fortuna di incontrare in più crocicchi Dodo (l’amico con cui vorrei passeggiare per strada o in campagna, perchè con lui l’arte della conversazione la si apprende coltivando l’empatia della osservazione del mondo) e JazzFromItaly, con il quale mi auguro che il Jazz faccia da substrato nutriente.
Questo stralcio biografico è stato attivato questa mattina da un Post-Citazione di Gabriele De Ritis (un blogger che si identifica sulla rete con la sua identità reale). Quello con Gabriele è un incontro su cui punto molto: stessa generazione, stessi compiti funzionali (attraversare la soglia dall’età adulta alla vecchiaia), stessa identità politica (militanza attiva nel Pci), letture ed anche esperienze welfaristiche in parte vicine, “idem sentire” su tantissimi temi (fra cui una frequentazione con il deludente Claudio Risè)
Insomma: sono piuttosto contento di questo incontro ed amicizia e vorrei tenerlo attivo.
Oggi Gabriele evoca un tema decisional-politico e vi allude il suo giudizio con questa citazione:

Allora, riassumendo: il trattato di Schengen non si tocca perche’ il governo romeno ha minacciato le prevedibili rappresaglie commerciali contro le fabbriche degli imprenditori del nord-est; il reato di clandestinita’ non sara’ introdotto perche’ anche Maroni ha capito che avrebbe provocato l’arresto e l’immediata espulsione di centinaia di migliaia di badanti e colf. Delle misure annunciate da Ghedini, il pacchetto sicurezza si riduce alla trasformazione delle caserme dismesse in nuovi lager (eufemisticamente denominati Cpt), ai rastrellamenti di massa, per cui oggi il governo spagnolo ci ha accusati di razzismo, alle ronde di Stato richieste da La Russa e alla caccia e ai pogrom autorizzati ai Rom. Ma se una giovane nomade viene accusata di aver cercato di rapire una bambina e per punizione il clan camorrista locale va ad incendiarle il campo, perche’ in Sicilia la famiglia mafiosa di Niscemi non va a bruciare le case dei 4 ragazzi che hanno ucciso la quattordicenne che era rimasta incinta di uno di loro? O a Verona le ronde padane non mettono a ferro e fuoco le abitazioni di quei ragazzi che hanno massacrato un loro compagno? Siamo nella patria del Diritto, delle certezza della pena, di Beccaria. La legge non dovrebbe essere uguale per tutti?
Un caro saluto.
Marino Bocchi.

La conversazione amicale dovrebbe avere, nelle mie intenzioni, lo spirito della sincerità.
Anche quella di “confessarsi”, aspettandosi attenzione e comprensione, e non la spocchia giudicante.
Ecco con Gabriele mi sono sentito abbastanza sicuro nell’interagire quasi immediatamente senza filtri di autocontrollo.
E gli ho risposto così:

parole prudenti e equilibrate.
ne ho bisogno, perchè io tendo al controllo ed alla chiarezza nelle relazioni.
è molto semplice: porta aperta se entri a casa mia (di proprietà o in affitto che sia). però i piedi sul tavolo non li metti e ti comporti con educazione. altrimenti: fuori. con l’aiuto delle forze di sicurezza.
sì: perchè nei film western sono sempre stato un simpatizzante degli sceriffi, come Burt Lancaster in “Io sono la legge”.
Tuttavia in me c’è un conflitto mobile fra Es ed Io, mediato dal Super Io.
Sono abbastanza provveduto per comprendere che non sempre è possibile trasferire sul piano collettivo quello che funziona sul piano delle relazioni primarie.
In tutta questa vicenda, nella quale sono molto a disagio – perchè in tema di multicilturalismo le mie pulsioni profonde sono vicinissime agli istinti torbidi della neodestra, mentre la mia testa è sulle grandi idee di platone, oggi evocato da akatalepsia, dell’illuminismo voltairiano, delle democrazie inclusive – osservo che la neodestra subisce condizionamenti esterni alla sua aggressività: le regole europee, la pervasività dei mercati, la logica delle convenienze, l’oggettività della sua collocazione geografica, l’assenza di materie prime che costringe a relazionarsi, nonostante la voglia di esercitare il potere dei forti.
La situazione è per me “educativa”: mi rendo conto che ho un continuo problema di civilizzarmi. e che la conquista della civilizzazione interiore è un processo continuo. E’ un apprendimento continuo.
A differenza dei soloni e soloncini della cultura “de sinistra” che sono puri, ben piazzati nelle loro scolpite convinzioni e che dubbi non hanno e che sono convinti delle loro spigolose opzioni culturali anche se la storia le ha levigate o addirittura spazzate via come fanno le onde del mare

Mi confermo che la filosofia del “ma anche” è quella che meglio mi rappresenta.

La conversazione si è, successivamente, sviluppata.

Gabriele:
Caro amalteo,
il tuo post di oggi mi trascina piacevolmente nella discussione sui nostri destini nazionali, sulle identità, sui limiti dell’accoglienza dello straniero
Ne avremo per molto, credo.
Una prima cosa che mi viene in mente è un’inchiesta di Repubblica di circa venti anni fa (non sono, però, sicuro che sia passato tanto tempo!). In essa Bocca, alla fine del ciclo di interventi, dava la parola a un demografo genovese, il quale disse più o meno: quest’ondata migratoria dureràduecento anni. Io non so se sia così. Mi piace pensare, però, che sia così, perché gli sconvolgimenti economici fatalmente spingono i poveri verso i Paesi ricchi.
La seconda cosa che mi viene in mente è racchiusa in un pezzo di Cacciari uscito su MicroMega, uno di quei testi che io amo chiamare definitivi (te lo spedirò): in esso Cacciari,parlando dello straniero, indicava come questione cruciale la dialettica hospes/hostis. Con la coppia, egli voleva indicare un’incertezza sulla realtà che sta fuori di noi: tu non saprai mai se quello che entra in casa tua si rivelerà Ospite o Nemico. Lo scoprirai dopo. Si può chiedere a chi bussa alla porta se è l’una o l’altra cosa? Cacciari afferma lì che ci sarebbe stata violenza e che essa avrebbe reso le cose difficili e che non c’era modo di pensare diversamente la nostra condizione di Ospiti. NeL’arcipelago, il volume che costituisce il dittico sull’Europa con Geofilosofia dell’Europa, egli afferma che il destino dell’Occidente è tramontare e il nostro tramonto come civiltà – l’eurocentrismo da cui proveniamo – usciva esaltato dal fatto che la vecchia Europa si realizza nel nuovo tempo con arcipelago di culture: questo è il nostro destino, accogliere le diversità e farle convivere. Altro, secondo lui, non è dato:

«Prossimo, infatti, è ciò che differisce «inesorabilmente» da noi. Prossimo è soltanto ciò che possiamo concepire come avente un proprio carattere e un proprio luogo distinti dal nostro carattere e dal luogo che noi occupiamo. L’ansia di eliminare la distanza non produce comunità, ma, all’opposto, ne dissolve la stessa idea. Può produrre comunità, invece, soltanto uno «sguardo» che custodisce l’altro nella sua distinzione, un’attenzione che lo comprenda proprio sulla base del riconoscimento della sua distanza. L’intelligenza del prossimo non consiste nell’afferrarlo, nel catturarlo, nel cercare di «identificarlo» a noi, ma nell’ospitarlo come il perfettamente distinto». L’altro è il prossimo da amare. Ma l’amore come arma, strumento e modalità conoscitiva è più che un sentimento: «amore non vuol dire amare». L’amore del prossimo consiste nel riconoscimento di una situazione critica e nella disponibilità a farsene carico. Il linguaggio non religioso chiama ciò «responsabilità». Tra etica della convinzione ed etica della responsabilità a costituire compito è ormai quest’ultima.

La terza cosa che mi viene in mente è quello che ci insegna la biopolitica – che ritrovi nella linea Foucault-Esposito e Foucault-Agamben: il paradigma immunitario non funziona: tutti i tentativi che saranno posti in essere per mettere al riparo il corpo sociale dal contatto, dal contagio, dall’assalto dello straniero non daranno frutti: l’ondata non si fermerà; entreranno nemici; saremo ‘meticci’, come dice Eco.
I disordini di Marsiglia di qualche anno fa indussero taluni a dire una cosa che potrebbe aiutarci: in una città ospite il numero degli stranieri non può mai superare la soglia del 25% delle presenze: oltre quella soglia, i residenti sentono la loro identità minacciata.
Mi viene in mente una quarta idea. Eco scriveva molti anni fa che il razzismo è un evento prossemico: lo misuri bene quando hai gli stranieri vicino casa, in numero grande, rumorosi e irrispettosi delle regole… Devi sapere che qui da me, a parte gli Albanesi arrivati con la caduta del regime di Hoxa, i Cinesi che crescono, non abbiamo avuto grandi numeri. Possiamo dire di non essere razzisti? di non avere paura? di essere buoni Italiani, mentre gli altri sono cattivi?
Tu scrivi oggi cose belle. Pronunci il mio nome. Questo mi procura una grande emozione. Avrei cose importante da dirti al riguardo, ma non c’è fretta. Fino a quando tu non mi perderai di vista, io non ti perderò di vista. La distanza è quella che è. Ho visto la tua foto sul tuo sito professionale, quindi riesco ad immaginarti nel tuo orto e quando il tuo sguardo si perde nella contemplazione della distesa del lago. Mi auguro che ci siano riservati buoni giorni e tanti ancora, per poter condividere pensieri misurati e per poter godere della musica di Nina. Altro non chiedo oggi. Non è poco.

Amalteo:
caro gabriele
tu poni due tipi di questione in tema di multiculturalismo.
il primo è quello della “ineluttibilità” di questi processi sociodemografici.
il secondo è di tipo etico: il rapporto con l’altro 
comprendo meglio su quali punti non riesco a stare sulla tua lunghezza d’onda di pensiero.
o meglio: la mia parte razionale comprende ed anche condivide.
la mia parte “senso comune” (emozioni, quotidianità) invece partecipa (con contraddizioni e disagio) alle altre ragioni – oggi incarnate dalla politica della neodestra- tese a regolare, a intervenire soggettivamente su questi processi di mutazione culturale.
insomma: ti confermo che non sono ostile al giro di vite messo in atto da questo governo.
motivo il mio argomentare.
l’ineluttabilità dei processi di spostamento di popolazione da una parte all’altra degli stati richiede regolazione. la francia era un paese colonialista che ha organizzato in una diversa prospettiva i processi di integrazione (ed ora ha il problema della violenza dei francesi di famiglia nosrafricana che nel periodo del ribellismo adolescenziale mettono a ferro e fuoco le banlieu delle aree metropolitane ) da noi TUTTO E’ AVVENUTO CON ESTREMA RAPIDITA’ (circa 20 anni) e con una sostanziale assenza di regole chiare , incentivate anche dala scarsa efficienza della burocrazia italiana.
questo ragionamento lo lego alla questione hospes/hostis che hai proposto citando massimo cacciari.
rispondo con una immagine: apro la porta e c’è uno straniero (un solo straniero, magari con una compagna: uno o due , insomma) oppure apro la porta e fuori ci sono 20 stranieri, che non parlano la mia lingua, di cui non capisco le intenzioni ed alcuni dei quali mi appaiono pericolosi.
insomma: la QUANTITA’ fa la QUALITA’ delle relazioni.
se poi aggiungo la oggettiva pericolosità della religione islamica (nella sua variante “normale”, o “moderata” come si dice ed in quella estremista/fondamantalista) e del SEGNO CHIARO rappresentato dal 11 settembre 2001 riesco a mettere in fila qualche tratto culturale che spiega la mia insofefrenza ed anche la mia paura.
quella che ha fatto votare nel modo che sappiamo gli elettori del 13 aprile
lo stesso massimo cacciari (che comunque è un filosofo tragico e che ha una visione fosca ed apocalittica sul futuro) ha reagito con la sua consueta durezza a coloro che citano i dati istat (che parlano di una no allarmistica situazione di reati). più o meno ha detto: “me ne frego dei dati istat. il sentimento di insicurezza è un DATO tanto quanto i numeri.”
conclusione: non vedo in modo negativo i segni di dura chiarezza con cui si risponde alla criminalità oggettivamante indotta da migrazioni che hanno favorito lo spostamento di criminali dell’est e dei paesi di religione islamica.
grazie per i tuoi testi su cui rifletterò ancora