mi ricordo degli anni in cui facevamo l’ASSOCIAZIONE DINO CAMPANA, per il superamento dell’ospedale psichiatrico di Como, eravano alla fine degli anni ’80

Ferrario PaoloSalute mentale e servizi socio-sanitari”, materiali del dibattito promosso dalla Associazione “Dino Campana”, dattiloscritto a cura di P. Ferrario, Como 21 giugno 1987, pagg. 42

articolo ricavato da quel testo:

Ferrario PaoloL’organizzazione della psichiatria a Como“, in La nuova citta’- Quaderno della Fondazione Michelucci n.6/7 1985, Firenze

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verso Moltrasio, in battello, a incontrare il vecchio amico degli anni '80, 27 novembre 2014

Di fatto il battello rende Cernobbio, Moltrasio, Torno una parte della città di Como.

Ci sono 27 corse al giorno

Abbiamo un tesoro comunicativo a portata di passo.

Basta accorgersene.

E andare a passare due ore al Bar della Vecchina a Moltrasio

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al Crotto del Lupo, specialità valtellinesi in Via Cardina di Como

Grazie agli amici del

GRUPPO DI ALLUNGAMENTO MUSCOLARE

curato da Marcello Ciullo

ho potuto tornare, dopo 28 anni al Crotto del Lupo

crottolupo

Lì avevamo fatto il pranzo di nozze io e Luciana, con i pochissimi invitati: i miei genitori Guido e Dolores), mio nonno (Ferrario Enrico Luigi detto FEL), il suocero Giobatta e i due testimoni Franco e Marzia.

Il luogo continua ad essere molto curato nelle gentilezza della accoglienza, nella qualità del cibo, nel tipo di arredi

Mi spiace solo che Luciana non abbia potuto venire: ma il tempo passa e la salute declina. E lei deve stare attentissima al suo vitto e non può sgarrare neppure di un millimetro

vai al sito del Crotto del Lupo – ristorante a como – mangiare a como – cucina tipica – cucina tradizionale como – pizzoccheri a como – specialità valtellinesi como.

Scambio epistolare propiziato da Montaigne

Caro Paolo

Sono strane le nostre corrispondenza! Pensa che Montaigne è  o era uno dei miei maestri anche se ho letto solo il primo volume dei Saggi. Proprio la settimana scorsa ho preso in mano il secondo volume perché avevo letto un breve racconto su Montaigne di Thomas Bernhard

Mio attuale maestro di letteratura.

Come stai?

Ciao

***

caro ***

sto abbastanza bene
il corpo comincia a perdere un po’ dei suoi equilibri, ma devo accettare il tempo che passa. è per questo che il mio blog filosofico è intitolato il  tempo che resta
la mente, invece , è in movimento
sono in quella fase della prevecchiaia  in cui i pensieri lavorano bene. le mie mappe cognitive si fanno sempre più strutturate
insomma : dal punto di vista culturale e intellettuale vado alla grande
e tu come stai?
non mi dici mai come stai
quanto a Montaigne è uno dei miei amici di viaggio. talvolta apro a caso gli essais e sono certo (come negli I King di jung) di trovare qualche pietra preziosa. Funziona sempre
ho poco tempo, purtroppo per la letteratura.
devo ancora studiare saggi per i  miei corsi
forse quando avrò la pensione ci sarà tempo anche per i romanzi . e bernhard è uno degli autori che vorrei proprio mettere in lettura
è con la politica che proprio non riesco più ad intendermi con i cultori della sinistra ed i loro complessi di superiorità: l’altro giorno ho incontrato in pizzeria a nesso il ***. è stato un incontro penoso. ero in antitesi emotiva e e analitica su tutto. 
ma pazienza
negli essais ci sono pagine stupende sulla solitudine vissuta con il metodo del “che cosa so?”. i vecchi colleghi di partito credono, invece, di sapere tutto.
mi hanno riferito che c’è una vecchia mia conoscenza che dice di me che sono un “estremista fondamentalista”. Non hanno imparato la dolcezza dello sguardo e l’attenzione per i ragionamenti
grazie molto per il tuo messaggio e arrivederci in qualche occasione, che, sono certo, capiterà.
un caro saluto

Un “amico di Polis” e la sua visione del ciclo di vita


F. è stato medico di base per oltre un trentennio.
Ho conosciuto fugacemente F. negli ideologici anni ’70. Poi abbiamo militato in modo attivo nel Pci comasco negli anni ’80 , dedicandoci alla politica sanitaria locale. 
Abbiamo impegnato molte energie del nostro Sè in quei progetti. Uso la parola Sè, alludendo a Parmenide, quando da 2500 anni fa ci sussurra: “L’Essere è. Il nulla non è. Questo io esorto a considerare“. Ognuno di noi valuterà quel bilancio temporale.
Poi le vicende della vita ci hanno condotto su altre tracce e sentieri.
E’ però rimasta sempre una partecipe simpatia fra noi. 
Abbiamo anche in comune l’affacciarci ogni giorno sulle acque del Lario.
Ma questo ricordo di lui vivo e presente è collegato a temi di politica sociale.
Qualche settimana fa è andato in pensione ed ha raccontato in poche parole le sue motivazioni e visione della Polis:

“Ho confidato spesso alla mia preziosa collaboratrice …, in questi ultimi difficili mesi di lavoro, il desiderio di uscire dalla mia attività lavorativa in silenzio: senza cerimonie, senza regali.
Avevo ed ho bisogno di quiete, di distanza dalle responsabilità che tanto ho avvertito in questi 32 anni di attività di medico a …. Avevo ed ho anche timore di essere coinvolto in discorsi retorici ai quali mi sento completamente estraneo.
Ma le manifestazioni di stima,e soprattutto di affetto che così tante persone mi hanno manifestato, mi hanno profondamente turbato e in alcuni momenti veramente commosso. Ho sentito in questi momenti il legame con le persone del mio paese che ho continuamente cercato di conquistare in tutti questi anni. In fondo il mio desiderio di essere … era quello: stima e affetto reciproco profondo, direi,  senza retorica,  quasi amore.
 Da parte mia ho capito e apprezzato tutte le qualità dei miei concittadini e ho cercato di mostrare il mio rispetto con l’amicizia e la qualità del mio lavoro.
Ho cercato di trasfondere nel mio lavoro in primo luogo l’onestà e la serietà, insegnamenti che mi sono stati trasmessi da mio padre e dalla sua famiglia, senza mai sentirmi costretto da convenzioni e regole formali. Ho voluto sentirmi libero di poter esprimere le mie idee proprio per poter essere poi equilibrato e disponibile verso chiunque. Penso di non essere mai riuscito a nascondere le mie emozioni e i miei giudizi.. Tutto quello che ho fatto l’ho fatto senza mai avvertire  alcun peso, sentendo proprio la necessità e il piacere del prendersi cura degli altri . Ho ricevuto in cambio moltissimo e non solo in questi giorni e sono felice di averlo sentito e capito con una profondità che mi farà compagnia e mi darà una grande serenità.”
 
Sia io che F. abbiamo vissuto in una fase virtuosa delle politiche sociali: “lavoro” e “servizi”. Attività meritevoli di miglioramento: ma “lavoro” e “servizi” esistenti, intenzionali e progettabili. 
Di questi tempi succede , invece, che la politica (nel suo complesso e nelle sue diverse famiglie) consegna alle future generazioni un mondo infido, difficile, impervio, perfino pericoloso. 
Scegliere di non fare “accanimento lavorativo ” (quanti prevecchi e vecchi aggrappati alla loro occupazione, come se nel loro Essere ci possa essere solo il consumante tempo dedicato al lavoro! Quante resistenze a lasciare il passo!) è l’unica scelta che come persone singole possiamo fare.
Entrambi arriviamo da una tradizione politica in cui si pensava che contassero di più le scelte sociali, e dunque esterne alla nostra responsabilità individuale.
Invece, per quanto penso del rapporto Individuo/Società, contano solo le scelte individuali. Quelle che mettono assieme etica personale ed etica pubblica a partire da Principio di Responsabilità che è sempre e solo individuale
Nei prossimi decenni un altro medico farà il suo percorso di cura in quelle terre. E sarà un’altra storia. Come è necessario che sia
Ho tenuto molto ad avere il testo della sua relazione, per tenerla nei miei diari internettiani come una testimonianza del nostro agire nel mondo.

Paolo Ferrario
a Coatesa, il 20 luglio 2010