mi scrive Gianfranco Gentile, detto “Tato”, 21 maggio 2020

Caro Paolo, felice di averti rivisto,

come ti dissi ti leggo spesso sulle mail che mi mandi.

Questa mattina, scorrendo il tuo sito (Coatesa.com),  ho aperto l’indice del blog e poi (Gentile Gianfranco “Tato” (2)) rileggendo appunto 2 delle poesie che ti diedi a suo tempo.

Mi piacerebbe che, se lo ritieni, ne pubblicassi altre; mi farebbe molto piacere (orgoglio?) e allora mi permetto di inviarti quelle che reputo più carine- spiritose- serie- allegre……

Se lo farai ti prego anche di volermelo far sapere in modo che io possa, IMMEDIATAMENTE (super orgoglio) andarle a vedere.

Ciao, un abbraccio.

P.s.: mi ricordo ancora la tua stanza con i materassini neri di gomma e la tua scatola del “Piccolo chimico”. Bei tempi……….


Sei stato più veloce della luce, ti ringrazio molto.

Sapevo del tuo infarto, ma non sapevo avessi dovuto sottoporti anche agli stent ed al pacemaker. Sappi comunque, ma lo sai sicuramente, che ora sei sotto protezione forse più di una persona, come si suol dire, sana come un pesce.

Le medicine ed i controlli ai quali ti sottoporrai monitorano di continuo il tuo stato di salute. Per farti un esempio, mia mamma con un infarto avuto nel 1975 è campata fino al 2003 e non è morta per quello.

Anch’io mi ricordo i bei tempi andati, il ritrovo in via Cadorna con Alberto, se non sbaglio, e la sorella (autotrasporti) e quella grande quercia che ancora vive e i poveri passerotti ai quali sparavamo con un fucile a canna esagonale, il gioco con la pelota basca che poi ti ha portato al pronto soccorso con la lingua tagliata, la tua casa in via Volta, poi in via Cigalini dove abbiamo pernottato nella roulotte prima della partenza per Marina di Pisa, quelle in via Manzoni e in via Dante; la gita a Bergamo Alta con la mia Fiat 850 beige, la gita a Pognana, mi pare, dai tuoi parenti, il ritrovo nella Ditta del Fasola a Rebbio, spero di non sbagliare il cognome, dove io, per fare lo spiritoso con i figli e la sua nipote (carina) facevo sparire il mozzicone della sigaretta sotto la lingua e mi sono scottato come un pirla.

Bei ricordi indelebili……Ciao Paolo e grazie ancora per la pubblicazione.

AMORE LUNARE di Gian Franco Gentile del ’48 detto Tato, Ottobre 1980

LUOGHI del LARIO e oltre ...

 

Una notte, svegliandomi per un dolore,

mi accorsi che la Luna cambiava colore.

Aprii bene gli occhi per meglio vedere

quello spettacolo di mille chimere.

Vidi il Sole che intorno girava

alla Luna e la corteggiava

mentre lei, rossa in viso,

da un cratere gli mandò un sorriso.

E mentre la Terra, un poco scocciata,

faceva la faccia dell’abbandonata,

c’era la stella dell’Orsa Maggiore

che pettegolava con le altre signore.

Dicevano tutte: “Hai visto quel pallone gonfiato

che dopo tant’anni ora s’è stancato

di corteggiare la Terra amata

senza raggiungere mai la sua meta”?

“Però non sta bene che quella mondana

rubi tepore alla sua amica vicina,

certo anche lui non dovrebbe lasciare

la sua bella Terra per andarla a scaldare”.

“Ma cosa volete amiche mie care

cambiano i tempi e cambia anche il Sole

e se staremo ancora a guardare

vedremo la Luna  con tutta la prole” !

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Via Cigalini e campeggio a Marina di Pisa, ricordo di Tato e Paolo, estate 1964

Paolo, Paolo…..

una notte d’estate del lontano 1964 si trovava posteggiata la roulotte di tuo padre, nella quale noi due vi passammo appunto quella nottata per poi partire la mattina alla volta del campeggio di Marina di Pisa, però non vorrei anche ricordarti il tamponamento che subì a causa di un’auto straniera

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MAMMA , di Gianfranco Gentile del ’48 detto Tato, Natale 1964 | COATESA SUL LARIO … e dintorni

Mamma, nome comune

migliaia di volte nominato

che racchiude il più grande amore

che essere umano abbia mai dato.

 

Oceano di bontà, burrascoso a volte, ma in un attimo calmato

dal bacio del figlio amato.

 

Mamma, calamita vivente che attira su di sé le colpe altrui

e in cambio non vuole niente.

 

Altro da dire non ho, ma dire mamma

è più che sufficiente.

 

Tuo  figlio.