sul “ripescare RICORDI dalla memoria”, in GIOVANNI AGOSTINI, ANDREA GIORGI, LEONARDO MINEO (a cura di), La memoria dell’Università. Le fonti orali per la storia dell’Università degli studi di Trento (1962-1972), Il Mulino editore, 2014

in https://mappeser.com/2021/02/26/giovanni-agostini-andrea-giorgi-leonardo-mineo-a-cura-di-la-memoria-delluniversita-le-fonti-orali-per-la-storia-delluniversita-degli-studi-di-trento-1962-1972-il-mulino-editore-2014/

Percorso del viaggio in Italia di Michel DE MONTAIGNE (1580-1581). Libro: Viaggio in Italia passando per la Svizzera e la Germania, a cura di Irene Riboni, introduzione di Armando Torno, edizioni La Vita Felice, 2020

MICHEL DE MONTAIGNE

(Pèrigord 1533 – Saint-Michel-de-Montaigne 1592) scrittore e filosofo francese, iniziò lo studio dei classici in tenera età. Studiò nel Collegio di Guyenne a Bordeaux, successivamente filosofia nella stessa città e diritto a Tolosa. Nel 1554 entrò nella magistratura a Périgueux, divenne poi consigliere del parlamento di Bordeaux (1557-1568). Il solo avvenimento che segnò profondamente la sua esistenza fu l’amicizia con Étienne de La Boétie, iniziata nel 1558. La prematura morte dell’amico, quattro anni dopo, lasciò un vuoto incolmabile nel pensatore. Nel 1568 gli morì il padre. Dal 1570, ritiratosi nelle sue terre, si dedicò agli studi, alla meditazione e alla composizione degli Essais. Nel 1580 effettuò viaggi in Francia, Svizzera, Germania e Italia, nella speranza di trovare beneficio nelle acque termali per combattere la calcolosi renale di cui soffriva. Nel 1581 ebbe notizia della sua nomina a sindaco di Bordeaux e prese la via del ritorno. In patria il filosofo svolse con competenza il suo biennio di sindaco e venne rieletto per altri due anni. Nel 1585 nella regione di Bordeaux scoppiò un’epidemia di peste e Montaigne dovette allontanarsi dalle sue terre ma, passata l’epidemia, si ritirò nel suo castello. Nel 1587 fu assalito e derubato in viaggio verso Parigi e arrivato nella città venne imprigionato per qualche ora, in seguito a tumulti scoppiati. La morte lo sorprese nel 1592.

NINA SIMONE, in un dipinto di Lucia Arcani, 29 dicembre 2020

Emmanuel Lévinas:

Noi chiamiamo volto il modo in cui si presenta l’Altro. Questo modo non consiste nel mostrarsi come un insieme di qualità che formano un’immagine. Il volto d’Altro distrugge ad ogni istante e oltrepassa l’immagine plastica che mi lascia. […] La vera natura del volto, il suo segreto sta altrove: nella domanda che mi rivolge, domanda che è al contempo una richiesta di aiuto e una minaccia.

MURAKAMI HARUKI, ABBANDONARE UN GATTO. Illustrazioni di Emiliano Ponzi, Einaudi 2020

Abbandonare un gatto di Murakami Haruki (Einaudi). «Nei suoi romanzi e racconti Murakami ha creato un’infinità di mondi, e ne ha svelato ogni segreto ai lettori. Ma c’è una dimensione in cui la sua penna non si è quasi mai avventurata: la sua vita. Con Abbandonare un gatto, Murakami scrive per la prima volta della sua famiglia, e in particolare di suo padre. Ne nasce un ritratto toccante, il racconto sincero del “figlio qualunque di un uomo qualunque”. E forse proprio per questo speciale. A tradurre in immagini questo delicato racconto autobiografico, le invenzioni di uno dei più importanti illustratori contemporanei, Emiliano Ponzi, che con i suoi colori aggiunge poesia alla poesia in un’edizione unica al mondo. Il primo memoir del grande autore giapponese: un racconto inedito per un Murakami inedito» (dalla presentazione).

“problemologi” e “soluzionologi”, storica vignetta di QUINO (Joaquin Salvador Lavado Tejon, 1932-2020)

Quino (1932-2020) (Joaquín Salvador Lavado Tejón). Fumettista. «Particolare che un autore con più di mezzo secolo di gloriosa attività venga ricordato grazie a un personaggio che lo ha impegnato per nove anni. Eppure, aggiungendo al nome Quino quello di Mafalda, la ragazzina arrabbiata (giustamente) con il mondo, tutto si fa più chiaro. E così è stata annunciata la sua morte, avvenuta ieri a 88 anni a Buenos Aires, sui siti web di mezzo mondo. Eppure Joaquín Salvador Lavado Tejón, fin da piccolo chiamato in famiglia Quino (per non confonderlo con uno zio disegnatore per la pubblicità), ha davvero creato migliaia di personaggi, quasi tutti anonimi, spesso capaci di comunicare la filosofia del proprio autore senza usare la parola. Era nato a Mendoza nel 1932, figlio di spagnoli in una provincia piena di immigrati. La sua infanzia era stata funestata dalla morte della madre quando aveva 13 anni e del padre tre anni dopo. Ma fin da piccolo aveva subito chiaro il suo destino: avrebbe raccontato la vita attraverso i disegni. Se a quattordici anni aveva avuto la sua prima soddisfazione vendendo un suo fumetto pubblicitario, la svolta l’ebbe a Buenos Aires a ventitré anni quando cominciò a pubblicare regolarmente le sue vignette. Nel 1962 viene organizzata la sua prima mostra e l’anno successivo è quello della consacrazione: esce il primo libro, dal titolo Mondo Quino, e nasce Mafalda. Mondo Quino è il prototipo di tutto quello che il grande maestro argentino avrebbe fatto nella sua vita, riuscendo a descrivere il potere in mille maniere diverse, ma sempre sorridendo e mettendosi dalla parte di chi lo subisce. Nella copertina dell’edizione argentina c’è un re che sul trono (guardandosi intorno per non essere scoperto da nessuno) rammenda il calzino che ha al piede. Nelle pagine interne la meraviglia di un autore che ti spiazza sempre mostrando, oltre alle assurdità del potere, quelle delle abitudini quotidiane, dell’assuefazione al consumismo e alla povertà altrui. Meravigliosa la vignetta in cui il solito signore qualunque trova per la strada non un mendicante con il violino, ma un’intera orchestra che chiede le offerte con decine di cappelli sul marciapiede. E poi arriva Mafalda, la cui storia è ben nota.
Creata per la pubblicità della Mansfield, una marca di elettrodomestici, avrebbe dovuto essere la bambina con tante idee per migliorare il mondo (proprio attraverso l’uso di aspirapolveri e lavatrici). Ma la proposta non andò a buon fine. Quino rimase con alcune strisce nel cassetto fino alla loro pubblicazione su un supplemento umoristico argentino. Fu un successo immediato e la ragazzina venne richiesta da periodici sempre più importanti fino alla prima trionfale raccolta del 1966: esaurite cinquemila copie in due giorni. Da allora la popolarità di Mafalda ha raggiunto mezzo mondo. Nel ‘69 Bompiani la fa esordire da noi con il titolo Mafalda la contestataria e la prefazione di Umberto Eco, che scrive: “In Mafalda si riflettono le tendenze di una gioventù irrequieta, che qui assumono l’aspetto paradossale di un dissenso infantile, di un eczema psicologico da reazione ai mass media, di un’orticaria morale da logica dei blocchi, di un’asma intellettuale da fungo atomico”. E Quino era d’accordo con lei, a favore della contestazione, tanto che arrivò per la prima volta a Parigi nel maggio del Sessantotto per stare dalla parte dei manifestanti. E c’è tornato due anni dopo per rivivere quei giorni. Venuto a Milano conosce l’argentino Marcelo Ravoni della Quipos che diventa il suo agente, come lo era di Mordillo e di Altan. E anche grazie a lui Mafalda diventa un personaggio simbolo, nei libri Bompiani e sul Mago di Fruttero e Lucentini. Spesso paragonata ai Peanuts , la striscia di Quino era però totalmente diversa. I bambini facevano da contraltare ad un mondo adulto indifferente e qualunquista, con Mafalda che davvero si indignava per tutte le ingiustizie che scovava anche nella sua semplice vita quotidiana. Eppure, nove anni dopo il suo esordio, Quino decise di chiudere con lei. Proprio quello che tanti autori avrebbero desiderato, cioè il successo mondiale, l’aveva stancato. Preferiva riprendere le sue strisce senza personaggi fissi, pubblicate con successo in libri come Lei non sa chi sono io!Peccati di gola e Uomini si nasce.
Nel 2008 avrebbe dovuto venire a Romics a ritirare il premio alla carriera ma il suo dottore gli vietò l’ennesimo lungo volo. Partecipò comunque con una lunga telefonata in cui gli venne chiesto quale fosse la sua striscia che amava di più. Dopo un po’ di silenzio raccontò quella in cui la padrona di casa raccomanda alla domestica di pulire tutto il suo salotto dopo una festicciola. Ci sono posaceneri, bicchieri dovunque e, appesa alla parete, la riproduzione di Guernica di Picasso. La domestica chiede: tutto tutto? La padrona risponde di sì, e alla fine è tutto a posto davvero: anche il caos di Guernica e di Picasso» [Luca Raffaelli, Rep].

la MAPPA E’ QUESTA. La freccia parte dalla base biofisica, va sulla cultura, cambia le nostre personalità, produce effetti nella società. Ma su come funzionano questi percorsi e come si sviluppano nessuno lo sa. Non abbiamo categorie interpretative

la MAPPA E’ QUESTA. La freccia parte dalla base biofisica,

va sulla cultura,

cambia le nostre personalità,

produce effetti nella società.

Ma su come funzionano questi percorsi e come si sviluppano nessuno lo sa.

Non abbiamo categorie interpretative

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mi ricordo …. : Addio PEPPO SPAGNOLI, paladino del Jazz, fondatore della casa discografica Splasc (h), articolo di Alessio Brunialti, in La Provincia 6 marzo 2020

Peppo Spagnoli (2020). Fondatore nel 1982 della Splasc(h), la più importante etichetta discografica di jazz in Italia. Nato ad Arcisate, provincia di Varese, è stato a lungo consigliere comunale per il Pci e lavorò come disegnatore tessile prima di dedicarsi alla musica. Il primo album pubblicato da Splasch(h) fu Lunet, dell’European Quartet del sassofonista Gianni Basso.

Tra le sue scoperte, Paolo Fresu e Luca Flores.

vai a:

https://www.laprovinciadicomo.it/stories/cultura-e-spettacoli/addio-peppo-spagnoli-paladino-del-jazz_1343800_11/?fbclid=IwAR3ZRQL6WItw_lXT6l1m_Zox3P7s-yKzOHx8a8dIt_XSnmfJC21gdgm4V5Y

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di ritorno dall’impianto del PM, giovedì 17 ottobre 2019

pm2265


lettera di Luciana a G.

ciao *** , ti rispondo io per paolo che è ancora in valduce . Oggi ha fatto un impianto ti pacemaker. L’ultima visita cardiologica di settembre non aveva riscontrato anomalie, ma in base alla segnalazione di paolo sul senso di vertigine soprattutto al risveglio, il cardiologo gli ha fatto un massaggio al seno carotideo verificando un’asistolia maggiore di 7 secondi e ha quindi dato indicazione di pm.
Soffre infatti di bradicardia con battiti 55/minuto.
Non è stato per nulla contento e a noi 2, ignoranti in materia, ci è sembrato un eccesso di zelo.
Stasera mi ha detto che gli permane il senso di vertigine e che il pm si attiva solo in caso di battiti inferiori ai 45/min.
E’ preoccupato dal fatto che praticamente gli hanno bucato il cuore e teme sue rimostranze.
Comunque così è. Domani probabilmente effettueranno tutte le verifiche post intervento e forse lo dimettono venerdì.
Ti ringrazia moltissimo per la tua attenzione. Ha preferito non dire nulla a nessuno perchè in questa fase della sua vita non sopporta le inevitabili domande che avrebbe ricevuto.

Confidiamo nei progressi della techne e speriamo che tutto proceda per il meglio.

 

Cara l. , non è proprio un “bucare il cuore” nel senso di attraversarlo, perchè la sonda entra attraverso i vasi e quindi si tratta solo di una puntura dall’interno.

Il pace-maker è protettivo rispetto agli arresti/rallentamenti marcati cardiaci che possono danneggiare il cervello : in questo caso parte una piccola ma sufficiente scarica elettrica interna.

Può non far piacere, ma è un bel paracadute.
Purtroppo non protegge dalle transitoie vertigini, che sono state correttamente interpretate come un “campanello di allarme”. Meglio prevenire.


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