Al crepuscolo: Daniel Lanois, Transmitter



Questo è il luogo. Le sedie sono bianche. Il tavolo splende.
La persona che vi siede fissa la cerea incandescenza.
Il vento sommuove l’aria, ripetutamente,
come per crearvi uno spazio. “ Uno spazio per me”, pensa.
È sempre stato attratto dal clima del commiato,
disponendosi in modo che il dolore – perfino il più intimo –
lo si potessi leggere da lontano. 
This is the place.  The chairs are white.  The table shines.
 The person sitting there stares at the waxen glow.
The wind moves the air around repeatedly,
 As if to clear a space.  “A space for me,” he thinks.

He’s always been drawn to the weather of leavetaking,
Arranging it so that grief — even the most intimate —
Might be read from a distance.

Una fascia lunga di nuvole
è sospesa sul mare aperto con il sole, il sole senza qualità
che là dietro affonda – versione edulcorata di una storia
che viene detta una sola volta se vera, e sempre troppo tardi.

La cameriera gli porta da bere, lui alza il bicchiere
verso la luce che si spegne, ma un attimo solo.
Il barlume rosso che ne viene gli tinge la camicia.
Adagio il cielo s’oscura, il vento si placa,
la veduta sublima. Il suo ampio abbraccio viola
pare, in questo crepuscolo placido, più che un motivo
per essere lì, per contemplarlo, pare in sé una specie
di felicità, come se quel semplice fatto bastasse e potesse durare. 

(mirabilmente tradotto da Damiano Abeni, che ha scritto: “Vi ho trovati su google – e vi ringrazio per lo spazio concesso a Mark, il consiglio musicale, e le buone parole spese per il modesto traduttore. Ma se vi piace questo “ambiente” vi piacerà tutto il libro, e anche i precedenti. Comunque, continuate così!  Un saluto da Damiano Abeni, 14 marzo 2007)


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