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Alessio Brunialti: CANTAUTORI della EMILIA ROMAGNA, quinto appuntamento con la Schola Cantautorum, 9 gennaio 2019 all’Officina della Musica di via Giulini 14B a Como

Alessio Brunialti  accompagnerà il pubblico alla scoperta (e riscoperta) della prolifica e preziosa scuola emiliana, che ha visto crescere, tra osterie, portici e impegno politico, alcuni degli autori più interessanti e … Continua la lettura di Alessio Brunialti: CANTAUTORI della EMILIA ROMAGNA, quinto appuntamento con la Schola Cantautorum, 9 gennaio 2019 all’Officina della Musica di via Giulini 14B a Como

FIRENZE secondo me: video di MATTEO RENZI, su la 9 TV, 15, 22, 29 dicembre 2018

episodio 1, 15 dicembre 2018 vai a:  https://it.dplay.com/nove/firenze-secondo-me-matteo-renzi/stagione-1-episodio-1/ episodio 2: 22 dicembre 2018 vai a: https://it.dplay.com/nove/firenze-secondo-me-matteo-renzi/stagione-1-episodio-2/ episodio 3, 29 dicembre 2018 vai a: https://it.dplay.com/nove/firenze-secondo-me-matteo-renzi/stagione-1-episodio-3/  

ON FINESTROEU SUL MOND, Poesie dialettali di GISELLA AZZI recitate da PIERO MAZZARELLA, LP Fonorama, 1970. AUDIO delle lettura: facciata 1 e 2

le poesie recitate da PIERO MAZZARELLA, sono tratte da: GISELLA AZZI, Tutt i canzunett al ciaar e al scuur. Poesie in dialetto comasco e milanese, edizioni della Famiglia Comasca, Natale … Continua la lettura di ON FINESTROEU SUL MOND, Poesie dialettali di GISELLA AZZI recitate da PIERO MAZZARELLA, LP Fonorama, 1970. AUDIO delle lettura: facciata 1 e 2

La Compagnia del Cigno: i sette protagonisti e i loro personaggi, regia di Ivan Cotroneo, Rai 1, prime due puntate 7 gennaio 2019. #lacompagniadelcigno

la storia di sette adolescentimolto diversi fra loro per estrazione, temperamento, forza e carattere che frequentano il conservatorio Giuseppe Verdi di Milano.

Alain Korkos ci porta, con Entrate nel quadro, alla scoperta di alcune opere d’arte che devono la loro celebrità a certi singolari dettagli ben nascosti nella scena del quadro... Ma qual è quel dettaglio tanto speciale che le ha rese famose? Perché per esempio La cena in Emmaus del Caravaggio fece tanto scandalo? Cosa si cela dietro al misterioso sorriso di Monnalisa? Che ci fanno i puttini ne La Madonna Sistina di Raffaello?

62 quadri ci raccontano storie insospettabili, commoventi o divertenti, tristi o buffe, ma sempre sorprendenti. Sbirciate dallo spiraglio che queste opere vi aprono per riflettere sui loro particolari più segreti. Dai piccoli aneddoti alla grande Storia, Alain Korkos ci fa entrare nel mondo della pittura da una porta di servizio che svela innumerevoli misteri...

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 Entrate nel quadro! Alain Korkos

2019-01-12_112725

Link permanente a Entrate nel quadro! I piccoli enigmi dei capolavori, di Alain Korkos, L’Ippocampo editore, 2011

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Nina Simone è finalmente tornata in pista quando atterra a Nijmegen nella primavera del 1988. Grazie a uno spot di Chanel No. 5 ha appena segnato un successo europeo con My Baby Just Cares For Me, che è stato già registrato nel 1958. Personalmente, è in costante declino sin dagli anni '70 con il cantante e pianista, che ora ha 55 anni. I suoi problemi psicologici hanno preso il sopravvento. Fa anche un tentativo di suicidio quando un uomo d'affari africano, che ha promesso di organizzare un contratto discografico per lei a Londra, risulta essere un truffatore. Lei conduce un'esistenza errante e vive fuori dalla sua valigia. E si è allontanata da sua figlia Lisa.

...

VAI ALL'INTERO POST BIOGRAFICO:

Boogie Down: Peter Schong - Popjournalist: Nina Simone in Nijmegen: toevluchtsoord aan de Waal

Link permanente a Nina Simone a Nijmegen: rifugio sul Waal, un ricordo biografico pubblicato su petesboogie.blogspot.com, 11 dicembre 2015

"Duke era unico perché riusciva a darti un'idea visiva della musica che bisognava seguire per meglio entrare nella

composizione.

Il suo spartito non conteneva soltanto note, ma anche una storia da raccontare, con cui immedesimarsi. Se per

esempio bisognava eseguire un brano come African Flower, Ellington ti diceva che suonando dovevi immaginare il più bel fiore della foresta, un fiore vergine che non aveva toccato mai nessuno"

[youtube=http://youtu.be/JLyplzFmTcQ]

Link permanente a Ascoltare: Ci racconta qualcosa di Duke Ellington ?

Link

Audio

Video

 

Link permanente a For Nina Simone: Link vari su internet

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Nina Simone – The Time Is Now Lyrics

The time is now, I need you
Hold me close
The time is now, I need you
So don’t be coldThe time is now, so don’t worry
I’ll love you good
The time is now, don’t worry baby
I know I shouldWhen I first, when I first met you
I knew that you were for me
I could never forget you
And I knew that one day you’ll see that the time is now
Don’t you know I need you
So hold me close
The time is now, don’t hesitate
Don’t wait, just love me once more

 

Link permanente a Nina Simone: The Time Is Now – FOR NINA SIMONE

https://youtu.be/OfJRX-8SXOs


Laura Susana e Lorenzo Condoleo:

https://traccesent.files.wordpress.com/2016/11/6-feeling-good.mp3


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https://youtu.be/YGxCvwV6UTQ

https://youtu.be/oSTw1Eji7B8

https://youtu.be/F-tCx5mocsE

https://youtu.be/d0ByzVRL3fA

https://youtu.be/7HaMvkflBAo

https://youtu.be/mO77vVfvq4Y

https://youtu.be/QLgS0EvYArw

https://youtu.be/Rhib39JLC-c

Link permanente a FEELING GOOD: Nina Simone; Laura Susana e Lorenzo Condoleo; Michael Buble; Carolina Isabel; Wé McDonald; Lauryn Hill; Paola Cortellesi; Angelina Jordan; Brigitte Wickens; Avicii ft Audra Mae; Jennifer Hudson; …

Qui si parlerà della metamorfosi di una canzone.

Ossia di come una canzone popolare, nata in una particolare situazione storica, diventa vent’anni dopo musica d’arte, cioè “musica” senza genere e senza aggettivi.
Per fare una simile trasformazione occorre attraversare un confine e occorre qualcuno che sappia fare dei sortilegi.
Nina Simone (1933-2003) sa fare sortilegi e sa attraversare i confini: I Put a Spell on You, dice il testo di un’altra sua canzone. Lei ha percorso tutti i generi della musica popolare del secondo Novecento: blues, pop, jazz, soul. Eppure lei è inclassificabile in ciascuno di essi.

Ma come attraversa queste linee di confine?
Lei lo fa con l’interpretazione del testo. Nina canta il testo della canzone. Lo trascolora, lo ricolora, lo prende e lo rivolta per catturare ciascuno di noi attraverso la testa, il cuore e la pancia.
È questa la chiave per accostarsi a  You’d Be So Nice To Come Home To.
Si tratta di un classico del compositore Cole Porter (1891-1964) che, come molte altre canzoni del tempo, è diventato uno standard, ossia un brano popolare che ha resistito alla prova del tempo e che è stato ri-letto, ri-cantato, ri-suonato migliaia di volte, soprattutto dai musicisti jazz.

La canzone compare nel film d’amore in tempo di guerra Something to Shout About (1943) e si inscrive nell’epoca del trionfo degli standard, ossia delle canzoni di musica “leggera”, spesso provenienti da musical o da spettacoli di Broadway, su cui i jazzisti improvvisano e costruiscono nuovi arrangiamenti. La struttura di queste canzoni si presta facilmente a rielaborazioni jazzistiche, grazie anche alla loro ottima qualità musicale. Sono composizioni agili, dove c’è un recitativo (destinato a delineare la storia raccontata) cui seguono ritornelli melodici sostenuti da ritmi sincopati e ballabili. Sono canzoni basate su meccanismi retorici assai efficaci e seducenti. Nasce qui la distinzione di ruolo fra il compositore (l’autore di un motivo o di una semplice canzone) e l’improvvisatore o l’arrangiatore, che trasformano il pezzo.
Gli iniziatori di questi stili furono Irving Berlin e Jerome Kern, poi ci furono i fratelli George e Ira Gershwin, Richard Rodgers, Lorenz Hart e altri ancora, fra cui, per l’appunto, Cole Porter. Le sue melodie sono lievemente sofisticate e possiedono una raffinatezza che lo pone ad un livello particolare tra gli scrittori di musica leggera. Infatti, le sue combinazioni di suoni sono piene di buon gusto e di eleganza e sa offrire armonie complesse, che ne hanno fatto un autore di fama.
Per apprezzare la metamorfosi realizzata da Nina Simone occorre procedere in forma comparativa.
Si può iniziare ascoltando una prima versione solo strumentale ad opera di Coleman Hawkins e Ben Webster , dove si può ben cogliere la componente swing del jazz. Qui i due giganti del sax interloquiscono fra loro in un caldo fraseggio ben sostenuto dalla base ritmica. L’esecuzione è molto bella e fa sentire il motivo ricorsivo della canzone.

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Si prenda poi una seconda versione, questa volta cantata da Helen Merrill, una cantante jazz di nascita croata, ma culturalizzata negli Stati Uniti, che si è fatta notare fin dagli anni Cinquanta in dischi con il trombettista Clifford Brown. Bel ritmo, bella voce: “canto perlaceo, smerigliato”, dice di lei Luciano Federighi.

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Oppure si ascolti un’altra classica delle voci afroamericane del jazz: Sarah Vaughan . Gli estimatori di lei hanno detto: grande voce moderna, solenne nei bassi, suadente nei medi, duttile negli acuti. I denigratori (fra cui Frank Sinatra) hanno contrapposto questo giudizio: dizione vezzosamente manierata.

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E ora si consideri la versione di un dolente Chet Baker. Il musicista, nella fase della vita più segnata dalla sua biografia, introduce il pezzo e poi gioca di scat con la batteria. Seguono piano, tromba, contrabbasso per assoli. E poi ancora lui a concludere, riprendendo il tema dell’inizio. Sono tutti professionisti del jazz che sanno come impastare gli ingredienti di questa musica. Si ascolta volentieri e si assapora il profumo dell’era dello swing.

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Ma si potrebbero anche sentire le interpretazioni di Frank Sinatra e di di Nancy Wilson e altre ancora.

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Va notato che ci sono vari elementi che accomunano queste letture e riletture: lo stile leggero, la reiterazione e soprattutto la velocità.
E ora sentiamo lei. Sentiamo Nina, Nina Simone, in una irripetuta interpretazione nel Live at Newport: cantata il 30 giugno 1960 e pubblicata nel 1961 dalla casa discografica Colpix.

Ripeto: una sola volta così e solo quella volta

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Il sito JazzStandard.com ci ricorda il tema narrativo della canzone, riportando un passo della biografia di Charles Schwartz su Cole Porter: “La sua malinconica melodia ed il testo evocano un sentimento di fraterna solidarietà per i milioni di persone che sono state separate fra loro a causa della guerra” (Schwartz C., 1979).

Cosa ha cambiato? Nina ha cambiato tutto: velocità, tempo, ritmo.

Inizia creando il climax con una lunga, lenta e struggente esecuzione di piano – mirabilmente accompagnata da Al Schakman (guitar), Chris White (bass) e Bobby Hamilton (drum) – che dura ben oltre la metà della durata del pezzo.

E conclude con una sola strofa, sempre in tono lento e in un crescendo emotivo, del tema narrativo. Perchè sono le parole che lei intende usare per ricreare il pezzo.

You’d be so nice to come home to
You’d be so nice by the fire
While that breeze on night sings a lullaby
You’d be all my heart could desire
Under stars chilled by the winter
Under an August moon shining above
You’d be so nice you’d be paradise
To come home to and love
Sarebbe così bello se tu tornassi a casa
Così bello attorno al fuoco
Mentre la brezza notturna canta una ninnananna
Sarebbe tutto quello che il mio cuore può desiderare
Sotto le stelle gelate dell’inverno
Sotto la luminosa luna d’agosto
Sarebbe  così bello, sarebbe il paradiso
Se tu tornassi a casa e all’amore

Nina Simone non canta solamente: Nina Simone interpreta come un attore teatrale. Questa capacità quasi unica è stata finemente colta da Charles Aznavour, che disse: “Spesso le persone che cantano il jazz cantano la musica. Nina Simone canta il testo allo stesso tempo della musica” (citato in Brun – Lambert, 2008).

Ecco perché You’d Be So Nice To Come Home To, che è uno standard jazz in tempo veloce, con Nina Simone diventa lentissimo fino allo spasimo e perché Strange Fruit è ancora più straziante che in Billie Holiday.
I suoi canti ed il suo piano, ad un ascolto appassionato, possono essere ‘visti’ come pennellate: nere, gialle, blu (molto blu), bianche … Tutto questo lo fa con la voce, con le note del piano, ma soprattutto con i tempi che mette fra le parole. Sono questi attimi di silenzio, queste pause a generare la magia, a gettare il sortilegio.
E così ha oltrepassato quel confine e You’d Be So Nice To Come Home to è diventata un’opera d’arte a se stante. Siamo in molti ad essere rapiti da Nina, l’ammaliatrice.

Racconta lo scrittore Sam Shepard:
Portavo sempre il ghiaccio a Nina Simone. Era sempre carina con me. Mi chiamava ‘Tesoro’, Le portavo un saccone di plastica grigia pieno di ghiaccio per raffreddare lo Scotch.
Lei si strappava la sua parrucca bionda e la gettava sul pavimento. Sotto, i suoi capelli veri erano corti come il pelo tosato d’un agnello nero. Si scollava le ciglia finte e le appiccicava allo specchio. Le sue palpebre erano spesse e dipinte d’azzurro. Mi facevano sempre venire in mente una di quelle Regine Egiziane che vedevo nel National Geographic. La sua pelle era lucida di sudore. Si arrotolava un asciugamano azzurro intorno al collo e si sporgeva in avanti appoggiando entrambi i gomiti sulle ginocchia. Il sudore rotolava giù dalla sua faccia e schizzava sul pavimento di cemento rosso tra i suoi piedi.
Finiva sempre il suo spettacolo con la canzone ‘Jenny Pirata’ di Bertolt Brecht. Cantava sempre quella canzone con una sorta di profonda e penetrante rivalsa come se avesse scritto le parole lei stessa. La sua esecuzione puntava dritta alla gola di un pubblico bianco. Poi puntava al cuore. Poi puntava alla testa. Era un colpo mortale in quei giorni.
La canzone cantata da lei che mi stendeva davvero era ‘You’d Be So Nice to Come Home To’.
Mi lasciava sempre di sale. Magari ero in giro a raccogliere bicchieri di Whiskey Sour in sala e lei attaccava una specie di frana rombante al pianoforte con la sua voce roca che sgusciava attraverso gli accordi “montanti”. I miei occhi si fissavano sul palco dell’orchestra e ci rimanevano mentre le mie mani continuavano a lavorare.
Una volta rovesciai una candela mentre lei cantava quella canzone. La cera bollente sgocciolò tutta sull’abito d’un uomo d’affari. Mi chiamarono nell’ufficio del direttore. L’uomo d’affari era lì in piedi con questo lungo schizzo di cera indurita sul pantaloni. Pareva che si fosse venuto addosso. Fui licenziato quella sera. 
Fuori in strada sentivo ancora la sua voce che arrivava dritta attraverso il cemento. ‘Sarebbe il paradiso se tu tornassi a casa’ ” (Shepard, 1985).

FONTI MUSICALI

Chet Baker, One Night In Tokyo, Immortal, 2008.
Helen Merrill, in AA.VV., The Cole Porter Songbook: Night and Day, Verve, 1990.
Nina Simone, At Newport, Colpix, 1961, ristampa cd, Forbidden Fruit/At Newport, Collectables/Rhino, 1998.
Frank Sinatra, A Swingin’ Affair!, Capitol 1957, ristampa cd A Swingin’ Affair!, Capitol 1998.
Sarah Vaughan, in AA.VV., Cole Porter In Concert: Just One Of Those Five Things, Verve, 1994.
Ben Webster e Coleman Hawkins, in AA.VV., Anything Goes: The Cole Porter Songbook, Instrumentals, Verve, 1992.
Nancy Wilson, The Very Best Of Nancy Wilson, The Capitol Recordings, 1960-1976, Emi, 2007.

LETTURE

Brun–Lambert D., Nina Simone: Une vie, Editons Flammarion, Paris, 2005, trad. it. Nina Simone. Una vita, Kowalsky, Milano, 2008.
Federighi L., Grandi voci della musica americana, Mondadori, 1997.
Schwartz C., Cole Porter: A Biography, Da Capo Press, Usa, 1979.
Shepard S., Motel Chronicles, City Lights, Usa, 1983, trad. it. Motel Chronicles, Feltrinelli, 1986.


Sorgente: Nina Simone interpreta You’d Be So Nice To Come Home To, articolo di Paolo Ferrario in quaderni d’altri tempi – Tracce e Sentieri

Link permanente a Nina Simone interpreta YOU’D BE SO NICE TO COME HOME TO, articolo di Paolo Ferrario, pubblicato  in Quaderni d’Altri Tempi nel 2010

in gennaio 2017 uscirà un libro di GIANNI DEL SAVIO su Nina Simone

è questa l’occasione per ricordare un nostro carteggio di qualche anno fa e una amicizia che si è consolidata attorno alla nostra grande e indimenticata NINA SIMONE


Caro Paolo,

mi scuso per il grande ritardo col quale rispondo alla e-mail che mi è stata

passata diversi giorni fa.

Grazie per i complimenti, ma soprattutto mi fa piacere che la grande Simone

sia così apprezzata, e l’essere riuscito a inserirla in un’enciclopedia

rock/pop (cosa che ho già fatto in altri precedenti lavori, non ultimo la

“Grande Enciclopedia del Rock”, della Giunti, impostata in modo diverso), è

stata una grande soddisfazione. Per me, che mi occupo di black music da

oltre trent’anni, è una delle più grandi, personali ed eclettiche.

Con calma, andrò a vedermi con il sito che mi hai segnalato e comunque lo

terrò presente perché per un prossimo futuro c’è in ballo un libro su di lei

(tradotto o ex-novo) per una piccola casa editrice.

Grazie ancora.

Saluti

Gianni Del Savio

Egregio GIANNI DEL SAVIO

volevo personalmente ringraziarla per la eccezionale rassegna dei dischi di NINA SIMONEche ha scritto per l’antologia 24.000 dischi

Appartengo al popolo di quel milione di persone che la amano nel mondo

Nella sua rassegna ho scovato dischi che non avevo e che mi procurerò

Le allego il Link al mio sito, dove ho dedicato vari omaggi alla memoria di Nina Simone:http://www.segnalo.it/TRACCE/MUSICA/NinaSimone/INDEX-NSIMONE.htm

E naturalmente molti complimenti a tutta redazione dell’enciclopedia

Grazie per l’attenzione

Cordiali saluti

Paolo Ferrario

Caro Gianni del Savio

la ringrazio per avere voluto rispondere alla mia lettera di complimenti per la sua rassegna dedicata a Nina Simone.

Sarò uno dei primi lettori del libro in italiano che mi annuncia. Ho due libri in inglese (ma leggo molto a fatica questa lingua), ne ho cercato uno in francese segnalato dal sito di Boscarol, ma senza trovarlo. Pensi che mi sono ripromesso di studiare l’inglese utilizzando le canzoni cantata da Nina!  Magari vi consiglio di tradurne qualcuna nel vostro prossimo libro.

Terrò d’occhio internet per non perdere questo libro di “una piccola casa editrice”

Se ha tempo può rispondere ad una domanda?

Secondo lei c’è almeno una cantante o un cantante al mondo  che sappia,  anche solo lontanamente, interpretare lo spazio di una canzone con la sua forza? Voce, strumento musicale, tempo, recitazione …

Grazie ancora per l’attenzione

Cordiali saluti

Paolo Ferrario

Caro Paolo,

sul libro in italiano in realtà non si parla di tempi molto vicini (da una

anno mi hanno chiesto di scriverne uno, ma ci sono alcune cose da sistemare

e vedere se, anche per la casa editrice non è meglio far tradurre uno dei

due libri -usciti recentemente- su di lei). Vedremo.

No, non vedo nessuna artista che le possa ricordarla in modo così completo.

Certo ce ne sono alcune che in modo diverso  possono cogliere qualche

“momento” dei  suoi (intanto i tempi, lo stile musicale, i caratteri sociali

sono cambiati), soprattutto alcune “poetry-singers”. Ma sostanzialmente lei

era talmente personale e in grado di modellare a suo modo qualsiasi

repertorio che non avrebbe senso pensare a qualcuna che le succeda, così

come, per es., in diversa maniera Billie Holiday, tanto per citare un nome

ultrafamoso allla quale la Simone ha dedicato un intero LP (e se t’interessa

puoi leggere “Una canzone per Billie Hoòiday”, di Alexis De Veaux, Selene

Edizioni, per il quale ho scritto prefazione e discografia selezionata).

Saluti

Gianni Del Savio

P.S. In autunno 2005, molto probabilmente curerò una serata multimediale,

per la provincia di Pesaro, dedicata a Nina Simone (in precedenza l’ho fatto

per Janis Joplin e quest’anno per la Black Music dei ’70). La cosa dovrebbe

essere definita entro il mese di dicembre

Link permanente a in gennaio 2017 uscirà un libro di GIANNI DEL SAVIO su Nina Simone. E’ questa l’occasione per ricordare un nostro carteggio di qualche anno fa e una amicizia che si è consolidata attorno alla nostra grande e indimenticata NINA SIMONE – 2016

Oggi riporto qui Feelings, interpretata (Nina non canta: Nina interpreta) al Festival di Montreux del 1976:

Feelings,
nothing more than feelings,
trying to forget my feelings of love.
Tear drops,
rolling down on my face
trying to forget my feelings of love.
Feelings, for all my life I’ll feel it.
I wish I’d never met you, girl,
you’ll never come again.
Feelings, wo wo wo
feelings wo wo wo
feel you again in my arms.
Feelings, feelings like I’ve never lost you,
and feelings like I’ll never have you
again in my heart.
Feelings,
for all my life I’ll feel it.
I wish I’d never met you, girl,
you’ll never come again.
Feelings
feelings like I’ve never lost you.
And feelings like I’ll never have you
again in my heart.
Feelings, for all my life I’ll feel it.
I wish I’d never met you, girl,
you’ll never come again.
you’ll never come again.

https://youtu.be/C2IKm9gGipY

L’intero concerto è stato tenuto al Festival Jazz di Montreux

Link permanente a audio e video di FEELINGS, interpretata (Nina non canta: Nina interpreta) al Festival di Montreux del 1976

 [youtube=http://www.youtube.com/watch?v=iHndohaYDSQ&w=425&h=355]

Qui sopra c’è il ricordo del tempo passato.
Ora, però, immagina una bambina.
Immagina una bambina negra.
Immagina una bambina negra nata alle sei del 21 febbraio 1933 a Tryon, nello stato U.s.a. della Carolina.
Tuffiamoci nella storia di questa bambina che si chiama Eunice Kathleen Waymon e che diventerà, a vent’anni, il “cigno nero” con il nome di Nina Simone.
Black Swan, in Live at Carnegie Hall, 1963http://www.goear.com/files/localplayer.swfE’ la sesta dei sei figli del diacono John Divine Waymon e della reverenda Mary Kate Waymon. Una famiglia religiosa, con gli alti ed i bassi di tutte le famiglie religiose.Mia madre mi raccontava che da piccola mi era sufficiente vedere una immagine o sentire alla radio un programma con due o tre note di musica e io mi mettevo subito a canticchiare. Era in me, mi diceva: la musica era in me”[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=Svh6kZusK-c&w=425&h=355]

A cinque anni Eunice diventa la pianista della chiesa metodista di Tryon. E’ là che apprende il senso del ritmo e la comprensione istintiva di certe vibrazioni mistiche che userà sulla scena negli anni a venire. Di più: apprende il potere ipnotico della musica e dei fenomeni psichici che si producono attorno ad essa.
Una buona e gentile donna della borghesia bianca della città, Mrs Miller, si offre di pagarle un corso di piano dalla professoressa Muriel Massinovitch, da lei ricordata come “Mazzy”.

“Fino ai suoi dodici anni Eunice Waymon prenderà tutti i sabato mattina il cammino verso la casa nel bosco, dove abitava Mazzy. Tre chilometri a piedi in andata e tre al ritorno percorsi come un rituale”

In David Brun-Lambert, Nina Simone. Une vie, Editions Flammarion, 2005, p. 24
Tradotto in Italia in questi giorni: David Brun-Lambert, Nina Simone. Una vita,traduzione di Laura Cecilia Dapelli, Kowalski Apogeo, 2008, p. 450

Allora … la immagini questa bambina? … la vedi? ...

Durante quelle lezioni Eunice impara i fondamenti della musica classica. E impara a leggere e scrivere le note, a comprendere i ritmi e a cantare una melodia.
Un frammento di Little Girl Blue

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=ta013qpOITQ&w=425&h=355]

Mazzy la inizia a Mozart, le presenta Liszt e soprattutto Bach. Attraverso Bach la ragazzina ritrova le emozioni che aveva provato nella chiesa. E’ qui che matura la sua arte della contaminazione: a partire dal mettere assieme Bach e i Gospel.
Dirà Nina Simone:

Ammiro Bach più di ogni altro compositore del mondo. Sul piano tecnico era puro: nessuna nota arbitraria in lui. Ed era perfetto anche sul piano emozionale” 
Op. cit., pag. 25 

Fra i sei e i dieci anni Eunice Waymon lavora al piano tre ore al giorno, poi passa a quattro e poi a sei ore di pratica quotidiana. Un programma cui si aggiungevano la scuola e le domeniche ad accompagnare le funzioni religiose.
Eccola, molti anni dopo, in quell’ambiente:[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=Ie-8il8k5Yg&w=425&h=355]

A dieci anni appena Eunice era già “costretta” al successo. Viene invitata a dare un recital al municipio di Tryon in presenza delle autorità locali. Ed è in questa occasione che rivela in ampio anticipo i suo carattere. Quando una coppia di bianchi chiede ai genitori di spostarsi dai posti in prima fila, la bambina si alza dallo sgabello del piano, protesta e dichiara che non avrebbe suonato se i genitori non fossero rimasti al loro posto.
Scriverà poi:

“Il mondo mi appariva sotto una luce diversa e capii che nulla sarebbe stato semplice” 
Op. cit. p. 30

Tutto il tempo di Eunice era consegnato alla musica e al piano. Una vita senza la leggerezza di solito accordata alle ragazzine della sua età.
Mozart, Liszt, Bach erano i ritratti di musicisti bianchi affissi sui muri della sua camera. Ore trascorse ad apprendere i loro spartiti, a memorizzarne ogni nuance, ogni silenzio, a ripetere, fino a quando le sue mani non ne potevano più, gli stessi esercizi di arpeggio in tutte le tonalità.
Non abbiamo documenti sonori di questi anni. Ma quando Nina Simone parteciperà con un successo eccezionale al Carnegie Hall nel 1963, nella scaletta della serata mise, stupendo il pubblico:

Theme From Samson And Dalilah:

http://www.goear.com/files/localplayer.swf

Bene, caro passante, forse hai visto con me questa bambina durante la sua infanzia.
Ad ogni ricorrenza ricostruirò una parte della sua biografia musicale.

Fiori, Fiori per Nina, Nina Simone

Little Girl Blue, At Montreux.
Attenzione al doppio finale

http://dailymotion.alice.it/swf/x3or5q&v3=1&related=1Nina Simone - Little Girl Blue
Caricato da revolution2Questo video che ho postato su Youtube il 10 novembre 2006 ha raggiunto oggi 100.950 visitatori.
Tutti a portare fiori, fiori per Nina, Nina Simone:

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=qCwME6Jpn3s&w=425&h=355]


Biografia di Nina Simone:

 

Link permanente a Nina Simone: infanzia del prodigio

-Che fai, guardi il mondo attraverso il lucernaio?-

-No-

-Perché non dormi?-

-Pensieri…-

E’ allora che capisco che mi devo fermare .

Scorre il desiderio

di violare il tuo insolito forziere,

ma io mi devo fermare.

E cerco sul tuo volto

i caratteri di qualche parola chiave.

Che mi permetta di raggiungerti.

Stanotte il pleut.

Forse potrei dirti,

in maniera non banale,

che è così bello,

così bello,

sentire

ancora

insieme a te

il rumore di

questa

pioggia.

Così unica,

così normale.

Nina Simone, Ballads

( Galantuomo Amalteo, fiori per chi? )

<!– –>

postato da: diciche alle ore 16:15 | link | commenti (31)

Sorgente: Per gli uomini che si lasciano “abitare” da una grande donna – Tracce e Sentieri

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Nina Simone canta "Four Women" al Festival jazz d'Antibes nel 1969

Attenzione: sarà un momento magico. Da ascoltare con la luce soffusa.Da ascoltare col cuore.

Non adatto agli insentimentabili (neologismo: coloro che non vogliono CEDERE al sentimento).

Narrano le leggende che Duke Ellington, dopo questa rappresentazione in cui si presentifica Psiche, abbia scritto per lei la Suite "La plus belle africaine".

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Caro amalteo,
come ti dicevo ho trovato questo piccolo scritto di Nina, magari lo conosci già, te lo lascio:

“All music is what
awakes within us when we
are reminded by the instruments;
It is not the violins or the clarinets –
It is not the beating of the drums –
Nor the score of the baritone singing
his sweet romanza; nor that of the men’s chorus,
Nor that of the women’s chorus –
It is nearer and farther than they.-”
Lovingly,
– Eunice Waymon –
Age 12

In un primo tempo l’ho tradotto alla lettera:

“Tutta la musica è ciò che
risveglia dentro di noi quando noi
siamo risvegliati dagli strumenti;
non è i violini o i clarinetti –
non è il battere ritmato dei tamburi
né la partitura del baritono che canta la sua dolce romanza; né la partitura degli uomini e
delle donne del coro –
tutta la musica è più vicina e più lontana da loro.-“
Affettuosamente,
– Eunice Waymon –
Età: 12 anni

ma quelle PRIME TRE RIGHE DELLO SCRITTO DI NINA SONO FONDAMENTALI e mi girano per la testa… intanto mi è venuto in mente questo tuo post e le tue parole:

“ma c’è una chiave importante: sceglieva UNO spettatore. parlava solo a lui.
un po’ come quando canta, che sembra cantare a ciascuno di noi.”…

… ho riletto e ho guardato il film.. e sono giunta a questa nuova traduzione di quelle tre righe:

“ Tutta la musica è ciò che ridesta
le corde più profonde del nostro essere, i nostri sentimenti più segreti e delicati, quando noi siamo affascinati e ridestati
dal magico.. delicato tocco degli strumenti…
quando noi, in risposta al richiamo dell’animo umano, ci inchiniamo.. attendiamo con il fiato sospeso..
fremiamo e vibriamo… “…

Allora vi è una concessione reciproca: l’autentica arte è Nina e noi siamo i suoi strumenti…
Ne esce un CAPOLAVORO..
Buona serata
A risentirci

Trovate da Prisma

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