Acqua alta a Venezia, allagata la basilica di San Marco,13 novembre 2019

L’acqua alta a Venezia ieri alle 22.45 ha raggiunto i 187 centimetri. Non accadeva dal 1966, quando toccò i 194 centimetri. Ha allagato piazza San Marco, ha invaso la Basilica ed è arrivata al millenario pavimento a mosaico marmoreo, danneggiando i mattoni e le colonne del nartece e anche i marmi sostituiti di recente. Il ministro dei Beni culturali Franceschini ha inviato gli ispettori per valutare i danni. L’allagamento del nartece della Basilica è un evento rarissimo che ha solo cinque precedenti dal IX secolo a oggi. Sei volte dunque in 1.200 anni. Ma il dato allarmante è che, di questi sei episodi, tre si sono verificati negli ultimi vent’anni. Sulla laguna ieri soffiava un vento di scirocco a cento chilometri all’ora. Molte barche sono state rovesciate. Tre vaporetti sono affondati.
Sull’isola di Pellestrina un anziano è morto a causa di un corto circuito provocato dall’acqua che era entrata in casa.

Al Sud, fiumi di fango hanno invaso Matera; ad Altamura, nel Barese, un ottantenne è morto fuori dalla sua abitazione, in campagna, travolto da un ramo spezzato dal forte vento; a Spongano, nel leccese, vento e pioggia hanno distrutto il palazzetto dello sport pronto per essere consegnato nei prossimi giorni; una tempesta si è abbattuta su Capri, danneggiando la torre campanaria nella celebre Piazzetta; una tromba d’aria ha imperversato sul Salento; a Messina il forte vento ha abbattuto diversi alberi (un ferito lieve); a Napoli il forte vento ha abbattuto un albero finito su un bus.  Scuole chiuse in gran parte di queste città.

«In questo momento si è formata un’onda molto ampia e profonda che parte dall’Islanda e scende verso l’Italia. E che non sembra avere alcuna intenzione di spostarsi. Finora abbiamo contato otto perturbazioni di seguito. Raggiungeremo le venti, o quasi. L’aria fredda che scende dall’Islanda quando arriva da noi trova una differenza di temperatura di una decina di gradi. Che non è poco» [Il tenente colonnello Guido Guidi, meteorologo dell’Aeronautica, a Elena Dusi, Rep.].

«Il Mediterraneo ha cominciato ad assomigliare ai Caraibi e le piogge aumentano di intensità e di frequenza. Ce se ne può infischiare, lasciando alla Protezione Civile il compito di metterci ogni volta una pezza, finché potrà. Oppure, dal momento che a quanto pare il Paese pullula di patrioti, compattarsi al grido di “Prima l’Italia” e avviare la più eroica delle imprese: la ricucitura del territorio e la tutela delle sue meraviglie. Basterebbe un mese. Un mese senza polemiche, insulti e beghe di bottega, durante il quale varare all’unanimità, da Salvini a Boldrini, un piano nazionale di piccole opere pubbliche per rinforzare gli argini dei fiumi e dei torrenti, difendere le strade dall’incombere delle frane, proteggere monumenti e musei. Nel prossimo decennio, necessario alla sua attuazione, un programma del genere metterebbe in salvo il patrimonio naturale e artistico, creerebbe nuovi posti di lavoro e, quel che più conta, darebbe finalmente un senso di marcia e di identità ai tanti italiani che lo hanno smarrito» [Gramellini, Cds].


Venezia sprofonda sotto l’acqua alta, arrivata a un picco di 187 centimetri. Si è sfiorato il record del 1966, quando si raggiunsero i 194 centimetri. Ieri 165 centimetri d’acqua scorrevano lungo le calli della laguna. La basilica di San Marco è stata inondata. Un metro e venti d’acqua si è riversato nella cripta dove sono conservati i resti dei patriarchi. Scuole, teatri, conservatori e locali sono chiusi. Traghetti, motoscafi e gondole affondati. Molti gli hotel devastati e allagati, a cominciare dallo storico Gritti. Pellestrina, dove il settantenne Giannino Scarpa è morto colpito da un fulmine mentre tentava di riparare una pompa idraulica, è ancora senza corrente e del tutto isolata. Il governatore Luca Zaia ha dichiarato lo stato d’emergenza «l’80 per cento della città è sommersa», il sindaco Brugnaro parla di «danni incalcolabili» e teme «per il futuro della città». Il ministro per i Beni Culturali Franceschini ha fatto sapere che per il momento le collezioni dei musei non sono state danneggiate. Il premier Conte, che ha trascorso la notte in Venezia, ha definito la situazione «drammatica» e ha promesso di finire il Mose: «Siamo alla dirittura finale, al 92-93% dell’opera. E guardando all’interesse pubblico non c’è che da prendere una direzione nel completamento di questo percorso». Il Mose, la grande opera progettata per tutelare Venezia dall’acqua alta, non è ancora entrata in funzione: il sistema per chiudere le 78 paratoie mobili che formano le quattro barriere alle bocche di porto di Lido non è finito. In tutto l’opera è costata 5.493 milioni di euro, 7 con i costi delle opere accessorie. I finanziamenti residui ammontano a 221 milioni fino al 2024. I lavori dovrebbero finire nel 2021. Nel 2014 fu al centro del solito scandalo delle mazzette (35 arresti). Brugnaro: «È ora che il Mose venga ultimato, non possiamo esser sempre da soli».
Dal 1923 a oggi, la marea ha superato il livello allarmante dei 140 centimetri sullo zero idrografico di Punta della Salute 23 volte [Avvenire].

Sarà Elisabetta Spitz il supercommissario del governo per il Mose. Il nome dell’ex direttore dell’Agenzia del Demanio ed ex moglie di Marco Follini è stato fatto nei giorni scorsi dalla ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli. Per la formalizzazione dell’incarico manca ora soltanto l’intesa formale con il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, che dovrebbe arrivare in queste ore [Santilli, Sole].

Massimiliano Alajmo, chef de Le Calandre, tre stelle Michelin a pochi km da Padova, è parecchio preoccupato per le condizioni del suo Gran Caffè Quadri, lo storico locale ristrutturato e riportato agli antichi splendori, il cui pianterreno l’altra notte è finito sotto quasi due metri d’acqua.
State facendo la conta dei danni?
«Non ancora. Impossibile capire l’entità fino a quando non si sarà asciugato tutto».
I suoi collaboratori che cosa le hanno raccontato?
«I miei collaboratori sono addestrati all’emergenza acqua alta, hanno fatto tutto il possibile. È stato pesantissimo: l’acqua non saliva lentamente dal basso, come succede normalmente. Arrivava a ondate, spinta da una bora terribile, come in una mareggiata. E in 10 minuti è salita di 35 centimetri. In un batter d’occhio si sono ritrovati a bagno fino all’ombelico. È stato messo in sicurezza tutto quello che si poteva, ma la cassa e i pos si sono rovesciati. Hanno temuto per la tenuta stessa dei muri, sollecitati in maniera violenta».
Siete assicurati?
«Nessuno ti assicura per l’acqua alta. Succede di frequente, lavori a tuo rischio. Ma questa volta abbiamo rischiato tanto, tanto davvero» [a Licia Granello, Rep.].

VENEZIA, il futuro tra globalizzazione e fragilità, Speciale Tg1, 3 novembre 2019

Speciale Tg1
Venezia, il futuro tra globalizzazione e fragilità

in questa puntata, la città di Venezia, un laboratorio di questi tempi incerti. Fragile come i suoi edifici corrosi dal sale. Immersa in un ambiente precario, sottoposta ad una pressione turistica senza pari, con 30 milioni di visitatori ed una perdita continua di residenti, anno dopo anno. Insieme ai veneziani scompaiono le botteghe degli artigiani, i negozi di prossimità. Il tessuto sociale si dissolve, mentre spuntano nuove rivendite di souvenir. A chi appartiene la città storica, allora? Alle poche decine di migliaia di persone che ancora la vivono o ai milioni di turisti che ci passano qualche ora, si fanno un selfie a San Marco e poi ripartono? A Speciale Tg1, il reportage di Andrea Luchetta si interroga sul futuro di una città unica e universale, tanto fragile quanto globalizzata. Gentrificazione, uso privatistico degli spazi pubblici, esclusione sociale, impatto della new economy, innalzamento dei mari. La “Serenissima” è un simbolo universale del limite, in un’epoca che il limite sembra rifiutarlo. Un conflitto che si rispecchia nel moto ondoso dei canali, dove i vaporetti convivono con motoscafi privati, barchini, lancioni per turisti, carovane di taxi, vogatori, gondolieri e navi da crociera. C’è un futuro, in questo caos? La speranza viene dalla resilienza innata della città: storicamente, quanto più si è avvicinata al caos, tanto più ha saputo trovare un nuovo equilibrio. Sarà possibile anche questa volta, o ci siamo spinti troppo in là?


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RaiPlay – GuidaTV / Replay

M. M. mi ricorda gli anni di Venezia: Corso di Laurea in Servizio sociale dell’Università Ca’ Foscari di Venezia (1996-2003): docente a contratto del corso Politica sociale e Legislazione

Buongiorno Prof Ferrario

sono un’ex alunna di Ca’ Foscari Servizio Sociale. Sono certa non si possa ricordare di me …vista la quantità di studenti che avrà visto nell’arco della sua carriera.

Ma io ricordo con piacere il suo corso e l’innovazione che lei apportava già a quei tempi con il sito Segnalo.it.

Noi studenti non eravamo ancora abituati a comunicare con i docenti via web, quindi Segnalo fu uno strumento molto gradito!

cara M!
sono commosso per il suo ricordo. i miei anni veneziani sono stati fra i più belli della mia vita professionale.
ho intatta nella memoria l’immagine dei luoghi e anche delle persone. mi sono fatto dei veneti (attraverso di voi) l’idea di persone molto concrete ma anche molto proiettate sull’avere una “visione” della vita, dei problemi e dei modi in cui diventare professionisti dei servizi.
grazie anche per la fotografia del libretto che “salverò” nei miei ricordi. diciamo che il nostro contatto continua con altri mezzi. allora era il sito, poi sono arrivati i blog e poi facebook e poi twitter. ma l’intento è sempre quello: offrire un servizio (nel mio caso un servizio formativo).
buoni giorni e grazie ancora per il suo messaggio che mi ha fatto tantissimo piacere
Paolo
un ricordo degli “anni veneziani” (Corso di Laurea in Servizio sociale dell’Università Ca’…
ricevo (commosso) questo messaggio:
Buongiorno Prof Ferrario sono un’ex alunna di Ca’ Foscari Servizio Sociale. Sono certa non si possa ricordare di me …vista la quantità di studenti che avrà vis…
aulevirt.com
Paolo
e qui l’ultimo mio video della palazzina briati https://youtu.be/m01UnnGMbhY

CAMMINARE: i luoghi possibili nel TEMPO che resta

ogni vivente dotato della capacità di pensare e pensarsi
sta sulla Terra errando fra
TEMPO, LUOGO, EROS, POLIS e DESTINO
  • TARTARUGOSI
  • MUSEO DELLA SETA, COMO
  • PINACOTECA
  • VILLA GENO
  • VILLA OLMO
  • BRUNATE IN FUNICOLARE (SAN MAURIZIO E PRIMA PARTE DEI SENTIERI PER BLEVIO)
  • TORNO, PIAZZAGA, MONTEPIATTO
  • FRAZIONI DI BLEVIO (DA TORNO)
  • I VARI PERCORSI DELLA “VIA VERDE” DA CERNOBBIO A BRIENNO
  • COLICO (CORRIERA)
  • PALANZO (CORRIERA)
  • BELLAGIO (ALISCAFO O CORRIERA)
  • BISBINO (PER VEDERE MONTE GENEROSO E MAGARI I CAVALLI)
  • VARI LUOGHI DI MILANO (SULLA BASE DELLE GUIDE SUL “CAMMINARE A MILANO”)
  • TRENTO
  • VENEZIA
  • TRIESTE

Raccontare VENEZIA, documentario di Wilma Labate

Una giovane attrice (Silvia D’Amico) in viaggio a Venezia ripercorre i luoghi e le atmosfere di alcuni celebri film girati nella citta’ lagunare. Nel percorso rivive i fasti della classicita’, della decadenza e della modernita’ di un luogo unico al mondo

via Raccontare Venezia in Streaming

BARBARA COLLI, GIUSEPPE SACCA’, CONOSCI VENEZIA?, Edizioni Clichy, 2016 | recensione in Ytali, gennaio 2017

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Indubbiamente il paradigma su cui si fonda la città – l’acqua – condiziona il visitatore anche colto e ben disposto, che spesso fatica a capire gli aspetti anche prosaici di una città poetica.

I numeri civici, per esempio. Avete mai notato che una calle anche molto breve può avere una numerazione a tre, quattro cifre? Come mai? “Ogni sestiere assume una sua numerazione autonoma, detta a insulario, tale per cui Castello conta 6828 numeri, Cannaregio 6426, San Marco 5562, San Polo 3144, Santa Croce 2359 e Dorsoduro 3964. Hanno numerazione autonoma le singole strade di Sant’Elena e la Giudecca che arriva al civico 971”. E i ponti? Quanti sono? “438, di cui novanta privati, che diventano 455 se si includono i nove di Murano e gli otto di Burano”. E vi è mai capitato si sentire un veneziano definire il canal Grande (il “Canalazzo”?) o il campanile di San Marco (“el Paron de casa”)?

vai a:

Sorgente: Venezia, piacere di conoscerla. Il libro di Colli e Saccà | Ytali

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Gli orti di VENEZIA- La Stampa, 16 settembre 2016

Gli orti di Venezia
Federico Ferrero, il “doctor chef” de La Stampa è stato a Venezia. Una Venezia del tutto particolare: fatta di sapori, profumi e piante. Sull’isola di Mazzorbetto si coltivano carciofi, fichi, more, pesche e zucchine. Ai piedi del campanile di San Michele Arcangelo c’è un grande giardino recuperato a prato, Vigna e frutteto. Un viaggio che ci insegna che Venezia non è solo canali e meraviglie architettoniche

Sorgente: L’altra Venezia riparte dagli orti – La Stampa

Degrado a Venezia, la città è assediata da turisti distruttivi. Tuffi nei canali e bivacchi ovunque, estate 2016

Tre decenni e molti sindaci dopo, i problemi non solo non sono stati risolti ma si sono aggravati. Gente che fa pipì sui muri senza nemmeno cercare più gli angoli nascosti. Giovanotti in bicicletta per le calli. Tende canadesi piantate qua e là nei giardini o nei campielli. Tovaglie stese sulle rive da famigliole che fanno il picnic manco se si trovassero in un’area di sosta sull’autostrada. Avvinazzati stesi nei sotoporteghi sfatti dall’alcol e completamente nudi. Bottiglie ammucchiate all’ingresso della basilica di San Marco perché con le nuove disposizioni antiterrorismo da qualche parte devono lasciarle e gli spazzini non ce la fanno a stare dietro ai cestini della zona dai quali, come ha scritto il Corriere del Veneto vengono rimossi 30 metri cubi al giorno di immondizie. Borseggiatori a tempo pieno sui vaporetti, a dispetto dei controlli che in questo solo mese di agosto hanno visto il fermo di 120 ladri. Sequestri quotidiani di paccottiglia «italian style» falsa sfornata da laboratori cinesi o napoletani. Per non dire, appunto, del quotidiano bagno nei canali di visitatori italiani e stranieri, giovani e meno giovani che mai oserebbero mettersi in slip o bikini in altre città del mondo. Come i «foresti» di campo San Vio che, svergognati sul web da una veneziana, guardano la signora che dice loro in inglese e tedesco che «non è permesso tuffarsi nei canali» e che «Venezia non è Disneyland», con aria stupefatta. Come pensassero: che storia è questa, Venezia non è Disneyland? Non appartiene forse a chi paga sganciando euro e dollari, sterline e yen? È o non è un «divertimentificio»?

Sorgente: Degrado a Venezia, la città è assediata Tuffi nei canali e bivacchi ovunque

i maestri vetrai di MURANO

 

I vecchi e nuovi mestieri

Sull’isola di Murano, l’isola del vetro, i vecchi mestieri rischiano di scomparire travolti da crisi e falsari. A pochi chilometri da Venezia c’è però una “serra” dove nascono le imprese di domani, e con loro nuove professionalità.

29 marzo 1516. Cinquecento anni dall’apertura del  primo ghetto ebraico della Storia, quello di Venezia, di Paolo Salom

Il primo ghetto

di Paolo Salom

La data, innanzitutto: 29 marzo 1516. Dunque oggi fanno cinquecento anni esatti. Da cosa? Dall’apertura — ma forse dovemmo usare il termine contrario, «chiusura» — del primo ghetto ebraico della Storia, quello di Venezia. L’etimologia della parola è nota: nel quartiere, la contrada di San Girolamo, un tempo era presente una fonderia, ormai in disuso («geto») che diede il nome a un’istituzione prossima a diventare una costante in tutta l’area del Mediterraneo. Insomma, gli ebrei, considerati popolo senza terra e senza cittadinanza (dunque privi di diritti), venivano confinati in un’area specifica della città dalla quale non potevano uscire se non con permessi particolari.
E comunque i ghetti erano circondati da mura e chiusi da cancelli: cancelli che venivano serrati la sera e aperti soltanto all’alba. Questa la vicenda di secoli degli ebrei d’Europa, che ebbe fine soltanto con l’emancipazione frutto dell’Illuminismo e delle libertà civili che man mano permearono la vita delle nazioni. Le porte e le mura del ghetto di Venezia furono abbattute nel 1797, con l’arrivo in Laguna dei francesi «rivoluzionari». L’ultimo ghetto a uscire dalla Storia? Quello di Roma. Soltanto nel 1870, con la Breccia di Porta Pia, gli ebrei che vivevano nella capitale del cristianesimo da oltre 2000 anni poterono uscire alla luce del sole: e diventare cittadini.

Sorgente: Sette cose da tenere d’occhio – pamalteo@gmail.com – Gmail

TIVERON ELISABETTA, Quaderno degli orti veneziani, Kellermann Editore, 2013

Il Quaderno degli orti veneziani

 

quaderno-ortiAutore: Elisabetta Tiveron
Titolo: Il Quaderno degli orti veneziani
Formato: cm. 15 x 21
Pagine: 80
Prezzo: 9,00 EURO
ISBN: 978-88-86089-59-3
Data pubblicazione: 2009
Collana: Quaderni

Chi non conosce Venezia? Almeno sui libri, tutti (fosse anche una volta) hanno visitato la citta’ d’acqua. Ma forse se ci fate caso, a Venezia non avete mai visto degli orti. Ecco allora che Elisabetta Tiveron ci porta in giro per calli e campielli alla scoperta di quelli che sono (o almeno sono stati) il motore economico della citta’ lagunare. Per secoli i campi erano verdi e le mucche, le pecore e anche i maiali vi potevano pascolare. Ancora oggi qualcuno ricorda qualche vecchia stalla dove si poteva andare a prendere il latte appena munto. Venezia e’ anche questo: una sorpresa continua, ed Elisabetta non manca di portarci a gustare qualche cicchetto in qualche vera osteria veneziana

Sorgente: Kellermann Editore – Il Quaderno degli orti veneziani

una proposta di lavoro mi consentirà di andare a TRIESTE e VENEZIA, 17-19 marzo 2016

La stagione delle riforme: cosa cambia nel lavoro sociale?

(cod. corso 04/16)

venerdì 18 marzo 2016

vai all’intero programma di formazione per il 2016

Sorgente: IRSESS – Istituto Regionale per gli studi di Servizio Sociale di Trieste: PROGRAMMA DELLE INIZIATIVE FORMATIVE 2016 « POLITICHE SOCIALI e SERVIZI

FERRARIO TS 18 MARZO

termina oggi la mia FASE DELLA VITA DA DOCENTE E FORMATORE nelle politiche sociali e servizi alla persona e alla comunità, 29 settembre 2014. Nei commenti: le LETTERE ricevute

Gentili ed egregi studenti e studentesse che ho incontrato in questi anni
quella del 29 settembre 2014 è per me una giornata “storica” dal punto di vista autobiografico.
E pertanto desidero, in caso di interesse per l’appunto “biografico”, farvene partecipi.
Ho iniziato ad insegnare materie connesse alle politiche sociali e legislative dal 1972 e questo lavoro di quasi mezzo secolo termina esattamente oggi, all’inizio dell’anno accademico 2014/2015.
Le tappe sono state:
 1. come lavoratore dipendente:
– La Scuola Ensiss di servizio sociale (1972-1978)
– la Scuola regionale per operatori sociale del Comune di Milano (1978-1994)
2. come libero professionista “partitaivista“:
– Il corso di servizio sociale alla Università Ca’ Foscari di Venezia (1996-2003)
– corsi di aggiornamento organizzati dalla Provincia di Milano, Unità operativa formazione (1998-2007)
– Il corso di laurea magistrale Progest della Università di Milano Bicocca (2004-2008)
– l’ingaggio  in vari enti pubblici e privati 
– il corso di Servizio sociale della Università di Milano Bicocca (2010-2014)
– il corso di laurea magistrale in scienze pedagogiche della Università di Milano Bicocca(2009-2014)
Il 10 maggio ho avuto un infarto cardiaco (che ho raccontato Qui e di cui faccio memoria Qui) e questo ha improvvisamente e del tutto mutato le prospettive delle mie possibilità di agire nei mondi culturali del lavoro sociale.
La prima e necessaria scelta è quella di abbandonare il lavoro di docente e formatore nei corsi universitari di base, di specializzazione, di  aggiornamento professionale e nella consulenza formativa.
Non sarò più, dal 1 ottobre 2014, docente di Politiche sociali ai corsi di scienze pedagogiche e di servizio sociale della Università di Milano Bicocca e negli altri istituti di formazione con cui ho collaborato.
Continuerò il mio lavoro di ricerca e analisi dei processi istituzionali attraverso il continuo aggiornamento in tempo reale dell’  l’ultimo mio libro uscito nel 2014
e  sul blog professionale http://mappeser.com/
Stabilirò relazioni basate sulla “documentazione per la formazione” attraverso il gruppo facebook https://www.facebook.com/groups/ferrariopolser/
Naturalmente farò questo entro i confini del “tempo che resta”, che è oggetto di questo blog di contenuto filosofico http://antemp.com/
Devo tutto quello che sono alle studentesse e agli studenti che si sono interessati ed applicati alle mie materie teoriche e pratiche in materia di “servizi alla persona e alla comunità” in questi 42 anni.
E dunque ringrazio personalmente ciascuno di voi,
augurandovi buon futuro personale e professionale.
cari e cordiali saluti
Como 29 settembre 2014

Camminando per Venezia in occasione del Convegno IL DESTINO DELL’ESSERE, dialogo con (e intorno al pensiero di) EMANUELE SEVERINO, 28 e 29 maggio 2012. L’Hotel Dalla Mora e gli altri di San Pantalon

Tracce e sentieri

in Hotel Bella Mora:

gli altri alloggi in San Pantalon:

Ritorno al Dalla Mora: ponte dei Vinanti


Verso Campo Santa Margherita:

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IL DESTINO DELL’ESSERE, dialogo con (e intorno al pensiero di) EMANUELE SEVERINO, Venezia, Università Ca’ Foscari, Ca’ Dolfin, aula magna Silvio Trentin, 29 e 30 maggio 2012. registrazione delle RELAZIONI

Locandina del Convegno

Le relazioni:

introduzione di Luigi Perissonotto: DM450363

introduzione di Luigi Ruggiu: DM450364

Prima sessione, introduzione di Mario Ruggenini: DM450365

Relazione di MAURO VISENTIN, IMMUTABILE/MUTEVOLE: L’ESSERE NELL’APPARIRE DELL’ENTE 4-DM450366

Relazione di LEONARDO MESSINESE, SEVERINO E LA METAFISICA  DM450367

Seconda sessione, introduzione di Lucio Cortella DM450368


Relazione di PAOLO PAGANI, NOTE SULLA MODALITA’ DELL’ESSERE DM450369

Relazione di GIORGIO BRIANESE, “SENTIAMO E SPERIMENTIAMO DI ESSERE ETERNI”: SEVERINO INTERPRETE DI SPINOZA   DM450370

Relazione di DAVIDE SPANIO, ANTICIPARE IL NIENTE, INTORNO ALLA LETTURA SEVERINIANA DI GENTILE  DM450371

intervento di Giulio Goggi DM450372

Terza sessione, introduzione di Carmelo Vigna DM450373

Relazione di ENRICO BERTI, SEVERINO E ARISTOTELE DM450374

Relazione di PIETRO BARCELLONA, GLI ABITATORI DEL TEMPO. LA TECNICA E LA STORIA NEL PENSIERO DI SEVERINO DM450375

Quarta sessione, introduzione di Luigi Vero Tarca DM450377

Relazione di NATALINO IRTI, DIRITTO POSITIVO E NORMATIVITA’ DELLA TECNICA DM450378

Relazione di VINCENZO VITIELLO, TAUTA AEI. LA LOGICA DELL’INERENZA DI EMANUELE SEVERINO  DM450379

Quarta sessione: DIALOGO CON EMANUELE SEVERINO, introduzione di Luigi Perissinotto DM450380

Gli appunti:

Camminando per Venezia in occasione del Convegno IL DESTINO DELL’ESSERE, dialogo con (e intorno al pensiero di) EMANUELE SEVERINO, 28 e 29 maggio 2012. L’Hotel Dalla Mora e gli altri di San Pantalon

in Hotel Bella Mora:

gli altri alloggi in San Pantalon:

Ritorno al Dalla Mora: ponte dei Vinanti


Verso Campo Santa Margherita:

Venezia si tiene con Iosif Brodskij e la voce di Domenico Pelini

clicca sulla seguente citazione e sentirai la stupenda lettura di Domenico Pelini

D’inverno, specialmente la domenica, ti svegli in questa città tra lo scrosciare festoso delle sue innumerevoli campane, come se dietro le tendine di tulle della tua stanza tutta la porcellana di un gigantesco servizio da tè vibrasse su un vassoio d’argento nel cielo grigio perla. Spalanchi la finestra, e la camera è subito inondata da questa nebbiolina carica di rintocchi e composta in parte di ossigeno umido, in parte di caffè e di preghiere. Non importa la qualità e la quantità delle pillole che ti tocca inghiottire questa mattina: senti che per te non è ancora finita. … In giorni come questi la città sembra davvero fatta di porcellana: come no, con tutte le sue cupole coperte di zinco che somigliano a teiere, o a tazzine capovolte, col profilo dei suoi campanili in bilico che tintinnano come cucchiaini abbandonati e stanno per fondersi nel cielo.

(Iosif Brodskij, Fondamenta degli incurabili, Adelphi, 1991, Milano, p. 29)

da Iosif Brodskij, FONDAMENTA DEGLI INCURABILI, Adelphi 1989, pag.40 e pag. 29.
Le letture di Domenico Pelini sono tratte dal suo canale su Youtube

Finestre affacciate su VENEZIA tengono assieme Iosif Brodskij e un ricordo

D’inverno, specialmente la domenica, ti sve­gli in questa città tra lo scrosciare festoso delle sue innumerevoli campane, come se dietro le tendine di tulle della tua stanza tutta la por­cellana di un gigantesco servizio da tè vibrasse su un vassoio d’argento nel cielo grigio per­la.

Spalanchi la finestra, e la camera è subito inondata da questa nebbiolina carica di rin­tocchi e composta in parte di ossigeno umi­do, in parte di caffè e di preghiere.

Non im­porta la qualità e la quantità delle pillole che ti tocca inghiottire questa mattina: senti che per te non è ancora finita.

Alla stessa stregua, non importa se sei più o meno autonomo, se e quante volte sei stato tradito, se il tuo esa­me di coscienza è più o meno radicale, più o meno sconsolante: comunque stiano le cose, presumi che per te ci sia ancora speranza, o almeno un futuro. Questo ottimismo deriva dal­la nebbiolina; dalle preghiere che ne fanno parte, specialmente se è l’ora della colazione.

In giorni come questo la città sembra davve­ro fatta di porcellana: come no, con tutte le sue cupole coperte di zinco che somigliano a teiere, o a tazzine capovolte, col profilo dei suoi campanili in bilico che tintinnano come cucchiaini abbandonati e stanno per fondersi nel cielo. Per non parlare dei gabbiani e dei colombi che ora accorrono per mettersi a fuo­co, ora si dissolvono nell’aria. 

di Iosif Brodskij in Fondamenta degli Incurabili

Tetti da  una finestra veneziana, 2004:

VENEZIA: “Ricordando il tuo grande amore per questa città, faccio mio questo gesto augurale per il 2012”

Un amico mi ha proposto come gesto augurale questo omaggio a Venezia.

Ricordando il tuo grande amore per questa città, faccio mio questo gesto augurale per il 2012!

A te e a Luciana, affettuosamente

P.

Forme del vivere in laguna. Archeologia, paesaggio, economia della Laguna di Venezia, a cura di Paola Sfameni, Davide Busato e Mauro Bon

Mercoledì 26 ottobre – ore 18.00
Forme del vivere in laguna. Archeologia, paesaggio, economia della Laguna di Venezia
Un incontro dedicato alla Laguna di Venezia, un ambiente che, grazie ai sapienti interventi che la Serenissima ha apportato per secoli, è sempre stato vitale per la città. I curatori del libro (vedi scheda qui sotto), Paola Sfameni, Davide Busato e Mauro Bon, affrontano il tema da diverse angolature, dalla ricostruzione documentale-archeologica agli aspetti biologici e ambientali.
Ingresso libero fino ad esaurimento posti disponibili
Cordiali saluti
Giovanni Pelizzato
SpazioEventi al Casinò
041 24 15 372


Forme del vivere in laguna. Archeologia, paesaggio, economia della Laguna di Venezia, Centro studi riviera del Brenta
È difficile immaginare come doveva essere la Laguna di Venezia tra la tarda antichità e il medioevo: un mondo dove i ritmi erano più lenti, dove l’uomo era in sintonia con l’ambiente naturale e dove la laguna era una periferia dinamica e perfettamente collegata ai principali centri urbani. Attraverso i dati archeologici e l’analisi delle fonti scritte, siano esse fonticlassiche o pergamene medievali dei monasteri sopravvissuti, si può ricostruire questa realtà così distante dalla Venezia del nostro tempo, ma ancora viva in alcune tradizioni presenti nelle isole principali della Laguna centro-nord e in alcune pratiche attuali, quali la pesca e l’agricoltura.
Questo mpio spazio è poi dedicato alla comparazione dei dati floro-faunistici, ricavati dalle fonti storiche e archivistiche, con l’attuale situazione e alla relazione tra questi e quanto evidenziato dagli scavi archeologici. Sono, quindi, esposti i risultati dell’analisi dei resti archeozoologici e archeobotanici relativi alle specie coltivate e addomesticate, oltre che alla flora e alla fauna selvatica. Con quest’ultimo aspetto – senza dubbio innovativo – s’intende verificare l’attendibilità delle fonti antiche relativamente alle descrizioni del paesaggio lagunare proposto e offrire al lettore la possibilità di godere di un’ampia e completa panoramica sull’evoluzione paesaggistica e ambientale della laguna veneziana nei secoli in tutte le sue sfaccettature.
Alcune tavole illustrano le aree di Lio Mazor, Lio Piccolo, Ammiana, Costanziaco, Torcello, Burano e Murano nel XIII secolo, attraverso la descrizione delle chiese, dei monasteri, dei mulini e delle saline presenti. Questo contributo vuol essere un tentativo di far luce su alcuni aspetti che riguardano Venezia, fotografando alcune realtà tramontate e restituendo una dimensione precisa della vita economica e del rapporto tra l’uomo e l’ambiente.
Mauro Bon – Direttore del Servizio Attività, Monitoraggio e Valorizzazione del Patrimonio Naturalistico del Museo di Storia Naturale di Venezia. Zoologo e Paleontologo del Quaternario, è autore di numerose pubblicazioni scientifiche e divulgative. È Presidente dell’Associazione Faunisti Veneti e responsabile scientifico di numerosi progetti di ricerca. È stato docente di Museologia scientifica e di Archeozoologia presso l’Università Ca’Foscari di Venezia
Davide Busato – Amministratore della società Arcomai Snc, collabora con la Soprintendenza per i Beni Archeologici per il Veneto in qualità di ricercatore storico e con Università italiane e straniere nell’ambito di progetti di ricerca cartografica. Ha esperienza di divulgazione scientifica con attività di docenza in aula nell’ambito dei sistemi GIS e realizzazione di pubblicazioni di taglio sia specialistico che divulgativo. Dello stesso autore si segnala il saggio storico Metamorfosi di un litorale, Venezia, Marsilio 2006 e L’Isola della Certosa di Venezia, Venezia, Centro Studi Riviera del Brenta 2009
Paola Sfameni – archeologa professionista, titolare e direttrice scientifica della società Arcomai snc, collabora con diverse Soprintendenze in Italia, in particolare con quella per i Beni Archeologici del Veneto. Collabora con l’Università Ca’ Foscari di Venezia nell’ambito del ‘Progetto Costanziaco’. Si occupa di divulgazione a diversi livelli attraverso progetti didattici, visite guidate di ambito archeologico, conferenze e corsi specifici nell’ambito della formazione di operatori archeologi

Venezia, il cimitero di San Michele

“Appena posso vado al cimitero di San Michele, la piccola isola dei morti nella laguna, a nord di Venezia. Il poeta lituano Tomas Venclova, amico di Brodskij e anche lui ammiratore del Guardi, lo descrive così: «Erba e pietre Una stessa isola. / Ed ecco l’errante ascolta stupefatto/ come sui cespugli si accumuli il silenzio, / come le sfere cave corrispondano alle sfere, / come il calcare si insinui nelle onde, / finché la coscienza ridesterà dalla stasi / non più la fitta del dolore, ma neppure / in­tanto né acqua, né vaporetto, né albero
A San Michele volle esser sepolto Brodskij, vicino a Igor Stravinskij, Sergej Djagilev, Ezra Pound e la sua compagna Olga Rudge (che Susan Sontag gli aveva fatto conoscere). Nel semiabbandonato settore evange­lico c’è, piantata nel prato, la sua semplice tomba. I vi­sitatori, secondo l’usanza russa, ci lasciano sopra siga­rette e accendini, penne, sassolini e lettere. Poco più in là c’è la tomba di Mauro Martini (1956-2005): un grande amico, intelligente e sfuggente, uno dei più originali studiosi di storia e letteratura russa. Frequen­tammo assieme Brodskij a Venezia e poi non mancam­mo mai, finché visse, di andar assieme a portargli del­le rose rosse sulla tomba. Al ritorno, come un rito, per­correvamo in silenzio la lunga Fondamenta dei Men­dicanti, che costeggia l’Ospedale, fino a Campo S. Giovanni e Paolo, dove ci sedevamo a bere in sua me­moria un paio di spritz, nel vecchio caffè-gelateria «Rosa Salva», guardando le belle finestre della casa sul canale di Ennio Concina, il profondo e burbero studio­so dell’arte e archittetura veneziana e bizantina”

in Francesco M. Cataluccio, Vado a vedere se di là è meglio, Sellerio, 2010, p. 241-242