Meditazione su: “… le pene e i dolori simultaneamente sofferti non si sommano per intero nella nostra sensibilità, … “, in Primo Levi, Se questo è un uomo, Einaudi, Torino 1958, p. 91

«Poiché tale è la natura umana, che le pene e i dolori simultaneamente sofferti non si sommano per intero nella nostra sensibilità, ma si nascondono, i minori dietro i maggiori, secondo una legge prospettica definita.

Questo è provvidenziale, e ci permette di vivere in campo.

Ed è anche questa la ragione per cui così spesso, nella vita libera, si sente dire che l’uomo è incontentabile; mentre, piuttosto che di una incapacità umana per uno stato di benessere assoluto, si tratta di una sempre insufficiente conoscenza della natura complessa dello stato di infelicità, per cui alle sue cause, che sono molteplici e gerarchicamente disposte, si dà un solo nome, quello della causa maggiore; fino a che questa abbia eventualmente a venir meno, e allora ci si stupisce dolorosamente al vedere che dietro ve n’è un’altra; e in realtà, una serie di altre»

[Primo Levi Se questo è un uomo Einaudi, Torino 1958, p. 91].

Antonio Tabucchi accompagna in una MEDITAZIONE, (citazione da Sostiene Pereira, Feltrinelli, Milano 1996, pagg. 122-123)

«Il dottor Cardoso chiamò la cameriera e ordinò due macedonie di frutta senza zucchero e gelato. Voglio farle una domanda, disse il dottor Cardoso, lei conosce i médecins philosophes?

No, ammise Pereira, non li conosco, chi sono? I principali sono Theodule Ribot e Pierre Janet, disse il dottor Cardoso, è sui loro testi che ho studiato a Parigi, sono medici e psicologi, ma anche filosofi, sostengono una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime.

Mi racconti questa teoria, disse Pereira.

Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere “uno” che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un’illusione, peraltro ingenua, di un’unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

Il dottor Cardoso fece una piccola pausa e poi continuò: quella che viene chiamata la norma, o il nostro essere, o la normalità, è solo un risultato, non una premessa, e dipende dal controllo di un io egemone che si è imposto nella confederazione delle nostre anime; nel caso che sorga un altro io, più forte e più potente, codesto io spodesta l’io egemone e ne prende il posto, passando a dirigere la coorte delle anime, meglio la confederazione, e la preminenza si mantiene fino a quando non viene spodestato a sua volta da un altro io egemone, per un attacco diretto o per una paziente erosione.

Forse, concluse il dottor Cardoso, dopo una paziente erosione c’è un io egemone che sta prendendo la testa della confederazione delle sue anime, dottor Pereira, e lei non può farci nulla, può solo eventualmente assecondarlo» [Antonio Tabucchi Sostiene Pereira Feltrinelli, Milano 1996, pagg. 122-123]

Seduto, semplicemente …, Ray Grigg, Il Tao della barca, Corbaccio, 1994, p. 163

Seduto, semplicemente
Senza alcun controllo… le onde s’infrangono sulle rive… i venti spirano… le nuvole si muovono.
Nessun problema. Nessuna preoccupazione. Addirittura nessuno sforzo.
Seduto, semplicemente…
tenendo soltanto il timone…
i venti gonfiano le vele e la barca muove se stessa.

In Ray Grigg, Il Tao della barca, Corbaccio, 1994, p. 163

Sistemare una stanza. Effetto: adattarsi. Da Roger – Pol Droit, Piccola filosofia portatile. 101 esperimenti di pensiero quotidiano, Rizzoli, 2001

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Sistemare una stanza

Durata: intermittente

Materiale: alcune stanze

Effetto: adattarsi

Moquette e carta da parati, piastrelle e intonaco, impianto elettrico, fasci di luce, porte, finestre, tende, cuscini, mobili, piante…

Bisogna decidere il posto degli oggetti, il colore e lo stile. Ciò che è interessante è che non si sa come fare.

Imparate ad ascoltare quello che dice la stanza. Ogni luogo vuole una certa forma e una certa sistemazione. Non si può averne una conoscenza globale né razionale. È come se in ogni posto lo spirito del luogo parlasse una propria lingua, che voi dovete imparare utilizzando le vostre risorse.

Bisogna quindi lasciarsi impregnare dalle caratteristiche del luogo: volume, luci, superfici, materiali, trama. E poi procedere a tentoni.

Una buona sistemazione non nasce mai da una prima intuizione. Bisogna procedere per approssimazione, passo dopo passo, per tentativi ed errori. Saper tacere e dimenticare, riscoprire, agire al di là delle parole e delle rappresentazioni. Non completamente in modo teorico e astratto.

Posate un colore e gli altri tutt’intorno si trasformano. Mettete un mobile e i volumi cambiano, talvolta anche i colori e le luci.

Ogni cosa è sempre in stretto rapporto con il resto. Per questo non dovete lasciarvi ingannare, quando non conoscete esattamente l’itinerario da seguire.

L’esperienza obbedisce a regole ogni volta diverse. Voi dovete lasciar fare e agire al tempo stesso. Siete voi al centro delle manovre, ma avrete successo se non im¬porrete nulla.

D’altro canto le conseguenze di questa relativa passività saranno in ragione di quello che siete. Ciò che il luogo suggerisce, ciò che esige su misura non è evidentemente identico per tutte le persone: il luogo è la guida, ma siete voi il conducente e non qualcun altro.

Non state quindi soltanto arredando una stanza, ma anche voi stessi.

Questa esperienza vi insegna che siete parte integrante dell’ambiente che vi circonda. Non un attore, o un architetto, insomma una volontà esterna che decide solo delle apparenze.

Siete un elemento della stanza ed essa diventa uno degli elementi del vostro essere. Se qualcuno vi dice «come è bella la tua casa», potrete percepirla come una banalità oppure pensare che la verità alla lunga produce qualche effetto.

 

Roger – Pol Droit, Piccola filosofia portatile. 101 esperimenti di pensiero quotidiano, Rizzoli, 2001

Rèverie sul ciclo del fuoco, ispirato da Gaston Bachelard. Video youtube, 2006

Gaston Bachelard (1884-1962) è un filosofo affascinante.

In una prima fase della sua vita si è concentrato sulla conoscenza scientifica e sulla necessità per questo tipo di pensiero di contrastare i saperi precedenti.

Poi, nella seconda fase del suo ciclo di vita, si è abbandonato (mantenendo un forte legame con la sua precedente ricerca) alla “poétique de la rèverie ”,intesa come una situazione in cui l’individuo si abbandona alla propria immaginazione.

La 
rèverie (parola difficilmente traducibile nella lingua italiana: fantasticheria, sogno, immaginazione fantastica) si distingue dal sogno per il fatto che la coscienza dell’ io è attiva.
Inoltre la rèverie comporta una relazione con l’infanzia, quindi con la propria biografia:
“Quando fantasticava nella sua solitudine, il bambino conosceva una esistenza senza limiti. La sua rèverie non era semplicemente una rèverie di evasione. Era una rè­verie di volo.
Vi sono rèveries infantili che nascono all’accendersi di un fuoco  … Così, le immagini infantili, immagini create da un bambino, le immagini che un poeta ci dice create da un bambino sono per noi manifestazioni dell’infanzia permanente”
In La poetica della rèverie Dedalo Libri, p. 110-111
Confesso che il mio pensiero non arriva a comprendere a fondo la filosofia di Bachelard: è un autore arduo, che gira attorno a categorie difficili.

Tuttavia la parte intuitiva della mia personalità ne è stata catturata, come in questa meditazione attorno ad un fuoco che è capitata così, senza alcuna preparazione ma solo con la spinta di lasciarsi andare ad un momento della giornata.