Duccio Demetrio, La ri – conoscenza: forma apicale, in  Eredità dei saperi, Tradizioni e transizioni  culturali, a cura di Francesco Cappa, edizioni Cortina, 2016, pagg. 65-80

LA SOLITUDINE DI JUNG DAI RICORDI, in Jung, Ricordi, sogni, riflessioni (pag. 428-429)

Mappeser.com: Mappe nel Sistema dei Servizi

«La differenza tra me e la maggior parte degli altri uomini è che per me i “muri divisori” sono trasparenti.
È questa la mia caratteristica.
Altri ritengono i muri così spessi, che al di là di quelli non vedono nulla, e perciò credono che non vi sia nulla. In un certo qual modo io percepisco i processi che si verificano nel profondo, e da ciò deriva la mia certezza interiore.
Chi non vede nulla non ha nessuna certezza, e non può pervenire a nessuna conclusione, o non può fidarsi delle sue conclusioni.
Non so che cosa mi abbia consentito di percepire la corrente della vita. Probabilmente l’inconscio stesso, o forse i miei primi sogni.
Essi hanno deciso il mio cammino fin dall’inizio. La conoscenza dei processi del profondo ha ben presto plasmato la mia relazione col mondo.
Fondamentalmente fu già nella mia infanzia quella che è oggi.
Da bambino sentivo…

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…Amo le mappe perché dicono bugie. Perché sbarrano il passo a verità aggressive. Perché con indulgenza e buon umore sul tavolo mi dispongono un mondo che non è di questo mondo … Domenico Pelini legge La MAPPA, di Wislawa Szymborska, in Basta così, Adelphi

clicca sul seguente link per ascoltare l’audio:

https://drive.google.com/file/d/1FAfNFdPiE-n-XQyLUE0I4IlZ25dQn14G/view?usp=sharing


Piatta come il tavolo

sul quale è posata.

Sotto – nulla si muove,

né cerca uno sbocco.

Sopra – il mio fiato umano

non crea vortici d’aria

e lascia tranquilla

la sua intera superficie.

Bassopiani e vallate sono sempre verdi,

altopiani e montagne sono gialli e marrone,

oceani e mari – di un azzurro amico

sui margini sdruciti.

Qui tutto è piccolo, vicino, alla portata.

Con la punta dell’unghia posso schiacciare i vulcani,

accarezzare i poli senza guanti grossi,

posso con un’occhiata

abbracciare ogni deserto

insieme al fiume che sta lì accanto.

Segnalano le selve alcuni alberelli

tra i quali è ben difficile smarrirsi.

A est e ovest, sopra e sotto

l’equatore, un assoluto

silenzio sparso come semi,

ma in ogni seme nero

la gente vive.

Forse comuni e improvvise rovine

sono assenti in questo quadro.

I confini si intravedono appena,

quasi esitanti – esserci o non esserci?

Amo le mappe perché dicono bugie.

Perché sbarrano il passo a verità aggressive.

Perché con indulgenza e buon umore

sul tavolo mi dispongono un mondo

che non è di questo mondo.

La storia di Mississippi Goddam, di Carlo Lucarelli, in Dee Giallo: Episodio 4:

Episodio 4: La storia di Mississippi Goddam Dee Giallo

VAI AL POCAST, dove si parla anche del libro di Gianni Del Savio su Nina Simone:

Dee Giallo: Episodio 4: La storia di Mississippi Goddam su Apple Podcasts

La MAPPA, di Wislawa Szymborska, in Basta così, Adelphi. Lettura poetica di Domenico Pelini. …Amo le mappe perché dicono bugie. Perché sbarrano il passo a verità aggressive. Perché con indulgenza e buon umore sul tavolo mi dispongono un mondo che non è di questo mondo …

clicca sul seguente link per ascoltare l’audio:

https://drive.google.com/file/d/1FAfNFdPiE-n-XQyLUE0I4IlZ25dQn14G/view?usp=sharing

Piatta come il tavolo

sul quale è posata.

Sotto – nulla si muove,

né cerca uno sbocco.

Sopra – il mio fiato umano

non crea vortici d’aria

e lascia tranquilla

la sua intera superficie.

Bassopiani e vallate sono sempre verdi,

altopiani e montagne sono gialli e marrone,

oceani e mari – di un azzurro amico

sui margini sdruciti.

Qui tutto è piccolo, vicino, alla portata.

Con la punta dell’unghia posso schiacciare i vulcani,

accarezzare i poli senza guanti grossi,

posso con un’occhiata

abbracciare ogni deserto

insieme al fiume che sta lì accanto.

Segnalano le selve alcuni alberelli

tra i quali è ben difficile smarrirsi.

A est e ovest, sopra e sotto

l’equatore, un assoluto

silenzio sparso come semi,

ma in ogni seme nero

la gente vive.

Forse comuni e improvvise rovine

sono assenti in questo quadro.

I confini si intravedono appena,

quasi esitanti – esserci o non esserci?

Amo le mappe perché dicono bugie.

Perché sbarrano il passo a verità aggressive.

Perché con indulgenza e buon umore

sul tavolo mi dispongono un mondo

che non è di questo mondo.

Map

Flat as the table
it’s placed on.
Nothing moves beneath it
and it seeks no outlet.
Above—my human breath
creates no stirring air
and leaves its total surface
undisturbed.
Its plains, valleys are always green,
uplands, mountains are yellow and brown,
while seas, oceans remain a kindly blue
beside the tattered shores.
Everything here is small, near, accessible.
I can press volcanoes with my fingertip,
stroke the poles without thick mittens,
I can with a single glance
encompass every desert
with the river lying just beside it.
A few trees stand for ancient forests,
you couldn’t lose your way among them.
In the east and west,
above and below the equator—
quiet like pins dropping,
and in every black pinprick
people keep on living.
Mass graves and sudden ruins
are out of the picture.
Nations’ borders are barely visible
as if they wavered—to be or not.
I like maps, because they lie.
Because they give no access to the vicious truth.
Because great-heartedly, good-naturedly
they spread before me a world
not of this world.

(Translated, from the Polish, by Clare Cavanagh)


fonte:

La mappa, Wislawa Szymborska

DUCCIO DEMETRIO, Filosofia del camminare. Passeggiare, peregrinare, vagabondare – al convegno di Pistoia 24/26 settembre 2021: Dialoghi sull’uomo, ALTRI ORIZZONTI: CAMMINARE, CONOSCERE, SCOPRIRE. Con l’aggiunta di uno scambio di lettere/mail

 
gli ho scritto:
Ciao, Duccio
abbiamo appena visto e ascoltato il tuo bellissimo
Duccio Demetrio | – al convegno Dialoghi sull’uomo, Pistoia 2021
Pensa che mi capita , talvolta di rifare quei passi. é come se quei luoghi fossero inscritti non solo nella mia psiche, ma anche nella mia biologia
Ma mi venivano alla mente anche i cammini che facevo (negli anni 70 e 80), quando dalla stazione nord di Milano mi recavo alle scuole di servizio sociale, dove ci siamo conosciuti: via Ruffini, via Daverio, Via Pace …
davvero grazie per avermi evocato queste immagini importanti che sono costitutive della mia biografia
ti saluto con affetto e gratitudine
anche attraverso la mappa esistenziale che mi orienta dal 1967
 

ci ha risposto:

carissimo Paolo, carissimi amici, grazie per questo breve ma affettuoso
e lucente memoir vagabondante. Ma grazie soprattutto per questo vostro
riscontro. Mi mancava davvero, a Pistoia avevo davanti a me un pubblico
certo generoso anch’ esso ma deturpato dalle mascherine d’ ordinanza che
non mi permettevano di vedere i volti, ora grazie alle vostre calde
parole vedo i vostri e insieme ci sorridiamo come se fossimo presenti
insieme. Abbracci  e la mia commozione Duccio

Domenico Pelini legge: Iosif Brodskij, Fondamenta degli incurabili, Adelphi, 1989, pag. 29: “D’inverno , specialmente la domenica, ti svegli in questa città …

D’inverno, specialmente la domenica, ti svegli in questa città tra lo scrosciare festoso delle sue innumerevoli campane, come se dietro le tendine di tulle della tua stanza tutta la porcellana di un gigantesco servizio da tè vibrasse su un vassoio d’argento nel cielo grigio perla. Spalanchi la finestra, e la camera è subito inondata da questa nebbiolina carica di rintocchi e composta in parte di ossigeno umido, in parte di caffè e di preghiere. Non importa la qualità e la quantità delle pillole che ti tocca inghiottire questa mattina: senti che per te non è ancora finita. … In giorni come questi la città sembra davvero fatta di porcellana: come no, con tutte le sue cupole coperte di zinco che somigliano a teiere, o a tazzine capovolte, col profilo dei suoi campanili in bilico che tintinnano come cucchiaini abbandonati e stanno per fondersi nel cielo.

Antologia del TEMPO che resta

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NINA SIMONE – Conversazione con Gianni Del Savio, Audio di 1 ora e 12 minuti in MOTEL LIFE – ADMR Chiari – Music Events

Motel Life E03 – NINA SIMONE – Conversazione con Gianni Del Savio

vai al sito:

Stephen KING, Later. Solo i morti non hanno segreti, Sperling&Kupfer, 2021

Jamie Conklin ha proprio l’aria di un bambino del tutto normale, ma ci sono due cose che lo rendono invece molto speciale: è figlio di una madre single, Tia, che di mestiere fa l’agente letterario, e soprattutto ha un dono soprannaturale. Un dono che la mamma gli impone di tenere segreto, perché gli altri non capirebbero. Un dono che lui non ha chiesto e che il più delle volte non avrebbe voluto. Ma questo lo scoprirà solo molto tempo dopo. Perché la prima volta che decide di usarlo è ancora troppo piccolo per discernere, e lo fa per consolare un amico. E quando poi è costretto a usarlo lo fa per aiutare la mamma, lo fa per amore. Finché arriva quella dannata volta, in cui tutto cambia, e lui è già un ragazzino, che non crede più alle favole. Jamie intuisce già, o forse ne è addirittura consapevole, che bene e male non sono due entità distinte, che alla luce si accompagnano sempre le tenebre. Eppure sceglie, sceglie la verità e la salvezza. Ma verità e salvezza, scoprirà tempo dopo, hanno un prezzo. Altissimo.Later è una nuova variazione King sul tema del bene e del male, un romanzo – come sempre – pieno di emozione e tenerezza nei confronti dell’infanzia e della perdita dell’innocenza, ma anche una riflessione matura sulla nostra possibilità di scegliere. Con un tocco di affettuosa ironia nei confronti dell’operoso mondo che ruota attorno a un grande autore.

vai alla scheda dell’editore:

Percorso del viaggio in Italia di Michel DE MONTAIGNE (1580-1581). Libro: Viaggio in Italia passando per la Svizzera e la Germania, a cura di Irene Riboni, introduzione di Armando Torno, edizioni La Vita Felice, 2020

MICHEL DE MONTAIGNE

(Pèrigord 1533 – Saint-Michel-de-Montaigne 1592) scrittore e filosofo francese, iniziò lo studio dei classici in tenera età. Studiò nel Collegio di Guyenne a Bordeaux, successivamente filosofia nella stessa città e diritto a Tolosa. Nel 1554 entrò nella magistratura a Périgueux, divenne poi consigliere del parlamento di Bordeaux (1557-1568). Il solo avvenimento che segnò profondamente la sua esistenza fu l’amicizia con Étienne de La Boétie, iniziata nel 1558. La prematura morte dell’amico, quattro anni dopo, lasciò un vuoto incolmabile nel pensatore. Nel 1568 gli morì il padre. Dal 1570, ritiratosi nelle sue terre, si dedicò agli studi, alla meditazione e alla composizione degli Essais. Nel 1580 effettuò viaggi in Francia, Svizzera, Germania e Italia, nella speranza di trovare beneficio nelle acque termali per combattere la calcolosi renale di cui soffriva. Nel 1581 ebbe notizia della sua nomina a sindaco di Bordeaux e prese la via del ritorno. In patria il filosofo svolse con competenza il suo biennio di sindaco e venne rieletto per altri due anni. Nel 1585 nella regione di Bordeaux scoppiò un’epidemia di peste e Montaigne dovette allontanarsi dalle sue terre ma, passata l’epidemia, si ritirò nel suo castello. Nel 1587 fu assalito e derubato in viaggio verso Parigi e arrivato nella città venne imprigionato per qualche ora, in seguito a tumulti scoppiati. La morte lo sorprese nel 1592.

Il governo fanfarone ci infligge i parenti, articolo di Diego Minonzio, in La Provincia di Como, 20 dicembre 2020

letto in edizione cartacea

cerca in:

https://www.laprovinciadicomo.it/stories/premium/Editoriali/il-governo-fanfarone-ci-infligge-i-parenti_1380565_11/

E così, speravamo di avercela fatta. Ci eravamo illusi che la tremenda emergenza sanitaria avrebbe avuto almeno un aspetto non solo positivo, ma addirittura straordinario, salvifico, esaltante e su quel piccolo sogno covato per anni e anni e anni, senza poterlo mai mettere in pratica, ci eravamo cullati in queste settimane di attesa snervante, ma anche carica di aspettative.

A un certo punto, sembrava sicuro. L’occhiuto governo dittatoriale, autoritario e poliziesco che scruta nelle vite degli altri e le controlla e le determina e ci spoglia di ogni privacy, di ogni segreto e di ogni affetto aveva deciso che per quest’anno, almeno per quest’anno, ma chissà, magari anche per i prossimi, sarebbe stato vietato ospitare i parenti a casa. Che notizia meravigliosa. Che festa della liberazione. Che epifania nel senso più profondo della parola. Che svolta culturale, psicologica e addirittura antropologica, essere finalmente liberati dal giogo più giogo che c’è, dall’obbligo sociale più obbligatorio che c’è, quello di rivedere la famiglia dopo così tanto tempo, costringendo alcuni poveracci particolarmente sfortunati – come chi scrive questo pezzo – a lunghissimi, estenuanti e fantozziani viaggi oltralpe per andare a trovare la nonna e la bisnonna e la zia e i suoi fratelli e lo zio e le sue sorelle, oltre a mazzi, sacchi e sporte di cognati e cognate e oltre a vagonate di nipoti e nipotini di ogni ordine e grado, di ogni genere e modello, e a deliziarsi in lunghe giornate attovagliati con curiosi personaggi che non perdono mai occasione per motteggiare su “certo che voi italiani baffo nero e mandolino siete proprio pittoreschi”, “certo che voi italiani mangiaspaghetti”, “certo che voi italiani il canto e il ballo ce l’avete nel sangue”, “ma come gesticolate sempre voi italiani”, “ma Berlusconi è davvero il capo della mafia?” e altre piacevolezze del genere. Tutto vero.

Bene, almeno per quest’anno, tutto questo sembrava cancellato dall’impagabile trovata del Natale intelligente e uno già iniziava a baloccarsi con un’idea delle feste da passare solo con le persone più care, senza intrusi, senza assembramenti, senza cene e cenoni lunghi e bislunghi e senza brindisi e controbrindisi, magari per dedicare più tempo, per chi possiede questo dono, alla dimensione interiore, alla fede e alla preghiera, solo tu con i tuoi cari, carissimi e, quindi, pochissimi affetti. E invece niente. Il governo in carica, che tutti dipingono come dittatoriale, autoritario e poliziesco, si è invece comportato anche in questo frangente come il solito governo all’italiana, fanfarone, pasticcione e coperchione che, come sempre, è partito facendo il viso feroce e minacciando questo e quello e ululando che adesso basta, è arrivata l’ora del rigore e del sacrifico e del rispetto calvinista delle norme e delle regole e invece poi, al primo scricchiolio, ha iniziato, tra le risate di noi popolo bue, a svaccare su eccezioni, deroghe e, insomma, mettiamoci d’accordo, proprio come accadeva ai tempi del liceo, quando il supplente di greco entrava in classe tutto gonfio e tronfio che con lui non si scherzava e che nessuno pensasse di prenderlo sottogamba che altrimenti schiaffava qualcuno dal preside, ma che poi era costretto a darsela a gambe inseguito da pernacchie, gessetti, cancellini e smozzichi di focaccia rancida.

E così, venerdì a tarda ora, l’occhiuto e vaiato governo di cui sopra ha partorito il solito compromesso all’italiana, la solita furbata democristiana, cioè ti vieto, ma non troppo, ti impedisco di invitare chiunque a casa tua, ma fino a un certo punto, e così alla fine – una vera vigliaccata – ha stabilito che due, almeno due parenti, ma non di più, è permesso invitarli, anche se, a pensarci bene, gli under 14 sono esclusi dal conto e quindi vagonate e frotte e squadriglie di bambini sono pronte a invadere e distruggere la tua casa e la tua pace natalizia. In quel momento, in quel momento preciso, il sogno è finito. Loro arriveranno. Loro arriveranno lo stesso, pure quest’anno. Perché loro non si fermano. Loro arrivano comunque, con o senza Covid, e si stravaccano sul divano e iniziano a magnificare il loro ragazzo che è un genietto, mentre il tuo è un somaro patentato che sta rifacendo per la terza volta la quinta superiore, che la loro macchina nuova è una bomba, mentre la tua è la barzelletta del quartiere, che non se ne può più di questo virus, anche se fanno gli impiegati di concetto al catasto di Aci Trezza ed è sei mesi che lavorano (?) in ciabatte da casa senza aver perso un euro di stipendio, mentre tu è da aprile che aspetti il ristoro dall’occhiuto governo di cui sopra. Anche questo, tutto vero. E non è finita qui, visto che con loro, con i parenti, non è mai finita. Perché saremo anche obbligati a scegliere quali parenti far entrare in casa, scatenando quindi una nuova guerra di religione con figli e consorte: se inviti il cognato Piero, si offende il cognato Pino, se inviti il suocero Gino, si offende lo zio Tino, e quindi questo porterà a una selezione darwiniana del parentame senza mai dimenticare i più soli, ovviamente, ma anche quelli che pare ti abbiano già inserito nell’eredità – e questo è un argomento molto più valido rispetto a quello del parente solo… – quindi, si dovrà procedere a una rotazione, anche questa fantozziana, per dare soddisfazione a tutti. Te ne becchi un paio alla Vigilia, un altro paio a Natale e poi via così a Santo Stefano, a San Silvestro, a Capodanno, per finire in gloria con l’Epifania, che tutti i parenti si porta via, senza dimenticare sabati e domeniche.

Morale. Anche quest’anno, benché diluiti e sparpagliati – e a questo punto era meglio farsi del male in un colpo solo – lungo due settimane che minacciano di passare alla storia tra le più devastanti del dopoguerra, i tuoi parenti te li papperai tutti, ma tutti davvero. E non ci sarà più verso di scamparla, perché loro sì che sono molesti, invasivi e contagiosi, altro che il Covid…


d.minonzio

Diego Minonzio

Paolo Ferrario, Articoli pubblicati su Muoversi Insieme di Stannah, nel periodo 2009-2012. Il sito era diretto da Alessandra Cicalini





















Carlo Ferrario, Un comasco irregolare – a cura di Fabio Cani e Gerardo Monizza NodoLibri Editore, 2020

vai alla scheda dell’editore

Carlo Ferrario – autori-vari – NodoLibri – Libro NodoLibri Editore

[“Carlo Ferrario. Un comasco irregolare” (a cura di Gerardo Monizza e Fabio Cani), NodoLibri Como]

Carlo Ferrario (1931–2019) è stato uomo di cultura dalle molte sfaccettature: letterato, prosatore, oratore, polemista, artista (nel suo genere), conoscitore delle arti, musicista, critico musicale, compositore… È stato anche e soprattutto cittadino della sua città, Como. Per ricordare – e giammai celebrare – Carlo Ferrario si è voluto chiamare a raccolta un buon numero di amiche e amici, venti dei quali hanno accolto l’invito a scrivere un ricordo o a portare una testimonianza. Questo libro non racconta un solo Ferrario, ma i tanti Carlo che si sono offerti al pubblico o agli amici. Senza avere le pretese di un saggio critico, queste pagine sono un omaggio perché la figura e l’opera di Carlo Ferrario restino nella memoria della città.T

Testi e testimonianze di

Ivano Alogna, Maria Giovanna Arnaboldi, Giuseppe Battarino, Gisella Belgeri, Mario Bianchi, Mario Botta, Alessio Brunialti Griffani, Fabio Cani, Francesca Cattaneo, Enrico Cavadini, Giorgio Cavalleri, Giuliano Collina, Mario Di Salvo, Paolo Ferrario, Vincenzo Guarracino, Stefano Lamon, Gerardo Monizza, Lorenzo Morandotti, Luigi Picchi, Federico Roncoroni

Elenco delle opere musicali e letterarie [http://www.nodolibrieditore.it/…/carlo-ferrario…][

https://www.amazon.it/dp/8871853288]

4 novembre 2020

Dora Marcus (Marialuisa Barbera, Simona Bennardo, Roberta Ganzetti, Carla Negretti), Pianerottoli alla deriva – New Press edizioni, Como, 2020

Pianerottoli alla deriva sottotitolo In un condominio tutt’altro che tranquillo si incrociano quattro storie autori Marialuisa Barbera Simona Bennardo Roberta Ganzetti Dora Markus Carla Negretti editore New Press

Pianerottoli alla deriva – Marialuisa Barbera, Simona Bennardo, Roberta Ganzetti – New Press – Libro New Press Edizioni

Bettye Lavette, Blackbirds [Verve 2020]. Recensione di Gianni Del Savio

Bettye Lavette
Blackbirds
[Verve 2020]

bettyelavette.com


di Gianni Del Savio (09/09/2020)

vai al seguente link

http://www.rootshighway.it/black/blackhighway.htm

un estratto

… Nove i brani. Il primo è uno dei meno noti del repertorio della Simone: I Hold No Grudge (lo si ritrova in High Priestess of Soul, del ‘67). Struttura blues-soul dai toni drammatico-imploranti e un adeguato tasso ritmico, mettono in bel risalto la sua inconfondibile voce abrasiva. …

Paolo Ferrario: schede per la presentazione del libro: DUCCIO DEMETRIO, INGRATITUDINE, La memoria breve della riconoscenza, Raffaello Cortina Editore, 2016. Libreria UBIK, Como, 28.3.2017

TartaRugosa ha letto e scritto di: Raymond Queneau (1983) Esercizi di stile, Einaudi Traduzione di Umberto Eco

TARTARUGOSA

TartaRugosa ha letto e scritto di:

Raymond Queneau (1983)

Esercizi di stile, Einaudi

Traduzione di Umberto Eco

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Un gioco di bravura irresistibile:

“Queneau usa le figure retoriche per ottenere effetti comici ma nel contempo fa del comico anche sulla retorica … La retorica non si limita alle sole figure e cioè alla sola elocutio.

C’è l’inventio e c’è la dispositivo, c’è la memoria, c’è la pronuntiatio, ci sono i generi oratori, le varie forme di narratio, ci sono le tecniche argomentative, le regole di compositio, e nei manuali classici sta anche la poetica, con tutta la tipologia dei generi letterari e dei caratteri …”

Ci voleva Umberto Eco ad azzardare la traduzione dei 99 esercizi di stile di Raymond Queneau, animatore dell’esperimento dell’Oulipo, nel cui ambito anche Georges Perec ha dato il suo notevole contributo.

Perché gli Exercices di Queneau sono una “scommessa…

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mi ricordo l’esperienza editoriale del libro LA SALUTE, scritto da Laura Conti, nella enciclopedia I MONDI DELL’UOMO, attraverso la biografia di: Franco SALGHETTI-DRIOLI, I miei 400 anni e altri viaggi, InfilaIndiana edizioni, 2019

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Quest’opera è una libera e integrale rielaborazione della Rathbone-Aldus Encyclopaedia (1960), originariamente pubblicata in lingua inglese e pubblicata in lingua italiana con il titolo “I Mondi dell’Uomo” dalla Arnoldo Mondadori editore (1961)

serata dedicata a LUCIO DALLA. Con ALESSIO BRUNIALTI: commenti, voce e chitarra; CECILIA CASELLA e CRISTIANO paspo STELLA: voce; ROBERTO QUADRONI: pianoforte e cori; GUIDO BERGLIAFFA: basso elettrico; MARCO PORRITIELLO: batteria. Alla Officina della Musica, Como 4 marzo 2020. Audio Video: Salvioni Brothers e Franco Silano

L’Officina non si arrende!

Nuovamente in streaming, dopo gli incredibili consensi raccolti la scorsa domenica con la jazz jam proposta dalla band di casa, vogliamo per questa seconda occasione omaggiare uno dei più grandi interpreti e autori italiani, di cui ricorrebbe il settantasettesimo compleanno.

LUCIO DALLA

Una serata condotta da Alessio Brunialti e supportata da una liveband ad hoc, un segno di riconoscenza al grande cantautore bolognese e contemporaneamente un segnale di continuità artistica e creativa in questo momento di difficoltà.

Saranno presenti:

ALESSIO BRUNIALTI, commenti, voce e chitarra
CECILIA CASELLA e CRISTIANO paspo STELLA: voce

ROBERTO QUADRONI, pianoforte e cori
GUIDO BERGLIAFFA, basso elettrico
MARCO PORRITIELLO, batteria

Supporto tecnico audio video: Salvioni Brothers e Franco Silano

E’ possibile effettuare donazioni via PayPal tramite il numero di telefono
349 280 3945, connettetevi!

#chifermeràlamusica
#nonilcoronavirus
#quellidellofficina

… mi ricordo …: VIOLO Evaldo (a cura di), (io e la BUR). Scrittori, studiosi, lettori raccontano la Biblioteca Universale Rizzoli. New Press edizioni (collana Contro Mossa diretta da Andrea Di Gregorio) , Como, 2019. Indice del libro

Gaston BACHELARD, LA POESIA DELLA MATERIA: il sogno, l’immaginazione e gli elementi materiali , traduzione di Chiara Ruffinengo, da: Causeries: la poésie e les éleménts. Dormeurs éveillés (1952, 1954), Red edizioni, 1997, Como, pag. 62. Indice del libro

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AUDIO

1 La poesia e gli elementi naturali, 13 minuti:

https://drive.google.com/file/d/1F4vFefZFrpezsuqOo2dSWhnOqDthWeqa/view?usp=sharing

2 La poesia dell’acqua, 14 minuti:

https://drive.google.com/file/d/1EJpkKQhhau7xO0lIJxLMDVh14vXMy8Wu/view?usp=sharing

3. La poesia del fuoco, 14 minuti

https://drive.google.com/file/d/1d92KEo961BR91mxabzlx3GPCkMCgQK9L/view?usp=sharing

4. La poesia dell’aria, 14 minuti

https://drive.google.com/file/d/1WxsEVv5eI6x7HUCmQ1mq3TBVpmIcfWpZ/view?usp=sharing

5. La poesia della terra, 11 minuti

https://drive.google.com/file/d/19HYQ7tA0HMA_aMzWBhEzgYMUMfVXlwXl/view?usp=sharing

6. La poesia della mano, 13 minuti

https://drive.google.com/file/d/1LDZ06SRAwKVPERCgyLmGwfMTiOf1WPnH/view?usp=sharing

7. Il lirismo della forgia, 12 minuti

https://drive.google.com/file/d/1OFjOAaf-RBz9hovgv_zKx8OvGr-rvQSy/view?usp=sharing

8. Dormienti a occhi aperti: la rèverie lucida, 17 minuti

https://drive.google.com/file/d/1en1OKgz9wydmCKsXlcJpAPtwf0nq9iSk/view?usp=sharing


la collana della Red edizioni dedicata a Gaston Bachelard era curata da Claudio Risè

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Su: RACCONTARSI di Duccio Demetrio, Raffaello Cortina edizioni, in Ai confini dello sguardo di Gabriele De Ritis

Raccontarsi,

Il sottotitolo è L’autobiografia come cura di sé. Il volume Raccontarsi di Duccio Demetrio è stato pubblicato dall’editore Raffaello Cortina nel 1996; la Libera Università dell’Autobiografia è stata fondata da lui ad Anghiari assieme a Saverio Tutino nel 1999.

«Arriva un momento nell’età adulta in cui si avverte il desiderio di raccontare la propria storia di vita. Per fare un po’ d’ordine dentro di sé e capire il presente, per ritrovare emozioni perdute e sapere come si è diventati, chi dobbiamo ringraziare o dimenticare. Quando questo bisogno ci sorprende, il racconto di quello che abbiamo fatto, amato sofferto, inizia a prendere forma. Diventa scrittura di sé e alimenta l’esaltante passione di voler lasciare traccia di noi a chi verrà dopo o ci sarà accanto. Sperimentiamo così il “pensiero autobiografico”, che richiede metodo, coraggio, ma procura, al contempo, non poco benessere».

SEGUE

VAI A

Raccontarsi : Ai confini dello sguardo

Gabriella D’Amico, Cristiano Da Ros, Gianni Del Savio, si addentrano nei labirinti espressivi di Eunice Kathleen Waymon e nel suo divenire NINA SIMONE, delineandone la figura personale e artistica in uno spettacolo che la racconta in musica e testi

Gabriella D’Amico, Cristiano Da Ros, Gianni Del Savio, si addentrano nei labirinti espressivi di Eunice Kathleen Waymon e nel suo divenire Nina Simone, delineandone la figura personale e artistica in uno spettacolo che la racconta in musica e testi.

Una miscela tra classica, jazz, blues, pop, soul e folk, che Nina definiva “black classical music”, rifiutando ogni consueta e limitativa etichettatura della sua arte.

Il testo è quello raccontato dalla voce narrante di Gianni Del Savio, autore di una biografia dell’Artista dal titolo “Il piano, la voce e l’orgoglio nero” – Vololibero edizioni. Conoscitore di numerosi aneddoti sulla sua vita artistica e sul suo impegno politico.

To Be Young Gifted and Black

20 anni dalla morte di FABRIZIO DE ANDRE’, serate biografiche e musicali a cura di ALESSIO BRUNIALTI (appunti di Paolo Ferrario), alla Officina della Musica, via Giulini 14, Como. Primo incontro: 11 settembre 2019. Successivi incontri: 9 ott; 6 e 20 nov; 4 dic; 15 gen; 7 feb; 4 mar, 8 apr; 6 mag; 3 giu

vai al sito della officina della musica

https://www.facebook.com/officinadellamusicacomo/?ref=page_internal

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serata dedicata a NINA SIMONE: Forever young, gifted and black!. Con Gabriella D’Amico (cantante), Cristiano Da Ros (contrabbassista) e Gianni Del Savio (autore del libro “Nina Simone: Il piano, la voce e l’orgoglio nero”), alla OFFICINA DELLA MUSICA, Via Giulini 14, COMO, giovedì 19 settembre 2019, ore 21

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per informazioni vai a:

https://www.facebook.com/officinadellamusicacomo/


articolo di Alessio Brunialti su La Provincia di Como

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la presentazione a cura della Officina della Musica:

Gabriella D’Amico, Cristiano Da Ros, Gianni Del Savio, si addentrano nei labirinti espressivi di Eunice Kathleen Waymon e nel
suo divenire Nina Simone, delineandone la figura personale e artistica in uno spettacolo che la racconta in musica e testi.

Una miscela tra classica, jazz, blues, pop, soul e folk, che Nina definiva “black classical music”, rifiutando ogni consueta e limitativa etichettatura della sua arte.

Il testo è quello raccontato dalla voce narrante di Gianni Del Savio, conoscitore di numerosi aneddoti sulla sua vita artistica e sul suo impegno politico.

Un omaggio alla Simone, cantante e pianista dallo stile inimitabile, “l’Artista più citata in assoluto” (New York Times), già proposto con ottimi riscontri in più occasioni, che riprende vari passaggi musicali significativi, incrociati da tratti biografici e letture di testi.

Dopo l’ottimo esordio con “Shades of Freedom” (2018), il duo D’Amico Da Ros (contrabbasso, voce ed elettronica) ha in preparazione un secondo lavoro con brani inediti.

Gianni Del Savio, autore di una biografia dell’Artista dal titolo “Il piano, la voce, l’orgoglio nero”, è uno storico della black music, con all’attivo vari testi anche enciclopedici.