Non amo le stroncature … di solito appagano un narcisismo aggressivo …, Giuseppe Pontiggia, in Sostare di fronte all’arte per vedere che non c’è, Il Sole 24 Ore 12 dicembre 1999

“Non amo le stroncature … di solito appagano un narcisismo aggressivo e spesso non riescono neanche a danneggiare l’oggetto che vorrebbero distruggere” Giuseppe Pontiggia, in Sostare di fronte all’arte per vedere che non c’è, Il Sole 24 Ore 12 dicembre 1999

Jujutsu, Elogio della Cedevolezza: la Leggenda dei Salici Piangenti – Shirobei Akiyama

Durante una forte nevicata notò che i rami di molti alberi grandi e forti si erano spezzati sotto il peso della neve. Solo un albero aveva resistito. Era il salice. I suoi rami, flessibili, si piegavano lasciando cadere la neve. Akiyama ebbe quindi l’intuizione che sta alla base della pratica del jujutsu tradizionale, da lui … Leggi tutto Jujutsu, Elogio della Cedevolezza: la Leggenda dei Salici Piangenti – Shirobei Akiyama

l'”ASSASSINIO DI PERSONALITA'”: “CHARACTER ASSASSINATION” | The Art of Defamation Througout the Ages (arte della diffamazione nel corso dei secoli)

Mappeser.com: mappe nel sistema dei servizi

“L’assassinio di personaggi è un processo deliberato e sostenuto che mira a distruggere la credibilità e la reputazione di una persona, istituzione, gruppo sociale o nazione.

L’assassinio di personaggi è un danno deliberato della reputazione di un individuo.

Le vittime più importanti dell’assassinio di personaggi sono leader politici, funzionari, celebrità, scienziati, atleti e altri personaggi pubblici. I “personaggi assassini” prendono di mira vite private, comportamenti, valori e identità di altre persone. I loro dettagli biografici sono alterati o fabbricati.

Le caratteristiche intime diventano pubbliche. I risultati sono messi in discussione. Le buone intenzioni sono messe in dubbio. Usando esagerazioni, scherno, accuse, bugie, insinuazioni e calunnie, gli aggressori cercano di ferire le loro vittime moralmente ed emotivamente agli occhi dell’opinione pubblica.

Agenti di omicidi di carattere impiegano un misto di metodi aperti e segreti per raggiungere i loro obiettivi, come sollevare false accuse, seminare e alimentare voci e manipolare informazioni

“La…

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Sui BLOG, un testo di Paolo Ferrario del 2007 (ai tempi di Splinder!)

Provo ad osservarmi.
E a scrivere mentre mi osservo.
E, in particolare, a mettere a fuoco i miei processi di pensiero.

Osservo i due poli opposti.
Da una parte c’è il continuo fluire del pensiero interno. E’ l’incessante ”stream of consciousness” che James Joyce ha osato sfidare sul piano letterario nel suo Ulisse. E’ un pensiero mobile, variabile, disordinato, confinante fra conscio ed inconscio. Talvolta si ferma. Più spesso scappa via e si dimentica del passo precedente.
E’ un gran compagno questo pensiero.
Si presentifica davanti allo specchio e mi fa dire: “ma chi sono io?  .. chi è quello lì? … ma sono davvero io?”.  O si manifesta con qualità psichica prima di dormire.
E’ il pensiero che  lentamente si assopisce prima di dormire. Per fare posto al sogno.
E’ il pensiero che può essere  messo al servizio della psiche con la reverie

All’altro polo c’è il pensiero applicativo. Quello dello studio analitico che si lega al lavoro ed alla professione. Qualsiasi lavoro attiva il pensiero applicativo. E’ pensiero pratico: “si fa così … no, si potrebbe anche fare così … questo adesso, questo dopo… occorre confrontare … ci vuole un parere …”
La coscienza occidentale è andata molto avanti nei pensieri applicativi.
Lo psicologo Howard Gardner nel suo Formae mentis, ha addirittura elaborato una tipologia delle intelligenze:

l’intelligenza linguistica;

l’intelligenza musicale,

l’intelligenza logico-matematica,

l’intelligenza spaziale,

l’intelligenza corporea;

l’intelligenza intrapersonale;

l’intelligenza interpersonale.

Libro fantastico il Formae mentis (Feltrinelli, 1987).

In mezzo a questi due poli si agitano, agiscono, prendono il sopravvento e lo perdono tantissimi altri stili di pensiero.
Il pensiero poetico. Quello dello sguardo intenso, unico e profondo sull’attimo. E’ un pensiero molto, molto legato allo sguardo. Sguardo diretto o obliquo. Ma comunque sguardo che vede oltre e dentro. Solo in quell’attimo. Lo sguardo che crea una realtà altra da quella percepita dalla coscienza.

Ancora il pensiero del gesto quotidiano. Accudirsi (oh , quanto sfuma sul pensiero interno, talvolta!), nutrirsi, fare ordine. Ricreare le condizioni per la propria sopravvivenza. E’ un pensiero apparentemente semplice che si affida alla memoria procedurale. Mia moglie mi dice che questo pensiero sarà molto, molto utile in vecchiaia.

C’è il pensiero della scelta. Cosa faccio? Cosa decido? Questa via o quest’altra? Decidere: tagliare. Ogni decisione è un taglio. Sanguina, poco o tanto

Insomma: ci sono tante varianti nei processi del pensare.
Anche perchè c’è sempre l’emozione di pensare. E’ lì che il pensare si umanizza perchè si impasta fra pensiero e sentimento ed ancora fra senzazione ed intuizione (quanto era saggio Jung. Il vecchio saggio Carl Gustav Jung)

Ma era ai blog dove volevo arrivare.

Quale tipo di pensiero attiva il fare direttamente un blog o ancora visitarli e commentare?
A me sembra che attivi un pensiero relazionale.
Ossia un pensare che si struttura facendo rimbalzare dentro di sè e poi fuori di sè e poi ancora dentro di sè pezzetti del pensare di altri. Come dice anche Fully in un suo post.
E’ per questo che le tecnologie che sostengono i blog sono una rivoluzione della modernità.
Ed è proprio che da qui nascono i problemi. I nuovi problemi legati all’uso di queste straordinarie tecnologie. In una prospettiva negativa ne ha già parlato Sherry Turkle.

Oggi vorrei soffermarmi su tre aspetti: la scelta dei blog, il tempo per esplorarli, il pensiero applicativo emergente, la rottura della solitudine nella moltitudine.

La scelta dei Blog. Per me è avvenuta prima per amicizia, poi per casualità, poi per affinità, poi ancora per amicizie acquisite. La Z-List combina affinità e casualità. Ma costringe anche alla scelta. Ed è stato molto divertente leggere del tormento decisionale di Dodo (sanguinava un pochetto). L’interesse della Z-List (e forse anche qualla della “classifica per generi”): conoscere blogger eccentrici rispetto alle mie centrature. Il suo svantaggio è la mancanza di un aggregatore. Non è una catena. E’ un albero con rami e rametti. Come gi alberi genealogici

E qui nasce il problema del tempo per esplorarli
Il tempo è breve, il tempo stringe, il tempo che resta è sempre limitato.
Osservo che il mio rapporto Uno a Molti con i blog funziona su tre sfere.

C’è la sfera intima. Gli amici, quelli che si visitano proprio sempre, con cui si colloquia, in cui si commenta e si leggono gli altri commenti. Con cui si intessono rapporti ancora più intimi con le letterine interne. Qui i rimbalzi sono molto frequenti. E talvolta si mettono a tema questioni piuttosto interessanti.

Poi c’è la sfera dei frequenti. Li vado a vedere, ma non in modo metodico. Ogni tanto qualcuno sfugge. I loro amici non diventano miei amici (ma talvolta sì). Insomma è un’area più esplorativa, basata sul criterio prova ed errore. Certo talvolta alcuni finiscono inesorabilmente nelle spire pitoniche della sfera intima.

Infine c’è la sfera dei blog per ricerche. Si tratta di case tematiche. Di blogger che inseguono un tema che mi sta a cuore. Questi blog sfumano nei siti. Non ci vedo molta differenza fra un blog specialistico-tematico ed un sito.
Non dico che tradiscono la missione originaria del blog, che è quella di essere un diario pubblico. Però quasi.

Per me la vocazione interessante del blog è la sua introspezione esposta al pubblico.
E’ per questo che i commenti offensivi e giudicanti sono così fuori tono nella cultura dei blog. Eppure prevalgono: ma è l’effetto imitativo della “discussione da bar sport”. Ti devo distruggere per le tue opinioni. Non posso distruggerti fisicamente, lo faccio con le parole. Tanto è facile battere i tasti, salvare ed inviare.
Così succede che i blogger delle sfere frequenti e per ricerche sono estremamente mobili nel mio rapporto uno a molti. Entrano ed escono con grande facilità.

Quanti blog della sfera intima e frequente si possono “curare”?
Vediamo: 20 interlocutori fra gli amici scelti e che mi hanno scelto; 36 fra i preferiti (ossia i blog monitorati da splinder).
Tenuto conto delle frequenze di lettura, credo che la soglia di 20 si quella più realistica.
Compatibilmente con le altre cose da fare posso “curare” con la dovuta attenzione ed solo 20 relazioni.
Nell’universo delle relazioni internettiane è una molecola nello spazio.
Nelle relazioni fra persone è molto. Tanto più che la rete abbatte la geografia. Sono relazioni extra-territoriali.

Ma quale pensiero interno e pensiero applicativo attiva il pensiero relazionale emergente dei blog?
Qui c’è il problema. Un problema che è solo all’inizio, direbbe Emanuele Severino.
Si tratta di un pensiero frammentato.
Un pensiero erratico.
Un pensiero che si applica a troppi oggetti per esplorarne a fondo ciascuno.

Penso al libro che più mi è caro, all’unico libro che Montaigne ha scritto nella sua vita e l’unico che mi porterei dovunque:

“Questo, lettore, è un libro sincero.
Ti avverto fin dall’inizio che non mi sono proposto, con esso, alcun fine,
se non domestico e privato.
Non ho tenuto in alcuna considerazione nè il tuo vantaggio nè la mia gloria.
Le mie forze non sono sufficienti per un tale proposito.
L’ho dedicato alla privata utilità dei miei parenti ed amici:
affinchè dopo avermi perduto (come toccherà loro ben presto)
possano ritrovarvi alcuni tratti delle mie qualità e dei miei umori,
e con questo mezzo nutrano più intera e viva la conoscenza che hanno avuto di me”
Montaigne, Saggi

Come non intra-vedere in queste parole del 1592 lo spirito, l’atteggiamento, la direzione biografica che oggi spinge un qualsiasi scrittore di blog?
Come sto ora facendo io.
Eppure quali differenze insormontabili!
Lì una applicazione quotidiana, senza interruzioni, senza interventi esterni a elaborare il proprio sè.
Qui, per l’appunto, una erranza fra temi, parole chiave, musiche, proposte, oggetti di riflessione diversissimi. Tutti spesso solo toccati velocemente senza una forte e profonda ricerca indaginante.
Là l’interiorità che si fa universalità.
Qui l’esteriorità dei frammenti che solo a condizione di riprendersi da se stessi in mano potrebbe diventare esperienza unitaria.
E’ il grande problema: tanti messaggi, tante informazioni, tanti stimoli. Ma poco o nulla come socializzazione e educazione a mettere assieme.
E, ripeto, siamo solo agli inizi del problema. Perchè siamo dentro la rivoluzione

Per ultimo mi resta ancora un filo di ragionamento.
E’ abbastanza chiaro che la modernità, alimentata dal mercato e dalle burocrazie,  è innanzitutto rottura delle solidarietà primarie tradizionali. Famiglia in primo luogo, ma poi anche comunità locali.
Questo fa sì che tutti noi (chi più, chi meno) siamo persone sole nella moltitudine.La moltitudine dei singoli ha sostituito le relazioni primarie.
Il blog integra, quando va bene, le relazioni faccia a faccia.
Più rischioso è quando le sostituisce.
Non c’è un rapporto causa effetto del tipo: la cultura dei blog provoca un impoverimento dei rapporti faccia a faccia.
No
Piuttosto l’estensione ed i radicamento, e le Z-List e le classifiche, insomma tutto questo avvitamento su se stessi dei blog, sono un sintomo della solitudine della moltitudine
Tuttavia essi talvolta alimentano anche forme nuove di solitudine scelta.
E qui il salto esistenziale si fa duro e terribile.
Fin quando si chiacchiera più o meno amabilmente sui post e nei commenti: “Caro di qui” … “Caro di là” … “condivido” … “non sono d’accordo” … e via discorrendo (“zio caro”: e qui capisce solo chi ha letto altro) …
Dicevo fin quando si parla con i tasti nasce, cresce,  l’illusione di essere in relazione. Di avere amicizie solide che rompono la solitudine.

Ma appena arriverà la caduta, la malattia, il colpo inaspettato che mette fuori gioco il corpo e la sua stessa possibilità di relazione … ecco, in quel momento, tutte queste relazioni virtuali si disfarranno nel vento.

Cesseranno immediatamente di esistere. Nè più nè meno come quando si spegne un computer.
Non ci sarà più alcuna relazione virtuale importante e necessaria ad avvicinare l’impatto di quel problema.
Ed allora saranno ancora una volta  solo le relazioni primarie, quelle faccia a faccia, quelle delle famiglie sia pure disgraziate, invadenti e terrificanti, dei preti odiati e sbeffeggiati, degli insegnanti colpevolizzati, dei vicini di casa invadenti, ma forse allora rivalutati, dei volontari onnipotenti ed ingrugniti nella loro vocazione salvifica a dimostrare la loro essenzialità per tenerci assieme, male e  ancora per un poco. Ma a tenerci assieme
E se anche queste relazioni franeranno (e franeranno, perchè non tengono sul medio e lungo periodo) ci saranno solo le istituzioni del welfare a darci una gruccia, un lenzuolo pulito alla mattina, dopo, la merda della notte.
Le tanto disprezzare istituzioni del welfare, delle quali ci si accorge per criticarne l’insufficienza, secondo la solita logica della “caccia al colpevole”, solo quando ne abbiamo bisogno.
Ed è qui che la politica, non la politica – spettacolo, ma la politica – azione eticamente sostenuta, riacquista il suo ruolo, peso, vocazione.

Dunque, mi dico: fai il tuo blog, cura le tue relazioni, costruisci pure questi legami sottili che passano per la comunicazione dei fili. Sappi, però, che sono rapporti effimeri, labili, leggeri. E allora tieni sempre d’occhio anche  le persone fisiche, concrete, visibili.
Ringrazia il caso e la natura che ti ha messo vicino una moglie che illumina e scalda i giorni.
Tuttavia, se scarseggiano i rapporti interpersonali, perchè hai un pessimo carattere, punta ancora sulle politiche di welfare e sul loro funzionamento.
Magari qualcuno, quando sarai nel letto assistito o sul deambulatore, si ricorderà che Nina Simone sa farti piangere e contemporaneamente renderti sempre felice.
E si ricorderà di infilarti una cuffia sulle orecchie e far andare in loop le sue 500 canzoni.

Mappeser.com: mappe nel sistema dei servizi

Provo ad osservarmi.
E a scrivere mentre mi osservo.
E, in particolare, a mettere a fuoco i miei processi di pensiero.

Osservo i due poli opposti.
Da una parte c’è il continuo fluire del pensiero interno. E’ l’incessante ”stream of consciousness” che James Joyce ha osato sfidare sul piano letterario nel suo Ulisse. E’ un pensiero mobile, variabile, disordinato, confinante fra conscio ed inconscio. Talvolta si ferma. Più spesso scappa via e si dimentica del passo precedente.
E’ un gran compagno questo pensiero.
Si presentifica davanti allo specchio e mi fa dire: “ma chi sono io?  .. chi è quello lì? … ma sono davvero io?”.  O si manifesta con qualità psichica prima di dormire.
E’ il pensiero che  lentamente si assopisce prima di dormire. Per fare posto al sogno.
E’ il pensiero che può essere  messo al servizio della psiche con la reverie

All’altro polo c’è il pensiero…

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“io ringraziare desidero”, di MARIANGELA GUALTIERI

https://youtu.be/tT63e-S8V9A RINGRAZIARE DESIDERO In quest’ora della sera da questo punto del mondo. Ringraziare desidero il divino per la diversità delle creature che compongono questo singolare universo, per la ragione, che non cesserà di sognare un qualche disegno del labirinto e l’uccello leggero che vola oltre, più in alto, più su. Ringraziare desidero per l’amore, che … Leggi tutto “io ringraziare desidero”, di MARIANGELA GUALTIERI

mi ricordo una conversazione con Mariaprivi, ai tempi di Splinder. Sui Blog: “luogo innanzitutto di conversazione; specchio fedele (quasi un campione) della opinione pubblica; rapidità nella circolazione delle informazioni; nuovi tipi di amicizia, non basata sulla vicinanza fisica, eppure forte ed affettuosa; spazio comunicativo per le persone sole anziane (direi anche: allenamento del cervello e quindi prevenzione della decadenza della memoria); compulsività per alcuni (è vero: però meno dannosa dei telefonini, perchè è mediata dalla lingua scritta …”

Per alcune persone può diventare indispensabile (vecchi, persone sole, persone con bisogno ed impossibilità di comunicare altrimenti), per altre una droga (autoreferenzialità, sindrome del contatore, sostituzione impropria del virtuale con il reale), c'è chi lo adopera per raccattare sesso e chi per suscitare compassione. Un buon mezzo, un cattivo mezzo, secondo l'uso -sia attivo, sia … Leggi tutto mi ricordo una conversazione con Mariaprivi, ai tempi di Splinder. Sui Blog: “luogo innanzitutto di conversazione; specchio fedele (quasi un campione) della opinione pubblica; rapidità nella circolazione delle informazioni; nuovi tipi di amicizia, non basata sulla vicinanza fisica, eppure forte ed affettuosa; spazio comunicativo per le persone sole anziane (direi anche: allenamento del cervello e quindi prevenzione della decadenza della memoria); compulsività per alcuni (è vero: però meno dannosa dei telefonini, perchè è mediata dalla lingua scritta …”

mi ricordo una conversazione con Ruckert, ai tempi di Splinder. “se dovessi ricordare per il futuro la “cifra” di questi mesi dovrei riferirla alla mia avventura sui Blog. E alla mia vorace curiosità per questa forma di comunicazione biografica resa possibile dalle tecnologie del Web ….”

Sui Blog In quanto vivente nella modernità vivo non solo il politeismo dei valori, ma anche quello dei ruoli e delle situazioni. Ma se dovessi ricordare per il futuro la "cifra" di questi mesi dovrei riferirla alla mia avventura sui Blog. E alla mia vorace curiosità per questa forma di comunicazione biografica resa possibile dalle … Leggi tutto mi ricordo una conversazione con Ruckert, ai tempi di Splinder. “se dovessi ricordare per il futuro la “cifra” di questi mesi dovrei riferirla alla mia avventura sui Blog. E alla mia vorace curiosità per questa forma di comunicazione biografica resa possibile dalle tecnologie del Web ….”

mi ricordo che Clear, ai tempi di Splinder, scriveva così sui Blog: “Insomma nonno, scrivo io, scrive un altro e un altro ancora e ci conosciamo per caso on-line …”

Quindi, scrivo un diario on-line e in qualche modo mi racconto a persone che non mi conoscono. Lo facevo anche prima, ma scrivevo in quaderni che ora ho abbandonato anche perché è più facile scrivere direttamente sulla tastiera del pc. No che non ti posso spiegare tutta la tecnologia, ma conto sulla tua intelligenza e … Leggi tutto mi ricordo che Clear, ai tempi di Splinder, scriveva così sui Blog: “Insomma nonno, scrivo io, scrive un altro e un altro ancora e ci conosciamo per caso on-line …”

mi ricordo che scriveva Valeria, ai tempi di Splinder: “A me è venuto in mente che il web e, precisamente, il blog, permette una comunicazione a 260° ( mancano ancora i profumi e le texture) …”

Recentemente l'amico musicista Enzo Nini, mi raccontava un processo creativo che ha condiviso con altri musicisti. A me è venuto in mente che il web e, precisamente, il blog, permette una comunicazione a 260° ( mancano ancora i profumi e le texture). Certo una e-mail o un post, non hanno la magia di una lettera … Leggi tutto mi ricordo che scriveva Valeria, ai tempi di Splinder: “A me è venuto in mente che il web e, precisamente, il blog, permette una comunicazione a 260° ( mancano ancora i profumi e le texture) …”

sui BLOG

sono attirato come un'ape laboriosa ai blog o post che hanno più il tono del "diario pubblico". inoltre sono interessato a questo "ragionare sullo strumento" (il blog ) mentre lo si usa. non sono in grado ancora (bisognerebbe farlo in modo più sistematico) di intravvedere i tipi di blog che le persone fanno. però qualche … Leggi tutto sui BLOG

Stephen King (1947) dice:  “Twitter mi piace tanto perchè mi fa sforzare, mi costringe a comprimere una idea in una riga e poco più. Il lato meno bello, che mi piace meno, è – come dice Clint Eastwood – che “i pareri sono come il buco del culo, tutti ne hanno uno”, e chiunque sdottora su qualunque cosa”

il mio contemporaneo Stephen King (1947) dice: "Twitter mi piace tanto perchè mi fa sforzare, mi costringe a comprimere una idea in una riga e poco più. Il lato meno bello, che mi piace meno, è - come dice Clint Eastwood - che "i pareri sono come il buco del culo, tutti ne hanno uno", … Leggi tutto Stephen King (1947) dice:  “Twitter mi piace tanto perchè mi fa sforzare, mi costringe a comprimere una idea in una riga e poco più. Il lato meno bello, che mi piace meno, è – come dice Clint Eastwood – che “i pareri sono come il buco del culo, tutti ne hanno uno”, e chiunque sdottora su qualunque cosa”

Vittorio Nessi presenta “DUE LUNE SONO TROPPE”. Introduce: il Dott. PAOLO BORGNA, procuratore aggiunto del Tribunale di Torino, Giovedi 12 Ottobre 2017, ore 18,30 presso la CASA DI TUTTI I COLORI in Via Molina 16, Pino Torinese 

Vittorio Nessi presenta "DUE LUNE SONO TROPPE" Introduce: il Dott. PAOLO BORGNA, procuratore aggiunto del Tribunale di Torino. Vittorio Nessi Due lune sono troppe Il pubblico ministero Bruno Ferretti indaga, a Torino, sull’omicidio rituale di un pakistano. Una luna nera incombe sulle indagini e sul pregiudizio tribale che trascinerà nella tragedia anche la moglie e … Leggi tutto Vittorio Nessi presenta “DUE LUNE SONO TROPPE”. Introduce: il Dott. PAOLO BORGNA, procuratore aggiunto del Tribunale di Torino, Giovedi 12 Ottobre 2017, ore 18,30 presso la CASA DI TUTTI I COLORI in Via Molina 16, Pino Torinese 

Cambiare idea, di Giovanni Mainato, uno che sa pensare

Il Blog di GIOVANNI MAINATO

Come avrete capito io ci tengo ad essere considerato una persona intelligente e faccio di tutto per apparire tale agli occhi dell’umanità.

L’altro giorno, ad esempio, mi trovavo al bar a discutere di politica con alcuni amici ed essendo stato accusato di incoerenza mi sono difeso: “Solo gli stupidi non cambiano idea!”

Poi però ho pensato che se continuavo a sostenere fino alla fine della conversazione che solo gli stupidi non cambiano idea avrei fatto la figura dello stupido perché non avevo cambiato idea. Quindi cinque minuti più tardi ho ripreso la parola: “Ah, ci tenevo a dire un’altra cosa: solo gli intelligenti non cambiano idea!”

Conclusa la conversazione, sono uscito dal bar soddisfatto, ma è proprio allora che mi sono accorto dell’amara verità: essendomene andato dopo avere sostenuto che solo gli intelligenti non cambiano idea avevo fatto la parte dello stupido perché in precedenza avevo sostenuto che solo gli…

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riflettere in tema di DISINTERMEDIAZIONE ispirato da una lettera inviata a Vincenzo Guarracino e Carlo Pozzoni per il libro: LAGO D’ARTE E DI POESIA. In gita sul Lario in compagnia di artisti e scrittori, 2016

cari Carlo Pozzoni e Vincenzo Guarracino permettetemi, in quanto "amici di luogo", di fare alcune considerazioni che mi derivano dal mio mestiere (sociologo) c'è una grande differenza fra l'uso dei quotidiani (e riviste) e quello del web Nei giornali c'è la RECENSIONE (la desiderata e spesso agognata "recensione") che dipende dagli umori, dalle preferenze, dai … Leggi tutto riflettere in tema di DISINTERMEDIAZIONE ispirato da una lettera inviata a Vincenzo Guarracino e Carlo Pozzoni per il libro: LAGO D’ARTE E DI POESIA. In gita sul Lario in compagnia di artisti e scrittori, 2016

Paolo Ferrario, ELEZIONI POLITICHE 24 /25 febbraio 2013: le ragioni del mio voto alle liste Monti

“anche laddove tu non riesca a definire un senso, puoi cercare di agire come se in quel momento ne andasse della tua vita nella sua interezza. Noi siamo chiamati comunque a decidere, a risolverci. L’interrogarci è una risoluzione“, Massimo Cacciari DICHIARAZIONE DI PROPENSIONE AL VOTO Nella Polis siamo destinati ad oscillare fra l’errore e la possibilità. … Leggi tutto Paolo Ferrario, ELEZIONI POLITICHE 24 /25 febbraio 2013: le ragioni del mio voto alle liste Monti

Il mio voto alle elezioni regionali in Lombardia: Lista Monti, e cioè MOVIMENTO LOMBARDIA CIVICA

“anche laddove tu non riesca a definire un senso, puoi cercare di agire come se in quel momento ne andasse della tua vita nella sua interezza. Noi siamo chiamati comunque a decidere, a risolverci. L’interrogarci è una risoluzione“, Massimo Cacciari Fino a cinque minuti fa ero per il VOTO DISGIUNTO alle elezioni regionali in Lombardia: voto alla lista Monti … Leggi tutto Il mio voto alle elezioni regionali in Lombardia: Lista Monti, e cioè MOVIMENTO LOMBARDIA CIVICA

Comunicazione sistemica e blogger

traccia trovata nel Pc mentre sto importando i vecchi post dal blog di Splinder (primi anni 2000) utilissima ancora oggi ------------------------- sì, marina, è vero: i processi comunicativi sono infinitamente sfumati. e c'è anche il giudizio "laterale" sia sulla pesona che sulle idee: quello che si fa nei gruppi, negli incontri. mi rendo conto che … Leggi tutto Comunicazione sistemica e blogger

Comunicazione tramite Deturpazione morale

C'è un metodo inaugurato prima da Lenin per sconfiggere con la politica i suoi avversari, poi da Stalin per eliminare prima politicamente e poi concretamente i suoi avversari e poi ancora da Togliatti per ritornare ad eliminare politicamente i suoi avversari. Si fa così. Prima si dipinge in modo negativo il proprio avversario (l'argomento principe … Leggi tutto Comunicazione tramite Deturpazione morale

Dizionarite: di che cosa parliamo quando parliamo di antipolitica?

Dizionarite  Ossia patologia grafopsichica da uso compulsivo del dizionario allo scopo di capire cosa vogliamo dire con le parole. Prisma mi ha contagiato con la sua dizionarite. L'esercizio è questo: di che cosa parliamo quando parliamo di antipolitica? Aldo Gabrielli, Il grande italiano 2008: antipolitico: 1. che è avverso o estraneo alla politica; 2. che è contrario … Leggi tutto Dizionarite: di che cosa parliamo quando parliamo di antipolitica?

Sui Blog

Provo ad osservarmi. E a scrivere mentre mi osservo. E, in particolare, a mettere a fuoco i miei processi di pensiero. Osservo i due poli opposti. Da una parte c'è il continuo fluire del pensiero interno. E' l'incessante "stream of consciousness" che James Joyce ha osato sfidare sul piano letterario nel suo Ulisse. E' un pensiero mobile, variabile, … Leggi tutto Sui Blog

Massacri comunicativi su fatti inesistenti

Nella vita privata capita di usare un linguaggio particolare, allusivo, fatto di parole che si usano solo in quel contesto. Se ci fossero dei microfoni in casa nostra e registrassero certe conversazioni "grossier" fra me e mia moglie, qualcuno dall'esterno o non capirebbe o rimarrebbe inorridito. Di più, qualche femminista estremista direbbe che lì c'è … Leggi tutto Massacri comunicativi su fatti inesistenti