mi ricordo il senatore LUCIANO FORNI (1935-2020)

con il senatore LUCIANO FORNI (1985-2020), nel 1987

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qui nel 1987 alla presentazione del libro:

https://mappeser.com/2020/05/10/paolo-ferrario-politica-dei-servizi-sociali-strutture-trasformazioni-legislazione-carocci-faber-prima-edizione-1987-poi-ripubblicato-in-una-completa-riscrittura-nel-2001-indice-del-libro/


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scrive franco gerosa
caro Paolo ho dei ricordi cari e importanti legati alla tua persona e al lavoro intellettuale e politico che abbiamo fatto insieme. E’stato sempre uno scambio libero di saperi e di opinioni non limitato dalla appartenenza politica nel senso di Partito. Resta a me una grande amicizia e stima. Grazie Paolo.
​rispondo
GRAZIE

Franco Gerosa

, come sai la mia stima ed affetto è molto ricambiata. se penso a quegli anni … gli incontri sulla psichiatria con gianni Masè, le commissioni sanità dell’allora Pci (con l’analisi dell’ospedale sant’Anna) e poi l’associazione Dino Campana … tutto inciso nella memoria e nei miei appunti . Qualcosa è salvato anche nei miei blog. esempio la Dino Campana: https://traccesent.com/2016/07/11/mi-ricordo-degli-anni-in-cui-facevamo-lassociazione-dino-campana-per-il-superamanto-dellospedale-psichiatrico-di-como-erano-gli-anni-80/. Insomma : amicizia e collaborazione erano gli ingredienti fondanti​

” È un Paese così diviso, l’Italia. Così fazioso, così avvelenato dalle sue meschinerie tribali! …”, Oriana Fallaci, in La Rabbia e l’Orgoglio

È un Paese così diviso, l’Italia. Così fazioso, così avvelenato dalle sue meschinerie tribali! Si odiano anche all’interno dei partiti, in Italia. Non riescono a stare insieme nemmeno quando hanno lo stesso emblema, lo stesso distintivo. Gelosi, biliosi, vanitosi, piccini, non pensano che ai propri interessi personali. Non si preoccupano che per la propria carrieruccia, la propria gloriuccia, la propria popolarità di periferia e da periferia. Pei propri interessi personali si fanno i dispetti, si tradiscono. Si accusano, si sputtanano…“

—  Oriana Fallaci, La Rabbia e l’Orgoglio

Origine: https://le-citazioni.it/frasi/911980-oriana-fallaci-e-un-paese-cosi-diviso-litalia-cosi-fazioso-co/

tipi di PARTECIPAZIONE POLITICA per intensità di impegno

tipi di PARTECIPAZIONE POLITICA per intensità di impegno:
– il SIMPATIZZANTE
– l’ELETTORE
– l’ISCRITTO al partito
– il MILITANTE di partito
– il DIRIGENTE
– l’ELETTO nelle istituzioni

Per favorire il rapporto con i primi due (simpatizzanti ed elettori) occorrerebbe un impegno attivo e intelligente degli ultimi tre (militanti; dirigenti; eletti)
Come?
Ad esempio con la buona comunicazione e la decrescita felice dei conflitti interni.
Suggerisco il metodo di Rudyard Kipling
http://mappeser.com/2016/02/23/le-politiche-sociali-e-i-sei-amici-che-mi-hanno-sempre-spiegato-tutto-di-rudyard-kipling/

l'”ASSASSINIO DI PERSONALITA'”: “CHARACTER ASSASSINATION” | The Art of Defamation Througout the Ages (arte della diffamazione nel corso dei secoli)

“L’assassinio di personaggi è un processo deliberato e sostenuto che mira a distruggere la credibilità e la reputazione di una persona, istituzione, gruppo sociale o nazione.

L’assassinio di personaggi è un danno deliberato della reputazione di un individuo.

Le vittime più importanti dell’assassinio di personaggi sono leader politici, funzionari, celebrità, scienziati, atleti e altri personaggi pubblici. I “personaggi assassini” prendono di mira vite private, comportamenti, valori e identità di altre persone. I loro dettagli biografici sono alterati o fabbricati.

Le caratteristiche intime diventano pubbliche. I risultati sono messi in discussione. Le buone intenzioni sono messe in dubbio. Usando esagerazioni, scherno, accuse, bugie, insinuazioni e calunnie, gli aggressori cercano di ferire le loro vittime moralmente ed emotivamente agli occhi dell’opinione pubblica.

Agenti di omicidi di carattere impiegano un misto di metodi aperti e segreti per raggiungere i loro obiettivi, come sollevare false accuse, seminare e alimentare voci e manipolare informazioni

“La…

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il ragionamento “togliattiano” di Giuliano Ferrara, L’anno bellissimo del monocolore del Bisconte. Analisi logica, in Il Foglio 14 agosto 2019

il ragionamento “togliattiano di Giuliano Ferrara, L’anno bellissimo del monocolore del Bisconte. Analisi logica, in Il Foglio 14 agosto 2019
– i grillozzi hanno vinto le elezioni politiche con il 32 %
– il truce ha il 17 %
– bisconte faccia un monocolore con i grillozzi
– il PD (secondo arrivato alle urne del 2018) sostiene questo governo quasi istituzionale: “fiducia tecnica al monocolore e discussione parlamentere di volta in volta sulle scelte qualificanti”

vai a

L’anno bellissimo del monocolore del Bisconte. Analisi logica – Il Foglio

Mobilitarsi per una destra non truce – di Claudio Cerasa, in Il Foglio 3/4 agosto 2019

Il partito di Emmanuel Macron, partendo dal nulla, è arrivato da zero a ventiquattro punti percentuali nel giro di un anno, tra il 6 aprile del 2016 e il 9 maggio del 2017. I Verdi tedeschi, ripartendo quasi da zero, sono arrivati nel giro di due anni dall’8,9 per cento conquistato alle elezioni federali del 2017 al 20,5 per cento delle elezioni europee del 2019. Il Brexit Party di Nigel Farage, cominciando praticamente da zero, il 26 maggio del 2019, sempre alle europee, è arrivato al 30,5 per cento appena due mesi dopo essere nato. Il partito con cui Zuzana CČaputová, a marzo, è diventata presidente della Slovacchia, Slovacchia Progressista, è arrivato al 40,57 per cento dopo appena due anni di vita. Lo stesso partito di Matteo Salvini, la Lega, è passato nel giro di sei anni dal 4,3 per cento del 2013, elezioni politiche, 1.328.555 voti, al 34,26 per cento del 2019, elezioni europee, con 9.175.208 di elettori conquistati.

Nella politica moderna, come sanno bene in Italia anche Matteo Renzi e Luigi Di Maio, i voti vanno e vengono con una velocità disarmante, i consensi sono sempre più legati ai sogni di un leader che al brand di un partito e basta un nulla a volte, un messaggio indovinato, un volto azzeccato, uno slogan riuscito, una formula appropriata, per far scattare una scintilla e far cambiare il trend politico di un paese. Lo spazio per rimescolare le carte esiste anche nel nostro paese e se i dati diffusi ieri da Euromedia Research sono attendibili, la fetta di paese liquida alla ricerca di una nuova proposta politica è sempre più grande e si aggira ormai attorno al 31 per cento degli elettori potenziali.

Il grande non detto che riguarda l’Italia relativo all’espressione “nuova proposta politica” è che la vera anomalia del nostro paese non è tanto l’avere un partito socialdemocratico che si aggira attorno al 20 per cento. Ma è avere un partito conservatore incapace di comprendere una verità che meriterebbe di non essere più nascosta: l’ascesa di Matteo Salvini è simmetrica alla discesa del partito di Silvio Berlusconi (il Pdl aveva 6.829.587 voti nel 2013, con il 22,3 per cento dei consensi, Forza Italia nel 2019 è arrivata a 2.351.673 di voti, con l’8,78 per cento dei consensi). E il successo della Lega non si può capire senza mettere a fuoco quella che è le vera anomalia italiana: l’assenza di una destra non truce.

In nessun paese d’Europa esiste una destra non truce in difficoltà come lo è in Italia e fino a quando non si avrà il coraggio di studiare fino in fondo questo fenomeno l’Italia sarà condannata a essere l’unico grande paese dell’Europa continentale ad avere, in cima alla sua piramide del consenso, una destra pericolosa, dannosa, statalista, xenofoba e persino illiberale. Per quanto possa sembrare difficile da immaginare il vero spazio d’innovazione della politica italiana non ha a che fare con la nascita di piccoli o grandi partitini di centro ma ha a che fare con la trasformazione radicale di un partito di centrodestra che dopo aver fatto la storia d’Italia ha bisogno di riscrivere un’altra storia. E per farlo ha bisogno di generare competizione, di aprire i suoi steccati, di emanciparsi dal salvinismo, di essere percepito come un argine e non più un complice del trucismo, di raccogliere le migliori energie del paese, di mettere da parte i volti dei protagonisti del passato, di convocare primarie aperte e di non chiedere più al suo fondatore di fare quello che non è più giusto chiedergli, ovvero essere il front runner unico del suo partito.

Il centrodestra forse non se ne rende conto, ma in una fase politica in cui l’elettorato fatica a premiare quello che è percepito come l’unico partito alternativo a quelli che si trovano al governo (il Pd, secondo un sondaggio Ghisleri pubblicato il 2 agosto da Euroweek News, sarebbe sceso al 20 per cento, con il M5s al 18 e la Lega al 36) la presenza sulla scena pubblica di una destra non truce, gagliarda, rinnovata, competitiva, combattiva, non sottomessa al sovranismo, capace cioè di essere popolare senza essere populista, avrebbe le caratteristiche per essere la grande novità che manca alla politica italiana. Lo spazio c’è, il sogno è possibile e le idee non mancheranno. A condizione che le rivoluzioni non vengano fatte a metà, che la competizione non sia farlocca e che la traiettoria sia chiara. Vogliamo le primarie, vogliamo un partito popolare, vogliamo volti che sappiano incarnare il sogno di una destra non truce. Se lo volete anche voi scriveteci qui e pubblicheremo il vostro appello, le vostre idee, i vostri nomi: destranotruce@ilfoglio.it.

da

Mobilitarsi per una destra non truce – Il Foglio

Roberto Giachetti, tra Pd e M5s non ci possono essere intese … – in Il Foglio 23 luglio 2019

vai a:

No caro Franceschini, tra Pd e M5s non ci possono essere intese – Il Foglio

scrive tramite facebook Sebastiano Dell’Albani

Il PD è ridotto male perché al suo interno non esiste una linea politica forte e condivisa sulle riforme strutturali da portare avanti e che sono indispensabili per l’Italia, per l’Europa e persino per la sopravvivenza di una sinistra che vuole essere all’altezza dei tempi per far crescere il benessere dei cittadini. Ritornando al punto dell’alleanza con il M5s questa sarebbe micidiale per il PD. Se oggi è ridotto male l’alleanza con quel movimento costituirebbe la sua morte definitiva.Il M5s eredita dal passato un giacobinismo politico mutuato attraverso il pensiero politico di Rousseau(non per niente la loro piattaforma digitale su cui prendono le loro decisioni si chiama Rousseau) con l’idea della “volontà generale” che essendo astratta e, secondo me, fondata su una fede filosofica senza fondamento, si presta perfettamente ad essere utilizzata dai dittatori o anche maggioranze parlamentari che a poco a poco tentano di distruggere la democrazia rappresentativa per sostituirla con la democrazia plebiscitaria,- e lo dicono chiaramente. Ora la democrazia rappresentativa è l’unica garanzia di vera democrazia e dialettica democratica, sostituirla come si tenta di fare con la democrazia diretta sarebbe il trionfo dei demagoghi, dei capipolo, dei piccoli o grandi dittatori. Questo per me è il motivo principale e fondamentale per non allearsi con costoro. Roberto Giachetti esprime la sua giusta idea e ci mette altre giuste ragioni e sostanziali differenze economiche e sociali che condivido. Per quanto riguarda la Lega è chiaro a tutti che è una formazione politica di destra, ma di una destra “senza radici filosofiche”. Manca cioè del grande pensiero filosofico della destra, penso a Giovanni Gentile, Benedetto Croce, Augusto del Noce, Ugo Spirito e altri. (Tra questi pensatori ci sono delle differenze, a volte grandi, ma sono tutti assimilabili al grande pensiero filosofico di destra).Con questo tipo di destra, la sinistra poteva confrontarsi in una profonda dialettica democratica rispettosa del ruolo dello Stato, delle istituzioni democratiche e portare avanti leggi e riforme valide. Stava alla dialettica della sinistra fare trionfare ceri ideali a favore dei lavoratori tutti e dei ceti più deboli e bisognosi. La Lega, invece, non ha un profondo pensiero filosofico, adotta un pragmatismo superficiale, naviga a vista e tenta di risolvere i problemi come si presentano, come appaiono, creando intorno ad essi mediante una pubblicità martellante,una tensione, un’ansia e apprensione che si dimostreranno enormementi deleteri per il prossimo futuro in Italia e purtroppo anche in Europa.Cosa dovrebbe fare quindi il PD in questa situazione storico-sociale? Dovrebbe riuscire ad elaborare una piattaforma politica forte e condivisa che guardi contemporaneamente al valore e necessità delle riforme strutturali e sociali. Una utopia? Non saprei, ma questa è l’unica via di salvezza e speranza per l’Italia e una nuova Europa forte e realmente federata. Ho cercato di condensare il mio pensiero in una estrema sintesi nello spazio di un commento, tante cose, ovviamente, mancheranno ma spero in generale di aver chiarito il mio pensiero. Un caro saluto

AUDIO dell’intervento di ROBERTO GIACHETTI, candidato alla carica di Segretario Nazionale del Partito Democratico, 3 febbraio 2019. #sempreavanti


ASCOLTA L’AUDIO dell’intervento di ROBERTO GIACHETTI


“Io vorrei che tra noi ci dicessimo una cosa chiara, il momento del Congresso non è il momento dell’unità, ma quello in cui devono emergere le nostre diversità. Se non ci fossero posizioni diverse ci sarebbe un solo candidato. L’unità ci deve essere dopo il Congresso, una volta discusso e scelto. L’unità che non c’è stata nei cinque anni scorsi e che è l’unica che io riconosco all’interno del partito”

“Come possono stare insieme chi ha realizzato il Jobs act e chi vuole cancellare, dove c’è chi come Marco Minniti ha fatto una straordinaria politica sull’immigrazione e chi lo considera uno schiavista. Come può stare insieme il mio presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e chi ritiene che l’operato di quel governo è senza appello. E’ un problema che non riguarda me, ma che deve emergere. Dobbiamo dirci come stanno le cose”.

“Noi pensiamo che la risposta ai problemi del Paese sia stata già tracciata e dev’essere implementata. Voglio fare un appello a tutti i parlamentari che appoggiano le altre mozioni, il lavoro che serve a questo Paese è il vostro lavoro. La nostra mozione dice che noi rivendichiamo il lavoro fatto al governo. Noi difendiamo le riforme che hanno fatto la storia di questo Paese, noi a differenza delle altre mozioni che sostenete difendiamo il lavoro che parlamentari e ministri hanno fatto nella passata legislatura”

“E poi sulle alleanze, vogliamo dire agli elettori quali sono le alleanze che vogliamo fare. Il campo è lo stesso, gli unici nel nostro campo che non sono stati nostri alleati erano quelli di Leu. Se mi dite che l’allargamento delle alleanze significa allearsi con loro, io dico senza di noi”

fonte informativa

https://www.democratica.com/focus/giachetti-congresso-pd-primarie/


vedi anche l’AZIONE LEGISLATIVA E DI GOVERNO DEL PERIODO 2013-2018:

LEGGI e DECRETI NELLA FASE POLITICA 2013/2018

CARTE COMUNISTE – Storie di donne e uomini di Como e del suo territorio, VENERDI’ 16 NOVEMBRE 2018, ore 18.00  presso la Pinacoteca Civica di via Diaz, 84 a Como

CARTE COMUNISTE – Storie di donne e uomini di Como e del suo territorio
presentazione pubblica conclusiva del progetto di riordino e inventariazione informatizzata dell’archivio del Partito Comunista – Federazione di Como (poi PDS e DS)
finanziato da Fondazione Avvenire tramite un bando di Regione Lombardia, con la partecipazione DI
Istituto di Storia Contemporanea Pier Amato Perretta di Como
Camera del Lavoro di Como
Partito Democratico comasco.
Un importante lavoro di recupero di una parte della memoria storico-politica del nostro territorio, un patrimonio archivistico che verrà condiviso e messo a disposizione di studiosi e di tutti i cittadini.
L’evento di presentazione è fissato per
 VENERDI’ 16 NOVEMBRE 2018 alle ore 18.00
presso la Pinacoteca Civica di via Diaz, 84 a Como.
Carte Comuniste
Il progetto “Carte comuniste”  di riordino e inventariazione informatizzata dell’archivio del Partito Comunista – Federazione di Como (poi PDS e DS) finanziato da Fondazione Avvenire con la partecipazione  di Istituto Storico di Como, Camera del Lavoro di Como e PD di Como, nel quadro di un bando di Regione Lombardia, è stato completato nei termini previsti dal bando  e tutti i documenti sono ora depositati presso la sede di Fondazione Avvenire in Via Anzani, 14 – Como.
Il repertorio informatizzato sarà prossimamente disponibile sul sito http://www.fondazioneavvenire.it/ .
La realizzazione del progetto è stata affidata alla società Scripta di Como

Antonio Spallino 1925-2018) è stato ed E’ un grande

 

Stile è riuscire a portare bene un peso assegnato.
Significa reggere tale peso tentando di utilizzare in maniera concentrata tutte le energie disponibili, anche e soprattutto quelle minime.
Stile è quell’obbligo morale che dovremmo imporci per essere all’altezza delle situazioni e delle attese.
Stile è la capacità di comprendere e agire con equilibrio, adattando la propria forza ai compiti che ci aspettano.
Giovano ancora in questo augurio due antiche esortazioni.
Age quod agis, “Fai bene quello che stai facendo”, dicevano i latini.
Ne quid nimis, “Nulla di troppo, senza esagerare”, dicevano i greci e, ancora, ci hanno riportato i latini.
In queste massime ci sembra di trovare un invito alla moderazione ed al controllo più che mai adatti alla situazione del momento.
La consapevolezza dei nostri limiti ci potrebbe aiutare ad accettare e comprendere anche le altrui limitatezze e a rimanere all’interno di un gioco delle regole che è la sola garanzia di sopravvivenza.
Nota: i riferimenti linguistici sullo stile sono tratti dal libro di Vincenzo Guarracino, Antonio Spallino, uomo, amministratore, sportivo, intellettuale, Casagrande editore, Lugano 2013

 

Spallino

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Sulla figura di intellettuale e politico di ANGELO SPALLINO, ricordo anche questo libro:

Le regole del gioco
titolo Le regole del gioco
sottotitolo Carlo Ferrario intervista Antonio Spallino
autore Carlo Ferrario
Antonio Spallino
editore NodoLibri

vai a: http://www.nodolibrieditore.it/scheda-libro/carlo-ferrario-antonio-spallino/le-regole-del-gioco-9788871850191-156048.html

Spallino

CREDEVO di essermi iscritto al PD Partito Democratico. In questi mesi (referendum sulla riforma costituzionale 4 dicembre 2016) scopro che c’è un ALTRO PD: il PD2 (di d’alema, bersani e altri), 7 dicembre 2016

Quando nel 2014 (dopo una lunga militanza nel Pci/Pds/Ds) mi sono iscritto al PD Partito Democratico

CREDEVO di essermi iscritto al PD Partito Democratico

in questi mesi (referendum sulla riforma costituzionale 4 dicembre 2016)

scopro che c’è un ALTRO PD

il PD2 (di d’alema, bersani e altri)

Questo mette fortemente in crisi quella decisione.

Tutto dipende dalla Direzione del PD di questo pomeriggio.

Spero di non dover fare un altro “to cross the line”

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  • PCI/PDS/PD dal 1973 al 2001
  • poi iscrizione “a tempo” al  PD, direzione Matteo Renzi

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Psicoanalisi e politica, MASSIMO RECALCATI “quando guardo la sinistra del no non posso non vedere tre grandi sintomi: CONSERVATORISMO, FASCINAZIONE MASOCHISTICA per il no e sintomo del PATERNALISMO”. intervento alla #leopolda7, 6 novembre 2016

VAI ALL’AUDIO:

https://mappeser.com/2016/11/06/massimo-recalcati-quando-guardo-la-sinistra-del-no-non-posso-non-vedere-tre-grandi-sintomi-conservatorismo-fascinazione-masochistica-per-il-no-e-sintomo-del-paternalismo-alla-leopolda7-6-novem/

ALCUNI ESTRATTI:

“sono il padre di Telemaco. Il padre adottivo di Telemaco”

“Telemaco è l’immagine del figlio giusto”

“essere un figlio significa saper ereditare”

“per ereditare occorre riconquistare il passato”

“è innovando che si rimane fedeli ai principi del passato”

“il no della sinistra interpreta la fedeltà come rapporto di venerazione della conservazione immobile”

“il cambiamento genera angoscia. E piuttosto di passare dal guado stretto dell’angoscia è meglio conservare quello che c’è”

“Matteo Renzi doveva essere ucciso nella culla. E ci hanno provato”

“Il cambiamento genera angoscia. Il cambiamento destabilizza. Il cambiamento allarga gli orizzonti. Il cambiamento impone il viaggio di Telemaco. Il cambiamento impone che non dobbiamo rimanere ad aspettare il ritorno del padre”

“Berlinguer ci ha insegnato che se l’uomo di sinistra resta solo un uomo di lotta e non riesce anche ad essere uomo di governo, si finisce per cadere nella pietrificazione del masochismo del no, del godimento della distruzione”

“L’anima affascinante del riformismo è la capacità di costruzione della visione e del progresso”

“L’insopportabile corteo dei padri che non sanno imparare dai figli”

“La saccenza più l’impotenza uguale al paternalismo”

“C’è un odio per la giovinezza … bisogna dare fiducia ai figli”

“La giovinezza si conquista evocando il sogno e nel non avere paura di evocare il sogno”

 

AUDIO


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Il 1948 a Como e quel “Palazzo Elettorale” simbolo di un ventennio da dimenticare, da QTime

questa foto dell’ormai ex Casa del Fascio, utilizzata per la propaganda elettorale come un qualsiasi muro dove incollare i manifesti dei maggiori partiti di allora: la DC, il Pci, il Psi. Chiaro che nel 1948, visto  cosa aveva rappresentato quell’edificio fino a pochi anni prima, nessuno si facesse alcun tipo di problema sul valore architettonico di una struttura destinata poi nel tempo a diventare il simbolo per eccellenza del razionalismo e del genio di Giuseppe Terragni.

Il 1948 a Como e quel “Palazzo Elettorale” simbolo di un ventennio da dimenticare.

PUTIN, l’amico fraterno del frequentatore di minorenni BERLUSCONI, per ora invade la Crimea e mira a provocare una guerra civile in Ucraina

PUTIN, l’amico fraterno del frequentatore di minorenni BERLUSCONI, per ora invade la Crimea e mira a provocare una guerra civile in Ucraina.
Per non dimenticare queste immagini
foto di Paolo Ferrario.
foto di Paolo Ferrario.
foto di Paolo Ferrario.

il “cupio dissolvi” del PD, partito Democratico, 13 febbraio 2014

“Cupio dissolvi”:

“bramo essere distrutto”.

L’espressione è di San Paolo e viene usata per definire la cupa volontà di autoannullamento dalla quale sono travolte alcune persone nei momenti di profonda disperazione

Oggi pomeriggio si riunisce la direzione del Pd, nella quale all’ordine del giorno c’è il punto se sfiduciare il Governo Letta/Napolitano per sostituirlo con quello di  Matteo Renzi.

Da notare questi particolari: sia Letta, che Renzi (che Napolitano) vengono tutti dalla stessa matrice politica: il centrosinistra

Insomma: all’ordine del giorno c’è la possibilità di auto-sfiduciarsi.

“Cupio dissolvi”, per l’appunto.

Dopo gli ammazzamenti di Prodi nel 1998 e nel 2008, speravo che almeno questa transizione mi sarebbe stata risparmiata

Coloro che attaccano il Governo Monti/NAPOLITANO sono come malati di cancro che se la prendono con Umberto Veronesi

Chi attacca frontalmente il Governo Monti/NAPOLITANO (come i camussosauri dei cgiellini della Camusso, e l’Italia dei valori di Di Pietro e Scilipoti)) o subdolamente (i vari peones delle due opposizioni italiane) si comporta come se un malato di cancro se la prendesse con Umberto Veronesi che gli sta dando l’occasione e per curarsi.

Il sistema politico italiano stava vivendo, grazie al capolavoro di Giorgio Napolitano, la sua migliore fase istituzionale (nonostante la crisi sistemica).

Ma ora stanno comparendo di nuovo i sicari e gli assassini.

Sia fra i cittadini elettori, sia fra i politici del Parlamento e i sindacalisti con la cravattina ed i berretto rosso

Paolo Ferrario

Como 10 maggio 2012

da Coloro che attaccano il Governo Monti/NAPOLITANO sono come malati di cancro che se la prendono con Umberto Veronesi « POLITICA DEI SERVIZI SOCIALI

 

Elezioni comunali 2012: umori di voto

Impossibile, per me, votare una lista con inclusa la sigla “SEL” (sinistra, ecologia, libertà), perchè costoro hanno mandato a puttane per due volte i governi Prodi.

Possibile, invece, votare una lista civica che attenui la corruzione della destra e la prepotenza dell’ultrasinistra. Ossia che attenui i vizi degli speculari estremismi

repliche ad alcune email:

come elettore la mia concezione della polis è: UNA TESTA UN VOTO
come persona complessiva osservo una duplice violenza linguistica e pratica: quella delle destre, incarnate dalla coppia bossi/berlusconi, e quelle delle sinistre, ossia di coloro che hanno mandato a puttane per due volte il governi prodi, consegnando il paese per 20 anni ai corruttori. le stesse sinistre che inneggiano a fidel castro, che fa morire di fame nelle carceri cubane gli oppositori al suo regime dittatoriale. la più lunga dittatura della storia del recente occidente

ecco gli scampoli dell’ultrasinistra: http://mappeser.com/2012/03/09/cosi-lenergumeno-landini-ha-trasformato-la-fiom-in-un-movimento-politico/
tanto per fare un minimo di analisi storica

vendola era al governo con quel figlio di troia di bertinotti e tutti e due mandarono a puttane il primo governo prodi.
e il secondo governo prodi fu costellato di manifestazioni di rifondazione comunista e dei comunisti italiani CONTRO prodi, fino ad aprire la strada al governo del puttaniere berlusconi.
evidentemente a entrambe le polarità piacciono i bordelli

dimenticavo.
le correzioni che ho introdotto non hanno per nulla alterato il senso del primo post (e quindi della tua replica). ho solo precisato che SEL è la sigla di sinistra ecologia e libertà (sul piano storico una ulteriore scheggia della pulviscolare e violenta sinistra che costruisce la propria identità sono CONTRO qualcosa e mai PER qualcosa. i due partiti nostalgici dei comunisti sono stati per fortuna annullati – meno che per i rimborsi elettorali – nelle elezioni del 2008 e i vari scampoli e cascami si sono incollati, con gli ex verdi, nella sigla SEL)
e ho ingrandito il carattere per evidenziare che la prima parte è del custode di questo blog mentre la successiva è copiata da una rassegna stampa.
nulla cambia nel mio giudizio e nel mio voto
rivotare alle elezioni amministrative una lista che contiene la sigla SEL significa ricominiciare con la stessa precisa sequenza del 1998-2006. in psicologia questo si chiama “coazione a ripetere” ed è una PATOLOGIA
spero , dunque, che nelle liste civiche ci sia di meglio.
voto a como e vorrei tanto che il modello formigoni/bruni venisse sconfitto. ma non lo sarà mai con una coalizione così, eterogenea, cattiva, litigiosa, violenta, denigratoria come quella che stanno costruendo
il mio come quello di circa il 40% dei votanti è un voto libero NON di appartenenza alle vecchie e malate famiglie novecentesce che si proclamano o di “sinistra” o di “destra”
“una testa un voto”: è così semplice da capire.
cerco una scheda decente in mezzo alla merda

La nave Costa Concordia, ferita ed inclinata verso il precipizio, e i feroci oppositori del Governo Monti/Napolitano, di Paolo Ferrario « POLITICA DEI SERVIZI SOCIALI

L’immagine della nave Costa Concordia ferita ed inclinata verso il precipizio è la perfetta e drammaticamente vera metafora dell’Italia sull’orlo del baratro.

E quindi è la rappresentazione visiva delle tragiche responsabilità che si stanno assumendo Lega Nord di Maroni e Bossi, Cgil di Camusso e altri sindacati, IDV (italia dei suoi valori) di Di Pietro nella loro feroce opposizione all’equipaggio guidato da Mario Monti e Giorgio Napolitano che tentano di evitare il peggio

Paolo Ferrario, 16 gennaio 2012

Diario di un clima cattivo di Giampaolo Pansa Gli appunti del cronista nell’autunno-inverno 2009, in Il Riformista

un diario alla buona dell’autunno-inverno 2009.
Alla fine di settembre, Tonino Di Pietro ci offre un’ennesima sceneggiata: si fa fotografare davanti a Montecitorio con la coppola in testa e le smorfie di un boss di Cosa nostra, per dire che in Parlamento ci sono troppi mafiosi. Negli stessi giorni, Eugenio Scalfari si fa intervistare dall’Espresso e dipinge l’editore di Libero come un servo di Silvio Berlusconi. Il motivo? L’aver messo a dirigere il giornale Belpietro, «emissario del Cavaliere, una specie di commissario politico».
Sempre a fine settembre, muore per infarto Maurizio Laudi, uno dei magistrati che hanno battuto le Brigate rosse e Prima linea. I muri di Torino si coprono di scritte insultanti, opera di anarchici: «È morto un boia: Laudi», «Finalmente Laudi è morto», «Dio c’è, è morto Laudi», «Di Laudi si butta via tutto». A Pistoia, invece di scritte, le botte. Squadre antagoniste devastano la sede di Casa Pound, circolo di destra. È la quarta aggressione in meno di una settimana. Le altre sono avvenute a Napoli, Verona e Torino.
A metà ottobre, Alessandro Campi, poi consigliere culturale di Gianfranco Fini, scrive: «Basta navigare in rete, fare un giro tra blog e siti, per capire quale magma di odio e pregiudizio si trovi addensato nelle viscere della nazione, pronto a esplodere in qualsiasi momento». Detto fatto, Matteo Mezzadri, coordinatore del Partito democratico di Vignola (Modena), domanda su Facebook: «Santo cielo, possibile che nessuno sia in grado di ficcare una pallottola in testa a Berlusconi?». Il giovane dirigente viene cacciato.
Negli stessi giorni, le Brigate rivoluzionarie per il comunismo scrivono ai giornali: «Berlusconi, Fini e Bossi devono dimettersi e il primo deve consegnarsi alla giustizia comunista. La sentenza è inevitabile». Lo slogan è «No al colpo di stato, sì alla rivoluzione». Il 19 ottobre, a Torino, un gruppo che si firma Br con la stella a cinque punte, minaccia un delegato della Fiom-Cgil nella Flexider, azienda metalmeccanica.
Nella seconda metà di ottobre, si fa vivo il Comitato Anna Maria Mantini del nuovo Partito comunista italiano. Lei era una terrorista anni Settanta, sorella di Luca, militante dei Nuclei armati proletari ucciso durante una rapina per finanziare il gruppo. Anche la sorella cadrà in uno scontro con l’antiterrorismo. Il gruppo annuncia di entrare in clandestinità. Con l’aiuto dei Carc, i Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo.
Il 21 ottobre si scopre su Facebook che il gruppo «Uccidiamo Berlusconi» conta 12.333 iscritti. Quel giorno, nel giro di un’ora, se ne sono aggiunti seicento. Nel frattempo, una casa editrice di Chieti lancia il concorso «Descrivi la morte del Cavaliere e sarai pubblicato». Per contrappasso, sempre su Facebook nasce il gruppo intitolato: «A morte Marco Travaglio».
Sabato 24 ottobre a Torino, in piazza San Carlo, i centri sociali assaltano un presidio di Casa Pound e un banchetto della Lega. Tre ore di scontri con la polizia. Il 31 ottobre, nel carcere romano di Rebibbia, s’impicca la brigatista Diana Blefari. Aveva indicato alla polizia dove stavano nascoste le armi del suo gruppo, ma l’arsenale non si trova più. La Blefari aveva pedinato Marco Biagi, poi ucciso. Si era espressa così: «Fosse stato per me, Biagi l’avrei torturato prima di giustiziarlo».
Sabato 7 novembre, a Roma, i centri sociali vanno in corteo per protestare contro la morte in carcere di Stefano Cucchi. Anche qui scontri con la polizia, lanci di petardi e bottiglie, cassonetti rovesciati e dati alle fiamme. Lo stesso giorno a Firenze quattrocento antagonisti marciano chiedendo la scarcerazione di un loro compagno, arrestato per aver messo una bomba all’Agenzia delle entrate. Anche qui fumogeni, petardi e scritte sui muri: «Mannu libero e fuoco alle galere». Due giorni prima si era tentato l’assalto a un circolo di Forza Nuova, gruppo di destra.
A metà novembre, emergono i Nat, Nuclei di azione territoriale, sempre legati alla memoria dei fratelli Mantini. Hanno cinque cellule a Milano, Torino, Lecco, Bergamo e Bologna. Minacciano politici e giornalisti. Milano è la città più a rischio. Gli investigatori dicono: «Siamo molto vicini a un salto di qualità». Il 20 novembre a Torino, gli autonomi danno la caccia al ministro Mariastella Gelmini, arrivata in città. Poi assalgono la sede del Pdl, in corso Vittorio Emanuele. Vogliono occuparla. Scontri, devastazioni, feriti. Nel frattempo, alla Statale di Milano continuano le aggressioni agli studenti di Comunione e liberazione. E su Facebook nasce un nuovo gruppo che inneggia alle Brigate rosse.
Il 13 dicembre, a Milano, c’è l’attentato a Berlusconi. Tre giorni dopo un ordigno esplosivo distrugge un sottopasso dell’Università Bocconi. La firma è: “Federazione anarchica informale”. Stessa bomba e stessa sigla al Centro raccolta di immigrati clandestini a Gradisca d’Isonzo. In previsione del Natale, a Firenze, incursioni contro i negozi di via Tornabuoni e via Strozzi. E il sabato 19 dicembre, a Torino, corteo violento di squatter, anarchici, centri sociali. Ancora devastazioni e scritte contro il sindaco: «Chiamparino boia, speriamo che tu muoia». Basta così? Sì, per l’autunno-inverno 2009 può bastare.

da: Il Riformista.

Motivi per NON VOTARE PIU' PD: "Ferrero e Diliberto? Nessun accordo siglato" Ma nel Pd è allarme

intervista a Paolo Ferrero di rifondazione comunista:

Perché ha pensato di affidare un ruolo all’ex brigatista Francesco Piccioni?
“Piccioni è un amico, l’ho conosciuto dopo che è uscito di galera quando già faceva il giornalista al Manifesto. E’ uno che ha sbagliato. Non avrà alcun ruolo dentro Rifondazione”.

Le due destre della politica italiana: Gianfranco Fini, Relazione di Mirabello, 5 settembre 2010

 

Nella teoria delle agende politiche sono di rilievo le date periodizzanti.

E’ probabile che la data del 5 settembre 2010 segni l’inizio del declino del berlusconismo, iniziato nel 1994.

Se così sarà, il dato politico è che non è stata la Sinistra (che per due volte – 1998 e 2006 – ha fatto fallire la prospettiva di Romano Prodi) a far concludere questi anni tristissimi, ma una variante della Destra.

I riferimenti al federalismo, alle politiche economiche, alla questione govanile, alla sicurezza, al welfare delle famiglie…..  si connettono fortemente ai contenuti di questo blog di ricerca.
Qui sotto l’audio di questo (forse) storico inizio:

 

Le due destre della politica italiana: Gianfranco Fini, Relazione di Mirabello, 5 settembre 2010.

Diventa anche tu leghista con l’ipnosi, Allegato a Cuore n. 143 del 4 dicembre 1993


Ascoltando questo documento audio sembra che il tempo politico della cosiddetta “seconda Repubblica” si sia fermato.

Gli stessi temi …

Le spesse persone …

Prova a sentire questi 11 minuti di ipnosi:

tratto da:
Diventa anche tu leghista con l’ipnosi: senza sforzo, in una sola seduta smetterai definitivamente di pensare
Allegato a Cuore n. 143 del 4 dicembre 1993
direttore Michele Serra

Michele Ainis, Italia ferma nell'ingorgo degli "ex" – LASTAMPA.it

La politica italiana trabocca di questi pluridecorati, perennemente a caccia di trofei per rimpolpare il proprio medagliere. E non c’è troppa differenza fra sinistra e destra, fra estremisti e moderati. Pensateci: con chi deve vedersela tutti i santi giorni il segretario del Pd Bersani? Con gli ex segretari D’Alema, Franceschini, Veltroni. Tutti lì, ancora e sempre in prima fila. Ma d’altronde quel partito ha affidato il Dipartimento Riforme all’ex presidente della Camera Violante, nonché ex magistrato, ex docente, ex parlamentare, ex capogruppo, ex presidente dell’Antimafia. Siccome di riforme non ne parla più nessuno, almeno in questo caso la poltrona dell’ex è un’ex poltrona.

E a destra? Solo per citare le figure più eminenti, ci trovi per esempio Fabrizio Cicchitto, già deputato e senatore socialista. O Giulio Tremonti, che fin qui ha girato il Psi, Alleanza democratica, il Patto Segni, la Federazione liberaldemocratica, Forza Italia, il Pdl. Senza dire del centro, dove il riciclo è come l’usato garantito. Tanto per dire, la nuova formazione politica fondata da Rutelli (Alleanza per l’Italia) è la sua quinta creatura.

Infatti, il fondatore è stato via via eletto in Parlamento con i Radicali, i Verdi arcobaleno, la Margherita, il Pd, mentre adesso rappresenta per l’appunto l’Api.

È la tragedia dell’Italia: un Paese immobile, come le sue classi dirigenti.

l’intero articolo qui:

Italia ferma nell’ingorgo degli “ex” – LASTAMPA.it

Il documento programmatico | VERSO NORD


Le donne e gli uomini che sottoscrivono questo manifesto intendono promuovere la nascita dell’iniziativa politica denominata “Verso Nord – un’Italia più vicina all’Europa”, capace di raccogliere il consenso necessario a far uscire l’Italia dalla contrapposizione improduttiva degli attuali schieramenti e imporre finalmente i tempi dell’”Agenda delle riforme”, unica vera priorità per uscire dalla recessione economica e dalla crisi che affligge la politica italiana. I sottoscrittori di questo manifesto condividono quindi la volontà di dar vita a un’iniziativa che sfidi le forze politiche a superare l’attuale indecente legge elettorale, rimettendo la scelta dei rappresentanti parlamentari nelle mani degli elettori. “Verso Nord” intende porre al centro della propria azione la seguente agenda di priorità, alta ed ambiziosa come solo una forza giovane e coraggiosa può osare dettare:
  • Meno Stato, uno Stato migliore
  • Vera sicurezza e una giustizia civile che funzioni
  • La società dei doveri. Un nuovo patto fiscale
  • Amici di chi fa impresa
  • Scommettere sulla concorrenza e sul merito
  • Per i giovani: abbattere i muri del privilegio e della precarietà
  • Immigrati: bravi cittadini, cittadini italiani
  • Federalisti per valorizzare le differenze
  • Mettere il Nord in rete
  • Energia e terza rivoluzione industriale

Il documento programmatico | VERSO NORD

Nasce "Verso Nord". Pronto il manifesto anti-Lega – Corriere del Veneto





Verso nord, appunto. Anticipa linee e temi del manifesto Alessio Vianello, avvocato mestrino ex assessore della seconda giunta Cacciari: «Il nord è la sfida di abbinare l’elemento territoriale alla prospettiva nazionale. Per noi il nord è il nord delle città sostenibili, del sistema sociale effettivo tipo Danimarca. Nella parola nord, però, c’è anche il nostro territorio ». L’obiettivo è lasciarsi dietro tutte le scorie della politica di questi anni. Poco importa che Vianello sia coordinatore provinciale veneziano dell’Api, l’Alleanza per l’Italia di Francesco Rutelli. Non è da lì che si parte. Piuttosto dalla constatazione di uno sgretolamento totale della politica italiana, tra la crisi del Pdl, appiattito sulla Lega, e la virata socialdemocratica del Pd di Bersani.
«Il berlusconismo è un ciclo finito—spiega ancora Vianello —. Quanto alla Lega, la nostra proposta è il contrario della Lega, che liscia il pelo agli elettori: lisciando il pelo non si governa. Se la Lega è quella che fa pagare ai contribuenti le multe degli splafonatori, è una Lega che ci fa fare la fine della Grecia. Invece noi vogliamo fare come la Germania. Gli elettori che hanno dato fiducia al Pdl erano convinti che la spinta liberalista a v r e b b e portato a u n o S t a t o più leggero. E invece si ritrovano costretti a seguire la Lega sul terreno del localismo ». Il manifesto parla chiaro: in dieci punti c’è la fotografia dell’Italia che vorrebbero, da uno Stato leggero a un nuovo patto fiscale, dall’essere «amici di chi fa impresa», alla scommessa sulla concorrenza e sul merito al grande tema dei giovani, «per abbattere i muri del privilegio e della precarietà». E naturalmente «federalisti per valorizzare le differenze»: «Vogliamo fare una cosa per il Nord — spiega Vianello — dopo di noi partirà anche la Lombardia». L’obiettivo è parlarne, discuterne in circoli distribuiti sul territorio, creare la base di ideali per un soggetto in grado di contendere all’attuale maggioranza il governo del Veneto e del Paese. Come sempre esplicito Massimo Cacciari: «Siamo in una fase in cui alla crisi evidente del Pdl non si contrappone un’iniziativa forte del Pd. La crisi di entrambi i partiti su cui avrebbe dovuto reggersi lo schema bipartitico ci costringe a pensare a qualcosa di diverso. Nel Pdl e nel Pd si affronti questa situazione, poi vedremo»

qui l’intero articolo:

Nasce Verso Nord Pronto il manifesto anti-Lega – Corriere del Veneto