Crociera

lescritteriate

Il canto del mare

fruscio d’onde

gusto salato.

Nel colore nero

del buio della notte

un piccolo mondo galleggiante

trasporta i colori umani del vivere.

Luci, negozi, sale da ballo.

Sui ponti si incontrano e mescolano

babeli di parole, culture e amori.

La cittadella avanza

aprendo le acque

sopra il frangersi dei flutti.

Il canto del mare

si spegne.

Freddo e bagnato,

scuro e cattivo,

lo scoglio si erge

sull’acqua assassina.

Sfugge il controllo

e nel silenzio cupo

solo il rumore del motore che s’arresta.

Un impero si inclina

fra brividi e tremori.

Forse non è pericolo vero.

Poi chi grida, chi scappa, chi prega.

Solo nell’acqua e non posso fare niente.

Dove m’aggrappo?

Come la nave lascia la scia

lascio l’eco di quello che sono.

Una nave più alta che lunga

dall’acqua al cielo

cerca grandezza.

Perché l’uomo tende

all’immensità dell’infinito.

Un istintivo desiderio

di eguagliarsi al meglio,

al…

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Saibene Alberto, Milano fine Novecento. Storia, luoghi e personaggi di una città che non c’è più, Edizione Casagrande, Bellinzona, 2021. Fotografie di Carla Cerati. Indice del libro

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https://www.illibraio.it/libri/saibene-alberto-milano-fine-novecento-storie-luoghi-e-personaggi-di-una-citta-che-non-ce-piu-9788877139221/

A partire da una passeggiata tra le strade di Milano nel giorno di Pasqua del 2020, Alberto Saibene, storico della cultura ed editore, ripercorre, alla luce di quello che sembra ormai un congedo definitivo dal Novecento, la stagione culturale della “Milano moderna” nei tre decenni che seguirono la fine della Seconda guerra mondiale. Sono gli anni in cui sono cresciuti i suoi genitori, figli a loro volta di genitori milanesi, e che, nell’ultima parte, corrispondono alla sua infanzia e adolescenza. Un libro dedicato a Milano, alle storie e ai personaggi che l’hanno resa grande.

i MESTIERI del LIBRO: cosa fanno tutti quelli che fanno qualcosa nell’editoria: EDITORE, AMMINISTRATORE DELEGATO; DIRETTORE EDITORIALE; EDITOR; CONSULENTE; CAPO REDATTORE; REDATTORE; CORRETTORE DI BOZZE; LETTORE; TRADUTTORE; ART DIRECTOR; GRAFICO; MARKETING; UFFICIO STAMPA; COMMERCIALE; AGENTE DELLA RETE VENDITA; AMMINISTRAZIONE; UFFICIO CONTRATTI; AGENTE LETTERARIO; UFFICIO DIRITTI; UFFICIO TECNICO; SCOUT; DIGITAL MANAGER; SOCIALE MEDIA MANAGER. in A proposito di LIBRI. Come nascono e diventano questi oggetti di carta dove leggiamo storie, idee e mondi interi. Autori: Arianna Cavallo, Gabriele Gargantini, Ludovica Lugli, Giacomo Papi, Marco Verdura, Iperborea editore, 2021, pagine 23-32

Andrea Kerbaker, MILANO in 10 passeggiate, Rizzoli/Bur, 2021

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Milano, la città d’Italia forse meno simile a tutte le altre, con un’identità e un paesaggio unici e a volte poco compresi. Eppure, anche le vie, i palazzi e le panchine di Milano raccontano storie importantissime, a volte lunghe secoli, a volte recenti ma fondamentali per la storia del Paese.

Non solo il Duomo o il Cimitero Monumentale, ma ogni piazza, chiesa, viuzza nascosta, portico e perfino lapide a Milano ha una vicenda, magari dimenticata, che vale la pena conoscere e raccontare. Fra le strade della grande città crocevia riecheggiano voci e passi di personaggi straordinari, come Sant’Ambrogio, Alessandro Manzoni, Carlo Emilio Gadda e Umberto Eco, che hanno contribuito a far prosperare il capoluogo lombardo con la loro vita e le loro opere.

In un libro che racconta le grandi storie della città, ma che allo stesso tempo propone itinerari veri e percorribili a piedi con facilità, Andrea Kerbaker ci guida con il passo sapiente e sicuro di chi la sua città la scopre giorno per giorno da tutta una vita, ma anche la leggerezza di chi ama Milano conoscendone i difetti e i tic, e forse la ama anche per questo.

Il risultato sono dieci personali e raffinati itinerari da fare a piedi – o con la mente – attraverso una storia palpitante di più di 2000 anni, fino ai giorni nostri.

Una passeggiata unica, divertente e informativa, dentro e fuori la lettura. Per viaggiare dalla poltrona, e per tornare a viaggiare davvero.

Venezia (Iosif Aleksandrovič Brodskij, Fondamenta degli incurabili)

lescritteriate

D’inverno, specialmente la domenica, ti svegli in questa città tra lo scrosciare festoso delle sue innumerevoli campane, come se dietro le tendine di tulle della tua stanza tutta la porcellana di un gigantesco servizio da tè vibrasse su un vassoio d’argento nel cielo grigio perla. Spalanchi la finestra, e la camera è subito inondata da questa nebbiolina carica di rintocchi e composta in parte di ossigeno umido, in parte di caffè e di preghiere. Non importa la qualità e la quantità delle pillole che ti tocca inghiottire questa mattina: senti che per te non è ancora finita. … In giorni come questi la città sembra davvero fatta di porcellana: come no, con tutte le sue cupole coperte di zinco che somigliano a teiere, o a tazzine capovolte, col profilo dei suoi campanili in bilico che tintinnano come cucchiaini abbandonati e stanno per fondersi nel cielo.

Venezia, 2003

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Storia del mondo in 12 MAPPE, di Jerry Brottom, Feltrinelli editore, 2013

Mappeser.com: Mappe nel sistema dei Servizi

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https://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/la-storia-del-mondo-in-dodici-mappe/#descrizione

Nel corso della storia le carte geografiche hanno modellato la nostra visione del mondo e il posto che vi occupiamo. In questo brillante libro, Jerry Brotton sostiene che, lungi dall’essere meri strumenti della scienza, le mappe del mondo sono inevitabilmente descrizioni parziali e soggettive, intimamente legate ai sistemidi potere, all’autorità e alla creatività di tempi e luoghi particolari. I disegnatori di mappe non si limitano a raffigurare il mondo, lo costruiscono sulla base delle idee vigenti nella loro epoca. Questo libro analizza il significato di dodici mappe del mondo, a partire dalle rappresentazioni della storia antica e per finire con le immagini satellitari contemporanee. Ricrea vividamente gli ambienti e le circostanze in cui queste carte sono state create, mostrando come ciascuna di esse trasmetta un’immagine estremamente personale del mondo: la prospettiva cristiana centrata su Gerusalemme della mappamundi di Hereford del quattordicesimo secolo; lapiù antica…

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La MAPPA, di Wislawa Szymborska, in Basta così, Adelphi. Lettura poetica di Domenico Pelini. …Amo le mappe perché dicono bugie. Perché sbarrano il passo a verità aggressive. Perché con indulgenza e buon umore sul tavolo mi dispongono un mondo che non è di questo mondo ….

Piatta come il tavolo

sul quale è posata.

Sotto – nulla si muove,

né cerca uno sbocco.

Sopra – il mio fiato umano

non crea vortici d’aria

e lascia tranquilla

la sua intera superficie.

Bassopiani e vallate sono sempre verdi,

altopiani e montagne sono gialli e marrone,

oceani e mari – di un azzurro amico

sui margini sdruciti.

Qui tutto è piccolo, vicino, alla portata.

Con la punta dell’unghia posso schiacciare i vulcani,

accarezzare i poli senza guanti grossi,

posso con un’occhiata

abbracciare ogni deserto

insieme al fiume che sta lì accanto.

Segnalano le selve alcuni alberelli

tra i quali è ben difficile smarrirsi.

A est e ovest, sopra e sotto

l’equatore, un assoluto

silenzio sparso come semi,

ma in ogni seme nero

la gente vive.

Forse comuni e improvvise rovine

sono assenti in questo quadro.

I confini si intravedono appena,

quasi esitanti – esserci o non esserci?

Amo le mappe perché dicono bugie.

Perché sbarrano il passo a verità aggressive.

Perché con indulgenza e buon umore

sul tavolo mi dispongono un mondo

che non è di questo mondo.

Map

Flat as the table
it’s placed on.
Nothing moves beneath it
and it seeks no outlet.
Above—my human breath
creates no stirring air
and leaves its total surface
undisturbed.
Its plains, valleys are always green,
uplands, mountains are yellow and brown,
while seas, oceans remain a kindly blue
beside the tattered shores.
Everything here is small, near, accessible.
I can press volcanoes with my fingertip,
stroke the poles without thick mittens,
I can with a single glance
encompass every desert
with the river lying just beside it.
A few trees stand for ancient forests,
you couldn’t lose your way among them.
In the east and west,
above and below the equator—
quiet like pins dropping,
and in every black pinprick
people keep on living.
Mass graves and sudden ruins
are out of the picture.
Nations’ borders are barely visible
as if they wavered—to be or not.
I like maps, because they lie.
Because they give no access to the vicious truth.
Because great-heartedly, good-naturedly
they spread before me a world
not of this world.

(Translated, from the Polish, by Clare Cavanagh)


fonte:

La mappa, Wislawa Szymborska

Viaggio a Londra in camper in era Brexit/Covid capitolo 2

Carlabazar

Mercoledì 6 ottobre

Giornata campale che inizia molto presto per noi  : ci dirigiamo verso lo studio dentistico dove la Jessica deve togliere 2 denti e posizionare i due provvisori .   Anche i dentisti a Londra vanno di corsa : a noi sembra un po’ troppo, e non solo perché oramai la velocità è sparita dalla nostra vita per lasciare finalmente spazio al gustare le esperienze anche banali della vita  .   Arriviamo con largo anticipo e facciamo colazione in un bel bar gestito da due fratelli albanesi, minimal ma molto accoglienti : tempo la colazione abbiamo già socializzato e ci siamo comunicati i fondamentali di questo momento della nostra esistenza, favoriti anche dal fatto che uno dei due parla italiano per un periodo trascorso a Prato in Toscana  .     Anche dopo la colazione manteniamo il nostro anticipo : cerchiamo una panchina al sole , per scaldarci un po’ dal vento…

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Viaggio a Londra in camper in era Brexit/Covid capitolo 3

Carlabazar

Sabato 9 ottobre

Facciamo colazione e paghiamo la sosta notturna . Decidiamo di dirigerci verso l’Isola di Wight : quindi, mentre la Jessica riposa ancora un po’, ci dirigiamo a Portsmouth. Incontriamo però una deviazione che ci fa uscire dall’autostrada e dopo alcuni errori e alcune code, decidiamo di trovare una tappa intermedia per godere della bella giornata di sole ed anche per il pranzo, preferibilmente al mare . Guardo la mappa e vedo alcune isole/promontori sulla costa : decidiamo di dirigerci a Hayling Island , piccola isola collegata alla terraferma da un ponte che corre in mezzo al mare tra aree salmastre (bellissime le foto dal satellite) dove ci sono fiorenti allevamenti di ostriche e dove la guida ci segnala uno dei ristoranti dove si mangia “il migliore fish and chips del Regno Unito”.

Mappa del percorso delle nostre vacanze : da Londra a Pevensey a Beachy Head a…

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Viaggio a Londra (non solo) in camper in era Brexit/Covid . Parte 4

Carlabazar

Scendiamo dal traghetto e prendiamo prima l’autostrada poi stradine sempre più strette che ci conducono a Beaulieu, al centro della New Forest, incantevole riserva naturale con boschi secolari, cervi e cavalli che pascolano liberi ai bordi delle strade, dove c’è il limite dei 40 miglia (64 Km), proprio per l’elevata possibilità che gli animali si trovino sul percorso stradale.  

Dalla guida Routard : “Immensa distesa di lande, eriche e ginestre che si alternano a tratti di sottobosco ricoperti da giacinti selvatici .  Anche nei villaggi si incontrano animali di ogni tipo che vivono allo stato brado. Istituita da Guglielmo il Conquistatore quasi 1000 anni fa  la New Forest era originariamente destinata ai piaceri del sovrano e ancora oggi appartiene alla Corona. Gli abitanti dei villaggi conservano usi e costumi medioevali . Così Lord Montagu, dell’aristocrazia locale, percepisce ancora benefici feudali dai sudditi che vivono sulle sue terre, dall’alto…

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… e questa siepe, che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude …

Coatesa sul Lario e dintorni

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

GIACOMO LEOPARDI

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TartaRugosa ha letto e scritto di: Massimo Mantellini (2020), Dieci splendidi oggetti morti, Einaudi, Torino – TARTARUGOSA

…. le vacanze estive prevedevano l’acquisto di due pellicole da 36 e che delusione quell’anno in Yugoslavia, quando scoprii, all’apertura dell’apparecchio, che la pellicola non si era agganciata ai dentini, restando quindi intonsa e priva delle immagini che volevo immortalare. Oggi, nella nostra mutazione da homo sapiens a homo videns, la macchina fotografica non esiste più, essendo stata incorporata nel cellulare – presidio di massa – fatto salvo qualche amatore o professionista, convertito però al digitale. …

DA:

TartaRugosa ha letto e scritto di: Massimo Mantellini (2020), Dieci splendidi oggetti morti, Einaudi, Torino – TARTARUGOSA

NOOTEBOOM Cees, Venezia. Il leone, la città e l’acqua, Iperborea editore, 2021

vai alla scheda dell’editore

https://iperborea.com/titolo/584/

Un vagabondaggio letterario, storico e filosofico dedicato a Venezia. Un sogno di palazzi e chiese, di potere e denaro, dominio e declino, un paradiso di bellezza.

«Questa è sempre stata una città per forestieri. Il gioco consiste nel far durare un secondo di più l’incertezza, nell’essere veneziano per un microsecondo, prima che abbia luogo l’inevitabile smascheramento. Loro da un lato vivono di noi, dall’altro si sentono minacciati dalla nostra massa e la sera abbandonano la città come una nave che affonda. Ma come fai a spiegargli che non fai parte della massa?» Dopo oltre cinquant’anni di periodici soggiorni a Venezia, Cees Nooteboom offre alla sua città del cuore il proprio tributo di narratore che ha fatto del viaggio una forma di vita. Animato dalla sua inestinguibile curiosità, lo vediamo aprirsi all’imprevisto ogni volta che imbocca una calle, smarrirsi tra gli strati di passato in un luogo che nell’anacronismo ha la sua essenza e in cui i morti non sono mai completamente morti. Prendendo parte a «una conversazione che si protrae nei secoli», quella di Proust, Ruskin, Rilke, Byron, Pound, Goethe, McCarthy, Morand, Brodskij, Montaigne, Casanova, Goldoni, Da Ponte, James, Montale, si addentra nei paesaggi reali della città anfibia, tra mobilità dell’acqua e immobilità della pietra, e si insinua dentro scenari soltanto dipinti o immaginati, per vivere almeno qualcuna delle tante Venezie sognate dai grandi del passato. E quando è sopraffatto dalla sovrabbondanza di storia e di bellezza, cerca angoli più quotidiani, si fa invisibile in un bar, si mimetizza in un campiello e osserva come a teatro la vita veneziana che scorre, aggiungendo altre immagini, altre riflessioni, altre trasfigurazioni al suo particolarissimo ritratto della «città in cui i racconti non si esauriscono mai».

DUCCIO DEMETRIO, Filosofia del camminare. Passeggiare, peregrinare, vagabondare – al convegno di Pistoia 24/26 settembre 2021: Dialoghi sull’uomo, ALTRI ORIZZONTI: CAMMINARE, CONOSCERE, SCOPRIRE. Con l’aggiunta di uno scambio di lettere/mail

 
gli ho scritto:
Ciao, Duccio
abbiamo appena visto e ascoltato il tuo bellissimo
Duccio Demetrio | – al convegno Dialoghi sull’uomo, Pistoia 2021
Pensa che mi capita , talvolta di rifare quei passi. é come se quei luoghi fossero inscritti non solo nella mia psiche, ma anche nella mia biologia
Ma mi venivano alla mente anche i cammini che facevo (negli anni 70 e 80), quando dalla stazione nord di Milano mi recavo alle scuole di servizio sociale, dove ci siamo conosciuti: via Ruffini, via Daverio, Via Pace …
davvero grazie per avermi evocato queste immagini importanti che sono costitutive della mia biografia
ti saluto con affetto e gratitudine
anche attraverso la mappa esistenziale che mi orienta dal 1967
 

ci ha risposto:

carissimo Paolo, carissimi amici, grazie per questo breve ma affettuoso
e lucente memoir vagabondante. Ma grazie soprattutto per questo vostro
riscontro. Mi mancava davvero, a Pistoia avevo davanti a me un pubblico
certo generoso anch’ esso ma deturpato dalle mascherine d’ ordinanza che
non mi permettevano di vedere i volti, ora grazie alle vostre calde
parole vedo i vostri e insieme ci sorridiamo come se fossimo presenti
insieme. Abbracci  e la mia commozione Duccio

VITIELLO Guido, Il lettore sul lettino. Tic, manie e stravaganze di chi ama i libri, Einaudi, 2021. Intervista di Luca Mastrantonio all’autore: “Chi mette i libri di cucina vicino ai gialli? Uno snob o un assassino?”, in 7 Corriere della Sera, 15 ottobre 2021

Antologia del TEMPO che resta

vai alla scheda dell’editore:

Perché molti lettori sottolineano i libri, ci scribacchiano sopra, fanno le orecchie ai bordi delle pagine, mentre altri guardano con orrore al piú lieve maltrattamento? E quali segreti custodiscono gli scaffali delle biblioteche domestiche? Se i volumi sono disposti in file doppie, cosa si nasconde nelle retrovie? Una ricognizione ricca e spiazzante di quelle perversioni che rendono erotico e nevrotico il nostro rapporto con i libri.

cerca gli articoli di Luca mastrantonio:

https://www.corriere.it/firme/luca-mastrantonio

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Jean Amery sul “concetto” di HEIMAT

Antologia del TEMPO che resta

La “Heimat” è il paese della infanzia e della giovinezza.

Chi l’ha smarrita resta spaesato, per quanto all’estero possa avere appreso a non barcollare come un ubriaco e ad appoggiare il piede in terra senza timori

da

DI QUANTA PATRIA HA BISOGNO L’UOMO? (da ameryAMERY)

Seguendo i sentieri dei contrabbandieri attraversavamo la Eifel notturna e invernale, in direzione di un paese, il Belgio, i cui doganieri e gendarmi non ci avrebbero consentito di passare il confine legalmente: eravamo privi di passaporto e visto, privi di un’identità civile giuridicamente valida, eravamo profughi. Fu un lungo cammino nella notte. Affondavamo nella neve sino al ginocchio; gli abeti scuri non erano diversi dai loro fratelli in patria, eppure erano già abeti belgi, e noi sapevamo che non ci volevano. Un vecchio ebreo, che perdeva ogni momento le calosce, si aggrappò alla cintura del mio cappotto e gemendo mi promise tutte le ricchezze…

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gli ANGELI del Cimitero di Torno mi ricordano questo scritto: PAOLO FERRARIO, Il Genius loci come angelo del luogo, in ANGELICAMENTE, il senso dell’angelo nel nostro tempo, a cura di Baldo Lami, Zephyro edizioni, 2010, p. 45-57

Coatesa sul Lario e dintorni

vai a: PAOLO FERRARIO, Il Genius loci come angelo del luogo, in ANGELICAMENTE, il senso dell’angelo nel nostro tempo, a cura di Baldo Lami, Zephyro edizioni, 2010, p. 45-57

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Come la luce, delizia senza forma … di EMILY DICKINSON

Come la luce,
Delizia senza forma
E come l’ape,
Melodia senza tempo

Come i boschi,
Segreto come brezza
Che, senza frasi, agita
Gli alberi più superbi

Come il mattino,
Perfetto sul finire,
Quando orologi immortali
Suonano mezzogiorno!

Poesie d’Autore – da PensieriParole.it <https://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-autore/>

STEVENS WALLACE, La casa era quieta e il mondo era calmo

La casa era quieta e il mondo era calmo.
Il lettore diveniva il libro; e la notte estiva

era come l’essere cosciente del libro.
La casa era calma e il mondo era calmo.

Le parole erano dette come se il libro non ci fosse,
eppure il lettore si curvava sulla pagina,

voleva curvarsi, voleva molto di più essere
l’allievo per il quale il suo libro era la verità, per il quale

la notte estiva è come una perfezione di pensiero.
La casa era quieta perché così doveva essere.

La quiete era parte del significato, parte della mente:
l’accesso di perfezione alla pagina.

E il mondo era calmo. La verità in una calmo mondo,
In cui non c’è altro significato, esso stesso

calmo, esso stesso estate e notte, esso stesso
Il lettore che si curva fino a tardi, lì a leggere.

EUGENIO MONTALE, Meriggiare pallido e assorto

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe dei suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

PAESAGGIO, di Giuseppe Ungaretti

Mattina
Ha una corona di freschi pensieri,
Splende nell’acqua fiorita.

Meriggio
Le montagne si sono ridotte a deboli fiumi e
l’invadente deserto formicola d’impazienze e
anche il sonno turba e anche le statue si turbano.

Sera
Mentre infiammandosi s’avvede ch’è nuda, il
florido carnato nel mare fattosi verde bottiglia,
non è più madreperla.
Quel moto di vergogna delle cose svela per un momento,
dando ragione dell’umana malinconia,
il consumarsi senza fine di tutto.

Notte
Tutto si è esteso, si è attenuato, si è confuso.
Fischi di treni partiti.
Ecco appare, non essendoci più testimoni,
anche il mio vero viso, stanco e deluso.

Sul molo il vento soffia forte. Gli occhi …, Da Appunti di Sandro Penna ( 1949)

Sul molo il vento soffia forte. Gli occhi

Hanno un calmo spettacolo di luce.

Va una vela piegata, e nel silenzio

La guida un uomo quasi orizzontale.

Silenzioso vola dalla testa

Di un ragazzo un berretto, e tocca il mare

Come un pallone il cielo. Fiamma resta

Entro il freddo spettacolo di luce

La sua testa arruffata.

Dove la luce, di Giuseppe Ungaretti

Come allodola ondosa
Nel vento lieto sui giovani prati,
Le braccia ti sanno leggera, vieni.

Ci scorderemo di quaggiù,
E del male e del cielo,
E del mio sangue rapido alla guerra,
Di passi d’ombre memori
Entro rossori di mattine nuove.

Dove non muove foglia più la luce,
Sogni e crucci passati ad altre rive,
Dov’è posata sera,
Vieni ti porterò
Alle colline d’oro.

L’ora costante, liberi d’età,
Nel suo perduto nimbo
Sarà nostro lenzuolo.

 

VINCENZO CARDARELLI, Estiva , in Opere (Milano, Mondadori, 1981)

Distesa estate,
stagione dei densi climi
dei grandi mattini
dell’albe senza rumore –
ci si risveglia come in un acquario –
dei giorni identici, astrali.

Stagione la meno dolente
d’oscuramenti e di crisi,
felicità degli spazi,
nessuna promessa terrena
può dare pace al mio cuore
quanto la certezza di sole
che dal tuo cielo trabocca.

Stagione estrema, che cadi
prostrata in riposi enormi,
dai oro ai più vasti sogni,
stagione che porti la luce
a distendere il tempo
di là dai confini del giorno,
e sembri mettere a volte
nell’ordine che procede
qualche cadenza dell’indugio eterno.

VINCENZO CARDARELLI, Opere (Milano, Mondadori 1981).

Nel nostro ritmo di vita terrena noi stanchi della luce. Noi siamo lieti quando il giorno ha fine … , in Thomas Stearns ELIOT, Poesie, a cura di Roberto Sanesi, Bompiani, 1966, pag. 385-386

Nel nostro ritmo di vita terrena noi stanchi della luce.

Noi siamo lieti quando il giorno ha fine, quando

ha fine il gioco; e l’estasi è troppo dolore.

Siamo fanciulli rapidamente stanchi: fanciulli che re-

stano svegli di notte e poi cadono in sonno ap-

pena al razzo è stato dato fuoco; e il giorno è

lungo per il lavoro o il gioco.

Stanchi di distrazione o di concentrazione, dormia-

mo e siamo lieti di dormire,

controllati dal ritmo del sangue e del giorno e del-

la notte e delle stagioni.

E dobbiamo estinguere la candela, spegnere il lume e

riaccenderlo;

Per sempre dobbiamo smorzare, per sempre riaccen-

dere la fiamma.

Per cui Ti ringraziamo per la nostra piccola luce,

variata dall’ombra.

Ti ringraziamo per averci sospinti a edificare, a cer-

care, a formare sulle punte delle nostre dita e al

raggio dei nostri occhi.

E quando avremo edificato un altare alla Luce Invi-

sibile, che vi si possano porre le piccole luci per

le quali fu creata la nostra visione corporea.

E noi Ti ringraziamo che la Tenebra ricordi a noi

la luce.

O Luce Invisibile, Ti siano rese grazie per la Tua

grande gloria!

O Luce Invisibile, noi Ti lodiamo!Troppo splendente per la visione mortale … in Thomas Stearns ELIOT, Poesie, a cura di Roberto Sanesi, Bompiani, 1966, pag. 382-383

O Luce Invisibile, noi Ti lodiamo!
Troppo splendente per la visione mortale.
O Luce Suprema, noi Ti lodiamo per la minore;
per la luce da oriente che tocca al mattino le guglie,
per la luce che a sera s’inclina a occidente sulle nostre porte,
per il tramonto sui piccoli stagni quando vola il pipistrello,
per la luce della luna e delle stelle, del gufo e della falena,
per la luce splendente della lucciola su un filo d’erba.
O Luce Invisibile, noi Ti adoriamo!

Ti ringraziamo per tutte le luci che abbiamo acceso,
per la luce dell’altare e del santuario;
per le piccole luci di coloro che a mezzanotte sono in meditazione
e per le luci dirette fra i vetri colorati delle finestre
e per la luce riflessa dalla pietra levigata,
dai legni intagliati e dorati, dall’affresco multicolore.
Il nostro sguardo è subacqueo, i nostri occhi guardano in alto
e vedono la luce frantumersi fra le acque inquiete.
Vediamo la luce, ma non vediamo da dove giunge.
O Luce Invisibile, noi Ti glorifichiamo!