La maggior parte degli uomini sono come una foglia secca … HERMAN HESSE

La maggior parte degli uomini sono come una foglia secca, che si libra nell’aria e scende ondeggiando al suolo. Ma altri, pochi, sono come le stelle fisse, che vanno per un loro corso preciso, e non c’è vento che li tocchi, hanno in sé stessi la loro legge e il loro cammino.

L’aria, lì, era satura della quintessenza di un silenzio così sostanzioso, così succulento, che non m’addentravo in esso senza una sorta di golosità, …, Marcel Proust

L’aria, lì, era satura della quintessenza di un silenzio così sostanzioso, così succulento, che non m’addentravo in esso senza una sorta di golosità, soprattutto in quei primi mattini ancora freddi della settimana di Pasqua in cui lo gustavo di più perché ero appena arrivato a Combray: prima di lasciarmi entrare ad augurare il buongiorno alla zia, mi facevano attendere un istante nella prima stanza dove il sole, ancora invernale, era venuto a scaldarsi davanti al fuoco che, già acceso tra i due mattoni, avvolgeva tutta la camera in un odore di fuliggine, facendone qualcosa come uno di quei grandi “antiforni” di campagna o una di quelle cappe di camino dei castelli sotto le quali ci si augura che fuori rompano gli indugi la pioggia, la neve, magari qualche catastrofe diluviesca per aggiungere al conforto del riparo la poesia della reclusione invernale; muovevo qualche passo dall’inginocchiatoio alle poltrone di velluto arabescato, sempre ricoperte con un poggiatesta all’uncinetto; e il fuoco, che cuoceva come una pasta gli odori appetitosi di cui l’aria della camera era tutta grumosa e già “lavorati” e fatti lievitare dalla freschezza umida e soleggiata del mattino, li tirava a sfoglia, li dorava, li gonfiava, li faceva bombare, trasformandoli in un’invisibile e palpabile leccornia provinciale, un immenso “calzone” nel quale, assaggiati appena gli aromi più stuzzicanti, più fini, più pregiati, ma anche più secchi, dell’armadio a muro, del cassettone, della tappezzeria a “ramages”, tornavo sempre con inconfessata ingordigia a invischiarmi nell’odore medio, appiccicoso, scipito, indigesto e fruttato del copriletto a fiori. 

Marcel Proust. DALLA PARTE DI SWANN. 
(Primo volume de “Alla ricerca del tempo perduto”). Copyright 1983 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano. 
Tomo 1. Edizione diretta da Luciano De Maria e annotata da Alberto Beretta Anguissola e Daria Galateria. Traduzione di Giovanni Raboni. Prefazione di Carlo Bo. Copyright 1983 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano. Titolo dell’opera originale: “A la recherche du temps perdu”. Prima edizione I Meridiani giugno 1983. 

(da https://mabastainsoma.blogspot.com/2019/11/marcel-proust_8.html)

Il lupo e l’agnello (Lupus et agnus), di Fedro

Ad rivum eundem Lupus et Agnus venerant siti compulsi: superior stabat Lupus, longeque inferior Agnus: tunc fauce improba latro incitatus jurgii causam intulit. Cur, inquit, turbulentam fecisti mihi istam bibenti? Laniger contra timens, qui possum, quaeso, facere quod quereris, Lupe? A te decurrit ad meos haustus liquor. Repulsus ille veritatis viribus, ante hos sex menses male, ait, dixisti mihi. Respondit Agnus: equidem natus non eram. Pater hercle tuus, inquit, maledixit mihi. Atque ita correptum lacerat injusta nece.

Haec popter illos scripta est homines fabula, qui ficti caussi innocentes opprimunt.

Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, si ritrovarono a bere nello stesso ruscello. Il lupo era più a monte, mentre l’agnello beveva a una certa distanza, verso valle. La fame però spinse il lupo ad attaccar briga e allora disse: “Perché osi intorbidarmi l’acqua?”

L’agnello tremando rispose: “Come posso fare questo se l’acqua scorre da te a me?”

“E’ vero, ma tu sei mesi fa mi hai insultato con brutte parole”.

“Impossibile, sei mesi fa non ero ancora nato”.

“Allora” riprese il lupo “fu certamente tuo padre a rivolgermi tutte quelle villanie”. Quindi saltò addosso all’agnello e se lo mangiò.

Questo racconto è rivolto a tutti coloro che opprimono i giusti nascondendosi dietro falsi pretesti.

Il lupo e l’agnello Lupus et agnus, di Fedro

Ad rivum eundem Lupus et Agnus venerant siti compulsi: superior stabat Lupus, longeque inferior Agnus: tunc fauce improba latro incitatus jurgii causam intulit. Cur, inquit, turbulentam fecisti mihi istam bibenti? Laniger contra timens, qui possum, quaeso, facere quod quereris, Lupe? A te decurrit ad meos haustus liquor. Repulsus ille veritatis viribus, ante hos sex menses male, ait, dixisti mihi. Respondit Agnus: equidem natus non eram. Pater hercle tuus, inquit, maledixit mihi. Atque ita correptum lacerat injusta nece.Haec popter illos scripta est homines fabula, qui ficti caussi innocentes opprimunt.

Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, si ritrovarono a bere nello stesso ruscello. Il lupo era più a monte, mentre l’agnello beveva a una certa distanza, verso valle. La fame però spinse il lupo ad attaccar briga e allora disse: “Perché osi intorbidarmi l’acqua?” L’agnello tremando rispose: “Come posso fare questo se l’acqua scorre da te a me?””E’ vero, ma tu sei mesi fa mi hai insultato con brutte parole”.”Impossibile, sei mesi fa non ero ancora nato”.”Allora” riprese il lupo “fu certamente tuo padre a rivolgermi tutte quelle villanie”. Quindi saltò addosso all’agnello e se lo mangiò.Questo racconto è rivolto a tutti coloro che opprimono i giusti nascondendosi dietro falsi pretesti.

Il lupo e l’agnello (Lupus et agnus)  di Fedro

Fu chiesto a Franco Basaglia: “Che cosa farebbe se il black-out capitasse improvvisamente a casa sua?” Rispose: Accetterei il buio e organizzerei la situazione. Mi metterei cioè a fare insieme con altri un’attività giusta per il buio”, 1998

Fu chiesto a Franco Basaglia:

“Che cosa farebbe se il black-out capitasse improvvisamente a casa sua?”

Rispose: Accetterei il buio e organizzerei la situazione. Mi metterei cioè a fare insieme con altri un’attività giusta per il buio”, 1998

Fu chiesto a Franco Basaglia: “Che cosa farebbe se il black-out capitasse improvvisamente a casa sua?” Rispose: Accetterei il buio e organizzerei la situazione. Mi metterei cioè a fare insieme con altri un’attività giusta per il buio”, 1998 – MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

A offendere, ricordalo, non è chi insulta o percuote, ma il giudizio che queste azioni siano offensive …

A offendere, ricordalo, non è chi insulta o percuote, ma il giudizio che queste azioni siano offensive.

Perciò, quando uno ti irrita, sappi che è la tua opinione che ti ha irritato.

Come prima cosa, quindi, cerca di non lasciarti trascinare subito dalla rappresentazione: una volta che avrai guadagnato un po’ di tempo per riflettere, potrai dominarti più facilmente

Epitteto, Manuale, XX

da

Esercizi di filosofia. Epitteto in aiuto per ATTENDERE E RESPIRARE PRIMA DI REAGIRE A UN GIUDIZIO – Antologia del TEMPO che resta

” Io sono io, la mia circostanza e le mie decisioni mi definiscono”, in Ortega y Gasset, dalle “Meditazioni sul Chisciotte”

” Io sono io, la mia circostanza e le mie decisioni mi definiscono”

Ortega y Gasset, dalle “Meditazioni sul Chisciotte”

da https://www.facebook.com/lamenteemeravigliosa/posts/io-sono-io-la-mia-circostanza-e-le-mie-decisioni-mi-definisconoil-titolo-di-ques/1296844467012265/

(segnalata da Simona Ri.)

STUART MILL, “Ciascun individuo è libero di fare ciò che desidera, purchè le sue azioni non danneggino la libertà degli altri”

STUART MILL, “Ciascun individuo è libero di fare ciò che desidera, purchè le sue azioni non danneggino la libertà degli altri”

da

STUART MILL, “Ciascun individuo è libero di fare ciò che desidera, purchè le sue azioni non danneggino la libertà degli altri” – MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

Il metodo dei “sei amici che mi hanno sempre spiegato tutto” di Rudyard Kipling: CHI? CHE COSA? DOVE? QUANDO? COME? PERCHE’?, Slides di Paolo Ferrario. #chichecosadovequandocomeperche

Il metodo dei “sei amici che mi hanno sempre spiegato tutto” di Rudyard Kipling:

CHI?

CHE COSA?

DOVE?

QUANDO?

COME?

PERCHE’?

VAI A:

Il metodo dei “sei amici che mi hanno sempre spiegato tutto” di Rudyard Kipling: CHI? CHE COSA? DOVE? QUANDO? COME? PERCHE’?, Slides di Paolo Ferrario. #chichecosadovequandocomeperche – MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

vai a:

Regole sistemiche della BUONA COMUNICAZIONE e, a maggior ragione, della comunicazione internettiana, scheda (piccola) di Paolo Ferrario

mettersi d’accordo sull’oggetto della controversia

porre qualche limite all’oggetto della controversia

non interrompere colui che sta accusando (entro limiti ragionevoli di tempo direi: se il dilagamento è eccessivo occorre chiudere la falla)  

evitare massimamente di ritorcere un accusa diversa contro di lui (esempio nella comunicazione coniugale: MG “la devi smettere di far tardi al bar”, MR “e tu la devi smettere di parlare per ore al telefono con le amiche”)

concordare luogo e tempo dove la “conversazione conflittuale” deve avvenire. Ogni operazione di circoscrivere le zone del conflitto è salvatrice tenere le opportune distanze. Siamo esseri territoriali e l’invadenza dello spazio soggettivo porta a schiaffi, calci, unghiate (reali e virtuali).

non superare la soglia della vulnerabilità dell’altro. colpire sul tallone di achille porta alla morte dell’eroe

considerare un conflitto come il risultato di comportamenti comunicativi reciproci e non come una esclusiva “colpa” dell’altro

da:

Regole sistemiche della BUONA COMUNICAZIONE e, a maggior ragione, della comunicazione internettiana, scheda (piccola) di Paolo Ferrario – MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

EPITTETO: ricordarsi di distinguere fra le cose che dipendono da noi da quelle che NON dipendono da noi. Le traduzioni di Martino Menghi, Giacomo Leopardi. E la lettura attuale di Jules Evans

EPITTETO: ricordarsi di distinguere fra le cose che dipendono da noi da quelle che NON dipendono da noi. Le traduzioni di Martino Menghi, Giacomo Leopardi. E la lettura attuale di Jules Evans

vai a

EPITTETO: ricordarsi di distinguere fra le cose che dipendono da noi da quelle che NON dipendono da noi. Le traduzioni di Martino Menghi, Giacomo Leopardi. E la lettura attuale di Jules Evans – Antologia del TEMPO che resta

EPICURO, Convinciti che ogni nuovo giorno che si leverà, per te, sarà l’ultimo. Con gratitudine allora accoglierai ogni insperata ora …

«Convinciti che ogni nuovo giorno che si leverà, per te, sarà l’ultimo. Con gratitudine allora accoglierai ogni insperata ora. Riconoscendone tutto il valore affronterai ogni momento del tempo che viene ad aggiungersi come se derivasse da una incredibile fortuna» EPICURO da Una promessa di felicità – Il Sole 24 ORE.

EPICURO, Convinciti che ogni nuovo giorno che si leverà, per te, sarà l’ultimo. Con gratitudine allora accoglierai ogni insperata ora … – Antologia del TEMPO che resta

La grandezza dell’arte vera […] consiste, tutt’al contrario, nel ritrovare, nel riafferrare, nel farci conoscere quella realtà da cui viviamo lontani … | Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, Vol. 7 Il tempo ritrovato

La grandezza dell’arte vera […] consiste, tutt’al contrario, nel ritrovare, nel riafferrare, nel farci conoscere quella realtà da cui viviamo lontani, da cui ci scostiamo sempre più via via che acquista maggior spessore e impermeabilità la conoscenza convenzionale che le sostituiamo: quella realtà che rischieremmo di morire senza aver conosciuta, e che è semplicemente la nostra vita. La vita vera, la vita finalmente scoperta e tratta alla luce, la sola vita quindi realmente vissuta, è la letteratura; vita che, in un certo senso, dimora in ogni momento in tutti gli uomini altrettanto che nell’artista. Ma essi non la vedono perché non cercano di chiarirla. E così il loro passato è ingombro d’innumerevoli lastre fotografiche, che rimangono inutili perché l’intelligenza non le ha sviluppate. Riafferrare la nostra vita, e anche la vita altrui: giacché lo stile, per lo scrittore, come il colore per il pittore, è un problema non di tecnica, bensì di visione.

La grandeur de l’art véritable, au contraire, de celui que M. de Norpois eût appelé un jeu de dilettante, c’était de retrouver, de ressaisir, de nous faire connaître cette réalité loin de laquelle nous vivons, de laquelle nous nous écartons de plus en plus au fur et à mesure que prend plus d’épaisseur et d’imperméabilité la connaissance conventionnelle que nous lui substituons, cette réalité que nous risquerions fort de mourir sans l’avoir connue, et qui est tout simplement notre vie, la vraie vie, la vie enfin découverte et éclaircie, la seule vie, par conséquent, réellement vécue, cette vie qui, en un sens, habite à chaque instant chez tous les hommes aussi bien que chez l’artiste. Mais ils ne la voient pas, parce qu’ils ne cherchent pas à l’éclaircir. Et ainsi leur passé est encombré d’innombrables clichés qui restent inutiles parce que l’intelligence ne les a pas «développés ». Ressaisir notre vie ; et aussi la vie des autres ; car le style, pour l’écrivain aussi bien que pour le peintre, est une question non de technique, mais de vision.

Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, Vol. 7 Il tempo ritrovato, p. 227 (ed. Einaudi 1951, traduzione di Giorgio Caproni)

citazione ripresa da:

La vita e la letteratura | Citazioni

Marcel Proust • Il tempo di cui disponiamo ogni giorno è elastico, le passioni che proviamo lo…

Il tempo di cui disponiamo ogni giorno è elastico, le passioni che proviamo lo dilatano, quelle che ispiriamo lo restringono e l’abitudine lo colma.

Marcel Proust • Il tempo di cui disponiamo ogni giorno è elastico, le passioni che proviamo lo…

Michel de Montaigne che anticipava la scrittura dei Blog biografici

Penso al libro che più mi è caro, all’unico libro che Montaigne ha scritto nella sua vita e l’unico che mi porterei dovunque:

“Questo, lettore, è un libro sincero.
Ti avverto fin dall’inizio che non mi sono proposto, con esso, alcun fine,
se non domestico e privato.
Non ho tenuto in alcuna considerazione nè il tuo vantaggio nè la mia gloria.
Le mie forze non sono sufficienti per un tale proposito.
L’ho dedicato alla privata utilità dei miei parenti ed amici:
affinchè dopo avermi perduto (come toccherà loro ben presto)
possano ritrovarvi alcuni tratti delle mie qualità e dei miei umori,
e con questo mezzo nutrano più intera e viva la conoscenza che hanno avuto di me”

Montaigne, Saggi

… certi momenti ci vengono portati via, altri sottratti e altri ancora si perdono nel vento. Ma la cosa più vergognosa è perder tempo per negligenza … SENECA

Comportati così, Lucilio mio, rivendica il tuo diritto su te stesso e il tempo che fino ad oggi ti veniva portato via o carpito o andava perduto raccoglilo e fanne tesoro.

Convinciti che è proprio così, come ti scrivo: certi momenti ci vengono portati via, altri sottratti e altri ancora si perdono nel vento. Ma la cosa più vergognosa è perder tempo per negligenza.

Pensaci bene: della nostra esistenza buona parte si dilegua nel fare il male, la maggior parte nel non far niente e tutta quanta nell’agire diversamente dal dovuto. (Seneca a Lucilio, I.1)

” È un Paese così diviso, l’Italia. Così fazioso, così avvelenato dalle sue meschinerie tribali! …”, Oriana Fallaci, in La Rabbia e l’Orgoglio

È un Paese così diviso, l’Italia. Così fazioso, così avvelenato dalle sue meschinerie tribali! Si odiano anche all’interno dei partiti, in Italia. Non riescono a stare insieme nemmeno quando hanno lo stesso emblema, lo stesso distintivo. Gelosi, biliosi, vanitosi, piccini, non pensano che ai propri interessi personali. Non si preoccupano che per la propria carrieruccia, la propria gloriuccia, la propria popolarità di periferia e da periferia. Pei propri interessi personali si fanno i dispetti, si tradiscono. Si accusano, si sputtanano…“

—  Oriana Fallaci, La Rabbia e l’Orgoglio

Origine: https://le-citazioni.it/frasi/911980-oriana-fallaci-e-un-paese-cosi-diviso-litalia-cosi-fazioso-co/

Io sono Nessuno – e tu chi sei?, Emily Dickinson

Io sono Nessuno – e tu chi sei?

Sei Nessuno anche tu?

Allora siamo in due

non dirlo, potrebbe spargersi la voce!

Com’è pesante essere Qualcuno!

Così volgare –

come una rana che gracida il tuo nome tutto Giugno

ad un Pantano in estasi di lei!

 

Emily Dickinson (ricordata da SILVIO RAFFO, in IO SONO NESSUNO. Vita e Poesia di Emily Dickinson, Le Lettere, 2011)

in tema di BELLEZZA, riflessione e citazioni di AR.M., 9 dicembre 2019

….

Il concetto di bellezza sul quale ho riflettuto quando ho iniziato a leggere la mail è quello afferente a ciò che SOS sta generando la bellezza con la b maiuscola della professione e questo credo sia davvero un grande merito pertanto non me ne vogliate ma ho scelto alcune citazioni che credo più di tutte possano essere traslitterate/ applicate allo Spirito con cui opera questa meravigliosa macchina. Ci sentiremo Certamente per gli auguri e quotidianamente per l’emozione di esserci negli altri fra noi però davvero un umile e sentito grazie per essere parte di tutto questo!

Le cose, più sono belle e più ricevono questo ordine di uscire dall’inquadratura, di non entrare mai nei nostri corpi, di sostare sotto le nostre dita se non per pochi istanti, perché il massimo di bellezza si combina con l’inesistenza più pura.

(Fabrizio Caramagna)

L’umanità può vivere senza la scienza, può vivere senza pane, ma soltanto senza la bellezza non potrebbe più vivere, perché non ci sarebbe più niente da fare al mondo! … La scienza stessa non resisterebbe un minuto senza la bellezza.
(Fëdor Dostoevskij)

…da ultimo, un vero e proprio inno dedicato alla bellezza: “La bellezza cammina fra di noi come una giovane madre quasi intimidita dalla propria gloria. La bellezza è una forza che incute paura come la tempesta scuote al di sotto e al di sopra di noi la terra e il cielo. La bellezza è fatta di delicati sussurri parla dentro al nostro spirito la sua voce cede ai nostri silenzi come una fievole luce che trema per paura dell’ombra. La bellezza grida tra le montagne tra un battito d’ali e un ruggito di leoni. La bellezza sorge da oriente con l’alba si sporge sulla terra dalle finestre del tramonto arriva sulle colline con la primavera danza con le foglie d’autunno e con un soffio di neve tra i capelli. La bellezza non è un bisogno ma un’estasi, non è una bocca assetata né una mano vuota protesa in avanti ma piuttosto ha un cuore infuocato e un’anima incantata. Non è la linfa della corteccia rugosa né un’ala attaccata a un artiglio. La bellezza è un giardino sempre in fiore e una schiera d’angeli sempre in volo. La bellezza è la vita quando la vita si rivela. La bellezza è l’eternità che si contempla allo specchio e noi siamo l’eternità e lo specchio.” (Kahlil Gibran)

A offendere sono le OPINIONI, non i fatti in sè. Citazione 20 di: EPITTETO, Manuale, nella traduzione di Enrico V. Maltese e di Pierre Hadot

Antologia del TEMPO che resta

A offendere , ricordalo, non è chi insulta o percuote, ma il giudizio che queste azioni siano offensive.

Perciò, quando uno ti irrita, sappi che è la sua OPINIONE  che ti ha irritato.

Come prima cosa , quindi, cerca di non farti trascinare subito dalla rappresentazione: una volta che avrai guadagnato un po’ di tempo per riflettere, potrai dominarti più facilmente

citazione da

https://antemp.com/2019/11/03/epitteto-manuale-con-la-versione-latina-di-angelo-poliziano-e-la-volgarizzazione-di-giacomo-leopardi-a-cura-di-enrico-v-maltese-garzanti-2017/

opi giu had2355

citazione da

MANUALE DI EPITTETO, introduzione e commenti di Pierre Hadot (edizione francese del 2000), Einaudi, 2006. Indice del libro

View original post

Distinguere ciò che dipende da te e ciò che NON dipende da te. Citazione 1 di: EPITTETO, Manuale, nella traduzione di Enrico V. Maltese e di Pierre Hadot

Antologia del TEMPO che resta

La realtà si divide in cose soggette al nostro potere e cose non soggette al nostro potere.

In nostro potere sono:

il giudizio

l’impulso,

il desiderio

l’avversione

e, in una parola, ogni attività che sia propriamente nostra.

Non sono in nostro potere:

il corpo

il patrimonio

la reputazione

le cariche pubbliche

e, in una parola, ogni attività che non sia nostra.

E ciò che rientra in nostro potere è per natura libero, immune da inibizioni, ostacoli,

mentre quanto non vi rientra è debole, schiavo, coercibile, estraneo.

Ricorda , allora, che se considererai libere le cose che per natura sono schiave, e tuo personale ciò che è estraneo, sarai impedito, soffrirai, sarai turbato, ti lamenterai degli dèi e degli uomini;

se invece riterrai tuo solo ciò che è tuo , ed estraneo , come in effetti è, ciò che è estraneo, nessuno ti potrà mai coartare, nessuno ti impedirà , non…

View original post 33 altre parole

“Contra verbosos noli contendere verbis: sermo datur cunctis, animi sapientia paucis”. “Con i parolai, non batterti a parole: a tutti è data una lingua, a pochi saggezza”, Catone, in DISTICI, nella traduzione di Giancarlo Pontiggia edizioni Medusa, 2005

Contra verbos noli contendere verbis: sermo datur cunctis, animi sapienta paucis.

Con i parolai,

non batterti a parole: a tutti

è data una lingua, a pochi

saggezza

 

in Catone, DISTICI, nella traduzione di Giancarlo Pontiggia

edizioni Medusa, 2005

 

 

“Perchè ogni tanto ho paura della mia famiglia?” chiede Ilona (5 anni) a TOMI UNGERER, in Perchè io sono io e non sono te? le risposte alle domande spiazzanti dei bambini, Feltrinelli, 2017

fami1311

in

https://antemp.com/2019/02/27/ungerer-tomi-perche-io-sono-io-e-non-sono-te-le-risposte-alle-domande-spiazzanti-dei-bambini-feltrinelli-2017-indice-del-libro/

“In mezzo a un bosco , chiudere gli occhi e ascoltare gli uccelli: impossibile pensare che il loro canto sia un cicaleccio , e che non siano consapevoli della loro felicità”, E.M. Cioran, Quaderni 1957-1972, Adelphi, 2001, p. 172

In mezzo a un bosco , chiudere gli occhi e ascoltare gli uccelli: impossibile pensare che il loro canto sia un cicaleccio , e che non siano consapevoli della loro felicità

cio915

Ascoltare: Ci racconta qualcosa di Duke Ellington ?

“Duke era unico perché riusciva a darti un’idea visiva della musica che bisognava seguire per meglio entrare nella

composizione.

Il suo spartito non conteneva soltanto note, ma anche una storia da raccontare, con cui immedesimarsi. Se per

esempio bisognava eseguire un brano come African Flower, Ellington ti diceva che suonando dovevi immaginare il più bel fiore della foresta, un fiore vergine che non aveva toccato mai nessuno”

“io ringraziare desidero”, di MARIANGELA GUALTIERI

RINGRAZIARE DESIDERO

In quest’ora della sera
da questo punto del mondo.

Ringraziare desidero il divino
per la diversità delle creature
che compongono questo singolare universo,
per la ragione,
che non cesserà di sognare
un qualche disegno del labirinto
e l’uccello leggero che vola oltre, più in alto, più su.

Ringraziare desidero per l’amore,
che ci fa vedere gli altri come li vede la divinità,
per il pane e il sale,
per il mistero della rosa
che prodiga colore e non lo vede.

Ringraziare desidero
per l’arte dell’amicizia,
per l’ultima giornata di Socrate,
per le parole che in un crepuscolo furono dette
da una croce all’altra,
per i fiumi segreti e immemorabili
che convergono in noi,
per il mare, che è un deserto risplendente
e una cifra di cose che non sappiamo
per il prisma di cristallo e il peso di ottone,
per le strisce della tigre,
per l’odore medicinale degli eucaliptus,
e la speranza, la fiducia, la lavanda.

Ringraziare desidero
per il linguaggio, che può simulare la sapienza,
per l’oblio, che annulla o modifica il passato,
per la consuetudine,
che ci ripete e ci conferma come uno specchio,
per il mattino, che ci procura l’illusione di un inizio,
per la notte, le sue tenebre e la sua astronomia,
per il coraggio e la felicità degli altri,
per la patria, sentita nei gelsomini
per lo splendore del fuoco
che nessun umano può guardare senza uno stupore antico
e per il mare che è il più dolce fra tutti gli dei.

Ringraziare desidero perché
sono tornate le lucciole,
le nuvole disegnano,
le albe spargono brillanti nei prati,
e per noi
per quando siamo ardenti e leggeri
per quando siamo allegri e grati.

Io ringraziare desidero per la bellezza delle parole, natura astratta di dio
per la lettura e la scrittura, che ci fanno sfiorare noi stessi e gli altri
per la quiete della casa,
per i bambini che sono nostre divinità domestiche
per l’anima, perché consola il mio girovagare errante,
per il respiro che è un bene immenso,
per il fatto di avere una sorella.

Io ringraziare desidero
per tutti quelli che sono piccoli liberi e limpidi
per le facce del mondo che sono varie
per quando la notte si dorme abbracciati
per quando siamo attenti e innamorati,
fragili e confusi,
cercatori indecisi.

Ringrazio dunque
per i nostri maestri immensi
per tutti i baci d’amore,
e per l’amore che ci rende impavidi.
Per i nostri morti
che fanno della morte un luogo abitato,
e per i nostri vivi, che rendono la vita uno specchio fatato.
Per i figli,
col futuro negli occhi,
perchè su questa terra esiste la musica,
per la mano destra e la mano sinistra, e il loro intimo accordo
per i gatti per i cani esseri fraterni carichi di mistero,
per il silenzio che è la lezione più grande
per il sole, nostro antenato.

Ringraziare desidero
per Whitman, Presti e Francesco d’Assisi,
che scrissero già questa poesia,
per il fatto che questa poesia è inesauribile
e si confonde con la somma delle creature
e non arriverà mai all’ultimo verso
e cambia secondo gli uomini.

Ringraziare desidero
per i minuti che precedono il sonno,
per il sonno e la morte,
quei due tesori occulti,
per gli intimi doni che non elenco,
per la gran potenza d’antico amor
per amor che muove il sole e l’altre stelle
e muove tutto, in noi….

Mariangela Gualtieri

(da Le giovani parole )

 


Biografia di Mariangela Gualtieri:

https://it.wikipedia.org/wiki/Mariangela_Gualtieri

“Cliccare”, dall’inglese “to click”: fare clic

“Cliccare”

dall’inglese “to click”: fare clic

Premere un pulsante provocando uno scatto, usato specialmente in informatica a proposito del pulsante del mouse, in Dizionario Devoto Oli

Attivazione di un dispositivo di puntamento, come il mouse, che consente all’utente della rete telematica di collegarsi direttamente a un sito connesso con la pagina web che sta consultando, in Neologismi Treccani

“Ogni click del mouse coincide con un attimo ben preciso all’interno del tempo.

Quando facciamo un doppio click, per quanto velocemente, si delineano due attimi ben precisi.

Com’è fugace il volgere del tempo!”

Philip Toshio Sudo, Computer Zen, Xenia edizioni, 2000, p. 71

da cliccare to click fare clic