Io sono Nessuno – e tu chi sei?, Emily Dickinson

Io sono Nessuno – e tu chi sei?

Sei Nessuno anche tu?

Allora siamo in due

non dirlo, potrebbe spargersi la voce!

Com’è pesante essere Qualcuno!

Così volgare –

come una rana che gracida il tuo nome tutto Giugno

ad un Pantano in estasi di lei!

 

Emily Dickinson (ricordata da SILVIO RAFFO, in IO SONO NESSUNO. Vita e Poesia di Emily Dickinson, Le Lettere, 2011)

in tema di BELLEZZA, riflessione e citazioni di AR.M., 9 dicembre 2019

….

Il concetto di bellezza sul quale ho riflettuto quando ho iniziato a leggere la mail è quello afferente a ciò che SOS sta generando la bellezza con la b maiuscola della professione e questo credo sia davvero un grande merito pertanto non me ne vogliate ma ho scelto alcune citazioni che credo più di tutte possano essere traslitterate/ applicate allo Spirito con cui opera questa meravigliosa macchina. Ci sentiremo Certamente per gli auguri e quotidianamente per l’emozione di esserci negli altri fra noi però davvero un umile e sentito grazie per essere parte di tutto questo!

Le cose, più sono belle e più ricevono questo ordine di uscire dall’inquadratura, di non entrare mai nei nostri corpi, di sostare sotto le nostre dita se non per pochi istanti, perché il massimo di bellezza si combina con l’inesistenza più pura.

(Fabrizio Caramagna)

L’umanità può vivere senza la scienza, può vivere senza pane, ma soltanto senza la bellezza non potrebbe più vivere, perché non ci sarebbe più niente da fare al mondo! … La scienza stessa non resisterebbe un minuto senza la bellezza.
(Fëdor Dostoevskij)

…da ultimo, un vero e proprio inno dedicato alla bellezza: “La bellezza cammina fra di noi come una giovane madre quasi intimidita dalla propria gloria. La bellezza è una forza che incute paura come la tempesta scuote al di sotto e al di sopra di noi la terra e il cielo. La bellezza è fatta di delicati sussurri parla dentro al nostro spirito la sua voce cede ai nostri silenzi come una fievole luce che trema per paura dell’ombra. La bellezza grida tra le montagne tra un battito d’ali e un ruggito di leoni. La bellezza sorge da oriente con l’alba si sporge sulla terra dalle finestre del tramonto arriva sulle colline con la primavera danza con le foglie d’autunno e con un soffio di neve tra i capelli. La bellezza non è un bisogno ma un’estasi, non è una bocca assetata né una mano vuota protesa in avanti ma piuttosto ha un cuore infuocato e un’anima incantata. Non è la linfa della corteccia rugosa né un’ala attaccata a un artiglio. La bellezza è un giardino sempre in fiore e una schiera d’angeli sempre in volo. La bellezza è la vita quando la vita si rivela. La bellezza è l’eternità che si contempla allo specchio e noi siamo l’eternità e lo specchio.” (Kahlil Gibran)

A offendere sono le OPINIONI, non i fatti in sè. Citazione 20 di: EPITTETO, Manuale, nella traduzione di Enrico V. Maltese e di Pierre Hadot

Antologia del TEMPO che resta

A offendere , ricordalo, non è chi insulta o percuote, ma il giudizio che queste azioni siano offensive.

Perciò, quando uno ti irrita, sappi che è la sua OPINIONE  che ti ha irritato.

Come prima cosa , quindi, cerca di non farti trascinare subito dalla rappresentazione: una volta che avrai guadagnato un po’ di tempo per riflettere, potrai dominarti più facilmente

citazione da

EPITTETO, Manuale. Con la versione latina di Angelo Poliziano e la volgarizzazione di Giacomo Leopardi. A cura di Enrico V. Maltese, Garzanti, 2017

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citazione da

MANUALE DI EPITTETO, introduzione e commenti di Pierre Hadot (edizione francese del 2000), Einaudi, 2006. Indice del libro

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Distinguere ciò che dipende da te e ciò che NON dipende da te. Citazione 1 di: EPITTETO, Manuale, nella traduzione di Enrico V. Maltese e di Pierre Hadot

Antologia del TEMPO che resta

La realtà si divide in cose soggette al nostro potere e cose non soggette al nostro potere.

In nostro potere sono:

il giudizio

l’impulso,

il desiderio

l’avversione

e, in una parola, ogni attività che sia propriamente nostra.

Non sono in nostro potere:

il corpo

il patrimonio

la reputazione

le cariche pubbliche

e, in una parola, ogni attività che non sia nostra.

E ciò che rientra in nostro potere è per natura libero, immune da inibizioni, ostacoli,

mentre quanto non vi rientra è debole, schiavo, coercibile, estraneo.

Ricorda , allora, che se considererai libere le cose che per natura sono schiave, e tuo personale ciò che è estraneo, sarai impedito, soffrirai, sarai turbato, ti lamenterai degli dèi e degli uomini;

se invece riterrai tuo solo ciò che è tuo , ed estraneo , come in effetti è, ciò che è estraneo, nessuno ti potrà mai coartare, nessuno ti impedirà , non…

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“Contra verbosos noli contendere verbis: sermo datur cunctis, animi sapientia paucis”. “Con i parolai, non batterti a parole: a tutti è data una lingua, a pochi saggezza”, Catone, in DISTICI, nella traduzione di Giancarlo Pontiggia edizioni Medusa, 2005

Contra verbos noli contendere verbis: sermo datur cunctis, animi sapienta paucis.

Con i parolai,

non batterti a parole: a tutti

è data una lingua, a pochi

saggezza

 

in Catone, DISTICI, nella traduzione di Giancarlo Pontiggia

edizioni Medusa, 2005

 

 

“Perchè ogni tanto ho paura della mia famiglia?” chiede Ilona (5 anni) a TOMI UNGERER, in Perchè io sono io e non sono te? le risposte alle domande spiazzanti dei bambini, Feltrinelli, 2017

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in

UNGERER Tomi, Perchè io sono io e non sono te? le risposte alle domande spiazzanti dei bambini, Feltrinelli, 2017. Indice del libro

“In mezzo a un bosco , chiudere gli occhi e ascoltare gli uccelli: impossibile pensare che il loro canto sia un cicaleccio , e che non siano consapevoli della loro felicità”, E.M. Cioran, Quaderni 1957-1972, Adelphi, 2001, p. 172

In mezzo a un bosco , chiudere gli occhi e ascoltare gli uccelli: impossibile pensare che il loro canto sia un cicaleccio , e che non siano consapevoli della loro felicità

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Ascoltare: Ci racconta qualcosa di Duke Ellington ?

“Duke era unico perché riusciva a darti un’idea visiva della musica che bisognava seguire per meglio entrare nella

composizione.

Il suo spartito non conteneva soltanto note, ma anche una storia da raccontare, con cui immedesimarsi. Se per

esempio bisognava eseguire un brano come African Flower, Ellington ti diceva che suonando dovevi immaginare il più bel fiore della foresta, un fiore vergine che non aveva toccato mai nessuno”

“Cliccare”, dall’inglese “to click”: fare clic

“Cliccare”

dall’inglese “to click”: fare clic

Premere un pulsante provocando uno scatto, usato specialmente in informatica a proposito del pulsante del mouse, in Dizionario Devoto Oli

Attivazione di un dispositivo di puntamento, come il mouse, che consente all’utente della rete telematica di collegarsi direttamente a un sito connesso con la pagina web che sta consultando, in Neologismi Treccani

“Ogni click del mouse coincide con un attimo ben preciso all’interno del tempo.

Quando facciamo un doppio click, per quanto velocemente, si delineano due attimi ben precisi.

Com’è fugace il volgere del tempo!”

Philip Toshio Sudo, Computer Zen, Xenia edizioni, 2000, p. 71

da cliccare to click fare clic

la fede – ogni fede (e oggi tutto è diventato fede) – è violenza, Emanuele Severino

Prigioniero della volontà, l’intelletto del credente assume come incontrovertibile il controvertibile, come indubitabile il dubitabile, come certo l’incerto, come visibile l’invisibile, come chiaro l’oscuro. Anche per questo motivo nei miei scritti si sostiene che la fede – ogni fede (e oggi tutto è diventato fede) – è violenza e che l’essenza della violenza è la volontà che vuole l’impossibile, la contraddizione. Anche per questo motivo, ogni fede – religiosa, scientifica, politica – che oggi tenta di salvare l’uomo è animata da quella stessa violenza che essa intende combattere.
(Emanuele Severino, Pensieri sul cristianesimo, Rizzoli, Milano 1995, pp. 108 – 109)

Buoni propositi di Clelia Mazzini, in cleliamazzini.tumblr.com

Buoni propositi

* Leggere per vivere, non solo per divertirsi o imparare.
* Compilare un catalogo delle banalità che ottundono il suono della vita; una volta fatto, escluderle completamente dai suoni ricevibili.
* Amare la scrittura in modo discreto ma sostanziale, come un asceta il deserto o come il monaco zen la disciplina del respiro.
* Cercare la felicità nell’ozio e nel silenzio.
* Fare in modo che nessuno, in futuro, possa mai credere che ho vissuto

https://cleliamazzini.tumblr.com/post/27505687

Mi ricordo che Monica, ai tempi di Splinder, recuperava citazioni da: Dacia e Fosco Maraini, Il gioco dell’universo

“Cosa si fa sui blog?” chiese Incredulo

“Sui blog si fa conversazione!” rispose Sperimentatore

Questo dialoghetto tra Amalteo e SurferRosa mi ha fatto ricordare alcuni frammenti e citazioni tratte dal libro di Dacia e Fosco Maraini, Il gioco dell’universo. Le lascio qui.

“Fosco era uno sperimentatore nato. Il campo dei suoi esperimenti era il linguaggio. Quasi mettendo in pratica la famosa frase di Roland Barthes: “Ogni rifiuto del linguaggio è una morte”. Con la morte lui ci giocava a rimpiattino: le parole gli rivelavano i nascondigli più sicuri, più impensabili per tenerla a bada. Ma rivela anche altro questa passione, come dice T.S. Eliot nel saggio del Bosco Sacro dedicato a Philip Massinger, ovvero che una evoluzione vitale del linguaggio è anche una evoluzione del sentimento. Quindi non gioco di superficie, fine a se stesso, ma scavo, attraverso la lingua scritta, nella terra dura del pensiero. […]

… Il linguaggio comune, salvo rari casi, mira ai significati univoci, puntuali, a centratura precisa.

Nel linguaggio metasemantico invece le parole non infilano le cose come frecce, ma le sfiorano come piume, o colpi di brezza, o raggi di sole, dando luogo a molteplici diffrazioni, a richiami armonici, a cromatismi polivalenti, a fenomeni di fecondazione secondaria, ed è facile vedere i “duomi del pensiero” che si muovono lenti spinti dai “moti più segreti”.

Nel linguaggio comune dinanzi a cose, eventi, emozioni, pensieri nuovi, o ritenuti tali, si trovano suoni che danno loro foneticamente corpo e vita, che li rendano moneta del discorso.

Nel linguaggio metasemantico, o nella poesia, avviene proprio il contrario. Si propongono dei suoni e si attende che il proprio patrimonio d’esperienze interiori, magari il proprio subconscio, dia loro significati, valori emotivi, profondità e bellezze. E’ dunque la parola come musica e come scintilla.

… La parola è come una caramella, qualcosa da rigirare tra lingua e palato con voluttà, a lungo, estraendone fiumi di sapori e delizie.

… Parole belle, parole brutte, parole misteriose, parole semplici, parole complesse, parole didascaliche, parole poetiche, parole logiche, parole in libertà… . […]

… Fosco confesserà inoltre che quasi ogni sua parola è frutto d’un lungo studio. Certe espressioni proprio non gli venivano per mesi, sapeva quello che cercava, ma il sassolino giusto la marea non glie lo gettava mai sulla spiaggia. Poi un certo giorno, magari facendosi la barba, cambiando una gomma della macchina, studiando gli ideogrammi cinesi o seduto nella neve al sole, eccoti il sassolino cercato. Adesso gli resta solo da sperare di non aver scritto in una lingua privata e segreta, come dire per lui solo; ciò che proprio gli dispiacerebbe.

… La tensione poetica accompagnerà Fosco per tutta la vita. Ma non scriverà molti versi. La sua scrittura tendeva allo scientifico e allo storico. Eppure la gioia della poesia si insinua spesso anche fra i suoi più cocciuti elenchi. La poesia come gioco verbale, la poesia come affrancamento di una fantasia troppo costretta e razionalizzante, la poesia come alta acrobazia verbale, la poesia come gioco che si gioca. Tale la troviamo in questa fànfola:

Il giorno ad urlapicchio

Ci son dei giorni smègi e lombidiosi

col cielo dagro e un fònzero gongruto

ci son meriggi gnàlidi e budriosi

che plògidan sul mondo infrangelluto,

ma oggi è un giorno a zìmpagi e zirlecchi

un giorno tutto gnacchi e timparlini,

le nuvole buzzìllano, i bernecchi

ludèrchiano coi fèrnagi tra i pini;

è un giorno per le vànvere, un festicchio

un giorno carmidioso e prodigiero,

è il giorno a cantileni, ad urlapicchio

in cui m’hai detto “t’amo per davvero”.

Ma cosa sono le fànfole? Fosco rispondeva con una citazione da Palazzeschi.

“cosa ci hanno con noi quelle due sbrèndole, quelle ciufféche, quelle cirimbràccole?” – Palazzeschi

La fànfola è una forma dialettale, un ghirigoro linguistico, un grammelot finissimo ed esilarante che fa esplodere il linguaggio dall’interno, mostrando le sue contraddizioni, le sue povertà e le sue ricchezze. Rivelando soprattutto quanto il suono spesso prevalga sul significato, il fonema sul semantema.

… Ah, la magia delle parole! Che non smettono mai di sorprendere, di cicalare, di ridere, di manifestarsi e poi sparire nel nulla.

… E alla fine di tutte le nostre “esplorazioni” arriveremo dove abbiamo cominciato e per la prima volta conosceremo il “posto”. (T.S. Eliot)

Così Fosco accumulava parole con la pazienza di un grande camminatore della mente.”

Allora:

“Cosa si fa sui blog?” Chiese Incredulo

“Sui blog si fanno blogaloghi!” rispose Amalteo-Sperimentatore… ossia varianti dei dialoghi faccia a faccia.

Non vi sembra una “fànfola”?

mi ricordo che scriveva Valeria, ai tempi di Splinder: “A me è venuto in mente che il web e, precisamente, il blog, permette una comunicazione a 260° ( mancano ancora i profumi e le texture) …”

Recentemente l’amico musicista Enzo Nini, mi raccontava un processo creativo che ha condiviso con altri musicisti.
A me è venuto in mente che il web e, precisamente, il blog, permette una comunicazione a 260° ( mancano ancora i profumi e le texture).
Certo una e-mail o un post, non hanno la magia di una lettera scritta a mano: non c’è l’inchiostro, la carta, la calligrafia, il profumo della mano che l’ha vergata, la sorpresa, i chilometri percorsi… ma compensano con la pluralità di opzioni.
Per quel che mi riguarda, nettamente superiori a una telefonata in quantità di sfumature trasmesse, anche se trovo irrinunciabile la voce, direi la musica in parole.

Agli uomini senza ambizioni politiche, senza particolari doti d’ingegno, senza relazioni influenti, cioè senza possibilità di scambio o di scampo, di Luca Canali, in Resistenza impura, Mondadori

Agli uomini senza ambizioni politiche,
senza particolari doti d’ingegno, senza relazioni influenti,
cioè senza possibilità di scambio o di scampo,
che caddero oscuramente,
mossi da elementari bisogni e da elementari ideali.
A questi uomini che in morte come in vita
non ebbero mai né chiesero quartiere,
e di cui la storia, che pure di essi soprattutto
si nutre, disperde prudentemente le tracce.

Luca Canali, in Resistenza impura, Mondadori

 

… cerchiamo di entrare nella morte ad occhi aperti…: in Marguerite Yourcenar – Memorie di Adriano – Ed. Einaudi

L’autrice racconta, o meglio fa raccontare in prima persona, ad Adriano la propria vita e ne raccoglie le impressioni, quando l’imperatore e’ ormai prossimo alla morte e scrive al figlio adottivo Marco Aurelio.
L’imperatore esprime i suoi pensieri piu’ intimi, le sue citazioni sui riti religiosi (rimase particolarmente colpito e influenzato dal culto del dio Mitra), e rivive la sua giovinezza lontano da Roma, al seguito degli eserciti Romani.
Adriano sa di dover morire ed aspetta questo evento, pronto a riceverlo. La lettera che egli scrive al figlio adottivo e’ lo sfogo (comprensibile) di un uomo che non puo’ piu’ segurie gli affari dell’Impero, ormai svuotato di ogni energia, e traspare nell’imperatore , nell’uomo, la sofferenza di un malato che libera i ricordi.
Adriano rivisita i momenti importanti e significativi del suo lungo regno (21 anni), partendo dai rapporti e dalla confidenza che lo legava alla amica-madre Plotinia, proseguendo con il racconto delle sue campagne militari, dei viaggi, dei luogi visitati e che lo colpirono particolarmente (Asia minore, Bitinia, la citta’ di Nicomedia, ect.).
Esprime pensieri e giudizi sulla sua famiglia, sui libri, sullo “sport” allora piu’ in voga: la caccia. Ci parla delle sue dissertazioni filosofiche, dei suoi amori, dei rapporti con l’imperatore (e padre adottivo) Traiano, del suo matrimonio non felice.
La Yourcenar fa raccontare la suo protagonista la sua esperienza umana, ricchissima, di un uomo che facendo tesoro di ogni esperienza vissuta nei sui 21 anni di regno diventa uno statista, arricchito dall’emergere della verita’ interiore che l’imperatore aveva conquistato.
La scrittrice in questo romanzo che puo’ sembrare solo epistolare, rida’ vita a poco a poco alla personalita’ di Adriano, alla sua grandezza, all’ambiente nel quale visse piu’ di 2000 anni fa’.
L’imperatore negli ultimi giorni di vita esamina le debolezze del suo spirito, fa considerazioni sulla sua esistenza, ed esprime sentimenti di gratitudine per le poche persone che gli sono sempre state vicine e che non l’abbandonano nemmeno negli ultimi dolorosi e disperati momenti della sua vita.
Ricordo qui i versi composti dall’imperatore Adriano poco prima di morire:
Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora ti appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai piu’ gli svaghi consueti.
Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che ceramente non vedremo mai piu’… cerchiamo di entrare nella morte ad occhi aperti…

(Marguerite Yourcenar – Memorie di Adriano – Ed. Einaudi)

quell’amore non l’aveva visto perché si era perso nella storia come acqua nella sabbia e lei lo ritrovava soltanto ora, nell’istante della musica sul mare, MARGUERITE DURAS, L’amante

«E un’altra volta, ancora in quel viaggio, durante la traversata di quello stesso oceano, anche quella volta era già notte, nel salone del ponte principale, l’esplosione di un valzer di Chopin che lei conosceva in modo segreto e intimo, perché per mesi aveva tentato di impararlo e non era mai riuscita a suonarlo bene, mai, tanto che poi sua madre le aveva permesso di non studiare più il pianoforte.
Quella notte, perduta tra tante e tante notti, la ragazza, di questo era certa, l’aveva trascorsa su quella nave e c’era quando ciò era successo, quando era esplosa la musica di Chopin sotto il cielo luminescente.
Non c’era un alito di vento e la musica si era propagata per tutto il piroscafo buio, come un’ingiunzione del cielo, come un ordine divino dall’ignoto significato. E la ragazza si era alzata come per andare a uccidersi a sua volta, a buttarsi a sua volta in mare e poi aveva pianto, perché aveva pensato all’uomo di Cholen e tutto a un tratto non era più sicura di non averlo amato, solo che quell’amore non l’aveva visto perché si era perso nella storia come acqua nella sabbia e lei lo ritrovava soltanto ora, nell’istante della musica sul mare».

(MARGUERITE DURAS, L’amante)

Gli amanti che passano la vita insieme non sanno dire che cosa vogliono l’uno dall’altro, Platone

Platone:

«Gli amanti che passano la vita insieme non sanno dire che cosa vogliono l’uno dall’altro. Non si può certo credere che solo per il commercio dei piaceri carnali essi provano una passione così ardente a essere insieme. E’ allora evidente che l’anima di ciascuno vuole altra cosa che non è capace di dire, e perciò la esprime con vari presagi, come divinando da un fondo enigmatico e buio»

Seduto, semplicemente …, Ray Grigg, Il Tao della barca, Corbaccio, 1994, p. 163

Seduto, semplicemente
Senza alcun controllo… le onde s’infrangono sulle rive… i venti spirano… le nuvole si muovono.
Nessun problema. Nessuna preoccupazione. Addirittura nessuno sforzo.
Seduto, semplicemente…
tenendo soltanto il timone…
i venti gonfiano le vele e la barca muove se stessa.

In Ray Grigg, Il Tao della barca, Corbaccio, 1994, p. 163

DAN MILLMAN, La storia dei “tre setacci di Socrate”: è vero?; è buono?; è utile? – da PSICHE.ORG

Nell’antica Grecia Socrate aveva una grande reputazione di saggezza.

Un giorno venne qualcuno a trovare il grande filosofo, e gli disse:
“Sai cosa ho appena sentito sul tuo amico?”

“Un momento“, rispose Socrate, “Prima che me lo racconti, vorrei farti un test, quello dei tre setacci.”
“I tre setacci?”

“Sì“, continuò Socrate. “Prima di raccontare ogni cosa sugli altri, è bene prendere il tempo di filtrare ciò che si vorrebbe dire. Io lo chiamo il test dei tre setacci. Il primo setaccio è la verità. Hai verificato se quello che mi dirai è VERO?
“No… ne ho solo sentito parlare.”

“Molto bene. Quindi non sai se è la verità. Continuiamo col secondo setaccio, quello della bontà. Quello che vuoi dirmi sul mio amico, è qualcosa di BUONO?
“Ah no, al contrario!”

“Dunque“, continuò Socrate, “vuoi raccontarmi brutte cose su di lui e non sei nemmeno certo che siano vere. Forse puoi ancora passare il test, rimane il terzo setaccio, quello dell’utilità. È UTILE che io sappia cosa avrebbe fatto questo amico?

“No, davvero.”

“Allora“, concluse Socrate, “se ciò che volevi raccontarmi non è né vero, né buono, né utile, io preferisco non saperlo; e consiglio a te di dimenticarlo.“

tratto da

La storia dei tre setacci di Dan Millman – PSICHE.ORG

Cedere nel giusto modo, Ray Grigg, Il Tao della barca, Corbaccio, 1994, p. 131

Il navigatore cede alla barca in movimento; la barca cede al mare in movimento; il mare cede al Tutto in movimento.
Poiché il minimo è influenzato dal massimo, e il massimo è influenzato dal minimo, sii il massimo e il minimo.
Quando cedi, cedi sia come massimo che come minimo. Allora si verificherà un cedere nel giusto modo.

Ray Grigg, Il Tao della barca, Corbaccio, 1994, p. 131

“Ci son più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia”

“Ci son più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia.”

[There are more things in heaven and earth, Horatio,

Than are dreamt of in your philosophy.]

W. Shakespeare, Hamlet

da

AFORISMARIO – Storia della Filosofia – AM

“Per riparare la motocicletta (dunque la vita) lo strumento più importante è un’adeguata dose di enthousiasmos … “, tratto da: Paolo Ferrario, Dall’arte della motocicletta alla manutenzione di se stessi – pubblicato nel Muoversi Insieme di Stannah il 18 dicembre 2009

“Per riparare la motocicletta (dunque la vita) lo strumento più importante è un’adeguata dose di enthousiasmos, parola greca che significa letteralmente “pieno di theos”, cioè ispirato da Dio (che noi, con Pirsig, possiamo tranquillamente interpretare laicamente). Chi è animato dall’entusiasmo non sta lì a rimuginare, perché è consapevole di sé, ha ben presente la qualità, sa cosa lo aspetta e cosa deve fare, con pazienza e applicazione. Dice precisamente l’autore: “Se non ci mettete enthousiasmos potete anche raccattare tutti gli altri strumenti e metterli via, perché non serviranno a niente. Ma se ce l’avete e sapete come continuare ad averlo non c’è motivo al mondo che vi possa impedire di aggiustare la moto”.

tratto da:

Dall’arte della motocicletta alla manutenzione di se stessi – Muoversi Insieme

Il bene di un libro sta nell’essere letto, Umberto Eco

Il bene di un libro sta nell’essere letto. Un libro è fatto di segni che parlano di altri segni, i quali a loro volta parlano delle cose. Senza un occhio che lo legga, un libro reca segni che non producono concetti, e quindi è muto

(U. Eco, Il nome della rosa)

Stephen King (1947): Il lato meno bello di Twitter e che mi piace meno, è – come dice Clint Eastwood che “i pareri sono come il buco del culo, tutti ne hanno uno”, e chiunque sdottora su qualunque cosa”in Corriere della Sera – Lettura, 8 ottobre 2017

MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

il mio contemporaneo Stephen King (1947) dice: “Twitter mi piace tanto perchè mi fa sforzare, mi costringe a comprimere una idea in una riga e poco più. Il lato meno bello, che mi piace meno, è – come dice Clint Eastwood che “i pareri sono come il buco del culo, tutti ne hanno uno”, e chiunque sdottora su qualunque cosa”in Corriere della Sera – Lettura, 8 ottobre 2017

Sorgente: Paolo Ferrario

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