Stephen KING, Later. Solo i morti non hanno segreti, Sperling&Kupfer, 2021

i.Jamie Conklin ha proprio l’aria di un bambino del tutto normale, ma ci sono due cose che lo rendono invece molto speciale: è figlio di una madre single, Tia, che di mestiere fa l’agente letterario, e soprattutto ha un dono soprannaturale. Un dono che la mamma gli impone di tenere segreto, perché gli altri non capirebbero. Un dono che lui non ha chiesto e che il più delle volte non avrebbe voluto. Ma questo lo scoprirà solo molto tempo dopo. Perché la prima volta che decide di usarlo è ancora troppo piccolo per discernere, e lo fa per consolare un amico. E quando poi è costretto a usarlo lo fa per aiutare la mamma, lo fa per amore. Finché arriva quella dannata volta, in cui tutto cambia, e lui è già un ragazzino, che non crede più alle favole. Jamie intuisce già, o forse ne è addirittura consapevole, che bene e male non sono due entità distinte, che alla luce si accompagnano sempre le tenebre. Eppure sceglie, sceglie la verità e la salvezza. Ma verità e salvezza, scoprirà tempo dopo, hanno un prezzo. Altissimo.Later è una nuova variazione King sul tema del bene e del male, un romanzo – come sempre – pieno di emozione e tenerezza nei confronti dell’infanzia e della perdita dell’innocenza, ma anche una riflessione matura sulla nostra possibilità di scegliere. Con un tocco di affettuosa ironia nei confronti dell’operoso mondo che ruota attorno a un grande autore.

vai alla scheda dell’editore:

Torneranno le sere …, di Alfonso Gatto. Da Il Narratore Audiolibri

Torneranno le sere a intepidire
nell’azzurro le piazze, ai bianchi muri
la luna in alto s’alzerà dal mare
e nella piena dei giardini il vento
fitto di case, d’alberi, di stelle
passerà per la grande aria serena.
Torneranno nel sogno anche le voci
delle famiglie illuminate a cena,
la rapida ebrietà del loro riso.
O finestrelle, pozzi, logge, vetri
affacciati alla vita, allo spiraglio
delle fresche delizie e dei rimpianti,
o luna nuova sulla mia memoria,
tornate ad albeggiare con quel canto
di parole perdute, con quei suoni
struggenti, con quei baci morsi al buio.
Siate la polpa rossa dell’anguria
spaccata in mezzo alla tovaglia bianca.  
Alfonso Gatto 
Voce del poeta


– clicca qui per scaricare gratuitamente alcune sue poesie – 
 

TartaRugosa ha letto e scritto di Georges Perec (1974) “Specie di spazi”, traduzione di Roberta Delbono, Bollati Boringhieri – pubblicato in TartaRugosa

TartaRugosa ha letto e scritto di Georges Perec (1974) “Specie di spazi”, traduzione di Roberta Delbono, Bollati Boringhieri

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TartaRugosa ha letto e scritto di Georges Perec (1974) “Specie di spazi”, traduzione di Roberta Delbono, Bollati Boringhieri – TartaRugosa

Tornatore Giuseppe, La corrispondenza, Sellerio editore, 2016 – Il Cinema Racconta …: LA CORRISPONDENZA, di Giuseppe Tornatore, con Olga Kurylenko, Jeromy Irons, 2015

Tornatore Giuseppe, La corrispondenza, Sellerio editore, 2016

LA CORRISPONDENZA, di Giuseppe Tornatore, con Olga Kurylenko, Jeromy Irons, 2015. Dal libro: Tornatore Giuseppe, La corrispondenza, Sellerio editore, 2016 – Il Cinema Racconta …

Marco De Salvo, Pensieri gettati, tracce analogiche di un tecnico ravveduto, WriteUp Books editore, 2021

Per una scheda e un video sul libro vai a:

Pensieri Gettati, il libro

Pensieri gettati, il video

Scrive l’autore:

Il libro che voglio presentarvi è uno strumento per ritrovare pensieri che normalmente sfuggono nella frenesia della vita quotidiana. Pensieri che ci aiutano a dare un senso alla vita, una chiave di lettura per apprezzare gli infiniti stimoli in cui siamo immersi, senza rendercene conto.
Il titolo del libro è “Pensieri gettati“. Il sottotitolo è “tracce analogiche di un tecnico ravveduto“.

Quel tecnico sono io, Marco de Salvo.
Vi voglio raccontare in breve la mia storia, per accorciare la distanza con voi, per farvi vivere le emozioni che mi hanno spinto alla scrittura di questo libro.
Ho sempre avuto bisogno di spiegarmi il senso delle mie giornate, fin da giovane. Sentivo che la vita è molto più del trascorrere tempo a fare cose. Quelle cose erano le materie di cui sono appassionato, la scienza e la tecnologia. Esperimenti e ricerche per dimostrare il perché dei fenomeni, in modo razionale.
Ma non bastava, e quasi per caso mi sono imbattutto nella filosofia, una materia molto lontana dalla mia formazione, ma allo stesso tempo molto vicina alla ricerca di un senso della vita. Il titolo del libro nasce proprio da uno dei filosofi che mi hanno affascinato e accompagnato nel mio cammino di ricerca spirituale.
Al resto ci ha pensato la vita stessa, con le sue prove e i momenti di gioia e dolore.
Perché “tecnico ravveduto” vi chiederete. C’è una buona dose di ironia in questa frase, ma la sostanza è che non si può vivere pensando di spiegare tutto in modo razionale. Non tutte le nostre esperienze hanno una spiegazione logica. Certe cose succedono perché fanno parte di un disegno più grande di noi.
Ecco lo spirito con cui ho raccolto i miei pensieri tra passato, presente e futuro. Mettere a disposizione di tutti voi, un percorso durato anni, per trovare punti di contatto e aprire serrature nelle vostre esistenze. I pensieri sono una forma di energia da condividere, perché riescono a stemperare molte situazioni di blocco, di malessere, di disagio. Leggere un pensiero è come guardare una fotografia per ricordarci la nostra vera natura.
Nel libro Pensieri Gettati troverete numerose tracce, trascritte per voi nel corso degli anni, con lo stile di un viaggiatore che descrive il viaggio affascinante della vita quotidiana.
Mi auguro che questo libro vi faccia apprezzare la grande fortuna di vivere qui e ora. Che possa aiutarvi a ripercorrere i vostri pensieri, per trovare lo slancio a vivere meglio, in modo più consapevole, più “analogico”.
Fatevi un regalo per ritrovare i vostri pensieri smarriti. Oppure regalate questo libro alle persone che cercano risposte, che desiderano nuovi stimoli per crescere. Frequentare i miei pensieri sarà in ogni caso un’esperienza positiva.

link dell’editore: https://www.writeupbooks.com/

MURAKAMI HARUKI, ABBANDONARE UN GATTO. Illustrazioni di Emiliano Ponzi, Einaudi 2020

Abbandonare un gatto di Murakami Haruki (Einaudi). «Nei suoi romanzi e racconti Murakami ha creato un’infinità di mondi, e ne ha svelato ogni segreto ai lettori. Ma c’è una dimensione in cui la sua penna non si è quasi mai avventurata: la sua vita. Con Abbandonare un gatto, Murakami scrive per la prima volta della sua famiglia, e in particolare di suo padre. Ne nasce un ritratto toccante, il racconto sincero del “figlio qualunque di un uomo qualunque”. E forse proprio per questo speciale. A tradurre in immagini questo delicato racconto autobiografico, le invenzioni di uno dei più importanti illustratori contemporanei, Emiliano Ponzi, che con i suoi colori aggiunge poesia alla poesia in un’edizione unica al mondo. Il primo memoir del grande autore giapponese: un racconto inedito per un Murakami inedito» (dalla presentazione).

TartaRugosa ha letto e scritto di: Marisa Bulgheroni (2020), Stella nera. Frammenti di una vita a due, Il Saggiatore, Milano

TARTARUGOSA

TartaRugosa ha letto e scritto di:

Marisa Bulgheroni (2020)

Stella nera. Frammenti di una vita a due

Il lutto, inteso come sentimento di dolore che proviamo per la perdita di una persona cara, è un evento che ci appartiene e ci richiede un lungo lavoro per ritrovare un orizzonte di senso, nonostante il definitivo congedo da qualcuno che nella nostra vita ha molto contato.

Con l’espressione “lavoro del lutto” Freud indica il processo energetico necessario per avviare quell’elaborazione psichica che consentirà di interiorizzare l’immagine del defunto e di riorganizzare l’intero mondo interno senza la presenza fisica della persona cara.

Un distacco importante non può essere assorbito in un periodo breve: l’ordine sconvolto dall’evento ha bisogno di essere ricomposto attraverso una serie di gesti, atti, reazioni che annunciano un’occasione di trasformazione per chi rimane e si interroga sul senso di sopravvivere avendo perso, nella persona amata, anche un pezzo di se…

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«Filastrocca della morte», di Mimmo Mòllica. Dedicata a Gigi Proietti nel giorno della morte

Chissà, io morirò forse domani,
triste e malato o sbranato dai cani?
Forse io me ne andrò senza parlare,
forse danzando, impegnato a ballare?
Magari morirò sotto Natale,
forse per Pasqua oppure a Carnevale?

Forse tra un anno tirerò le cuoia
ucciso dalla fame o dalla noia?

…..

Venga correndo, corra, salti, voli,
però non porti fiori né cannoli,
giacché non siamo antichi né moderni,
noi siamo il tempo, quindi siamo eterni.

vai alla intera poesia

https://parcodeinebrodi.blogspot.com/2020/11/filastrocca-della-morte-di-mimmo-mollica.html

incipit di: Helen HUMPHREYS, Bill, Playground editore, 2020

Per uscire dalla città Bill non prende mai la stessa strada due volte di fila. Difficile tenere dietro alla sua falcata rapida. Mi guida per i boschi di larici americani. Nella palude. In mezzo all’erba alta della prateria. Mi spinge a guadare le acque basse ma veloci del fiume. Di solito, se non voglio perderlo di vista, devo correre …

incipit di: MARISA BULGHERONI, Stella nera. Frammenti di una vita a due, Il Saggiatore, 2020

La stella nera si staccò furtiva dal fondo più buio dell’universo, solcò l’attonito cielo estivo, si posò capricciosa sulla tua spalla, vi conficcò una punta come una nera radice

Tu non ci badasti: intento com’eri a tessere la leggenda della tua vecchiaia, la scambiasti per un segno del tempo.

Siamo come vecchi alberi, dicevi, con i tronchi marchiati di tacche e nodi, mcchie e incrostazioni …

vai alla scheda dell’editore

Guillaume MUSSO, La vita è un romanzo, La Nave di Teseo editore, 2020

Musso, tuttavia, mette in atto anche un grande esercizio narrativo, costituito da intrecci e colpi di scena che tengono il lettore incollato alle pagine, creando nella sua mente dubbi, soluzioni e ulteriori punti interrogativi che si sciolgono, in modo quasi inaspettato, solo alla fine del libro.Qualche indizio viene seminato qua e là, ma è molto difficile intuire come alcune stranezze possano poi comporsi nel puzzle finale.

L’autore fa, inoltre, spesso riferimento ai mostri sacri delle letteratura, suoi maestri e ispiratori che trovano una collocazione anche al termine del libro ricco, appunto, di riferimenti bibliografici.


La trama non è l’unica chiave di lettura del romanzo. Numerosi spunti nascono dalla vita stessa dei protagonisti, che portano il lettore a entrare nella mente e nell’aspetto psicologico del romanziere, dello scrittore e della funzione che lo stesso può avere in una opera. In parallelo, vi è un ulteriore spunto a interrogarsi sul ruolo che la scrittura possa avere per lo scrittore, sia in termini di funzione terapeutica che di messaggio da lasciare direttamente o indirettamente al lettore.Musso sembra scrivere un ringraziamento alla narrativa stessa, alle gioie e ai dolori che l’atto di scrivere porta con sé. …

(da https://www.criticaletteraria.org/2020/09/gui.html)

scheda dell’editore: http://www.lanavediteseo.eu/item/la-vita-e-un-romanzo/

sono certa i bibliomani amanti del genere non potranno perdere. In effetti le parole vertigine, labirinto, specchio, sono quelle intorno a cui lo scrittore, mago del genere “the play within the play”, di shakespeariana memoria, fa ruotare tutta la storia costruita su scrittori, autori, editori veri e di fantasia, oppure esemplati su veri personaggi della letteratura contemporanea. … Da https://www.sololibri.net/La-vita-e-un-romanzo-Musso.html)

un romanzo che ama incastrare immaginari e citazioni letterarie, costruendo un mosaico in cui suspense e meditazioni sulla scrittura si mescolano. Una storia che spingerà i lettori a leggere altri libri e che evidenzia il piacere della lettura e la sofferenza di chi produce romanzi. Gli scrittori rischiano la dannazione, la persecuzione, la perdita della propria identità se decidono di sacrificarsi sull’altare della letteratura e rinunciano alla propria vita. (da https://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/musso-davvero-vita-romanzo-1885819.html)

un romanzo in cui un autore interagisce con i personaggi di un suo romanzo e si introduce in una storia che sta scrivendo. Un romanzo che mescola finzione e realtà in modo inedito e imprevedibile. Un romanzo che parla di altri romanzi, di scrittori, della loro vita, del metodo di lavoro quotidiano. Ma anche delle pressioni degli editori, la pressione della stampa, il peso della notorietà e delle difficoltà ad avere una vita privata normale quando si diventa personaggi pubblici. Il libro è costruito come un thriller, con molti cambiamenti di ambientazioni, con momenti di tensione e di mistero uniti a momenti in cui il protagonista si lascia andare a meditazioni e riflessioni sulla professione dello scrittore, sulla sofferenza che comporta la scrittura, quando lo scrittore si immedesima troppo nelle storie e nei personaggi, fino all’estrema rinuncia alla propria vita, per far vivere i protagonisti delle storie. in https://robertoiovacchini.com/2020/09/09/la-vita-e-un-romanzo/

I personaggi principali sono scrittori, Flora e Romain, e Fantine è un editore. Il cuore di questo romanzo è sul mondo dell’editoria, sui libri e i loro autori. Pieno di citazioni, riferimenti ad altri titoli di Musso, ci porta a pensare alla vita che conduce chi scrive, lo stress e la pressione di chi ha scritto bestseller e, insomma, deve continuare a sfornarne. A un certo punto, dopo tante frasi con cui concordavo pienamente, avrei voluto poter parlare con Guillaume Musso e chiedergli quanto ci fosse di personale, della sua esperienza di scrittore di bestseller. Quante volte, signor Musso, i suoi personaggi hanno preso il sopravvento sulla sua idea, sulla trama, quasi come se fossero veri, indipendenti da lei?

“Per scrivere occorre un’energia fuori dal comune. Una forza fisica e mentale. Ebbene, ora la mia nave imbarcava acqua da tutte le parti. Per scrivere un romanzo bisogna scendere in profondità dentro se stessi. In una zona oscura che io chiamo il trentaseiesimo piano interrato. È lì, in quel girone sotterraneo, che covano le idee più audaci, le folgorazioni, l’anima dei personaggi, la scintilla della creatività. […]”

IN https://thebibliophilegirl.com/2020/09/10/recensione-la-vita-e-un-romanzo-di-guillaume-musso/

Meditazione su: “… le pene e i dolori simultaneamente sofferti non si sommano per intero nella nostra sensibilità, … “, in Primo Levi, Se questo è un uomo, Einaudi, Torino 1958, p. 91

«Poiché tale è la natura umana, che le pene e i dolori simultaneamente sofferti non si sommano per intero nella nostra sensibilità, ma si nascondono, i minori dietro i maggiori, secondo una legge prospettica definita.

Questo è provvidenziale, e ci permette di vivere in campo.

Ed è anche questa la ragione per cui così spesso, nella vita libera, si sente dire che l’uomo è incontentabile; mentre, piuttosto che di una incapacità umana per uno stato di benessere assoluto, si tratta di una sempre insufficiente conoscenza della natura complessa dello stato di infelicità, per cui alle sue cause, che sono molteplici e gerarchicamente disposte, si dà un solo nome, quello della causa maggiore; fino a che questa abbia eventualmente a venir meno, e allora ci si stupisce dolorosamente al vedere che dietro ve n’è un’altra; e in realtà, una serie di altre»

[Primo Levi Se questo è un uomo Einaudi, Torino 1958, p. 91].

Antonio Tabucchi accompagna in una MEDITAZIONE, (citazione da Sostiene Pereira, Feltrinelli, Milano 1996, pagg. 122-123)

«Il dottor Cardoso chiamò la cameriera e ordinò due macedonie di frutta senza zucchero e gelato. Voglio farle una domanda, disse il dottor Cardoso, lei conosce i médecins philosophes?

No, ammise Pereira, non li conosco, chi sono? I principali sono Theodule Ribot e Pierre Janet, disse il dottor Cardoso, è sui loro testi che ho studiato a Parigi, sono medici e psicologi, ma anche filosofi, sostengono una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime.

Mi racconti questa teoria, disse Pereira.

Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere “uno” che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un’illusione, peraltro ingenua, di un’unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

Il dottor Cardoso fece una piccola pausa e poi continuò: quella che viene chiamata la norma, o il nostro essere, o la normalità, è solo un risultato, non una premessa, e dipende dal controllo di un io egemone che si è imposto nella confederazione delle nostre anime; nel caso che sorga un altro io, più forte e più potente, codesto io spodesta l’io egemone e ne prende il posto, passando a dirigere la coorte delle anime, meglio la confederazione, e la preminenza si mantiene fino a quando non viene spodestato a sua volta da un altro io egemone, per un attacco diretto o per una paziente erosione.

Forse, concluse il dottor Cardoso, dopo una paziente erosione c’è un io egemone che sta prendendo la testa della confederazione delle sue anime, dottor Pereira, e lei non può farci nulla, può solo eventualmente assecondarlo» [Antonio Tabucchi Sostiene Pereira Feltrinelli, Milano 1996, pagg. 122-123]

LIBRI e LIBRERIE, testi raccolti da Anteprima, la spremuta di giornali di Giorgio Dell’Arti, 16 gennaio 2020

Librerie
Il Foglio
Questa è una difesa impossibile: chiudere una libreria è uno di quegli atti intollerabili come picchiare dei bambini o bere latte di vera mucca. E il lamento della libreria è un genere ben definito – e scoppia non appena una qualche libreria chiude, come in questi giorni due Feltrinelli a Roma: vengono subito tirati in ballo valori come libertà, cultura, antifascismo. Nessuno è contento se chiude una libreria. Eppure, certe librerie fanno veramente schifo.

Basta entrare in una qualunque Libreria Di Catena. La Libreria di Catena è una versione estesa dell’edicola romana, dove trovi la quintessenza del kitsch (calendari di sacerdoti, gladiatori, angeli; portachiavi col Papa, con “carpe diem”, bicchieri e bicchierini micidiali con altri detti latini). In Libreria però la maggior superficie commerciale consente anche variazioni sul tema cartoleria: agende (Moleskine e derivati), “l’Agenda del Mare”, “l’agenda del Cielo”, “l’agenda della Luna”; calendari (di cavalli, “Horses 2020”; di Parigi, “Paris 2020”, di Marta Losito youtuber e instagrammer (come te sbagli); “Mamma mia cucina italiana”. Poi penne, matite, carte e biglietti da regalo; i micidiali Smartbox – quelli tipo “un weekend romantico sulle strade del vino delle Marche a 99 euro e 99”. La regina Elisabetta che saluta, a pila. Le bolle di sapone. Tazze e mug con frasi motivazionali (“I love you”, “Have a great day!”). Salvadanaio a forma di panda. Abat jour a forma di banana. Astucci a forma di banana.
Sulla parete delle casse, poi, un’intera esposizione di cavi, cavetti e batterie per cellulare, manca solo il caricabatteria da auto e il giubbotto catarifrangente. Poi, ma solo in alcune librerie sceltissime, ecco gli animaletti di plastica. Quasi tutte le specie viventi, anche le più rare, di animaletti di plastica: giraffe, coccodrilli, alci, orsi (koala e grizzly e panda), di gomma durissima, avvolti in un codice a barre. Non si è mai visto acquistarne uno, certo ognuno regalerà nella vita un orso a qualcuno di speciale che chiamerà “orsetto mio”, ma quante volte nella vita? Nessuno cambia partner così frequentemente, e comunque dopo un po’ cambierà nomignolo (forse in realtà il business model funziona per questo).

Superata la barriera di plastica, affascinati da tutto questo ben di Dio, uno normalmente si è scordato quale libro voleva comprare, e, frastornato dalle possibilità del commercio, si scontra con i totem delle carte regalo. E lì, altre domande esistenziali. Chi acquisterà una carta regalo Amazon dal valore di dieci euro? Cioè, uno viene in libreria, compiendo un atto antifascista per non comprare su Amazon, e poi compra una carta Amazon? Curioso. Oppure una carta Netflix, dal valore di 9,90 euro. Cioè la metà dell’abbonamento mensile. «Tieni amore, ecco il mio regalo, gli altri 9,90 ce li metti tu». Romantico. Una volta le librerie erano il luogo del romanticismo – immortalate in tanti Woody Allen, o in C’è posta per te, il film, non lo show della De Filippi; adesso sono il luogo del regalo di merda.

Se si persevera nel voler ancora penetrare nelle retrovie del grande magazzino, dove si mormora che siano custoditi veri libri, ecco ulteriori barriere: ci sono dei veri libri. Ma sono: Federico Moccia, La ragazza di Roma nord; Walter Veltroni, Assassinio a Villa Borghese, sbattuti lì, in faccia. Poi dice che non si legge.

Se infine uno è dotato di grande carattere, e persevera, supererà la barriera psicologica delle pile di Moccia, e chiederà a un commesso se ha un determinato libro, assisterà a tragici momenti di smarrimento. Esclusa l’aristocrazia libraria, tra cui le mitologiche creature Feltrinelli, che hanno frequentato la “scuola librai”, la Harvard dei librai, si capisce subito che l’algoritmo di Amazon è più intelligente del libraio medio. Quest’ultimo infatti non ti dirà, come fa Amazon, «se ti è piaciuto questo, ti piacerà quest’altro». Qualcuno di noi, i più anziani, si ricorda ancora il libraio che ti diceva così svolgendo la complessa operazione: ti è piaciuto Philip Roth? Perché non leggi anche Bellow? Oggi sembrerebbe fantascienza.

Il giovane libraio, probabilmente precario e infelice, è invece oggi incerto e facile da mettere in crisi. Se volete tormentarlo, basterà chiedergli qualcosa che non sia in classifica nelle ultime tre settimane. Se vi sentite particolarmente sadici, ci sono alcune sottocategorie come il romanzo-saggio in grado di gettarlo nello sconforto. Provate a chiedere Musil, o Mann. Se la libreria ha adottato un criterio “per argomento”, vi spedirà probabilmente al piano di sotto, cioè nel limbo in cui tutto ciò che non è tazze e calendari e romanzi di instagrammer è collocato, e dopo aver compulsato un impolverato computer anni Ottanta, esalerà la famosa frase: «Nel reparto critica letteraria», che di solito è vicina alle più turpi categorie, astrologia, kundalini yoga, mormoni, sottoli. Ma è un romanzo, direte voi! Il commesso sarà già lontano.

Per le librerie che adottano invece il criterio alfabetico, altri cortocircuiti. Con l’ordine alfabetico, non solo crolla l’estetica libraria, perché il libro colorato Sperling va con quello esangue Einaudi, il tortora Adelphi va col blu Sellerio. Si creano anche molte confusioni nel lettore, con Baricco che va a trovarsi proprio accanto a Barthes, e Benjamin. Benjamin, a partire dalla pronuncia, è un altro autore che mette in crisi i librai. «Bengiamin Bengiamin», comincia a dire a sé stesso il libraio, ‘ndo sta, digitando sul computer impolverato con scritto “non toccare!”. “Critica letteraria”, e ti spedisce giù nello sprofondo. Dove presto verrà forse istituito un reparto apposito per il lamento della libreria, genere in grande fermento; in questi giorni, appunto, molti canti al cielo per la chiusura di due Feltrinelli romane, e soprattutto della International, quella con i libri “in lingua”, che affascinava molto le prime volte nella Capitale – era prerogativa solo di Roma e Milano, e ci si sentiva subito al posto giusto. Era ovviamente prima dell’avvento di internet, quando ordinare i libri online era impossibile. Si corre allora a via Vittorio Emanuele Orlando, di fronte al glorioso Grand Hotel, ed effettivamente la serranda è a mezz’asta, e però un cartello avverte «ci stiamo trasferendo nell’altra Feltrinelli, a dieci metri di distanza»; e si va, allora, e lì tutta un’aria di fervidi lavori, stanno infatti mettendo “gli stranieri” al piano terra, e montano scaffali, e «non chiude proprio niente», dice una libraia gajarda (sarà della Scuola Librai). Avranno pensato di risparmiare un affitto, non è male come idea: del resto gli unici acquirenti che si vedevano ultimamente alla International erano turisti analogici in cerca di guide turistiche, oppure cinefili nel vasto reparto dvd.

Però tutti a lamentarsi: se ne va un pezzo di Roma (certo, è vero); muore la cultura! (vabbè, non esageriamo); tutta colpa di Amazon. Ma poi si capisce che è soprattutto il rimpianto di un luogo. Ognuno ha la sua preferita, di libreria, qui si rimpiange ancora la Arion di via Veneto aperta la notte, ognuno ha la libreria dove ha scoperto lo scrittore preferito: di solito è legata a momenti di giovinezza, è il rimpianto di un tempo perduto (oggi sarà difficile avere un ricordo, mentre si pigia “acquista”, da soli, magari in un tragico black friday, per acquisti compulsivi). Ognuno di noi ha ricordi lancinanti di librerie: una presentazione di Seminario sulla Gioventù, con Busi negli anni Ottanta a Brescia, libreria Rinascita; presentazione di un Arbasino nella Feltrinelli di via del Tritone, anni Novanta, a Roma, e lì, col Maestro attorniato dalle solite principesse, si venne presi da un raptus autolesionista giovanile, lo si avvicinò: «Ho letto tutti i suoi libri»! E lui; «bravo caro, continui così!» (poi si divenne amici).

La libreria è luogo di sogni ma anche di incubi, come quello della libreria del Male Oscuro di Giuseppe Berto dove il protagonista, molto simile al vero Berto, scrittore schifato dal mondo letterario, faceva un sogno ossessivo di entrare in una libreria di via Veneto e lì essere maltrattato da Moravia e i suoi accoliti, che non lo salutano. Il sogno della libreria di via Veneto ricorre nelle sedute psicanalitiche che compongono il romanzo; e dev’essere poi la stessa libreria che negli anni Novanta teneva aperta la notte – e lì, scoperte, amori, tremori, John Fante, i Fazi, che momenti (adesso al suo posto c’è una profumeria e “nail institute”). Certo quando le librerie chiudono non è buon segno; a Roma i Novanta furono anni rombanti, anche per le librerie, le Arion con i fratelli Ciccaglioni ganzissimi, con quella notturna e quella architettonica di palazzo delle Esposizioni, oggi un po’ spettrale. Il Mel Bookstore a via Nazionale, non lontano, ha cambiato nome e oggi si chiama Ibs-Libraccio.

Ma non perdiamoci d’animo. La Feltrinelli International intanto non trasloca; dentro, grandi manovre, e fiducia nell’avvenire. «Vedrà che ci saranno altre aperture!», dice la libraia. Entra un signore e la libraia alza gli occhi al cielo: «Oh, no, ancora!», e il signore inizia a fare geniali discorsi sconnessi, tra sé e sé, ma anche a me: «A occhio e croce lei è stressato!»; beh, un po’ sì. «Ma si vede benissimo che lei non metterà giudizio mai, né ora né nei prossimi cinque anni!». Annamo bene. «Stia lontano dalle donne!», continua lui. «Le donne prima ti cercano, poi ti fregano i gratta e vinci, e poi si guardano Sanremo!». E se ne va. «Minaccia di bruciarci il locale, ma poi non fa niente di male», dice la libraia umana. «Ogni giorno fa così!, però porello, non fa nessun danno». È un lettore che effettivamente su Amazon non troverebbe usbergo.

Fuori dalla Feltrinelli, anche il consueto assalto del libraio freelance africano, che ti vuol vendere libretti ruvidi di narrativa subsahariana. Approfitta del senso di colpa di noi lettori forti di sinistra (hey mai friend!), si apposta infatti esclusivamente fuori dalle Feltrinelli, mai, che so, davanti a una Mondadori. Scaltramente alligna anche in occasione di fiere di piccola e media editoria, come “Più libri più liberi”, dove miete le sue vittime soprattutto sui visitatori di fuori, eccitati dal viaggio all’ombra della Nuvola di Fuksas. Se sei venuto fino a Roma, non puoi non leggere Brevi carezze d’Africa (è anche questo un algoritmo, mai friend).

Tutti del resto sono alla ricerca di un business model per vendere questi libri che si pubblicano a milioni e poi qualcuno deve pure comprare. È chiaro che bisogna inventarsi qualcosa. Piacciono moltissimo per esempio le librerie delle stazioni, perché offrono un servizio utile, entri al piano meno tre e sbuchi fuori al piano terra, in bocca al binario. Ti vedi tre piani di libri, eviti le vetrine di Liu Jo e i trolley che ti stritolano i piedi, passi per reparti dove mai ti saresti avventurato (il jazz, il kundalini joga, la critica letteraria), superi le casse e il muro di mucche di plastica e prendi il treno. A Termini c’è la libreria ferroviaria migliore d’Italia, la Borri, anche questa su diversi piani, al piano terra un assortimento enorme di narrativa italiana esposta – pazzesco – per casa editrice. Non ci sono né animali di gomma né gli smartbox – insomma una scelta radicale, una vera provocazione. Un libraio mi sussurra che è «un vezzo del vecchio commendator Borri», una specie di filantropo del libro ferroviario, che ha librerie solo nelle stazioni romane, a Termini e a Tiburtina. I commessi-librai sono gentili, e sanno perfino dove sono i libri.

Alla Feltrinelli di Napoli Centrale invece c’è la più grande concentrazione di scrittori local del mondo; manco in Irlanda ci sono tanti autori per metroquadro. Tra i Parrella e i De Crescenzo e gli Erri De Luca e i Saviano e i De Giovanni e i Piccolo principe tradotti in napoletano e le Smorfie e le storie dei Borboni in tutte le lingue, una densità mai vista. Questa pure è un’attrazione: e si capisce che bisogna andare avanti, trovare nuove formule, del resto in America le librerie di catena sono defunte da tempo, le enormi Barnes & Noble immortalate nelle scene romantiche dei film sono ormai deserte, mentre spopolano le indipendenti, che fanno reading, e caffè. A Milano c’è Verso Libri, epicentro di qualità “in” Porta Ticinese. Altre sorgono e si moltiplicano, talvolta radicalizzandosi. Si fa a gara a chi ospita le collane più misteriche. Naturalmente la tentazione del manicheismo è dietro l’angolo: un amico ha chiesto un Adelphi in una di queste librerie milanesi molto estreme e si è sentito rispondere sprezzante: «Non teniamo queste case editrici mainstream». «Io non litigo mai, però quella volta non ho potuto fare a meno: io qui non metterò mai più piede», ha detto. In questi casi la tentazione è fortissima: chiudersi a casa, soli con l’algoritmo, in un momento che forse un giorno ricorderemo perfino con nostalgia.

Michele Masneri
Da ultimo a Torino Paravia, la seconda libreria più antica d’Italia, ha abbassato la saracinesca il 28 dicembre 2019 per le ferie senza più però riaprirla. I titolari puntano i dito contro Amazon e contro la mancata entrata in vigore della norma – ancora sospesa alla Camera – che prevede il ridimensionamento dal 15 al 5 per cento dello sconto massimo che si può praticare sui libri nuovi venduti attraverso piattaforme online. Una norma contestata però dall’Associazione italiana editori. Secondo un documento «fra il 2018 e il 2019, pur senza considerare l’impatto delle ultime vendite natalizie, con la riduzione per legge dello sconto “i lettori italiani avrebbero dovuto spendere 137 milioni di euro in più per comprare la stessa quantità di libri”» [Rizzo, Rep].

Io sono Nessuno – e tu chi sei?, Emily Dickinson

Io sono Nessuno – e tu chi sei?

Sei Nessuno anche tu?

Allora siamo in due

non dirlo, potrebbe spargersi la voce!

Com’è pesante essere Qualcuno!

Così volgare –

come una rana che gracida il tuo nome tutto Giugno

ad un Pantano in estasi di lei!

 

Emily Dickinson (ricordata da SILVIO RAFFO, in IO SONO NESSUNO. Vita e Poesia di Emily Dickinson, Le Lettere, 2011)

La poesia “Se” di Rudyard Kipling

SE

Se riesci a conservare il controllo quando tutti

Intorno a te lo perdono e te ne fanno una colpa;

Se riesci ad avere fiducia in te quando tutti

Ne dubitano, ma anche a tener conto del dubbio;

Se riesci ad aspettare e a non stancarti di aspettare,

O se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne,

O se ti odiano, a non lasciarti prendere dall’odio,

e tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio:

Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone;

Se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;

Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina

e trattare allo stesso modo quei due impostori;

Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto

Distorta da furfanti per abbindolare gli sciocchi,

O a contemplare le cose cui hai dedicato la vita infrante,

E piegarti a ricostruirle con arnesi logori.

Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite

E rischiarle in un colpo solo a testa e croce,

E perdere e ricominciare di nuovo dal principio

E non fiatare una parola sulla perdita;

Se riesci a costringere cuore, tendini e nervi

A servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,

E a tenere duro quando in te non resta altro

Tranne la Volontà che dice loro: “Tieni duro!”

Se riesci a parlare con la folla e a conservarti retto,

E a camminare coi Re senza perdere il contatto con la gente,

Se non riesce a ferirti il nemico né l’amico più caro,

Se tutti contano per te, ma nessuno troppo;

Se riesci a occupare il minuto inesorabile

Dando valore a ogni istante che passa,

Tua è la terra e tutto ciò che è in essa,

E – quel che è più – sei un Uomo, figlio mio!

da

La poesia “Se” di Kipling è l’eredità che tutti i figli dovrebbero ricevere dai propri padri | L’HuffPost

Mark Strand, G sta per giardino, in Tutte le poesie, Mondadori Oscar Baobab, 2014/2019, pag. VII

G sta per giardino, ma quale giardino non so. Forse l’angolo di un certo particolare giardino; forse un giardino in cui c’è una sedia in attesa di qualcuno che vi si sieda. Non è un giardino astratto, non un giardino dell’Eden, né un giardino infernale come Bomarzo, né ordinato come il Doria Pamphili, a Roma, né trasandato come il giardino di Boboli a Firenze. Non é un giardinetto dietro casa. Deve essere quel che penso quando dico “Giardino” tra me e me: uno spazio verde che è contenuto da e che conterrà un po’ dell’azione della poesia, o nemmeno un po’. Forse vi sono alberi, forse le foglie sono cadute. Potrebbe esservi la neve, e dei passeri potrebbero essersi raggruppati attorno alla base del frassino che vi cresce. Non so. Ci vorrà parecchio prima che lo sappia.

Mark Strand, LA FINE, in Tutte le poesie, Mondadori, collana Oscar Baobab, 2019

Antologia del TEMPO che resta

La fine

Non ogni uomo sa cosa canterà alla fine,
guardando il molo mentre la nave salpa, o cosa sentirà
quando sarà preso dal rombo del mare, immobile, là alla fine,
o cosa spererà una volta capito che non tornerà più.

Quando il tempo è passato di potare la rosa, coccolare il gatto,
quando il tramonto che infiamma il prato e la luna piena che lo gela
non compariranno più, non ogni uomo sa cosa scoprirà al loro posto.
Quando il peso del passato non si appoggia più a nulla, e il cielo

non è più che luce ricordata, e le storie di cirro
e cumulo giungono alla fine, e tutti gli uccelli stanno sospesi in volo,
non ogni uomo sa cosa lo attende, o cosa canterà
quando la nave su cui si trova scivola nel buio, là alla fine.

da  La fine – Interno Poesia

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dedicata alla gatta Luna: PER UN CANE, in ANTONIA POZZI, Desiderio di cose leggere, a cura di Elisabetta Vergani, Salani editore 2018

Coatesa sul Lario e dintorni


Per un cane

in ANTONIA POZZI, Desiderio di cose leggere, a cura di Elisabetta Vergani, Salani editore 2018


Sei stato con noi per undici anni

 Una sera siamo tornati:

eri disteso davanti al cancello

il muso nella polvere della strada

le zampe già fredde, il dorso

tepido ancora.
Ora sei tutto

nella buca che ti abbiamo scavata.
Ma gli undici anni

della tua umile vita

il gemere

per ognuno che partiva

il soffrire di gioia

per ognuno che ritornava

e verso sera

se qualcuno

per una sua tristezza

piangeva

tu gli leccavi le mani:

oh gli undici anni del tuo amore

tutto qui
sotto questa terra

sotto questa pioggia 

crudele?
Esitavi 

sulla ghiaia umida: 

sollevavi 

una zampa tremando 
Ora nessuno ti difende

dal freddo, 

Non ti si può chiamare

non ti si può più dare

niente. 
Sole le foglie fradicie morte

cadono su questo pezzo
di prato.
E pensare che…

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Di tanto in tanto fa bene acquietarsi immergendosi nei versi di Ungaretti. ULTIMI CORI PER LA TERRA PROMESSA Roma, 1952-1960. Testi proposti da Vasco Ursini

Il pensiero di Emanuele Severino nella sua "regale solitudine" rispetto all'intero pensiero contemporaneo

Vasco Ursini a Poesie

Di tanto in tanto fa bene acquietarsi immergendosi nei versi di Ungaretti.
ULTIMI CORI PER LA TERRA PROMESSA
Roma, 1952-1960

Agglutinati all’oggi
I giorni del passato
E gli altri che verranno.

Per anni e lunghi secoli
Ogni attimo sorpresa
Nel sapere che ancora siamo in vita,
Che scorre sempre come sempre il vivere,
Dono e pena inattesi
Nel turbinìo continuo
Dei vani mutamenti.

Tale per nostra sorte
Il viaggio che proseguo,
In un battibaleno
Esumando, inventando
Da capo a fondo il tempo,
Profugo come gli altri
Che furono, che sono, che saranno.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Se nell’incastro
d’un giorno nei giorni
Ancora intento mi rinvengo a cogliermi
E scelgo quel momento,
Mi tornerà nell’animo per sempre.

La persona, l’oggetto o la vicenda
O gli inconsueti luoghi o i non insoliti
Che mossero il delirio, o quell’angoscia,
O il fatuo rapimento
Od un affetto…

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I Videomaggi di Mario Bianchi, rimando al sito: Amadomio Creazioni

 

I Videomaggi di Mario Bianchi sono dei video di solito di breve durata (25-30 minuti) composti da immagini di film o filmati famosi che approfondiscono i più disparati argomenti dall’infanzia vista nei suoi vari momenti ed emozioni, ai personaggi teatrali, alle cose che riempiono la nostra vita come la Bicicletta o il libro, sino alle varie problematiche che fanno discutere gli esseri umani tra loro.
Lo spettatore dpo aver assistito alla proiezione dei video si nutre di nuove suggestioni sull’argomento e può anche partecipare con suggerimenti alla sua modifica.

ANNI DI CORSA /Palpitante omaggio all’infanzia e ai suoi sentimenti
ASANISIMASA/ Filastrocche,Tiritere,cantilene, scioglilingua nel Cinema.
LA BIBLIOTECA DEI LUNIERE/Il Libro nel Cinema
LA BICICLETTA NEL CINEMA
EFFETTO CINEMA/I Set all’opera
LA DOLCE LEGGE DEL DESIDERIO/Omaggio al Cioccolato e ai piaceri della gola.. ma non solo..nel cinema
DA DON GIOVANNI A CASANOVA /Il Mito della conquista nel Cinema
La FONTE MERAVIGLIOSA/Bellezza Conoscenza Teatro
FRANKENSTEIN L’UOMO ELETTRICO
I GIARDINI DEI LUMIERE/I Giardini nel Cinema
Il GRAN TEATRO DEL MONDO/AMLETO MACBETH ROMEO E GIULIETTA OTELLO
OCCHI SBARRATI /Omaggio all’infanzia violata nel cinema
MONTI SORGENTI DALL’ACQUE/Il Cinema e il lago di Como sulle musiche di Davide Van De Sfros
POESIA IN FORMA DI MITO/Miti e mitologie nel Cinema di P.P.P.
SE QUESTO E’ L’UOMO/Il Cinema e la prima guerra mondiale
IL TEMPO IL CINEMA…LA MORTE…AL,, LAVORO
TOPOI IN FABULA/I Luoghi dell’immaginario del teatro ragazzi
TUTTO SOPRA LA MADRE/Il Concetto di Madre nel Cinema
VOGLIAMO VIVERE/La pena di morte nel Cinema
OMAGGIO ALLA CORAZZATA POTEMKIN

SPECIALI
GLI ADDII Realizzato per Cinema Paradiso di Michelangelo Campanale
IL BEL TEATRO DI UNA VOLTA/Omaggio ai grandi interpreti dell’Ottocento
STORIA DEL CINEMA COMICO
STORIA DEL CINEMA IN BIANCO E NERO
CINEMA E PITTURA/Perchè realizzare un’opera quando è così bello sognarla soltanto? Il mistero del genio cieco.Discorso per immagini intorno alla pittura e ai pittori.
IL SUBLIME NELL’OPERA
IO DI MESTIERE FACCIO IL BURATTINAIO
GIGIO BRUNELLO O L’ANIMA DELLE COSE
OMAGGIO A ROMANO DANIELLI

vai al sito

Amadomio Creazioni | Mario Bianchi


lettera a Mario Bianchi

caro Mario volevo farti i miei più sentiti ringraziamenti per il tuo pomeriggio su cinema e poesia. hai una grande capacità nel mettere assieme dei frammenti che , uniti fra loro, acquisiscono un nuovo senso . e lo trasmettono. la tua è sia storia del cinema che specifici contenuti della nostra storia culturale . ho creato un post da uno dei miei blog che rimanda al tuo sito. e sarà mia cura rilanciare tue iniziative che pubblicherai nel corso del tempo futuro. spero di poter acquistare le tue “creazioni”, nel caso realizzerai dei dvd. ciao e buon lavoro artistico. Paolo Ferrario, martedì 12 febbraio 2019

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“VENTANAS – FINESTRE”, di MIRNA ORTIZ: IN VIAGGIO VERSO SE STESSA | dal sito La Casa della Poesia di Como

Qual è la differenza tra una finestra e il finestrino di un treno? Il paesaggio al di fuori muta costantemente, sia che ci si affacci dall’una o dall’altro. Sono i tempi del cambiamento a segnalare la linea di confine: quando ci mettiamo in viaggio siamo noi a cambiare, ben prima e ben più velocemente del paesaggio, come se i nostri atomi si mettessero in movimento e si dimenassero con una tale rapidità da renderci troppo effimeri, non del tutto presenti. Quando viaggiamo non apparteniamo né alla partenza né alla meta, solo allo spostamento.  Fuori dal finestrino di un treno le forme sono sfocate e tocca agli occhi definirle, immaginarle, disegnarle. È, questa, la condizione del viaggiatore, che Mirna Ortiz, di origini cilene ma indissolubilmente legata all’Italia, conosce bene. Nel corso della presentazione della sua prima raccolta poetica “Ventanas – Finestre”, edita da iQdB edizioni, venerdì 8 febbraio, al palazzo Lambertenghi (Como), la poetessa si è presentata a partire da un dipinto: “La Viajera”, di Camillo Mori (1928). Una donna assorta, su un treno, in attesa di qualcosa che l’osservatore non sa cosa sia. E forse nemmeno lei.

vai alla intera scheda  “VENTANAS – FINESTRE” DI MIRNA ORTIZ: IN VIAGGIO VERSO SE STESSA | La Casa della Poesia di Como

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