Vittorio Nessi, Fermate Kowalski. Tangentopoli trent’anni dopo, Daniela Piazza editore, 2022

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In piena epoca di Tangentopoli, la decisa azione del pubblico ministero Bruno Ferretti sta per scoperchiare il malaffare diffuso negli ambienti politico amministrativi della città. La sua azione viene sostenuta a gran voce dall’opinione pubblica, che vede in lui l’alfiere della legalità inattaccabile da qualsiasi condizionamento. Ma la reazione dei cosiddetti ‘poteri forti’ non si fa attendere e sarà implacabile. Il magistrato, mai sceso a compromessi, sarà costretto a difendersi da attacchi personali infamanti che lo metteranno nella condizione di essere perseguitato dalla Giustizia e costretto a tutelare la propria integrità morale. Al suo fianco due donne: Livia, la collega giovane e brillante a cui Ferretti è legato da sentimenti affettuosi, e Vera, l’amante appassionata e inquieta. Fermate Kowalski!, pur autonomo nell’intreccio, è il seguito ideale di Delitto al mercato dei fiori.

VITTORIO NESSI E’ nato a Como nel 1947. Magistrato. Ha pubblicato “Strani Amori, amore e morte in corte di assise” Robin Edizioni, 2013 e con Daniela Piazza Editore “In fuga dalla legge”, 2015, “Due Lune sono troppe”, 2017 e “Non sono io”, 2019. Questi ultimi due romanzi sono risultati finalisti nel V e nel VII Premio Internazionale di Letteratura Città di Como. Mentre “Delitto al mercato dei fiori”, 2021 ha vinto il Premio Letterario Rotary Bormio Contea, V edizione, per testi inediti.

Cecchini Massimo, Il bambino, Neri Pozza, 2022

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Il Bambino è un romanzo che lascia dei segni profondi. Il Bambino oggi ha quasi sessant’anni. Per tutta la sua esistenza è vissuto in una famiglia che ha protetto il suo handicap neonatale, immolandosi completamente: perdendo denaro, vita, carriere senza alcun rimpianto, senza avere dubbi. Il Bambino, che si chiama Angelino, non parla, non si ha certezza intenda quello che gli si dice, è autolesionista, ha perso la vista colpendosi ripetutamente le tempie con i pugni. E ha obbligato i genitori a continui viaggi notturni, per centinaia di chilometri, ogni notte, con il bel tempo e con la neve: perché è l’unico modo per farlo stare calmo. Il Bambino è una storia vera, raccontata senza filtri, con una scrittura asciutta e aspra. La vicenda si snoda dagli anni Sessanta del secolo scorso per arrivare fino ai giorni nostri, e racconta la parabola di una coppia che sceglie la strada di un amore impervio e dirompente. Pietro e Anna Bonaventura, giovani appartenenti alla borghesia romana, sembrerebbero essere il paradigma della consuetudine finché non irrompe nella loro vita Angelo, il loro unico figlio. Angelo calamita attorno a sé l’attenzione e la cura incessante di tutta la famiglia, anche perché le sue patologie, con il passare degli anni, si aggravano, rendendo necessario l’aiuto di un numero sempre maggiore di persone per la sua gestione. Così nella vita di Pietro, Anna e Angelo entrano una serie di personaggi, prime fra tutte due domestiche filippine, Nora e Roselyn, che accompagneranno i Bonaventura per gran parte della loro vita. L’altro protagonista del romanzo è Lorenzo, il giovane autista di cui Angelo ha bisogno quotidianamente. Questo è un romanzo sulla tenacia, sulla dedizione, ma anche sull’insensatezza. Un libro estremo che ci lascia indifesi di fronte al peso di un dramma esistenziale che non ha mai vie di uscita. Come fosse un destino scritto da un dio impazzito.

Donati Alba, La libreria sulla collina, Einaudi, 2022

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Un libro magico, che racconta un luogo magico, che esiste davvero. Una libreria microscopica in un paesino sperduto sulle colline toscane, ma portentosa come una scatola del tesoro. Dai bambini che entrano di corsa alle marmellate letterarie, da Emily Dickinson a Pia Pera, le giornate nella Libreria Sopra la Penna sono ricche di calore, di vite e storie, fili di parole che legano per sempre: una stanza piena di libri è l’infinito a portata di mano.

«Perché hai aperto una libreria in un paesino sconosciuto? Perché avevo bisogno di respirare, perché ero una bambina infelice, perché ero una bambina curiosa, per amore di mio padre, perché il mondo va a scatafascio, perché il lettore non va tradito, perché bisogna pensare ai piú piccoli, perché mi sono salvata».

Non è mai troppo tardi per realizzare un sogno. Nel dicembre 2019, Alba Donati decide di cambiare vita e aprire una libreria a Lucignana, poche case sull’Appennino lucchese. Lo fa grazie a un crowdfunding e al passaparola sui social. Da subito la libreria, una sorta di «cottage letterario» immerso nel verde, diventa un luogo di pellegrinaggio, di parole in comune, di incontri speciali. In questo diario che abbraccia sei mesi di vita della libreria – l’incendio che la distrugge dopo un mese dall’apertura, l’energia delle persone che la rimettono in piedi, la chiusura durante il lockdown, fino all’organizzazione di un festival letterario – c’è il racconto di una passione che è leva per sollevare il mondo. Con leggerezza e intelligenza, Alba Donati regala al lettore un’esperienza perfettamente in linea con la missione della sua libreria: mettere in pausa la frenesia delle nostre giornate, lasciarsi cullare dal conforto di piccoli gesti di cura, seguire il filo che unisce libro a libro, sentirsi parte di una comunità. Fare la libraia oggi significa anche ingegnarsi per far tornare i conti, leggere di notte, pensare lo spazio come un rifugio e un presidio culturale, raccogliere gli ordini a fine giornata come sassolini che indicano la strada. E in questa vita da libraia felice e resistente, nel suo senso di «casa», nelle sue scelte controcorrente, nella storia della sua famiglia di irriducibili, c’è tutta la caparbietà di cui sono capaci le donne, e insieme l’amore per le storie, quello di chi vuole farle conoscere e circolare. Questo è il libro che sognano tutti i lettori: le pagine che leggiamo si mescolano a ciò che ci accade come in un grande diorama aperto, perché le parole dei libri sono parte del nostro alfabeto.

Copertina del libro La libreria sulla collina di Alba Donati

Carati Alessandra, e poi saremo salvi, Mondadori, 2022

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Aida ha appena sei anni quando, con la madre, deve fuggire dal piccolo paese in cui è nata e cresciuta. In una notte infinita di buio, di ignoto e di terrore raggiunge il confine con l’Italia, dove incontra il padre. Insieme arrivano a Milano.

Mentre i giorni scivolano uno sull’altro, Aida cerca di prendere le misure del nuovo universo. Crescere è ovunque difficile, e lei deve farlo all’improvviso, da sola, perché il trasloco coatto ha rovesciato anche la realtà dei suoi genitori. Nemmeno l’arrivo del fratellino Ibro sa rimettere in ordine le cose: la loro vita è sempre altrove – un altrove che la guerra ha ormai cancellato. Sotto la piena della nostalgia, la sua famiglia si consuma, chi sgretolato dalla rabbia, chi schiacciato dal peso di segreti insopportabili, chi ostaggio di un male inafferrabile. Aida capisce presto che per sopravvivere deve disegnarsi un nuovo orizzonte, anche a costo di un taglio delle radici.

E poi saremo salvi è insieme uno straordinario romanzo di formazione, una saga familiare, l’epopea di un popolo; ma è soprattutto il racconto di come una piccola, densa vicenda privata può allargarsi fino a riflettere la tensione umana alla “casa”, il posto del cuore in cui ci riconosciamo.

Pilar Quintana, La cagna, Baldini&Castoldi/La Tartaruga editore, 2022

LUOGHI del LARIO e oltre ...

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Un paesaggio colombiano a metà tra la selva e l’oceano, dove si è condannati alla resistenza inquieta. Un matrimonio distante con un pescatore, destinato ad amplificare la solitudine di una donna dal corpo che sfascia le cose. In questo scenario «al di là dell’ultimo cerchio dell’inferno», la protagonista de La cagna decide di adottare una cagnolina chiamata Chirli: è il nome che avrebbe voluto dare alla figlia mai nata, un nome da «reginetta di bellezza».

Da quel giorno Damaris inizia a creare un legame simbiotico con l’animale; Chirli viene colonizzata da un carico di amore a cui reagisce sparendo. Brutalmente addomesticata da un’esistenza con poche risorse, Damaris prova a fare da madre a un animale, ma la tentazione di trasformare l’altro nel mezzo della propria felicità si fa miseria.
La cagna è il romanzo con cui Pilar Quintana si è imposta al mondo; il…

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TartaRugosa ha letto e scritto di: Mélissa Da Costa (2022), Tutto il blu del cielo, Traduzione di Elena Cappellini, Rizzoli, Milano

TARTARUGOSA

Ecco un romanzo dove il vero protagonista è il viaggio, un lungo percorso che diventa strumento per la costruzione di un processo trasformativo, un distacco nel tempo e nello spazio per allontanarsi da dove ci si trova e rifare i conti con la propria vita.

Non è casuale che l’intraprendere un viaggio sia la scelta compiuta da Emile nel momento più tragico che possa capitare a un ventiseienne cui viene diagnosticata una forma di Alzheimer precoce che restringe la sua vita a un massimo di un paio d’anni.

L’alternativa, auspicata dal resto della famiglia, sarebbe sottoporsi a una cura sperimentale da condurre in clinica nonostante il medico fosse stato molto chiaro: non si tratta di guarirlo, o di curarlo, ma solo di saperne un po’ di più su questa malattia orfana (così definite le malattie rare e poco conosciute, poco studiate e mancanti di terapie adeguate).

La soluzione è disperarsi…

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Rassegna dei finalisti del PREMIO STREGA. 12 romanzi scritti in pandemia, di Beppe Cottafavi, in Domani, 1/4/22

letto in edizione cartacea

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https://www.editorialedomani.it/idee/cultura/premio-strega-2022-finalisti-chi-sono-jc8q3i5c

«Le 74 opere di narrativa proposte quest’anno al premio Strega sono state scritte o completate nei due anni di pandemia, nell’isolamento forzato e nella solitudine» ha dichiarato Melania Mazzucco, presidente del Comitato direttivo del premio.

«In molti dei romanzi candidati i personaggi femminili – siano di finzione o di autofinzione – disegnano una nuova geografia umana. Donne non convenzionali, estranee agli stereotipi di genere. Bambine e ragazze anomale e diverse, amiche coraggiose, mogli divorziate, madri single, madri scriteriate, ossessivamente dedite ai figli o alla propria felicità, donne non madri per desiderio di indipendenza, che fanno i conti con la loro vocazione alla libertà e alla scrittura, e con l’esercizio di professioni altamente specializzate cui fino a pochi anni fa era loro vietato l’accesso. Voci graffianti e ironiche, saggiamente malinconiche o debordanti intelligenze, che testimoniano una svolta – ci auguriamo irreversibile – nella nostra società e nella nostra letteratura».

Marco Amerighi, Randagi (Bollati Boringhieri) presentato da Silvia Ballestra

Fabio Bacà, Nova (Adelphi) presentato da Diego De Silva

Alessandro Bertante, Mordi e fuggi (Baldini + Castoldi) presentato da Luca Doninelli

Alessandra Carati, E poi saremo salvi (Mondadori) presentato da Andrea Vitali

Mario Desiati, Spatriati (Einaudi) presentato da Alessandro Piperno

Veronica Galletta, Nina sull’argine, (Minimum fax) presentato da Gianluca Lioni

Jana Karšaiová, Divorzio di velluto (Feltrinelli) presentato da Gad Lerner

Marino Magliani, Il cannocchiale del tenente Dumont (L’Orma) presentato da Giuseppe Conte

Davide Orecchio, Storia aperta (Bompiani) presentato da Martina Testa

Claudio Piersanti,Quel maledetto Vronskij (Rizzoli) presentato da Renata Colorni

Veronica Raimo, Niente di vero(Einaudi) presentato da Domenico Procacci

Daniela Ranieri, Stradario aggiornato di tutti i miei baci (Ponte alle Grazie) presentato da Loredana Lipperini

Cheril STRAYED. Wild. Una storia selvaggia di avventura e rinascita, traduzione di Sara Puggioni, Pickwick, 2018

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http://www.pickwicklibri.it/Wild-storia-selvaggia-Cheryl-Strayed/

LEGGI ANCHE LA RECENSIONE DEL BLOG DI TARTARUGOSA:

TartaRugosa ha letto e scritto di: Cheril Strayed (2016), Wild, Traduzione di Sara Puggioni, Edizioni Piemme Pickwick, Milano

Dopo la morte prematura della madre, il traumatico naufragio del suo matrimonio, una giovinezza disordinata e difficile, Cheryl a soli ventisei anni si ritrova con la vita sconvolta.

Alla ricerca di sé oltre che di un senso, decide di attraversare a piedi l’America selvaggia tra montagne, foreste, animali selvatici, rocce impervie, torrenti impetuosi, caldo torrido e freddo estremo.

Una storia di avventura e formazione, di fuga e rinascita, di paura e coraggio. Una scrittura intensa come la vicenda che racconta, da cui emergono con forza il fascino degli spazi incontaminati e la fragilità della condizione umana di fronte a una natura grandiosa e potente

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TREVI Emanuele, Due vite, Neri Pozza, 2021

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https://neripozza.it/libri/due-vite

«L’unica cosa importante in questo tipo di ritratti scritti è cercare la distanza giusta, che è lo stile dell’unicità». Così scrive Emanuele Trevi in un brano di questo libro che, all’apparenza, si presenta come il racconto di due vite, quella di Rocco Carbone e Pia Pera, scrittori prematuramente scomparsi qualche tempo fa e legati, durante la loro breve esistenza, da profonda amicizia. Trevi ne delinea le differenti nature: incline a infliggere colpi quella di Rocco Carbone per le Furie che lo braccavano senza tregua; incline a riceverli quella di Pia Pera, per la sua anima prensile e sensibile, così propensa alle illusioni. Ne ridisegna i tratti: la fisionomia spigolosa, i lineamenti marcati del primo; l’aspetto da incantevole signorina inglese della seconda, così seducente da non suggerire alcun rimpianto per la bellezza che le mancava. Ne mostra anche le differenti condotte: l’ossessione della semplificazione di Rocco Carbone, impigliato nel groviglio di segni generato dalle sue Furie; la timida sfrontatezza di Pia Pera che, negli anni della malattia, si muta in coraggio e pulizia interiore. Tuttavia, la distanza giusta, lo stile dell’unicità di questo libro non stanno nell’impossibile tentativo di restituire esistenze che gli anni trasformano in muri scrostati dal tempo e dalle intemperie. Stanno attorno a uno di quegli eventi ineffabili attorno a cui ruota la letteratura: l’amicizia.
Nutrendo ossessioni diverse e inconciliabili, Rocco Carbone e Pia Pera appaiono, in queste pagine, come uniti da un legame fino all’ultimo trasparente e felice,quel legame che accade quando «Eros, quell’ozioso infame, non ci mette lo zampino».

La CANZONE ITALIANA 1871 – 2011. Storie e testi, a cura di Leonardo Colombati, Mondadori/Ricordi, 2 Volumi, 2011, 2848 pagine. Indice del libro

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In occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, Mondadori presenta la prima storia e antologia della canzone popolare e d’autore: un fenomeno di grandissima rilevanza culturale che ha accompagnato la nostra storia, anno dopo anno. Un’opera di immensa ricchezza, contestualizzata con cura rigorosa, un avvincente percorso a tappe che documenta l’evoluzione di un talento naturale degli italiani. Spesso connotata come “leggera” rispetto alla musica classica, la canzone rappresenta una delle forme più autentiche e originali d’espressione, specchio fedele di una società nelle sue varie sfaccettature, voce dei suoi desideri e anima delle sue passioni. Partendo dall’Inno di Mameli, passando dalla canzone napoletana di Libero Bovio alle atmosfere del Cafè-chantant, dagli autori sconosciuti dei canti popolari in dialetto ai poeti della formacanzone e ai più recenti successi di Sanremo, l’autore accompagna il lettore alla scoperta di epoche e vibrazioni diverse: un’occasione per comprendere chi eravamo e chi siamo.

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https://www.ansa.it/web/notizie/unlibroalgiorno/news/2011/11/30/visualizza_new.html_12103460.html

Soseki Natsume, Io sono un gatto, Beat/biblioteca editori associati di tascabili (prima edizione Neri Pozza), traduzione di Antonietta Pastore, 2019

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https://beatedizioni.it/libri/io-sono-un-gatto-3

Il Novecento è appena iniziato in Giappone, e l’era Meiji sembra aver restituito onore e grandezza al paese facendone una nazione moderna.
Per il gatto protagonista di queste pagine, però, un’oscura follia aleggia nell’aria, nel Giappone all’alba del XX secolo. Il nostro eroe vive, infatti, a casa di un professore che si cimenta in bizzarre imprese. Scrive prosa inglese infarcita di errori, recita canti nō nel gabinetto, tanto che i vicini lo hanno soprannominato il «maestro delle latrine», accoglie esteti con gli occhiali cerchiati d’oro, spettegola della vita dissoluta di libertini e debosciati.
Insomma, mostra a quale grado di insensatezza può giungere il genere umano in epoca moderna…
Pubblicato per la prima volta nel 1905, Io sono un gatto non è soltanto un romanzo raro, che ha per protagonista un gatto, filosofo e scettico, che osserva distaccato un radicale mutamento epocale. È anche uno dei grandi libri della letteratura mondiale, la prima opera che, come ha scritto Claude Bonnefoy, inaugura il grande romanzo giapponese all’occidentale

Ian McEwan – Chesil Beach da frailibri di francesca g., tramite Elementi condivisi di Clelia Mazzini

La passione per Ian McEwan è arrivata all’improvviso, quando “Cortesie per gli ospiti” mi ha chiamato dallo scaffale della Feltrinelli di Largo Argentina. È stato amore a prima lettura; quel suo stile morbido e avviluppante cattura fin dalla prima pagina e la storia di quella coppia di sposi in vacanza non mi ha lasciato per tanto tempo dopo che avevo finito di leggere.

Protagonisti del suo ultimo romanzo, “Chesil Beach” sono ancora una coppia di novelli sposi che, a differenza dei “predecessori”, nella storia appaiono soli: Edward e Florence, a partire dalla loro prima, primissima notte di nozze.

Nel periodo storico in cui è ambientato il romanzo (primi anni ’60), il matrimonio aveva un significato sociale molto forte: “Erano ancora tempi, destinati a concludersi alla fine di quel famoso decennio, in cui essere giovani costituiva un ingombro sociale, un marchio di irrilevanza, una condizione di leggero imbarazzo per la quale il matrimonio rappresentava l’inizio di una terapia. Grossomodo estranei, eccoli là, stranamente insieme su una nuova vetta dell’esistenza, lieti al pensiero che il loro status recente permettesse di sospingerli sul radioso cammino di una interminabile giovinezza: Edward e Florence, finalmente liberi!”

Una coppia di individui sembra spiccare il volo di una nuova vita, con aspettative e speranze a lungo – una carriera scintillante nella musica lei, la fama da scrittore di storia lui – e a breve termine – una libertà che non è solo sociale, ma è anche sessuale; la possibilità di concedersi liberamente l’una all’altro fuori da ogni giudizio. Proprio la naturalezza di un primo rapporto fra marito e moglie è la causa che spezza la serenità (come era successo in “Cortesie per gli ospiti”, in cui la causa era “esterna” però alla coppia). Quel sole che sembra illuminare i  personaggi dei romanzi nelle prime pagine, piano piano assume il glaciale bagliore del dubbio, dell’ambiguità, della sofferenza.

Florence non vuole concedersi a Edward, non ha interesse per il sesso, prova addirittura repulsione di fronte a un atto così carnale.

Si scava nel passato dei due sposi per cercare di conoscerli e capirli, attraverso le famiglie, l’infanzia. Se ne segue poi l’evoluzione in un futuro oltre una sliding door che si apre su due possibilità e su parecchie opportunità. Edward e Florence, coerenti e orgogliosi, resi poco liberi dalle loro stesse convinzioni e fermi sulle loro posizioni, passano oltre la “porta”, senza nemmeno guardare i “se” che offre e vanno dritti per le loro strade.

Solo una volta si volteranno indietro e vedendosi l’un l’altro nelle proprie vite si chiederanno “e se…”; e sarà – forse – troppo tardi.

Romanzo forse meno “ansiogeno” di “Cortesie per gli ospiti”, lontano dai thriller che ti fanno venire i brividi alla schiena, gioca sulla tenerezza e sulla apparente “linearità” dei personaggi, che si scoprono invece complessi e spiazzanti man mano che si procede a scavare nel passato, ma soprattutto a seguirli in questo post-matrimonio che è la spina dorsale del romanzo.

Venezia (Iosif Aleksandrovič Brodskij, Fondamenta degli incurabili)

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D’inverno, specialmente la domenica, ti svegli in questa città tra lo scrosciare festoso delle sue innumerevoli campane, come se dietro le tendine di tulle della tua stanza tutta la porcellana di un gigantesco servizio da tè vibrasse su un vassoio d’argento nel cielo grigio perla. Spalanchi la finestra, e la camera è subito inondata da questa nebbiolina carica di rintocchi e composta in parte di ossigeno umido, in parte di caffè e di preghiere. Non importa la qualità e la quantità delle pillole che ti tocca inghiottire questa mattina: senti che per te non è ancora finita. … In giorni come questi la città sembra davvero fatta di porcellana: come no, con tutte le sue cupole coperte di zinco che somigliano a teiere, o a tazzine capovolte, col profilo dei suoi campanili in bilico che tintinnano come cucchiaini abbandonati e stanno per fondersi nel cielo.

Venezia, 2003

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Non amo le stroncature … di solito appagano un narcisismo aggressivo …, Giuseppe Pontiggia, in Sostare di fronte all’arte per vedere che non c’è, Il Sole 24 Ore 12 dicembre 1999

Non amo le stroncature … di solito appagano un narcisismo aggressivo e spesso non riescono neanche a danneggiare l’oggetto che vorrebbero distruggere”

Giuseppe Pontiggia, in Sostare di fronte all’arte per vedere che non c’è, Il Sole 24 Ore 12 dicembre 1999

Stephen KING, Later. Solo i morti non hanno segreti, Sperling&Kupfer, 2021

Jamie Conklin ha proprio l’aria di un bambino del tutto normale, ma ci sono due cose che lo rendono invece molto speciale: è figlio di una madre single, Tia, che di mestiere fa l’agente letterario, e soprattutto ha un dono soprannaturale. Un dono che la mamma gli impone di tenere segreto, perché gli altri non capirebbero. Un dono che lui non ha chiesto e che il più delle volte non avrebbe voluto. Ma questo lo scoprirà solo molto tempo dopo. Perché la prima volta che decide di usarlo è ancora troppo piccolo per discernere, e lo fa per consolare un amico. E quando poi è costretto a usarlo lo fa per aiutare la mamma, lo fa per amore. Finché arriva quella dannata volta, in cui tutto cambia, e lui è già un ragazzino, che non crede più alle favole. Jamie intuisce già, o forse ne è addirittura consapevole, che bene e male non sono due entità distinte, che alla luce si accompagnano sempre le tenebre. Eppure sceglie, sceglie la verità e la salvezza. Ma verità e salvezza, scoprirà tempo dopo, hanno un prezzo. Altissimo.Later è una nuova variazione King sul tema del bene e del male, un romanzo – come sempre – pieno di emozione e tenerezza nei confronti dell’infanzia e della perdita dell’innocenza, ma anche una riflessione matura sulla nostra possibilità di scegliere. Con un tocco di affettuosa ironia nei confronti dell’operoso mondo che ruota attorno a un grande autore.

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TartaRugosa ha letto e scritto di Georges Perec (1974) “Specie di spazi”, traduzione di Roberta Delbono, Bollati Boringhieri – pubblicato in TartaRugosa

TartaRugosa ha letto e scritto di Georges Perec (1974) “Specie di spazi”, traduzione di Roberta Delbono, Bollati Boringhieri

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TartaRugosa ha letto e scritto di Georges Perec (1974) “Specie di spazi”, traduzione di Roberta Delbono, Bollati Boringhieri – TartaRugosa

Tornatore Giuseppe, La corrispondenza, Sellerio editore, 2016 – Il Cinema Racconta …: LA CORRISPONDENZA, di Giuseppe Tornatore, con Olga Kurylenko, Jeromy Irons, 2015

Tornatore Giuseppe, La corrispondenza, Sellerio editore, 2016

LA CORRISPONDENZA, di Giuseppe Tornatore, con Olga Kurylenko, Jeromy Irons, 2015. Dal libro: Tornatore Giuseppe, La corrispondenza, Sellerio editore, 2016 – Il Cinema Racconta …

Marco De Salvo, Pensieri gettati, tracce analogiche di un tecnico ravveduto, WriteUp Books editore, 2021

Per una scheda e un video sul libro vai a:

Pensieri Gettati, il libro

Pensieri gettati, il video

Scrive l’autore:

Il libro che voglio presentarvi è uno strumento per ritrovare pensieri che normalmente sfuggono nella frenesia della vita quotidiana. Pensieri che ci aiutano a dare un senso alla vita, una chiave di lettura per apprezzare gli infiniti stimoli in cui siamo immersi, senza rendercene conto.
Il titolo del libro è “Pensieri gettati“. Il sottotitolo è “tracce analogiche di un tecnico ravveduto“.

Quel tecnico sono io, Marco de Salvo.
Vi voglio raccontare in breve la mia storia, per accorciare la distanza con voi, per farvi vivere le emozioni che mi hanno spinto alla scrittura di questo libro.
Ho sempre avuto bisogno di spiegarmi il senso delle mie giornate, fin da giovane. Sentivo che la vita è molto più del trascorrere tempo a fare cose. Quelle cose erano le materie di cui sono appassionato, la scienza e la tecnologia. Esperimenti e ricerche per dimostrare il perché dei fenomeni, in modo razionale.
Ma non bastava, e quasi per caso mi sono imbattutto nella filosofia, una materia molto lontana dalla mia formazione, ma allo stesso tempo molto vicina alla ricerca di un senso della vita. Il titolo del libro nasce proprio da uno dei filosofi che mi hanno affascinato e accompagnato nel mio cammino di ricerca spirituale.
Al resto ci ha pensato la vita stessa, con le sue prove e i momenti di gioia e dolore.
Perché “tecnico ravveduto” vi chiederete. C’è una buona dose di ironia in questa frase, ma la sostanza è che non si può vivere pensando di spiegare tutto in modo razionale. Non tutte le nostre esperienze hanno una spiegazione logica. Certe cose succedono perché fanno parte di un disegno più grande di noi.
Ecco lo spirito con cui ho raccolto i miei pensieri tra passato, presente e futuro. Mettere a disposizione di tutti voi, un percorso durato anni, per trovare punti di contatto e aprire serrature nelle vostre esistenze. I pensieri sono una forma di energia da condividere, perché riescono a stemperare molte situazioni di blocco, di malessere, di disagio. Leggere un pensiero è come guardare una fotografia per ricordarci la nostra vera natura.
Nel libro Pensieri Gettati troverete numerose tracce, trascritte per voi nel corso degli anni, con lo stile di un viaggiatore che descrive il viaggio affascinante della vita quotidiana.
Mi auguro che questo libro vi faccia apprezzare la grande fortuna di vivere qui e ora. Che possa aiutarvi a ripercorrere i vostri pensieri, per trovare lo slancio a vivere meglio, in modo più consapevole, più “analogico”.
Fatevi un regalo per ritrovare i vostri pensieri smarriti. Oppure regalate questo libro alle persone che cercano risposte, che desiderano nuovi stimoli per crescere. Frequentare i miei pensieri sarà in ogni caso un’esperienza positiva.

link dell’editore: https://www.writeupbooks.com/

MURAKAMI HARUKI, ABBANDONARE UN GATTO. Illustrazioni di Emiliano Ponzi, Einaudi 2020

Abbandonare un gatto di Murakami Haruki (Einaudi). «Nei suoi romanzi e racconti Murakami ha creato un’infinità di mondi, e ne ha svelato ogni segreto ai lettori. Ma c’è una dimensione in cui la sua penna non si è quasi mai avventurata: la sua vita. Con Abbandonare un gatto, Murakami scrive per la prima volta della sua famiglia, e in particolare di suo padre. Ne nasce un ritratto toccante, il racconto sincero del “figlio qualunque di un uomo qualunque”. E forse proprio per questo speciale. A tradurre in immagini questo delicato racconto autobiografico, le invenzioni di uno dei più importanti illustratori contemporanei, Emiliano Ponzi, che con i suoi colori aggiunge poesia alla poesia in un’edizione unica al mondo. Il primo memoir del grande autore giapponese: un racconto inedito per un Murakami inedito» (dalla presentazione).

TartaRugosa ha letto e scritto di: Marisa Bulgheroni (2020), Stella nera. Frammenti di una vita a due, Il Saggiatore, Milano

TARTARUGOSA

TartaRugosa ha letto e scritto di:

Marisa Bulgheroni (2020)

Stella nera. Frammenti di una vita a due

Il lutto, inteso come sentimento di dolore che proviamo per la perdita di una persona cara, è un evento che ci appartiene e ci richiede un lungo lavoro per ritrovare un orizzonte di senso, nonostante il definitivo congedo da qualcuno che nella nostra vita ha molto contato.

Con l’espressione “lavoro del lutto” Freud indica il processo energetico necessario per avviare quell’elaborazione psichica che consentirà di interiorizzare l’immagine del defunto e di riorganizzare l’intero mondo interno senza la presenza fisica della persona cara.

Un distacco importante non può essere assorbito in un periodo breve: l’ordine sconvolto dall’evento ha bisogno di essere ricomposto attraverso una serie di gesti, atti, reazioni che annunciano un’occasione di trasformazione per chi rimane e si interroga sul senso di sopravvivere avendo perso, nella persona amata, anche un pezzo di se…

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incipit di: Helen HUMPHREYS, Bill, Playground editore, 2020

Per uscire dalla città Bill non prende mai la stessa strada due volte di fila. Difficile tenere dietro alla sua falcata rapida. Mi guida per i boschi di larici americani. Nella palude. In mezzo all’erba alta della prateria. Mi spinge a guadare le acque basse ma veloci del fiume. Di solito, se non voglio perderlo di vista, devo correre …

incipit di: MARISA BULGHERONI, Stella nera. Frammenti di una vita a due, Il Saggiatore, 2020

La stella nera si staccò furtiva dal fondo più buio dell’universo, solcò l’attonito cielo estivo, si posò capricciosa sulla tua spalla, vi conficcò una punta come una nera radice

Tu non ci badasti: intento com’eri a tessere la leggenda della tua vecchiaia, la scambiasti per un segno del tempo.

Siamo come vecchi alberi, dicevi, con i tronchi marchiati di tacche e nodi, mcchie e incrostazioni …

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Guillaume MUSSO, La vita è un romanzo, La Nave di Teseo editore, 2020

Musso, tuttavia, mette in atto anche un grande esercizio narrativo, costituito da intrecci e colpi di scena che tengono il lettore incollato alle pagine, creando nella sua mente dubbi, soluzioni e ulteriori punti interrogativi che si sciolgono, in modo quasi inaspettato, solo alla fine del libro.Qualche indizio viene seminato qua e là, ma è molto difficile intuire come alcune stranezze possano poi comporsi nel puzzle finale.

L’autore fa, inoltre, spesso riferimento ai mostri sacri delle letteratura, suoi maestri e ispiratori che trovano una collocazione anche al termine del libro ricco, appunto, di riferimenti bibliografici.


La trama non è l’unica chiave di lettura del romanzo. Numerosi spunti nascono dalla vita stessa dei protagonisti, che portano il lettore a entrare nella mente e nell’aspetto psicologico del romanziere, dello scrittore e della funzione che lo stesso può avere in una opera. In parallelo, vi è un ulteriore spunto a interrogarsi sul ruolo che la scrittura possa avere per lo scrittore, sia in termini di funzione terapeutica che di messaggio da lasciare direttamente o indirettamente al lettore.Musso sembra scrivere un ringraziamento alla narrativa stessa, alle gioie e ai dolori che l’atto di scrivere porta con sé. …

(da https://www.criticaletteraria.org/2020/09/gui.html)

scheda dell’editore: http://www.lanavediteseo.eu/item/la-vita-e-un-romanzo/

sono certa i bibliomani amanti del genere non potranno perdere. In effetti le parole vertigine, labirinto, specchio, sono quelle intorno a cui lo scrittore, mago del genere “the play within the play”, di shakespeariana memoria, fa ruotare tutta la storia costruita su scrittori, autori, editori veri e di fantasia, oppure esemplati su veri personaggi della letteratura contemporanea. … Da https://www.sololibri.net/La-vita-e-un-romanzo-Musso.html)

un romanzo che ama incastrare immaginari e citazioni letterarie, costruendo un mosaico in cui suspense e meditazioni sulla scrittura si mescolano. Una storia che spingerà i lettori a leggere altri libri e che evidenzia il piacere della lettura e la sofferenza di chi produce romanzi. Gli scrittori rischiano la dannazione, la persecuzione, la perdita della propria identità se decidono di sacrificarsi sull’altare della letteratura e rinunciano alla propria vita. (da https://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/musso-davvero-vita-romanzo-1885819.html)

un romanzo in cui un autore interagisce con i personaggi di un suo romanzo e si introduce in una storia che sta scrivendo. Un romanzo che mescola finzione e realtà in modo inedito e imprevedibile. Un romanzo che parla di altri romanzi, di scrittori, della loro vita, del metodo di lavoro quotidiano. Ma anche delle pressioni degli editori, la pressione della stampa, il peso della notorietà e delle difficoltà ad avere una vita privata normale quando si diventa personaggi pubblici. Il libro è costruito come un thriller, con molti cambiamenti di ambientazioni, con momenti di tensione e di mistero uniti a momenti in cui il protagonista si lascia andare a meditazioni e riflessioni sulla professione dello scrittore, sulla sofferenza che comporta la scrittura, quando lo scrittore si immedesima troppo nelle storie e nei personaggi, fino all’estrema rinuncia alla propria vita, per far vivere i protagonisti delle storie. in https://robertoiovacchini.com/2020/09/09/la-vita-e-un-romanzo/

I personaggi principali sono scrittori, Flora e Romain, e Fantine è un editore. Il cuore di questo romanzo è sul mondo dell’editoria, sui libri e i loro autori. Pieno di citazioni, riferimenti ad altri titoli di Musso, ci porta a pensare alla vita che conduce chi scrive, lo stress e la pressione di chi ha scritto bestseller e, insomma, deve continuare a sfornarne. A un certo punto, dopo tante frasi con cui concordavo pienamente, avrei voluto poter parlare con Guillaume Musso e chiedergli quanto ci fosse di personale, della sua esperienza di scrittore di bestseller. Quante volte, signor Musso, i suoi personaggi hanno preso il sopravvento sulla sua idea, sulla trama, quasi come se fossero veri, indipendenti da lei?

“Per scrivere occorre un’energia fuori dal comune. Una forza fisica e mentale. Ebbene, ora la mia nave imbarcava acqua da tutte le parti. Per scrivere un romanzo bisogna scendere in profondità dentro se stessi. In una zona oscura che io chiamo il trentaseiesimo piano interrato. È lì, in quel girone sotterraneo, che covano le idee più audaci, le folgorazioni, l’anima dei personaggi, la scintilla della creatività. […]”

IN https://thebibliophilegirl.com/2020/09/10/recensione-la-vita-e-un-romanzo-di-guillaume-musso/

Meditazione su: “… le pene e i dolori simultaneamente sofferti non si sommano per intero nella nostra sensibilità, … “, in Primo Levi, Se questo è un uomo, Einaudi, Torino 1958, p. 91

«Poiché tale è la natura umana, che le pene e i dolori simultaneamente sofferti non si sommano per intero nella nostra sensibilità, ma si nascondono, i minori dietro i maggiori, secondo una legge prospettica definita.

Questo è provvidenziale, e ci permette di vivere in campo.

Ed è anche questa la ragione per cui così spesso, nella vita libera, si sente dire che l’uomo è incontentabile; mentre, piuttosto che di una incapacità umana per uno stato di benessere assoluto, si tratta di una sempre insufficiente conoscenza della natura complessa dello stato di infelicità, per cui alle sue cause, che sono molteplici e gerarchicamente disposte, si dà un solo nome, quello della causa maggiore; fino a che questa abbia eventualmente a venir meno, e allora ci si stupisce dolorosamente al vedere che dietro ve n’è un’altra; e in realtà, una serie di altre»

[Primo Levi Se questo è un uomo Einaudi, Torino 1958, p. 91].

Antonio Tabucchi accompagna in una MEDITAZIONE, (citazione da Sostiene Pereira, Feltrinelli, Milano 1996, pagg. 122-123)

«Il dottor Cardoso chiamò la cameriera e ordinò due macedonie di frutta senza zucchero e gelato. Voglio farle una domanda, disse il dottor Cardoso, lei conosce i médecins philosophes?

No, ammise Pereira, non li conosco, chi sono? I principali sono Theodule Ribot e Pierre Janet, disse il dottor Cardoso, è sui loro testi che ho studiato a Parigi, sono medici e psicologi, ma anche filosofi, sostengono una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime.

Mi racconti questa teoria, disse Pereira.

Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere “uno” che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un’illusione, peraltro ingenua, di un’unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

Il dottor Cardoso fece una piccola pausa e poi continuò: quella che viene chiamata la norma, o il nostro essere, o la normalità, è solo un risultato, non una premessa, e dipende dal controllo di un io egemone che si è imposto nella confederazione delle nostre anime; nel caso che sorga un altro io, più forte e più potente, codesto io spodesta l’io egemone e ne prende il posto, passando a dirigere la coorte delle anime, meglio la confederazione, e la preminenza si mantiene fino a quando non viene spodestato a sua volta da un altro io egemone, per un attacco diretto o per una paziente erosione.

Forse, concluse il dottor Cardoso, dopo una paziente erosione c’è un io egemone che sta prendendo la testa della confederazione delle sue anime, dottor Pereira, e lei non può farci nulla, può solo eventualmente assecondarlo» [Antonio Tabucchi Sostiene Pereira Feltrinelli, Milano 1996, pagg. 122-123]

… mi ricordo …: VIOLO Evaldo (a cura di), (io e la BUR). Scrittori, studiosi, lettori raccontano la Biblioteca Universale Rizzoli. New Press edizioni (collana Contro Mossa diretta da Andrea Di Gregorio) , Como, 2019. Indice del libro

LIBRI e LIBRERIE, testi raccolti da Anteprima, la spremuta di giornali di Giorgio Dell’Arti, 16 gennaio 2020

Librerie
Il Foglio
Questa è una difesa impossibile: chiudere una libreria è uno di quegli atti intollerabili come picchiare dei bambini o bere latte di vera mucca. E il lamento della libreria è un genere ben definito – e scoppia non appena una qualche libreria chiude, come in questi giorni due Feltrinelli a Roma: vengono subito tirati in ballo valori come libertà, cultura, antifascismo. Nessuno è contento se chiude una libreria. Eppure, certe librerie fanno veramente schifo.

Basta entrare in una qualunque Libreria Di Catena. La Libreria di Catena è una versione estesa dell’edicola romana, dove trovi la quintessenza del kitsch (calendari di sacerdoti, gladiatori, angeli; portachiavi col Papa, con “carpe diem”, bicchieri e bicchierini micidiali con altri detti latini). In Libreria però la maggior superficie commerciale consente anche variazioni sul tema cartoleria: agende (Moleskine e derivati), “l’Agenda del Mare”, “l’agenda del Cielo”, “l’agenda della Luna”; calendari (di cavalli, “Horses 2020”; di Parigi, “Paris 2020”, di Marta Losito youtuber e instagrammer (come te sbagli); “Mamma mia cucina italiana”. Poi penne, matite, carte e biglietti da regalo; i micidiali Smartbox – quelli tipo “un weekend romantico sulle strade del vino delle Marche a 99 euro e 99”. La regina Elisabetta che saluta, a pila. Le bolle di sapone. Tazze e mug con frasi motivazionali (“I love you”, “Have a great day!”). Salvadanaio a forma di panda. Abat jour a forma di banana. Astucci a forma di banana.
Sulla parete delle casse, poi, un’intera esposizione di cavi, cavetti e batterie per cellulare, manca solo il caricabatteria da auto e il giubbotto catarifrangente. Poi, ma solo in alcune librerie sceltissime, ecco gli animaletti di plastica. Quasi tutte le specie viventi, anche le più rare, di animaletti di plastica: giraffe, coccodrilli, alci, orsi (koala e grizzly e panda), di gomma durissima, avvolti in un codice a barre. Non si è mai visto acquistarne uno, certo ognuno regalerà nella vita un orso a qualcuno di speciale che chiamerà “orsetto mio”, ma quante volte nella vita? Nessuno cambia partner così frequentemente, e comunque dopo un po’ cambierà nomignolo (forse in realtà il business model funziona per questo).

Superata la barriera di plastica, affascinati da tutto questo ben di Dio, uno normalmente si è scordato quale libro voleva comprare, e, frastornato dalle possibilità del commercio, si scontra con i totem delle carte regalo. E lì, altre domande esistenziali. Chi acquisterà una carta regalo Amazon dal valore di dieci euro? Cioè, uno viene in libreria, compiendo un atto antifascista per non comprare su Amazon, e poi compra una carta Amazon? Curioso. Oppure una carta Netflix, dal valore di 9,90 euro. Cioè la metà dell’abbonamento mensile. «Tieni amore, ecco il mio regalo, gli altri 9,90 ce li metti tu». Romantico. Una volta le librerie erano il luogo del romanticismo – immortalate in tanti Woody Allen, o in C’è posta per te, il film, non lo show della De Filippi; adesso sono il luogo del regalo di merda.

Se si persevera nel voler ancora penetrare nelle retrovie del grande magazzino, dove si mormora che siano custoditi veri libri, ecco ulteriori barriere: ci sono dei veri libri. Ma sono: Federico Moccia, La ragazza di Roma nord; Walter Veltroni, Assassinio a Villa Borghese, sbattuti lì, in faccia. Poi dice che non si legge.

Se infine uno è dotato di grande carattere, e persevera, supererà la barriera psicologica delle pile di Moccia, e chiederà a un commesso se ha un determinato libro, assisterà a tragici momenti di smarrimento. Esclusa l’aristocrazia libraria, tra cui le mitologiche creature Feltrinelli, che hanno frequentato la “scuola librai”, la Harvard dei librai, si capisce subito che l’algoritmo di Amazon è più intelligente del libraio medio. Quest’ultimo infatti non ti dirà, come fa Amazon, «se ti è piaciuto questo, ti piacerà quest’altro». Qualcuno di noi, i più anziani, si ricorda ancora il libraio che ti diceva così svolgendo la complessa operazione: ti è piaciuto Philip Roth? Perché non leggi anche Bellow? Oggi sembrerebbe fantascienza.

Il giovane libraio, probabilmente precario e infelice, è invece oggi incerto e facile da mettere in crisi. Se volete tormentarlo, basterà chiedergli qualcosa che non sia in classifica nelle ultime tre settimane. Se vi sentite particolarmente sadici, ci sono alcune sottocategorie come il romanzo-saggio in grado di gettarlo nello sconforto. Provate a chiedere Musil, o Mann. Se la libreria ha adottato un criterio “per argomento”, vi spedirà probabilmente al piano di sotto, cioè nel limbo in cui tutto ciò che non è tazze e calendari e romanzi di instagrammer è collocato, e dopo aver compulsato un impolverato computer anni Ottanta, esalerà la famosa frase: «Nel reparto critica letteraria», che di solito è vicina alle più turpi categorie, astrologia, kundalini yoga, mormoni, sottoli. Ma è un romanzo, direte voi! Il commesso sarà già lontano.

Per le librerie che adottano invece il criterio alfabetico, altri cortocircuiti. Con l’ordine alfabetico, non solo crolla l’estetica libraria, perché il libro colorato Sperling va con quello esangue Einaudi, il tortora Adelphi va col blu Sellerio. Si creano anche molte confusioni nel lettore, con Baricco che va a trovarsi proprio accanto a Barthes, e Benjamin. Benjamin, a partire dalla pronuncia, è un altro autore che mette in crisi i librai. «Bengiamin Bengiamin», comincia a dire a sé stesso il libraio, ‘ndo sta, digitando sul computer impolverato con scritto “non toccare!”. “Critica letteraria”, e ti spedisce giù nello sprofondo. Dove presto verrà forse istituito un reparto apposito per il lamento della libreria, genere in grande fermento; in questi giorni, appunto, molti canti al cielo per la chiusura di due Feltrinelli romane, e soprattutto della International, quella con i libri “in lingua”, che affascinava molto le prime volte nella Capitale – era prerogativa solo di Roma e Milano, e ci si sentiva subito al posto giusto. Era ovviamente prima dell’avvento di internet, quando ordinare i libri online era impossibile. Si corre allora a via Vittorio Emanuele Orlando, di fronte al glorioso Grand Hotel, ed effettivamente la serranda è a mezz’asta, e però un cartello avverte «ci stiamo trasferendo nell’altra Feltrinelli, a dieci metri di distanza»; e si va, allora, e lì tutta un’aria di fervidi lavori, stanno infatti mettendo “gli stranieri” al piano terra, e montano scaffali, e «non chiude proprio niente», dice una libraia gajarda (sarà della Scuola Librai). Avranno pensato di risparmiare un affitto, non è male come idea: del resto gli unici acquirenti che si vedevano ultimamente alla International erano turisti analogici in cerca di guide turistiche, oppure cinefili nel vasto reparto dvd.

Però tutti a lamentarsi: se ne va un pezzo di Roma (certo, è vero); muore la cultura! (vabbè, non esageriamo); tutta colpa di Amazon. Ma poi si capisce che è soprattutto il rimpianto di un luogo. Ognuno ha la sua preferita, di libreria, qui si rimpiange ancora la Arion di via Veneto aperta la notte, ognuno ha la libreria dove ha scoperto lo scrittore preferito: di solito è legata a momenti di giovinezza, è il rimpianto di un tempo perduto (oggi sarà difficile avere un ricordo, mentre si pigia “acquista”, da soli, magari in un tragico black friday, per acquisti compulsivi). Ognuno di noi ha ricordi lancinanti di librerie: una presentazione di Seminario sulla Gioventù, con Busi negli anni Ottanta a Brescia, libreria Rinascita; presentazione di un Arbasino nella Feltrinelli di via del Tritone, anni Novanta, a Roma, e lì, col Maestro attorniato dalle solite principesse, si venne presi da un raptus autolesionista giovanile, lo si avvicinò: «Ho letto tutti i suoi libri»! E lui; «bravo caro, continui così!» (poi si divenne amici).

La libreria è luogo di sogni ma anche di incubi, come quello della libreria del Male Oscuro di Giuseppe Berto dove il protagonista, molto simile al vero Berto, scrittore schifato dal mondo letterario, faceva un sogno ossessivo di entrare in una libreria di via Veneto e lì essere maltrattato da Moravia e i suoi accoliti, che non lo salutano. Il sogno della libreria di via Veneto ricorre nelle sedute psicanalitiche che compongono il romanzo; e dev’essere poi la stessa libreria che negli anni Novanta teneva aperta la notte – e lì, scoperte, amori, tremori, John Fante, i Fazi, che momenti (adesso al suo posto c’è una profumeria e “nail institute”). Certo quando le librerie chiudono non è buon segno; a Roma i Novanta furono anni rombanti, anche per le librerie, le Arion con i fratelli Ciccaglioni ganzissimi, con quella notturna e quella architettonica di palazzo delle Esposizioni, oggi un po’ spettrale. Il Mel Bookstore a via Nazionale, non lontano, ha cambiato nome e oggi si chiama Ibs-Libraccio.

Ma non perdiamoci d’animo. La Feltrinelli International intanto non trasloca; dentro, grandi manovre, e fiducia nell’avvenire. «Vedrà che ci saranno altre aperture!», dice la libraia. Entra un signore e la libraia alza gli occhi al cielo: «Oh, no, ancora!», e il signore inizia a fare geniali discorsi sconnessi, tra sé e sé, ma anche a me: «A occhio e croce lei è stressato!»; beh, un po’ sì. «Ma si vede benissimo che lei non metterà giudizio mai, né ora né nei prossimi cinque anni!». Annamo bene. «Stia lontano dalle donne!», continua lui. «Le donne prima ti cercano, poi ti fregano i gratta e vinci, e poi si guardano Sanremo!». E se ne va. «Minaccia di bruciarci il locale, ma poi non fa niente di male», dice la libraia umana. «Ogni giorno fa così!, però porello, non fa nessun danno». È un lettore che effettivamente su Amazon non troverebbe usbergo.

Fuori dalla Feltrinelli, anche il consueto assalto del libraio freelance africano, che ti vuol vendere libretti ruvidi di narrativa subsahariana. Approfitta del senso di colpa di noi lettori forti di sinistra (hey mai friend!), si apposta infatti esclusivamente fuori dalle Feltrinelli, mai, che so, davanti a una Mondadori. Scaltramente alligna anche in occasione di fiere di piccola e media editoria, come “Più libri più liberi”, dove miete le sue vittime soprattutto sui visitatori di fuori, eccitati dal viaggio all’ombra della Nuvola di Fuksas. Se sei venuto fino a Roma, non puoi non leggere Brevi carezze d’Africa (è anche questo un algoritmo, mai friend).

Tutti del resto sono alla ricerca di un business model per vendere questi libri che si pubblicano a milioni e poi qualcuno deve pure comprare. È chiaro che bisogna inventarsi qualcosa. Piacciono moltissimo per esempio le librerie delle stazioni, perché offrono un servizio utile, entri al piano meno tre e sbuchi fuori al piano terra, in bocca al binario. Ti vedi tre piani di libri, eviti le vetrine di Liu Jo e i trolley che ti stritolano i piedi, passi per reparti dove mai ti saresti avventurato (il jazz, il kundalini joga, la critica letteraria), superi le casse e il muro di mucche di plastica e prendi il treno. A Termini c’è la libreria ferroviaria migliore d’Italia, la Borri, anche questa su diversi piani, al piano terra un assortimento enorme di narrativa italiana esposta – pazzesco – per casa editrice. Non ci sono né animali di gomma né gli smartbox – insomma una scelta radicale, una vera provocazione. Un libraio mi sussurra che è «un vezzo del vecchio commendator Borri», una specie di filantropo del libro ferroviario, che ha librerie solo nelle stazioni romane, a Termini e a Tiburtina. I commessi-librai sono gentili, e sanno perfino dove sono i libri.

Alla Feltrinelli di Napoli Centrale invece c’è la più grande concentrazione di scrittori local del mondo; manco in Irlanda ci sono tanti autori per metroquadro. Tra i Parrella e i De Crescenzo e gli Erri De Luca e i Saviano e i De Giovanni e i Piccolo principe tradotti in napoletano e le Smorfie e le storie dei Borboni in tutte le lingue, una densità mai vista. Questa pure è un’attrazione: e si capisce che bisogna andare avanti, trovare nuove formule, del resto in America le librerie di catena sono defunte da tempo, le enormi Barnes & Noble immortalate nelle scene romantiche dei film sono ormai deserte, mentre spopolano le indipendenti, che fanno reading, e caffè. A Milano c’è Verso Libri, epicentro di qualità “in” Porta Ticinese. Altre sorgono e si moltiplicano, talvolta radicalizzandosi. Si fa a gara a chi ospita le collane più misteriche. Naturalmente la tentazione del manicheismo è dietro l’angolo: un amico ha chiesto un Adelphi in una di queste librerie milanesi molto estreme e si è sentito rispondere sprezzante: «Non teniamo queste case editrici mainstream». «Io non litigo mai, però quella volta non ho potuto fare a meno: io qui non metterò mai più piede», ha detto. In questi casi la tentazione è fortissima: chiudersi a casa, soli con l’algoritmo, in un momento che forse un giorno ricorderemo perfino con nostalgia.

Michele Masneri
Da ultimo a Torino Paravia, la seconda libreria più antica d’Italia, ha abbassato la saracinesca il 28 dicembre 2019 per le ferie senza più però riaprirla. I titolari puntano i dito contro Amazon e contro la mancata entrata in vigore della norma – ancora sospesa alla Camera – che prevede il ridimensionamento dal 15 al 5 per cento dello sconto massimo che si può praticare sui libri nuovi venduti attraverso piattaforme online. Una norma contestata però dall’Associazione italiana editori. Secondo un documento «fra il 2018 e il 2019, pur senza considerare l’impatto delle ultime vendite natalizie, con la riduzione per legge dello sconto “i lettori italiani avrebbero dovuto spendere 137 milioni di euro in più per comprare la stessa quantità di libri”» [Rizzo, Rep].