mi ricordo …. : Addio PEPPO SPAGNOLI, paladino del Jazz, fondatore della casa discografica Splasc (h), articolo di Alessio Brunialti, in La Provincia 6 marzo 2020

Peppo Spagnoli (2020). Fondatore nel 1982 della Splasc(h), la più importante etichetta discografica di jazz in Italia. Nato ad Arcisate, provincia di Varese, è stato a lungo consigliere comunale per il Pci e lavorò come disegnatore tessile prima di dedicarsi alla musica. Il primo album pubblicato da Splasch(h) fu Lunet, dell’European Quartet del sassofonista Gianni Basso.

Tra le sue scoperte, Paolo Fresu e Luca Flores.

vai a:

https://www.laprovinciadicomo.it/stories/cultura-e-spettacoli/addio-peppo-spagnoli-paladino-del-jazz_1343800_11/?fbclid=IwAR3ZRQL6WItw_lXT6l1m_Zox3P7s-yKzOHx8a8dIt_XSnmfJC21gdgm4V5Y

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… mi ricordo …: VIOLO Evaldo (a cura di), (io e la BUR). Scrittori, studiosi, lettori raccontano la Biblioteca Universale Rizzoli. New Press edizioni (collana Contro Mossa diretta da Andrea Di Gregorio) , Como, 2019. Indice del libro

mi ricordo … LAURA CONTI, “occuparsi” e non “preoccuparsi” , un foglio di diario del 12 novembre 2007

lunedì, 12 novembre 2007

Salute e malattia: “occuparsi” e non “preoccuparsi”

Siamo psicologicamente fragili davanti alle malattie. Ma forse è meglio parlare solo per me e dire: sono psicologicamente fragile davanti alle malattie.
Il vissuto della “salute” è quello della perfetta aderenza fra l’immagine con cui mi si presenta realmente il mio corpo e l’immagine ideale che ho interiormente del mio corpo. Se leggo o sto al computer è la vista e l’uso delle dita che mi mettono tranquillo. Se vado alla casa sul lago ho bisogno di gambe per camminare e un po’ di muscolatura per vangare.
Sto bene quando non sento alcun conflitto fra il corpo ideale (quello che mi consente la mie presenza nel mondo) e quello reale.

Ma cosa succede quando qualcosa si incrina?
Cosa succede dal punto soggettivo, intendo dire.

Accade di percepire una frattura fra il mio stato corporeo e quello standard di comportamento e di capacità di azione che prima mi sembravano ovvi.
Lo stare bene coincide quasi con la situazione di non percepire il mio corpo, perché – per l’appunto –  funziona.
L’incrinatura comincia quando il corpo parla.
Mi ha parlato l’estate del 2006 per un giorno intero, dopo i 270 scalini (bassi) che vanno dalla casa alla strada. E poi ancora nei mesi successivi. Con segni evidenti o di semplice allentamento della normale funzionalità o di alterata funzione.
In particolare mi ha parlato il cuore. Questo organo fisico ha lanciato qualche segnale che ho – in una alternanza fra ipocondria e fatalismo diagnostico – ascoltato ed accolto. Grazie anche al Servizio sanitario nazionale che con grave irresponsabilità viene criticato e che – invece – è un grande valore del welfare italiano.

Mi viene spontaneo confrontare la dimensione simbolica con quella medico-scientifica.
Il cuore, è innanzitutto un simbolo di “centro”, come insegna il linguaggio: “il cuore del problema”, il “cuore della città”.

Ma è anche considerato la sede di quella conoscenza che passa attraverso le emozioni:

“ il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce[…]. Io dico che il cuore ama l’Essere universale naturalmente, e ama sé stesso naturalmente, […] e s’indurisce contro l’uno o l’altro, a sua scelta. […]”, Blaise Pascal

Tuttavia, quando si percepisce una incrinatura, il cuore simbolico assume l’altro suo significato, diventando un potente e perennemente in azione muscolo chiamato “miocardio”.

Alla soggettività conviene  prudentemente affiancare l’oggettività.
Alla forza del simbolo occorre aggiungere quella complementare della indagine obiettiva.
Fra oggi e domani il mio miocardio è sotto esame di un servizio pubblico di medicina nucleare.

Sarò anche blandamente radioattivo per 48 ore.
La mia grande amica ed insegnante Laura Conti mi diceva con la sua garrula voce:

Non bisogna preoccuparsi, ma occuparsi della propria salute”.
Saggia Laura che aveva – in poche ed efficaci parole – indicato la strada.

Maroon 5 – Memories


Memories
Here’s to the ones that we got
Cheers to the wish you were here, but you’re not
‘Cause the drinks bring back all the memories
Of everything we’ve been through
Toast to the ones here today
Toast to the ones that we lost on the way
‘Cause the drinks bring back all the memories
And the memories bring back, memories bring back you
There’s a time that I remember, when I did not know no pain
When I believed in forever, and everything would stay the same
Now my heart feel like December when somebody say your name
‘Cause I can’t reach out to call you, but I know I will one day, yeah
Everybody hurts sometimes
Everybody hurts someday, aye aye
But everything gon’ be alright
Go and raise a glass and say, aye
Here’s to the ones that we got
Cheers to the wish you were

And the memories bring back, memories bring back you

E i ricordi fanno riaffiorare, i ricordi fanno riaffiorare te

http://testicanzoni.mtv.it/testi-Maroon-5_27840/traduzione-Memories-100364992


biografia del gruppo

https://it.wikipedia.org/wiki/Maroon_5

Claudio Risè compie 80 anni , fine novembre 2019

Claudio Risè compie 80 anni !!!
buon futuro, Claudio
sei stato fondamentale nel mio ciclo di vita

Cari amici, sono davvero commosso, e anche un po’ preoccupato.
Come farò ad essere all’altezza di tutto questo affetto, fiducia, calore? Beh, io ci provo, come ho sempre fatto.
Vi sono molto riconoscente: la vostra presenza e i vostri auguri sono stati un regalo bellissimo.
Grazie di cuore ad ognuno di voi!
Claudio

 


Claudio Rise
23 novembre alle ore 17:26
Grazie Paolo ! Buon tutto! 

mi ricordo LA NOTTE, il quotidiano che leggeva mio padre, 8 novembre 2019

Il 6 dicembre 1952 nacque la Notte, quotidiano del pomeriggio fondato e diretto da Nino Nutrizio, cronista sportivo poi diventato tuttologo, cui va subito dato il merito di aver inventato il giornalismo popolare, come dovrebbe essere sempre il giornalismo che non si rivolge alla Accademia della Crusca bensì alla gente comune o, meglio, a tutti, belli e brutti. Nelle intenzioni dell’editore, Carlo Pesenti, grande industriale bergamasco, doveva essere un foglio elettorale, cioè destinato a sostenere un partito (quello liberale ostile al comunismo in crescita). Insomma, una pubblicazione poco più che stagionale, quella dei comizi che all’epoca erano decisivi circa la sorte delle elezioni, vista l’assenza della televisione e di altri mezzi di comunicazione attualmente in voga. Uscirono vari numeri e non suscitarono clamore. Ma, un paio di mesi dopo, il pubblico, specialmente milanese, venne scosso dalla curiosità di leggere quelle strane pagine. Perché? Era attratto dai titoli, totalmente innovativi, efficaci, disinvolti e composti con un linguaggio colloquiale e invogliante. Segnalavano gli ultimi fatti di cronaca anche sportiva, i delitti, i fenomeni di costume. Alcuni fogli disinvolti e disinibiti che incontrarono in fretta il gradimento delle masse. Col trascorrere del tempo La Notte raggiunse una tiratura ragguardevole, pertanto sopravvisse alle consultazioni politiche e si radicò nel mercato come una presenza fissa, altro che vita breve e finalizzata a indirizzare il voto. Passano gli anni e il capolavoro dell’immenso direttore, inizialmente sottovalutato, domina non solo nel capoluogo lombardo bensì in ogni angolo del Nord, grazie a redazioni sparpagliate nel Settentrione. Trascuro i particolari, però ricordo che le vendite si aggiravano intorno alle 150 mila copie, parecchie per una edizione pomeridiana. Ogni dì Nino scriveva un fondo che si distingueva per efficacia e semplicità, era bevibile in cinque minuti e costituiva un momento imperdibile di lettura.

Negli anni Novanta, con l’avvento dei computer e delle diavolerie tecnologiche, i quotidiani della sera chiusero i battenti e pure la Notte venne uccisa con mio forte dolore, dato che ci avevo lavorato con somma soddisfazione dal 1969 al 1974. Nutrizio era morto prima della sua creatura meravigliosa e si risparmiò la tragedia della serrata. Oggi, a distanza di lustri dal luttuoso evento, tre signori in gamba hanno dato alle stampe un volume rievocativo degli antichi fasti della Notte, intitolato Ultima edizione e sono loro grato. Si tratta di Salvatore Garzillo, Alan Maglio e Luca Matarazzo, i quali, terrorizzati dalla retorica che avrebbe infastidito il mitico direttore, hanno raccolto in 350 pagine una miriade di fotografie che segnano la storia di un paio di generazioni e quella del miracolo cartaceo. L’iconografia la dice più lunga delle parole e il libro è un documento a tratti agghiacciante e a tratti commovente, che le persone di una certa età gradiranno, giacché evoca ricordi toccanti nonostante siano un po’ ingialliti in quanto abbastanza antichi. Al compito certosino degli autori vorrei soltanto aggiungere qualche parola di gratitudine dedicata a Nutrizio. Fu lui ad assumermi e a darmi la possibilità di diventarne allievo. Quando mi presentai nel suo enorme ufficio in piazza Cavour, egli era seduto alla scrivania indossando una giacchetta di lavoro blu chiaro. Mi fece accomodare su una sedia e mi scrutò come fosse un medico davanti a un paziente psichiatrico. Si informò a proposito del mio scarso curriculum e concluse: «Se non siete (dava del voi) stato inglobato nell’organico de L’Eco di Bergamo, dove avete collaborato, mi viene il sospetto che siate stupido. Poiché però non mi fido dei giudizi altrui voglio mettervi alla prova, tre mesi. Se supererete l’ostacolo, entrerete qui in pianta stabile, altrimenti vi converrà cambiare mestiere nel vostro interesse e anche nel nostro, che di cretini ne abbiamo già abbastanza».
Ero incerto se piangere o esultare. Comunque iniziai la fase sperimentale e dopo aver scritto un articolo su un fatto di sangue accaduto a Bergamo, l’indomani il direttore mi telefonò. La sua voce alla cornetta mi raggelò, temetti il licenziamento e attesi tremando la sentenza. Egli invece mi disse che avevo in anticipo superato l’esame per cui mi potevo considerare degno di entrare fisso alla Notte. E aggiunse: «Non montatevi comunque la testa perché siete e sarete sempre soltanto un cronista». Aveva ragione e lo ringraziai.GLI IMPROPERI
Un lustro più tardi fui convocato al Corriere d’informazione che era stato saccheggiato dal nascente Giornale di Montanelli. Il capo, Gino Palumbo, mi offrì un posto e lo accettai, poiché il Corriere aveva un fascino irresistibile, almeno per me provinciale. Allorché comunicai a Nino la mia intenzione di cambiare occupazione, questi mi coprì di improperi, tra cui “traditore”. Rimasi male e uscii dal suo studio a capo chino, forse mi sfuggì una lacrima. Quando Nutrizio scomparve ero direttore del Giornale, successore di Montanelli. Mi fu recapitato un pacchetto che conteneva una penna, quella con la quale il direttore della Notte vergava ogni mattina il suo pezzo. La conservo come una reliquia. Un bel dì incontro Angelo Rizzoli, già proprietario del Corriere, e facciamo quattro chiacchiere. Gli dico che Nutrizio non appena gli notificai che me ne andavo, mi insolentì. Angelo rise e mi informò che il mio nome alla sua famiglia era stato dato proprio da Nino. Rimasi di stucco. Da questo episodio credo emergano la personalità e bontà d’animo di uno che ha insegnato a tanti colleghi il mestiere. Mi piacerebbe riabbracciarlo.

Vittorio Feltri

VENEZIA, il futuro tra globalizzazione e fragilità, Speciale Tg1, 3 novembre 2019

Speciale Tg1
Venezia, il futuro tra globalizzazione e fragilità

in questa puntata, la città di Venezia, un laboratorio di questi tempi incerti. Fragile come i suoi edifici corrosi dal sale. Immersa in un ambiente precario, sottoposta ad una pressione turistica senza pari, con 30 milioni di visitatori ed una perdita continua di residenti, anno dopo anno. Insieme ai veneziani scompaiono le botteghe degli artigiani, i negozi di prossimità. Il tessuto sociale si dissolve, mentre spuntano nuove rivendite di souvenir. A chi appartiene la città storica, allora? Alle poche decine di migliaia di persone che ancora la vivono o ai milioni di turisti che ci passano qualche ora, si fanno un selfie a San Marco e poi ripartono? A Speciale Tg1, il reportage di Andrea Luchetta si interroga sul futuro di una città unica e universale, tanto fragile quanto globalizzata. Gentrificazione, uso privatistico degli spazi pubblici, esclusione sociale, impatto della new economy, innalzamento dei mari. La “Serenissima” è un simbolo universale del limite, in un’epoca che il limite sembra rifiutarlo. Un conflitto che si rispecchia nel moto ondoso dei canali, dove i vaporetti convivono con motoscafi privati, barchini, lancioni per turisti, carovane di taxi, vogatori, gondolieri e navi da crociera. C’è un futuro, in questo caos? La speranza viene dalla resilienza innata della città: storicamente, quanto più si è avvicinata al caos, tanto più ha saputo trovare un nuovo equilibrio. Sarà possibile anche questa volta, o ci siamo spinti troppo in là?


VAI A

RaiPlay – GuidaTV / Replay

M. M. mi ricorda gli anni di Venezia: Corso di Laurea in Servizio sociale dell’Università Ca’ Foscari di Venezia (1996-2003): docente a contratto del corso Politica sociale e Legislazione

Buongiorno Prof Ferrario

sono un’ex alunna di Ca’ Foscari Servizio Sociale. Sono certa non si possa ricordare di me …vista la quantità di studenti che avrà visto nell’arco della sua carriera.

Ma io ricordo con piacere il suo corso e l’innovazione che lei apportava già a quei tempi con il sito Segnalo.it.

Noi studenti non eravamo ancora abituati a comunicare con i docenti via web, quindi Segnalo fu uno strumento molto gradito!

cara M!
sono commosso per il suo ricordo. i miei anni veneziani sono stati fra i più belli della mia vita professionale.
ho intatta nella memoria l’immagine dei luoghi e anche delle persone. mi sono fatto dei veneti (attraverso di voi) l’idea di persone molto concrete ma anche molto proiettate sull’avere una “visione” della vita, dei problemi e dei modi in cui diventare professionisti dei servizi.
grazie anche per la fotografia del libretto che “salverò” nei miei ricordi. diciamo che il nostro contatto continua con altri mezzi. allora era il sito, poi sono arrivati i blog e poi facebook e poi twitter. ma l’intento è sempre quello: offrire un servizio (nel mio caso un servizio formativo).
buoni giorni e grazie ancora per il suo messaggio che mi ha fatto tantissimo piacere
Paolo
un ricordo degli “anni veneziani” (Corso di Laurea in Servizio sociale dell’Università Ca’…
ricevo (commosso) questo messaggio:
Buongiorno Prof Ferrario sono un’ex alunna di Ca’ Foscari Servizio Sociale. Sono certa non si possa ricordare di me …vista la quantità di studenti che avrà vis…
aulevirt.com
Paolo
e qui l’ultimo mio video della palazzina briati https://youtu.be/m01UnnGMbhY

FAVOLE AL TELEFONO, favola musicale tratta dai racconti di GIANNI RODARI, al Teatro Giuditta Pasta, Saronno (VA), 13 ottobre 2019

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Al Teatro Sociale di Omegna (Verbano-Cusio-Ossola) Favole al telefono, adattamento teatrale dell’omonimo libro di Gianni Rodari (1920-1980), nato proprio a Omegna il 23 ottobre di 99 anni fa (ore 21). Magda Poli sul Corriere della Sera: «Cosa è successo alle favole che ogni sera un padre raccontava al telefono alla figlia? E se fossero rimaste impigliate nel telefono che Giovannino ha trovato in cantina? È di sua mamma, era lei che ascoltava le fiabe del nonno ogni sera. La mamma non ha mai avuto il tempo di raccontargliele, e poi non se le ricorda più. Giovannino è il protagonista di un colorato e delizioso spettacolo per ragazzi con musiche, Favole al telefono, dedicato a uno dei più importanti autori per l’infanzia, Gianni Rodari, con la regia e adattamento di Raffaele Latagliata e le musiche del maestro Valentino Corvino. Un omaggio a un autore dal grande genio compositivo, espresso in forme stralunate e ludiche, con spaccati di realtà che coniugano mirabilmente poesia, razionalità, verità e immaginazione. Certo ci vuole molta fantasia per far rinascere le favole già ascoltate. Unendo Filastrocche a Favole al telefono, gli attori, eleganti e giocosi, in uno strano negozio di telefonia tra apparecchi giganti, ben riescono a guidare lungo un viaggio rodariano tra palazzi di gelato da leccare e tabelline da imparare, per scoprire che “in principio la terra era tutta sbagliata, renderla più abitabile fu una bella faticata”».

The Moody Blues, Melancholy Man, in: A Question of Balance, 1970

Sono un uomo malinconico, ecco cosa sono,
I’m a melancholy man, that’s what I am,
Tutto il mondo mi circonda e i miei piedi sono a terra.
All the world surrounds me, and my feet are on the ground.
Sono un uomo molto solo, facendo quello che posso,
I’m a very lonely man, doing what I can,
Tutto il mondo mi stupisce e penso di capire
All the world astounds me and I think I understandChe continueremo a crescere, aspettare e vedere.
That we’re going to keep growing, wait and see.

Quando tutte le stelle stanno cadendo
When all the stars are falling down
Nel mare e sulla terra,
Into the sea and on the ground,
E voci arrabbiate portano avanti il ​​vento,
And angry voices carry on the wind,
Un raggio di luce ti riempirà la testa
A beam of light will fill your headE ricorderai cosa è stato detto
And you’ll remember what’s been said

Da tutti i bravi uomini che questo mondo abbia mai conosciuto.
By all the good men this world’s ever known.

Un altro uomo è ciò che vedrai,
Another man is what you’ll see,

Chi ti assomiglia e assomiglia a me,

Who looks like you and looks like me,

Eppure in qualche modo non si sentirà lo stesso,
And yet somehow he will not feel the same,

La sua vita è presa dalla miseria, non pensa come te e me,
His life caught up in misery, he doesn’t think like you and me,

Perché non riesce a vedere quello che io e te possiamo vedere.
Cause he can’t see what you and I can see.

Fonte: LyricFind
Compositori: Mike Pinder

in  A Question of Balance, 1970

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la biografia dei MOODY BLUES

https://traccesent.com/2020/01/08/biografia-dei-moody-blues-in-enciclopedia-del-rock-gruppo-editoriale-l-espresso-2005/

Sui BLOG, un testo di Paolo Ferrario del 2007 (ai tempi di Splinder!)

Provo ad osservarmi.
E a scrivere mentre mi osservo.
E, in particolare, a mettere a fuoco i miei processi di pensiero.

Osservo i due poli opposti.
Da una parte c’è il continuo fluire del pensiero interno. E’ l’incessante ”stream of consciousness” che James Joyce ha osato sfidare sul piano letterario nel suo Ulisse. E’ un pensiero mobile, variabile, disordinato, confinante fra conscio ed inconscio. Talvolta si ferma. Più spesso scappa via e si dimentica del passo precedente.
E’ un gran compagno questo pensiero.
Si presentifica davanti allo specchio e mi fa dire: “ma chi sono io?  .. chi è quello lì? … ma sono davvero io?”.  O si manifesta con qualità psichica prima di dormire.
E’ il pensiero che  lentamente si assopisce prima di dormire. Per fare posto al sogno.
E’ il pensiero che può essere  messo al servizio della psiche con la reverie

All’altro polo c’è il pensiero applicativo. Quello dello studio analitico che si lega al lavoro ed alla professione. Qualsiasi lavoro attiva il pensiero applicativo. E’ pensiero pratico: “si fa così … no, si potrebbe anche fare così … questo adesso, questo dopo… occorre confrontare … ci vuole un parere …”
La coscienza occidentale è andata molto avanti nei pensieri applicativi.
Lo psicologo Howard Gardner nel suo Formae mentis, ha addirittura elaborato una tipologia delle intelligenze:

l’intelligenza linguistica;

l’intelligenza musicale,

l’intelligenza logico-matematica,

l’intelligenza spaziale,

l’intelligenza corporea;

l’intelligenza intrapersonale;

l’intelligenza interpersonale.

Libro fantastico il Formae mentis (Feltrinelli, 1987).

In mezzo a questi due poli si agitano, agiscono, prendono il sopravvento e lo perdono tantissimi altri stili di pensiero.
Il pensiero poetico. Quello dello sguardo intenso, unico e profondo sull’attimo. E’ un pensiero molto, molto legato allo sguardo. Sguardo diretto o obliquo. Ma comunque sguardo che vede oltre e dentro. Solo in quell’attimo. Lo sguardo che crea una realtà altra da quella percepita dalla coscienza.

Ancora il pensiero del gesto quotidiano. Accudirsi (oh , quanto sfuma sul pensiero interno, talvolta!), nutrirsi, fare ordine. Ricreare le condizioni per la propria sopravvivenza. E’ un pensiero apparentemente semplice che si affida alla memoria procedurale. Mia moglie mi dice che questo pensiero sarà molto, molto utile in vecchiaia.

C’è il pensiero della scelta. Cosa faccio? Cosa decido? Questa via o quest’altra? Decidere: tagliare. Ogni decisione è un taglio. Sanguina, poco o tanto

Insomma: ci sono tante varianti nei processi del pensare.
Anche perchè c’è sempre l’emozione di pensare. E’ lì che il pensare si umanizza perchè si impasta fra pensiero e sentimento ed ancora fra senzazione ed intuizione (quanto era saggio Jung. Il vecchio saggio Carl Gustav Jung)

Ma era ai blog dove volevo arrivare.

Quale tipo di pensiero attiva il fare direttamente un blog o ancora visitarli e commentare?
A me sembra che attivi un pensiero relazionale.
Ossia un pensare che si struttura facendo rimbalzare dentro di sè e poi fuori di sè e poi ancora dentro di sè pezzetti del pensare di altri. Come dice anche Fully in un suo post.
E’ per questo che le tecnologie che sostengono i blog sono una rivoluzione della modernità.
Ed è proprio che da qui nascono i problemi. I nuovi problemi legati all’uso di queste straordinarie tecnologie. In una prospettiva negativa ne ha già parlato Sherry Turkle.

Oggi vorrei soffermarmi su tre aspetti: la scelta dei blog, il tempo per esplorarli, il pensiero applicativo emergente, la rottura della solitudine nella moltitudine.

La scelta dei Blog. Per me è avvenuta prima per amicizia, poi per casualità, poi per affinità, poi ancora per amicizie acquisite. La Z-List combina affinità e casualità. Ma costringe anche alla scelta. Ed è stato molto divertente leggere del tormento decisionale di Dodo (sanguinava un pochetto). L’interesse della Z-List (e forse anche qualla della “classifica per generi”): conoscere blogger eccentrici rispetto alle mie centrature. Il suo svantaggio è la mancanza di un aggregatore. Non è una catena. E’ un albero con rami e rametti. Come gi alberi genealogici

E qui nasce il problema del tempo per esplorarli
Il tempo è breve, il tempo stringe, il tempo che resta è sempre limitato.
Osservo che il mio rapporto Uno a Molti con i blog funziona su tre sfere.

C’è la sfera intima. Gli amici, quelli che si visitano proprio sempre, con cui si colloquia, in cui si commenta e si leggono gli altri commenti. Con cui si intessono rapporti ancora più intimi con le letterine interne. Qui i rimbalzi sono molto frequenti. E talvolta si mettono a tema questioni piuttosto interessanti.

Poi c’è la sfera dei frequenti. Li vado a vedere, ma non in modo metodico. Ogni tanto qualcuno sfugge. I loro amici non diventano miei amici (ma talvolta sì). Insomma è un’area più esplorativa, basata sul criterio prova ed errore. Certo talvolta alcuni finiscono inesorabilmente nelle spire pitoniche della sfera intima.

Infine c’è la sfera dei blog per ricerche. Si tratta di case tematiche. Di blogger che inseguono un tema che mi sta a cuore. Questi blog sfumano nei siti. Non ci vedo molta differenza fra un blog specialistico-tematico ed un sito.
Non dico che tradiscono la missione originaria del blog, che è quella di essere un diario pubblico. Però quasi.

Per me la vocazione interessante del blog è la sua introspezione esposta al pubblico.
E’ per questo che i commenti offensivi e giudicanti sono così fuori tono nella cultura dei blog. Eppure prevalgono: ma è l’effetto imitativo della “discussione da bar sport”. Ti devo distruggere per le tue opinioni. Non posso distruggerti fisicamente, lo faccio con le parole. Tanto è facile battere i tasti, salvare ed inviare.
Così succede che i blogger delle sfere frequenti e per ricerche sono estremamente mobili nel mio rapporto uno a molti. Entrano ed escono con grande facilità.

Quanti blog della sfera intima e frequente si possono “curare”?
Vediamo: 20 interlocutori fra gli amici scelti e che mi hanno scelto; 36 fra i preferiti (ossia i blog monitorati da splinder).
Tenuto conto delle frequenze di lettura, credo che la soglia di 20 si quella più realistica.
Compatibilmente con le altre cose da fare posso “curare” con la dovuta attenzione ed solo 20 relazioni.
Nell’universo delle relazioni internettiane è una molecola nello spazio.
Nelle relazioni fra persone è molto. Tanto più che la rete abbatte la geografia. Sono relazioni extra-territoriali.

Ma quale pensiero interno e pensiero applicativo attiva il pensiero relazionale emergente dei blog?
Qui c’è il problema. Un problema che è solo all’inizio, direbbe Emanuele Severino.
Si tratta di un pensiero frammentato.
Un pensiero erratico.
Un pensiero che si applica a troppi oggetti per esplorarne a fondo ciascuno.

Penso al libro che più mi è caro, all’unico libro che Montaigne ha scritto nella sua vita e l’unico che mi porterei dovunque:

“Questo, lettore, è un libro sincero.
Ti avverto fin dall’inizio che non mi sono proposto, con esso, alcun fine,
se non domestico e privato.
Non ho tenuto in alcuna considerazione nè il tuo vantaggio nè la mia gloria.
Le mie forze non sono sufficienti per un tale proposito.
L’ho dedicato alla privata utilità dei miei parenti ed amici:
affinchè dopo avermi perduto (come toccherà loro ben presto)
possano ritrovarvi alcuni tratti delle mie qualità e dei miei umori,
e con questo mezzo nutrano più intera e viva la conoscenza che hanno avuto di me”
Montaigne, Saggi

Come non intra-vedere in queste parole del 1592 lo spirito, l’atteggiamento, la direzione biografica che oggi spinge un qualsiasi scrittore di blog?
Come sto ora facendo io.
Eppure quali differenze insormontabili!
Lì una applicazione quotidiana, senza interruzioni, senza interventi esterni a elaborare il proprio sè.
Qui, per l’appunto, una erranza fra temi, parole chiave, musiche, proposte, oggetti di riflessione diversissimi. Tutti spesso solo toccati velocemente senza una forte e profonda ricerca indaginante.
Là l’interiorità che si fa universalità.
Qui l’esteriorità dei frammenti che solo a condizione di riprendersi da se stessi in mano potrebbe diventare esperienza unitaria.
E’ il grande problema: tanti messaggi, tante informazioni, tanti stimoli. Ma poco o nulla come socializzazione e educazione a mettere assieme.
E, ripeto, siamo solo agli inizi del problema. Perchè siamo dentro la rivoluzione

Per ultimo mi resta ancora un filo di ragionamento.
E’ abbastanza chiaro che la modernità, alimentata dal mercato e dalle burocrazie,  è innanzitutto rottura delle solidarietà primarie tradizionali. Famiglia in primo luogo, ma poi anche comunità locali.
Questo fa sì che tutti noi (chi più, chi meno) siamo persone sole nella moltitudine.
La moltitudine dei singoli ha sostituito le relazioni primarie.
Il blog integra, quando va bene, le relazioni faccia a faccia.
Più rischioso è quando le sostituisce.
Non c’è un rapporto causa effetto del tipo: la cultura dei blog provoca un impoverimento dei rapporti faccia a faccia.
No
Piuttosto l’estensione ed i radicamento, e le Z-List e le classifiche, insomma tutto questo avvitamento su se stessi dei blog, sono un sintomo della solitudine della moltitudine
Tuttavia essi talvolta alimentano anche forme nuove di solitudine scelta.
E qui il salto esistenziale si fa duro e terribile.
Fin quando si chiacchiera più o meno amabilmente sui post e nei commenti: “Caro di qui” … “Caro di là” … “condivido” … “non sono d’accordo” … e via discorrendo (“zio caro”: e qui capisce solo chi ha letto altro) …
Dicevo fin quando si parla con i tasti nasce, cresce,  l’illusione di essere in relazione. Di avere amicizie solide che rompono la solitudine.

Ma appena arriverà la caduta, la malattia, il colpo inaspettato che mette fuori gioco il corpo e la sua stessa possibilità di relazione … ecco, in quel momento, tutte queste relazioni virtuali si disfarranno nel vento.

Cesseranno immediatamente di esistere. Nè più nè meno come quando si spegne un computer.
Non ci sarà più alcuna relazione virtuale importante e necessaria ad avvicinare l’impatto di quel problema.
Ed allora saranno ancora una volta  solo le relazioni primarie, quelle faccia a faccia, quelle delle famiglie sia pure disgraziate, invadenti e terrificanti, dei preti odiati e sbeffeggiati, degli insegnanti colpevolizzati, dei vicini di casa invadenti, ma forse allora rivalutati, dei volontari onnipotenti ed ingrugniti nella loro vocazione salvifica a dimostrare la loro essenzialità per tenerci assieme, male e  ancora per un poco. Ma a tenerci assieme
E se anche queste relazioni franeranno (e franeranno, perchè non tengono sul medio e lungo periodo) ci saranno solo le istituzioni del welfare a darci una gruccia, un lenzuolo pulito alla mattina, dopo, la merda della notte.
Le tanto disprezzare istituzioni del welfare, delle quali ci si accorge per criticarne l’insufficienza, secondo la solita logica della “caccia al colpevole”, solo quando ne abbiamo bisogno.
Ed è qui che la politica, non la politica – spettacolo, ma la politica – azione eticamente sostenuta, riacquista il suo ruolo, peso, vocazione.

Dunque, mi dico: fai il tuo blog, cura le tue relazioni, costruisci pure questi legami sottili che passano per la comunicazione dei fili. Sappi, però, che sono rapporti effimeri, labili, leggeri. E allora tieni sempre d’occhio anche  le persone fisiche, concrete, visibili.
Ringrazia il caso e la natura che ti ha messo vicino una moglie che illumina e scalda i giorni.
Tuttavia, se scarseggiano i rapporti interpersonali, perchè hai un pessimo carattere, punta ancora sulle politiche di welfare e sul loro funzionamento.
Magari qualcuno, quando sarai nel letto assistito o sul deambulatore, si ricorderà che Nina Simone sa farti piangere e contemporaneamente renderti sempre felice.
E si ricorderà di infilarti una cuffia sulle orecchie e far andare in loop le sue 500 canzoni.

MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

Provo ad osservarmi.
E a scrivere mentre mi osservo.
E, in particolare, a mettere a fuoco i miei processi di pensiero.

Osservo i due poli opposti.
Da una parte c’è il continuo fluire del pensiero interno. E’ l’incessante ”stream of consciousness” che James Joyce ha osato sfidare sul piano letterario nel suo Ulisse. E’ un pensiero mobile, variabile, disordinato, confinante fra conscio ed inconscio. Talvolta si ferma. Più spesso scappa via e si dimentica del passo precedente.
E’ un gran compagno questo pensiero.
Si presentifica davanti allo specchio e mi fa dire: “ma chi sono io?  .. chi è quello lì? … ma sono davvero io?”.  O si manifesta con qualità psichica prima di dormire.
E’ il pensiero che  lentamente si assopisce prima di dormire. Per fare posto al sogno.
E’ il pensiero che può essere  messo al servizio della psiche con la reverie

All’altro polo c’è il pensiero…

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Archivio ANTONIO SPALLINO, Mostra fotografica, Studio Spallino, via Volta 66, Como , 21/22 giugno 2019

Coatesa sul Lario e dintorni

Archivio Antonio Spallino

Mostra fotografica

21/22 giugno 2019

Studio Spallino, via Volta 66, Como

Carissimi,

nella mattinata di venerdì 21 giugno presenteremo alla stampa l’archivio di papà.

Contenendo l’archivio anche numerose immagini, con Enzo Pifferi abbiamo colto l’occasione per organizzare una piccola mostra fotografica che ripercorre il sentiero di vita di Antonio Spallino.

Quale posto migliore per ospitarla dello studio di via Volta, che papà ha costruito e amato?

Sospenderemo quindi l’attità professionale e apriremo lo studio al pubblico dalle ore 15:00 fino alle 18:30 di venerdì 21 giugno e dalle 10:00 alle 12:30 del sabato successivo.

Vi aspettiamo.

P.S.
Se avete foto con papà, portatele. Ne faremo una copia da inserire nell’archivio.

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bibliografia del sociologo TULLIO AYMONE (1931-2002)

da

www.segnalo.it


 www.segnalo.it

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TULLIO AYMONE

(ma la ricerca continua)

ricordi di  Paolo Ferrario


Como 21 maggio 2003

Leggo con troppo  ritardo un numero della rivista Inchiesta ed apprendo, in un articolo di una docente brasiliana (Ana Maria Rabelo Gomez – Universitade Federal de Minas Gerais, Facultade de Educaçao), che è morto Tullio Aymone. “Prematuramente scomparso”, dice.

Non posso trattenere la mia commozione, ma lascio anche affiorare i ricordi. Fondamentali e forti. Perché Tullio Aymone, in un periodo troppo popolato da “cattivi maestri” cui la televisione dà un palcoscenico per le loro debolissime teorie , è stato un vero maestro. Un ricercatore dal “pensiero forte”.

L’ho inseguito in tutte le sue lezioni che ha potuto tenere  a Trento nel periodo 1969-1973. Non era facile, perché l’attività didattica era allora , a dir poco, discontinua. Continuamente interrotta dalla prepotenza dei leader e leaderini di Lotta Continua che letteralmente “occupavano” ogni spazio fisico e mentale dell’Università. Per  loro chi faceva lezione e chi ci andava era un nemico. 

Nel gorgo, solo per certi versi creativo, di quegli anni, Tullio Aymone è stato un ancoraggio sicuro. Una presenza per me indimenticabile. Da lui ho imparato alcune cose fondamentali che mi hanno accompagnato per sempre: l’importanza della storia, cioè della necessità di “storicizzare” ogni evento (l’educazione, la sociologia, gli strumenti metodologici, …); il ruolo del sociologo come “operatore del sociale”; la politica come scelta etica; lo stimolo a studiare Antonio Gramsci, Giorgio Candeloro,  Eugenio Garin . Da lì è poi venuta la mia successiva e lunga militanza nel PCI, dove ho cercato di mettere assieme (purtroppo con scarsi esiti) lo stare in un partito e produrre trasformazione sociale, anche attraverso gli strumenti della conoscenza.

L’ho conosciuto nella sua capacità didattica: parlava calmo seduto sulla cattedra, mettendo insieme lezioni che intrecciavano sociologia, antropologia, psicanalisi, filosofia marxista, ricordi di lavoro. In lui le teorie non avevano mai pretese dogmatiche: le usava solo come strumenti per comprendere ed agire. Con lui ho appreso nel vivo  cosa è l’ “immaginazione sociologica” e cosa può voler dire essere “impegnati” nella storia collettiva ed individuale. Suggeriva di studiare lo psichiatra Harry Stack Sullivan, ma collocando le sue pratiche terapeutiche nel quadro della struttura sociale degli Stati Uniti. Sapeva connettere le teorie della psicanalista Melanie Klein al più generale processo storico dell’educazione nelle società europee. Di Marx puntava a cogliere il metodo analitico e a mettere in ombra il dogmatismo dottrinario. Considerava Freud un rivoluzionario del pensiero, ma consigliava di mettere da parte la sua matrice biologistica. 

Oggi sono diventati molto di moda i libri di Zigmunt Bauman: chissà quanti ricordano che Tullio Aymone fece tradurre, nel 1971,  dagli Editori Riuniti il libro Lineamenti di una sociologia marxista, scrivendone l’introduzione ?

Agli inizi degli anni ’70 sono poi andato a trovarlo a Milano, in una semplicissima casa popolare carica di libri. Cercavo consigli, cercavo una guida. Ero una persona confusa, sempre alla ricerca di piste, di orientamenti. E da lui trovavo sempre le parole giuste. Mi accennava al suo lavoro di sociologo urbano, appreso all Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi, con Chombart de Lauwe. Di questo autore ha scritto una introduzione alla edizione italiana di Des hommes e des villes, pubblicato da Marsilio. La sua vita professionale mi sembrava una avventura (Ivrea, l’Olivetti, Parigi, le ricerche nelle periferie urbane ….) e io avrei voluto fare qualcosa di simile: 

Ancora mi ha ricevuto nella sua nuova fase di vita a Bologna, forse nel 1972. Mi disse che era stufo della rudezza della vita milanese e che lì trovava nuove e più ricche esperienze nelle quali collegare, nel suo irripetibile stile di vita, partecipazione sociale e ricerca. In quelle pochissime ore bolognesi è praticamente iniziata la mia professione. Mi disse di non occuparmi di scuola (volevo fare una tesi su quell’argomento, allora molto trattato) ma di sanità.

 “Occupati delle Usl e di politiche sulla salute” mi disse. Io non sapevo neppure cosa fossero. Ma da allora inseguii quel tema. E la costruzione del sociale attraverso i servizi alle persone è diventato il mio oggetto di studio, di esperienza lavorativa  e di scrittura. Così ho fatto la tesi sulla storia della sanità italiana e lui me l’ha presentata a Trento. Attraverso quella tesi ho conosciuto Laura Conti, di cui lui è stato amico ed anche ospite in casa sua, in una fase di difficoltà economiche. Così era la militanza del Pci: una comunità in cui, anche nell’asprezza della vita politica,  c’erano azioni di  mutuo aiuto.

Poi l’ho perso. Ho saputo dei suoi incarichi universitari successivi e ne sono stato contento: passava da una vita precaria ad una nuova situazione di insegnamento e di ricerca. Ma ho sempre cercato i suoi programmi, le sue bibliografie. Invidio gli studenti modenesi che hanno potuto, forse, ascoltarlo con più ampiezza di tempo.

Ho  tenuto, come compagni di viaggio, tutti i suoi scritti. Lezioni registrate, appunti di articoli, libri, rapporti di ricerca. Ha scritto solo due libri, a mia conoscenza. Il suo lavoro di sociologo è stato pratico-teorico. Cioè  molto legato all’operare, anche se sostenuto da teorie e riferimenti solidi.

Il suo è certamente un pensiero sistematico, ma questa sistematicità la si può ricavare dalle molecolari tracce scritte e dal suo parlare. Solo il filo della memoria può tentare di mettere assieme tutto questo.

Io mi sono fatto una idea di questo pensiero, perché ho a lungo frequentato le sue riflessioni, le sue argomentazioni, il suo modo di connettere esperienza personale e flusso della storia.

Il mio modo di rendere onore alla sua memoria ed al suo valore è quello di rendere disponibili queste tracce frammentarie. 

Forse qualcuno rintraccerà queste pagine e potrà aggiungerle ai propri ricordi e magari aiutarmi a “scolpire” ancora la sua persona attraverso altre tracce biografiche.

Ho lanciato nella rete questo ricordo: sarei molto grato a chiunque  volesse  inviarmi ricordi o altre testimonianze sulla sua vita ed il suo lavoro intellettuale.

AYMONE TULLIO

ARGOMENTAZIONE IN TEMA DI CULTURA POPOLARE, dattiloscritto 1 marzo

, 1959, p. 6

AYMONE TULLIO

GIUSEPPE COCCHIARA: POPOLO E LETTERATURA (RECENSIONE) in RINASCITA N. 12 1959

, 1959, p.

AYMONE TULLIO

RELAZIONE SOCIALE PER IL COMUNE DI SAN DONATO MILANESE, dattiloscritto senza data, probabilmente

anni Sessanta

, 1960, p. 1-25

AYMONE TULLIO

SCHEMA DI RELAZIONE: PROGETTO GRAMSCI. dattiloscritto senza data, probabilmente anni ’60

, 1960, p. 5

AYMONE TULLIO

SCHEMA DI RELAZIONE: L’UOMO PER LE SCIENZE SOCIALI, dattiloscritto senza data, probabilmente anni ’60

, 1960, p.

AYMONE TULLIO

LA BASE CULTURALE DELLE SCIENZE SOCIALI, dattiloscritto senza data, probabilmente anni ’60

, 1960, p.

AYMONE TULLIO

APPUNTI DI ANTROPOLOGIA CULTURALE AL CORSO UNSAS – SCUOLA PER ASSISTENTI SOCIALI, senza

data, probabilmente anni ’60 – dottiloscritto

, 1960, p. 1-11

AYMONE TULLIO

PROBLEMI UMANI E PIANIFICAZIONE URBANISTICA NEL MILANESE in CENTRO SOCIALE n. 43/44

, 1962, p. 125-131

AYMONE TULLIO

STUDI PRELIMINARI ALLA PROGETTAZIONE URBANISTICA PER IL TEMPO LIBERO A LIVELLO COMUNALE

E COMPRENSORIALE

COLLETTIVO DI ARCHITETTURA, 1962, p.

AYMONE TULLIO

RICERCA SOCIOLOGICA E INTEGRAZIONE SOCIALE NELLE AREE IN SVILUPPO, appunti

COLLETTIVO DI ARCHITETTURA, 1962, p.

AYMONE TULLIO

SVILUPPO ECONOMICO E PROBLEMI SOCIALI NEL SUD MILANESE, in PROBLEMI DEL SOCIALISMO n. 1

, 1963, p. 41-59

AYMONE TULLIO

FISIONOMIA STRUTTURALE DELLA POPOLAZIONE DI UNA “COREA”, in PROBLEMI DEL SOCIALISMO n. 4

, 1963, p. 445-463

AYMONE TULLIO

LA CULTURA D’AVANGUARDIA DI FRONTE AI PROBLEMI SESSUALI, in PROBLEMI DEL SOCIALISMO n. 5

, 1963, p. 624-631

AYMONE TULLIO

STORIA DI UN CIRCOLO CULTURALE in RINASCITA 2 FEBBRAIO

, 1963, p. 26

AYMONE TULLIO

UNA “COREA” MILANESE in RINASCITA 18 MAGGIO

, 1963, p. 9-10

AYMONE TULLIO

ORGANIZZAZIONE DELLE STRUTTURE DI TEMPO LIBERO

, 1963, p.

AYMONE TULLIO

INDAGINE A BUCCINASCO, in COLLETTIVO DI ARCHITETTURA DI MILANO

, 1963, p.

AYMONE TULLIO

POPOLAZIONE RESIDENTE E TURISTICA E FUNZIONE DELLE COSTE

ITALIA NOSTRA DI GENOVA, 1964, p. 7-16

AYMONE TULLIO

LA LIBERTA’ DI SCEGLIERMI UN LAVORO, in RINASCITA n. 8

, 1965, p. 15-16

AYMONE TULLIO

INTERVENTO E AZIONE CULTURALE NELLA SOCIETA’ CHE SI CONTRADDICE, in INSERTO DI RINASCITA “il

contemporaneo”

, 1965, p. 11-13

AYMONE TULLIO

APPUNTI DI SOCIOLOGIA, SCUOLA UNSAS, dattiloscritto senza data, probabilmente anni ’60

, 1965, p. 1-16

AYMONE TULLIO

TEMPO LIBERO E FUNZIONE DELLE COSTE, seminario di studio di Italia Nostra, senza data, probabilmente

anni ’60

, 1965, p.

AYMONE TULLIO

CARATTERE E FUNZIONE DEL CIRCOLO RICREATIVO E CULTURALE NEI SUOI SVILUPPI STORICI E NEL

MOMENTO PRESENTE, TESI PER IL CONGRESSO NAZIONALE DELL’ARCI, DATTILOSCRITTO SENZA DATA,

probabilmente anni 60

, 1965, p.

AYMONE TULLIO

POLITICA CULTURALE DELL’ENTE LOCALE IN RAPPORTO ALLA ORGANIZZAZIONE DEL TERRITORIO, AL

TEMPO LIBERO ALLA SCUOLA E ALLE TRADIZIONI DELL’AMBIENTE IN CUI ESSO OPERA, intervento al

Convegno di Modena 11-12 giugno

, 1966, p. 7-21

AYMONE TULLIO

POLITICA CULTURALE DELL’ENTE LOCALE IN RAPPORTO ALLA ORGANIZZAZIONE DEL TERRITORIO, AL

TEMPO LIBERO ALLA SCUOLA E ALLE TRADIZIONI DELL’AMBIENTE IN CUI ESSO OPERA, in LA CULTURA

POPOLARE ANNO XXXVIII

, 1966, p. 209-220

AYMONE TULLIO

PSICHIATRIA E CLASSI ECONOMICHE, in RINASCITA- INSERTO IL CONTEMPORANEO MARZO

, 1966, p. 7-8

AYMONE TULLIO

INTERVENTO AL QUARTO CONGRESSO NAZIONALE DELL’ARCI

, 1966, p. 53-59

AYMONE TULLIO

GLI UOMINI E I PROBLEMI in RINASCITA – INSERTO “IL CONTEMPORANEO” SETTEMBRE

, 1966, p. 3-4

AYMONE TULLIO

MARXISMO SOCIOLOGIA RICERCA EMPIRICA in PROBLEMI DEL SOCIALISMO N.18

, 1967, p. 607-618

AYMONE TULLIO

INTELLETTUALI, SCIENZE SOCIALI,REALTA’ ITALIANA in PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE N. 4.

, 1967, p. 1-5

AYMONE TULLIO

PATOLOGIA SOCIALE IN AMBIENTE URBANO in RICERCA SOCIALE IN AMBIENTE URBANO

ISTISS, ROMA, 1967, p. 204-212

AYMONE TULLIO

INDAGINE SUL LODIGIANO, in ILSES-ISTITUTO LOMBARDO PER GLI STUDI ECONOMICI E SOCIALI

, 1967, p.

AYMONE TULLIO

INTRODUZIONE a UOMINI E CITTA’ di P.H. CHOMBART DE LAUWE

MARSILIO EDITORI, 1967, p. 9-24

AYMONE TULLIO

I PROBLEMI DELLA SOCIOLOGIA E L’ISTITUTO DI TRENTO in RINASCITA N. 51

, 1967, p.

AYMONE TULLIO

SCIENZE SOCIALI E PSICOTERAPIA in RINASCITA N. 38

, 1967, p. 19-20

AYMONE TULLIO

POTERE LOCALE E BUROCRAZIA NELL’ESPERIENZA DELLA SINISTRA in INCHIESTA N. 40

, 1967, p. 3-9

AYMONE TULLIO

PATOLOGIA SOCIALE IN AMBIENTE URBANO in RICERCA SOCIALE IN AMBIENTE URBANO

, 1967, p.

AYMONE TULLIO, SPINELLA MARIO

LA RICERCA DI NUOVI “VALORI” NELLA GIOVENTU’ ITALIANA DI OGGI, in RINASCITA n. 8

, 1968, p. 19-20

AYMONE TULLIO

A PROPOSITO DELLA PSICOTERAPIA DELLA FAMIGLIA, in PROBLEMI DEL SOCIALISMO n. 37

, 1968, p. 1433-1439

AYMONE TULLIO

SOCIOLOGIA, appunti dattiloscritti, Scuola Unsas 1967/1968

, 1968, p. 1-57

AYMONE TULLIO

RICERCA SUL CONDIZIONAMENTO SOCIALE AL RISULTATO SCOLASTICO NELLA SCUOLA DELL’OBBLIGO DI

SESTO SAN GIOVANNI. FASCICOLO 1: IL CONDIZIONAMENTO SOCIO-ECONOMICO

COMUNE DI SESTO SAN GIOVANNI, 1968, p. 70

AYMONE TULLIO

RICERCA SUL CONDIZIONAMENTO SOCIALE AL RISULTATO SCOLASTICO NELLA SCUOLA DELL’OBBLIGO DI

SESTO SAN GIOVANNI. FASCICOLO 2: IL CONDIZIONAMENTO SOCIOCULTURALE

COMUNE DI SESTO SAN GIOVANNI, 1968, p.

AYMONE TULLIO

DIMENSIONE SOCIOLOGICA NELL’INTERVENTO URBANISTICO A SCICLI

, 1968, p. 38

AYMONE TULLIO

PIANO DI LAVORO PER LE SCIENZE SOCIALI

, 1969, p.

AYMONE TULLIO

NASCITA E SVILUPPO DELLE SCIENZE SOCIALI, LEZIONE E DIBATTITO C/O CENTRO STUDI PSICOTERAPIA

, 1969, p.

AYMONE TULLIO

MOVIMENTO OPERAIO, INTELLETTUALI, OPERATORI SOCIALI in PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE N. 11

, 1969, p. 5-15

AYMONE TULLIO

ARGOMENTAZIONE

, 1969, p.

AYMONE TULLIO

IL POTERE DI BASE, gruppo di studio, Università di Trento, appunti

, 1969, p.

AYMONE TULLIO

INDIVIDUO SOCIETA’ LAVORO POLITICO

, 1969, p.

AYMONE TULLIO

CONSUMISMO E PARTECIPAZIONE NELLA SOCIETA’ NEOCAPITALISTICA in PROBLEMI DEL SOCIALISMO N.

49

, 1970, p.

AYMONE TULLIO

SEMINARIO “GRUPPI DI PARTECIPAZIONE POLITICA”, Universita’ di Trento 1969-70, Appunti

, 1970, p.

AYMONE TULLIO

ORIGINE E SVILUPPO DELLE SCIENZE SOCIALI, relazione al Centro Studi di psicoterapia, psicopedagogia,

metodologia istituzionale di Milano . Appunti

, 1970, p.

AYMONE TULLIO

RICERCA SUL CONDIZIONAMENTO SOCIALE AL RISULTATO SCOLASTICO NELLA SCUOLA DELL’OBBLIGO

DI SESTO S.G.

COMUNE DI SESTO S.G., 1970, p.

AYMONE TULLIO

STUDENTI LAVORATORI E GRUPPI DI LAVORO

, 1970, p.

AYMONE TULLIO

INDIVIDUO, SOCIETA, LAVORO POLITICO, Universita’ di Trento 1969-70, Appunti

, 1970, p.

AYMONE TULLIO

INTRODUZIONE, in LINEAMENTI DI UNA SOCIOLOGIA MARXISTA di ZYGMUNT BAUMAN

EDITORI RIUNITI, 1971, p.

AYMONE TULLIO

SOCIOLOGIA DELL’EDUCAZIONE. Universita’ di Trento CORSO 1971-1972, Appunti

, 1971, p.

AYMONE TULLIO

SOCIOLOGIA DELL’EDUCAZIONE. Universita’ di Trento CORSO 1970-1971, Appunti

, 1971, p.

AYMONE TULLIO

SCUOLA DELL’OBBLIGO CITTA’ OPERAIA

LATERZA, 1972, p. 200

AYMONE TULLIO

LEZIONI AL CORSO DI SOCIOLOGIA DELL’EDUCAZIONE

REGISTRAZIONI SU CASSETTA, 1973, p.

AYMONE TULLIO

SOCIOLOGIA DELL’EDUCAZIONE. Universita’ di Trento CORSO 1973, Appunti

, 1973, p.

AYMONE TULLIO

INTERVENTO AL CONVEGNO REGIONALE PROMOSSO DALL’ARCI – UISP DELL’EMILIA ROMAGNA, BOLOGNA

28 FEBBRAIO

, 1976, p. 32-34

AYMONE TULLIO

PARTECIPAZIONE POLITICA DI TERRITORIO: UNA RIFLESSIONE POLITICA INCHIESTA N. 22

, 1976, p.

AYMONE TULLIO

SPONTANEITA’ E ORGANIZZAZIONE DELL’ ASSOCIAZIONISMO, in CULTURA DI MASSA E ISTITUZIONI

DE DONATO, 1976, p. 107-114

AYMONE TULLIO

INTERVENTO SU: POTERE, AUTORITA’, IDENTIFICAZIONE, GENERAZIONI, PAURA, in PSICOTERAPIA E

SCIENZE UMANE n. 1/2

, 1976, p. 9-13

AYMONE TULLIO

FORME DI PARTECIPAZIONE A LIVELLO DI TERRITORIO in NOTE E RASSEGNE N. 45

, 1977, p. 83-88

AYMONE TULLIO

ASSOCIAZIONISMO CULTURALE,RICREATIVO E SPORTIVO in RIFORMA DELLA SCUOLA N. 5

, 1977, p.

AYMONE TULLIO

TENSIONI POPOLARI E SVILUPPO DELLA SCIENZA in INCHIESTA N. 34

, 1978, p. 3-11

AYMONE TULLIO

BUROCRATIZZAZIONE DELLA POLITICA DELL’OVEST E DELL’EST in POTERE ED OPPOSIZIONE NELLE

SOCIETA’ POST-RIVOLUZIONARIE

ALFANI,QUAD.DEL MANIFESTO N.8, 1978, p. 241-245

AYMONE TULLIO

PROGETTO DI RICERCA SUGLI OPERATORI CULTURALI, COMUNE DI FIORANO MODENESE –

DATTILOSCRITTO

, 1978, p. 1-11

AYMONE TULLIO

POTERE LOCALE E BUROCRAZIA NELL’EPERIENZA DELLA SINISTRA, in INCHIESTA n. 40

, 1979, p. 3-9

AYMONE TULLIO

NUOVA COMPLESSITA’ SOCIALE ED AREE DI EMARGINAZIONE, in Conferenza economica cittadina, Comune

di Modena

, 1982, p. 1-6

AYMONE TULLIO

LE AGGREGAZIONI GIOVANILI NELLA REALTA’ MODENESE, in PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE n: 11/12

, 1983, p. 143-151

AYMONE TULLIO

GLI POLITICHE SOCIALI A UN BIVIO: L’ESPERIENZA DELLA SINISTRA ITALIANA NELLE AMMINISTRAZIONI

LOCALI, in INCHIESTA N. 66

, 1984, p. 16-23

AYMONE TULLIO

COMUNICAZIONE E CULTURA DEI PARI, in Atti del Convegno della Presidenza del Consiglio dei Ministri

COMUNICAZIONE DROGA, 5-7 luglio

, 1984, p. 49-58

AYMONE TULLIO

OLTRE L’HOMO POLITICUS: STRATEGIE E CULTURA NEL WELFARE STATE, IN RINASCITA N. 14

, 1985, p. 44-46

AYMONE TULLIO

L’ ARTE DI STUDIARE IL GOVERNO, in RINASCITA n. 5

, 1985, p. 8-9

AYMONE TULLIO

SE LA DEMOCRAZIA DIVENTA VITA QUOTIDIANA, in RINASCITA n. 20

, 1985, p. 8-10

AYMONE TULLIO

CULTURE GIOVANILI, GRUPPI DEI PARI E MODIFICAZIONI DELLA SOCIETA’ ITALIANA, in PSICOTERAPIA E

SCIENZE UMANE n. 2

, 1985, p. 19-27

AYMONE TULLIO

UNA OCCASIONE DI FORMAZIONE SUL CAMPO, in REGIONE EMILIA ROMAGNA , SPAZIO GIOVANI-RICERCA

SUI CENTRI DI AGGREGAZIONE GIOVANILE senza data, probabilmente anni ’80

, 1985, p.

AYMONE TULLIO

GIOVANI PROGETTUALITA’ E ISTITUZIONI, in PROGETTO GIOVANI – UN PERCORSO DI EMANCIPAZIONE

DELLA CITTA’, COMUNE DI MODENA

, 1985, p. 85-89

AYMONE TULLIO

SOCIOLOGIA E DINTORNI, in PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE n. 3

, 1986, p. 52-58

AYMONE TULLIO

A PROPOSITO DELL’INDIVIDUO: SOGGETTI E SISTEMI IN UN CONTESTO STORICO O AGNOSTICO? In

Psicoterapia e scienze umane n. 3

, 1986, p. 131-144

AYMONE TULLIO

MOVIMENTO OPERAIO, POLITICHE SOCIALI E PARTECIPAZIONE, in I NUOVI MOVIMENTI, a cura di M.

Bonacini

IL LAVORO EDITORIALE, 1986, p. 55-67

AYMONE TULLIO

CULTURA POLITICA E STILI DI DIREZIONE NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE in LA FORMAZIONE NEL

PUBBLICO IMPIEGO: PROCESSI DECISIONALI, AMMINIS

FRANCO ANGELI EDITORE, 1987, p. 35-41

AYMONE TULLIO, LA ROSA MICHELE

LA FORMAZIONE DEI DIRIGENTI SOCIO-SANITARI, in LA FORMAZIONE NEL PUBBLICO IMPIEGO: IL

PROBLEMA DELLA DIRIGENZA LOCALE

ANGELI, 1987, p. 23-120

AYMONE TULLIO

ALCUNE QUESTIONI DI METODO, in LA CULTURA DEGLI ENTI LOCALI (1975-1985), a cura di Mariuccia Salvati

e Lucia Zannino

ANGELI, 1988, p. 155-160

AYMONE TULLIO

NOI E I SERINGUEIROS, in RINASCITA n. 7

, 1989, p. 28

AYMONE TULLIO

AMAZZONIA: PERCHE’ UCCIDONO GLI UOMINI E LE FORESTE, in RINASCITA n. 2

, 1989, p. 22-23

AYMONE TULLIO

SE DIRIGERE DIVENTA STILE, in RINASCITA n. 7

, 1989, p. 12-13

AYMONE TULLIO

GLI SCENARI PER POSSIBILI PROCESSI DI APPRENDIMENTO RECIPROCO FRA CULTURE DIVERSE,

dattiloscritto in IMMIGRAZIONE SAPERNE DI PIU’, EMILIA ROMAGNA

, 1990, p. 508-518

AYMONE TULLIO

UN ESEMPIO DI RAPPORTO INTEGRATO FRA NATURA E SISTEMI DI VITA, in FILOSOFIA E AMBIENTE DI

VITA – ATTI DEL CONVEGNO MAZIONALE DI MONTE S. ANGELO (FG) 14-16 SETTEMBRE 1995, a cura di

Domenico di Iasio

LEVANTE EDITORI, 1995, p.

LA ROSA MICHELE, AYMONE TULLIO

ALLA RICERCA DELL’AMMINISTRAZIONE ruolo, identità, professionalità degli amministratori locali

FRANCO ANGELI EDITORE, 1995, p. 228

AYMONE TULLIO (a cura di)

RICERCHE E RICERCHE – AZIONE – DIMENSIONE LOCALE: MODENA, CIRCOSCRIZIONE S. FAUSTINO

, 1995, p.

AYMONE TULLIO, PAVARINI MASSIMO (a cura di)

RICERCHE E RICERCHE – AZIONE – DIMENSIONE LOCALE: BOLOGNA, IL QUARTIERE RENO

, 1995, p.

AYMONE TULLIO

AMAZZONIA i popoli della foresta

BOLLATI BORINGHIERI, 1996, p. 230

AYMONE TULLIO

GLI ESITI DEL MODELLO POLANYIANO NEGLI SVILUPPI DELLA RICERCA ANTROPOLOGICA, in INCHIESTA N.

117/118 1997

, 1997, p. 73-83

AYMONE TULLIO

IL RUOLO DELLA PARTECIPAZIONE in Popolazioni protagoniste dello sviluppo locale nei paesi del Sud del

mondo

INCHIESTA N. 126, EDIZIONI DEDALO, 1999, p. 2-5

AYMONE TULLIO

UN PROGETTO DI RICERCA COMPARATIVA TRA REALTA’ SOCIALE ITALIANA E BRASILIANAI, in INCHIESTA

N. 137-138

, 2002, p. 64-69

AYMONE TULLIO

UN CONSIDERAZIONI SULLA PARTECIPAZIONE POLITICA NELL’ERA DELLA GLOBALIZZAZIONE, in

INCHIESTA N. 137-138

, 2002, p. 48-63

AYMONE TULLIO, GOMES ANA MARIA RABELO

DUE TESTI DI TULLIO AYMONE, IN INCHIESTA N. 137-138

, 2002, p. 46-47

 

TULLIO AYMONE e SILVIA MONTEFOSCHI, interventi su PSICOTERAPIA E FAMIGLIA, in PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE. Atti dell’VIII Congresso Internazionale di Psicoterapia, Milano, 25-29 Agosto 1970, a cura di Pier Francesco Galli, Feltrinelli editore, 1973

Paolo Ferrario, Ipotesi e proposte per un impegno di lavoro politico, in Il Gallo, Genova, Marzo 1970, p. 17-19 (con un nitido ricordo di Nanda Cairoli, che lo fece pubblicare in quella rivista)

oggi è affiorata questa domanda , cui è seguito un pensiero: Qual’è il senso di una intera vita? …

Qual’è il senso di una intera vita?
Non lo so. Lo imparo forse dai poeti.
Ma una certezza mi sembra di averla:
ogni singolo attimo della vita è il suo senso

prove di scrittura autobiografica: Paolo Ferrario, Un’AMICIZIA FINITA, 2015

Antologia del TEMPO che resta

Ogni volta che il canto di Nina Simone si diffonde nella mia camera non posso fare a meno di pensare a Paola e alla fine del nostro rapporto. Dico rapporto perché, sulla soglia della settantina, ho smesso l’uso di parole impegnative come, nel nostro caso, Amicizia.

Amicizia … in tempi ormai remoti eravamo tutti convinti di essere grandi amici: ci si muoveva sempre in gruppo, dalle gite domenicali alle vacanze estive, e di sabato sera, quando ognuno scartava la proposta dell’altro, la soluzione vincente restava ovviamente la casa di Paola.

Chissà, forse perché era l’unica a conservare un legame affettivo stabile, mentre di noi e delle nostre vicende matrimoniali restavano solo misere macerie.

O forse perché Paola era un’implacabile entusiasta. I suoi repentini innamoramenti delle cose della vita ci obbligavano a dare una scossa al nostro torpore e a tentare di tenerle il passo. Non trascorreva settimana che non fosse…

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biografia in 25 libri: “Pensa a 25 libri che hanno avuto un così profondo effetto su di te da cambiare la tua vita o il modo in cui guardi ad essa”, fine anni ’90


dai tempi dei blog su Splinder, fine anni ’90

«Pensa a 25 libri che hanno avuto un così profondo effetto su di te da cambiare la tua vita o il modo in cui guardi ad essa. Ti hanno trascinato a fondo e rapito per giorni, settimane, mesi, anni. Sono i libri che potresti usare per identificare tempi, luoghi, persone, emozioni. Quando hai finito,”tagga” altre 25 persone, me incluso. Sii certo/a di copiare e incollare questa parte così che tutti sappiano che cosa fare»


MONTAIGNE MICHEL DE, a cura di Fausta Garavini, saggio introduttivo di Sergio Solmi, SAGGI, ADELPHI EDITORE, 2007, p. 1586

BRUN – LAMBERT DAVID, NINA SIMONE, UNA VITA, KOWALSKI, 2008, p. 445

JUNG CARL GUSTAV, a cura di Aniela Jaffé, RICORDI SOGNI E RIFLESSIONI, RIZZOLI, 1978, p. 488

MERTON ROBERT, BARBER ELINOR G., VIAGGI E AVVENTURE DELLA SERENDIPITY, IL MULINO, Bologna 2002

BERINI ANTONIO, VOLONTE’ GIOVANNI M., prefazione di Leonhard Feather, DUKE ELLINGTON: UN GENIO, UN MITO, PONTE ALLE GRAZIE, 1994, p. 730

FREUD S. JUNG. C.G., LETTERE FRA FREUD E JUNG 1906-1916, BOLLATI BORINGHIERI, 1990, p.

BERNHARD ERNST, MITOBIOGRAFIA, ADELPHI, 1969

BOBBIO NORBERTO, DE SENECTUTE E ALTRI SCRITTI AUTOBIOGRAFICI, EINAUDI, 1996, p

STAJANO CORRADO, MAESTRI INFEDELI: RITRATTI DEL NOVECENTO, GARZANTI, 2008

AJELLO NELLO, ILLUSTRISSIMI. GALLERIA DEL NOVECENTO, LATERZA, 2006, p. 340

FALLACI ORIANA, ORIANA FALLACI INTERVISTA ORIANA FALLACI, IL CORRIERE DELLA SERA, 2004, p. 126

FASSINO PIERO, PER PASSIONE, RIZZOLI, 2003, p

ARMSTRONG LOUIS, SATCHMO LA MIA VITA A NEW ORLEANS, MINIMUM FAX, 2004, p. 190

CHARLES RAY, con David Ritz, BROTHER RAY – L’AUTOBIOGRAFIA, MINIMUM FAX, 2005, p. 390

BATESON M.C., COMPORRE UNA VITA, FELTRINELLI, 1992

CAMUS A. , TACCUINI 1935-1942, BOMPIANI

BENJAMIN WALTER, INFANZIA BERLINESE, EINAUDI, 1982

CIORAN E.M., QUADERNI 1957-1972, ADELPHI, 2001, p. 1110

ANGLANI BARTOLO, SOLITUDINE DI GRAMSCI, DONZELLI EDITORE, 2007, p. 330

DIARIO (a cura di), LA MEGLIO GIOVENTU’. ACCADDE IN ITALIA 1965-1975

DIARIO N. 5, 2003

FOA RENZO, IN CATTIVA COMPAGNIA. Viaggio fra i ribelli al conformismo, LIBERAL EDIZIONI, 2007, p. 190

FOA VITTORIO, IL CAVALLO E LA TORRE riflessione su una vita, EINAUDI, 1991, p

BERTO GIUSEPPE, IL MALE OSCURO, RIZZOLI, 1964

SANTUCCI LUIGI, a cura di Giliolo Badilini, prefazione di Gianfranco Ravasi, AUTORITRATTO, disegnato con le pagine più significative delle mie opere, ANCORA, MILANO, 2004, p. 268

BRANDO MARLON, con LINDSEY ROBERT, LA MIA VITA, FRASSINELLI, 1994, p.

mi ricordo: i 70 anni della BUR – Biblioteca universale Rizzoli, 1949-2019

Nata nel 1949, la Biblioteca Universale Rizzoli è il più antico marchio di tascabili in Italia, il primo a offrire al grande pubblico i classici della letteratura in edizione economica.

In quasi 70 anni di storia la BUR ha costruito un catalogo di circa 4.000 titoli, che spazia dall’antichità greca e latina alle pietre miliari delle letterature di tutto il mondo, e si è venuto arricchendo con la grande narrativa contemporanea, l’intrattenimento e la saggistica.

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Gabriele De Ritis: "Ci sono posti che sono solo località geografiche …"

Coatesa sul Lario e dintorni

Ci sono posti che sono solo località geografiche: possono essere raggiunti fisicamente da noi nei nostri viaggi senza che si riesca a conquistare lo ’spirito del luogo’. Ce ne andiamo via delusi e stanchi, per aver cercato invano; forse, anche disgustati, per un senso di noia che ci assale, per il tempo dedicato inutilmente alla valorizzazione di angoli suggestivi o di prodotti dell’arte, non importa quanto preziosi.

Giacomo Leopardi ha descritto ampiamente il senso di un’esperienza esemplare perché ‘vissuta’: ogni luogo si trasformava in ’sito’ per lui quando, dopo averne fatto ripetutamente esperienza, poteva collegarvi un ricordo. Lo spazio si faceva, dunque, tempo: rimembranza. E «una ricordanza, una ripetizione» era per lui tanto più cara, quanto più vago e indefinito era il segno che lasciava nella memoria ‘linguistica’ del cuore…

Ci sono siti che non ci appartengono. Eppure, ci sono familiari; suscitano in noi emozioni vive, anche solo a contemplarli…

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ricordo che fu il mio insegnante di religione alla fine degli anni ’60: don Renzo Beretta a vent’anni dalla sua morte, pugnalato da un’extracomunitario che stava aiutando

Como ricorda don Renzo Beretta a vent’anni dalla sua morte
Il sacerdote di Ponte Chiasso venne pugnalato a morte da un’extracomunitario che stava aiutando
in il Giorno, 9 gennaio 2019

sul TEMPO CHE RESTA, in ricordo di ANGELO RICCIO dello Studio APS di Milano. Da una traccia dei tempi del blog Splinder. Primi anni 2000

La relazione di Maurizio Migliori su “tempo che resta” metteva in rilievo una cosa che si può fare, che ciascuno può ( suo modo, con il suo stile, con la particolare curvatura che ha dato al suo esistere) fare: dare un segno di sé, lasciare qualcosa a chi sopravvive e può intercettare questo segno per, a sua volta percorrere il cammino.

La sincronicità mi ha di nuovo offerto un prodotto comunicativo molto congruente al tema.

Proprio questa settimana mi è arrivata una rivista che ha a che fare con la mia professione e che è interamente dedicata ad un “fondatore” di un gruppo che ha dato vita ad una associazione e ad una “impresa” che lavora sulla formazione nelle organizzazioni.

Questo fondatore è morto. E il gruppo ha voluto perpetuarne la memoria con un numero unico di questa rivista. Direi un modo che ha mescolato con amore e partecipazione sia la dimensione amicale che quella professionale.

Stralcio dai vari interventi una serie di ricordi, memorie, valorizzazioni personali che si intrecciano con armonia alle questioni che hanno tenuto impegnato me e i vari visitatori del post di questa settimana.

A me pare che ci stiano proprio bene qui. Sono una serie di estratti dai verbali di una giornata di riflessione, dopo 40 giorni dalla sua morte.

E’ passato più di un anno dall’uscita del numero di Spunti de­dicato a un tema a noi molto caro: la formazione. Siamo riu­sciti a stamparlo a fine ottobre 2006, appena in tempo perché Angelo potesse vederlo e gioirne come di tutte le cose che po­tevano contribuire a valorizzare ciò a cui dedicava la sua vita professionale. Pochi giorni dopo, il 9 novembre 2006, Angelo ci ha lasciati. Con leggerezza e intensità come sempre ha vis­suto. Avendo vicino i suoi familiari e alcuni cari compagni di viaggio.

Così, da un giorno all’altro, abbiamo incontrato ciò che non si riesce mai a immaginare completamente, la perdita di una persona cara.

Dolore e attonimento sono i sentimenti che ci hanno attraversato. Per restare ancora con lui, per accettare la sua scomparsa, per lenire le nostre lacerazioni, nel successivo mese di dicembre, i suoi colleghi, la moglie, i figli, e molte al­tre persone con cui Angelo aveva lavorato si sono ritrovati un pomeriggio in Studio. E’ stato un incontro commovente, dove la tristezza per la sua mancanza è stata in certi momenti atte­nuata dal ricordo della sua allegria e della sua prorompente vi­talità.

Abbiamo parlato del formatore, del consulente, del professore, del padre, del collega, del compagno, dell’amico; ci siamo raccontati pezzettini di vita trascorsi con Angelo Riccio.

Nei mesi successivi ci siamo detti che dovevamo dedicare ad Angelo un numero di Spunti per rendere ancora più visibile l’affetto, la stima e la riconoscenza che lo circondava. Voleva­mo fare qualcosa per ricordarlo e farlo ricordare, volevamo te­nerlo ancora con noi nel nostro tempo. E’ stato molto difficile riprendere i racconti di quel pomeriggio, rileggere i suoi scritti e immaginarsi come potevamo mettere insieme qualcosa che potesse trasmettere non solo il sapere di Angelo ma anche lo spirito con cui prendeva le cose della vita. Poco per volta, av­vicinandoci e allontanandoci da questa nuova realtà, ci è ve­nuta voglia di costruire un numero di Spunti capace di raccon­tare qualche frammento della sua storia e di rappresentare contemporaneamente quella sua naturale propensione a non star fermo, a lasciarsi stupire dall’imprevedibilità dell’esistenza.

Ricordando la sua immediatezza e il suo appassionato attac­camento alla vita abbiamo così deciso di aprire questo nume­ro con una poesia di Nazim Hikmet che gli era molto cara: La vita non è uno scherzo. Una poesia cara ad Angelo perché ri­specchiava i suoi sentimenti per la vita e il suo amore per gli ulivi che negli ultimi anni coltivava con grande dedizione. Se­guono, raccontate da colleghi e clienti, diverse storie di espe­rienze lavorative in cui l’intensità dei rapporti professionali e umani danno la misura delle competenze e delle capacità di Angelo. Capacità di ascolto e comprensione, acutezza inter­pretativa, intuizione, sensibilità, profondità, ironia, vicinanza, presenza… parole che in questi racconti dicono cosa ha rap­presentato, per chi lo ha conosciuto, il suo generoso apporto. …”

[guarda il caso la poesia di Hikmet è la stessa che ha scovato e proposto aliceydulcinea nel commento]

. che cosa ha segnato e insegnato l’incontro con lui per me stessa ma forse anche per altri colleghi e persone che hanno partecipato a cicli e seminari: credo che in particolare abbia indicato la strada dell’avere pazienza, dell’accostarsi con delicatezza anche ai comportamenti più fastidiosi e insensati, senza pretendere e senza perseguitare, la strada del riconoscere continuamente quanto sono importanti le relazioni tra le persone se si riesce a vivere fino in fondo il momento dell’incontro : e se si ha fiducia nelle persone, nei gruppi, nelle risorse che i gruppi possono mobilitare, perché è su questa strada che si avvicinano anche aspetti penosi, che sembrerebbero intoccabili e diventano prendibili solo se non ci si sente inchiodati ad essi, giudicati e colpevolizzati.

E’ su questa strada che possiamo ancora cercare di continuare e migliorare il nostro conoscere e il nostro agire.”

“….

Anch’io vorrei avviarmi a chiudere ricordando qualche cosa che Angelo mi ha insegnato; può apparire strano ma credo che soprattutto mi abbia permesso di imparare che la vita non è uno scherzo, che la vita bisogna prenderla sul serio. Con il modo un po’ ironico che aveva di prendere la vita sul serio An­gelo comunicava, richiamava ciascuno di noi al fatto che non abbiamo null’altro da fare che vivere. E prendere la vita sul se­rio significa che a 60 anni ci si può mettere a piantare degli uli­vi, non per lasciarli in eredità ma perché ci si affida alla vita, non alla morte anche se la morte fa paura.. Nelle immagini che ho evocato all’inizio, rappresentavo Ange­lo addormentato.

Per associazione di idee mi è venuta in mente una breve poe­sia di W. Szymborska e concludo con le sue parole:

Ritomi.

E ritornato. Non ha detto nulla.

Era chiaro però che aveva avuto un dispiacere.

Sì è coricato vestito. Ha messo la testa sotto le coperte.

Ha ripiegato le gambe.

E’ sulla quarantina, ma non in questo momento.

Esiste, ma solo quanto nel ventre dì sua madre,

al di là di sette pelli, al riparo del buio.

Domani terrà una conferenza sull’omeostasì

nella cosmonautica metagalattica.

Per il momento si è raggomitolato, dorme.”

“…. E stato guida illuminante nell’analisi delle situazioni, attento ad incoraggiare responsabilità e autonomia, scoraggiando dipen­denze e connivenze. Il suo modo di ascoltarci lue èva speri­mentare, oltre a un sicuro contenimento delle ansie di lavoro, riverberi più intimi e personali. Si aveva la certezza che al biso­gno si sarebbe potuto parlare con lui di tutto guanto oppri­messe o confondesse l’anima e si sarebbe ricevuto un riscontro schietto, onesto, realistico, stimolante. I suoi interventi erano incisivi, vigorosi, autorevoli, marcati dal timbro di voce; vi si respirava franchezza, rettitudine, correttezza, integrità profondità. Rigoroso negli aspetti di metodo, setting, puntualità e precisione, era altrettanto capace di sdrammatizzare con grande senso dello humor, rassicurare, dare fiducia e incoraggiamento . Ha insegnato senza enfasi, con spirito fraterno e onesta trasparenza, un modo di riflettere, di ragionare sul nostro operare e vivere con comprensione per le debolezze umane e per i limiti di ciascuno sul piano professionale, ma non accondiscendente di quell’intima e ignota oscurità che è presente in noi stessi e che portiamo nei gruppi, nelle organizzazioni, nelle istituzioni di cui facciamo parte; qualcosa, a volte, di irriducibile ma non per questo tale da esimerci dal lavorare su di noi per contenerne gli effetti e le ricadute negative nel rapporto con gli altri e nell’accettazione di noi per quello che siamo e possiamo essere…..”

.Per quasi vent’anni abbiamo realizzato diversi per­corsi formativi con operatori dell’area sanitaria e del sociale e quello che ci è sembrato in lui più significativo è la capacità di mettere insieme grande competenza e grande umanità: una presenza rassicurante ma senza facili semplificazioni. Ed è que­sto che ci ha permesso di essere noi stessi, accettandoci e avendo la possibilità di evolvere al tempo stesso. “Tenere insie­me distinguendo” è una locuzione che Angelo Riccio spesso ri­chiamava nel rivolgersi agli operatori, accompagnando con lucidità rasserenante l’analisi delle situazioni entro le quali egli si calava. Si rapportava al gruppo degli operatori in modo pre­ciso e con l’atteggiamento volto continuamente alla ricerca di soluzioni attraverso la costante e paziente ricomposizione, do­ve gli atteggiamenti professionali degli operatori, anch’essi og­getto di cura e attenzione, erano ricondotti significativamente in una relazione di reciprocità nella complessità dell’organiz­zazione del servizio. ….

Ecco, era davvero emblematica la sua capacità di far osserva­re ciò che stava accadendo. Così, a poco a poco, si dispiega­va davanti a me la considerazione dei limiti dell’intelletto a ca­pire a fondo se stessi e gli altri; ricordo la mia sorpresa, allor­ché Riccio, con la leggerezza che gli era propria disse, nel gruppo, aspettando con ironia quale effetto avrebbe potuto crearsi “due per due non fa quattro”. Richiamando quel me­morabile passaggio, in cui il protagonista di “Memorie del sot­tosuolo” di Dostoevskij, dice: “sono d’accordo che, due per due: quattro, sia una cosa eccellente, ma se bisogna proprio farne le lodi, anche due per due: cinque, è talvolta una cosetta proprio graziosa” ….”

“…. Penso sia molto difficile ritrovare queste caratteristiche, che consentono ad una persona di porsi in un contesto in maniera così leggera e così profonda nello stesso tempo, con tutte le sue contraddizioni. Penso non sia stato facile per moglie e figli essere vicini a lui che era una persona molto creativa e molto libera, un ricercatore e quindi sempre in movimento. Una per­sona che ho avuto modo di accostare anche nella malattia co­me medico. Per me è stata un’esperienza molto faticosa, per­ché conoscere la storia di una morte annunciata è una cosa sempre molto difficile. Ho colto in lui una grande capacità di gestire il presente con la consapevolezza della morte a fianco. Quindi mi piace ricordare la sua capacità di stare in questa storia annunciata, con la consapevolezza di esserci dentro e, comunque, con la ricerca di leggerezza e simpatia e con la ca­pacità di aiutare gli altri anche nei momenti per lui più difficili. Mi torna ancora alla mente la sua capacità di regista di teatro, di attore, perché questa dimensione era presente in lui in ma­niera molto forte. Vedevo che traeva linfa vitale dallo stare col gruppo e dal condurre il gruppo. A volte ci accomunava, nei nostri discorsi, il fatto di provenire da famiglie numerose. Lui era molto coccolato dalle sorelle e sapeva perciò capire molto bene le donne, e siccome le donne nelle organizzazioni a vol­te soffrono, a volte ridono, ma hanno tutte le loro difficoltà, sentirlo vicino ci faceva sentire sostenute dal gruppo…..”

mi domandavo se valeva la pena che leggessi questa “cosa” che ho scritto, perché ha una certa amarezza .

L’amarezza di uno che ha conosciuto Angelo all’inizio del suo percorso in Italia e… lo ri-incontra al capolinea.

L’ albergo Roma a Castelfranco ha tovaglie bianche

Tu dai del tu alla padrona

assieme beviamo un pinot bianco

alla nuova biblioteca facciamo un seminario

C’è un aura di novità

Siamo nel veneto contadino.

Sapevo di un Sartor

che durante la guerra

era partito da qui in bicicletta

per la Germania ad imparare

come insegnare ai contadini.

E’ lui che vi ha chiamato.

La tua compagna parla francese

fa il tuo lavoro

// tuo ufficio da sulla piazza.

Un piccolo depliant bianco

scritte bleu.

Porta la sigla: Educazione

e Formazione permanente.

Parla di gruppi,

di comunicazione

di lavoro sull’esperienza

di posti limitati.

E’ quello che abbiamo cercato

di fare a Milano

E’ quello che abbiamo

pensato di portare

in una università nuova,

gridandolo ai professori,

e al preside barricato

nel suo rettorato.

A tutti quelli che non sanno

che c’è un modo diverso

di guardare al mondo,

alle persone.

Abbiamo scoperto i gruppi

che la classe è un gruppo

che il gruppo ha in sé tutta la storia

dell’umanità.

E ha passioni profonde.

E svela verità indicibili

che c’è un modo

diverso di sedersi nella stanza

diverso di iniziare

diverso di parlarsi,

di guardarsi.

Di conoscersi, come mai

avevamo osato

con chi ci stava vicino.

Siamo affascinati da

queste scoperte

da questa densità del tempo

che trascorriamo

ascoltando, pensando

pensando a come intervenire

nell’intreccio dei silenzi

e dei sentimenti mascherati

Ci sembra di intuire

che questa è la vera rivoluzione

il nostro 68 profondo

che si consuma in

questo piccolo spazio

in cui c’è tutto il mondo

e la rappresentazione

più profonda del disagio

gridato nelle piazze.

Mii piace lavorare

con te. Mi piace

il tuo italiano in cui

parlate, e linguaggi

lontani o stranieri

si confondono in un

eloquio che è solo tuo.

Perché il tuo parlare,

il tuo fare

è traduzione

dei mondi diversi da cui provieni

entro le mura

del piccolo borgo rurale

dove vuoi costruire l’utopia

di un centro

da cui leggere cambiare il mondo.

Con i tuoi amici

a sera ascoltiamo musica

ridiamo,

ti racconto

la mia provincia

le mie appartenenze

e il sogno di un altrove

che l’analisi

ha reso lontano.

Perché abbiamo

imparato che la maturità

è stare là

è andare nella città

misurarci con la città

e Lavorare con la cravatta

e fare come gli altri

sentendoci diversi.

E la città ci assorbe.

Ci divide dentro

separa i nostri mondi

rimanda ad un dopo

che non vedremo mai

perché tutto si ripete

e non ci sono più uscite,

né illusioni

né mondi nuovi

ma solo una folla che cresce

che cresce attorno a noi

fino a che un artigiano

con perizia antica

chiude la nostra storia…

e la apre al ricordo … .”

mi ricordo: eravamo in “viaggio iniziatico” attraverso la Germania su una sgangherata Fiat Seicento di colore blu. La notizia della invasione della Cecoslovacchia ci raggiunse in un bivacco di campeggio. Era il 1969

Paul Nizan

Avevo vent’anni.

Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita”.

in Paul Nizan, Aden Arabie
Edizioni Fahreneit 451, 1994
traduzione di Daria Menicanti

E’ giorno per una traccia.

La memoria corre verso i visi di L. A. e L. D.

Eravamo ad un bivio del nostro ciclo di vita: alla fine delle scuole superiori e verso l’università.

Ed eravamo in “viaggio iniziatico” attraverso la Germania su una sgangherata Fiat Seicento di colore blu.

La notizia della invasione della Cecoslovacchia ci raggiunse in un bivacco di campeggio. E’ straordinario come le sinapsi che reggono la memoria siano così labili sul tempo presente ed, invece, così forti nel restiituire l’immagine di noi a quarant’anni di distanza.

Io a difendere la blanda ed inutile condanna di una parte neppure tanto maggioritaria della dirigenza del Pci.

L.D. a confermare il suo giudizio sulla irrimediabile vocazione totalitaria della ideologia comunista, L.A. a intellettualizzare la vicenda, fino a perderne i contorni storici e politici.

Naturalmente aveva ragione L.D..

Ero su un sentiero sbagliato.

un post dal blog veronicaiovino.com MI RICORDA: Merano: a spasso nel paese delle favole

Veronica Iovino

Quando ho regalato questo weekend a mia figlia in realtà stavo facendo un regalo a me stessa.

Un bambino è il compagno di viaggio ideale se si vuole tornare indietro nel tempo e vedere il mondo da una prospettiva diversa, più magica.

Merano si presta perfettamente alla missione con i suoi innumerevoli castelli, i suoi sentieri panoramici e i suoi mercatini natalizi . Il tutto circondato dallo sfondo unico delle sue bianche vette innevate: un paesaggio fiabesco nel quale sognare diventa facile…

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Ci sono tantissime cose da fare e da vedere in questa cittadina di poco più di 40.000 abitanti.

Visto che avevo a disposizione solo una giornata ho deciso di costruirla sul tema delle favole.

E cosa ci può essere di meglio del sentiero di Sissi per iniziare a piedi la visita della città?.

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Il sentiero parte dal castello Trauttmansdorff (purtroppo chiuso ma è un must da non perdere…

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al castagneto di FONTANE, FRABOSA SOPRANA (provincia di Cuneo), 13 ottobre 2018

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nella GROTTA DI BOSSEA, in Val Corsaglia, Frabosa Soprana (Cuneo), con Environmental, 12 ottobre 2018

 

il CASTAGNETO e il MUSEO ETNOGRAFICO di Fontane, Frabosa Soprana (Cuneo),13 ottobre 2018. In un percorso organizzato da Environmental