Il mio sessantotto, testimonianze, interviste, ricordi, a cura di Sergio Bernardi, Vincenzo Calì, Giancarlo Salmini, edizioni U.C.T., Trento, 2021

PRESENTAZIONE del libro “il mio sessantotto”
di Giuseppe Ferrandi
Direttore del Museo Storico del Trentino
 
Questa pubblicazione mette a disposizione del lettore un consistente e qualificato numero di memorie che si concentrano sul biennio ‘68-’69.
Testimonianze dirette di coloro che hanno partecipato al Movimento Studentesco e alle lotte operaie dell’autunno caldo, con una naturale centralità di Trento e del Trentino, e riflessioni, principalmente sotto forma di interviste, per trattare, a cinquant’anni di distanza, l’eredità di quel periodo e della portata di quel biennio. In più occasioni si è ripetuto che, vista la distanza che ci separa dal ‘68, il Cinquantenario avrebbe dovuto rappresentare l’occasione per storicizzare quella stagione. Grazie anche all’interesse suscitato dalla stampa e dall’opinione pubblica, sono numerosi i volumi pubblicati anche recentemente, dalla saggistica storica alla memorialistica. Molti di questi hanno messo in evidenza punti di vista originali, hanno cercato di interpretare avvenimenti così complessi e sfaccettati attraverso prospettive nuove.
Non si tratta più di celebrare o denigrare il ‘68, di contrapporre ad una visione nostalgica una invece che lo demonizzi in tutti i suoi aspetti. L’operazione che siamo tenuti a fare è di iniziare ad analizzare criticamente quell’esperienza, non tanto per sottrarsi alle rappresentazioni, molto spesso autoreferenziali, ma per ricostruire un contesto socio-culturale il più ampio possibile all’interno del quale inserire le memorie, come quelle raccolte in questo volume. Non è certo un compito facile. Il peso di una memoria “divisiva” sul tema del ‘68 – in Italia come in Trentino – è ancora ben presente e talvolta ingombrante, ma compito della storiografia è la sua rielaborazione.
La novità storiografica sta proprio in questa volontà di storicizzare il ‘68, farlo diventare un soggetto di ricerca autonomo. Per mettere in luce la densità e la specificità di questo avvenimento è necessario utilizzare il ‘68 come un punto di arrivo di un percorso e di una serie di esperienze, ma anche vederlo come un punto di partenza per raccontare una storia che si snoda a partire dagli anni Settanta e Ottanta e arriva ai giorni nostri. Diventa fondamentale, quindi, da un lato ancorare il ‘68 all’interno del suo decennio di appartenenza – gli anni Sessanta – con lo scopo di evidenziare le radici culturali, sociali, politico-economiche che hanno contribuito a creare quella spinta al cambiamento; dall’altro interrogarsi in maniera critica sulle contraddizioni del Movimento, i limiti, le zone d’ombra, ma anche sull’eredità, quello che ha lasciato, le conquiste, come quella volontà di rinnovamento abbia fertilizzato i differenti ambiti della società.
Il ‘68 ha rappresentato uno dei principali eventi globali della seconda metà del Novecento. Ovunque c’è stato un ‘68: dagli Stati Uniti all’Europa dell’Est, dalla Cina all’America Latina, da Berlino a Parigi, passando per Roma, Milano, Pisa, Torino e Trento. Una geografia di avvenimenti anomala rispetto ai classici movimenti sociali che eravamo abituati ad affrontare. Non c’è stato un unico centro focale ma, al contrario, esplodono simultaneamente tanti piccoli e grandi eventi che sembrano “parlarsi” reciprocamente tra loro pur nella loro diversità. Il ricorso alla World History, alla dimensione internazionale, consente di sottolineare le connessioni, gli scambi, i contatti, le pratiche e i consumi che si muovevano e si influenzavano a vicenda tra i contesti nazionali. Il ‘68, quindi, diventa una data spartiacque della storia del Novecento.
Ma non solo, ciò che ha caratterizzato molte pubblicazioni su questo periodo è l’aver messo in luce il rapporto tra la dimensione internazionale e quella locale. Questo “doppio sguardo” diventa una prospettiva di ricerca utile per evidenziare le diversità e le specificità dei moltissimi ‘68: differenze tra i contesti, differenze tra i soggetti coinvolti (gli studenti, gli operai, i giovani, le donne…), differenze anche di esperienze e di vissuti personali (conflitti generazionali, rapporti con la sfera religiosa, con quella sessuale, con l’educazione). Questo comporta inevitabilmente anche un arricchimento delle metodologie e delle fonti che si devono prendere in considerazione. Oltre ai documenti d’archivio e quelli che tradizionalmente usa lo storico, diventa fondamentale il ricorso anche alle fonti orali: le campagne di interviste, le storie di vita, i racconti di chi ha vissuto quell’avvenimento.
“Il mio ‘68” è, a questo proposito, un’operazione culturale ed editoriale meritoria. Innanzitutto perché mette in condizione il lettore di cogliere la pluralità di esperienze e di percorsi biografici. Le memorie e le interviste qui raccolte ci permettono di conoscere chi erano coloro che hanno preso parte – ognuno a modo loro – a quell’avvenimento. Ci consentono di dare un nome e cognome a questi “soggetti” della storia, forse troppo generici: i sessantottini, i giovani, gli studenti, gli operai, le donne, i preti.
A parlare non sono i leader o i dirigenti, ma quella che una volta era definita la base, i militanti, quelli che nei cortei non occupavano le prime file. Emergono, di conseguenza, una varietà di soggettività e di vissuti: i contesti familiari di partenza, le differenze di età, di genere – importantissime –, di classe, di origini sociali e di culture. Diventa fondamentale sottolineare questi aspetti poiché ognuno di questi elementi ha comportato un modo diverso di vivere quell’esperienza.
Le memorie ci restituiscono una pluralità di itinerari individuali, una storia corale all’interno della quale mettere in luce i distinguo, le diverse prese di posizione.
Non si parla più di un ‘68 (e ciò vale anche per l’autunno caldo), ma di qualcosa di più sfaccettato e plurale: il mio ‘68, per l’appunto.
Elenco in ordine alfabetico di scritti e testimonianze su “IL MIO SESSANTOTTO” che negli anni sono state raccolte da Sergio Bernardi, Giancarlo Salmini, Vincenzo Calì e Gigi Faggiani:
Walter Alotti
Tarcisio Andreolli
Liliana Armocida
Gaetano Bannò
Sergio Bernardi
Marco Boato
Sandro Boato
Federico Biesuz
Giovanni Bonora
Giuliano Bortolamedi
Vincenzo Calì
Sandro Canestrini
Roberto Cavallaro
Lucia Coppola
Mario Cossali
Magda Delaini
Renata De Genua
Bruno Dorigatti
Don Cristelli
Don Grosselli
Gigi Faggiani
Giuseppe Ferrandi
Giacomo Filippi
Rolando Filippi
Elio Fox
Enzo Fronti
Enzo Gardumi
Aldo Giongo
Giorgio Grigolli
Franco Janeselli
Renzo Job
Sergio Job
Paolo Lazzaretto
Michele Nardelli
Antonio Marchi
Luciano Martinello
Paolo Padova pablo
Enrico Paissan
Gianni Palma
Mario Pelz
Piaunich Gianni
Lorenzo Pomini
Sandro Rampa
Giuseppe Raspadori
Graziano Riccadonna
Giancarlo Salmini Carlos
Franco Sandri
Claudio Scaffia
Roberto Scoz
Loris Taufer
Paolo Tonelli
Sergio Valer

LAURA CONTI, UNA LEPRE CON LA FACCIA DA BAMBINA, ristampato da Fandango, articolo in blog La Lettrice Assorta

LAURA CONTI, UNA LEPRE CON LA FACCIA DA BAMBINA, ristampato da Fandango, articolo in blog La Lettrice Assorta

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LAURA CONTI, UNA LEPRE CON LA FACCIA DA BAMBINA, ristampato da Fandango, articolo in blog La Lettrice Assorta – MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

sul “ripescare RICORDI dalla memoria”, in GIOVANNI AGOSTINI, ANDREA GIORGI, LEONARDO MINEO (a cura di), La memoria dell’Università. Le fonti orali per la storia dell’Università degli studi di Trento (1962-1972), Il Mulino editore, 2014

in https://mappeser.com/2021/02/26/giovanni-agostini-andrea-giorgi-leonardo-mineo-a-cura-di-la-memoria-delluniversita-le-fonti-orali-per-la-storia-delluniversita-degli-studi-di-trento-1962-1972-il-mulino-editore-2014/

Marco Boato ricorda alcune persone che hanno fatto parte del movimento del ’67, ’68, ’69, in particolare a Trento, in: Il lungo ’68 in Italia e nel mondo. Cosa è stato , cosa resta, La Scuola editrice, 2018 – da MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

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Marco Boato ricorda alcune persone che hanno fatto parte del movimento del ’67, ’68, ’69, in particolare a Trento, in: Il lungo ’68 in Italia e nel mondo. Cosa è stato , cosa resta, La Scuola editrice, 2018 – MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

“Francesco Alberoni venne chiamato a dirigere Sociologia dopo la lunga occupazione del febbraio-aprile 1968 …”, in Marco Boato, Il lungo ’68 in Italia e nel mondo. Cosa è stato , cosa resta, La Scuola editrice, 2018 – da MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

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“Francesco Alberoni venne chiamato a dirigere Sociologia dopo la lunga occupazione del febbraio-aprile 1968 …”, in Marco Boato, Il lungo ’68 in Italia e nel mondo. Cosa è stato , cosa resta, La Scuola editrice, 2018 – MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

FRANCESCO ALBERONI e la facoltà di sociologia di Trento, 1968-1970, da MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

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FRANCESCO ALBERONI e la facoltà di sociologia di trento, 1968-1970, fonti informative da: Concetto VECCHIO, Vietato obbedire. Il momento storico irripetibile della facoltà di Sociologia a Trento, nel racconto dei suoi protagonisti , Rizzoli/Bur, 2005 – MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

legge per la LAUREA IN SOCIOLOGIA a Trento, 1966. fonti informative da: Concetto VECCHIO, Vietato obbedire. Il momento storico irripetibile della facoltà di Sociologia a Trento, nel racconto dei suoi protagonisti , Rizzoli/Bur, 2005 – da MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

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legge per la LAUREA IN SOCIOLOGIA a Trento, i966. fonti informative da: fonti da: Concetto VECCHIO, Vietato obbedire. Il momento storico irripetibile della facoltà di Sociologia a Trento, nel racconto dei suoi protagonisti , Rizzoli/Bur, 2005 – MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

il ruolo di BRUNO KESSLER per la fondazione dell’ ISTITUTO UNIVERSITARIO DI SCIENZE SOCIALI a TRENTO, 1962, fonti da: Concetto VECCHIO, Vietato obbedire. Il momento storico irripetibile della facoltà di Sociologia a Trento, nel racconto dei suoi protagonisti , Rizzoli/Bur, 2005 – da MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

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il ruolo di BRUNO KESSLER per la fondazione dell’ ISTITUTO UNIVERSITARIO DI SCIENZE SOCIALI a TRENTO, 1962, fonti da: Concetto VECCHIO, Vietato obbedire. Il momento storico irripetibile della facoltà di Sociologia a Trento, nel racconto dei suoi protagonisti , Rizzoli/Bur, 2005 – MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

GARZONIO Marco, Prefazione di Giuliano Pisapia, La città che sale. MILANO da tangentopoli al post Expo, passando per il Covid, in attesa delle Olimpiadi, nel ricordo di Carlo Maria Martini, San Paolo edizioni, 2021 – da MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

GARZONIO Marco, Prefazione di Giuliano Pisapia, La città che sale. MILANO da tangentopoli al post Expo, passando per il Covid, in attesa delle Olimpiadi, nel ricordo di Carlo Maria Martini, San Paolo edizioni, 2021

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GARZONIO Marco, Prefazione di Giuliano Pisapia, La città che sale. MILANO da tangentopoli al post Expo, passando per il Covid, in attesa delle Olimpiadi, nel ricordo di Carlo Maria Martini, San Paolo edizioni, 2021 – MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

mi ricordo le fasi istituzionali per la creazione della Facoltà di Sociologia di Trento (1962-1966), in Blanco Luigi, Giorgi Andrea, Mineo Leonardo, Costruire un’Università. Le fonti documentarie per la storia dell’Università di Trento (1962-1972), Il Mulino, 2011 – da MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

fasi istituzionali per la creazione della Facoltà di Sociologia di Trento (1962-1966), in Blanco Luigi, Giorgi Andrea, Mineo Leonardo, Costruire un’Università. Le fonti documentarie per la storia dell’Università di Trento (1962-1972), Il Mulino, 2011

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fasi istituzionali per la creazione della Facoltà di Sociologia di Trento (1962-1966), in Blanco Luigi, Giorgi Andrea, Mineo Leonardo, Costruire un’Università. Le fonti documentarie per la storia dell’Università di Trento (1962-1972), Il Mulino, 2011 – MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

mi ricordo la LEGGE 8 giugno 1966, n. 432 Norme generali sull’Istituto superiore di scienze sociali di Trento, in Normattiva – da MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

L’Istituto conferisce la laurea in sociologia. Il corso di studi ha durata quadriennale e si divide in due bienni. Il primo biennio, propedeutico, comprende insegnamenti di carattere generale, politici, storici, economici, matematici e giuridici; il secondo biennio comprende insegnamenti specifici all’indirizzo sociologico.

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LEGGE 8 giugno 1966, n. 432 Norme generali sull’Istituto superiore di scienze sociali di Trento, in Normattiva – MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

mi ricordo una rassegna delle pubblicazioni dei docenti della facoltà di Sociologia della Università di Trento nel periodo 1962/1972, in Blanco Luigi, Giorgi Andrea, Mineo Leonardo, Costruire un’Università. Le fonti documentarie per la storia dell’Università di Trento (1962-1972), Il Mulino, 2011 – da MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

pubblicazioni dei docenti della facoltà di Sociologia della Università di Trento nel periodo 1962/1972, in Blanco Luigi, Giorgi Andrea, Mineo Leonardo, Costruire un’Università. Le fonti documentarie per la storia dell’Università di Trento (1962-1972), Il Mulino, 2011

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una rassegna delle pubblicazioni dei docenti della facoltà di Sociologia della Università di Trento nel periodo 1962/1972, in Blanco Luigi, Giorgi Andrea, Mineo Leonardo, Costruire un’Università. Le fonti documentarie per la storia dell’Università di Trento (1962-1972), Il Mulino, 2011 – MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

mi ricordo le fasi istituzionali per la creazione della Facoltà di Sociologia di Trento (1961-1966): il ruolo decisivo di BRUNO KESSLER. in SOCIOLOGIA A TRENTO, 1961-1967: una “scienza nuova” per modernizzare l’arretratezza italiana, di Giovanni Agostini, Il Mulino, 2008 – da MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

fasi istituzIonali per la creazione della Facoltà di Sociologia di Trento (1961-1966): il ruolo decisivo di BRUNO KESSLER. in SOCIOLOGIA A TRENTO, 1961-1967: una “scienza nuova” per modernizzare l’arretratezza italiana, di Giovanni Agostini, Il Mulino, 2008

fasi istituzIonali per la creazione della Facoltà di Sociologia di Trento (1961-1966): il ruolo decisivo di BRUNO KESSLER. in SOCIOLOGIA A TRENTO, 1961-1967: una “scienza nuova” per modernizzare l’arretratezza italiana, di Giovanni Agostini, Il Mulino, 2008 – MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

mi ricordo …: SOCIOLOGIA A TRENTO, 1961-1967: una “scienza nuova” per modernizzare l’arretratezza italiana, di Giovanni Agostini, Il Mulino, 2008 – in MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

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SOCIOLOGIA A TRENTO, 1961-1967: una “scienza nuova” per modernizzare l’arretratezza italiana, di Giovanni Agostini, Il Mulino, 2008 – MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

L’unghia. Variazioni sul tema – dal blog lescritteriate

Assalito da una frenesia di pulizia murale, nel momento stesso in cui strappò con impeto un lungo ramo di vite canadese abbarbicato alla parete del balcone della camera da letto, Paolo si rese conto che appendere una campana di ghisa a un metro e cinquanta da terra accanto alla portafinestra non era stata una buona idea.

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L’unghia. Variazioni sul tema 1. – lescritteriate

Blanco Luigi, Giorgi Andrea, Mineo Leonardo, Costruire un’Università. Le fonti documentarie per la storia dell’Università di Trento (1962-1972), Il Mulino, 2011

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Blanco Luigi, Giorgi Andrea, Mineo Leonardo, Costruire un’Università. Le fonti documentarie per la storia dell’Università di Trento (1962-1972), Il Mulino, 2011 – MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

Sergio STAINO, il peggiore direttore dell’Unità: “senza alcun dubbio D’Alema”, in Caro comunismo, c’eravamo tanto amati (ma non e lo meritavi), intervista di Paolo Griseri a Sergio STAINO , in La Stampa 9 gennaio 2021

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Il gioco della sabbia. La ricerca infinibile, di Angelo Malinconico, Nicola Malorni

Gli autori presentano le potenzialità cliniche del gioco della sabbia (sandplay analysis), ripercorrendone la storia, i nodi teorici e le applicazioni nelle istituzioni.

Attraverso il gioco della sabbia l’analizzando costruisce una narrazione, un dialogo guidato e mediato dalla corporeità che, come avviene in una conversazione verbale, si articola attraverso pause o, al contrario, sequenze veloci, capaci di suscitare un ritmo armonioso tra mente e corpo,

Il gioco della sabbia. La ricerca infinibile

Sui BLOG, un testo di Paolo Ferrario del 2007 (ai tempi di Splinder!)

Provo ad osservarmi.
E a scrivere mentre mi osservo.
E, in particolare, a mettere a fuoco i miei processi di pensiero.

Osservo i due poli opposti.
Da una parte c’è il continuo fluire del pensiero interno. E’ l’incessante ”stream of consciousness” che James Joyce ha osato sfidare sul piano letterario nel suo Ulisse. E’ un pensiero mobile, variabile, disordinato, confinante fra conscio ed inconscio. Talvolta si ferma. Più spesso scappa via e si dimentica del passo precedente.
E’ un gran compagno questo pensiero.
Si presentifica davanti allo specchio e mi fa dire: “ma chi sono io?  .. chi è quello lì? … ma sono davvero io?”.  O si manifesta con qualità psichica prima di dormire.
E’ il pensiero che  lentamente si assopisce prima di dormire. Per fare posto al sogno.
E’ il pensiero che può essere  messo al servizio della psiche con la reverie

All’altro polo c’è il pensiero applicativo. Quello dello studio analitico che si lega al lavoro ed alla professione. Qualsiasi lavoro attiva il pensiero applicativo. E’ pensiero pratico: “si fa così … no, si potrebbe anche fare così … questo adesso, questo dopo… occorre confrontare … ci vuole un parere …”
La coscienza occidentale è andata molto avanti nei pensieri applicativi.
Lo psicologo Howard Gardner nel suo Formae mentis, ha addirittura elaborato una tipologia delle intelligenze:

l’intelligenza linguistica;

l’intelligenza musicale,

l’intelligenza logico-matematica,

l’intelligenza spaziale,

l’intelligenza corporea;

l’intelligenza intrapersonale;

l’intelligenza interpersonale.

Libro fantastico il Formae mentis (Feltrinelli, 1987).

In mezzo a questi due poli si agitano, agiscono, prendono il sopravvento e lo perdono tantissimi altri stili di pensiero.
Il pensiero poetico. Quello dello sguardo intenso, unico e profondo sull’attimo. E’ un pensiero molto, molto legato allo sguardo. Sguardo diretto o obliquo. Ma comunque sguardo che vede oltre e dentro. Solo in quell’attimo. Lo sguardo che crea una realtà altra da quella percepita dalla coscienza.

Ancora il pensiero del gesto quotidiano. Accudirsi (oh , quanto sfuma sul pensiero interno, talvolta!), nutrirsi, fare ordine. Ricreare le condizioni per la propria sopravvivenza. E’ un pensiero apparentemente semplice che si affida alla memoria procedurale. Mia moglie mi dice che questo pensiero sarà molto, molto utile in vecchiaia.

C’è il pensiero della scelta. Cosa faccio? Cosa decido? Questa via o quest’altra? Decidere: tagliare. Ogni decisione è un taglio. Sanguina, poco o tanto

Insomma: ci sono tante varianti nei processi del pensare.
Anche perchè c’è sempre l’emozione di pensare. E’ lì che il pensare si umanizza perchè si impasta fra pensiero e sentimento ed ancora fra senzazione ed intuizione (quanto era saggio Jung. Il vecchio saggio Carl Gustav Jung)

Ma era ai blog dove volevo arrivare.

Quale tipo di pensiero attiva il fare direttamente un blog o ancora visitarli e commentare?
A me sembra che attivi un pensiero relazionale.
Ossia un pensare che si struttura facendo rimbalzare dentro di sè e poi fuori di sè e poi ancora dentro di sè pezzetti del pensare di altri. Come dice anche Fully in un suo post.
E’ per questo che le tecnologie che sostengono i blog sono una rivoluzione della modernità.
Ed è proprio che da qui nascono i problemi. I nuovi problemi legati all’uso di queste straordinarie tecnologie. In una prospettiva negativa ne ha già parlato Sherry Turkle.

Oggi vorrei soffermarmi su tre aspetti: la scelta dei blog, il tempo per esplorarli, il pensiero applicativo emergente, la rottura della solitudine nella moltitudine.

La scelta dei Blog. Per me è avvenuta prima per amicizia, poi per casualità, poi per affinità, poi ancora per amicizie acquisite. La Z-List combina affinità e casualità. Ma costringe anche alla scelta. Ed è stato molto divertente leggere del tormento decisionale di Dodo (sanguinava un pochetto). L’interesse della Z-List (e forse anche qualla della “classifica per generi”): conoscere blogger eccentrici rispetto alle mie centrature. Il suo svantaggio è la mancanza di un aggregatore. Non è una catena. E’ un albero con rami e rametti. Come gi alberi genealogici

E qui nasce il problema del tempo per esplorarli
Il tempo è breve, il tempo stringe, il tempo che resta è sempre limitato.
Osservo che il mio rapporto Uno a Molti con i blog funziona su tre sfere.

C’è la sfera intima. Gli amici, quelli che si visitano proprio sempre, con cui si colloquia, in cui si commenta e si leggono gli altri commenti. Con cui si intessono rapporti ancora più intimi con le letterine interne. Qui i rimbalzi sono molto frequenti. E talvolta si mettono a tema questioni piuttosto interessanti.

Poi c’è la sfera dei frequenti. Li vado a vedere, ma non in modo metodico. Ogni tanto qualcuno sfugge. I loro amici non diventano miei amici (ma talvolta sì). Insomma è un’area più esplorativa, basata sul criterio prova ed errore. Certo talvolta alcuni finiscono inesorabilmente nelle spire pitoniche della sfera intima.

Infine c’è la sfera dei blog per ricerche. Si tratta di case tematiche. Di blogger che inseguono un tema che mi sta a cuore. Questi blog sfumano nei siti. Non ci vedo molta differenza fra un blog specialistico-tematico ed un sito.
Non dico che tradiscono la missione originaria del blog, che è quella di essere un diario pubblico. Però quasi.

Per me la vocazione interessante del blog è la sua introspezione esposta al pubblico.
E’ per questo che i commenti offensivi e giudicanti sono così fuori tono nella cultura dei blog. Eppure prevalgono: ma è l’effetto imitativo della “discussione da bar sport”. Ti devo distruggere per le tue opinioni. Non posso distruggerti fisicamente, lo faccio con le parole. Tanto è facile battere i tasti, salvare ed inviare.
Così succede che i blogger delle sfere frequenti e per ricerche sono estremamente mobili nel mio rapporto uno a molti. Entrano ed escono con grande facilità.

Quanti blog della sfera intima e frequente si possono “curare”?
Vediamo: 20 interlocutori fra gli amici scelti e che mi hanno scelto; 36 fra i preferiti (ossia i blog monitorati da splinder).
Tenuto conto delle frequenze di lettura, credo che la soglia di 20 si quella più realistica.
Compatibilmente con le altre cose da fare posso “curare” con la dovuta attenzione ed solo 20 relazioni.
Nell’universo delle relazioni internettiane è una molecola nello spazio.
Nelle relazioni fra persone è molto. Tanto più che la rete abbatte la geografia. Sono relazioni extra-territoriali.

Ma quale pensiero interno e pensiero applicativo attiva il pensiero relazionale emergente dei blog?
Qui c’è il problema. Un problema che è solo all’inizio, direbbe Emanuele Severino.
Si tratta di un pensiero frammentato.
Un pensiero erratico.
Un pensiero che si applica a troppi oggetti per esplorarne a fondo ciascuno.

Penso al libro che più mi è caro, all’unico libro che Montaigne ha scritto nella sua vita e l’unico che mi porterei dovunque:

“Questo, lettore, è un libro sincero.
Ti avverto fin dall’inizio che non mi sono proposto, con esso, alcun fine,
se non domestico e privato.
Non ho tenuto in alcuna considerazione nè il tuo vantaggio nè la mia gloria.
Le mie forze non sono sufficienti per un tale proposito.
L’ho dedicato alla privata utilità dei miei parenti ed amici:
affinchè dopo avermi perduto (come toccherà loro ben presto)
possano ritrovarvi alcuni tratti delle mie qualità e dei miei umori,
e con questo mezzo nutrano più intera e viva la conoscenza che hanno avuto di me”
Montaigne, Saggi

Come non intra-vedere in queste parole del 1592 lo spirito, l’atteggiamento, la direzione biografica che oggi spinge un qualsiasi scrittore di blog?
Come sto ora facendo io.
Eppure quali differenze insormontabili!
Lì una applicazione quotidiana, senza interruzioni, senza interventi esterni a elaborare il proprio sè.
Qui, per l’appunto, una erranza fra temi, parole chiave, musiche, proposte, oggetti di riflessione diversissimi. Tutti spesso solo toccati velocemente senza una forte e profonda ricerca indaginante.
Là l’interiorità che si fa universalità.
Qui l’esteriorità dei frammenti che solo a condizione di riprendersi da se stessi in mano potrebbe diventare esperienza unitaria.
E’ il grande problema: tanti messaggi, tante informazioni, tanti stimoli. Ma poco o nulla come socializzazione e educazione a mettere assieme.
E, ripeto, siamo solo agli inizi del problema. Perchè siamo dentro la rivoluzione

Per ultimo mi resta ancora un filo di ragionamento.
E’ abbastanza chiaro che la modernità, alimentata dal mercato e dalle burocrazie,  è innanzitutto rottura delle solidarietà primarie tradizionali. Famiglia in primo luogo, ma poi anche comunità locali.
Questo fa sì che tutti noi (chi più, chi meno) siamo persone sole nella moltitudine.La moltitudine dei singoli ha sostituito le relazioni primarie.
Il blog integra, quando va bene, le relazioni faccia a faccia.
Più rischioso è quando le sostituisce.
Non c’è un rapporto causa effetto del tipo: la cultura dei blog provoca un impoverimento dei rapporti faccia a faccia.
No
Piuttosto l’estensione ed i radicamento, e le Z-List e le classifiche, insomma tutto questo avvitamento su se stessi dei blog, sono un sintomo della solitudine della moltitudine
Tuttavia essi talvolta alimentano anche forme nuove di solitudine scelta.
E qui il salto esistenziale si fa duro e terribile.
Fin quando si chiacchiera più o meno amabilmente sui post e nei commenti: “Caro di qui” … “Caro di là” … “condivido” … “non sono d’accordo” … e via discorrendo (“zio caro”: e qui capisce solo chi ha letto altro) …
Dicevo fin quando si parla con i tasti nasce, cresce,  l’illusione di essere in relazione. Di avere amicizie solide che rompono la solitudine.

Ma appena arriverà la caduta, la malattia, il colpo inaspettato che mette fuori gioco il corpo e la sua stessa possibilità di relazione … ecco, in quel momento, tutte queste relazioni virtuali si disfarranno nel vento.

Cesseranno immediatamente di esistere. Nè più nè meno come quando si spegne un computer.
Non ci sarà più alcuna relazione virtuale importante e necessaria ad avvicinare l’impatto di quel problema.
Ed allora saranno ancora una volta  solo le relazioni primarie, quelle faccia a faccia, quelle delle famiglie sia pure disgraziate, invadenti e terrificanti, dei preti odiati e sbeffeggiati, degli insegnanti colpevolizzati, dei vicini di casa invadenti, ma forse allora rivalutati, dei volontari onnipotenti ed ingrugniti nella loro vocazione salvifica a dimostrare la loro essenzialità per tenerci assieme, male e  ancora per un poco. Ma a tenerci assieme
E se anche queste relazioni franeranno (e franeranno, perchè non tengono sul medio e lungo periodo) ci saranno solo le istituzioni del welfare a darci una gruccia, un lenzuolo pulito alla mattina, dopo, la merda della notte.
Le tanto disprezzare istituzioni del welfare, delle quali ci si accorge per criticarne l’insufficienza, secondo la solita logica della “caccia al colpevole”, solo quando ne abbiamo bisogno.
Ed è qui che la politica, non la politica – spettacolo, ma la politica – azione eticamente sostenuta, riacquista il suo ruolo, peso, vocazione.

Dunque, mi dico: fai il tuo blog, cura le tue relazioni, costruisci pure questi legami sottili che passano per la comunicazione dei fili. Sappi, però, che sono rapporti effimeri, labili, leggeri. E allora tieni sempre d’occhio anche  le persone fisiche, concrete, visibili.
Ringrazia il caso e la natura che ti ha messo vicino una moglie che illumina e scalda i giorni.
Tuttavia, se scarseggiano i rapporti interpersonali, perchè hai un pessimo carattere, punta ancora sulle politiche di welfare e sul loro funzionamento.
Magari qualcuno, quando sarai nel letto assistito o sul deambulatore, si ricorderà che Nina Simone sa farti piangere e contemporaneamente renderti sempre felice.
E si ricorderà di infilarti una cuffia sulle orecchie e far andare in loop le sue 500 canzoni.

conversazione con Margherita sul libro: TASSINARI Simonetta, Instant filosofia. Il corso per capire in modo facile idee, concetti e personaggi, dagli esordi a oggi, Gribaudo editore, 2020

Antologia del TEMPO che resta

riporto qui una conversazione che si è presentificata su facebook, dove avevo rilanciato la scheda del libro:

mi scrive Margherita

Sembra interessante. Lo stile e l’approccio didattico è come nel precedente testo dell’autrice (Il filosofo che c’è in te), finalizzato a fornire della filosofia un’ immagine semplificata e, perché no?, un mezzo per capire il mondo e se stessi. È il manuale scolastico che tenta di rispondere alla tormentata domanda “A che serve la filosofia?” Il fatto è che la filosofia, a mio parere, non “serve”, nel senso che non dà risposte. La filosofia è ricerca, una corsa agli ostacoli che sono singoli traguardi che si susseguono l’uno dietro l’altro, un confine che si sposta ininterrottamente.

rispondo

grazie !!! hai del tutto ragione: le tue parole chiariscono benissimo i contenuti di questo libro. Io non ho, purtroppo , avuto una cultura filosofica. Da studente di un istituto tecnico (perito edile…

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per ricordare ENRICO BERLINGUER (1922-1984): sito; pagina facebook; alcuni video, bibliografia

  • sito dedicato alla BIOGRAFIA DI ENRICO BERLINGUER (enricoberlinguer.it), vai alla pagina iniziale:
  • PAGINA FACEBOOK dedicata a ENRICO BELRINGUER:

https://www.facebook.com/berlinguer/

BIBLIOGRAFIA DA: Eppure il vento soffia ancora. Gli ultimi giorni di Enrico Berlinguer, di Piero Ruzzante, Antonio Martini, Utet editore, 2020

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Enrico BERLINGUER: “Per noi l’austerità è il mezzo per contrastare alle radici e porre le basi del superamento di un sistema che è entrato in una crisi strutturale …, al “Convegno degli intellettuali” di Roma, gennaio 1977

“Per noi l’austerità è il mezzo per contrastare alle radici e porre le basi del superamento di un sistema che è entrato in una crisi strutturale e di fondo, non congiunturale, di quel sistema i cui caratteri distintivi sono lo spreco e lo sperpero, l’esaltazione di particolarismi e dell’individualismo più sfrenati, del consumismo più dissennato. L’austerità significa rigore, efficienza, serietà, e significa giustizia”

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in ricordo di ENRICO BERLINGUER: “Il Pci era il più feroce nemico del terrorismo …, in Eppure il vento soffia ancora. Gli ultimi giorni di Enrico Berlinguer, di Piero Ruzzante, Antonio Martini, Utet editore, 2020, pagina 76

“Il Pci era il più feroce nemico del terrorismo. A prescindere dal colore con cui tingeva i suoi crimini. Berlinguer pose la massima attenzione su un fenomeno che considerava la maggior minaccia per la democrazia. Cominciò ad occuparsene con assiduità ancor prima di diventare il leader del partito”

citazione da:

Eppure il vento soffia ancora. Gli ultimi giorni di Enrico Berlinguer, di Piero Ruzzante, Antonio Martini, Utet editore, 2020, pagina 76

Eppure il vento soffia ancora. Gli ultimi giorni di Enrico Berlinguer, di Piero Ruzzante, Antonio Martini, Utet editore, 2020. Indice del libro

Il sentimento che scaturisce dalla lettura è di commozione. La stessa commozione di quelle migliaia di militanti che in piazza, quel 7 giugno 1984, si rendono conto della tragedia che si sta consumando. Il libro affronta la vita di Berlinguer suggerendo tesi storiografiche innovative, come quando ipotizza che l’incidente automobilistico subito di Sofia nel 1973 giocò un ruolo determinante nell’elaborazione del compromesso storico.  Oltre Berlinguer il campo progressista si è un po’ perso. Si sente il bisogno di tornare su quei passi, per studiarli e trarne insegnamenti.  Il libro che Piero Ruzzante ha scritto insieme ad Antonio Martini e ha da poco pubblicato per Utet (Eppure il vento soffia ancora) non è un saggio su Enrico Berlinguer. È un diario, un album di memorie, individuali e collettive, che ripercorre con grande rigore, ora dopo ora, gli ultimi giorni della vita del segretario comunista.

Berlinguer incarnava la diversità comunista

Paolo FERRARIO presenta il libro: SUL FILO DELLA STORIA. TORNO: VICENDE ECONOMICHE E SOCIALI DAL 1400 AD OGGI, a cura della Associazione Culturale Via De Benzi 17. Testo di Agop Manoukian. Gruppo di lavoro: Silvana Beccarelli; Vincenzo Marrano, Jacopo Pigoni, Giorgio Ratto, Luigi Rigamonti, grafica a cura di Ottavio Sosio, New Press Edizioni, 2020. Torno, AUDIO del 5 settembre 2020

Sul filo della storia. TORNO: vicende economiche e sociali dal 1400 ad oggi, a cura della associazione culturale Via De Benzi 17. Testo di Agop Manoukian. Gruppo di lavoro: Silvana Beccarelli; Vincenzo Marrano, Jacopo Pigoni, Giorgio Ratto, Luigi Rigamonti, New Press Edizioni, 2020 – dal blog Coatesa sul Lario e dintorni

vai a

https://tinyurl.com/y3dfbhxl

Jerry LEWIS: “Quel clown di mio padre” raccontato da Chris Lewis. Articolo di Marco Consoli, in Il Venerdì di Repubblica, 24 luglio 2020

letto in edizione cartacea

cerca in :

https://rep.repubblica.it/pwa/venerdi/2020/07/24/news/jerry_lewis_the_day_the_clown_cried_olocausto_figlio_chris_lewis_intervista_berlino_deutsche_kinemathek_la_vita_e_bella_il_v-262467390/

mi scrive Gianfranco Gentile, detto “Tato”, 21 maggio 2020

Caro Paolo, felice di averti rivisto,

come ti dissi ti leggo spesso sulle mail che mi mandi.

Questa mattina, scorrendo il tuo sito (Coatesa.com),  ho aperto l’indice del blog e poi (Gentile Gianfranco “Tato” (2)) rileggendo appunto 2 delle poesie che ti diedi a suo tempo.

Mi piacerebbe che, se lo ritieni, ne pubblicassi altre; mi farebbe molto piacere (orgoglio?) e allora mi permetto di inviarti quelle che reputo più carine- spiritose- serie- allegre……

Se lo farai ti prego anche di volermelo far sapere in modo che io possa, IMMEDIATAMENTE (super orgoglio) andarle a vedere.

Ciao, un abbraccio.

P.s.: mi ricordo ancora la tua stanza con i materassini neri di gomma e la tua scatola del “Piccolo chimico”. Bei tempi……….


Sei stato più veloce della luce, ti ringrazio molto.

Sapevo del tuo infarto, ma non sapevo avessi dovuto sottoporti anche agli stent ed al pacemaker. Sappi comunque, ma lo sai sicuramente, che ora sei sotto protezione forse più di una persona, come si suol dire, sana come un pesce.

Le medicine ed i controlli ai quali ti sottoporrai monitorano di continuo il tuo stato di salute. Per farti un esempio, mia mamma con un infarto avuto nel 1975 è campata fino al 2003 e non è morta per quello.

Anch’io mi ricordo i bei tempi andati, il ritrovo in via Cadorna con Alberto, se non sbaglio, e la sorella (autotrasporti) e quella grande quercia che ancora vive e i poveri passerotti ai quali sparavamo con un fucile a canna esagonale, il gioco con la pelota basca che poi ti ha portato al pronto soccorso con la lingua tagliata, la tua casa in via Volta, poi in via Cigalini dove abbiamo pernottato nella roulotte prima della partenza per Marina di Pisa, quelle in via Manzoni e in via Dante; la gita a Bergamo Alta con la mia Fiat 850 beige, la gita a Pognana, mi pare, dai tuoi parenti, il ritrovo nella Ditta del Fasola a Rebbio, spero di non sbagliare il cognome, dove io, per fare lo spiritoso con i figli e la sua nipote (carina) facevo sparire il mozzicone della sigaretta sotto la lingua e mi sono scottato come un pirla.

Bei ricordi indelebili……Ciao Paolo e grazie ancora per la pubblicazione.