Sergio Bonelli Editore presenta UN BONELLI AL GIORNO.  Sul sito della Casa editrice quattordici FUMETTI OMAGGIO,  in formato PDF, uno al giorno per due settimane dal 23 marzo 2020

Per scaricare i fumetti di “Un Bonelli al Giorno”

https://www.sergiobonelli.it/

Sergio Bonelli Editore presenta

UN BONELLI AL GIORNO 

Sul sito della Casa editrice quattordici FUMETTI OMAGGIO,  in formato PDF, uno al giorno per due settimane

Primo appuntamento con Tex Classic n. 1, scaricabile gratis lunedì 23 marzo

Sergio Bonelli Editore, nell’ambito del progetto #ACasaConBonelli, ha pensato di proporre una nuova iniziativa dedicata a tutti i suoi lettori. Grazie a “UN BONELLI AL GIORNO”, ogni mattina alle ore 10, visitando il sito della Casa editrice, i lettori troveranno un fumetto in formato PDF scaricabile GRATUITAMENTE.

La partenza di questa nuova avventura è fissata per lunedì 23 marzo alle ore 10 con Tex Classic n. 1. L’appuntamento si rinnoverà ogni giorno alla stessa ora per 14 giorni, permettendo ai lettori di immergersi nelle atmosfere dei grandi eroi Bonelli: il Far West di Tex, la Londra di Dylan Dog, la foresta di Darkwood di Zagor, l’Amazzonia di Mister No, lo spazio di Nathan Never, i mille mondi di Martin Mystère, gli intrighi della Garden City di Julia, la misteriosa Napoli del Commissario Ricciardi… Ogni fumetto sarà disponibile sul sito della Casa editrice per 24 ore dal momento del suo rilascio. 

Spiega il Direttore Editoriale Michele Masiero: “Sono giornate difficili per tutti noi e sappiamo che questo è solo un piccolo gesto. Vogliamo però continuare a essere vicini ai nostri lettori: riusciamo nell’impresa grazie al lavoro eccezionale delle edicole e degli edicolanti, che ringraziamo veramente tantissimo, per tutto quello che fanno da sempre e per come si stanno prodigando ulteriormente nelle ultime settimane. Pensiamo, però, di fare cosa gradita ai nostri lettori e – perché no? – a chi vorrà avvicinarsi al mondo delle nuvole parlanti offrendo un nuovo appuntamento quotidiano: un fumetto ogni mattina, per far sentire la nostra presenza e quella dei nostri personaggi anche all’interno delle loro case. In attesa di rincontrarci dal vivo, non appena sarà di nuovo possibile”. 

Calendario delle PUBBLICAZIONI OMAGGIO

 

23-mar Tex Classic 1 “Il totem misterioso”
24-mar Zagor Classic 1 “La foresta degli agguati”
25-mar Mister No 1 “Mister No”
26-mar Martin Mystère 1 “Gli Uomini in Nero”
27-mar Dylan Dog 1 “L’alba dei morti viventi”
28-mar Nathan Never 1 “Agente Speciale Alfa”
29-mar Julia 1 “Gli occhi dell’abisso”
30-mar Cassidy 1 “L’ultimo blues”
31-mar Dampyr 1 “Il figlio del diavolo”
01-apr Morgan Lost 1 “L’uomo dell’ultima notte”
02-apr Orfani 1 “Piccoli spaventati guerrieri”
03-apr Dragonero 1 “Il sangue del drago”
04-apr Il Commissario Ricciardi “Dieci centesimi”
05-apr Le Storie 1 “Il boia di Parigi”

 

Per scaricare i fumetti di “Un Bonelli al Giorno”

https://www.sergiobonelli.it/

Storie e ricordi in compagnia di Giancarlo Berardi e ‘Il diario di Julia’, Seminario: 30 Settembre – 1 Ottobre – Macario – Criminologia a fumetti; Libera Universita’ Autobiografia

30 Settembre – 1 Ottobre – Macario – Criminologia a fumetti Stampa
Storie e ricordi in compagnia di Giancarlo Berardi e ‘Il diario di Julia’

Il seminario si svolgerà a Genova, Biblioteca Internazionale Edmondo De Amicis – Area Porto Antico
dal 30 settembre (h.15/18,30) al 1 ottobre 2016 (h. 9/13 – 14/16,30)

“…gli incontri con i miei lettori…sono occasioni preziose che cerco di non perdere, perché concretizzano in maniera vibrante e profonda quel rapporto a distanza che si è instaurato attraverso il Diario di Julia. Sono momenti in cui possiamo guardarci negli occhi, in cui possiamo sentire le nostre voci e comunicare anche con il linguaggio del corpo. Emozioni che mi arricchiscono, lasciandomi un carico di energia e di vitalità.”
(Giancarlo Berardi, da ‘Il Diario di Julia’ in “JULIA. Le avventure di una criminologa”, n. 210 – marzo 2016)

Compila il modulo d’iscrizione

Chiunque apprezzi Giancarlo Berardi sa chi è Ken Parker. Un personaggio dei fumetti ormai leggendario e indimenticabile, ma pur sempre appartenente al passato.
Chiunque apprezzi Giancarlo Berardi sa chi è Julia. Una delle pochissime donne-protagoniste nel fumetto italiano, pienamente inserita nel presente.
Chiunque apprezzi Giancarlo Berardi trascorre oggi parte del suo tempo in compagnia di Julia e, indirettamente, del suo creatore ed autore.

Il Laboratorio autobiografico si propone come una possibilità -unica nel suo genere- di vivere questa esperienza in maniera meno solitaria e più partecipata, in compagnia di Giancarlo Berardi e, indirettamente, del suo personaggio, con la conduzione di un formatore esperto in ambito autobiografico, cercando alcuni fili nel ricordo del primo incontro con Julia, negli avvenimenti vissuti o immaginati, nelle letture-di fumetti e non solo- che connettono sia alla propria che alle altrui vite. Utilizzando in particolare alcuni spunti tratti da ‘Il diario di Julia’, che rappresenta una delle più originali raccolte di brevi riferimenti autobiografici narrati alternativamente al personaggio (Julia) o al suo autore (Berardi), con risposte di rara sensibilità ed empatia.

Sorgente: Libera Universita’ Autobiografia – 30 Settembre – 1 Ottobre – Macario – Criminologia a fumetti

DAGO n. 10 2014, "Il mendicante e la gloria". La battaglia di Mohàcs (1526)

l’ultimo numero di DAGO, ricorda la battaglia di Mohàcs (1526)

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E’ bene ricordarlo, perchè oggi loro camminano nelle strade, nelle piazze, nei mercati della nostra civiltà con queste intenzioni

Demografia islamica: “Sarà il ventre delle nostre donne a darci la vittoria”, citazione di Boumedienne, 1974, in Oriana Fallaci, La forza della regione, Rizzoli 2004, p. 56-57

 

DAGO, di Robin Wood. Disegnatori: Alberto Salinas e Carlos Gomez

Con il fumetto Dago si può ripassare, in spirito avventuroso e “superuomistico”, la storia del Cinquecento.

Dago, ideato dallo scrittore e sceneggiatore Robin Wood, è il nobile veneziano Cesare Renzi che subisce un complotto nella sua città, Venezia.

Da quel momento vaga da esiliato e da “rinnegato” fra l’Africa musulmana del Nord Africa e l’Europa degli Stati nazionali nascenti.

Robin Wood è nato nel 1944 in Paraguay da genitori irlandesi. Si è poi trasferito a Buenos Aires e ora vive a Copenaghen. Ha creato moltissimi personaggi: Nippur, Savarese, Helena, Qui la Legione, Gilgamesh, Amanda, Martin Hell.

Ma il suo capolavoro resta Dago.

Il primo illustratore è l’argentino Alberto Salinas, che successivamente si alterna (ma spesso firmano assieme) con lo spagnolo Carlos Gomez.

Le loro tavole, talvolta sono affreschi o stampe d’epoca di rigoroso valore grafico.

La storia editoriale di questo fumetto è ormai trentennale:

In Italia comincia nel 1983 con le puntate pubblicate sulla rivista Lanciostory. Prosegue nel 1994  con i fascicoli mensili da edicola dell’Eura editoriale, ora arrivati al 17° anno.

C’è poi una edizione cartonata, sempre mensile,  a colori. Inizialmente (fino al n. 67)  è edita nella collana Euracomix dell’Eura editoriale. Ora esce nella collana Aurea Comix dell’editoriale Aurea, il cui catalogo comprende a tutt’oggi 73 numeri. Fra Eura Editoriale e editoriale Aurea c’è perfetta continuità.

A queste collane di base si sono aggiunte varie ristampe e oggi esce una collezione mensile Grandi Fumetti (sempre dell’editore Aurea) di circa 270 pagine per ogni volume.

TartaRugosa ha letto e scritto di: Dylan Dog Mater morbi (testi di Roberto Recchioni, disegni di Carnevale) n. 280 Gennaio 2010 www.sergiobonellieditore.it

TartaRugosa ha letto e scritto di:

Dylan Dog

Mater morbi

(testi di Roberto Recchioni, disegni di Carnevale)

n. 280 Gennaio 2010

http://www.sergiobonellieditore.it

Nel mese in cui si ricorda la morte di Eluana Englaro, molte sarebbero le letture consigliabili che affrontano il tema della rivoluzione tecnologica in ambito di salute e malattia e del diritto umano all’autodeterminazione.

A me piace scegliere un testo diverso, originale e inatteso per il genere e la forma cui appartiene: il fumetto. Una storia narrata al confine tra reale e irreale, considerato che Roberto Recchioni, sceneggiatore dell’avventura, è una persona che sta vivendo sulla propria pelle una condizione di malattia irreversibile.

Questa volta Dylan Dog, l’indagatore dell’incubo, vive direttamente una realtà da incubo, misurandosi con le sue ancestrali paure dell’ignoto e dell’insondabile. I tratti delineati per descrivere un vissuto di condannato sono così netti e precisi da incidere un solco nel lettore che segue la vicenda.

Una vita può essere sospesa e ugualmente rivestire un rinnovato significato rispetto al senso dell’esistere; una vita può essere invece trattata come pezzo da officina, scorporata dall’anima e considerata mero involucro da riparare.

Dylan Dog attraversa il suo incubo individuale dando voce materiale agli interrogativi più inquietanti che già scuotono le coscienze di chi cura.

Di goffmaniana memoria l’incontro con la spoliazione, la coatta costrizione alla rinuncia della tua identità, numero fra altri numeri, arto, organo, elemento piuttosto che uomo, sradicato dalla possibilità di esprimere il tuo passato, le tue conoscenze, le tue testimonianze su ciò che senti e ciò cui sei stato sottoposto:

L’ingresso nel giardino dove Mater Morbi porta a giocare le sue vittime non è un buon indizio e segna quel confine tra naturalità e intervento tecnologico che permette all’insaziabile signora di mantenere il paziente designato sufficientemente attaccato a un filo per potersi trastullare con lui


Poco importa ciò che il malato pensa, desidera, esige .. qualcun altro decide per lui

Risponderà il Dottor Vonnegut: al Dottor Harker che osa proporre di non andare oltre con le cure: “La legge ci obbliga a fare tutto quello che ci è possibile per tenere in vita i nostri pazienti. … La morte non è cosa di cui possano decidere i dottori o i pazienti” “E chi allora?” “Un’autorità ben al di sopra di noi”

A chi si riferisce il Dottor Vonnegut? Mater Morbi pare non avere idee confuse in proposito




E mentre le macchine allungano l’agonia di Dylan, nel suo giardino Mater Morbi esercita le sue sadiche seduzioni per favorire il cedimento del suo nuovo giocattolo

Mater Morbi è un’amante esigente, ma Dylan le rinfaccia il suo male intrinseco: quella solitudine di cui non potrà mai sbarazzarsi perché tutti cercano di sfuggirla. “Ci sono persone disposte a uccidersi pur di non incontrarti mai” svela Dylan a Mater Morbi in un drammatico colloquio “Nessuno ti ama e per questo sei costretta a tenerti strette le persone riducendole in catene”

Mater Morbi è smascherata. Nel momento in cui Dylan accetta di provare ad amarla si ritrova guarito.

La televisione trasmette l’intervista del Dottor Harker, cacciato da Vonnegut per la sua troppa sensibilità, dove si parla di accanimento terapeutico, testamento biologico e suicidio assistito.

Scrive allora Dylan Dog:

“Personalmente sono convinto che chiunque sia in possesso delle sue facoltà mentali debba anche essere padrone del proprio destino .. specie se quel destino è fatto di atroci sofferenze. D’altra parte nel caso in cui io non fossi in grado di esprimere la mia opinione o non avessi lasciato alcuna disposizione, non vorrei mai che qualcuno decidesse della mia vita al posto mio.

In fondo .. chi sono io per mettere in dubbio i miracoli?”

lasciando scoperta quella terra di frontiera dove la medicina che rifiuta la morte non è ancora specularmente riuscita a riportare sempre alla vita e dove l’essere umano è tuttora dilaniato dalla contrapposizione tra laico e religioso, tra una morte come evento naturale e una morte che può essere sempre più controllata e manipolata.

Una cosa è certa: dove le maglie si fanno strette, dove si arriva al bilico della massima incertezza, dove esiste una possibilità di scelta per orientare il proprio ineluttabile destino – e ognuno di noi sta sempre più acquisendo conoscenza di questa possibilità – c’è un fragoroso, urgente, tasssativo bisogno di etica.

In questo angolo di Venezia penso a Hugo Pratt. Al suo andare fuori (l'esotismo di Corto Maltese) rimanendo però sempre nelle sue radici.

Venezia, in una data imprecisata del 2002, Campo San Giacomo all’Orio

Al locale di Hugo Pratt scoperto per caso leggendo leggendo il Gazzettino.

Tendo a fantasticare su “altri luoghi”, proprio perchè forse non riesco a staccarmi dal profilo del mio lago/triangolo di montagne che si tuffano e formano tanti triangoli con sfumature di grigio appena differenti lungo la prospettiva che sfuma lontano

In questo angolo di Venezia penso a Hugo Pratt. Al suo andare fuori (l’esotismo di Corto Maltese) rimanendo però sempre nelle sue radici.

Certo Venezia sa dare tanta energia agli spiriti creativi.

Ho qui con me una raccolta di musica Cajun. Le paludi e i boschi di New Orleans. Ecco un luogo che mi piacerebbe abitare anche solo per pochi attimi. Provo a cercare le ragioni di questa attrazione: forse le origini della musica jazz, o ancora per quei film americani o per la paura dei coccodrilli

Un altro mio luogo interno sono le lunghe e dritte strade della California. Mi immagino sui pulmann (Forse per il film “Un uomo da marciapiede ‘ ?); i localacci in cui dormire, le colazioni alla Hopper.

E ancora Manhattan, certamente per i film di Woody Allen

Poi Venezia, luogo che ho avuto la fortuna di “parzialmente) vivere.

Ma il mio luogo interiore, il vero spazio psichico, resta Amaltea, con Luciana e le gatte.

Le notti ad Amaltea … le lucine sulla montagna … Pigra appesa nel buio … lo sciabordio delle acque appena percepibile …

Dimenticavo. Alla libreria Toletta ho trovato una antologia di Meneghello. Era lì abbandonata. L’ho tenuta d’occhio per mesi. Venezia è attraversata da migliaia di visitatori. Ma nessuno per mesi ha preso quel libro.

Era lì per me. Mi aspettava.