messaggio a Gabriele Kensington in tema di RELATIVISMO e 11 settembre 2001, da una traccia del blog Splinder, primi anni 2000

Caro Gabriele Kensington

ti racconto il mio personalissimo percorso nel vedere un nesso fra relativismo e 11 settembre 2001.

Quella è la data in cui si è resa storicamente evidente l’antico odio della civiltà islamica per quella europeo-occidentale.

Le avanguardie leniniste capitanate da Bin Laden hanno sferrato il loro attacco di ferro e di fuoco alla ricerca di una leadership all’interno del loro mondo.

Una cultura compatta, militarmente armata e dotata dell’arma del ricatto petrolifero, ha dichiarato guerra alla nostra cultura perennemente in diaspora e lacerata dal vizio autocritico fino al limite del masochismo.

Il relativismo conoscitivo e culturale è alla base della debolezza dell’occidente di fronte all’aggressivo oriente musulmano.

Raymond Boudon (grande sociologo) spiega con dovizia di dati, informazioni e argomenti che il relativismo è del tutto privo di contenuti e che il suo solo obiettivo è quello di “decostruire” un qualsiasi punto fino a perdere gli ormeggi.

Proprio perché sostengo con te l’opinione che “l’Occidente non sembra condividere valori che identifichino la civiltà comune” individuo nel relativismo e nei suoi cattivi maestri un tarlo terribilmente distruttivo. Altrochè “vecchia talpa …”

Grazie per la tua amicizia

NON sono passati 15 anni dall’11 settembre 2001: i valori e le istituzioni dell’Occidente sotto attacco da parte dell’islam politico. Il mio TO CROSS THE LINE, scritto nel 2006

l’11 settembre 2001:

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Una intera fase storica di attacco dell’islam politico contro i valori e le istituzioni dell’occidente democratico

Obama annuncia una coalizione internazionale per la DIFESA

L’America si metterà alla guida di una vasta coalizione internazionale” che darà il via a “una campagna senza sosta” contro la minaccia terrorista dell’Isis, “ovunque si trovi”, “per respingerla e infine distruggerla”: così Barack Obama ha annunciato il suo piano anti-Isis, parlando in diretta Tv alla nazione.


il mio TO CROSS THE LINE,

dopo il ciclo storico aperto dall’islam politico l’11 settembre 2001

(scritto nel 2006)

Appartengo ad una generazione (1948-più tardi che mai) nella quale la politica ha sempre contato molto. Troppo.

A vent’anni alcuni fra gli slogan più battuti erano: “il sesso è politico”; “l’esame è politico” “tutto è politico” … fino alla nausea da esagerazione. La mia biografia soggettiva intercettava quella fase di movimento collettivo. E ci sono stato.

Ho scoperto che anche per altre persone la personale scelta di campo ha coinciso con certi eventi collettivi. Basta pensare ai fascismi, alla resistenza ed alla costruzione della dirigenza dei partiti comunisti occidentali (in particolare in Italia, Francia, Spagna).

Nel mio infinitesimo piccolo destino individuale è stato il colpo di stato militare in Cile del 1973 a determinare la scelta del Pci. Prima leggevo il Manifesto e proprio non capivo gli articoli di Rossana Rossanda (la “stilista del comunismo”, come efficacemente la dipingeva Giorgio Bocca): il suo estremismo razional-cerebrale e parolaio era così incapace di interpretare quei fatti! …

Mi appariva chiaro che il rischio golpe di destra poteva essere contrastato solo con una larga intesa di tutte le forze democratiche e non con le piccole schegge della “sinistra extra-parlamentare”.
In questo oggi vedo in me un’assoluta continuità:

ero “centrista” già allora.

Consapevole che solo le posizioni di centro sanno assumersi le responsabilità delle scelte, mentre gli estremi sono immobili e appagati solo di sè nell’autocontemplazione narcisistica.

Gli antipatizzanti di allora mi chiamavano il “berlingueriano”. Negli anni delle brigate rosse ed anche oggi lo ritengo un complimento. Era la sua etica che mi dava energia.

L’apprendimento nel partito è stato molto dispendioso in termini di energie individuali, ma anche illuminante sul piano sociologico.
Il vecchio compagno Libero F. mi insegnò subito la distinzione fra

l’”elettore”,

il “simpatizzante”,

l’”iscritto”,

il “militante”,

il “dirigente”,

l’”eletto nelle istituzioni”.

Ho praticato tutti questi ruoli. Poi ho visto le logiche associative e dissociative, i percorsi del potere, la manipolazione discorsiva, le carrierette, l’eterno rapporto fra ambizione personale e grandi discorsi etico-sociali.

Ho dedicato molto, molto tempo, a tutto questo.

Tantissimo negli anni 1974-1985: quattro sere la settimana fuori per riunioni serali, fino a tarda notte. “Il socialismo è bello, ma sacrifica troppe sere” (Oscar Wilde).

Ho partecipato attivamente alla transizione verso la tradizione socialista (Pci-Pds- Ds) e verso la unificazione fra le migliori parti della tradizione democristiana e “comunista”.
E solo allora ho capito che l’errore storico era molto antecedente: risaliva alla scissione del 1921.

1921-1991: accidenti … settant’anni per tornare alle origini, saldare parzialmente i conti dovuti alla frattura, ricominciare da capo (un “nuovo inizio” lo ha chiamato quella figura ormai patetica di Achille Occhetto).

Per quel che mi riguarda questa appartenenza alla “famiglia” dei partiti comunisti è davvero solo “parte”, una piccola parte della mia vita (venti anni circa della vita adulta). Ma mi colpisce davvero tanto che la generazione militante dei primi decenni del novecento ha impiegato settant’anni per tornare ai lucidi discorsi di Filippo Turati sulla necessità dell’unione per battersi contro il nascente fascismo, che infatti si affermò a livello di massa. Antonio Gramsci è un autore che occupa un metro di dorsi di libro nella mia biblioteca (e li ho letti affettivamente e intellettualmente).

Ma ad avere ragione, ad essere profetico era il dimenticato Filippo Turati.

Ho ricordi. Persone … libri … momenti … non tutti belli

Ora devo ritornare al perché di questi fluttuanti pensieri in occasione dell’11 settembre.

Perché è una data seminale.

Un momento sintetico che aiuta a fare ordine.
A capire le forze in campo.
A rileggere il passato.
A proiettarsi sul futuro.
A stabilire quel nesso, quella connessione fra “individuo” e “società” che dovrebbe sempre essere al centro di chi vuole dare senso al suo trascorrere del tempo vitale. Il breve ciclo biologico dentro il flusso del tempo storico.
Una parte della cultura islamica ha dichiarato guerra al mondo occidentale.
Un “partito” di ricchi petrolieri (al quaeda allora, e oggi quel che ne resta e le sue filiazioni), in perfetto stile leniniano, assolda ed arma gruppetti di militanti che distruggono a New York due simboli architettonici e visivi degli Stati Uniti. L’evento in sé si riassume in 2748 morti, di cui 412 soccorritori e 12 suicidi (quelle persone che abbiamo visto volare giù dai grattacieli per non bruciare da vivi). Infinitamente più ampio è il riverbero storico-sociale. Come quando in un quadro si riesce ad assegnare significati ai colori, alle luci ed alle ombre, ai primi piani ed allo sfondo …
Io ora il quadro lo vedo così.

Vedo un nemico che odia il mio e nostro stile di vita.

La mia e nostra libertà di puntare o no sui valori della famiglia. Di decidere come provare soddisfazione nella vita sessuale, qualunque essa sia: etero, omo, bi, trans eccetera. Le libertà individuali, quelle combattute dalle fedi religiose

Un nemico che mira ad annullare i fondamenti delle democrazie occidentali, forgiate innanzitutto con l’illuminismo francese:

La secolarizzazione,

la distinzione fra religione (come fatto individuale) e logiche pubbliche dello stato,

la democrazia rappresentativa dei parlamenti e dei governi.

Un nemico che utilizza a proprio favore la varietà delle opinioni che può esprimersi nella nostra civiltà (sì civiltà: intesa come processo di civilizzazione che ottiene come massimo risultato l’espansione della soggettività) per insediare cellule di partito che si organizzano militarmente con gli attentati alle stazioni ferroviarie e metropolitane.

Un nemico stratificato in “dirigenti”, “simpatizzanti” interni (nei loro paesi e terre) ed esterni (i nostri estremisti di sinistra, alla continua ricerca dell’ottocentesco “proletariato” che dia la spallata “rivoluzionaria”, e di destra, affascinati dalla cultura comunitaria espressa dalle masse musulmane) e “militanti-attivisti” addestrati anche al suicidio.

A proposito, la nostra psicologia ci insegna che la socializzazione comincia dall’infanzia.. Chissà se nel quadro che io vedo anche i simpatizzanti nostrani riescono a vedere il barbaro processo di costruzione del piccolo kamikaze. A proposito di “cultura dell’infanzia” … Sono poche le parole che leggo su questo tema.

Sul piano culturale vedo, ovviamente molto in positivo, l’estrema soggettivazione della mia civiltà (in cui metto anche le politiche di welfare, le cure per i minori, gli handicappati, gli anziani) e dall’altra parte l’estrema collettivizzazione dell’islamismo religioso.
Ovviamente molto in negativo.

Per valutare occorre sempre una gerarchia di valori.

Io dò valore al soggetto ed è per questo che preferisco infinitamente modelli socio-culturali che danno valore all’individuo.

Loro, invece, danno valore all’annullamento in un indistinto collettivo e questo porta la nostra storia indietro di secoli.
No, grazie.

Sul piano politico i giudizi ed i comportamenti che l’11 settembre ha prodotto nei mesi ed anni successivi diventano dei grandi indicatori di tipo storico.
“Siamo tutti americani” è stato lo slogan di una sola giornata.
Giusto un riflesso della italianissima religione cattolica per il culto dei morti, ma al di sotto delle parole l’antiamericanismo è annidato in profondità nella cultura sia di destra (che odia gli Stati Uniti perché hanno attivamente agito per la caduta dei fascismi e del nazismo) che di sinistra (che odia gli Stati Uniti perché hanno vinto la sfida con il comunismo storico delle russie). Ed è riaffiorato alla grande in modo ancora più virulento che nel passato.

Non sono un cultore dei percorsi delle destre. Per la mia biografia sono invece molto interessato ai percorsi delle “sinistre” (che oggi è solo lo spazio da loro occupato negli emicicli dei parlamenti) .

E’ qui che, per me, l’11 settembre diventa un punto di svolta, una di quelle congiunture in cui diventa possibile e necessario to cross the line, varcare la linea.
Vedo la totale incapacità della politica di sinistra (meglio della politica di cattosinistra) ad agire per la sicurezza dei prossimi decenni (a me, data la mia età, basterebbero dai 20 ai 30 anni).

Questa cultura ritiene che gli Stati Uniti sono stati “puniti” da quel partito di ricchi arabi seduti sul loro petrolio a causa dell’imperialismo (dimenticando che i repubblicani di Bush hanno vinto le prime elezioni del 2000 su un programma isolazionista). Così questa cultura non è attrezzata a comprendere che la guerra dichiarata da quella parte dell’islam non è rivolta solo agli Stati Uniti (che “se la sono meritata”) ma a tutta la civiltà occidentale.

Conseguentemente non riesce a comprendere che abbiamo a che fare con nemici che si articolano attraverso organizzazioni molto potenti e molto efficaci (basta pensare a come utilizzano internet e le televisioni). Con nemici esterni (gli stati canaglia: Iraq, Iran, Siria …) e con nemici interni (gli adolescenti di seconda e terza generazione e naturalmente le loro famigliole che mettono assieme il ribellismo dell’adolescenza con i soldi e le armi che gli forniscono le cellule locali dell’islamismo fondamentalista).

Ma su tutto questo scenario complesso ed articolato, infinitamente fitto di sfumature da seguire con attenzione, una cosa mi appare con chiarezza lancinante. Appunto come quando in un quadro appare finalmente il significato ed allora si presentifica l’emozione di pensare.

Per tutto un ciclo di vita ho pensato che la divisione fosse fra capitalismo e comunismo, fra destra e sinistra, fra Dc e Pci.
E vista la deriva etica del berlusconismo (avvocati nel processo il lunedì e martedì in commissione perlamentare a cambiare le leggi a favore del loro datore di lavoro) anche fra polo e ulivo.
In quell’arco storico così appariva ed anche così era l’ alternativa.

Oggi vedo che la faglia divisoria fondamentale, quella che un tempo avrei chiamato “strutturale”, è fra i paesi che nel secolo breve non hanno conosciuto e praticato i comunismi, i fascismi, il nazismo (e sono l’Inghilterra e gli Stati Uniti) e paesi che invece quelle scelte hanno storicamente effettuato (l’Europa fino ai suoi confini russi, l’Italia, la Spagna, in parte la Francia).

La linea di divisione è fra sistemi socio-politici impiantati sullo sviluppo della democrazia liberale e sistemi totalitari.

L’11 settembre rivela che Stati Uniti ed Inghilterra continuano la loro politica contro il totalitarismo nazifascista (negli anni 1921-1945) e islamofascista oggi.

Una assoluta continuità che appare sui tempi lunghi. La Francia, l’Italia, la Germania, la Spagna, invece, contrattano poche migliaia di soldati per “portare la pace”, rendendo difficile ad Israele perfino di garantirsi la sopravvivenza.
Gli stessi paesi che hanno reso possibile la Shoah fanno da ostacolo all’unico scudo difensivo su Israele, cioè gli Stati Uniti. Dov’è la destra, dov’è la sinistra?
Più che mai oggi appaiono categorie politiche incapaci di rappresentare questi tempi storici.

Questo mi ha insegnato l’11 settembre e così oggi lo ricordo, con la canzone/saggio storico di Giorgio Gaber “Qualcuno era comunista“.

Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.

Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà. … la mamma no.

Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre.

Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.

Qualcuno era comunista perché aveva avuto una educazione troppo cattolica.

Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche… lo esigevano tutti.

Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.

Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.

Qualcuno era comunista perché prima… prima…prima… era fascista.

Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano.

Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.

Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.

Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.

Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.

Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.

Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.

Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio.

Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.

Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente.

Qualcuno era comunista perché la borghesia, il proletariato, la lotta di classe…

Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.

Qualcuno era comunista perché guardava solo RAI TRE.

Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.

Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.

Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.

Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico per il Vangelo secondo Lenin.

Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sé la classe operaia.

Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.

Qualcuno era comunista perché c’era il grande partito comunista.

Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il grande partito comunista.

Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.

Qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggior partito socialista d’Europa.

Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi, solo in Uganda.

Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi democristiani incapaci e mafiosi.

Qualcuno era comunista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica eccetera, eccetera, eccetera…

Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.

Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.

Qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos’altro.

Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.

Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.

Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo. Perché sentiva la necessità di una morale diversa. Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno; era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

Sì, qualcuno era comunista perché, con accanto questo slancio, ognuno era come… più di sé stesso. Era come… due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.

No. Niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare… come dei gabbiani ipotetici.

E ora? Anche ora ci si sente come in due. Da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana

e dall’altra il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito.

Due miserie in un corpo solo.

Provare a vivere nel tempo del TERRORISMO MAFIOSO/ISLAMICO. Carteggio con un antropologo nepalese, 23 marzo 2016

Grazie Carissimo!
E’ solo una questione di onesta intellettuale.
Dal punto di vista delle politiche sociali e welfare io sarei sicuramente un socialdemocratico alla scandinava, quindi di “sinistra” se si vuol definire così.
Nelle elezioni primarie presidenziali degli USA sono un sostenitore di Bernie Sanders, il rivale della Sig.ra Hillary Rodham Clinton nel campo democratico.
Bisogna guardare la realtà in maniera scientifica; la realtà socio-culturale si deve analizzare dal rigoroso metodo di antropologia; e quello che ho fatto.
Per favore, metti inevidenza il confronto tra la mia analisi e quella di Stefano Folli (vice-direttore ANSA) sullo stesso argomento nello stesso arco del tempo.

Dipak R. Pant
http://www.varesenews.it/2016/03/la-presenza-islamica-in-italia-osservazioni-riflessioni-e-suggerimenti-di-un-immigrato/500127/

Stefano Polli
http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2016/03/22/bruxelles-sotto-attacco-lisis-alza-il-tiro.-guerra-al-cuore-delleuropa_2d451067-9653-4346-8a84-34df699a3b57.html

Fai girare bene questo confronto, così uno si rende conto in quale vuoto intellettuale, fatto solo di retorica buonista, vivono e con quale assenza totale del pensiero strategico (soluzioni praticabili) parlano e sparlano gli intellettuali del regime (vice-direttore di ANSA, l’agenzia stampa nazionale ufficiale italiana); e questa è la mainstream (centro-sinistra politicamente) del mondo politico-culturale italiano.

Buona lettura, buon divertimento.

drp

Il 23/03/2016 11:27, Paolo Ferrario ha scritto:
​ grazie dipak
per questo tuo articolo che vale centinaia di libri e chiacchere da “politics”
detto da te, che sei un viaggiatore culturale nel mondo, le tue argomentazioni sono le più centrate
nessuno le ascolterà, perchè c’è una opinione pubblica (soprattutto nella sinistra politica) che si avvia incoscientemente nel prossimo decennio di dolore
sono uno studioso del filosofo Emanuele Severino: lui dice che anche l’islam sarà riassorbito dalla tecnologia scientifica dell’occidente). ma nel frattempo ci sarà dolore e morte per molte persone e per chi le ama
grazie ancora
sei un grande intellettuale
e da te imparo ad analizzare la geopolitica (o geoeconomia, come  dici tu) con il metodo ed uso delle informazioni e non con quello delle opinioni
saluti cari​

http://mappeser.com/2016/03/23/lantropologo-dipak-r-pant-delluniversita-liuc-di-castellanza-analizza-il-fenomeno-dellimmigrazione-musulmana-in-italia-in-varesenews-23-marzo-2016/

Bruxelles, 22 marzo 2016: IL SOPRAVVENTO SUL TERRORE DEL …BY DAY

so che non è giusto, ogni volta che incrocio sui mei passi un qualsiasi volto islamico, lo evito osservando con la coda dell’occhio i suoi passi con sospetto, di questo me ne vergogno ma la rabbia e il rancore hanno ormai preso il sopravvento

nuova comunicazione

Nessuno immagina e previene ciò che domani potrà accaderci sorprendendoci attoniti. Non riusciamo a rifugiarci in nessun luogo sicuro, perché nessun luogo potrà proteggerci. I nostri governi europei, la nostra intelligence sono sconfitti ormai da tempo e da tempo brancolano nel buio del terrore islamico senza alcuna strategia di difesa che possa mettere tutti noi in sicurezza.

Come si fa a vivere tranquilli nel nostro  …by day? Come si fa ad essere tranquilli nell’andare al mattino lavoro in auto, in bus, in metro, in treno o in aereo, nel pomeriggio al supermercato e la sera con gli amici in un pub?

Non sapremo mai cosa potrà accaderci in uno di questi semplici momenti di un nostro comune day by day, dove il giorno dopo non ci sarà più nessun …by day. Come non essere terrorizzati davanti a una così grande incertezza? Davanti a questa costante minaccia che un giorno, accanto…

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CRIMINAL MINDS : Jason Gideon in L’ORA DELLA PREGHIERA (LESSON LEARNED)

L’ora della preghiera

Titolo originale: Lessons Learned

Diretto da: Guy Norman BeeScritto da: Jim Clemente

Trama:

Viene rinvenuta in una casa una possibile arma biologica. Si teme un atto terroristico, il primo dopo l’11 settembre. L’unico modo per salvare la città è interrogare un prigioniero di Guantanamo. Questo risulterà molto difficile dal momento che esso non intende aprire la bocca se non per pregare

Sorgente: Episodi di Criminal Minds (seconda stagione) – Wikiwand


Criminal Minds Episode Scripts

210 – Lessons Learned

DA: http://www.springfieldspringfield.co.uk/view_episode_scripts.php?tv-show=criminal-minds&episode=s02e10

go,go,go,go! Clear.
Clear.
We clear here .
Surveillance had them all going inside 45 minutes ago.
Did anyone bail out on the perimeter? No,ma’am.
All secure out here.
Boss,this isn’t a meth lab.
So why an escape tunnel? Need to take a look at this.
Hotchner.
When? Did they raise the terror alert? No,that’s probably best.
All right,get everybody in now.
I’ll be there in a minute.
What’s going on? Nothing.
I just have to go to the office.
It’s 6:15,and you’re talking about a terror alert? It’s bad,isn’t it? I don’t know yet.
Please don’t lie to me.
It might be.
I may not be home tonight.
I mean,I might be home late.
I know.
Shoot.
I forgot.
Tomorrow is the day we scheduled to take jack to have his pictures taken.
Don’t worry about it.
I’ll reschedule.
No,no,no,no.
Go ahead and take him, and I’ll do my best to be there,ok? Just come back safely.
I will.
Bye.
Everybody,meet agent prentiss.
you had a date.
I’ve been filling her in on protocol.
– Derek morgan.
– Emily prentiss.
We can make nice later.
What do we know? The dea raided what they thought was a hardened meth lab right here in northern virginia, but they found this instead.
That could be a dispersal device for a chemical weapon.
Sophisticated.
Homeland security’s thinking al qaeda.
They’ve developed devices that span the spectrum of sophistication, some as simple as soda bottles and paint cans.
They’re called al ikhteraa.
– Literally “the invention.
” – They are.
Do we know what the biological or chemical agent is yet? No,not yet.
The cell members bailed out through a tunnel.
The dea recovered a nextel 2-way and managed to intercept a message.
That’s not the transcript.
No,it’s in arabic.
our friends surprised us and eloped.
We can no longer wait for the wedding as planned.
We can deliver our gift at the next crescent.
I lived in several middle eastern countries growing up.
Next crescent? Muslims sometimes use a lunar calendar.
– I’d have to look it up – next crescent moon is in 2 days.
So whatever they’re attacking,it’s happening in less than 48 hours.
It sounds like it,sir.
Payment for the nextel is linked to this man.
Jind allah.
Literally soldier of god.
That’s pretty poor operational security for a sophisticated plot.
captured leaving the U.
S.
Using a forged pakistani passport via richmond international airport.
He’s been held as a ghost detainee in guantanamo bay ever since.
So technically,he doesn’t exist.
Soldier of god isn’t a name.
No,it’s most likely a name taken on for the jihad,meaning struggle.
Extremists claim it’s a holy war.
Yet the words “holy” and “war” never appear together in the qu’ran.
Do we know his real name? Cia interrogators have gotten nothing out of the guy.
They need us to break him.
We do know from past intercepts that he’s a recruiter.
He came into this country to assemble the omega cell, a sleeper cell with an unknown mission.
We have 48 hours to do what the cia hasn’t been able to manage in 2 months.
We could be looking at the first attack on our soil since 9/11.
Hey.
Car here? I told reid 5 minutes.
I think you should take prentiss with you to guantanamo.
Excuse me? She could be of help.
I don’t know enough about her abilities.
There’s plenty for her to do back here.
I don’t know what she’s capable of either, but we’ve got to find out sooner or later.
Well,it’s an interrogation, not a training exercise.
She’s the only member of the team fluent in arabic.
Well,there are other translators.
Yeah,but they haven’t studied behavior.
She ever have her ready bag yet? My guess is there isn’t much this woman’s unprepared for.
Car leaves in 4 minutes.
Yes,sir.
The old term used, some of the best lessons are learned from past mistakes.
The error of the past is the wisdom of the future.
Excuse me,sir.
I just wanted to let you know how much I appreciate– do not thank me.
– Sir? – It’s not a favor.
Of course.
I know that.
You’re coming to do a job.
Do you think the interrogation of jind allah will work in time? Interrogation’s the most dynamic form of profiling.
That’s not an answer.
Sir.
He’s been locked away in gtmo.
He doesn’t know we raided the cell’s safe house.
That’s an advantage for us.
The main thing is to get him talking about anything.
Then his language and body movements will betray him.
It’s like this– you just focus on the way your opponent holds his piece.
How quickly and firmly he places it.
Then you watch his face and body.
It’ll telegraph a player’s strategy,his training, maybe his motivations.
Is that what you need us to do? No.
I need you to listen.
You’re fluent in arabic.
I won’t know the nuances like you.
Every word,every phrase.
Be on the lookout for subtext,ulterior meanings.
What do you want me to do? I want you to watch for tells.
Non-verbals,micro-expressions.
Watch him when he’s comfortable and relaxed, then note the behavioral changes when he’s under stress.
If we can establish a baseline,we’ll be able to read him once I challenge his belief systems.
Before I can get him to give up where or how they’ll attack, I’ll first have to cause him to reveal something of himself.
Game oveR.
What are you talking about? Gtmo’s runway is perpendicular to cuban airspace, so approaching aircraft have to negotiate a last minute 90 degree right turn in order to land.
They call it the gtmo twist.
I was winning.
Actually,he would have had you in 3.
– Bonnie ryan.
– Aaron hotchner.
Dea team.
We ran this raid.
Derek morgan.
This must have slowed you down some,huh? Enough for them to get out through the tunnel.
They must have done escape drills.
Hey,morgan.
Hey,kenny.
Been a minute,man.
Yeah.
– We good in here? – Yeah, don’t worry about it.
Everything’s been rendered safe.
These guys weren’t messing around.
Hotch,these tubes surround what would be the explosive charge.
And this cylinder right here? It’s gotta be where they put whatever bio or chem agent they plan on dispersing.
That’s happy thought.
Yeah.
Tell me about it.
Looks like a 4 man cell.
They assimilated into the community.
Just like any other suburban gangster wannabes rolling at the mall.
Who do you think we’re dealing with? Most likely middle eastern males in their early twenties.
And judging by that device out there, they’re looking at significant targets: Military installations, government buildings.
You must be the bau boys.
And gal.
Pardon me.
– I’m jason gideon.
– Andy bingaman,fbi.
Agent prentiss,dr.
Reid.
I’m the intelligence supervisor here at gtmo.
You guys having a hard time getting jind allah to talk? Not only can’t they get him to budge,but 2 weeks ago, word got out that one of the other detainees was spilling secrets.
Jind allah managed to have a 3 minute conversation with him in the shower line.
That night,the other detainee committed suicide.
He’s reciting the qu’ran from memory.
He’s most likely a hafez.
He must have done it a dozen times since he’s come to this facility.
Some muslim children are able to do it since age 12.
cia’s been able to get out of him.
There are cuts and bruises under his right eye socket.
What kind of tactics are they using? I control the actions to the detainees, but I can assure you,my protest about their methods has been ignored.
Let the interrogation proceed normally.
I’m gonna interrupt and demand they stop harassing.
Maybe I should tell them in advance.
No,it’s better if they don’t expect it.
The reaction will be more visceral,more believable.
– Go ahead with phase 2 as planned.
– Got you You really gonna put a show on for these guys? No,no for them.
For jind allah.
He’s needs to see me as a complete contrast to what he’s come to expect from his captors.
It’s the best way to jump start him into talking.
We have less than 36 hours.
Have at it.
You 2 ready? – Yeah,this way.
– Thank you.
Do you understand? Every day– who the hell are you? Supervisory special agent jason gideon.
I’m an fbi behavioral analyst.
It’s time to show this man some respect.
You gotta be kidding me.
You have orders from agent bingaman to leave so I can speak with this detainee alone.
I’m sorry for the treatmentyou’ve suffered.
If you don’t mind,I’d like to spend some time with you.
He stopped his recitation.
He’s sizing gideon up.
If I don’t mind? Like to get to know you as a person.
Your faith,your ideology.
To what end? Studying human behavior is what I do.
You know,if these guys are fundamentalists, you’d think they’d have qu’rans,prayer mats.
No.
We didn’t find any of that here.
They must have at least one other location.
Ryan, hotch.
what is it ? That looks like a list of chemicals.
I’m gonna check with garcia.
Go,doll.
Hey,I’m gonna read off a list to you.
it’s criminals I’d like to believe,with greater understanding one day, we can come to a peaceful resolution of our differences.
Is that so? Look,I don’t know what you’ve done or what you may have planned to do.
But unlike the other detainees here, you have the education,intelligence to convey the nuances of your culture.
That’s what interests me.
Until I don’t give you what you want.
Then you will resort to other tactics.
I swore an oath to uphold the united states constitution, no matter where I am,no matter who I deal with.
You’re sure? All right.
What’d she say? Garcia says this looks like a list of additives needed to weaponize anthrax.
could they get enough anthrax? The letter sent to senator tom daschle’s office in 2002 only contained 2 grams of purified spores, enough to kill 25 million people if effectively distributed.
Are you willing to have a chat with me? Go ahead.
Good.
Let’s chat.
He’s from egypt.
Cairo.
You sure? No,he could be yemeni,but odds are he’s egyptian.
What type of name is gideon? American.
I often forget that in your country you put your country first and your god last.
Sir,he was born and raised in egypt.
They pronouce “j” sounds as a “G.
” You don’t consider yourself egyptian as well as muslim? Egyptian.
In 2 minutes,you know more about me than those thugs found out in 2 months.
They and I have very,very different motives and methodologies.
And yet your country relies on them to protect you from us.
Sometimes they’re their own worst enemy.
Yeah.
Who is your worst enemy,agent gideon? It’s not a who.
It’s a what.
Ignorance.
You’re a very honest man.
And you? Must have become a hafez by what,age 10? Any person with the discipline and dedication to memorize the entire qu’ran by age 9 must have a very serious reason to choose a life of violence.
Perhaps.
We are through already? No,not at all.
The sun is about to set.
Mecca’s in that direction.
I’ll have a prayer rug and water bowl sent in.
What the heck is going on here? The nsa is routing all messages to us for language analysis.
You know,rumor has it,much to my chagrin, that during national security emergencies, our fair country turns all of its satellites homeward and records all electronic traffic in the whole U.
S.
A Is this even legal? Yeah,I don’t really want to think about that right now.
Somewhere in this slew of chatter could be a shred of something that could save a whole lot of lives.
All right,well,cross reference gift with wedding allusions.
They’ll be consistent with their code.
Here’s something.
It rained all over the wedding,but the gift is waiting in the barn.
When was that call made? Looks like just over 2 hours ago.
Let’s run the words “barn and “wedding” through.
The wedding will now be held at vincent’s barn off link and annandale.
Route the gift for delivery.
That’s not a gift I wanna get.
I’ll call hotch.
Yeah,jj.
We think we just found the cell’s backup location.
It looks like a construction site in annandale,virginia.
Sounds like they may have another device ready to arm.
I’ll get agent ryan to organize another raid.
And notify gideon and reid.
Ok.
Can I offer you some water? I offer you some first.
They only kept it there to show me what I could not have.
I’d like you to explain something to me.
How can you ignore the fact that muhammad preached passivitywhile he was in mecca? Do no violence.
His later message from medina was perfectly clear.
When violence come upon you, you must fight back with violence.
He’s quoting from the hadith,not from the qu’ran.
It’s called the verse of the sword.
They argue that it cancels out earlier teachings.
Verse of the sword.
Just someone’s spin on the words of the prophet.
It’s not even part of the qu’ran.
But it does say in the qu’ran fight and slay the infidels wherever you find them and seize them in every stratagem of war.
Unless they repent.
Establish regular prayers and practice regular charity.
Is it your intention,mr.
Gideon, to become a man of faith and revert to islam? I am a man of faith.
I have repented,I pray regularly, and I practice charity.
I have never committed violence against you, so how is it that my faith would allow you to live and worship as you please, and yours would take my life and snuff it out? You are simply misguided people of the book.
– But if you revert to islam – a billion muslims one billion muslims manage to practice their faith in peace for allah is surely merciful.
You inquired about my childhood earlier.
I will tell you that it was a happy one until one day a bomb fell out of the sky and leveled the bazaar that I was in with my family.
I was only 8.
Must have been horrifying for such a young boy.
He’s opening up about himself.
Maybe.
We need to verify what he’s saying,though.
Speak.
Garcia,I need you to check something for me.
I’m looking for a stray bombing in a bazaar somewhere in egypt approximately 30 years ago.
Ok,greaT.
That’s not too obscure.
I don’t need you to give me details.
We’re just trying to set a baseline for jind allah’s truthfulness.
I just need to know if it happened at all.
– When I know,you’ll know.
– Thank you.
When the rubble was cleared half of my family was dead.
It was on that day that I swore my life to vengeance for allah.
And for that very reason those holding you here can never let you leave.
Your only hope is to tell me so I can hopefully one day share your struggle with the world.
Your government won’t even admit that I exist.
How possibly can you tell my side of the story? Hey,guys,we want silence.
No conversation.
Let’s be careful.
We don’t know what to expect.
– Ready? – Ready.
Let’s do it.
Clear! This place is completely empty.
We missed them again.
You got gideon,prentiss,and me.
It’s hotch.
We’re at cell location number 2.
No cell members,no lab,no dispersal devices.
We’re still looking for escape tunnels.
Call us.
We’re running out of time.
The attack’s supposed to take place in less than 24 hours.
So getting jind allah to talk is our only chance of finding them.
Time I confronted him with the truth.
What are you going to do? Show him my hand.
I’m going to give you the respect of telling you what just happened.
A team of agents raided an omega cell location.
Actually,both of them.
Our men are in place in annandale as we speak.
You gain nothing by remaining silent.
Jihad is forever.
Something’s wrong.
His hands.
Gideon,something’s wrong.
This guy seemed relieved by what you just told him.
Excuse me.
– What’s the problem? – Get everybody out of there.
Now! Now! Now! Everybody out.
It’s a trap.
Now! I said out! Go! How did a terror cell get its hands on anthrax without a single lab reporting a security breach? Would we know if a foreign lab had a breach? A foreign lab? Actually,no.
Garcia,isn’t annandale where morgan and hotch are? That’s not a gas main explosion.
Please pick up.
Please pick up.
Please pick up.
Yeah,it’s morgan.
Hello? Garcia,can you hear me? We saw the explosion on tv.
Yeah,I know.
We lost a swat agent.
Oh,god.
Don’t worry.
Don’t think you’re gonna get rid of me that easy.
Do you need anything? I know who to call if I do.
Thanks,baby doll.
That’s ok.
Is he all right? Yeah.
We lost a swat agent.
Son of a bitch.
Sorry about that.
Yeah,me,too.
The chatter was a set-up.
They knew we’d be listening.
They led us straight here.
Just tell me you know where to look next.
Not yet.
They ok? We were right about the trap.
It was rigged to explode.
A swat agent was killed.
– Was anthrax involved? – No.
Then that’s not the final target.
You look troubled,my friend.
You killed one of my men.
I was here with you.
The second location was a trap.
One of my agents was killed in the explosion.
This is war.
We expect casualties.
Shouldn’t you? He was a good man.
Well if he would convert, there would be no reason for him to fear death.
What do you say to his family? I say where were you to mourn when my son was murdered? His son? Did you see that? When he told the story about his childhood, the bomb landing in the bazaar,his behavior changed.
We know he was lying.
Garcia couldn’t find any record of a bombing during the time jind allah was a boy.
Exactly,but this time when he mentioned his son,he looked at his hands, like he had to concentrate to control his anger.
That first story wasn’t about him.
It was about his son.
Which means it must have been more recent.
Garcia.
I need you to look for a bombing again in egypt, but this time anything in the last 10 years.
On it.
We’re looking for civilian casualties,an 8-year-old boy.
Ok.
I’m cross referencing bombings and child victims.
egyptian government blamed hezbollah, but conspiracy theories on the street claimed it was a joint U.
S Israli strike that went astray.
Your gross detainee’s name is jamal abaza.
How about his son’s name? Do you have that? Amir abaza.
8.
Killed in the blast.
All right.
Find out everything you can on that.
I’ll get back to you soon.
We know his real identity.
It appears that there will be no peaceful resolution to our difficulties after all.
I haven’t given up that hope.
It’s time for your salut-ul-isha prayers.
May we speak again tomorrow? You are asking me? Yes.
Tomorrow,then.
Jamal abaza’s been in the U.
S.
For a while.
He volunteered as the prison imam at the dearfield correctional center 3 years ago.
How could the cia not know that? They’re focused overseas.
We’re domestic.
Yeah.
They probably sent a request for a domestic information search, and it’s somewhere making its way through channels.
If he was a prison imam,he must have recruited militant islamic society members.
M.
I.
S.
Is an atypical prison organization.
They pick up an amalgam of ethnicities.
The qu’ran says that my lord those that slip through the cracks are the ones that traditional groups won’t accept.
Outside these walls,you need to understand it’s made up largely of american citizens.
American citizens with a reason for hating the government.
We’re looking at home grown terrorists.
What the hell do you want? The name jamal abaza.
Does it mean anything to you? Abaza was an imam in cairo.
He preached jihad to his followers, but he fell off the grid 7 years ago.
That’s because when his son died, he took the jihad name jind allah.
He came to america to recruit sleeper cells.
You’re telling us that that detainee in there is jamal abaza? Amazing what you learn when you talk to people.
He was also a prison imam in virginia 3 years ago.
Are you familiar with the militant islamic society? They’re home grown? We know the cell that abaza put together has access to anthrax, but we can’t find any reports of any going missing in the states.
We have protocols that we have to follow.
You really going to allow a terrorist attack on U.
S.
Soil because of protocols? I told you what I learned in there because you and I,fbi,cia, right now we have the ability to break through all the protocol and share information.
Let me see what we have.
Coordinate with agent jareau and penelope garcia at quantico.
Please.
Think it’ll work? I don’t know.
Cia’s tough.
They play it pretty close to the vest.
Well,if we don’t all work together,more people are gonna die.
A lot more.
How goes it with the cia? I don’t know what gideon said to them, but they are feeding me information like crazy.
– They sure do generate intelligence.
– Yeah.
Hopefully not too much to interpret.
Slept well? For the first time since I’ve been here.
Good.
Until yesterday, I was not permitted regular prayer.
We receive comfort from our prayers.
– We? – Human beings.
I say something wrong? You placed us on the same level.
Aren’t we? Well,here I am thought of as less than human.
And in your jihad,I am.
Gideon what do you really want from me? I already told you.
I want to understand you.
And if that is not possible? Then that would be my loss.
It’s almost time for your midday prayers.
May I return later? – I look forward to it.
– Thank you.
Most of these tips are so new they haven’t even been authenticated yet.
Yeah,but there’s nothing in the established information that’s remotely helpful.
Wait a minute.
Anthrax.
– What? – Genimmune.
A dutch biotech firm reported that they may have had a security breach involving anthrax last week.
May have? They’re still doing a security and inventory sweep, but they may be missing up to Could potentially kill a quarter billion people.
He seems much calmer than he was yesterday.
May make any reading of his body language less accurate.
I know.
Is that what we want? I hope so.
Well,isn’t that the exact opposite of– he hopes so? We have less than 10 hours before the new crescent moon rises.
Aren’t you worried? I’ve been with him long enough to trust him.
Cia is funneling you their dutch terror watch list.
Ok,I can cross reference that with any port of entry information we have as well as customs and immigration enforcement.
You know,it would sure be a lot easier if there was a centralization of all this information.
Oh,dream on,J.
No one wants the other kids peeing in their sand box.
Tariq muhammad.
Dutch citizen,islamic convert.
Traveled here 4 days ago under his original name.
Andre janssen.
And we have the address he listed on his customs form.
Thank you.
– We just got a lead.
– Got a name? And an address.
How does a terrorist cell exist right here in mayberry? Infrared scanning still shows no one inside.
We’re doing a soft entry in case it’s booby trapped.
Sir,get in here! We have 5 deceased males and what looks to be a crude lab, all shot in the head execution style.
Any anthrax on the scene? Only residue.
There’s also packing and tags from 4 new backpacks.
All right,listen up.
– Backpacks? – They’re already on the move.
We’re too late.
have you finished? As you said,the sun is set.
Yes.
I’d like you to meet a colleague of mine.
Dr.
Reid.
– May we speak? – Of course.
I have a little time.
That was a joke.
I have all the time.
Please.
A joke.
Well,we’re making progress.
Yes,progress.
That is true.
Is there no way for this thing to end? This jihad? The jihad will end when allah wills its end.
Then how will you know that it is allah’s will? When the jihad ends.
I have been lying to you.
Of course you have.
My colleague has been outside watching us as we talked on monitors.
Watching your body language, trying to figure you out.
Were you successful? Somewhat.
Your name is jamal abaza.
Your son amir was killed in 2003 in the bombing at the mahfouz bazaar in cairo.
Since then,you’ve been recruiting M.
I.
S Members in prison by convincing them that U.
S.
Economic policies are exploiting third word nations and turned them into extreme fundamentalists by promising a better existence with allah.
I would say that you were more than somewhat successful.
But I did not learn where your M.
I.
S.
Cell was going to make an anthrax attack in the U.
S.
At the new crescent tonight.
I have no knowledge of such a thing.
Yes,you do,mr.
Abaza.
And there is still time.
What? Are you sure? something has happened? How could you? You choose to contort islam into an excuse for a life of violence.
You have perverted your faith to justify murder.
Now we are finally chatting,gideon.
You accuse americans of being puppeteers of the third world, yet you used your own people’s faith tonight to make them dance for you.
Why? Why is it always those who profess to be the most fervent believers in this war, they always manipulate other people to die for them.
Does your president go to battle? Or does he send your children? Tonight all those innocent people.
There is no such thing, gideon.
They were infidels.
And they were engaged in activities that spread american policies over the entire world.
Your incessant need to own things, material things.
Your capitalism rests on the back of third world countries.
No one’s hands are clean.
No one is innocent.
Those people tonight, they were innocent.
They never hurt you.
They hurt me by existing.
Yes,the infidels shall fall at the hands of the righteous.
And that is when the jihad will end.
So you are ready to murder 4 billion people.
America has learned nothing from the past.
You harden targets like your power plants, but you leave the soft root for our taking.
What has happened tonight will affect your economy for years, the way september 11th affected air travel.
And maybe the next time a giant shopping center opens, people will think twice before going.
And maybe next it will be a school.
Hey! You can shut the video feed down now,garcia.
Has the sun not set yet? No.
No A shopping center.
A mall.
It’s a grand opening tonight not long after sunset.
That gives you about an hour.
God help us if they don’t make iT.
Let’s just hope we have somewhere to go.
Grand opening of the usa mall today.
It’s the third largest in the country,and it’s right smack in the middle of mclean,virginia.
Let’s move.
What’s going on with you? You look like you’ve seen a ghost back there.
Haley’s supposed to take jack to the new mall to have his portrait taken.
Well,go ahead and call her.
It’s a breach of security.
You lose haley and jack, screw this job.
You won’t have a life.
I can’t reach her.
Morgan,I’m going to find the security office.
Morgan! Looks like loading dock security.
– Should we evacuate? – No,no.
We’d have mass panic.
Let’s go.
Hello! – Fbi.
– Fbi? Are these all your security cameras? Yes,sir.
What’s this camera here? That’s the roof.
East end.
Morgan,I’ve got 4 guys on the east end of the roof.
What’s on that side of the roof? Nothing.
No access doors to the mall? Not unless you go through the air vents.
Morgan,it’s the air vents.
They’re going for the air vents.
Don’t move! Put the devices down and put your hands where I can see them! Gun! Police tonight foiled an apparent robbery attempt at the new usa mall, which presumably have marred an otherwise successful grand opening.
Haley? Hey,in here.
You’re home.
Did you see that there was an attempted robbery at the new mall? I’m glad I cancelled jack’s photos.
I just decided I wanted you to be there.
It’s better if we do it as a family.
Is everything ok? Yeah,everything’s perfect.
Ralph waldo emerson once said in order to learn the most important lessons of life, one must each day surmount a fear.
When did you know you were gonna have to trick him? The first time I talked to him.
You realized you couldn’t break him? Well,I realized he was too smart to have had that nextel phone registered to him accidentally.
He drew us there.
He wanted our presence at gtmo to confirm that he was successful.
And that’s when you started moving up the time of his prayers.
If I’d used an actual clock, he might have caught on.
So it was all a chess game.
We won this round but you heard him.
Jihad never ends.
Mate.
I quit.
Yield.
Surrender.
Capitulate.
I’m gonna take a nap.
Prentiss.
Sir? You play? Yes,sir.
I play.

 

Terrorismo islamico a Parigi in nome di Allah, strage a Charlie Hebdo, 11 settembre 2001- 7 gennaio 2015, ore 14

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in continuità con il ciclo terrorista islamico aperto l’11 settembre 2001 (“hallah è grande”).

Oriana Falalci aveva avvisato: i miei “contatti ” di sinistra (di certo non amici) dicevano di lei che “è fuori di testa”. oggi ne hanno ammazzati 12, fra cui i più famosi  vignettisti.

ma siamo solo all’inizio.

il nesso è evidente: lo stato islamico isis in siria (cui si oppongono ormai solo le donne curde) e piccoli nuclei di terroristi che usano il metodo delle brigate rosse (piccoli gruppi autonomi armati – i “lupi solitari” – che colpiscono obiettivi facili).

charlie hebdo è un giornale satirico di matrice illuminista e laica che ha irriso per decenni i cattolici e la cultura cattolica. appena hanno toccato gli islamisti sono cominciati gli omicidi.

Attendo il messaggio di solidarietà del comico necrofilo grlillo (quelle del “siete morti”) nei confronti degli attentatori

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Charlie Hebdo è un periodico settimanale satirico francese di tradizione libertaria e repubblicana, dallo spirito caustico e irriverente, che conserva una grande reputazione nella sinistra transalpina. Difatti, se i bersagli principali della sua satira sono spesso idee e personaggi del centro-destra, non è comunque compiacente con i partiti di sinistra, siano o meno al governo. L’azione di critica è rivolta in primis alla difesa delle libertà individuali, civili e collettive, com’è difeso il diritto alla libertà d’espressione a partire dal proprio interno

da  http://it.wikipedia.org/wiki/Charlie_Hebdo


vogliono un mondo in cui puoi morire tramite violenza fisica, per le tue visioni del mondo e opinioni


parlavano un perfetto francese


il poliziotto ferito già a terra  che viene ucciso a sangue freddo http://video.corriere.it/charlie-hebdo-poliziotto-terra-viene-freddato-senza-pieta/a3a35f36-966a-11e4-9ec2-c9b18eab1a93


Video AdnKronos


Georges Wolinski (1934-2015 ), assassinato il 7 gennaio 2015 all’età di 80 anni in un attacco terroristico islamista avvenuto nella sede del giornale satirico francese Charlie Hebdo


DAGO n. 10 2014, "Il mendicante e la gloria". La battaglia di Mohàcs (1526)

l’ultimo numero di DAGO, ricorda la battaglia di Mohàcs (1526)

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E’ bene ricordarlo, perchè oggi loro camminano nelle strade, nelle piazze, nei mercati della nostra civiltà con queste intenzioni

Demografia islamica: “Sarà il ventre delle nostre donne a darci la vittoria”, citazione di Boumedienne, 1974, in Oriana Fallaci, La forza della regione, Rizzoli 2004, p. 56-57

 

Arthur Schopenhauer (1788-1860), “Il Corano, questo cattivo libro ….

Il Corano, questo cattivo libro, fu sufficiente per fondare una religione mondiale, per soddisfare il bisogno metafisico di milioni e milioni di uomini, per definire il fondamento della loro morale – e di un  notevole disprezzo della morte, ma anche per esaltarli convolgendoli in guerre sanguinose e nelle conquiste più estese.
Nel Corano troviamo la forma più squallida e più povera di teismo…
In quest’opera, io non sono riuscito a scoprire nemmeno un pensiero dotato di valore”

Arthur Schopenhauer (1788-1860)

Questo testo è stato scritto nella prima metà dell’800. Noto, per inciso, che oggi per molto meno i vittimisti perdenti radicali mettono a ferro e fuoco le democrazie occidentali e sgozzano i loro apostati

ARTHUR SCHOPENHAUER (1788-1860): Il CORANO, questo cattivo libro …

Il Corano, questo cattivo libro, fu sufficiente per fondare una religione mondiale, per soddisfare il bisogno metafisico di milioni e milioni di uomini, per definire il fondamento della loro morale – e di un  notevole disprezzo della morte, ma anche per esaltarli convolgendoli in guerre sanguinose e nelle conquiste più estese.
Nel Corano troviamo la forma più squallida e più povera di teismo…
In quest’opera, io non sono riuscito a scoprire nemmeno un pensiero dotato di valore”

Arthur Schopenhauer (1788-1860)

Questo testo è stato scritto nella prima metà dell’800. Noto, per inciso, che oggi per molto meno i vittimisti perdenti radicali mettono a ferro e fuoco le democrazie occidentali e sgozzano i loro apostati

11 settembre 2001: i valori e le istituzioni dell’Occidente sotto attacco da parte dell’islam politico. Il mio TO CROSS THE LINE, dopo il ciclo storico aperto l’11 settembre 2001. Scritto nel 2006 e aggiornato nel 2014

l’11 settembre 2001:

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Una intera fase storica di attacco dell’islam politico contro i valori e le istituzioni dell’occidente democratico


il mio TO CROSS THE LINE,

dopo il ciclo storico aperto dall’islam politico l’11 settembre 2001

(scritto nel 2006)

Appartengo ad una generazione (1948-più tardi che mai) nella quale la politica ha sempre contato molto. Troppo.

A vent’anni alcuni fra gli slogan più battuti erano: “il sesso è politico”; “l’esame è politico” “tutto è politico” … fino alla nausea da esagerazione. La mia biografia soggettiva intercettava quella fase di movimento collettivo. E ci sono stato.

Ho scoperto che anche per altre persone la personale scelta di campo ha coinciso con certi eventi collettivi. Basta pensare ai fascismi, alla resistenza ed alla costruzione della dirigenza dei partiti comunisti occidentali (in particolare in Italia, Francia, Spagna).

Nel mio infinitesimo piccolo destino individuale è stato il colpo di stato militare in Cile del 1973 a determinare la scelta del Pci. Prima leggevo il Manifesto e proprio non capivo gli articoli di Rossana Rossanda (la “stilista del comunismo”, come efficacemente la dipingeva Giorgio Bocca): il suo estremismo razional-cerebrale e parolaio era così incapace di interpretare quei fatti! …

Mi appariva chiaro che il rischio golpe di destra poteva essere contrastato solo con una larga intesa di tutte le forze democratiche e non con le piccole schegge della “sinistra extra-parlamentare”.
In questo oggi vedo in me un’assoluta continuità: ero “centrista” già allora. Consapevole che solo le posizioni di centro sanno assumersi le responsabilità delle scelte, mentre gli estremi sono immobili e appagati solo di sè nell’autocontemplazione narcisistica.

Gli antipatizzanti di allora mi chiamavano il “berlingueriano”. Negli anni delle brigate rosse ed anche oggi lo ritengo un complimento. Era la sua etica che mi dava energia.

L’apprendimento nel partito è stato molto dispendioso in termini di energie individuali, ma anche illuminante sul piano sociologico.
Il vecchio compagno Libero F. mi insegnò subito la distinzione fra

l’”elettore”,

il “simpatizzante”,

l’”iscritto”,

il “militante”,

il “dirigente”,

l’”eletto nelle istituzioni”.

Ho praticato tutti questi ruoli. Poi ho visto le logiche associative e dissociative, i percorsi del potere, la manipolazione discorsiva, le carrierette, l’eterno rapporto fra ambizione personale e grandi discorsi etico-sociali.

Ho dedicato molto, molto tempo, a tutto questo.

Tantissimo negli anni 1974-1985: quattro sere la settimana fuori per riunioni serali, fino a tarda notte. “Il socialismo è bello, ma sacrifica troppe sere” (Oscar Wilde).

Ho partecipato attivamente alla transizione verso la tradizione socialista (Pci-Pds- Ds) e verso la unificazione fra le migliori parti della tradizione democristiana e “comunista”.
E solo allora ho capito che l’errore storico era molto antecedente: risaliva alla scissione del 1921.

1921-1991: accidenti … settant’anni per tornare alle origini, saldare parzialmente i conti dovuti alla frattura, ricominciare da capo (un “nuovo inizio” lo ha chiamato quella figura ormai patetica di Achille Occhetto).

Per quel che mi riguarda questa appartenenza alla “famiglia” dei partiti comunisti è davvero solo “parte”, una piccola parte della mia vita (venti anni circa della vita adulta). Ma mi colpisce davvero tanto che la generazione militante dei primi decenni del novecento ha impiegato settant’anni per tornare ai lucidi discorsi di Filippo Turati sulla necessità dell’unione per battersi contro il nascente fascismo, che infatti si affermò a livello di massa. Antonio Gramsci è un autore che occupa un metro di dorsi di libro nella mia biblioteca (e li ho letti affettivamente e intellettualmente).

Ma ad avere ragione, ad essere profetico era il dimenticato Filippo Turati.

Ho ricordi. Persone … libri … momenti … non tutti belli

Ora devo ritornare al perché di questi fluttuanti pensieri in occasione dell’11 settembre.

Perché è una data seminale.

Un momento sintetico che aiuta a fare ordine.
A capire le forze in campo.
A rileggere il passato.
A proiettarsi sul futuro.
A stabilire quel nesso, quella connessione fra “individuo” e “società” che dovrebbe sempre essere al centro di chi vuole dare senso al suo trascorrere del tempo vitale. Il breve ciclo biologico dentro il flusso del tempo storico.
Una parte della cultura islamica ha dichiarato guerra al mondo occidentale.
Un “partito” di ricchi petrolieri (al quaeda allora, e oggi quel che ne resta e le sue filiazioni), in perfetto stile leniniano, assolda ed arma gruppetti di militanti che distruggono a New York due simboli architettonici e visivi degli Stati Uniti. L’evento in sé si riassume in 2748 morti, di cui 412 soccorritori e 12 suicidi (quelle persone che abbiamo visto volare giù dai grattacieli per non bruciare da vivi). Infinitamente più ampio è il riverbero storico-sociale. Come quando in un quadro si riesce ad assegnare significati ai colori, alle luci ed alle ombre, ai primi piani ed allo sfondo …
Io ora il quadro lo vedo così.

Vedo un nemico che odia il mio e nostro stile di vita.

La mia e nostra libertà di puntare o no sui valori della famiglia. Di decidere come provare soddisfazione nella vita sessuale, qualunque essa sia: etero, omo, bi, trans eccetera. Le libertà individuali, quelle combattute dalle fedi religiose

Un nemico che mira ad annullare i fondamenti delle democrazie occidentali, forgiate innanzitutto con l’illuminismo francese:

La secolarizzazione,

la distinzione fra religione (come fatto individuale) e logiche pubbliche dello stato,

la democrazia rappresentativa dei parlamenti e dei governi.

Un nemico che utilizza a proprio favore la varietà delle opinioni che può esprimersi nella nostra civiltà (sì civiltà: intesa come processo di civilizzazione che ottiene come massimo risultato l’espansione della soggettività) per insediare cellule di partito che si organizzano militarmente con gli attentati alle stazioni ferroviarie e metropolitane.

Un nemico stratificato in “dirigenti”, “simpatizzanti” interni (nei loro paesi e terre) ed esterni (i nostri estremisti di sinistra, alla continua ricerca dell’ottocentesco “proletariato” che dia la spallata “rivoluzionaria”, e di destra, affascinati dalla cultura comunitaria espressa dalle masse musulmane) e “militanti-attivisti” addestrati anche al suicidio.

A proposito, la nostra psicologia ci insegna che la socializzazione comincia dall’infanzia.. Chissà se nel quadro che io vedo anche i simpatizzanti nostrani riescono a vedere il barbaro processo di costruzione del piccolo kamikaze. A proposito di “cultura dell’infanzia” … Sono poche le parole che leggo su questo tema.

Sul piano culturale vedo, ovviamente molto in positivo, l’estrema soggettivazione della mia civiltà (in cui metto anche le politiche di welfare, le cure per i minori, gli handicappati, gli anziani) e dall’altra parte l’estrema collettivizzazione dell’islamismo religioso.
Ovviamente molto in negativo.

Per valutare occorre sempre una gerarchia di valori.

Io dò valore al soggetto ed è per questo che preferisco infinitamente modelli socio-culturali che danno valore all’individuo.

Loro, invece, danno valore all’annullamento in un indistinto collettivo e questo porta la nostra storia indietro di secoli.
No, grazie.

Sul piano politico i giudizi ed i comportamenti che l’11 settembre ha prodotto nei mesi ed anni successivi diventano dei grandi indicatori di tipo storico.
“Siamo tutti americani” è stato lo slogan di una sola giornata.
Giusto un riflesso della italianissima religione cattolica per il culto dei morti, ma al di sotto delle parole l’antiamericanismo è annidato in profondità nella cultura sia di destra (che odia gli Stati Uniti perché hanno attivamente agito per la caduta dei fascismi e del nazismo) che di sinistra (che odia gli Stati Uniti perché hanno vinto la sfida con il comunismo storico delle russie). Ed è riaffiorato alla grande in modo ancora più virulento che nel passato.

Non sono un cultore dei percorsi delle destre. Per la mia biografia sono invece molto interessato ai percorsi delle “sinistre” (che oggi è solo lo spazio da loro occupato negli emicicli dei parlamenti) .

E’ qui che, per me, l’11 settembre diventa un punto di svolta, una di quelle congiunture in cui diventa possibile e necessario to cross the line, varcare la linea.
Vedo la totale incapacità della politica di sinistra (meglio della politica di cattosinistra) ad agire per la sicurezza dei prossimi decenni (a me, data la mia età, basterebbero dai 20 ai 30 anni).

Questa cultura ritiene che gli Stati Uniti sono stati “puniti” da quel partito di ricchi arabi seduti sul loro petrolio a causa dell’imperialismo (dimenticando che i repubblicani di Bush hanno vinto le prime elezioni del 2000 su un programma isolazionista). Così questa cultura non è attrezzata a comprendere che la guerra dichiarata da quella parte dell’islam non è rivolta solo agli Stati Uniti (che “se la sono meritata”) ma a tutta la civiltà occidentale.

Conseguentemente non riesce a comprendere che abbiamo a che fare con nemici che si articolano attraverso organizzazioni molto potenti e molto efficaci (basta pensare a come utilizzano internet e le televisioni). Con nemici esterni (gli stati canaglia: Iraq, Iran, Siria …) e con nemici interni (gli adolescenti di seconda e terza generazione e naturalmente le loro famigliole che mettono assieme il ribellismo dell’adolescenza con i soldi e le armi che gli forniscono le cellule locali dell’islamismo fondamentalista).

Ma su tutto questo scenario complesso ed articolato, infinitamente fitto di sfumature da seguire con attenzione, una cosa mi appare con chiarezza lancinante. Appunto come quando in un quadro appare finalmente il significato ed allora si presentifica l’emozione di pensare.

Per tutto un ciclo di vita ho pensato che la divisione fosse fra capitalismo e comunismo, fra destra e sinistra, fra Dc e Pci.
E vista la deriva etica del berlusconismo (avvocati nel processo il lunedì e martedì in commissione perlamentare a cambiare le leggi a favore del loro datore di lavoro) anche fra polo e ulivo.
In quell’arco storico così appariva ed anche così era l’ alternativa.

Oggi vedo che la faglia divisoria fondamentale, quella che un tempo avrei chiamato “strutturale”, è fra i paesi che nel secolo breve non hanno conosciuto e praticato i comunismi, i fascismi, il nazismo (e sono l’Inghilterra e gli Stati Uniti) e paesi che invece quelle scelte hanno storicamente effettuato (l’Europa fino ai suoi confini russi, l’Italia, la Spagna, in parte la Francia).

La linea di divisione è fra sistemi socio-politici impiantati sullo sviluppo della democrazia liberale e sistemi totalitari.

L’11 settembre rivela che Stati Uniti ed Inghilterra continuano la loro politica contro il totalitarismo nazifascista (negli anni 1921-1945) e islamofascista oggi.

Una assoluta continuità che appare sui tempi lunghi. La Francia, l’Italia, la Germania, la Spagna, invece, contrattano poche migliaia di soldati per “portare la pace”, rendendo difficile ad Israele perfino di garantirsi la sopravvivenza.
Gli stessi paesi che hanno reso possibile la Shoah fanno da ostacolo all’unico scudo difensivo su Israele, cioè gli Stati Uniti.

Dov’è la destra, dov’è la sinistra?
Più che mai oggi appaiono categorie politiche incapaci di rappresentare questi tempi storici.

Questo mi ha insegnato l’11 settembre e così oggi lo ricordo, con la canzone/saggio storico di Giorgio Gaber “Qualcuno era comunista“.

Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.

Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà. … la mamma no.

Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre.

Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.

Qualcuno era comunista perché aveva avuto una educazione troppo cattolica.

Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche… lo esigevano tutti.

Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.

Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.

Qualcuno era comunista perché prima… prima…prima… era fascista.

Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano.

Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.

Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.

Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.

Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.

Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.

Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.

Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio.

Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.

Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente.

Qualcuno era comunista perché la borghesia, il proletariato, la lotta di classe…

Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.

Qualcuno era comunista perché guardava solo RAI TRE.

Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.

Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.

Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.

Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico per il Vangelo secondo Lenin.

Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sé la classe operaia.

Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.

Qualcuno era comunista perché c’era il grande partito comunista.

Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il grande partito comunista.

Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.

Qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggior partito socialista d’Europa.

Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi, solo in Uganda.

Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi democristiani incapaci e mafiosi.

Qualcuno era comunista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica eccetera, eccetera, eccetera…

Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.

Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.

Qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos’altro.

Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.

Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.

Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo. Perché sentiva la necessità di una morale diversa. Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno; era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

Sì, qualcuno era comunista perché, con accanto questo slancio, ognuno era come… più di sé stesso. Era come… due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.

No. Niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare… come dei gabbiani ipotetici.

E ora? Anche ora ci si sente come in due. Da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana

e dall’altra il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito.

Due miserie in un corpo solo.

“MI CHIEDETE DI PARLARE”, Monica Guerritore dà la parola a Oriana Fallaci, Como, Teatro Sociale, 14 marzo 2013

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In questo monologo, con grande coraggio personale e altissima capacità interpretativa, Monica Guerritore ha fatto il più grande gesto di restituzione della memoria a Oriana Fallaci: quello di far sentire la sua parola il suo modo di consegnarsi totalmente alla scrittura. Dopo che è stata vilipesa, massacrata moralmente, assassinata nella sua personalità, qui le si restituisce tutto il suo onore, tutta la sua intelligenza, tutta la sua dimensione espressiva.

Esce nella sua interezza quello che è stata ed è: una straordinaria costruttrice di documenti storici scritti “al momento” del formarsi della “storia”. E scritti con la fatica di usare le parole giuste per produrre conoscenza.

Grande gratitudine innanzitutto a Oriana Fallaci e poi alla stupenda Monica Guerritore che ha tramutato la scena teatrale  in un affresco biografico.

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gli avvertimenti in tempo reale di Oriana Fallaci dopo l’attentato alle torri gemelle di New York:

Tracce: chi sono oggi i colonizzati?

per il tema: il futuro da incubo

classificato in: islamismo

e infatti la Caritas si compiace di questi pessimi dati

Le imprese degli immigrati sembrano resistere meglio all’impatto della crisi. Nei primi nove mesi del 2012 le imprese individuali con titolari provenienti dai Paesi extra europei sono aumentate di 13mila unità, mentre le altre sono diminuite di 24.500 unità. È quanto emerge da uno studio della Confesercenti. In dieci anni il loro peso sul totale delle imprese è passato dal 2% a quasi il 9% e lo stock delle attività si è più che quintuplicato a dispetto di una contrazione tendenziale generale del 3%.

tutto l’articolo   Le imprese degli immigrati battono la crisi. Nei primi nove mesi sono aumentate di 13mila unità – Il Sole 24 ORE.

Se l’Italia abbraccia l’islam è tutta colpa della Chiesa

Se l’Italia abbraccia l’islam è tutta colpa della Chiesa
il Giornale
Lo sapevate che l’islam è ormai la seconda religione d’Italia subito dopo
il cristianesimo? Lo sapevate che mediamente in Italia nasce un luogo di
culto islamico ogni 4 giorni? Lo sapevate che ormai sono attivi dei
terroristi islamici con cittadinanza …
<http://www.ilgiornale.it/interni/se_litalia_abbraccia_lislam_e_tutta_colpa_chiesa/06-05-2012/articolo-id=586455-page=0-comments=1>

blitz contro islamici, arrestato italiano convertito

Terrorismo: blitz contro islamici, arrestato italiano convertito
… parte della Polizia di Cagliari, coordinata dalla Direzione Centrale
della Polizia di Prevenzione/UCIGOS, tesa a smantellare una rete di
estremisti islamici attivi nella diffusione su Internet di documentazione
apologetica del terrorismo jihadista.
<http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201204230812-ipp-rt10004-terrorismo_blitz_contro_islamici_arrestato_italiano_convertito>

Può accadere che a dichiararsi jihadista sia un cittadino italiano al 100 per cento. E’ successo a Pesaro, dove è stato arrestato un operaio italiano di 28 anni in un’operazione antiterrorismo condotta dalla polizia di Cagliari in diverse città. Il giovane è accusato di addestramento ad attività di terrorismo internazionale.
Secondo quanto emerge dalla conclusione delle indagini, il ragazzo diffondeva su internet libri e scritti ispirati alla lotta jihadista.
Perquisizioni vengono eseguite anche a Cagliari, Milano, Palermo, Pesaro, Salerno e Cuneo nei confronti di altri 10 indagati, tutti nella galassia fondamentalista islamica.
L’operazione che ha portato all’arresto del giovane pesarese, che si è convertito all’Islam col nome di Abdul Wahid As Siquili, è iniziata più di due anni fa, monitorando spazi web che ospitano documenti e video che inneggiano al terrorismo jihadista. L’attenzione degli inquirenti si è concentrata in particolare sui (tanti) frequentatori italiani del sito islamista Minbar-Sos, oscurato già nel 2009 e considerato uno dei siti fondamentalisti più importanti in Europa. Tra di essi, un docente di lettere di Cagliari, particolarmente attivo insieme ad altri militanti nella traduzione e diffusione di testi qaedisti e nella creazione di blog che inneggiano al terrorismo.

Massacro nigeriano. Le 505 le vittime dei terroristi

Tante sono le vittime dei terroristi di Boko Haram, la setta islamica che
vuole cancellare i cristiani dalla Nigeria. L’arcivescovo di Jos ne è
certo: «Questa non è una guerra tra religioni, ma tra chi vuole il bene e
chi diffonde il male».
<http://www.tempi.it/massacro-nigeriano-le-505-le-vittime-dei-terroristi-di-cui-nessuno-parla>

Sulla strage di Tolosa e su un commento, di cadavrexquis

………………………..

non è affatto casuale che le vittime siano stati studenti e docenti di una scuola ebraica (o che l’attentato progettato dal jihadista bresciano riguardasse una sinagoga). E’ inutile confondere le acque e parlare di un generico “razzismo”, perché qui sta agendo qualcosa di molto specifico, cioè quell’antisemitismo islamico di cui l’islam sembra non riuscire a liberarsi – o non volere nemmeno – e su cui al contrario fa leva gran parte della propaganda nei paesi musulmani. Come sorprendersi, dunque, se c’è chi poi agisce obbedendo a queste idee, che gli servono da stimolo e da conferma? L’antisemitismo è una “tradizione” antica, del resto, anche nella cultura cristiano-cattolica e nei paesi europei, e nemmeno oggi è stata del tutto cancellata – anzi, assistiamo a una recrudescenza sotto altre forme -, ma la differenza consiste nel fatto che da queste parti si è tentato di farci i conti, tanto che è assolutamente improponibile come discorso sociale esplicito. Questo non vuol dire che non esistano musulmani perfettamente decenti, ma che invece esiste un problema, grave, nell’islam e che finché chi in ambito islamico fa da “guida” – gli imam, i mullah, gli ayatollah – non se ne occupa e non si assume la responsabilità dell’inversione di questa tendenza il problema continuerà a sussistere. E qualcuno si richiamerà a quell’antisemitismo presente nell’islam in quanto islam, con le conseguenze che conosciamo.

tutto l’articolo qui: cadavrexquis: Sulla strage di Tolosa e su un commento.

I tuareg issano nel deserto la bandiera nera della jihad

I tuareg issano nel deserto la bandiera nera della jihad
Corriere della Sera
La coalizione di ribelli dopo aver preso le tre capitali del nord, Kidal,
Gao e Timbuktu, si è sfasciata e gli islamici si sono imposti come forza
maggioritaria. Ora comandano loro. Secondo un residente di Timbuktu,
contattato al telefono dal Corriere, …
<http://archiviostorico.corriere.it/2012/aprile/04/tuareg_issano_nel_deserto_bandiera_co_8_120404063.shtml>

I reparti speciali della polizia francese hanno arrestato 17 persone con l’accusa di far parte di una rete legata al terrorismo islamico

I reparti speciali della polizia francese hanno arrestato 17 persone con
l’accusa di far parte di una rete legata al terrorismo islamico
<http://it.euronews.com/2012/04/03/francia-arresti-della-polizia-tra-gli-islamici-progettavano-di-rapire-un-/>

Il ministero dell’Interno francese ha deciso l’espulsione immediata dal Paese di due militanti islamici radicali e di tre imam

Il ministero dell’Interno francese ha deciso l’espulsione
immediata dal Paese di due militanti islamici radicali e di tre imam. 
<http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Francia-espulsi-3-imam-e-2-militanti-islamici-radicali_313161078547.html>

Samuel Huntington su Islam e Occidente (fin dal 1996)

Scriveva Samuel Huntington ne Lo scontro delle civiltà (1996) che

“Le cause della rinnovata conflittualità tra Islam e Occidente si riassumono dunque nelle due questioni fondamentali: potere e cultura. Chi comanda chi? Questo fondamentale quesito politico posto a suo tempo da Lenin è alla base della contesa tra Islam e Occidente. In questo caso, tuttavia, si aggiunge poi l’ulteriore elemento di conflittualità, che Lenin avrebbe considerato insignificante, tra due diverse concezioni del bene e del male nonché, di conseguenza, della ragione e del torto. Fino a quando l’Islam resterà l’Islam (e tale resterà) e l’Occidente resterà l’Occidente (cosa meno sicura) il conflitto di fondo tra due grandi civiltà e stili di vita continuerà a caratterizzare in futuro i reciproci rapporti, come ha fatto per quattordici secoli”.

da Il Legno storto, quotidiano online – Politica, Attualità, Cultura – Scegliere tra dittature ed Islam..

 

MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

Caro Roberto Benigni,

avrà senz’altro letto sui giornali la notizia della proposta dell’associazione Gherush92, che chiede di cancellare la Divina Commedia dai programmi scolastici, ritenendo l’opera intrisa di razzismo, omofobia, islamofobia ed antisemitismo.

Gherush92, come si può leggere su internet, è un Comitato per i diritti umani accreditato a partecipare ai lavori di diverse organizzazioni europee e mondiali, ed è consulente speciale del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite.

….

vai a: Ragionpolitica – Difendiamo la Divina Commedia. Lettera aperta a Benigni

 

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TOLOSA, ARRESTATI 20 ISLAMICI RADICALI



L’operazione della polizia francese dopo gli attentati di Mohammed Merah. Sarkozy: il nostro 11 settembre

http://www.corriere.it/esteri/12_marzo_30/francia-arresti-tolosa_d1b0f590-7a26-11e1-aa2f-fa6a0a9a2b72.shtml

Francia: venti arresti nelle banlieue tra gli islamici
DirettaNews.it
Dagli arresti praticati in mattinata sono stati soprattutto i sobborghi
popolari che riuniscono gli immigrati di seconda e terza generazione, le
notissime …
<http://www.direttanews.it/2012/03/30/francia-venti-arresti-nelle-banlieue-tra-gli-islamici/>

OLIMPIADI: IL “SUN” RIVELA CHE I TERRORISTI ISLAMICI STAREBBERO PROGETTANDO UN ATTENTATO SU VASTA SCALA

OLIMPIADI AL CIANURO (LONDRA TREMA) – 3.800 AGENTI DEI …
… IL “SUN” RIVELA CHE I TERRORISTI ISLAMICI STAREBBERO PROGETTANDO UN ATTENTATO SU VASTA SCALA: MISCHIARE DEL CIANURO A CREMA …
<http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/olimpiadi-al-cianuro-londra-trema-3800-agenti-dei-servizi-segreti-13800-militari-la-pi-37093.htm>

 

MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

Recupero una vecchia traccia informativa (del 1999 !), dopo gli assassinii compiuti da Mohammed Merah in Francia.

Ho il “vizio della memoria”

Questo post è icastico. Le argomentazioni sono nei tre link contenuti nel testo.

Paolo Ferrario

Marzo 2012


dalle parole  di “S.E. Mons. Ernesto Vecchi, Vescovo Ausiliare, Vicario Generale, Moderatore della Curia” di Bologna.

“Durante la Seconda Assemblea Speciale per l’Europa del Sinodo dei Vescovi, S.E. Mons. Giuseppe Germano Bernardini, Arcivescovo di Izmir in Turchia, dove è rimasto per oltre 40 anni e dove i musulmani sono il 99,9%, ha messo in evidenza la persuasione di tanti autorevoli personaggi musulmani così formulata:

“Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo”.

Tale persuasione fu espressa anche al Cardinale Oddi di v.m., durante il suo servizio diplomatico, da un noto Capo di Stato islamico che gli disse:

“Voi ci avete fermato a…

View original post 22 altre parole

la popolazione straniera, destinata ad aumentare in modo considerevole nei prossimi anni: passerà dagli attuali 4,6 milioni a 14,1 milioni nel 2065

SCENARIO MULTICULTURALE dei miei prossimi  10-20-30 anni, insomma fino al fine vita

Era meglio morire da piccoli?

Paolo Ferrario

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la popolazione straniera, destinata ad aumentare in modo considerevole nei prossimi anni: passerà dagli attuali 4,6 milioni a 14,1 milioni nel 2065, con una forbice compresa tra i 12,6 e i 15,5 milioni.

da Istat, Più anziani e più stranieri. È il quadro che emerge dal report sul futuro demografico del Paese pubblicato dall’Istat « POLITICA DEI SERVIZI SOCIALI.

la morte dei tiranni: Mu’ammar Gheddafi

Lei non crede che abbiano tentato di catturarlo vivo?

Gheddafi ha dominato la Libia per 42 anni, è stato amico dei terroristi e nemico degli Usa, adesso aveva rovesciato le sue posizioni, grossi ammiccamenti a Ovest e guerra senza quartiere ai fondamentalisti. Ha fatto affari con tutti, ha corrotto — anche personalmente — un sacco di gente importante. Se lo immagina alla ringhiera del tribunale dell’Aja? Avrebbe potuto mettere nei guai molti potenti della Terra.

Giorgio Dell’Arti

Conversazioni con Silendo sull’11 settembre 2011

Silendo ha avuto l’amabilità di darmi la sua opinione sulla schedatura che ho fatto del libro di Alexandre Del Valle, Il totalitarismo islamista.
Data la competenza e l’equilibrio del suo scritto, tale anche da correggere alcune mie punte di estrema difesa della identità europeo-occidentale da quello che vivo come un attacco devastante, desidero copiarlo in questo post. Per non perderlo. Anche a me capita, talvolta, di scrivere in modo tendenzialmente argomentato nei commenti. Credo che ciò derivi dall’arte della conversazione, come già anticipava Montaigne:

DELLA   CONVERSAZIONE
… Il più fruttuoso e naturale esercizio del nostro spirito è, a mio parere, la conversazione. Io ne trovo la pratica più dolce di qualsiasi altra azione della nostra vita…
Quando mi si contraddice, si risveglia la mia attenzione, non la mia collera; io mi faccio avanti verso colui che mi contraddice, che mi informa. La causa della verità dovrebbe essere la causa comune all’uno e all’altro… Io festeggio e accarezzo la verità in qualsiasi mano la trovi, e mi ci arrendo allegramente e le tendo le mie armi vinte, quando da lontano la vedo avvicinarsi. E purché non si assuma una grinta troppo imperiosa e precettorale, porgo la spalla alle critiche che si fanno ai miei scritti; e li ho spesso cambiati più per urbanità che per migliorarli; giacché mi piace ringraziare e alimentare la libertà di essere avvertito con la facilità nel cedere…
È impossibile trattare in buona fede con uno sciocco. Non solo il mio giudizio si corrompe in mano a un padrone tanto impetuoso, ma anche la mia coscienza.
Le nostre dispute dovrebbero essere proibite e punite come lo sono altri crimini verbali. Quale vizio esse non risvegliano e non accumulano, sempre rette e comandate dalla collera! Noi entriamo in inimicizia prima contro le ragioni, e poi contro gli uomini. Impariamo a discutere solo per contraddire, e poiché ognuno contraddice e viene contraddetto, ne deriva che il frutto della disputa è distruggere e annientare la verità…
… L’inseguimento e la caccia sono la nostra vera preda: non siamo scusabili se li conduciamo male e scioccamente; fallire la presa, è un’altra cosa. Poiché noi siamo nati per cercare la verità; il possederla spetta a un potere più grande…
… L’ostinazione e l’accalorarsi su un’opinione è la più certa prova di stoltezza. C’è forse qualcosa di sicuro, deciso, sdegnoso, contemplativo, grave, serio come l’asino? Possiamo introdurre nell’argomento della conversazione e della comunicazione i discorsi pungenti e concisi che l’allegria e l’intimità portano fra gli amici, che celiano e si burlano scherzosamente e vivacemente gli uni degli altri? Esercizio al quale la mia gaiezza naturale mi rende abbastanza adatto…
In Montaigne, Saggi, testi presentati da Andrè Gide, Libro III, cap. vm, «Dell’arte di conversare », Adelphi 1992, p. 115-116

Sostiene Silendo:

Il pensiero Neo-Con è un pensiero assolutamente rivoluzionario. Rivoluzionario nel senso di “cambiamento”, per non dire “ribaltamento”, degli assetti di potere. Rivoluzionari nel vero senso della parola. Rivoluzionari come possono esserlo solo persone di Sinistra.
Se leggi le biografie dei Neo-Con (e attenzione: i giornalisti nostrani, ignoranti come capre soprattutto in materia di politica USA, hanno fatto una confusione incredibile attribuendo la qualifica di Neo-Con a politici, vedi Rumsfeld per esempio, che Neo-Con non lo sono mai stati!!!) vedrai che moltissimi, soprattutto gli ideologi, sono trozkjsti delusi.
Il pensiero Neo-Con è un pensiero di Sinistra.
Premesso questo, da buon realista in politica internazionale, volevo però sottolineare una cosa.
L’ideologia è sempre uno strumento (vabbeh, questo certamente non c’è bisogno che lo chiarisca il sottoscritto). Uno strumento che serve un fine. Il fine, in genere, lo dà la cultura, quella profonda, di un popolo.
Mi spiego ?
I totalitarismi (e attenzione che il fascismo non fu assolutamente totalitario… anzi…) tedesco e sovietico altro non furono che strumenti al servizio della voglia di conquista e/o rivalsa di due culture. Quella tedesca e quella russa, appunto.
Il totalitarismo (o ideologia) islamista altro non è che lo strumento di cui il mondo arabo (o parte di esso) si sta servendo per la propria “rinascita”. La cultura araba è una cultura imperiale, di conquista, e le interpretazioni salafite e wahabite sono espressioni di tale cultura.
E’ quindi sulla cultura che bisogna agire.
Con questo non voglio dire che non bisogna usare la forza nell’attività di contrasto al terrorismo (ANZI…!!) ma che non bisogna soffermarsi troppo sull’ideologia. E’ la cultura dei popoli il motore di certe dinamiche.

Conversava di rimando Amalteo:

Certe volte mi sembra di avere una dissonanza cognitiva in tema di islamismo. Possibile che il pensiero di sinistra non veda i contenuti dell’azione islamista e le sue tecniche di penetrazione (petrolio e droga per finanziarsi, attentati, proselitismo inter-generazionale, coercizione educativa dei figli, instillazione di odio culturale, lenta occupazione demografica) e che sia così indifferente agli strumenti della forza quali strumenti necessari per combatterli?
L’altra cosa di cui ti sono grato è sulla inversione argomentativa. Non l’deologia che permea la cultura. bensì la cultura che si serve di una ideologia per far valere il proprio modello culturale.
Ma se è così devo concludere che è ancora peggio di quello che credevo.
La storia, anche quella recente, insegna che cambiare le ideologie è possibile: le demenziali idee del sessantottismo sono scomparse in una decina d’anni (dopo che i rivoluzionari di allora hanno messo su famiglia). Il marxisno è tornato ad essere una importante filosofia dell’ottocento, ma capace solo di interpretare soloquella fase storica di sviluppo  del capitalismo.
insomma le ideologie trasmutano.
Ma cambiare una cultura intrisa di una religione così mostruosa (perchè, a mio avviso, la totale dedizione a un dio neppure raffigurabile nella simbologia pittorica è quanto di più mostruoso possa essere stato inventato) mi sembra un compito impossibile.
Anche perchè,in occidente la religione cattolica sta perdendo il suo radicamento, sotto le spinte della secolarizzazione. Mentre quella islamica nega alla radice la distinzione fra sfera politica e sfera religiosa .
Rimango convinto che solo un efficace uso della forza unito alla estensione di capacità di agire da parte delle forze di sicurezza e la forza possa minimamente garantire la quotidianità nei prossimi anni.

Riprendeva Silendo:

Vorrei chiarire ulteriormente alcune cose 🙂
Io stesso ho adottato, per semplificare, un ragionamento piuttosto “generico” e “generale” ma è importante sottolineare che quando si parla di mondo arabo si parla comunque di un’area culturale molto vasta e con popoli e società non omogenee.
L’Umma araba, di fatto, non esiste e non è mai esistita. Se per Umma si intende UN popolo ed UNA cultura.
Per cui se è vero che determinati elementi (la tendenza alla conquista territoriale, un senso di superiorità, ecc) sono caratteristiche profonde della cultura araba è anche vero che tali elementi sono presenti in modo diverso nelle varie società. Basta esaminare, per fare un esempio, i popoli della Penisola araba e quelli dell’Africa del Nord. Le differenze sotto questo, ed altri, punti di vista ci sono e sono pure consistenti.
Per cui è importante conoscere, proprio per noi occidentali (e nello specifico per chi deve pensare a proteggere le nostre società), tali differenze. Per, come dire, “mirare” e “disarticolare” meglio.
Secondo punto fondamentale (un po’ più complesso da spiegare).
A rischio di sembrare contraddittorio, la cultura occidentale è una cultura intrinsecamente “aggressiva”. L’errore che fa certa Sinistra (e certa Destra) è quello di non capire la natura di tale aggressività e ritenere, invece, che essa sia frutto delle politiche imperialistiche di questo o quello Stato (gli USA in epoca contemporanea, per fare un esempio).
L’errore è lì.
L’aggressività occidentale è dovuta alla sua “tecnica” ed alla sua “modernità”. La modernità (concetto, se così si può chiamare, di invenzione europea!) è qualcosa che stravolge le società sconvolgendone gli assetti consolidati da secoli (basti pensare a cosa è successo proprio da noi, in Europa, tra XVII e XX secolo!). Qualunque cultura, nel corso della storia, è entrata in contatto con la modernità (e quindi con gli europei) ne è rimasta profondamente influenzata ed è stata costretta ad adeguarsi attraverso profondi mutamenti.
In epoca contemporanea, grazie alla “tecnica” (sempre “invenzione” europea!), le distanze si sono annullate e la diffusione della “modernità” è avvenuta con maggiore forza e pervasività.
Pensa solamente alla forza della televisione e dei modelli occidentali che vengono trasmessi attraverso essa.
Se fino al XX secolo, soprattutto fino agli anni 50, la cultura, i valori, i modi di vita europei venivano trasmessi ad altre culture solo attraverso mercanti, commerci e, raramente, qualche truppa militare (dando il tempo alla società che riceveva tali valori di integrarli e assorbirli con moderazione, senza sconvolgimenti), dal XX secolo in poi la c.d. “globalizzazione”, attraverso la “tecnica” ha esasperato tale trasmissione. E’ diventato un vero e proprio contagio. Un bombardamento che destabilizza, per forza di cose, la società ricevente.
Non solo, mentre in passato ad essere esposti ai nostri valori erano generalmente solo ristrette elites, dal XX secolo in poi, per i motivi suddetti, sono state le società nel complesso ad essere “infettate”.
Ora, il mondo arabo, che già di suo è molto orgoglioso, convinto da secoli di essere il popolo “eletto” destinato al dominio assoluto (sto semplificando e generalizzando molto), ha patito questa diffusione della modernità europea da sempre, fin dai tempi di Napoleone.
Tale diffusione è stata spesso, da molti, vissuta come aggressività, proprio perchè tende a sconvolgere i valori (e gli equilibri) precedenti. Li rimette in discussione.
Pensa a cosa può voler dire, per una cultura profondamente maschilista come quella araba, la donna “libera” e pari all’uomo. Prova a leggere le lettere dei terroristi dell’11 settembre e vedrai lo sgomento e la repulsione causati dal vedere la donna occidentale ed il riconoscimento dei suoi diritti. Prendi i testi di Al Banna, l’egiziano fondatore del fondamentalismo moderno, che per un periodo, negli anni 40, visse negli USA. Leggerai lo schifo per la società multirazziale, in cui i “negri” potevano camminare accanto ai bianchi. Lo schifo anche per cose innocue come la musica rock, per fare un esempio.
Parte del mondo arabo, quindi, reagisce al contagio della modernità opponendo una resistenza che ha, come effetto, la volontà di distruggere tali valori. Si irrigidisce, insomma, cercando in un presunto passato paradisiaco (mai esistito se non nella loro mente) i valori fondamentali, i valori sacri, che potranno e dovranno essere opposti ai nostri.
Ma questa sorta di repulsione non ha niente a che vedere con le politiche di questo o quello Stato.
Loro reagiscono non perchè attaccati dagli USA, dalla Gran Bretagna e così via. Lororeagiscono perchè attaccati dai nostri valori. 
Il problema è che l’aggressività culturale occidentale esiste in quanto tale. Non la si può eliminare se non si elimina, alla fine, l’Occidente nel suo compesso.
E’ un po’ come un materiale radioattivo: non c’è bisogno che te lo tirino addosso. Anche immobile questo, naturalmente, diffonderà la propria radioattività. Mi spiego ?
A questo punto la partita diventa una partita seria perchè o è la cultura araba a “piegarsi” introiettando e recependo i nostri valori o saremo noi a dovere perire e sottometterci ai valori salafiti e fondamentalisti (anche qui sto semplificando molto un discorso che è molto più complesso).
Di certo le cose non sono così drammatiche come possono sembrare. Ma non sono drammatiche solo perchè gli arabi non hanno la nostra forza.
Tutto sommato il terrorismo stesso è prova di debolezza. Si usa il terrorismo come mezzo di battaglia perchè non si può muovere guerra in modo più proficuo. Però attenzione ai tempi lunghi. Attenzione alla demografia. Le nostre società dovranno necessariamente accogliere sempre più islamici, sempre più arabi. Sarà fondamentale integrarli nella nostra cultura.
Ma l’integrazione non è, come i benpensanti per anni hanno detto, il rispetto della cultura dell’ospite. Il multiculturalismo come inteso fino ad oggi non E’ MAI ESISTITO NELLA STORIA DI QUESTO PIANETA.
L’integrazione di vaste masse (come quelle che dovremo integrare noi occidentali) si ha solo quando, in buona sostanza, una cultura dà e l’altra riceve. Quando una cultura ha la meglio sull’altra.
Più le due culture sono differenti più questo scambio tende ad essere monodirezionale. Una dà e l’altra cede e si adegua.
Mi spiego ?
Ecco, bisogna fare in modo che non sia la nostra a cedere e ad adeguarsi e per far questo, per prima cosa, bisogna eliminare i sensi di colpa, antistorici, che ci portiamo dietro noi europei. Una vera e propria sindrome socio-culturale che solo adesso si inizia a studiare.
Voglio dire, insomma, che non dobbiamo colpevolizzarci se per primi al mondo siamo giunti alla modernità. Se per primi al mondo abbiamo sviluppato la tecnica. Non dobbiamo colpevolizzarci se abbiamo inventato diritti civili, democrazia, laicità, libero mercato e così via. Tutte cose che SOLO noi abbiamo creato ed applicato !!!
E’ naturale che, una volta, per così dire, inventati tali concetti tendano a diffondersi in giro per il mondo e rimettano in discussione gli assetti consolidati delle società in cui si innestano.
Dobbiamo quindi comprendere che gli islamisti non si sentono assediati da questo o quello Stato. Non ce l’hanno con gli USA per le sue politiche (contrariamente da quanto sostenuto da alcuni e dallo stesso Bin Laden in alcuni suoi video, con una tecnica di guerra psicologica volta a spaccare il fronte occidentale!).
Combattono la modernizzazione e, purtroppo o per fortuna, combattere la modernizzazione vuol dire combattere la cultura europea e occidentale che quella modernizzazione ha inventato e dei suoi valori è intrisa.

A dieci anni dall’11 settembre 2001: la data seminale del mio “to cross the line”, 11 settembre 2011

l’11 settembre 2001:

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Una intera fase storica di attacco dell’islam politico contro i valori e le istituzioni dell’occidente democratico

Obama annuncia una coalizione internazionale per la DIFESA

L’America si metterà alla guida di una vasta coalizione internazionale” che darà il via a “una campagna senza sosta” contro la minaccia terrorista dell’Isis, “ovunque si trovi”, “per respingerla e infine distruggerla”: così Barack Obama ha annunciato il suo piano anti-Isis, parlando in diretta Tv alla nazione.


il mio TO CROSS THE LINE,

dopo il ciclo storico aperto dall’islam politico l’11 settembre 2001

(scritto nel 2006)

Appartengo ad una generazione (1948-più tardi che mai) nella quale la politica ha sempre contato molto. Troppo.

A vent’anni alcuni fra gli slogan più battuti erano: “il sesso è politico”; “l’esame è politico” “tutto è politico” … fino alla nausea da esagerazione. La mia biografia soggettiva intercettava quella fase di movimento collettivo. E ci sono stato.

Ho scoperto che anche per altre persone la personale scelta di campo ha coinciso con certi eventi collettivi. Basta pensare ai fascismi, alla resistenza ed alla costruzione della dirigenza dei partiti comunisti occidentali (in particolare in Italia, Francia, Spagna).

Nel mio infinitesimo piccolo destino individuale è stato il colpo di stato militare in Cile del 1973 a determinare la scelta del Pci. Prima leggevo il Manifesto e proprio non capivo gli articoli di Rossana Rossanda (la “stilista del comunismo”, come efficacemente la dipingeva Giorgio Bocca): il suo estremismo razional-cerebrale e parolaio era così incapace di interpretare quei fatti! …

Mi appariva chiaro che il rischio golpe di destra poteva essere contrastato solo con una larga intesa di tutte le forze democratiche e non con le piccole schegge della “sinistra extra-parlamentare”.
In questo oggi vedo in me un’assoluta continuità: ero “centrista” già allora. Consapevole che solo le posizioni di centro sanno assumersi le responsabilità delle scelte, mentre gli estremi sono immobili e appagati solo di sè nell’autocontemplazione narcisistica.

Gli antipatizzanti di allora mi chiamavano il “berlingueriano”. Negli anni delle brigate rosse ed anche oggi lo ritengo un complimento. Era la sua etica che mi dava energia.

L’apprendimento nel partito è stato molto dispendioso in termini di energie individuali, ma anche illuminante sul piano sociologico.
Il vecchio compagno Libero F. mi insegnò subito la distinzione fra

l’”elettore”,

il “simpatizzante”,

l’”iscritto”,

il “militante”,

il “dirigente”,

l’”eletto nelle istituzioni”.

Ho praticato tutti questi ruoli. Poi ho visto le logiche associative e dissociative, i percorsi del potere, la manipolazione discorsiva, le carrierette, l’eterno rapporto fra ambizione personale e grandi discorsi etico-sociali.

Ho dedicato molto, molto tempo, a tutto questo.

Tantissimo negli anni 1974-1985: quattro sere la settimana fuori per riunioni serali, fino a tarda notte. “Il socialismo è bello, ma sacrifica troppe sere” (Oscar Wilde).

Ho partecipato attivamente alla transizione verso la tradizione socialista (Pci-Pds- Ds) e verso la unificazione fra le milgiori parti della tradizione democristiana e “comunista”.
E solo allora ho capito che l’errore storico era molto antecedente: risaliva alla scissione del 1921.

1921-1991: accidenti … settant’anni per tornare alle origini, saldare parzialmente i conti dovuti alla frattura, ricominciare da capo (un “nuovo inizio” lo ha chiamato quella figura ormai patetica di Achille Occhetto).

Per quel che mi riguarda questa appartenenza alla “famiglia” dei partiti comunisti è davvero solo “parte”, una piccola parte della mia vita (venti anni circa della vita adulta). Ma mi colpisce davvero tanto che la generazione militante dei primi decenni del novecento ha impiegato settant’anni per tornare ai lucidi discorsi di Filippo Turati sulla necessità dell’unione per battersi contro il nascente fascismo, che infatti si affermò a livello di massa. Antonio Gramsci è un autore che occupa un metro di dorsi di libro nella mia biblioteca (e li ho letti affettivamente e intellettualmente).

Ma ad avere ragione, ad essere profetico era il dimenticato Filippo Turati.

Ho ricordi. Persone … libri … momenti … non tutti belli

Ora devo ritornare al perché di questi fluttuanti pensieri in occasione dell’11 settembre.

Perché è una data seminale.

Un momento sintetico che aiuta a fare ordine.
A capire le forze in campo.
A rileggere il passato.
A proiettarsi sul futuro.
A stabilire quel nesso, quella connessione fra “individuo” e “società” che dovrebbe sempre essere al centro di chi vuole dare senso al suo trascorrere del tempo vitale. Il breve ciclo biologico dentro il flusso del tempo storico.
Una parte della cultura islamica ha dichiarato guerra al mondo occidentale.
Un “partito” di ricchi petrolieri (al quaeda allora, e oggi quel che ne resta e le sue filiazioni), in perfetto stile leniniano, assolda ed arma gruppetti di militanti che distruggono a New York due simboli architettonici e visivi degli Stati Uniti. L’evento in sé si riassume in 2748 morti, di cui 412 soccorritori e 12 suicidi (quelle persone che abbiamo visto volare giù dai grattacieli per non bruciare da vivi). Infinitamente più ampio è il riverbero storico-sociale. Come quando in un quadro si riesce ad assegnare significati ai colori, alle luci ed alle ombre, ai primi piani ed allo sfondo …
Io ora il quadro lo vedo così.

Vedo un nemico che odia il mio e nostro stile di vita.

La mia e nostra libertà di puntare o no sui valori della famiglia. Di decidere come provare soddisfazione nella vita sessuale, qualunque essa sia: etero, omo, bi, trans eccetera. Le libertà individuali, quelle combattute dalle fedi religiose

Un nemico che mira ad annullare i fondamenti delle democrazie occidentali, forgiate innanzitutto con l’illuminismo francese:

La secolarizzazione,

la distinzione fra religione (come fatto individuale) e logiche pubbliche dello stato,

la democrazia rappresentativa dei parlamenti e dei governi.

Un nemico che utilizza a proprio favore la varietà delle opinioni che può esprimersi nella nostra civiltà (sì civiltà: intesa come processo di civilizzazione che ottiene come massimo risultato l’espansione della soggettività) per insediare cellule di partito che si organizzano militarmente con gli attentati alle stazioni ferroviarie e metropolitane.

Un nemico stratificato in “dirigenti”, “simpatizzanti” interni (nei loro paesi e terre) ed esterni (i nostri estremisti di sinistra, alla continua ricerca dell’ottocentesco “proletariato” che dia la spallata “rivoluzionaria”, e di destra, affascinati dalla cultura comunitaria espressa dalle masse musulmane) e “militanti-attivisti” addestrati anche al suicidio.

A proposito, la nostra psicologia ci insegna che la socializzazione comincia dall’infanzia.. Chissà se nel quadro che io vedo anche i simpatizzanti nostrani riescono a vedere il barbaro processo di costruzione del piccolo kamikaze. A proposito di “cultura dell’infanzia” … Sono poche le parole che leggo su questo tema.

Sul piano culturale vedo, ovviamente molto in positivo, l’estrema soggettivazione della mia civiltà (in cui metto anche le politiche di welfare, le cure per i minori, gli handicappati, gli anziani) e dall’altra parte l’estrema collettivizzazione dell’islamismo religioso.
Ovviamente molto in negativo.

Per valutare occorre sempre una gerarchia di valori.

Io dò valore al soggetto ed è per questo che preferisco infinitamente modelli socio-culturali che danno valore all’individuo.

Loro, invece, danno valore all’annullamento in un indistinto collettivo e questo porta la nostra storia indietro di secoli.
No, grazie.

Sul piano politico i giudizi ed i comportamenti che l’11 settembre ha prodotto nei mesi ed anni successivi diventano dei grandi indicatori di tipo storico.
“Siamo tutti americani” è stato lo slogan di una sola giornata.
Giusto un riflesso della italianissima religione cattolica per il culto dei morti, ma al di sotto delle parole l’antiamericanismo è annidato in profondità nella cultura sia di destra (che odia gli Stati Uniti perché hanno attivamente agito per la caduta dei fascismi e del nazismo) che di sinistra (che odia gli Stati Uniti perché hanno vinto la sfida con il comunismo storico delle russie). Ed è riaffiorato alla grande in modo ancora più virulento che nel passato.

Non sono un cultore dei percorsi delle destre. Per la mia biografia sono invece molto interessato ai percorsi delle “sinistre” (che oggi è solo lo spazio da loro occupato negli emicicli dei parlamenti) .

E’ qui che, per me, l’11 settembre diventa un punto di svolta, una di quelle congiunture in cui diventa possibile e necessario to cross the line, varcare la linea.
Vedo la totale incapacità della politica di sinistra (meglio della politica di cattosinistra) ad agire per la sicurezza dei prossimi decenni (a me, data la mia età, basterebbero dai 20 ai 30 anni).

Questa cultura ritiene che gli Stati Uniti sono stati “puniti” da quel partito di ricchi arabi seduti sul loro petrolio a causa dell’imperialismo (dimenticando che i repubblicani di Bush hanno vinto le prime elezioni del 2000 su un programma isolazionista). Così questa cultura non è attrezzata a comprendere che la guerra dichiarata da quella parte dell’islam non è rivolta solo agli Stati Uniti (che “se la sono meritata”) ma a tutta la civiltà occidentale.

Conseguentemente non riesce a comprendere che abbiamo a che fare con nemici che si articolano attraverso organizzazioni molto potenti e molto efficaci (basta pensare a come utilizzano internet e le televisioni). Con nemici esterni (gli stati canaglia: Iraq, Iran, Siria …) e con nemici interni (gli adolescenti di seconda e terza generazione e naturalmente le loro famigliole che mettono assieme il ribellismo dell’adolescenza con i soldi e le armi che gli forniscono le cellule locali dell’islamismo fondamentalista).

Ma su tutto questo scenario complesso ed articolato, infinitamente fitto di sfumature da seguire con attenzione, una cosa mi appare con chiarezza lancinante. Appunto come quando in un quadro appare finalmente il significato ed allora si presentifica l’emozione di pensare.

Per tutto un ciclo di vita ho pensato che la divisione fosse fra capitalismo e comunismo, fra destra e sinistra, fra Dc e Pci.
E vista la deriva etica del berlusconismo (avvocati nel processo il lunedì e martedì in commissione perlamentare a cambiare le leggi a favore del loro datore di lavoro) anche fra polo e ulivo.
In quell’arco storico così appariva ed anche così era l’ alternativa.

Oggi vedo che la faglia divisoria fondamentale, quella che un tempo avrei chiamato “strutturale”, è fra i paesi che nel secolo breve non hanno conosciuto e praticato i comunismi, i fascismi, il nazismo (e sono l’Inghilterra e gli Stati Uniti) e paesi che invece quelle scelte hanno storicamente effettuato (l’Europa fino ai suoi confini russi, l’Italia, la Spagna, in parte la Francia).

La linea di divisione è fra sistemi socio-politici impiantati sullo sviluppo della democrazia liberale e sistemi totalitari.

L’11 settembre rivela che Stati Uniti ed Inghilterra continuano la loro politica contro il totalitarismo nazifascista (negli anni 1921-1945) e islamofascista oggi.

Una assoluta continuità che appare sui tempi lunghi. La Francia, l’Italia, la Germania, la Spagna, invece, contrattano poche migliaia di soldati per “portare la pace”, rendendo difficile ad Israele perfino di garantirsi la sopravvivenza.
Gli stessi paesi che hanno reso possibile la Shoah fanno da ostacolo all’unico scudo difensivo su Israele, cioè gli Stati Uniti. Dov’è la destra, dov’è la sinistra?
Più che mai oggi appaiono categorie politiche incapaci di rappresentare questi tempi storici.

Questo mi ha insegnato l’11 settembre e così oggi lo ricordo, con la canzone/saggio storico di Giorgio Gaber “Qualcuno era comunista“.

Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.

Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà. … la mamma no.

Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre.

Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.

Qualcuno era comunista perché aveva avuto una educazione troppo cattolica.

Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche… lo esigevano tutti.

Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.

Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.

Qualcuno era comunista perché prima… prima…prima… era fascista.

Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano.

Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.

Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.

Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.

Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.

Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.

Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.

Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio.

Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.

Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente.

Qualcuno era comunista perché la borghesia, il proletariato, la lotta di classe…

Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.

Qualcuno era comunista perché guardava solo RAI TRE.

Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.

Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.

Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.

Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico per il Vangelo secondo Lenin.

Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sé la classe operaia.

Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.

Qualcuno era comunista perché c’era il grande partito comunista.

Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il grande partito comunista.

Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.

Qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggior partito socialista d’Europa.

Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi, solo in Uganda.

Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi democristiani incapaci e mafiosi.

Qualcuno era comunista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica eccetera, eccetera, eccetera…

Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.

Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.

Qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos’altro.

Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.

Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.

Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo. Perché sentiva la necessità di una morale diversa. Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno; era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

Sì, qualcuno era comunista perché, con accanto questo slancio, ognuno era come… più di sé stesso. Era come… due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.

No. Niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare… come dei gabbiani ipotetici.

E ora? Anche ora ci si sente come in due. Da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana

e dall’altra il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito.

Due miserie in un corpo solo.

Vittorio Arrigoni, rapito giovedì mattina da una cellula estremista salafita legata ad al Qaeda, è stato impiccato dai suoi rapitori, da Informazione Corretta sullo stato di Israele

da un commento di Deborah Fait pubblicato in Informazione Corretta

Su Vittorio Arrigoni si puo’ dire di tutto e siccome io non sono politicamente corretta lo descrivero’ come lui vorrebbe e come si e’ sempre orgogliosamente sentito:
un pacifista che odiava Israele, odio sempre divulgato senza pieta’ in tutto il web e descritto nei suoi articoli diligentemente pubblicati sul Manifesto.
Un attivista che voleva la pace senza Israele.
Come? Eliminandolo.
Un uomo che definiva gli ebrei “razza maledetta”.
Arrigoni non ha mai detto una parola di pieta’ per Gilad Shalit , prigioniero da 5 anni, 1754 giorni nelle mani di hamas anzi ne parlava con disprezzo e  rabbia come scriveva in un suo articolo:
“Mi riferiscono che i telegiornali nazionali in questi giorni intasano l’etere illuminando i riflettori sulla vicenda del soldato Gilad Shalit, unico prigioniero israeliano nelle mani dei palestinesi, prigioniero di guerra.”

Io non ho mai scritto sulla sua pagina di Face Book perche’ sapevo che, nel giro di un batter di ciglia, i miei messaggi sarebbero stati democraticamente eliminati come e’ successo a tanti amici di Israele che tentavano di arginare il suo odio.
A Clara Banon, un’amica italiana che vive in Israele da molti anni  e che mi ha permesso di citarla,  il cui figlio lavora  in un kibbuz a poche centinaia di  metri da Gaza, ha augurato la morte del figlio  e ha espresso il suo dispiacere e la sua rabbia dopo aver saputo che parte della sua famiglia si era salvata dalla Shoa’, dopodiche’ Clara e’ stata bannata.
Chissa’ se se ne e’ ricordato mentre i suoi “amici” lo stavano impiccando esattamente come dei nazisti.
Le perle di Arrigoni e dei suoi sostenitori contro gli ebrei e Israele sono infinite, topi di fogna, maledetti, Israele deve scomparire.
Basta entrare nella sua pagina di FB per capire  l’odio viscerale che sentiva contro il popolo ebraico,  https://www.facebook.com/pages/Vittorio-Arrigoni/290463280451?ref=ts e per rendersi conto di cosa siano i cosiddetti pacifisti suoi sostenitori, piu’ di 9000 su Fb, infiniti altri su Guerilla Radio e  tra i lettori del Manifesto.
E’ tutto la’ sul web, tutto leggibile per capire come questo cooperante avesse sposato nel modo piu’ totale la causa di morte a Israele e a tutti gli ebrei e come fosse diventato il portavoce dei terroristi diffondendo le loro menzogne e la loro propaganda  con lo slogan adesso diventato   grottesco a sue spese :”Restiamo umani”.
E i disumani lo hanno impiccato.

Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte

Ventitré anni. Francese. Un debole, sembra, per le belle donne. E poi ebreo. Anzi no, non “e poi” ebreo: prima di tutto ebreo («Sono Ilan Halimi. Sono il figlio di Halimi Didier e di Halimi Ruth. Sono ebreo»). E come tale selezionato per la soluzione finale, adescato, rapito, sequestrato, bestialmente torturato per oltre tre settimane e infine, ancora vivo, bruciato (“Ilan era ebreo, doveva finire in fumo”).


Ora il libro scritto dalla madre di Ilan per ricordarne la sconvolgente vicenda è disponibile anche in italiano, nella traduzione di Barbara Mella, Elena Lattes e Marcello Hassan; con interventi di Bernard-Henri Lévy, Pierluigi Battista e Giulio Meotti. Un libro da leggere e diffondere, affinché uno dei più efferati episodi di antisemitismo dei nostri tempi sia conosciuto e ricordato.


Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte

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Il terrorista della porta accanto e l'efficacia di un'ideologia, in cadavrexquis:

Sul Corriere della Sera di ieri leggo il pezzo di Guido Olimpio – uno dei migliori giornalisti italiani che si occupano di terrorismo, sia detto per inciso – sull’arresto di Faisal Shahzad, il terrorista di origine pakistana che aveva predisposto il “suv bomba” da far esplodere a New York in Times Square.

  • Laureatosi in informatica, analista economico, ha acquisito la cittadinanza nell’aprile 2009″. Da questa biografia pare che Shahzad fosse un immigrato completamente integrato nella società americana, tanto da averne addirittura ottenuto la cittadinanza, e nulla fa pensare che vivesse una vita di stenti, ai margini della società. Al contrario: nel decennio che ha trascorso negli Stati Uniti è riuscito a laurearsi, a trovare un buon lavoro, a sposarsi e ad avere due figli. .
  • In realtà dietro gli aspiranti mujahedin ci sono dei referenti. Non sono dei veri solitari”.
  • E’ evidente che a spingere Shahzad – e molti come lui – è il suo islamismo radicale e non presunte condizioni di svantaggio sociale. E’ cioè una fede, l’Islam, a fargli credere che sia giusto sterminare innocenti, colpendo nel mucchio con un’autobomba, perché occidentali e dunque infedeli.
Ecco, a me sembra che sia questo il punto centrale, quello che segna una differenza. Per come siamo fatti e diventati noi – occidentali e ampiamente laici nei nostri comportamenti anche quando, a parole, asseriamo di essere religiosi o credenti – non ci capacitiamo che quello che pensiamo (e a maggior ragione se si tratta di una religione o di una concezione mitica del mondo) influenzi tanto in profondità il nostro comportamento. E lo influenzi davvero. Per noi, le nostre “convinzioni religiose” sono solo una patina che non incide più di tanto sui nostri comportamenti reali o, se lo fa, è solo marginalmente perché i moventi delle nostre azioni sono altri. Per questa ragione – e per la nostra mentalità – siamo fin troppo disponibili a scontare la religione dalla motivazione vera che spinge i terroristi islamici ad agire.  …

l’intero articolo qui: cadavrexquis: Il terrorista della porta accanto e l’efficacia di un’ideologia

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Le crociate? I buoni eravamo noi

Chi ha visto il film di Ridley Scott Le crociate è stato confermato nell’idea che dall’Illuminismo in poi l’Occidente ha sul tema: a) i crociati erano rozzi e crudeli, mentre gli islamici erano raffinati e tolleranti; b) l’imperialismo europeo attaccò senza provocazione i pacifici musulmani; c) Saldino era un galantuomo e i crociati dei farabutti; d) da allora i musulmani ci odiano con ragione. Questo mucchio di corbellerie è ribaltato nel più bel libro che mai sia stato scritto sull’argomento: Gli eserciti di Dio. Le vere ragioni delle crociate (Lindau, pagg. 365, euro 24,5) di Rodney Stark. Sì, perché è vero l’esatto contrario di tutti i punti summenzionati. Innanzitutto, i musulmani cominciarono a interessarsi alle crociate solo quando l’Occidente le mise loro in testa, cioè alla fine del XIX secolo. Non solo gli arabi contemporanei quasi non se ne accorsero, perché si trattava solo di invasioni periodiche durate poco e per nulla rivolte contro l’islam in quanto tale. Anzi, i musulmani sudditi dei regni latini di Palestina e Siria erano pure contenti perché i cristiani non li consideravano dhimmi (diversamente da quanto facevano i governanti islamici con cristiani ed ebrei) e le tasse che pagavano erano più leggere che nei circostanti regni musulmani. «Per molti arabi, inoltre, le crociate non furono che attacchi sferrati contro gli odiati turchi». Infatti, fu quando arrivarono, a mano armata, i turchi – che massacravano i pellegrini – che ebbero inizio le crociate. Le quali ebbero il merito, per la civiltà europea, di fermare l’espansionismo turco per due secoli, dopo i quali l’Europa si ritrovò a doversi difendere fin dentro casa per i successivi quattro.
[..]

Editoriali & altro …: Le crociate? I buoni eravamo noi

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CIPRO: Venezia e i Turchi, 1570-1571

 

Nel 1500 i Turchi con il sultano Solimano il Magnifico avevano raggiunto l’apogeo del loro impero.
La minaccia turca era sentita in tutto il Mediterraneo.
Le coste italiane erano sotto il continuo attacco dei musulmani. Ecco alcuni esempi:
– 1501 riduzione in schiavitù degli abitanti dell’isola di Pianosa nel Tirreno;
– 1516 sbarco a Lavinio, nel Lazio, il papa Leone X riuscì a sfuggire miracolosamente alla cattura;
– 1534 sbarchi a Cetraro e San Lucido, in Calabria, in vari luoghi del golfo di Napoli, a Sperlonga e a Fondi, nel Lazio;
– 1543 sbarchi a Messina e Reggio;
– 1544 sbarchi in Liguria, e a Talamone, in Toscana; riduzione in schiavitù degli abitanti di Ischia, Pozzuoli, Procida, Lipari, Reggio e Cariati;
– 1548 saccheggio e riduzione in schiavitù degli abitanti di Castellamare di Stabia e Pozzuoli, nel golfo di Napoli;
– 1550 saccheggio di Rapallo nel golfo ligure;
– 1551 saccheggio di Augusta a luglio;
– 1552 nuovo saccheggio di Augusta a maggio;
– 1554 a Vieste, sulla costa pugliese, furono portati via 6.000 abitanti;
– 1555 saccheggio di Paola in Calabria;
– 1558 riduzione in schiavitù degli abitanti di Sorrento e Massa;
– 1560 sbarco a Villafranca, dove il duca di Savoia Emanule Filiberto rischiò di essere ridotto in schiavitù;
– 1561-1565 saccheggio di Porto Maurizio, Antignano, Celle, Albissola;
– 1566 sbarchi a Ortona e Vasto, in Abruzzo.
Venezia era la maggiore potenza navale italiana. La sconfitta di Venezia sarebbe stata seguita immediatamente dalla invasione dell’Italia.
Venezia era presente nel Mediterraneo Orientale a Candia e a Cipro.
Il Turco, sostenuto da una motivazione politico-religiosa, cominciò ad attaccare dal punto più vicino al suo impero: l’isola di Cipro.
E Cipro cadde dopo una gloriosa resistenza della guarnigione italiana.
Il martirio di Bragadin rimarrà nei secoli a testimoniare il sacrificio per la difesa dei valori dell’Occidente.
La flotta cristiana fermerà a Lepanto la spada dell’Islam. Ma fino a quando?
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RIFIUTAVA CONVERSIONE, MORTO CRISTIANO ARSO VIVO, AGI News On –

Arshed Masih, 38anni, era stato bruciato vivo da un gruppo di estremisti musulmani, con la connivenza della polizia e aveva riportato ustioni sull’80 per cento del corpo; e la moglie stuprata dagli agenti, dinanzi ai figli di 7 e 12 anni, in una tenuta situata di fronte alla caserma della polizia

AGI News On – RIFIUTAVA CONVERSIONE, MORTO CRISTIANO ARSO VIVO

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Multiculturalismo addio? L'Olanda di Geert Wilders | Lo Spazio della Politica

Multiculturalismo addio? L'Olanda di Geert Wilders | Lo Spazio della Politica: “La crisi del multiculturalismo in Europa �un processo che nell’ultimo decennio si �verificato in molti paesi, dalla banlieue parigina ai sobborghi di Londra, dai quartieri balcanizzati di Malmo alle baraccopoli africane di Rosarno. In molti paesi europei, i popoli che temono la globalizzazione e le ondate migratorie ad essa legate reclamano una linea intransigente verso gli ospiti poco desiderati come dimostra il successo della destra euro-scettica anche nelle ultime elezioni europee.”

Intervista a Bat Ye' or, «L' Europa è sottomessa all' islam»

La pirateria aerea e marittima, il rapimento di ostaggi, le minacce terroriste sono nella tradizione di ben 13 secoli di jihad, da quando cioè i cristiani e gli ebrei europei erano costantemente vittime sulle coste del Mediterraneo di aggressione, assassini o cattura per i mercati di schiavi. La jihad costituisce un’ ideologia che unisce religione, legge e politica. Regola ogni comportamento dei musulmani con i non-musulmani, sia in tempo di guerra, di tregua o di sottomissione (appunto dhimmitudine)».Qual è la differenza tra la jihad islamica e l’ estremismo e la violenza in altre religioni, compresa quella praticata nel corso della storia dai cristiani? «La jihad contro gli infedeli è una guerra permanente che può essere combattuta con mezzi militari o pacifici: proselitismo, propaganda, corruzione. Tuttavia la tregua deve sempre essere uno stato di non-guerra, e mai di vera pace. Ne è un esempio il terrorismo internazionale che oggi impone all’ Occidente uno stato di paura constante e la disorganizzazione della vita normale. Il mondo, per l’islam, si divide infatti in dar al-islam e dar al-harb».Che cosa significa? «I territori del dar al-islam sono quelli retti dalla legge islamica, mentre i non-musulmani sono gli harbi, ossia i “cittadini del dar al-harb” o “territorio della guerra”, designato in tal modo perché è destinato a passare sotto la giurisdizione islamica o con la guerra (harb), o attraverso la conversione dei suoi abitanti.

Bat Ye’ or, in ebraico «Figlia del Nilo», è lo pseudonimo di Giselle Littman, nata in Egitto nel 1933, ebrea di nazionalità britannica. Ha insegnato a Londra e a Ginevra. Autrice del fondamentale Eurabia (Lindau 2005), ha scritto altri saggi, tra i quali Il declino della cristianità sotto l’ islam (Lindau 2009)

Editoriali & altro …: «L’ Europa è sottomessa all’ islam»

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Iran: Wiesel, Ahmadinejad e' un pericolo – Mondo – ANSA.it

‘Non verserei una lacrima se Ahmadinejad fosse assassinato’, afferma lo scrittore e premio Nobel per la pace Elie Wiesel. ‘Ahmadinejad – aggiunge intervistato dalla Radio Militare israeliana sui programmi nucleari di Teheran – e’ un pericolo per il mondo ed e’ un caso patologico’. Per Wiesel il presidente dell’Iran e’ ‘un antisemita’ e un conclamato ‘negatore dell’Olocausto’ e vuole ‘apertamente la distruzione di Israele, cioe’ la distruzione di altri sei milioni di ebrei’.

Iran: Wiesel, Ahmadinejad e’ un pericolo – Mondo – ANSA.it

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La lezione di Blair su come si fa politica estera a sinistra di Christian Rocca

Il video della deposizione di Tony Blair alla Commissione d’inchiesta inglese che indaga sulla guerra in Iraq dovrebbe essere trasmesso in ogni sezione del Partito democratico italiano, sul Tg3, su Red tv, YouDem o come si chiamano i canali di un Pd ancora alla ricerca di un’identità …


L’ex premier inglese ha ammesso il fallimento dell’intelligence sulle armi di sterminio, prima della guerra mai messe in discussione da nessun servizio segreto, né dalle analisi degli ispettori Onu, né dagli editoriali dei giornali liberal e nemmeno dallo stesso dittatore iracheno. Blair ha anche riconosciuto gli errori commessi dalla coalizione nei mesi successivi alla liberazione dell’Iraq. Ma senza cedimenti, senza tatticismi, senza scorciatoie, ha ribadito le ragioni legali, morali e di interesse nazionale per rimuovere uno dei più feroci e pericolosi dittatori della storia recente. Blair, soprattutto, ha spiegato i punti fondamentali dell’unica politica estera e di sicurezza possibile nell’era post 11 settembre …

….Anzi ha rilanciato, ampliando il discorso anche all’Iran e alla necessità di battersi per il cambio di regime a Teheran. Blair ha spiegato che il tema delle armi di distruzione di massa, dall’Iraq all’Iran, è collegato a quello della natura del regime che se ne vuole dotare. Il ragionamento va oltre l’obsoleta faida ideologica tra realisti e idealisti che per sette anni ha riempito le pagine dei giornali e impegnato gli analisti dei centri studi.

Saddam era un pericolo perché aveva usato le armi di distruzione di massa, perché il mondo libero e l’Onu pensavano che ce le avesse ancora, perché le inchieste successive alla sua destituzione hanno dimostrato che aveva mantenuto intatti i programmi e il know how per rilanciare i progetti nucleari. Ma c’era anche un’altra ragione: la natura dispotica del regime di Baghdad rendeva questa minaccia molto più grave e urgente da affrontare, come oggi quella degli ayatollah islamici iraniani …


… L’11 settembre, poi, ha cambiato la percezione del pericolo e il calcolo dei rischi: “Non ci possiamo più permettere la possibilità che alcuni regimi canaglia che minacciano il nostro stile di vita si dotino di armi di distruzione di massa”, ha detto ….

VITTORIO EMANUELE PARSI, Fascismo islamista a Teheran – LASTAMPA.it

Continua inesorabile la deriva del regime iraniano verso una forma inedita di «fascismo islamista». L’espressione, coniata alcuni anni fa dagli ambienti neocon vicini all’amministrazione Bush per indicare, genericamente, le molteplici varietà assunte dall’islamismo radicale e fondamentalista, era stata rapidamente accantonata …

…. Oggi, di fronte alla specifica evoluzione della Repubblica islamica dell’Iran, quel concetto torna alla ribalta, perché quel particolare regime islamista sta conoscendo una trasformazione autoritaria che tracima nel più schietto totalitarismo, che ricorda il fascismo persino nella sua indefinita collocazione tra gli autoritarismi strettamente intesi e i veri e propri totalitarismi, oltre che per l’antisemitismo sempre più becero …..

…. Le condanne a morte eseguite l’altro giorno a Teheran, pronunciate nei confronti di persone che non si erano macchiate di reati di sangue, ma che avevano violato «l’ordine di Dio», segnano un ennesimo passaggio nel tradimento degli stessi ideali religiosi dell’élite rivoluzionaria seguace di Khomeini. Non perché quello costruito dall’ayatollah di Qom fosse un regime migliore o più rispettabile, ma perché questo disegnato da Khamenei e Ahmadinejad è un’altra cosa. Alla ierocrazia khomeinista, Khamenei sostituisce un fascismo ammantato di religione, che grida vendetta anche di fronte al Dio di Khomeini, per la suprema pretestuosità in cui è svilito persino il fanatismo religioso ….

in: Fascismo islamista a Teheran – LASTAMPA.it

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Nessun dubbio sulla guerra in Iraq. L'ex premier britannico Tony Blair davati alla commissione d'inchiesta

Nessun dubbio sulla guerra in Iraq. L’ex premier britannico Tony Blair davati alla commissione d’inchiesta Una lunga deposizione davanti alla Commissione d’inchiesta sulla guerra in Iraq, per chiarire le ragioni dell’intervento militare iniziato nel 2003. Questa l’audizione a Londra dell’ex premier britannico Tony Blair, davanti anche a familiari ed amici delle 179 vittime britanniche del conflitto nel Paese del Golfo. Da Londra, Sagida Syed:

Nessun dubbio sulla guerra in Iraq. L’ex premier britannico Tony Blair davati alla commissione d’inchiesta

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Perché l'occidente è un posto migliore, Zakor

Il 70 per cento dei 6,8 miliardi della popolazione del pianeta, ovvero 5 miliardi di persone, vivono senza libertà di religione. A sostenerlo è una straordinaria ricerca del celebre Pew Forum. Qui il report di Sandro Magister sul tema. I paesi più repressivi sono quelli pseudocomunisti (Cina e Corea del Nord), e tutti i paesi islamici. L’inchiesta dimostra perché l’occidente, Europa-Stati Uniti-Israele, figlio smemorato delle guerre di religione, sia un posto migliore in cui vivere.

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Alan Dershowitz, La ragione per cui il terrorismo funziona è precisamente perché gli esecutori credono che ammazzando dei civili innocenti riusciranno ad attirare l’attenzione del mondo

Il mantra attuale di coloro che si oppongono a una risposta militare al terrorismo è la supplica a comprendere ed eliminare le cause alla radice del terrorismo. Sono parecchie le ragioni per cui questo è esattamente il metodo sbagliato.

La ragione per cui il terrorismo funziona – e continuerà a farlo a meno che non vi siano cambiamenti significativi nel modo di reagire – è precisamente perché gli esecutori credono che ammazzando dei civili innocenti riusciranno ad attirare l’attenzione del mondo su quelle che ritengono le loro rivendicazioni, pretendendo che il mondo li “comprenda” ed “elimini le cause alla radice”. Sottomettersi a questa pretesa equivale a inviare il seguente messaggio controproducente a chi avanza tali rivendicazioni: se ricorrete al terrorismo, ci sforzeremo di comprendere le vostre rivendicazioni e risponderemo più di quanto avremmo fatto se aveste impiegato metodi meno violenti.

[…]

Con il terrorismo dobbiamo usare proprio il metodo opposto. Dobbiamo impegnarci a non cercare mai di comprendere o eliminare le cause dichiarate alla radice, ma respingerlo invece al di là dei limiti del dialogo e dei negoziati. Il nostro messaggio deve essere questo: anche se avete delle rimostranze legittime, se ricorrete al terrorismo come mezzo per eliminarle noi ci limiteremo a non ascoltarvi, non cercheremo di comprendervi e sicuramente non cambieremo nessuna delle nostre politiche nei vostri confronti. Invece vi daremo la caccia e distruggeremo la vostra capacità di usare il terrore. Qualsiasi altro metodo incoraggerà l’uso del terrorismo come mezzo per raggiungere degli scopi – siano questi scopi legittimi, illegittimi o una via di mezzo tra i due.

Non c’è nemmeno un’unica radice sostanziale di tutto il terrorismo – o anche solo della maggior parte di esso. Se ci fosse – se, per esempio, la povertà fosse la causa alla radice di tutto il terrorismo -, allora aggiustando questo problema potremmo affrontare la causa alla radice di gruppi terroristici specifici senza incoraggiarne altri. Ma la realtà è che le “cause alla radice” del terrorismo sono varie quanto la natura umana. Ogni singola “causa alla radice” legata al terrorismo esiste da secoli e la grande maggioranza dei gruppi con cause equivalenti o più urgenti – e con una povertà maggiore e condizioni ancor più sfavorevoli – non ha mai fatto ricorso al terrorismo. Non c’è mai stata una correlazione diretta, per non parlare di causa, tra i gradi di ingiustizia patiti da un certo gruppo e la volontà di quel gruppo nel ricorrere al terrorismo. La ricerca di “cause alla radice” sa più di giustificazione politica posteriore ai fatti che non di indagine scientifica induttiva.

[…]

Può essere anche vero che la disperazione renda più disponibili alcuni individui a diventare attentatori suicidi, ma è il successo di questa tattica che incentiva coloro che reclutano e mandano gli attentatori suicidi nelle loro missioni letali. E’ essenziale distinguere tra le motivazioni degli attentatori e quelle dei leader che decidono di impiegare la tecnica del terrorismo per raggiungere obiettivi politici e diplomatici. Da questa realtà consegue che un atto di terrorismo non deve mai diventare l’occasione per affrontare la causa sostanziale alla radice del terrorismo. Il messaggio inequivocabile ai terroristi dev’essere che l’unica risposta agli atti di terrorismo sarà di accertarsi che non abbiano mai successo, di infliggere punizioni severe ai terroristi e impedirne atti terroristici futuri rendendoli incapaci di farlo e intraprendendo efficaci misure preventive e proattive. […] Questo è l’unico modo per mandare il messaggio che nessuna causa e nessun obiettivo giustificano il ricorso ai mezzi inaccettabili del terrorismo. Se ci allontaniamo da questo principio diventiamo complici nell’incoraggiare ulteriormente il terrorismo.

Questo metodo duro nei confronti del terrorismo non significa che le cause alla radice non debbano mai essere affrontate. Se la causa è giusta, deve essere presa in considerazione – nel suo ordine di giustizia in rapporto ad altre cause, tolta la pena che dev’esservi imposta per aver fatto ricorso al terrorismo. […] Ci sono molte cause giuste nel mondo. Quelle che invocano il terrorismo o vi fanno ricorso devono essere messe in fondo, e non in cima, alla lista delle cause giuste che meritano la considerazione della comunità internazionale. Questo è particolarmente vero se i terroristi rappresentano la causa, più che restarne ai margini.

[…]

Sembrerebbe un principio ovvio e semplice quando si affronta il terrorismo (e quando si affrontano altri crimini). Invece […] la comunità internazionale ha risposto esattamente nel modo opposto. Generalmente il terrorismo ha fatto avanzare – e non retrocedere – la propria causa. E continua a essere così, persino dopo l’11 settembre. Quanto più orribile è la natura del terrorismo, tanto maggiore è stato l’avanzamento. I terroristi – e specialmente i loro leader – sono stati più onorati che puniti. Anzi, almeno tre leader hanno vinto il premio Nobel per la Pace. Qualcuno ha ricevuto lauree ad honorem dalle università. Molti sono diventati capi di stato. Qualcuno è stato accolto dai leader religiosi. Il messaggio è stato chiaro: se ritenete che la vostra causa sia sufficientemente giusta da ricorrere al terrorismo, allora dovete avere ragione. La stessa decisione di ricorrere al terrorismo è vista come una conferma della giustezza della causa. Quanto più orribile la natura del vostro terrorismo, tanto più giusta dev’essere la vostra causa. Il terrorismo consente alla propria causa di scavalcarne altre altrettanto giuste, se non di più, i cui difensori non hanno fatto ricorso al terrorismo. Non c’è da stupirsi, quindi, che alcuni gruppi con delle rivendicazioni lo usino come prima risorsa, e non come ultima.

Alan Dershowitz, Why Terrorism Works. Understanding the Threat, Responding to the Challenge (Perché il terrorismo funziona. Comprendere la minaccia, reagire alla sfida), pagg. 24-29.

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Chi vuole una fetta di ecumenismo islamico?

Che cosa è accaduto, dunque? In Egitto sette cristiani copti sono stati massacrati e altri nove feriti da tre musulmani che gli hanno sparato da una macchina mentre uscivano dalla messa di Natale. Il ministero dell’interno dichiara che si sarebbe trattato di una vendetta per un presunto stupro. E’ normale che per farsi giustizia da sé si ammazzi della gente all’uscita di un luogo di culto? I copti “lamentano di subire discriminazioni sia da parte dei musulmani estremisti che nella vita civile: le tensioni sono particolarmente forti proprio nell’Egitto del sud”.

In Malaysia, invece, dove i musulmani sono maggioranza assoluta, ma gli appartenenti alle altre religioni sono una nutrita minoranza – il quaranta per cento – quattro chiese di diverse confessioni sono state date alle fiamme. Il motivo di tutto ciò? Una sentenza di un tribunale che consente a tutti di usare la parola “Allah”, mentre gli islamisti la rivendicano solo per sé: gli infedeli dovrebbero usarne un’altra,

Che cos’hanno in comune questi due episodi – tre se contiamo anche quello sudanese? Non di certo l’ “origine etnica”, nel caso in cui qualcuno volesse tacciarmi di pregiudizio razziale. Quello che hanno in comune è che sono accaduti in paesi che, in diversa misura, hanno abbracciato l’islam. L’islam è “buono” e “tollerante” solo in quei paesi in cui, per ora, è assolutamente minoritario: non appena acquista una maggioranza, seppur risicata (come è il caso della Malaysia), manifesta subito – in maniera più o meno violenta – il suo modo tipico di affrontare la diversità religiosa. Quella diversità religiosa che per noi è un diritto – è il caso di dirlo – sacrosanto, anche se riteniamo che i contenuti delle singole religiosi siano tutte fole. Chi invoca l’accoglienza indiscriminata dei “fratelli musulmani” gioca col fuoco e, purtroppo, non scotta solo sé stesso.

Chi vuole una fetta di ecumenismo islamico?

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Il collegamento al Qaeda-Yemen, Fawaz A. Gerges | Aspen Institute Italia

…. Il collegamento tra al Qaeda e lo Yemen risale alla nascita dell’organizzazione jihadista. Lo Yemen ha sempre avuto importanti movimenti islamisti e jihadisti. Negli anni ottanta, migliaia di yemeniti si unirono alla jihad afgana contro l’occupazione sovietica, e in molti ritornarono a casa più audaci e militarizzati. A differenza dei loro omologhi del Medio Oriente, gli yemeniti ritornati in patria vennero accolti a braccia aperte dal regime di Saleh. Agli inizi degli anni novanta, quando fondò al Qaeda in Sudan e successivamente in Afghanistan, bin Laden, figlio di uno yemenita, reclutò personalmente molti yemeniti di sua fiducia. Lo stesso bin Laden, un saudita, diceva spesso di avere un debole per lo Yemen in quanto terra dei suoi avi, per via della religiosità del suo popolo, il codice d’onore e l’ospitalità tribali, nonché i severi paesaggi montuosi. Il contingente saudita-yemenita era quello più numeroso nell’organizzazione di bin Laden ….

Aspenia online: Il collegamento al Qaeda-Yemen, Fawaz A. Gerges | Aspen Institute Italia

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Giovanni Sartori, Una replica ai pensabenisti sull’Islam – Corriere della Sera

… il mio articolo (editoriale del 20 dicembre «La integrazione degli islamici») si limitava a ricordare che gli islamici non si sono mai integrati, nel corso dei secoli (un millennio e passa) in nessuna società non-islamica. Il che era detto per sottolineare la difficoltà del problema. Se poi a Boeri interessa sapere che cosa «ho deciso», allora gli segnalo che in argomento ho scritto molti saggi, più il volume «Pluralismo, Multiculturalismo e Estranei» (Rizzoli 2002), più alcuni capitoletti del libriccino «La Democrazia in Trenta Lezioni » (Mondadori, 2008).

…. ho sempre scritto che le società liberal- pluralistiche non richiedono nessuna assimilazione. Fermo restando che ogni estraneo (straniero) mantiene la sua religione e la sua identità culturale, la sua integrazione richiede soltanto che accetti i valori etico-politici di una Città fondata sulla tolleranza e sulla separazione tra religione e politica. Se l’immigrato rifiuta quei valori, allora non è integrato; e certo non diventa tale perché viene italianizzato, e cioè in virtù di un pezzo di carta ….

io seguo l’interpretazione della civiltà islamica e della sua decadenza di Arnold Toynbee, il grande e insuperato autore di una monumentale storia delle civilizzazioni (vedi Democrazia 2008, pp. 78-80).

nelle scienze sociali lo studioso deve procedere diversamente, deve isolare la variabile a più alto potere esplicativo, che spiega più delle altre. Nel nostro caso la variabile islamica (il suo monoteismo teocratico) risulta essere la più potente. S’intende che questa ipotesi viene poi sottoposta a ricerche che la confermano, smentiscono e comunque misurano. Ma soprattutto si deve intendere che questa variabile «varia», appunto, in intensità, diciamo in grado di riscaldamento. Alla sua intensità massima produce l’uomo- bomba, il martire della fede che si fa esplodere, che si uccide per uccidere (e che nessuna altra cultura ha mai prodotto). Diciamo, a caso, che a questo grado di surriscaldamento, di fanatismo religioso, arrivano uno-due musulmani su un milione. Tanto può bastare per terrorizzare gli infedeli, e al tempo stesso per rinforzare e galvanizzare l’identità fideistica (grazie anche ai nuovi potentissimi strumenti di comunicazione di massa) di centinaia di milioni di musulmani che così ritrovano il proprio orgoglio di antica civi

Ecco perché, allora, l’integrazione dell’islamico nelle società modernizzate diventa più difficile che mai. Fermo restando, come ricordavo nel mio fondo e come ho spiegato nei miei libri, che è sempre stata difficilissima.

l’intero articolo qui:

Giovanni Sartori, Una replica ai pensabenisti sull’Islam – Corriere della Sera

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A margine di alcuni eventi terroristici, di Cadavexquis, 30 dicembre 2009

A chi pensa(va) che la minaccia del terrorismo di matrice islamica (o al-qaedista) fosse solo un’invenzione di qualche paranoico gli eventi di questi ultimi giorni dovrebbero far cambiare idea. Qualcuno potrà forse obiettare che si tratta di tentativi raffazzonati o che sono episodi minoritari. In realtà ne basta uno coronato dal successo, a fronte di tanti fallimenti, perché la minaccia sia concreta e vada affrontata seriamente, come commenta per esempio David Aaronovitch sul Times di ieri. Tanto per cominciare, chiamando le cose con il loro nome ed evitando di nobilitare i terroristi con il nome di “guerriglieri”, “insorgenti”, “miliziani” e via eufemistizzando.

Forse, visto che noi “infedeli” siamo le potenziali vittime future, è giunta l’ora di prendere sul serio certi princìpi islamici, in particolare quello che divide il mondo in dar-al islam, ovvero i territori sottoposti all’imperio religioso, politico e giuridico dell’Islam, e in dar al-harb, ovvero “dimora della guerra”, con cui s’identificano tutti i territori esterni all’Islam e che, in quanto tali, devono essere portati all’interno dell’Islam. A maggior ragione se si tratta di terre già conquistate (e poi perse) dall’Islam. Lo strumento per riportare questi territori sotto la giurisdizione islamica è quel famoso jihad di cui tanto si parla e che risponde, per l’appunto, a un’esigenza ideologica e religiosa e non è una “reazione” alla povertà in cui vivrebbero.

l’intero testo è qui:

 

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Ugo Volli, quella gran sberla che i cittadini svizzeri hanno dato a Eurabia col referendum sui minareti delle moschee

…. Sto parlando naturalmente di quella gran sberla che i cittadini svizzeri hanno dato a Eurabia col referendum sui minareti delle moschee. Col 57 per cento dei voti e la maggioranza in tutti i cantoni salvo quattro, gli svizzeri hanno approvato un emendamento costituzionale che proibisce la costruzione di minareti alle moschee svizzere. Non fatevi ingannare dalla scarsa rilevanza pratica dell’argomento. …contro il “dettaglio” dei minareti si era mobilitato uno schieramento formidabile: tutti i partiti politici, salvo i promotori dell’Udc-Svp, tutte le chiese, anche la comunità ebraica, il governo, il presidente della Svizzera. E gli elettori, infatti, sentendosi aggrediti, avevano mentito ai sondaggi, facendo credere che solo una minoranza del 30 per cento avrebbe votato a favore. E invece sono stati il doppio.Tutti razzisti? Tutti fascisti? No, è improbabile, sono pacifici svizzeri, affezionati a orologi, mucche pezzate e fonduta – e democrazia; o se volete svizzeri vecchia maniera orgogliosi della loro autonomia e abituati a difenderla con le buone o con le cattive dai tempi di Guglielmo Tell. Comunque gente che non vuole l’islamismo politico in casa: non una religione come tante, ma un sistema di dominio collaudato da quattordici secoli, che ora sembra avere i numeri, la forza e la complicità per sovrastare il vecchio nemico dell’altra sponda del Mediterraneo.

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Giacomo Biffi, L’Europa o sarà cristiana o sarà musulmana

Argomenti a favore degli abitanti ed elettori svizzeri:

Gli islamici – nella stragrande maggioranza e con qualche eccezione – vengono da noi risoluti a restare estranei alla nostra “umanità”, individuale e associata, in ciò che ha di più essenziale, di più prezioso, di più “laicamente” irrinunciabile: più o meno dichiaratamente, essi vengono a noi ben decisi a rimanere sostanzialmente “diversi”, in attesa di farci diventare tutti sostanzialmente come loro.

Hanno una forma di alimentazione diversa (e fin qui poco male), un diverso giorno festivo, un diritto di famiglia incompatibile col nostro, una concezione della donna lontanissima dalla nostra (fino a praticare la poligamia). Soprattutto hanno una visione rigorosamente integralista della vita pubblica, sicché la perfetta immedesimazione tra religione e politica fa parte della loro fede indubitabile e irrinunciabile, anche se aspettano prudentemente a farla valere di diventare preponderanti. Non sono dunque gli uomini di Chiesa, ma gli stati occidentali moderni a dover far bene i loro conti a questo riguardo.

Va anzi detto qualcosa di più: se il nostro Stato crede sul serio nell’importanza delle libertà civili (tra cui quella religiosa) e nei princìpi democratici, dovrebbe adoperarsi perché essi siano sempre più diffusi, accolti e praticati a tutte le latitudini. Un piccolo strumento per raggiungere questo scopo è quello della richiesta che venga data una “reciprocità” non puramente verbale da parte degli stati di origine degli immigrati.

Giacomo Biffi, L’Europa o sarà cristiana o sarà musulmana « Politica dei servizi sociali: ricerche in rete

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in Svizzera non si potranno costru­ire minareti

in Svizzera non si potranno costru­ire minareti e la cosa è abbastanza
clamorosa perché fino a ieri tutti si dicevano sicuri che il referendum
sulla questione sarebbe stato boc­ciato. Si davano persino le
percen­tuali: 53% ai no (no al divieto, cioè), 47% ai sì. I sì hanno
invece raccolto il 57,5% dei voti,

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