Per soli tre voti alla Camera dei deputati il Governo Berlusconi resta in carica. Alleanze disgiuntive della sinistra ed aggiuntive della destra

Per soli tre voti alla Camera dei deputati il Governo Berlusconi resta in carica.

Dati politici:

– il partito personale di Berlusconi tre anni fa ha perso l’Udc di Casini e pochi mesi fa ha espulso il partito di Gianfranco Fini

– resta fortissima l’alleanza fra Il Pdl e la Lega Nord

– nel caso si andasse ad elezioni anticipate nel 2011 le alleanze del fronte di centro-sinistra sono fra loro disgiuntive: si portano via i voti l’uno dall’altro e sono lontanissimi dalla soglia del 40%, che è quella che in Italia, con questo sistema elettorale,  fa governare una minoranza che viene spacciata come “giudizio degli elettori”

– ancora in caso di elezioni anticipate il professor Alimonti stima la possibilità che la Lega Nord, in queste regioni diventi il primo partito

– Inoltre l’alleanza fra i due partiti della attuale maggioranza sono aggiuntive:  avanzano entrambi senza rubarsi voti

– la sinistra politica si rivela irrilevante nel sistema politico italiano: definitivamente congelata nel recinto  in cui si è racchiusa, a partire dalla caduta del Governo Prodi voluta dalla sinistra massimalista di Bertinotti

La valutazione di Massimo Cacciari:

«Purtroppo l’alternativa politica a Berlusconi al momento non c’è. C’è solo un’ammucchiata che vorrebbe buttarlo giù da palazzo Chigi. E la colpa è del Pd che ha tradito la sua missione riformatrice, incapace di dare sponda ai vagiti terzopolisti..

Massimo Cacciari, alla vigilia della conta in Parlamento, torna ad accusare l’insipienza democratica. E’ un suo rovello classico ma questa volta il fallimento brucia ancor di più perché finalmente c’era partita.

Per l’ex sindaco di Venezia «la novità degli ultimi mesi è la grande fronda di Gianfranco Fini che ha portato alla fine del Pdl e del bipolarismo all’italiana. Ma è altrettanto evidente che per la formazione di un blocco innovativo e riformatore al centro dello schieramento, sono mancati i tempi. Probabilmente lo stesso Fini pensava che la crisi non precipitasse subito».


«Quindi siamo allo stallo. Da un lato Berlusconi è decotto, insieme al bipolarismo muscolare per come l’abbiamo conosciuto in Italia; dall’altro la mancanza di una vera alternativa lo fa sopravvivere».


«Fini ha avuto il coraggio di uscire dalla palude e gettare il cuore oltre l’ostacolo. Casini lo aveva già fatto 2 anni fa. Rutelli è stato l’unico leader Pd a criticare l’aborto democratico, uscendo dal partito. Ma loro 3 da soli non bastano, tanto più che il Terzo polo è ancora una prospettiva senza un vero programma».


«Macché.  La responsabilità immensa è tutta del Pd. Un partito nato male, o forse mai nato. Dopo la caduta del governo Prodi c’erano tutte le possibilità per lavorare ad un’alternativa forte al berlusconismo usurato. Avevamo cinque anni davanti, ma è mancata completamente la classe dirigente, la strategia, la cultura politica e un agenda nuova per il paese».


«Il più grande partito di opposizione, nel bel mezzo della deflagrazione del centrodestra, è rimasto ai margini della partita, senza mai incidere. Paradossale. Ovvio che al momento della fiducia Berlusconi ha buon gioco a dirti: volete solo buttarmi giù…»

«Non si è sfondato nel ventre molle berlusconiano, tra quei ceti moderati delusi dalle promesse al vento del Cavaliere. O fai manovre, anche spregiudicate, per guadagnare consensi al centro o dove vuoi andare?»


«Ad esempio il Pd non ha mai saputo scalfire l’egemonia forza-leghista al nord, maturando un vero autonomismo e una capacità di relazione con gli attori del capitalismo diffuso. Così come non ha mai costruito una relazione strategica con l’Udc. Forse aspettava cadesse nelle sue braccia per semplice antiberlusconismo. Allora non conoscono Casini. Dopodiché mi auguro che il premier collassi ma per senso di verità devo ammettere che al momento non vedo alternative…».

da: http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/379884/

 

Diario di un clima cattivo di Giampaolo Pansa Gli appunti del cronista nell’autunno-inverno 2009, in Il Riformista

un diario alla buona dell’autunno-inverno 2009.
Alla fine di settembre, Tonino Di Pietro ci offre un’ennesima sceneggiata: si fa fotografare davanti a Montecitorio con la coppola in testa e le smorfie di un boss di Cosa nostra, per dire che in Parlamento ci sono troppi mafiosi. Negli stessi giorni, Eugenio Scalfari si fa intervistare dall’Espresso e dipinge l’editore di Libero come un servo di Silvio Berlusconi. Il motivo? L’aver messo a dirigere il giornale Belpietro, «emissario del Cavaliere, una specie di commissario politico».
Sempre a fine settembre, muore per infarto Maurizio Laudi, uno dei magistrati che hanno battuto le Brigate rosse e Prima linea. I muri di Torino si coprono di scritte insultanti, opera di anarchici: «È morto un boia: Laudi», «Finalmente Laudi è morto», «Dio c’è, è morto Laudi», «Di Laudi si butta via tutto». A Pistoia, invece di scritte, le botte. Squadre antagoniste devastano la sede di Casa Pound, circolo di destra. È la quarta aggressione in meno di una settimana. Le altre sono avvenute a Napoli, Verona e Torino.
A metà ottobre, Alessandro Campi, poi consigliere culturale di Gianfranco Fini, scrive: «Basta navigare in rete, fare un giro tra blog e siti, per capire quale magma di odio e pregiudizio si trovi addensato nelle viscere della nazione, pronto a esplodere in qualsiasi momento». Detto fatto, Matteo Mezzadri, coordinatore del Partito democratico di Vignola (Modena), domanda su Facebook: «Santo cielo, possibile che nessuno sia in grado di ficcare una pallottola in testa a Berlusconi?». Il giovane dirigente viene cacciato.
Negli stessi giorni, le Brigate rivoluzionarie per il comunismo scrivono ai giornali: «Berlusconi, Fini e Bossi devono dimettersi e il primo deve consegnarsi alla giustizia comunista. La sentenza è inevitabile». Lo slogan è «No al colpo di stato, sì alla rivoluzione». Il 19 ottobre, a Torino, un gruppo che si firma Br con la stella a cinque punte, minaccia un delegato della Fiom-Cgil nella Flexider, azienda metalmeccanica.
Nella seconda metà di ottobre, si fa vivo il Comitato Anna Maria Mantini del nuovo Partito comunista italiano. Lei era una terrorista anni Settanta, sorella di Luca, militante dei Nuclei armati proletari ucciso durante una rapina per finanziare il gruppo. Anche la sorella cadrà in uno scontro con l’antiterrorismo. Il gruppo annuncia di entrare in clandestinità. Con l’aiuto dei Carc, i Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo.
Il 21 ottobre si scopre su Facebook che il gruppo «Uccidiamo Berlusconi» conta 12.333 iscritti. Quel giorno, nel giro di un’ora, se ne sono aggiunti seicento. Nel frattempo, una casa editrice di Chieti lancia il concorso «Descrivi la morte del Cavaliere e sarai pubblicato». Per contrappasso, sempre su Facebook nasce il gruppo intitolato: «A morte Marco Travaglio».
Sabato 24 ottobre a Torino, in piazza San Carlo, i centri sociali assaltano un presidio di Casa Pound e un banchetto della Lega. Tre ore di scontri con la polizia. Il 31 ottobre, nel carcere romano di Rebibbia, s’impicca la brigatista Diana Blefari. Aveva indicato alla polizia dove stavano nascoste le armi del suo gruppo, ma l’arsenale non si trova più. La Blefari aveva pedinato Marco Biagi, poi ucciso. Si era espressa così: «Fosse stato per me, Biagi l’avrei torturato prima di giustiziarlo».
Sabato 7 novembre, a Roma, i centri sociali vanno in corteo per protestare contro la morte in carcere di Stefano Cucchi. Anche qui scontri con la polizia, lanci di petardi e bottiglie, cassonetti rovesciati e dati alle fiamme. Lo stesso giorno a Firenze quattrocento antagonisti marciano chiedendo la scarcerazione di un loro compagno, arrestato per aver messo una bomba all’Agenzia delle entrate. Anche qui fumogeni, petardi e scritte sui muri: «Mannu libero e fuoco alle galere». Due giorni prima si era tentato l’assalto a un circolo di Forza Nuova, gruppo di destra.
A metà novembre, emergono i Nat, Nuclei di azione territoriale, sempre legati alla memoria dei fratelli Mantini. Hanno cinque cellule a Milano, Torino, Lecco, Bergamo e Bologna. Minacciano politici e giornalisti. Milano è la città più a rischio. Gli investigatori dicono: «Siamo molto vicini a un salto di qualità». Il 20 novembre a Torino, gli autonomi danno la caccia al ministro Mariastella Gelmini, arrivata in città. Poi assalgono la sede del Pdl, in corso Vittorio Emanuele. Vogliono occuparla. Scontri, devastazioni, feriti. Nel frattempo, alla Statale di Milano continuano le aggressioni agli studenti di Comunione e liberazione. E su Facebook nasce un nuovo gruppo che inneggia alle Brigate rosse.
Il 13 dicembre, a Milano, c’è l’attentato a Berlusconi. Tre giorni dopo un ordigno esplosivo distrugge un sottopasso dell’Università Bocconi. La firma è: “Federazione anarchica informale”. Stessa bomba e stessa sigla al Centro raccolta di immigrati clandestini a Gradisca d’Isonzo. In previsione del Natale, a Firenze, incursioni contro i negozi di via Tornabuoni e via Strozzi. E il sabato 19 dicembre, a Torino, corteo violento di squatter, anarchici, centri sociali. Ancora devastazioni e scritte contro il sindaco: «Chiamparino boia, speriamo che tu muoia». Basta così? Sì, per l’autunno-inverno 2009 può bastare.

da: Il Riformista.

Gianfranco Fini manganellato dai giornali di proprietà di Berlusconi per la sua scelta politica di prendere le distanze dalla destra gheddafian-berlusconiana

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personalmente non ho nè denaro, nè barche nè ville intestate a società off shore, a differenza di altri che hanno usato, e usano, queste società per meglio tutelare i loro patrimoni familiari o aziendali e per pagare meno tasse.

Ho sbagliato? Con il senno di poi mi devo rimproverare una certa ingenuità. Ma, sia ben chiaro: non è stato commesso alcun tipo di reato, non è stato arrecato alcun danno a nessuno. E, sia ancor più chiaro, in questa vicenda non è coinvolta l’amministrazione della cosa pubblica o il denaro del contribuente. Non ci sono appalti o tangenti, non c’è corruzione nè concussione.

Tutto qui? Per quel che ne so tutto qui.
Certo anche io mi chiedo, e ne ho pieno diritto visto il putiferio che mi è stato scatenato addosso, chi è il vero proprietario della casa di Montecarlo?
E’ Giancarlo Tulliani, come tanti pensano? Non lo so. Gliel’ho chiesto con insistenza: egli ha sempre negato con forza, pubblicamente e in privato. Restano i dubbi? Certamente, anche a me. E se dovesse emergere con certezza che Tulliani è il proprietario e che la mia buona fede è stata tradita, non esiterei a lasciare la Presidenza della Camera.
Non per personali responsabilità – che non ci sono – bensì perchè la mia etica pubblica me lo imporrebbe.

Di certo, in questa brutta storia di pagine oscure ce ne sono tante, troppe. Un affare privato è diventato un affare di Stato per la ossessiva campagna politico-mediatica di delegittimazione della mia persona: la campagna si è avvalsa di illazioni, insinuazioni, calunnie propalate da giornali di centrodestra e alimentate da personaggi torbidi e squalificati.
Non penso ai nostri servizi di intelligence, la cui lealtà istituzionale è fuori discussione, al pari della stima che nutro nei confronti del Sottosegretario Letta e del Prefetto De Gennaro.

Penso alla trama da film giallo di terz’ordine che ha visto spuntare su siti dominicani la lettera di un Ministro di Santa Lucia, diffusa da un giornalista ecuadoregno, rilanciata in Italia da un sito di gossip a seguito delle improbabili segnalazioni di attenti lettori.

Penso a faccendieri professionisti, a spasso nel Centro America da settimane (a proposito, chi paga le spese?) per trovare la prova regina della mia presunta colpa. Penso alla lettera che riservatamente, salvo finire in mondovisione, il Ministro della Giustizia di Santa Lucia ha scritto al suo Premier perchè preoccupato del buon nome del paese per la presenza di società off shore coinvolte non in traffici d’armi, di droga, di valuta, ma di una pericolosissima compravendita di un piccolo appartamento a Montecarlo.

Ma, detto con amarezza tutto questo, torniamo alle cose serie. La libertà di informazione è il caposaldo di una società aperta e democratica. Ma proprio per questo, giornali e televisioni non possono diventare strumenti di parte, usati non per dare notizie e fornire commenti, ma per colpire a qualunque costo l’avversario politico. Quando si scivola su questa china, le notizie non sono più il fine ma il mezzo, il manganello. E quando le notizie non ci sono, le si inventano a proprio uso e consumo. Così, con le insinuazioni, con le calunnie, con i dossier, con la politica ridotta ad una lotta senza esclusione di colpi per eliminare l’avversario si distrugge la democrazia. Si mette a repentaglio il futuro della libertà.

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da: http://ht.ly/2JLEC

Nasce "Verso Nord". Pronto il manifesto anti-Lega – Corriere del Veneto





Verso nord, appunto. Anticipa linee e temi del manifesto Alessio Vianello, avvocato mestrino ex assessore della seconda giunta Cacciari: «Il nord è la sfida di abbinare l’elemento territoriale alla prospettiva nazionale. Per noi il nord è il nord delle città sostenibili, del sistema sociale effettivo tipo Danimarca. Nella parola nord, però, c’è anche il nostro territorio ». L’obiettivo è lasciarsi dietro tutte le scorie della politica di questi anni. Poco importa che Vianello sia coordinatore provinciale veneziano dell’Api, l’Alleanza per l’Italia di Francesco Rutelli. Non è da lì che si parte. Piuttosto dalla constatazione di uno sgretolamento totale della politica italiana, tra la crisi del Pdl, appiattito sulla Lega, e la virata socialdemocratica del Pd di Bersani.
«Il berlusconismo è un ciclo finito—spiega ancora Vianello —. Quanto alla Lega, la nostra proposta è il contrario della Lega, che liscia il pelo agli elettori: lisciando il pelo non si governa. Se la Lega è quella che fa pagare ai contribuenti le multe degli splafonatori, è una Lega che ci fa fare la fine della Grecia. Invece noi vogliamo fare come la Germania. Gli elettori che hanno dato fiducia al Pdl erano convinti che la spinta liberalista a v r e b b e portato a u n o S t a t o più leggero. E invece si ritrovano costretti a seguire la Lega sul terreno del localismo ». Il manifesto parla chiaro: in dieci punti c’è la fotografia dell’Italia che vorrebbero, da uno Stato leggero a un nuovo patto fiscale, dall’essere «amici di chi fa impresa», alla scommessa sulla concorrenza e sul merito al grande tema dei giovani, «per abbattere i muri del privilegio e della precarietà». E naturalmente «federalisti per valorizzare le differenze»: «Vogliamo fare una cosa per il Nord — spiega Vianello — dopo di noi partirà anche la Lombardia». L’obiettivo è parlarne, discuterne in circoli distribuiti sul territorio, creare la base di ideali per un soggetto in grado di contendere all’attuale maggioranza il governo del Veneto e del Paese. Come sempre esplicito Massimo Cacciari: «Siamo in una fase in cui alla crisi evidente del Pdl non si contrappone un’iniziativa forte del Pd. La crisi di entrambi i partiti su cui avrebbe dovuto reggersi lo schema bipartitico ci costringe a pensare a qualcosa di diverso. Nel Pdl e nel Pd si affronti questa situazione, poi vedremo»

qui l’intero articolo:

Nasce Verso Nord Pronto il manifesto anti-Lega – Corriere del Veneto

Italiani: Michele Santoro grande professionista della demagogia mediatica

con molto senso di schifo ricordo, e spero che presto cali il sipario su di lui, questo personaggio televisivo che della televisione pubblica ha fatto un profitto personale:

  • Ancora una volta Michele Santoro abbandona la trincea e passa all’incasso. Lo aveva fatto una prima volta passando dalla Rai a Mediaset, una seconda passando da Mediaset alla Rai (con la garanzia di mantenere il suo gruppo di lavoro) e ora siamo alla terza: il dg Mauro Masi gli ha proposto un accordo quadro per la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro dipendente. Pare che la buonuscita sia tra 2,5 e 2,7 milioni di euro. Santoro ha detto di sì. La Rai continuerà ad avvalersi della collaborazione di Santoro che «in questo modo, avrà la possibilità di sperimentare nuovi generi televisivi attraverso un ulteriore sviluppo del proprio percorso professionale».Tradotta in cifre, e lasciando perdere la ridicolaggine dei «nuovi generi televisivi» e del «percorso professionale», la collaborazione è valutata intorno ai sette milioni di euro, in cambio di sette docu-fiction o roba simile.
  • Ovviamente ognuno è libero di fare le trattative che vuole e a noi non resta che rosicare per come i conduttori di sinistra sanno far di conto. La Rai è servizio pubblico solo quando deve garantire un posto in palinsesto; nelle trattative private la nozione di mercato pare più consona. Campione assoluto del ribellismo plebeo e dello show militante, Santoro ha sempre ottenuto buoni ascolti, da grande professionista della demagogia mediatica. Anche Bruno Vespa, anni fa, ha fatto qualcosa di simile: si è licenziato dalla Rai e, in cambio, ha ottenuto un sostanzioso contratto di collaborazione, quasi a vita. Ma almeno Vespa non ha mai fatto il barricadero, non ha mai vissuto il giornalismo come vocazione rivoluzionaria, non ha mai preteso di ergersi a paladino delle schiene dritte, non si è fatto eleggere al Parlamento europeo.
  • Santoro no, da sempre è in missione per conto del suo Ego: vuole raddrizzare il mondo attraverso la tv. Fin dai tempi di «Samarcanda» quando dichiarava: «Noi di Samarcanda siamo così: facciamo le file, abbiamo macchine sfigate, andiamo a far la spesa nei supermercati, prendiamo la metropolitana. Gli altri però non capiscono che siamo come loro». Fagliela capire adesso, con quella buonuscita. E i Travaglio, i Vauro, i Ruotolo, le Innocenzi che fine faranno? Saranno condannati anche loro a sperimentare nuovi generi televisivi?

ALTRI MONDI

Giovane democratico ci spiega tutto quello che il Pd pensa davvero del conduttore di Annozero
di Stefano Esposito *
Dopo aver appreso la notizia che Michele Santoro lasciava la Rai ho scritto un post sul mio profilo di Facebook, per esprimere il mio fastidio. Non sono uno di quelli che ama o odia Santoro, ho sempre guardato in maniera oggettiva le sue trasmissioni, a volte apprezzandole, altre meno, ma una cosa non ho mai condiviso: l’idea di Santoro “campione della vera sinistra italiana”. Non è così, nonostante egli rappresenti i sentimenti di una parte del popolo del centrosinistra. Michele Santoro dice di essere stanco di una battaglia con l’azienda che va avanti ormai dal 2002, dal famoso “editto bulgaro” di Silvio Berlusconi. Giustificazioni che offendono per la loro scarsa sostanza i telespettatori e i politici – tra cui me – che in questi anni lo hanno difeso in nome della libertà di informazione.
Berlusconi ha provato a chiudere il programma, ma non c’è riuscito, come dichiarano gli stessi consiglieri di amministrazione Rai sostenendo che “Annozero era stato già inserito nei palinsesti autunnali, se non andrà in onda la decisione sarà solo di Santoro”.
Santoro se ne va dalla Rai volontariamente, e gli accordi economici con cui contratta la sua uscita sono, citando testualmente i comunicati Rai “in linea con casi analoghi e conformi alla normativa vigente in materia giuslavoristica e alla governance aziendale”. Esattamente come qualsiasi professionista della tv, da Baudo a Bonolis alla Ventura. Il problema nasce dal fatto che lui non è mai stato solo “un personaggio televisivo”: ha abbracciato la causa dell’antiberlusconismo e della difesa della “gente comune”, ha costruito il proprio profilo giornalistico usando queste bandiere, si è autoproclamato martire della libertà di informazione.
Considero di gran lunga più coraggiosa e coerente, per esempio, la scelta fatta da Enrico Mentana che, ritenendo impossibile proseguire a fare giornalismo liberamente, ha lasciato Mediaset denunciando le ragioni del suo abbandono e interrompendo qualunque rapporto con l’azienda.
Al contrario mi risulta che Santoro non solo ha preso la buona uscita concordata con i vertici di Viale Mazzini, ma si è assicurato un accordo commerciale lautamente retribuito per continuare a produrre i propri docufiction da esterno. Con questo comportamento Santoro ha dimostrato di non essere né un tribuno della plebe né martire della libertà di informazione, ma semplicemente un professionista come tutti gli altri, decisamente più ipocrita.
* deputato del Partito democratico
«Il Foglio» del 21 maggio 2010

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Unità d'Italia: la spedizione dei Mille, 5 maggio 1860

Fra la notte del 5 e il 6 maggio 1860 mille e settanta garibaldini partirono da Quarto, presso Genova, verso la Sicilia per realizzare l’Unità d’Italia.
Tra essi, oltre a Giuseppe Garibaldi e Nino Bixio: Benedetto Cairoli, Ippolito Nievo, Cesare Abba.
Giunsero a Marsala l’11 maggio

Ricordo di Ezio Tarantelli

Venticinque anni fa le brigate rosse, i nipotini della cultura eversiva della sinistra comunista, assassinavano Ezio Tarantelli.


Il professor Tarantelli è ucciso da un commando di terroristi mentre sale sulla sua auto davanti all’Università al termine della sua lezione. Il gruppo lascia la rivendicazione sotto il tergicristalli dell’auto: è a firma delle Brigate Rosse e Tarantelli viene indicato come “uno dei principali responsabili dell’attacco al salario operaio” in quanto consulente CISL ed in riferimento all’accordo tra governo e sindacati sul taglio dei punti di contingenza.”


in Associazione Italiana Vittime del Terrorismo e dell’Eversione Contro l’Ordinamento Costituzionale dello Stato


da “Il mio papà Ezio Tarantelli” di Marcello Sorgi, La Stampa 26 Marzo 2010
La madre non sapeva come dirlo al figlio. Tre giorni prima giocavano insieme a pallone nel parco sotto casa, a Villa Paganini, e tre giorni dopo: «Sai, Luca, c’è una cosa terribile che devi sapere. Papà è morto». Non aveva avuto cuore neppure di spiegargli, subito, che il padre era stato ammazzato dalle Brigate rosse. E non aveva creduto ai suoi occhi e alle sue orecchie quando Luca, stordito, senza piangere, dopo un lunghissimo attimo di silenzio, le aveva risposto qualcosa come: «Dobbiamo andare avanti. Le nostre vite devono continuare».

Davanti alle immagini del film che ha dedicato alla vita del padre, ancora non si spiega quella reazione il giovane storico Luca, figlio dell’economista Ezio Tarantelli caduto proprio venticinque anni fa sotto il piombo brigatista. A metà Anni Ottanta, l’Italia era nel fuoco dello scontro sul taglio della scala mobile, il sistema automatico di adeguamento dei salari all’inflazione che proprio Tarantelli aveva contribuito a riformare e che divise il Paese a metà. [..]

Tirava un’aria pesante in Italia a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta. Luca è convinto che «anche un bambino poteva capire che c’era una guerra in corso. Bastava sentire i telegiornali che parlavano solo di delitti e attentati. Forse la cosa che non potevi comprendere era da che parte stavano i buoni e i cattivi». 


Sono gli ultimi momenti di spensieratezza di una famiglia «felice, molto molto felice», come assicura Carol, tornando indietro con il pensiero. A rompere quest’atmosfera di serenità arriverà tra poco il commando delle Br. Ma prima, c’è il momento in cui Ezio formula quella che gli sembra la teoria più importante della sua vita.
L’Italia, osserva, non può seguitare ad essere un Paese in cui tra disoccupati, sottoccupati, ed emarginati c’è più di un terzo di gente che se la passa malissimo, e anche quelli che hanno un lavoro vedono il proprio salario divorato da un’inflazione che tocca punte del 25 per cento. Di qui l’idea che, quando la spiega, tutti, a partire da sua moglie, gli dicono che è fuori di testa: bisogna fissare una soglia prestabilita per l’inflazione, e regolare di conseguenza la scala mobile.

Va a parlarne con il segretario della Cgil Lama, lui che è vicino al Pci e per qualche anno ha anche avuto la tessera in tasca, ma rimane deluso. Va al Cespe, il centro di ricerche vicino al Pci, ma non lo stanno a sentire. Il suo amico Aris Accornero gli dice letteralmente: «Ma sei pazzo?». Alla fine gli unici che lo ascoltano sono Spadolini, che si ricordava della vecchia formula lamalfian
a della «politica dei redditi»,
il capo della Cisl Carniti e Craxi, che s’innamora dell’idea che lo porterà a tagliare la contingenza per decreto. Il 3 maggio 1983 sparano alle gambe a Gino Giugni, il socialista giuslavorista che aveva scritto lo Statuto dei lavoratori. [..]

Ezio Tarantelli va incontro alla morte in un giorno qualsiasi. Il giorno del compleanno del figlio in cui per un po’ aveva giocato a calcio, lo avevano visto pensieroso. Aveva detto a Luca e ai suoi amici: «Vi aspetto a casa». Quella mattina del 27 marzo 1985 aveva fatto lezione, era uscito dalla facoltà d’Economia della Sapienza dove ora c’è un’aula a suo nome, era salito in macchina e s’era girato svelto, sentendosi chiamare: «Professore». Andarono a prendere Carol e in macchina, mentre andavano all’ospedale, le comunicarono ch’era morto: diciassette colpi di mitra. E lei dovette dirlo a suo figlio. Due dei tre assassini li hanno presi. Uno, Antonino Fosso, un vero sanguinario, è all’ergastolo. L’altra, Barbara Balzerani, la donna di Mario Moretti al vertice della colonna romana, è uscita da poco. «La settimana scorsa – racconta Luca – ha fatto un recital di poesia. Erri De Luca, lo scrittore che l’ha introdotta, ha detto che a nessuno, neanche a un terrorista, può essere limitata la libertà d’espressione. Ma esiste una limitazione peggiore di questa libertà che chiudere per sempre la bocca a una persona?».




E’ da molti anni che mi sono imposto una disciplina da lettore: mai un libro di un autore che è un simpatizzate di idee violente ed eversive.
Mai un libro di Erri De Luca, che non ha perso l’occasione per insultare le vittime del terrorismo e per il quale contano di più gli autori dei delitti che le loro vittime.

Sorpasso della Lega in Veneto, il Pdl è terzo – Il Sole 24 ORE

[..]
la vittoria di Zaia sul candidato del centrosinistra Bortolussi non poteva essere messa in dubbio. Ma il sorpasso sì. E invece dopo queste elezioni regionali è molto probabile che il Veneto avrà un doppio primato. Sarà la prima regione italiana governata da un esponente della Lega Nord e sarà anche la prima (e presumibilmente la sola) regione in cui il partito di Bossi avrà la maggioranza relativa dei voti superando il suo alleato Pdl. Se il risultato elettorale confermerà questa previsione da molti punti di vista saremo davanti ad un passaggio storico della politica italiana per i suoi risvolti politici e simbolici.
[..]

intero articolo qui: Sorpasso della Lega in Veneto, il Pdl è terzo – Il Sole 24 ORE

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mentre ascolto tramite Radio Parlamento la cronaca della manifestazione dei partiti di opposizione contro il Governo di Destra


Sto lavorando alle mie lezioni della settimana prossima mentre ascolto tramite Radio Parlamento la cronaca della manifestazione dei partiti di opposizione contro il Governo di Destra.
L’effetto è desolante
Li sento parlare e li sento così lontani, galatticamente lontani, dai problemi del paese. Sono ostaggio della memoria e non hanno più radici sui problemi delle economie e dei territori. Mi ricordano una pianta che sta lentamente deperendo perché non sa più succhiare l’acqua e i nutrienti della terra.
Recuperano rottami ideologici e linguisticamente violentissimi come Ferrero, di Rifondazione comunista. Il magistrato delle manette Di Pietro (quello che prima metteva in galera i suoi sospettati e poi li interrogava come un inquisitore portandone alcuni al suicidio) è accolto da un’ovazione e insulta l’unico garante della Costituzione, il Presidente Giorgio Napolitano. Un leaderino degli ex Verdi, cui si deve lo sfacelo della raccolta dei rifiuti in Campania, grida le sue invettive, con ciò svilendo le importanti politiche della sostenibilità. Solo Bersani usa una lingua che parla di cose, di questioni, di quotidianità. Ma il suo dramma è quello di essere prigioniero della sua storia e dei suoi compagni di viaggio.
Fra due settimane ci saranno le elezioni in tredici Regioni italiane e sul mercato politico manca del tutto ed è assente dal sistema della rappresentanza un partito liberal-sociale capace di mettere assieme le libertà individuali e la responsabilità collettiva.
Per quanto mi riguarda le domande che mi faccio e cui risponderò con l’unico mio strumento (una testa, un voto) sono:

qual’ è UN voto efficace per davvero contrastare la forza del partito personale di Berlusconi e del suo gruppo vorace di Forza Italia?

qual’ è UN voto che costringerebbe ciò che resta della sinistra riformista a fare davvero i conti con l’economia dei territori del nord, quelli produttivi, e nei quali costoro non possono neppure fare un comizio nelle fabbriche e nelle associazioni di categoria, perché sarebbero espulsi dai capannoni e dalle sale conferenza?

qual’ è UN voto che riesce e porre un modesto argine- tramite il rispetto delle regole costruite nella vecchia ed assediata Europa – alle trasformazioni culturali verso le quali, con avventurismo politico, si è costretto il paese?

UNA testa, UN voto.
E la mancanza di una dimensione comunitaria capace di connettere la mia individualità e il sistema della società.
Tempo senza respiro
Polis disperante.
Eros esangue
Destino forse meritato
Mi resta solo il Luogo

Exploit della Lega in Veneto: nel 2005 14,7%, nel 2008 27,1%, nel 2009 28,4%, ora al 31,8% – Il Sole 24 ORE

Exploit della Lega in Veneto: nel 2005 14,7%, nel 2008 27,1%, nel 2009 28,4%, ora al 31,8%. Voti tolti prevalentemente al Pdl, che si ritrova terzo partito con il 24,3% perdendo cinque punti rispetto alle ultime consultazioni, le europee del 2009. La coalizione nel suo complesso mantiene comunque le posizione, perdendo solo un punto rispetto alle europee dello scorso anno: 56,6% contro 57,7%.

Tiene anche il Pd, anzi cresce rispetto al 2009: 25,5% contro 20,3% (alle politiche del 2008 26,5%). I democratici diventano così il secondo partito della regione, sorpassando il partito del premier. Magra consolazione, tuttavia, se si guarda al risultato del centro-sinistra nel suo complesso: 34,1%.

La corsa solitaria non sembra premiare l’Udc: 5,5% contro il 6,4% raccolto alle europee del 2009.

L’exploit della Lega in Veneto – Il Sole 24 ORE

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defezioni autorevoli tra i riformisti del centrosinistra dalla manifestazione di sabato a Piazza del Popolo, a Roma.

A Giovanna Melandri si aggiungono oggi Massimo Cacciari e Francesco Rutelli. Salgono quindi a tre le defezioni autorevoli tra i riformisti del centrosinistra dalla manifestazione di sabato a Piazza del Popolo, a Roma. Non sarà in piazza Rutelli, ormai ex Pd. Lo ha reso noto lui stesso oggi, ospite di Unomattina, osservando che “se Di Pietro va avanti così, sarà la polizza d’assicurazione di Berlusconi”. Spiega di essersi opposto al decreto interpretativo, ma “perché – si chiede – continuare questo torneo inconcludente su questa pagina triste?”. Il leader di Alleanza per l’Italia suggerisce invece di “uscire fuori da questo clima da curva nord contro curva sud che sta esasperando gli italiani”. E non ci sarà il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, “perché – spiega al sito Affaritaliani.it – sarò in giro per il Veneto a fare campagna elettorale”. Ma la sua è un’assenza critica: “In generale – dice – sarebbe meglio se tutti si concentrassero di più sui programmi e se la politica fosse una roba più seria delle puttanate di cui si sta parlando in questi giorni”. Ieri al Sole 24 Ore così aveva motivato la sua assenza Giovanna Melandri: “Ne capisco le ragioni ma non mi sento in alcun modo di aderire, sostenere o partecipare a una manifestazione in cui c’è il rischio che qualcuno dal palco chieda l’impeachment del presidente Napolitano”.

Tra gli ex popolari Dario Franceschini sarà uno dei pochi a scendere in piazza. Per il resto, ufficialmente a causa di altri impegni o interventi in altre piazze, sabato si terranno alla larga da Piazza del Popolo Franco Marini, Enrico Letta e Rosy Bindi, Beppe Fioroni (“sono molto preoccupato”) e Pierluigi Castagnetti (“all’inizio ero contrario alla manifestazione in sé”). Non ci saranno i radicali, ma Pannella ha dato via libera a Emma Bonino (la cui presenza è “doverosa per serietà” nei confronti della coalizione che la sostiene), la quale però non si mostra entusiasta di esserci su quel palco (“vedremo”).

Storia d’Italia e italiani: fantasie interiori squadriste | Paolo Ferrario in « Politica dei servizi sociali: ricerche in rete

ieri un ministro con fantasie interiori squadriste avrebbe voluto avere l’olio di ricino per punire un giornalista durante la conferenza stampa del presidente del consiglio dei ministri.

L’episodio mi ha ricordato questa fase della nostra storia politica: http://amalteo.splinder.com/post/16337284/Si+dice+%22Destra%22.+Si+dice+%22Des

Storia d’Italia e italiani: fantasie interiori squadriste | Paolo Ferrario « Politica dei servizi sociali: ricerche in rete

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Le leggi e le procedure NON sono uguali per tutti: il PDV (Partito dei Suvisti) usa la prepotenza e la tracotanza del Potere per alterare le regole

Grandi automobili adatte ai deserti ed alle strade sterrate sono, invece, usate in città quali segni di potere.
Sotto casa al pomeriggo una decina di queste automobili bloccano una via centrale della città: le mogli dei possessori di Suv vengono a prendere i loro pargoli ad una scuola privata. Sono i figli del potere.
Se piove queste automobili schizzano fango ed acqua su chi cammina lungo i marciapiedi. I guidatori, dalla loro postazione alta ridono.
Sono i Suvisti.
Suvisti” è la metafora adatta a definire questi boiardi della politica italiana. Boiardi eletti da un 30% di voti fra cui anche persone “normali”, di reddito medio basso, pensionati.
Il PDL Partito delle Libertà (della LORO libertà) è in realtà PDV Partito dei Suvisti.
La mia domanda alla Sfinge è:
qual’è il voto alle prossime elezioni regionali del 28 e 29 marzo 2010 che più danneggia il PDV?

CORRIERE DELLA SERA: UN DECRETO PER LE LISTE PDL;
LA REPUBBLICA: LE LISTE PDL SALVE PER DECRETO;
LA STAMPA: CAOS LISTE, VARATO IL DECRETO;
IL FOGLIO: IL FALLIMENTO DEL PDL. DIETRO IL PASTICCIACCIO DELLE LISTE C’E’ UNA RESA DEI CONTI ANTICIPATA;
IL MESSAGGERO: CAOS LISTE, VARATO IL DECRETO;
IL SOLE 24 ORE: DECRETO PER SALVARE LE LISTE;
LIBERO: DECRETO SALVA-VOTO, SILVIO SFIDA TUTTI PER SVENTARE LA RAPINA;
EUROPA: IL DECRETO DEI DISPERATI NON PUO’ PIACERE A NAPOLITANO;
SECOLO D’ITALIA: SOLUZIONE POLITICA;
L’UNITA’: PARTITA TRUCCATA;
LA DISCUSSIONE: COMPROMESSO DI PALAZZI;
IL RIFORMISTA: DECRETO PER IL PDL;

Le leggi e le procedure NON sono uguali per tutti: il PDV (Partito dei Suvisti) usa la prepotenza e la tracotanza del Potere per alterare le regole « Politica dei servizi sociali: ricerche in rete

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Stefano Folli, Nonostante tutto, il Pd ora sta meglio. Ed è il Pdl in affanno – Il Sole 24 ORE

In Puglia Vendola risulta largamente in testa, con un vantaggio fra il 4 e il 6 per cento rispetto ai due candidati di un centrodestra che non è riuscito o non ha voluto sanare le sue ferite. Certo, il successo di Vendola rappresenta la sconfitta del vertice democratico, e in particolare di D’Alema: ma se alla fine di marzo il governatore sarà confermato, il centrosinistra non andrà troppo per il sottile e segnerà al suo attivo una regione in più. Non si potrà dargli torto.Quanto al Piemonte, Mercedes Bresso dà l’impressione, al momento, di avere in mano il bandolo della matassa. L’alleanza con i centristi è un punto di vantaggio per la presidente uscente, mentre Cota, lo sfidante leghista, è costretto a cercare consensi muovendosi lungo sentieri non agevoli: per esempio blandendo, con cautela, i nemici dell’Alta velocità. Il che rischia di togliere coerenza al messaggio del centrodestra.E poi c’è la Liguria. Si era ventilata nei giorni scorsi un’intesa tra il partito di Casini e il Popolo della Libertà, invece è stato confermato il patto con il Pd. Per Burlando un passo avanti non indifferente, anche se la campagna elettorale resta aperta. Come nel Lazio, del resto, dove Emma Bonino è incoraggiata dai sondaggi a battersi ad armi pari con Renata Polverini.In breve, il partito di Bersani, nonostante tutto, appare in grado di imporsi in sette regioni, forse otto

in: IL PUNTO / Nonostante tutto, il Pd ora sta meglio. Ed è il Pdl in affanno – Il Sole 24 ORE

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Francesco Piccolo, Primarie all’italiana: nemici come prima – l'Unità.it

Credo sia troppo semplice difendere le primarie come strumento democratico per il fatto che così la gente partecipa. È forse più problematico chiedersi qual è il risultato politico concreto. Cioè: non basta che i cittadini votino e scelgano; è importante che la politica tenga conto in modo serio delle conseguenze di queste scelte. Era questo il problema che ho posto: le primarie alla maniera italiana acuiscono le separazioni, invece di unire.

Primarie all’italiana: nemici come prima – l’Unità.it

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Come finiscono i partiti in Italia: una curiosa somiglianza — The Frontpage

Il 15 maggio 1921 si tengono le ultime elezioni libere del Regno d’Italia. Il primo partito è il Psi, con il 24,7% dei voti, seguito dal Partito popolare con il 20,8%. Nel complesso, i partiti antifascisti raccolgono il 74,2% dei voti validi. Meno di cinque anni dopo, nel 1926, quegli stessi partiti, che rappresentano ancora i tre quarti degli italiani, sono tutti formalmente sciolti o in clandestinità.Il 5 aprile 1992 si tengono le ultime elezioni della cosiddetta Prima repubblica. I sei partiti dell’arco costituzionale (Dc, Pds+Rifondazione, Psi, Pri, Psdi e Pli) ottengono tutti insieme il 74,7% dei voti degli italiani. Due anni dopo, nel 1994, i cinque partiti che hanno governato l’Italia nei cinquant’anni precedenti sono tutti formalmente sciolti; Pds e Rifondazione si presentano alle elezioni politiche anticipate sotto l’insegna dei “Progressisti”.

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Capuozzo spiega le origini culturali dell’odio (non soltanto politico) contro il Cav. – [ Il Foglio.it › La giornata ]

credo che il downgrade di quanto successo domenica a piazza Duomo, anche quando ispirato alla buona volontà di spargere calma e gesso, porti a sottovalutare quanto di quel gesto non sia più circoscrivibile alle turbe di un singolo, ma appartenga a tutta la società,E’ un’ossessione che appartiene a una parte del paese.

E non si tratta solo di un fisiologico estremismo, di persone come quei settantacinque italiani che vanno a farsi arrestare a Copenaghen ma che uno fatica a immaginare impegnati un giorno solo non dico a ripulire una spiaggia o il greto di un fiume, ma anche solo a riporre le bottiglie di birra in un contenitore da raccolta differenziata. Conosco persone per bene e in età più che adulta che ormai, perso ogni altro sogno, vivono di questa sola ossessione.

Ho visto miei coetanei ai quali era difficile chiedere mille lire di sottoscrizione, non parliamo poi di volantinaggi all’alba o attacchinaggio notturno di manifesti, diventare rivoluzionari senili, apparentemente pronti a tutto, dall’uso indiscriminato delle parole (resistenza, regime eccetera), alla minaccia di lasciare il paese (in genere, ripresisi da choc elettorali, diventa la minaccia di spedire il berlusconismo in qualche arcipelago). Ora tutto questo sarebbe persino comico (in un paese in cui i comici fanno i profeti, e i profeti hanno spesso un involontario aspetto comico) se non rimandasse a una certa drammatizzazione dello scontro che è diventata una formula televisiva, un linguaggio giornalistico e spesso la sola apparente forma di convivenza possibile: urlare, e dimostrare che si esiste a scapito dell’altro

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Giampaolo Pansa: sì, è ora di fermarsi Sento aria di anni Settanta – Corriere della Sera 14 dicembre 2009

«Autunno 1970. A Genova nasce una banda rossa, la XXII ottobre, che rapisce Sergio Gadolla, figlio di un imprenditore, per averne un riscatto. Marzo 1971: la stessa banda di Genova uccide un fattorino, Alessandro Floris, nel corso di una rapina. Nel maggio 1972 a Milano, tanto per ricordarlo, viene assassinato il commissario Luigi Calabresi. Nel 1973 le Br, che l’anno prima hanno rapito e fotografato con una pistola alla guancia il capo del personale della Sit Siemens, compiono altri sequestri-lampo e appiccano incendi nelle fabbriche milanesi. Il primo sequestro di lunga durata è del 1974: Mario Sossi resta nel carcere brigatista per un mese. Sempre nel 1974, a Padova, le Br uccidono due persone nella sede del Msi… Sono cose che ho seguito di persona, come cronista della Stampa di Ronchey e del Corriere della Sera di Ottone». È sicuro di non sentire la suggestione di un passato che ci pare sempre destinato a ripetersi? «Il vissuto, come ci insegna l’esistenza, ti torna sempre in mente, se non sei portato al black-out, alla rimozione. Tocchi pure ferro. Ma nell’Italia di oggi ritrovo cinque situazioni identiche ad allora. Il Paese è diviso in due blocchi che si odiano, si scomunicano a vicenda, si combattono senza esclusioni di colpi. Vedo in giro molto pregiudizio, cose gridate senza riscontri, condanne morali pronunciate senza autorità.

Pansa: sì, è ora di fermarsi Sento aria di anni Settanta – Corriere della Sera

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MARIO CALABRESI, Gli indignati a senso unico – LASTAMPA.it

MARIO CALABRESI
Ci sono momenti in cui bisognerebbe abolire due parole: ma e però. L’aggressione di un uomo, in questo caso di un primo ministro, è uno di quelli. Di fronte alla violenza non possono essere accettate subordinate, ammiccamenti o tantomeno giustificazioni. Il giorno che la politica italiana tutta lo avrà compreso fino in fondo, allora sarà davvero matura.

Il volto ferito e pieno di sangue di Silvio Berlusconi non può che lasciare sgomenti, non riesco ad immaginare una persona seria o che ami definirsi democratica e perbene che possa avere una reazione diversa.

Se invece la prima cosa che passa in testa è pensare che se la sia cercata o meritata, allora siamo entrati in uno spazio in cui la dialettica politica è degenerata.

Abbiamo ricevuto numerose lettere di persone che spiegano l’accaduto e lo comprendono come reazione ad un governo che definiscono «xenofobo», «antidemocratico» o «razzista». Sono persone che mostrano di essere solidali con gli immigrati e i più deboli, sconvolte per gli attacchi di Berlusconi ai magistrati e preoccupate per la democrazia, ma non toccate da ciò che è accaduto ieri sera. Questo modo di ragionare mi fa paura: come è possibile mostrare sensibilità a senso unico, battersi contro le violenze e poi giustificare un’aggressione, essere democratici e pacifisti e provare soddisfazione per il volto tumefatto di Berlusconi. Significa che l’ideologia continua a inquinare le coscienze, ad oscurare le menti.

Si può pensare che il presidente del Consiglio sia inadatto a governare, essere convinti che le sue esternazioni contro gli altri poteri dello Stato così come contro gli organi di garanzia siano allarmanti e sbagliate, essere preoccupati per quelle leggi «ad personam» che rischiano di peggiorare lo stato della giustizia italiana, ma niente di tutto ciò può giustificare la violenza. C’è una linea che in democrazia non si può passare, un discrimine tra ciò che è lecito e ciò che non lo è a cui non si può derogare. E dire che sembrerebbe essere chiaro a tutti: tanto che anche a sinistra si invita alla mobilitazione democratica in seguito ad ogni aggressione o violenza. Questo deve valere anche per il leader di un governo di centrodestra, anche per Silvio Berlusconi.

Da ieri sera i blog e Internet sono invasi da battute, ironia, festeggiamenti e dai deliri di chi ci spiega che se l’è cercata. Su Facebook sono già nati decine di gruppi di fans dell’aggressore, Massimo Tartaglia, che in poche ore hanno raccolto migliaia di sostenitori. La rete, purtroppo, mostra ancora una volta di raccogliere il peggio di noi, ma politici e giornali hanno il dovere di non dare sponde, di essere seri e di capire che le giustificazioni ci portano su strade senza ritorno e che non si può continuare ad alzare il livello dello scontro.

E questo riguarda non solo la sinistra ma anche il premier, la sua maggioranza e i giornali che gli sono più vicini. Da mesi quasi nessuno sembra capace di sottrarsi alla tentazione di alimentare il clima terribile in cui viviamo, l’Italia somiglia sempre più ad uno stadio in cui si sente solo la voce degli ultras che gridano mentre incendiano le curve. In questo scontro continuo, in cui si parla soltanto dei destini del premier, si è persa di vista qualunque considerazione sullo stato del Paese e sui suoi bisogni.

Il presidente del Consiglio, a cui va la nostra solidarietà sincera, speriamo sia così saggio da capire che proprio lui – l’aggredito – ora può fare la differenza: può abbassare i toni e aprire la strada per un confronto più civile e rispettoso. C’è da augurarsi che anche tutta l’opposizione lo capisca e sia capace di isolare chi delira.

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Sondaggio Politico-Elettorale 1/12/2009

Sondaggio Politico-Elettorale

Sfida a tre: Berlusconi, Bersani, Casini

Pubblicato il 1/12/2009.

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Autore:
SpinCon
Committente/ Acquirente:

Notapolitica

Acquirente:

Criteri seguiti per la formazione del campione:

Campione selezionato per genere, età, area geografica e ampiezza del comune di residenza

Metodo di raccolta delle informazioni:

CAWI (Computer Assisted Web Interview)

Numero delle persone interpellate e universo di riferimento:

2480 interviste. Popolazione maggiorenne residente in Italia

Data in cui è stato realizzato il sondaggio:

Tra il 24/11/2009 ed il 30/11/2009

QUESTIONARIO

QUESITO n.1

Domanda : Se ieri si fossero tenute le elezioni politiche, per quale partito avrebbe votato?.

Risposta: Popolo della Libertà 37,7 – Partito Democratico 28,0 – Lega Nord 9,6 – Udc 7,5 – Italia del Valori 6,1 – Comunisti (Rifondazione-Pdci) 1,6 – Sinistra e Libertà 1,7 – Verdi 0,4 – Movimento per le Autonomie 1,1 – Alleanza per l’Italia (Rutelli) 2,3 – Radicali 1,4 – Lista Grillo 0,6 – La Destra 1,6 – Altro 0,4 –


QUESITO n.2

Domanda : Se potesse eleggere direttamente il Presidente del Consiglio chi sceglierebbe tra.

Risposta: Silvio Berlusconi (Centrodestra) – 47,3; Pierluigi Bersani (Centrosinistra) – 34,1; Pierferdinando Casini (Centro) 11,5; Non so/ Indeciso 7,1
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Ernesto Galli della Loggia, Il rinnegato Bersani – Corriere della Sera

I termini della questio­ne sono semplicissimi: se vuole vincere le elezioni il Pd deve conquistare alme­no una parte dell’elettora­to di centro; ma poiché è ovvio che questo elettora­to rifiuta in genere ogni massimalismo, ne conse­gue che anche il Pd deve fare altrettanto. Può farlo, però, solo se marca la pro­pria distanza da Di Pietro, se sottolinea la propria de­cisa avversione verso l’an­tiberlusconismo parossi­stico dell’ex pm, verso la sua idea che il codice pe­nale e i tribunali siano l’al­fa e l’omega di ogni oppo­sizione. In tutti gli altri Pa­esi avviene così senza pro­blemi: in Germania, per esempio, l’Spd è aperto av­versario della Linke (ci fa talvolta degli accordi di governo locale, ma è tut­t’altra questione), in Fran­cia i socialisti non aderi­scono certo alle manife­stazioni dei vari partiti della sinistra trotzkista. Perché solo in Italia, inve­ce, sembra che non possa accadere lo stesso?La risposta è che nell’in­finita transizione apertasi a sinistra con il crollo del comunismo, con la fine del Pci e con le sue succes­sive trasformazioni in Pds, Ds e ora Pd, l’elettora­to di quella parte ha visto progressivamente disgre­garsi qualunque profilo identitario realmente strutturato nel quale rico­noscersi.

Il rinnegato Bersani – Corriere della Sera

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Manifestazione oggi, nella capitale, a piazza San Giovanni,

Manifestazione oggi, nella capitale, a piazza San Giovanni, il ‘No B-Day’, organizzata da un gruppo di blogger su Facebook e che ha raccolto oltre 350 mila adesioni. Parteciperanno esponenti dell’Italia dei valori e della sinistra radicale. Il Partito democratico non ha aderito, ma oggi in piazza ci sarà Rosy Bindi, autorizzata dal segretario Bersani.

Compagno segretario hai visto quanta gente in piazza ?” Pietro Nenni sorrise e rispose “Compagno, piazze piene, urne vuote”

Sentimento della Polis: Le manifestazioni di strada e piazza sono il luogo dove muore il pensiero. Non c’è una sola idea che nasce in una manifestazione. Non c’è nulla di più solitario della folla

 

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Gianfranco Fini è fuori dalla linea del Pdl

Gianfranco Fini è fuori dalla linea del Pdl. A dirlo ieri è stato un fedelissimo di Berlusconi, il Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola. Per il ministro l’azione politica di Fini “è diversa dalla considerazione e dalla linea del Popolo della libertà”.La maggioranza del Pdl lo attacca, mentre per Bersani la destra è in una “confusione micidiale”.

Ugo Volli, quella gran sberla che i cittadini svizzeri hanno dato a Eurabia col referendum sui minareti delle moschee

…. Sto parlando naturalmente di quella gran sberla che i cittadini svizzeri hanno dato a Eurabia col referendum sui minareti delle moschee. Col 57 per cento dei voti e la maggioranza in tutti i cantoni salvo quattro, gli svizzeri hanno approvato un emendamento costituzionale che proibisce la costruzione di minareti alle moschee svizzere. Non fatevi ingannare dalla scarsa rilevanza pratica dell’argomento. …contro il “dettaglio” dei minareti si era mobilitato uno schieramento formidabile: tutti i partiti politici, salvo i promotori dell’Udc-Svp, tutte le chiese, anche la comunità ebraica, il governo, il presidente della Svizzera. E gli elettori, infatti, sentendosi aggrediti, avevano mentito ai sondaggi, facendo credere che solo una minoranza del 30 per cento avrebbe votato a favore. E invece sono stati il doppio.Tutti razzisti? Tutti fascisti? No, è improbabile, sono pacifici svizzeri, affezionati a orologi, mucche pezzate e fonduta – e democrazia; o se volete svizzeri vecchia maniera orgogliosi della loro autonomia e abituati a difenderla con le buone o con le cattive dai tempi di Guglielmo Tell. Comunque gente che non vuole l’islamismo politico in casa: non una religione come tante, ma un sistema di dominio collaudato da quattordici secoli, che ora sembra avere i numeri, la forza e la complicità per sovrastare il vecchio nemico dell’altra sponda del Mediterraneo.

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in Svizzera non si potranno costru­ire minareti

in Svizzera non si potranno costru­ire minareti e la cosa è abbastanza
clamorosa perché fino a ieri tutti si dicevano sicuri che il referendum
sulla questione sarebbe stato boc­ciato. Si davano persino le
percen­tuali: 53% ai no (no al divieto, cioè), 47% ai sì. I sì hanno
invece raccolto il 57,5% dei voti,

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Shock Dubai sulle Borse mondiali, esposizione banche europee stimata a 40 mld $ Finanzaonline.com – 27.11.09/10:06

Lo spettro di un nuovo tracollo si allunga sui mercati finanziari, che tremano di paura. Da Est a Ovest i listini si piegano sotto il rischio che Dubai, la perla degli Emirati Arabi Uniti, vada in fallimento, con ripercussioni sul mercato immobiliare, creditizio, delle costruzioni e del petrolio, senza contare i mille affari internazionali in cui è coinvolto l’emiro. La richiesta di moratoria di sei mesi su debiti da oltre 59 mld di dollari arrivata ieri da parte di Dubai World, la holding controllata dal governo di Abu Dhabi che ha sviluppato alcune delle strutture capaci di rendere un pezzo di deserto tra le più famose località mondiali, ha scosso le piazze azionarie di tutto il mondo. La holding dello sceicco Mohammed Bin Rashid Ai Markum ha un rosso totale da 80 mld.

Così questa mattina il segno meno è stato l’unico a vedersi nelle piazze asiatiche: Tokyo si è affossata di oltre 3 punti percentuali, seguita a ruota da Sydney e Shanghai. Ma ancora peggio hanno fatto Seoul, che ha lasciato sul parterre il 4,69%, e Hong Kong, la peggiore in assoluto con un tonfo di quasi 5 punti percentuali. Un tracollo che si è riflesso inevitabilmente sulle Borse europee, già provate dalla seduta di ieri. Proprio ieri sono stati bruciati ben 152 miliardi di euro di capitalizzazione. Solo Wall Street ha schivato la giornata nera, presa dai festeggiamenti per il Giorno del Ringraziamento. Ma oggi difficilmente rimarrà immune dallo shock, nonostante gli orari ridotti per via del Black Friday.

Sotto tiro sono finite le banche, che non escono ancora allo scoperto, ma le prime stime suggeriscono che la loro esposizione al sistema Dubai si aggira intorno ai 40 miliardi di dollari, pari a circa la metà dei debiti della città stato. Nel complesso risultano 70 i creditori europei del Dubai World, con ad esempio Hsbc che sarebbe esposta per 17 mld. E oggi il titolo del colosso bancario inglese ha chiuso sulla Borsa di Hong Kong in flessione del 7,59% a quota 87 dollari di Hong Kong. A Londra dopo pochi minuti dall’avvio delle contrattazioni l’azione segnava già un calo di oltre 2 punti percentuali dopo il quasi -5% della vigilia. Secondo quanto stimato dal Credit Suisse, se la metà dell´esposizione stimata per le banche europee venisse persa, gli accantonamenti per crediti inesigibili nel 2010 crescerebbero del 5%.

Ma a soffrire non sono solo le banche. Il crollo si è sentito anche per i gruppi di costruzioni e investimenti immobiliari, così come per le compagnie assicurative. Una mazzata è pronta ad abbattersi anche su tutte quelle società che hanno legami diretti con il Golfo. Come i titoli del London Stock Exchange (che controlla Piazza Affari), che ieri sono precipitati di oltre 7 punti percentuali, per via della partecipazione, pari al 21%, detenuta dalla Borsa di Dubai. Senza contare che le braccie finanziarie dell’emiro, attraverso i suoi fondi e società pubbliche, si estendono in numerosi e svariati settori come quello marittimo, immobiliare, dei media e delle materie prime.

Le notizie sulle borse di Finanzaonline.com

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Panebianco, Il bipolarismo al tramonto – Corriere della Sera

… Prosegue il lento di­sfacimento della trama bipolare. For­se scopriremo in se­guito che il bipolarismo (competizione e alternanza fra due schieramenti) ha rappresentato una parente­si nella storia repubblica­na. Una parentesi che ha coinciso con l’era Berlusco­ni. E’ iniziata con la «disce­sa in campo» del 1994 e fini­rà nell’istante in cui Berlu­sconi (inventore e federato­re del centrodestra che non lascia eredi politici) uscirà di scena. Ma, contrariamen­te a ciò che pensano alcuni, la fine del bipolarismo non porterà stabilità. Verosimil­mente, almeno per una lun­ga fase, accrescerà instabili­tà e ingovernabilità.L’ultimo scontro fra Gianfranco Fini e la Lega è solo un altro episodio che segnala il disfacimento in atto del bipolarismo. Che cosa ha detto in realtà Fini parlando di razzismo? Ha ri­badito ciò che si sapeva, os­sia che, quando Berlusconi se ne andrà, egli romperà l’alleanza con la Lega …

Il bipolarismo al tramonto – Corriere della Sera

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Berlino 9 novembre 1989 – 9 novembre 2009 In Heimat 3 di Edgar Reitz Clarissa e Hermann si ritrovano. E' arrivato il tempo di "fare una casa"

Il 9 novembre 1989 segna la caduta del muro di Berlino.
A me piace ricordare questa data periodizzante con l’intensa curiosità intellettuale ed emotiva che ho provato vedendo il ciclo dei film di Heimat 3 di Edgar Reitz.

La caduta del muro nei libri: in una bibliografia sterminata

La città di Berlino e la sua peculiare vicenda storica sono stati oggetto di studio, ma hanno anche fatto da sfondo a romanzi o sono stati raccontati tramite raccolte fotografiche o ancora sono state raccontate nelle guide della città. Ne è un esempio l’ultimo libro di E. Affinati, che si intitola Berlin (ed Rizzoli, 2009) e che è una sorta di guida della città nella quale è Berlino stessa che si presenta tramite le sue statue, il Muro, i grattacieli, le stazioni, le vie, le piazze, i personaggi morti ed i vivi; o anche il volume Oltre il muro. Berlino e i linguaggi della riunificazione, curato da Anna Chiarloni (ed. Franco Angeli, 2009) che raccoglie saggi di studiosi tra i più accreditati nelle varie discipline, dall’architettura al cinema e alla letteratura, per narrare la memoria storica e la proiezione verso il futuro della città. Da un punto di vista più strettamente ‘accademico’, gli avvenimenti del 9 novembre 1989 e, più in generale, le dinamiche che hanno condotto alla fine del comunismo ed al crollo dei regimi nell’europa dell’Est sono stati analizzati sotto tutti i profili, a cominciare da quello storico, per arrivare a quello più propriamente politico, passando anche per quello economico e sociale.

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Maomettani

«Ci sono numerosi spunti investigativi, anche da parte della polizia postale e credo che ci saranno sviluppi interessanti – ha proseguito – l’attentatore di Milano, dopo le prime risultanze investigative, è compatibile con la figura del kamikaze».

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Premio Nobel per la pace a Barack Obama

La barzelletta, però, di quest’anno è stata l’assegnazione del premio Nobel per la pace a Barack Obama. Ridicolo è il minimo che lo si possa definire. La mia prima reazione è stata: e perché mai? Qualcuno ha commentato che si tratta di un premio alle “buone intenzioni”, visto che Obama è all’inizio della carriera e non ha ancora realizzato nulla di concreto. E poi, quali buone intenzioni? Il cosiddetto dialogo con i dittatori del Medio Oriente è – sempre e comunque – un passo verso la pace? E se fosse un cedimento a chi non accetta certe regole condivise?

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Gian Enrico Rusconi, Le urne usate come minaccia – LASTAMPA.it

cerchiamo di capire la dinamica di fondo che è in atto e che produce la mutazione della nostra democrazia. Berlusconi dispone di due risorse importanti: il sostegno della sua maggioranza parlamentare e lo spregiudicato attivismo di un potente sistema informativo. Eppure maggioranza e apparato mediatico nulla potrebbero senza il «popolo» berlusconiano. Questa è la vera risorsa vincente, usata come una minaccia contro gli avversari.

Una rivoluzione di mentalità
È straordinario come il Cavaliere sia riuscito a ri-attivare l’idea stessa di «popolo» versando il prestigio di questo antico concetto in forme nuove. Quello di Berlusconi infatti è il popolo di chi lo ha votato – è il popolo-degli-elettori che si considera senz’altro il demos, depositario dell’intera sovranità. È la sovranità che la Corte costituzionale ritiene di interpretare e che ora viene brandita minacciosamente contro di essa.Visualizza altro
Non si insisterà mai abbastanza su questa rivoluzione di mentalità. Chi vota e vince con Berlusconi pretende di cambiare le regole, tutte le regole, anche quelle costituzionali.

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Intervento di Luca Cordero di Montezemolo

La ricchezza di una nazione è la somma delle sue speranze, della sua apertura al futuro, della sua qualità della vita, dei valori che esprime. Vogliamo raccogliere disponibilità e idee da un’Italia che vuole tornare ad essere bella. Non solo nel suo territorio e nelle sue opere d’arte, ma bella nella sua società e nel suo spirito civico.

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Aspenicus su Angela Merkel dopo le elezioni | Aspen Institute Italia

…. E’ stato un voto di fiducia nella leadership di Angela Merkel, piuttosto che nel suo partito: anche la CDU/CSU ha perso consensi (è oggi al 33,8%, contro il quasi 37% della legislatura precedente), sebbene la grande sconfitta delle elezioni sia la SPD, al suo minimo storico dal 1945 in poi (23% contro il precedente 36%).

Il sistema politico tedesco appare trasformato. La Grande Coalizione ha in effetti segnato il passaggio dal sistema bipolare del passato – la prevalenza di due grandi partiti di massa – a uno scenario più frammentato, con l’aumento del peso dei partiti minori. Che sono i veri vincitori delle elezioni, assieme a Angela Merkel.

Sia i Liberali (14,7%) che i Verdi (10.7%) che la sinistra di Die Linke (11,9%) sono cresciuti in modo notevole. A sinistra, ciò spiega l’erosione di consensi della SPD e pone alla socialdemocrazia tedesca la questione di fondo: se continuare ad escludere un’alleanza nazionale con i Verdi e Die Linke. Il dibattito post-elettorale, nella SPD, verterà anche su questo ….

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Prospettive politiche: il "partito del buon senso"

“Mi sembra che il partito del buonsenso stia facendo strada in Italia, e vediamo se prima o poi sara’ in grado di determinare svolte politiche: ci sono le basi di una convivenza comune che riunisce al di la’ delle appartenenze politiche molti in questo Paese: c’e’ il governo del buonsenso e poi c’e’ chi si attarda a visioni propagandistiche, populistiche che non servono al futuro del Paese”. Lo ha detto Pier Ferdinando Casini, al termine del convegno della Fondazione Liberal sulla politica estera italiana dopo i fatti di Kabul al quale ha partecipato insieme a Massimo D’Alema e Giuseppe Pisanu.

Casini, Partito Buonsenso Fa Strada. Tutto In Movimento – Yahoo! Notizie

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Angelo Panebianco, Un impegno sul terrorismo – Corriere della Sera

Va urgentemente (ri) spiegato al­le opinioni pubbliche che una vittoria talebana a Kabul desta­bilizzerebbe il Pakistan, e il fondamentalismo islamico tornerebbe a galvanizzarsi ovunque (anche in Europa). E’ per evitare che i kamikaze si mettano all’opera qui da noi che siamo in Afghanistan.

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Dichiarazione del Ministro degli Esteri sulla strage di sei militari italiani in Afghanistan

Roma 17 Settembre 2009

Il Ministro degli Esteri Franco Frattini esprime il suo profondo cordoglio e la sua personale vicinanza alle famiglie delle vittime dei sei militari del contingente italiano a Kabul, che questa mattina hanno perso la vita a causa di un vile attentato. Il sentito pensiero del Ministro Frattini va anche ai militari feriti ed ai loro familiari, così come alle vittime afgane.

“Condanno in maniera assoluta la barbarie terrorista, che con queste azioni suicide cerca di rinnegare la volontà del popolo afgano nel cammino verso il rafforzamento della democrazia, volontà chiaramente espressa con la significativa e coraggiosa partecipazione alle recenti elezioni presidenziali.

La tragedia di oggi è il prezzo che purtroppo dobbiamo pagare per sconfiggere il terrorismo e dare il nostro contributo alla pace ed alla sicurezza internazionale.

Il ripetersi di atti terroristici contro chi è impegnato nel tentativo di aiutare il popolo afgano a consolidare le proprie aspirazioni democratiche non scoraggerà l’Italia dal mantenere fede agli impegni assunti. “È proprio in questi momenti di difficoltà che dobbiamo rimanere vicini agli afgani e non dimenticare che la nostra presenza in quel Paese è funzionale alla loro ed alla nostra sicurezza” ha aggiunto Frattini.

Restiamo convinti che il processo di stabilizzazione dell’Afghanistan, oltre alla sicurezza, debba necessariamente passare attraverso una soluzione politica condivisa con i nostri alleati e l’insieme delle istituzioni democratiche afgane.

Elezioni europee 9 giugno 2009

PDL Partito delle Libertà: 10.807.327 – 35,3%,Lega: 3.126.915 – 10.2%, PD Partito Democratico 8.007.854 – 26,1%,, IDV Italia dei valori 2.452.569 – 8,0, UDC 1.996.901 – 6,5%

I narcisisti egoriferiti della cosiddetta sinistra antagonista (in realtà regressista, ciarliera, storicamente colpevole e politicamente dannosa) bruciano 1.038.247 (due innominabili tronconi comunisti) e 958.458 voti (sinistra e libertà !?!)

I numeri sono implacabili: il distacco è di 3.473.819. Ammesso che Pd e Idv siano alleabili e vista la capacità autolesionista dei cosiddetti sinistri nel periodo 1998-2006


Le alleanze del PD non sono sommabili: l’opposizione è antagonista a se stessa. Mentre quelle del Pdl  lo sono: se va avanti la Lega (o viceversa) la coalizione va avanti. L’opposto di quanto avviene nella sinistra

“… in politica le cose sono 10% decisioni e 90% destini …”. Massimo Cacciari

Elezioni del 13 aprile 2008: 47 % alla destra, 37,6 % al centrosinistra


Neppure Indro Montanelli conosceva a fondo gli italiani.
Diceva:

“Ci libereremo di Berlusconi come del vaiolo, con il vaccino.
E l’unico vaccino è che provi a governare”


No, non è andata così.
Alla maggioranza degli elettori italiani non piace la Repubblica, ma vogliono la Monarchia.
Per 5 anni ci sarà un regno con due capi, molti pretoriani e legioni di lacchè.
Ha vinto la voglia di un governo pervaso dalla cultura della immoralità etica e che userà la mano forte, che si presenterà con l’arroganza di Tremonti e che ha anche il progetto di “riscrivere i manuali di storia”
Ha perso una sinistra riformista che non è riuscita a colloquiare con il bacino elettorale delle regioni del Nord.
Il solo dato positivo, di cui mi compiaccio molto, è la scomparsa della sinistra massimalista, specialista solo in ricatti politici.
Walter Veltroni ha evitato una sconfitta che poteva essere ancora peggiore.

Cronologia del Governo Prodi 2006-2008

– 29 aprile 2006: Fausto Bertinotti di Rifondazione Comunista pretende di essere eletto Presidente della Camera (invece di favorire la scelta di affidare questo incarico alla allora opposizione, come “noi” invece abbiamo preteso – non ottenendolo – in questi giorni. L’effetto a cascata sarà che tutte le tre massime cariche istituzionali vengono occupate dal centro-sinistra)

· Il 18 maggio viene approvato il Governo Prodi composto da 14 ministri senza potere di spesa e 12 ministri senza prortafoglio

· inizio luglio 2006: il ministro Ferrero di Rifondazione Comunista contesta il Documento di programmazione economica e non lo vota

· fine luglio 2006: il voto sull’indulto provoca una spaccatura all’interno del centrosinistra

· fine luglio 2006: il decreto sull’Afghanistan e le missioni all’estero mette in rilievo le differenze strategiche in materia di politica estera fra centro-sinistra riformista e cosiddetta “sinistra antagonista”

· 28 dicembre 2006: Verdi, Pdci, Rifondazione scendono in piazza contro il loro governo in tema di precarietà e politiche del lavoro

· 16 gennaio 2007: in occasione dell’ampliamento della base Usa di Vicenza la cosiddetta sinistra “antagonista” e numerosi parlamentari della maggioranza partecipano attivamente a manifestazioni contro il governo e le sue politiche per la difesa

· 31 gennaio 2007: viene approvata in Parlamento una mozione sui Dico, il governo vara un disegno di legge che si ferma subito per le contrarietà interne alla coalizione

· 21 febbraio 2007: il Senato boccia la mozione di politica estera del Governo. Votano contro un esponente di Rifondazione comunista e di uno dei Comunisti italiani. Prodi si dimette. Giorgio Napolitano lo rinvia alle Camere, dove il Governo Prodi viene riconfermato approvando un programma di 12 punti. Il 28 febbraio l’esecutivo ottiene la fiducia al Senato.

· 19-22 aprile 2007: i congressi di Ds e Margherita decidono di far nascere il Partito Democratico. Dai Ds si dimette Fabio Mussi, che fonda la Sinistra democratica; dalla Margherita se ne vanno Willer Bordon ed altri

· 8 maggio 2007: la ministra Rosy Bindi non invita le organizzazioni degli omosessuali ad un convegno sulla famiglia. I ministri Ferrero e Bonino dissentono e non partecipano alla iniziativa, segnando la loro distanza sulle politiche per la famiglia

· 12 maggio 2007: la parte di sinistra della coalizione organizza una manifestazione a sostegno delle unioni di fatto tra gay. Vi partecipano molti esponenti di centrosinistra, contro il parere del governo e del presidente Prodi

· 20 maggio 2007 : Prodi annuncia che c’è un accordo nel governo per redistribuire risorse economiche ottenute dalle politiche fiscali. Rifondazione, Pdci, Verdi protestano per i criteri adottati in questa scelta

· 22 maggio 2007: il comandante della Guardia di finanza Roberto Speciale denuncia il viceministro Visco per ingerenze rispetto al suo ruolo. Il governo lo dimissiona e a Visco vengono tolte le deleghe su questo corpo dello stato. Nella maggioranza l’Italia dei valori di Di Pietro era per le dimissioni di Visco

· 29 settembre 2007: nasce l’Unione democratica di Bordon e Manzione che intimano a Prodi di dimezzare i ministri, altrimenti ritirerebbero il sostegno al governo

· 14 ottobre 2007: Walter Veltroni è nominato segretario del Partito democratico. La sinistra massimalista comincia la sua opera di denigrazione: “nuova democrazia cristiana”; “partito americano”, partito “moderato”, come se fare politiche moderate fosse un vizio da condannare e non la virtù dei responsabili del bene comune

· 21 ottobre 2007: Di Pietro chiede che Mastella si dimetta dal governo, a causa di alcuni procedimenti giudiziari a suo carico

· 25 ottobre 2007: al Senato il Governo viene battuto sul decreto allegato alla Finanziaria

· 30 ottobre 2007: il Governo viene sconfitto in Commissione alla Camera sulla proposta di istituire una commissione d’inchiesta sui fatti del G8 a Genova

· 6 dicembre 2007: il Senato approva sul filo del rasoio (160 voti contro 158: sono decisivi i voti di Cossiga e di altri senatori a vita) la conversione del “decreto sicurezza”. Paola Binetti vota contro. Nei successivi giorni si scopre che c’è un errore nel testo e il Presidente della Repubblica non lo firmerà. Il governo decide di far decadere il decreto

· 10 gennaio 2008: in Campania scoppia la “questione rifiuti”. 10 anni di governo regionale di centrosinistra ha impedito la costruzione di termodistruttori: Bassolino e Pecoraro Scanio vengono giudicati i responsabile di questa catastrofe ecologica. Il governo nomina un super-commissario che dovreebbe gestire questa emergenza. La parte di sinistra della coalizione è contro questa scelta.

· 15 gennaio 2008: viene impedito al professor Ratzinger (che fra l’altro è anche papa) di tenere una lectio magistralis all’Università La Sapienza. I cosiddetti “laici” applaudono a questa operazione di censura della espressione di pensiero

· 16 gennaio 2008: il ministro della Giustizia Mastella, che non ha avuto solidarietà dalla parte della sinistra massimalista del governo, si dimette in seguito alle inchieste giudiziarie che coinvolgono lui e sua moglie. Due giorni dopo l’Udeur ritira il suo appoggio al governo Prodi, che entra in una crisi irreversibile.

Sondaggio Politico-Elettorale

INTENZIONI DI VOTO

Pubblicato il 28/3/2008.

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Autore:
Euromedia Research (Ghial Media Srl)
Committente/ Acquirente:

Osservatorio Politico Euromedia Research. Diffuso e pubblicato da Il Corriere della Sera

Acquirente:

Criteri seguiti per la formazione del campione:

Le interviste sono state effettuate su di un campione stratificato per sesso, età e ampiezza comuni

Metodo di raccolta delle informazioni:

Interviste telefoniche – metodologia C.A.T.I.

Numero delle persone interpellate e universo di riferimento:

1.000 casi, popolazione residente in Italia, di 18 anni e oltre di entrambi i sessi appartenenti a qualsiasi condizione sociale, residenti in famiglie con il telefono (Fonte ISTAT – 2007)

Data in cui è stato realizzato il sondaggio:

Tra il 26/03/2008 ed il 26/03/2008

QUESTIONARIO

QUESITO n.1

Domanda : CAMERA – Se ieri si fossero tenute le elezioni politiche, Lei a quale partito avrebbe dato la Sua preferenza?.

Risposta: Popolo delle Libertà: 38,3% Lega Nord: 5,5% MPA: 0,8% Partito Democratico: 32,2% Di Pietro-Italia dei Valori: 3,8% Sinistra L’Arcobaleno: 7,8% Unione di centro: 5,1% La Destra: 2,5% Partito Socialista-PSE: 1.3% Altri: 2.7% INDECISI: 23.6%

Non ho voluto stare fuori dalla discussione sulla pena di morte applicata ad un dittatore – sterminatore in questa recente transizione di fine ed inizio anno. Forse avrei dovuto preferire il silenzio. Preferisco avere amici, sia pure di rete, piuttosto che antipatizzanti. Ma ritengo che rivelarsi in occasione di eventi cruciali, sia un dovere intellettuale.

Ho argomentato su tre fili di pensiero: stiamo parlando di crimini verso l’umanità eseguiti da un capo di stato che perseguiva attivamente una terza guerra mondiale globalizzata; stiamo parlando di una procedura a suo modo giuridica (intendo all’interno di un contesto in cui la religione domina la politica) da inquadrare nelle cosiddette situazioni estreme.

La mia personale opinione è di favore alla applicazione della pena di morte in queste situazioni estreme, soprattutto quando si mette a rischio la sopravvivenza degli stati e dei popoli (mi riferisco, in particolare ad Israele). La guerra ingaggiata dagli arabi di Al-Qaida e dagli stati canaglia a partire dalle torri gemelle, a passare per Madrid e Londra e a finire con i progetti di testate atomiche del capo di stato iraniano è in atto. Cassandra – Fallaci ha avvertito. Io ho tentato di accorgermene. Chiamo questa situazione: legittima difesa.

Varie correnti della opinione pubblica italiana, di destra e di sinistra, vanno nella direzione opposta. Bella classe politica!

Non capisco come si possa applicare in astratto il codice morale e quello del diritto senza tenere conto della specifica situazione (situazione estrema di legittima difesa), ma il dato socio-culturale è questo. Ma non per questo cambio opinione. E tuttavia cerco qualche flebile conferma, soprattutto se alimentata da un pensiero spesso e solido.

Oggi ritorno sull’argomento perché è intervenuto il professor Emanuele Severino a Otto e Mezzo del 10 gennaio 2007.

Ubi maior minor cessat”.

Sono davvero molto minor in rapporto a questo maestro della stragrande maggioranza dei filosofi italiani diventati maître à penser di quotidiani, riviste, televisioni.

E così sono rimasto molto colpito dalla sua analisi, espressa con formidabile metodo argomentativo.

Severino è personalmente contro la pena di morte (opinione) ma usa forti criteri interpretativi per confutare la contrarietà assoluta (e quindi non relativa al contesto storico entro cui si manifesta) all’utilizzo di questo strumento massimo ed estremo.

Ecco il suo ragionare, in una serata in cui ha detto cose storicamente vere Fiamma Nirestein, sotto un immenso carico di disprezzo della conduttrice di rifondazione comunista Ritanna Armeni:

Emanuele Severino, Patibolo: le tesi deboli, da Corriere della Sera del 5 gennaio 2007, pag. 1


Gli argomenti relativi alla pena di morte sono de­boli — e dei sostenitori e degli avversari. A suo tem­po avevo mostrato la de­bolezza degli argomenti con cui si sostiene il carat­tere già umano dell’em­brione.

Molti hanno creduto che affermassi la liceità della sua soppressione. Ma dire che un’automobi­le ha un motore poco funzionante non significa esse­re favorevoli alla soppres­sione della circolazione au­tomobilistica. Richiaman­do ora il difettoso funzio­namento delle tesi contra­rie alla pena di morte, mi auguro che non si equivo­chi ancora, considerando­mi sostenitore di essa.

Emotivamente mi ripugna. Ma, delle emozioni, non ci si deve fidare troppo.

Il mondo è in guerra. Non esiste un diritto internazio­nale capace di infliggere sanzioni efficaci. La fame pro­duce milioni di morti; l’incremento demografico ne au­menta il numero; si appresta ad aumentarlo in modo ancor più consistente la forma di produzione e di uso della ricche