ci ricordiamo Kaos, diretto dai fratelli Taviani. Questo film ci diede l’idea di fare il viaggio di nozze in SICILIA. Era il 1984

Kaos è un film del 1984 diretto dai fratelli Taviani.

È tratto da quattro Novelle per un anno di Pirandello

VAI A:

Kaos (film) – Wikipedia

1948, l’anno che cambiò l’Italia, Proiezione del documentario, Venerdì 7 Giugno 2019, ore 17.30, alla Sala Buzzati via Balzan 3, Milano

La Libertà delle Idee

Venerdì 7 Giugno, ore 17.30

Proiezione del documentario

1948. L’ANNO CHE CAMBIÒ L’ITALIA

a cura di Bruno Vespa

intervengono

Luciano Fontana

Giuseppe Sala

Liliana Segre

Bruno Vespa

Sala Buzzati
via Balzan 3, Milano
Ingresso libero
con prenotazione www.rsvpfondazionecorriere.it
in collaborazione con
Fondazione Cariplo
Fondazione Corriere della Sera Gli indirizzi e-mail presenti
nel nostro archivio provengono
da ricerche, contatti, segnalazioni,
vostri accrediti presso la sala Buzzati.Se preferisce non ricevere più
i nostri messaggi può richiedere
la rimozione della sua e-mail in
qualsiasi momento scrivendo a
rsvp@fondazionecorriere.it

mi ricordo: le generazioni delle e degli ASSISTENTI SOCIALI

NOME e ANNO DI DIPLOMA:

Milena C.: 1955

Ombretta O.: 1965

Annamaria C.: 1972

Margherita G.: 1974

Orazio L.: 1975

Renata G.: 1979

Tiziana B.: 1979

Rosi T.: 1979

Elena M.: 1982

Teresa B.: 1982

Lucio B.: 1985

Antonella B.: 1987

Francesca P.: 1991

Vanna R.: 1994

 

IERI E OGGI. Così mi diceva LAURA CONTI. Erano gli anni ’70 – ’80: “Vedi … tra di NOI ci odiamo. Ma l’odio verso gli ALTRI è ancora più forte. Ed è questo che tiene assieme il PCI”, 21 marzo 2016

erano gli anni ’70-’80 (periodo di una mia militanza di partito molto attiva).

Domandai a LAURA CONTI, una dirigente molto famosa e di molta storia: “”ma perchè Ingrao e Amendola sono così distanti e c’è sempre questo conflitto interno nel PCI?”.

Rispose: “Vedi … tra di NOI ci odiamo. Ma l’odio verso gli ALTRI è ancora più forte. Ed è questo che tiene assieme il PCI

Non è cambiato molto, oggi.

L’odio interno è lo stesso. Ma non c’è più un “nemico” esterno a tenere assieme (allora era la DC, democrazia cristiana). E allora i rancorosi cercano una identità attraverso il “nemico interno”.


dalla Stampa:
Contro le politiche renziane, negli ultimi tempi hanno fatto sentire forte la loro voce alcuni capi di partito, che Renzi ha «rottamato», ma non del tutto:

Massimo D’Alema, con un’intervista al Corriere della Sera,

poi Pier Luigi Bersani a Perugia

e ancora Enrico Letta al Corriere, da New York.

Università di Trento | Presentazione dell’Ateneo – 29.1.2016

quanti RICORDI!
belli .
Tranne gli stronzi di Lotta Continua

e i  fondatori delle brigate rosse (in minuscolo) che passeggiavano per le vie del centro

Mappe nel Sistema dei Servizi alla Persona e alla Comunità

SOSIOLOGIA TN

Università di Trento, un’università europea, in Italia.Tra le prime 200 università al mondo (THE – Times Higher Education Rankings 2015-2016), 10 Dipartimenti, 3 Centri di Ricerca, 586 docenti e ricercatori, 704 persone di staff, 16.000 studenti iscritti, 1.090 studenti stranieri.

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Amarcord. In battello verso Torno e salita allo stradone, passando davanti all'asilo dei miei primi anni '50, mattina del 7 aprile 2015

Sei uscito di casa ed hai acquistato il quotidiano La Provincia di Como, il cui titolo di prima pagina era: “Pasquetta: mai così tanti”. E infatti ieri non siamo riusciti a tornare in auto.

Hai percorso Via Cavallotti e poi hai camminato sul lungolago, fino a Piazza Cavour. Hai preso il biglietto del battello (3.80 eurini). Sei partito alle 9 e 45 e hai navigato fino a Torno.

Dalla piazzetta hai camminato nelle scalette di pietra fino ad arrivare all’auto rossa che avevano lasciato nello stradone della vecchia galleria. Quella che si percorreva negli anni ’50.

CLICCA SULLA PRIMA IMMAGINE PER VEDERLE IN SEQUENZA:

MI SCRIVE A.: centro storico di Como, gatti e ricordi della formazione

MI SCRIVE A.

caro Paolo, innanzitutto complimenti perché ti vedo non solo in ottima forma ma ancora con quella carica comunicativa appassionata ed interessante che ricordo da quando ti ho conosciuto.

Ormai a me resta solo il ricordo dato che davvero mi sono ritirata…a vita privata. Ciò comunque non significa che voglio spegnere il cervello e la voglia di capire ed imparare cose nuove, non fosse altro che per me.
Approfitterò quindi senz’altro della tua generosa offerta e te ne ringrazio in anticipo.
Complimenti anche per il bel gatto che vedo interessato alle tue carte. Sei riuscito a coinvolgere anche lui con le tue capacità formative?
Ora che sta per arrivare la primavera mi riprometto la famosa visita a Como e quindi spero di poterti incontrate.
Un affettuoso saluto
A.

RISPONDO

ciao A.!
ti pensavo proprio in questi giorni
pensavo che si avvicina la primavera e che mi avevi promesso di venire a como
sarà bellissimo camminare per il centro storico ricordando i nostri tempi della formazione!
il contatto email c’è: basterà scegliere il giorno adatto per entrambi
forse a marzo arriva anche la mia pensione di vecchiaia
gatti: ne abbiamo 3. è più facile accudirli rispetto ai cani. anche se un cane ci piacerebbe davvero molto
sono bellissimi
questa è miciù, la più vecchia (quasi 17 anni):
 
 
 
formazione: certo un po’ (un bel po’) mi manca il lavoro d’aula
però ho tantissimi contatti tramite facebook e da lì risco a fare un po’ di assistenza tecnica
come con le bibliografie
 
allora:
arrivederci
questa volta davvero!
ciao

CONVERSAZIONE NATA DA:

nel caso questa bibliografia

​de​

cronologica sia di interesse

per la formazione
e per il lavoro professionale​
(e anche per ricordare il passato recente ….)

http://mappeser.com/2015/02/06/professioni-sociali-bibliografia-in-ordine-cronologico-decrescente-a-cura-di-paolo-ferrario-aggiornata-al-6-febbraio-2015/

​saluti cordiali​
PS qui un mio ragionamento sulle “bibliografie decronologiche”: http://youtu.be/bdAY6FcQ6YY
Area degli allegati

Album dei RICORDI: dalla 5° elementare alla 2° Media, 1959-1962

avevo circa 10 anni.

per ricordare alcuni miei contemporanei: Angelo Barsocchi, Francesco Pozzi, Alberto Pusterla, Enrico Guazzolini, Sanzio Albonico, Giorgio Tosetti, Roberto Corbella, Pierluigi Monchiero, Lorenzo Dominioni, Giorgio Albonico, Pier Luigi Corti, Aldo Binda, Guido Invernizzi, Elvio Franchi, Giancarlo Miorin, Antonio Casartelli, Giancarlo Sassella, Ivo Noseda, Alberto Balzaretti, Franco Faccioli,Maria Pia Lozei, Giuseppe Clerici, Alberto Genesoni. Gian Franco Gentile, Edoardo Sada, Marco Frangi, Luciano Barelli, Bruno Tromboni, Romano, Bruno Recalcati

 

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MANOUKIAN AGOP, Presenza armena in Italia, 1915-2000, Guerini e associati, 2014, p. 380

Mappe nel Sistema dei Servizi alla Persona e alla Comunità

Agop Manoukian (Agopik per gli amici) illumina un aspetto particolare dei grandi flussi demografici che caratterizzano il mondo moderno e quello più specifico dell’Italia.

Leggiamo le sue parole: “soggetto di questa microstoria è il piccolo frammento italiano della grande diaspora armena” (pag. 11)

DIASPORA. Assume grande rilevanza nella narrazione questo concetto: “con questa espressione non si individua un vero e proprio gruppo, ma si identifica uno spazio sociale e immaginario che include sia istituzioni che hanno un forte punto di riferimento con il paese e il luogo da cui un tempo si sono staccati” (pag. 14)

La ricerca che si snoda in queste pagine è molto articolata e comprende aspetti storici, religiosi, socioantropologici, soggettivi ed identitari

Si capisce molto anche della società italiana inoltrandosi nel percorsi di insediamento degli armeni.  Il titolo “Presenza armena in  Italia” riassume bene l’intento narrativo ed analitico.

Riassumo qui alcuni punti fondamentali della struttura di questo…

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termina oggi la mia FASE DELLA VITA DA DOCENTE E FORMATORE nelle politiche sociali e servizi alla persona e alla comunità, 29 settembre 2014. Nei commenti: le LETTERE ricevute

Gentili ed egregi studenti e studentesse che ho incontrato in questi anni
quella del 29 settembre 2014 è per me una giornata “storica” dal punto di vista autobiografico.
E pertanto desidero, in caso di interesse per l’appunto “biografico”, farvene partecipi.
Ho iniziato ad insegnare materie connesse alle politiche sociali e legislative dal 1972 e questo lavoro di quasi mezzo secolo termina esattamente oggi, all’inizio dell’anno accademico 2014/2015.
Le tappe sono state:
 1. come lavoratore dipendente:
– La Scuola Ensiss di servizio sociale (1972-1978)
– la Scuola regionale per operatori sociale del Comune di Milano (1978-1994)
2. come libero professionista “partitaivista“:
– Il corso di servizio sociale alla Università Ca’ Foscari di Venezia (1996-2003)
– corsi di aggiornamento organizzati dalla Provincia di Milano, Unità operativa formazione (1998-2007)
– Il corso di laurea magistrale Progest della Università di Milano Bicocca (2004-2008)
– l’ingaggio  in vari enti pubblici e privati 
– il corso di Servizio sociale della Università di Milano Bicocca (2010-2014)
– il corso di laurea magistrale in scienze pedagogiche della Università di Milano Bicocca(2009-2014)
Il 10 maggio ho avuto un infarto cardiaco (che ho raccontato Qui e di cui faccio memoria Qui) e questo ha improvvisamente e del tutto mutato le prospettive delle mie possibilità di agire nei mondi culturali del lavoro sociale.
La prima e necessaria scelta è quella di abbandonare il lavoro di docente e formatore nei corsi universitari di base, di specializzazione, di  aggiornamento professionale e nella consulenza formativa.
Non sarò più, dal 1 ottobre 2014, docente di Politiche sociali ai corsi di scienze pedagogiche e di servizio sociale della Università di Milano Bicocca e negli altri istituti di formazione con cui ho collaborato.
Continuerò il mio lavoro di ricerca e analisi dei processi istituzionali attraverso il continuo aggiornamento in tempo reale dell’  l’ultimo mio libro uscito nel 2014
e  sul blog professionale http://mappeser.com/
Stabilirò relazioni basate sulla “documentazione per la formazione” attraverso il gruppo facebook https://www.facebook.com/groups/ferrariopolser/
Naturalmente farò questo entro i confini del “tempo che resta”, che è oggetto di questo blog di contenuto filosofico http://antemp.com/
Devo tutto quello che sono alle studentesse e agli studenti che si sono interessati ed applicati alle mie materie teoriche e pratiche in materia di “servizi alla persona e alla comunità” in questi 42 anni.
E dunque ringrazio personalmente ciascuno di voi,
augurandovi buon futuro personale e professionale.
cari e cordiali saluti
Como 29 settembre 2014

1969-1971: gli anni di Trento. "Ti ho scoperto sulla rete andando a cercare di Tullio Aymone che anch'io stimavo moltissimo"

mi scrive un antico compagno di università:

Ciao Paolo, sono ***. Ci eravamo incrociati all’università.

Ti ho scoperto sulla rete andando a cercare di Aymone che anch’io stimavo moltissimo. Anzi avrei voluto fare la tesi con lui, ma quando l’ho cercato non aveva spazio per questo.

Ho letto più o meno tutto quello che pubblichi di te.

Mi dispiace immensamente della disgrazia che ti ha colpito.

Ho visto che abiti in un posto bellissimo. Se ti fa piacere, se passo da Como passo a trovarti. Io risiedo sempre a Busto Arsizio e ho un ufficio a Milano. Mi occupo di ricerche e consulenze relative al settore del commercio.

Ho moglie e un figlio che mi sta seguendo nell’attività. Mi ricordo che allora eri fumantino, tanto che una volta mi volevi menare. Ti ha fermato il tuo amico anche lui di Como. Con grande simpatia. Mauro

 

(fumantino

agg. [dim. di fumante, part. pres. di fumare, nel sign. fig. fam. al n. 1a], tosc. –

Di persona a cui saltano facilmente i nervi o anche permaloso e irritabile)

 

gli rispondo:

caro mauro
ma che bella sorpresa questa irruzione del “nostro” tullio aymone nella nostra memoria biografica!
ho un ricordo vago di te. erano di certo gli anni 1969-71. ricordo un “***” ma non riesco a collegare il viso al nome
vivo a como e qui trovi un mio rapido racconto autobiografico:
 
avrei davvero molto piacere re-incontrarti dopo 44 anni circa!
qui trovi tutte le mie tracce su tullio aymone (ma tu le hai già trovate): http://mappeser.com/category/7-autori/aymone-tullio-1931-2002/
 
se passi a como scrivimi prima e fissiamo un appuntamento
 
mandami una tua fotografia per vedere se mi ricordo del tuo viso
 
grazie per avermi scritto
saluti cari

 

Ricordare è importante: Maria Colombo (1950-2018), nel 1968 e 1969 e a Coatesa sul Lario, nei primi anni ’90

LUOGHI del LARIO e oltre ...

Ricordare è importante.

Maria Colombo a Coatesa sul Lario: è lei che fotografa il marito, il figlio, Luciana e me.

E nel 1968 e 1969 scriveva sul quotidiano studentesco LA VASCA

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anno 1940: eventi storici e cronologia

. Bisogna far fronte alle ingenti spese militari. Istituita un’imposta generale sulle entrate (Ige) (vedi 3 gennaio )

Mussolini scrive a Hitler dichiarando la disponibilità dell’Italia a essere la «riserva» della Germania, ma ribadendo l’impossibilità di un’entrata in guerra entro tempi brevi (vedi 5 gennaio)

Mussolini e Hitler si incontrano al Brennero. Il cancelliere tedesco dice che le sorti di Germania e Italia sono indissolubilmente legate (vedi 18 marzo)

Mussolini invia ai capi militari un promemoria nel quale ripropone l’ipotesi di una «guerra parallela» volta alla conquista della Corsica, di Biserta e di Malta. Afferma inoltre che l’Italia non potrà rimanere neutrale. Unico problema, «quando» e «come» entrerà in una guerra che comunque non dovrà essere lunga(vedi 31 marzo)

•La Germania occupa con facilità la Danimarca e con maggiori resistenze la Norvegia (vedi 10 giugno). Una prossima entrata in guerra dell’Italia appare inevitabile

• Dino Grandi in una lettera a Mussolini esprime i suoi dubbi sulla partecipazione dell’Italia al conflitto (vedi 21 aprile)

Mussolini non accetta di incontrarsi con il presidente del consiglio francese Paul Reynaud (vedi 26 aprile). Esito analogo hanno gli inviti a riprendere il dialogo che Francia, Regno Unito e America fanno pervenire all’Italia nelle settimane successive

• La Germania invade i Paesi Bassi, il Belgio e il Lussemburgo (vedi 10 maggio).Mussolini è informato dell’attacco da una lettera di Hitler, che giunge a Roma quando le operazioni sono già in corso

• Al teatro della Pergola di Firenze si rappresenta Volo di notte,composto da Luigi Dallapiccola su testo proprio tratto dal romanzo di Antoine de SaintExupéry (vedi 18 maggio)

Mussolini si risolve a entrare in guerra (vedi 28 maggio); il 30 maggio informa Hitler della sua decisione • L’Italia dichiara guerra a Francia e Regno Unito (vedi 10 giugno). Discorso di Mussolini a Roma in cui parla di santa «lotta dei popoli poveri» contro gli Stati plutocratici

•Le truppe tedesche entrano a Parigi (vedi 14 giugno). Genova, bombardata dal mare da navi inglesi e francesi

• La Francia chiede l’armistizio (vedi 17 giugno) • Durante un incontro tra Hitler e Mussolini a Monaco, il Fuhrer ridimensiona drasticamente le pretese italiane (vedi 18 giugno)

• Il 20 giugno inizia l’offensiva contro la Francia; i successi militari italiani sono scarsi e le deficienze dell’apparato militare evidenti • Armistizio tra Italia e Francia (vedi 24 giugno). Bilancio tra gli italiani: circa 1200 tra morti e dispersi e alcune migliaia di feriti (2150 dei quali congelati) • In un incidente aereo nel cielo di Tobruk, probabilmente causato da un errore della contraerea italiana, muore Italo Balbo (vedi 28 giugno)

• Le truppe italiane in Africa orientale avviano un’offensiva in direzione del Sudan e della Somalia britannica (vedi 00 luglio). Si costituisce una commissione presieduta da Ciano per definire gli obiettivi di guerra dell’Italia. Secondo Mussolini il nostro futuro prevede l’annessione di Corsica, Nizza, Malta, Tunisia, di parte dell’Algeria e del Ciad, della Somalia francese e britannica e l’allargamento della sfera d’influenza in direzione di Egitto, Sudan, Palestina, Siria, Transgiordania, Irak, Arabia, Aden • Il comando supremo italiano riceve l’ordine di spostare il grosso dell’esercito dalla frontiera occidentale a quella orientale. Si profila l’intenzione di una «resa dei conti» con Iugoslavia e Grecia (vedi 3 luglio)

• A punta Stilo, di fronte alla costa jonica della Calabria, scontro navale (dall’esito incerto) tra unità italiane e inglesi (vedi 9 luglio). Il 19 luglio, a capo Spada, di fronte all’isola di Creta, altro episodio della guerra navale tra Italia e Inghilterra (esito ancora una volta dubbio)

. Affondato l’incrociatore italiano Colleoni • Mentre si attende da un momento all’altro uno sbarco tedesco sulle coste inglesi, i vertici fascisti si concentrano su un prossimo attacco all’Egitto, che, nelle intenzioni di Mussolini, dovrebbe infliggere alle forze del Regno Unito «il colpo di grazia» e porre termine al conflitto (vedi 00 agosto)• Inizia l’offensiva italiana sul fronte libico-egiziano (vedi 13 settembre)

• Italia, Germania e Giappone sottoscrivono il Patto tripartito, che mette in pratica il Patto anticomintern del 1936-37 (vedi 27 settembre) • Vertice a Palazzo Venezia. Deciso l’attacco alla Grecia (vedi 15 ottobre)

• Mussolini invia un ultimatum a Graziani, comandante delle truppe schierate in Africa settentrionale: se non conquista Marsa Matruh dovrà abbandonare il comando (vedi 26 ottobre)

• Ha inizio l’attacco alla Grecia (vedi 28 ottobre); l’offensiva incontra immediatamente gravi difficoltà • Romania, Ungheria e Slovacchia aderiscono all’Asse (vedi novembre)

• Una formazione di aerosiluranti partita dalla portaerei inglese Illustrious compie una devastante incursione sul porto di Taranto, affondando tre navi da battaglia (Duilio, Cavour, Littorio) (vedi 11 novembre)

• Disfatta in Grecia. Badoglioviene sostituito con il generale Ugo Cavallero (vedi 6 dicembre)

• Poderosa controffensiva inglese in Nord Africa

. Annientata la X armata italiana (vedi 8 dicembre) • Hitler emana le direttive del piano Barbarossa per l’invasione dell’Unione Sovietica (vedi 18 dicembre) • Nasce a Pesaro la Fondazione Rossini (vedi 15 novembre)

• Nasce la Excelsa film. Dino De Laurentiis fonda a Torino la Realcine • Esce nelle sale L’assedio dell’Alcazar di Augusto Genina; Vittorio De Sica gira Maddalena Zero in condotta

• A Milano VII Esposizione triennale delle arti decorative e industriali moderne e dell’architettura moderna. Tra i pezzi in mostra: una radio custodia disegnata da Luigi Caccia Dominioni e le macchine da scrivere per ufficio disegnate da Marcello Nizzoli per l’Olivetti.

• Diffuso da G. Calogero il Manifesto del liberalsocialismo: sostenuta l’inscindibilità dei concetti di libertà e giustizia sociale; un nuovo manifesto (1941) sosterrà la formazione di un movimento che avvii la lotta antifascista.

• Ferrari, inizialmente con denominazione Auto Avio, avvia la fabbricazione di automobili.

• Bacchelli conclude la trilogia Il mulino del Po.

• R. Bilenchi pubblica Conservatorio di Santa Teresa.

• Buzzati pubblica Il deserto dei Tartari.

• Proiettato Romantica avventura di Camerini.

• Cecchi pubblica i l libro di viaggio America amara.

• Proiettato Rose scarlatte di De Sica.

• F. Flora pubblica il primo volume della Storia della letteratura italiana.

• G.F. Ghedini compone il concerto per orchestra Architetture.

• Mostra del cinema di Venezia: Coppa Mussolini conferita a L’assedio di Alcazar di Genina.

• Luzi pubblica Avvento notturno.

• G. Petrassi compone Magnificat.

• Quasimodo pubblica la prima traduzione dei Lirici greci.

• campionato di calcio vinto dall’Ambrosiana.

Giro d’Italia vinto da F. Coppi.

 

Anno 1948, cronologia mese per mese

. Si apre a Milano il VI Congresso del Partito comunista. Approvata la proposta di costituire insieme ai socialisti, in vista delle prossime elezioni politiche, un raggruppamento unitario, il Fronte democratico popolare (vedi 4 gennaio) 

• In seguito all’accordo tra il Partito liberale e il Fronte dell’uomo qualunque nasce il Blocco nazionale (vedi 10 gennaio) 

• Si apre a Napoli il XX Congresso del Partito repubblicano, che conferma l’alleanza di governo con la Democrazia cristiana e le altre forze moderate (vedi 16 gennaio) 

• Si apre a Roma il XXVI Congresso del Partito socialista, al termine del quale la maggioranza dei delegati vota a favore dell’alleanza con il Pci, con l’eccezione della corrente di Ivan Matteo Lombardo, Piero Calamandrei, Franco Venturi e Giuseppe Romita, che il 7 febbraio decide di presentarsi alle elezioni insieme al Psli dando vita alle liste di Unità socialista (vedi 19 gennaio) 

• Terminano i lavori dell’Assemblea costituente (vedi 31 gennaio) 

• Si apre a Napoli il I Congresso del Partito socialista dei lavoratori. Precisata la natura anticomunista, filo occidentale e riformista della formazione politica guidata da Giuseppe Saragat(vedi 1 febbraio) 

• Italia e Stati Uniti siglano a Roma un trattato decennale di amicizia e di commercio (vedi 2 febbraio) 

• Emanato un decreto preparato daGiulio Andreotti e Giuseppe Grassi: dichiarate «estinte» le pratiche di epurazione nei confronti di persone coinvolte con il passato regime fascista; concessa la revisione dei procedimenti già passati in giudicato (vedi 7 febbraio) 

• Ha inizio la campagna elettorale per il primo Parlamento repubblicano (vedi 8 febbraio) 

• Il Consiglio di Stato, chiamato a esprimersi sull’accesso delle donne alle carriere nella pubblica amministrazione, afferma che l’art. 51 della costituzione sulle pari opportunità di tutti i cittadini nell’accesso ai pubblici uffici non abroga la precedente legislazione che pone alcuni vincoli ai diritti delle donne (vedi 9 marzo) 

• Si costituisce a Bruxelles, tra Regno Unito,Francia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo, l’Unione europea occidentale (Ueo), trattato di cooperazione politica, economica e militare in funzione antisovietica, di durata cinquantennale (vedi 17 marzo) 

• Il segretario di Stato americano George Marshall, parlando all’Università di Berkeley, minaccia la sospensione degli aiuti all’Italia in caso di vittoria del Fronte popolare alle prossimeelezioni politiche. Da gennaio sono arrivati dagli Stati Unitioltre 170 milioni di dollari (vedi 20 marzo) 

• Alla conferenza dell’internazionale socialista in corso a Londra, la scelta del Psi di presentarsi alle elezioni con i comunisti dando vita al Fronte democratico popolare è vivamente criticata. Il rappresentante dei Psi, Rodolfo Morandi, abbandona i lavori del congresso (vedi 20 marzo) 

• Truman firma la legge per gli aiuti all’Europa avviando il piano Marshall (vedi 3 aprile). Il 16 aprile è costituita a Parigi, tra i 16 paesi che partecipano al piano, l’Organizzazione europea per la cooperazione economica (Oece), alla quale è affidato il compito di regolare e coordinare l’attuazione del programma di aiuti. L’adesione formale dell’Italia all’European Reconstruction Program (Erp) avviene il 28 giugno. Nel corso del primo anno affluiscono in Italia dagli Usa aiuti per 668 milioni di dollari (l’80% in forniture di merci, il restante 20% in prestiti e finanziamenti). In ottobre la gestione dei fondi viene affidata all’Imi

• Affidato al Coni l’esercizio dei concorsi a pronostici e di abilità legati a manifestazioni sportive organizzate dallo stesso Comitato olimpico (vedi 14 aprile) 

• Si svolgono le elezioni per la formazione del Parlamento repubblicano. La Democrazia cristiana conquista la maggioranza assoluta dei seggi mentre il Fronte popolare subisce una pesante sconfitta. L’8 maggio si inaugurano i lavori della prima legislatura repubblicana (vedi 18 aprile) 

Luigi Einaudi eletto presidente della Repubblica (vedi 11 maggio) • De Gasperi presenta al nuovo capo dello Stato le dimissioni del suo ministero, che le respinge e si riserva di proporre un rimpasto di governo (vedi 12 maggio) 

• Si insedia il V governo De Gasperi, fondato su una maggioranza composta da Democrazia cristiana, Partito liberale, Partito repubblicano e Partito socialista dei lavoratori, che segna l’inizio della stagione del «centrismo» (vedi 23 maggio) 

• La Jugoslavia accusata di ostilità nei confronti dell’Unione Sovietica e espulsa dal Cominform (vedi 28 giugno) 

• ARoma, davanti al palazzo di Montecitorio, l’estremista di destra Antonio Pallante spara a Palmiro Togliatti ferendolo gravemente (vedi 14 luglio). Manifestazioni in tutto il paese. La Cgil proclama lo sciopero generale (alla riunione della segreteria non partecipano i delegati democristiani). Per i tre giorni successivi, occupazioni di fabbriche e scontri nelle strade tra gruppi di ex partigiani armati e forze di polizia. Il 16 luglio la protesta rientra. Bilancio: 16 morti, più di 200 feriti e oltre 7000 arresti. Il 19 luglio Togliatti è dichiarato fuori pericolo

• Il consiglio nazionale delle Acli (vedi 22 luglio)condanna la proclamazione dello sciopero generale in occasione dell’attentato a Togliatti. Il 26 luglio, la Cgil esclude i democristiani dalla confederazione sindacale. Durante il II Congresso nazionale delle Acli (vedi 14 settembre), si dedica di dare vita a un nuovo sindacato. Il 17 ottobre nasce la Libera Cgil

• Il compositore Umberto Giordano muore a Milano (vedi 12 novembre) Giuseppe Dossetti, all’interno del consiglio nazionale della Democrazia cristiana, critica le scelte di tipo liberista che ispirano la politica economica del governo. Decide quindi di dare vita a una propria corrente all’interno del partito che ha come organo di riferimento la rivista «Cronache sociali» (vedi 20 dicembre) 

• Einaudi comincia la pubblicazione dei Quaderni dal carcere di Antonio Gramsci • Il premio Strega assegnato alle memorie di Vittorio Cardarelli Villa Tarantola

 • EIsa Morante pubblicaMenzogna e sortilegio, con cui vince il premio Viareggio • Esce in volume Il garofano rosso, primo romanzo scritto da Elio Vittorini che, pubblicato a puntate su «Solaria» (1933-34), aveva provocato il sequestro della rivista fiorentina per oscenità • Giovanni Guareschi pubblica Mondo piccolo: Don Camillo • Trentacinque registi firmano una lettera inviata a tutta la stampa in cui protestano contro la censura, contro l’invasione incontrollata della cinematografia straniera e per il credito bancario per la produzione italiana praticamente inesistente

• Esce in Italia, dopo aver vinto in luglio il Festival di Locarno, il film di Roberto Rossellini Germania anno zero. Escono anche La terra trema di Luchino Visconti e Ladri di biciclette di Vittorio De Sica • Va in onda Vi parlaAlberto Sordi • Giacomo Manzù vince il primo concorso per la porta di San Pietro

•A Torino, Pier Luigi Nervi costruisce il Palazzo delle esposizioni.

• N. Abbagnano pubblica Esistenzialismo positivo.

• G.L. Bonelli e A. Galeppini creano il fumetto «Tex».

• Proiettato Sotto il sole di Roma di R. Castellani, premiato dalla Presidenza del Consiglio.

• E. De Filippo rappresenta Le voci di dentro. 

• Premio Viareggio conferito ex aequo a Palazzeschi per Fratelli Cuccoli ed E.Morante per Menzogna e sortilegio.

• Moravia pubblica La disubbidienza. 

• I dischi a 33 giri sostituiscono quelli a 78 giri.

• Campionato di calcio vinto dal Torino.

• Giro d’Italia vinto da F. Magni.

da Anno 1948, cronologia mese per mese.

Osservo con tristezza storica che oggi, 11 settembre 2013, si ricorda poco l’11 settembre 2001

Osservo con tristezza storica che oggi, 11 settembre 2013, si ricordo poco l’11 settembre 2001

No.

Io non me lo dimentico. Quella è una data periodizzante

Quella data ha segnato in modo irreversibile il mio “to cross the line”, l’oltrepassamento di quel confine che aveva costruito la mia identità politica dal 1968 in avanti.

Perchè?

Perché è una data seminale.

Un momento sintetico che aiuta a fare ordine.
A capire le forze in campo.
A rileggere il passato.
A proiettarsi sul futuro.
A stabilire quel nesso, quella connessione fra “individuo” e “società” che dovrebbe sempre essere al centro di chi vuole dare senso al suo trascorrere del tempo vitale. Il breve ciclo biologico dentro il flusso del tempo storico.
Una parte della cultura islamica ha dichiarato guerra al mondo occidentale.
Un “partito” di ricchi petrolieri (al quaeda allora, e oggi quel che ne resta e le sue filiazioni), in perfetto stile leniniano, assolda ed arma gruppetti di militanti che distruggono a New York due simboli architettonici e visivi degli Stati Uniti. L’evento in sé si riassume in 2748 morti, di cui 412 soccorritori e 12 suicidi (quelle persone che abbiamo visto volare giù dai grattacieli per non bruciare da vivi). Infinitamente più ampio è il riverbero storico-sociale. Come quando in un quadro si riesce ad assegnare significati ai colori, alle luci ed alle ombre, ai primi piani ed allo sfondo …
Io ora il quadro lo vedo così.
Vedo un nemico che odia il mio e nostro stile di vita.
La mia e nostra libertà di puntare o no sui valori della famiglia. Di decidere come provare soddisfazione nella vita sessuale, qualunque essa sia: etero, omo, bi, trans eccetera. Già: eccetera …
Un nemico che mira ad annullare i fondamenti delle democrazie occidentali, forgiate innanzitutto con l’illuminismo francese.
La secolarizzazione, la distinzione fra religione (come fatto individuale) e logiche pubbliche dello stato, la democrazia rappresentativa dei parlamenti e dei governi.
Un nemico che utilizza a proprio favore la varietà delle opinioni che può esprimersi nella nostra civiltà (sì civiltà: intesa come processo di civilizzazione che ottiene come massimo risultato l’espansione della soggettività) per insediare cellule di partito che si organizzano militarmente con gli attentati alle stazioni ferroviarie e metropolitane.
Un nemico stratificato in “dirigenti”, “simpatizzanti” interni (nei loro paesi e terre) ed esterni (i nostri estremisti di sinistra, alla continua ricerca dell’ottocentesco “proletariato” che dia la spallata “rivoluzionaria”, e di destra, affascinati dalla cultura comunitaria espressa dalle masse musulmane) e “militanti-attivisti” addestrati anche al suicidio. A proposito, la nostra psicologia ci insegna che la socializzazione comincia dall’infanzia.. Chissà se nel quadro che io vedo anche i simpatizzanti nostrani riescono a vedere il barbaro processo di costruzione del piccolo kamikaze. A proposito di “cultura dell’infanzia” … Sono poche le parole che leggo su questo tema.
Sul piano culturale vedo, ovviamente molto in positivo, l’estrema soggettivazione della mia civiltà (in cui metto anche le politiche di welfare, le cure per minori, handicappati, anziani) e dall’altra parte l’estrema collettivizzazione dell’islamismo religioso.
Ovviamente molto in negativo.
Per valutare occorre sempre una gerarchia di valori. Io dò valore al soggetto ed è per questo che preferisco infinitamente modelli socio-culturali che danno valore all’individuo.
Loro, invece, danno valore all’annullamento in un indistinto collettivo e questo porta la nostra storia indietro di secoli.
No, grazie.
Sul piano politico i giudizi ed i comportamenti che l’11 settembre ha prodotto nei mesi ed anni successivi diventano dei grandi indicatori di tipo storico.
“Siamo tutti americani” è stato lo slogan di una sola giornata.
Giusto un riflesso della italianissima religione cattolica per il culto dei morti, ma al di sotto delle parole l’antiamericanismo è annidato in profondità nella cultura sia di destra (che odia gli Stati Uniti perché hanno attivamente agito per la caduta dei fascismi e del nazismo) che di sinistra (che odia gli Stati Uniti perché hanno vinto la sfida con il comunismo storico delle russie). Ed è riaffiorato alla grande in modo ancora più virulento che nel passato.
Non sono un cultore dei percorsi delle destre. Per la mia biografia sono invece molto interessato ai percorsi delle sinistre.
E’ qui che, per me, l’11 settembre diventa un punto di svolta, una di quelle congiunture in cui diventa possibile e necessario to cross the line, varcare la linea.
Vedo la totale incapacità della politica di sinistra (meglio della politica di cattosinistra) ad agire per la sicurezza dei prossimi decenni (a me, data la mia età, basterebbero dai 20 ai 30 anni).
Questa cultura ritiene che gli Stati Uniti sono stati “puniti” da quel partito di ricchi arabi seduti sul loro petrolio a causa dell’imperialismo (dimenticando che i repubblicani di Bush hanno vinto le prime elezioni del 2000 su un programma isolazionista). Così questa cultura non è attrezzata a comprendere che la guerra dichiarata da quella parte dell’islam non è rivolta solo agli Stati Uniti (che “se la sono meritata”) ma a tutta la civiltà occidentale. Conseguentemente non riesce a comprendere che abbiamo a che fare con nemici che si articolano attraverso organizzazioni molto potenti e molto efficaci (basta pensare a come utilizzano internet e le televisioni). Con nemici esterni (gli stati canaglia: Iraq, Iran, Siria …) e con nemici interni (gli adolescenti di seconda e terza generazione e naturalmente le loro famigliole che mettono assieme il ribellismo dell’adolescenza con i soldi e le armi che gli forniscono le cellule locali dell’islamismo fondamentalista).
Ma su tutto questo scenario complesso ed articolato, infinitamente fitto di sfumature da seguire con attenzione, una cosa mi appare con chiarezza lancinante. Appunto come quando in un quadro appare finalmente il significato ed allora si presentifica l’emozione di pensare.
Per tutto un ciclo di vita ho pensato che la divisione fosse fra capitalismo e comunismo, fra destra e sinistra, fra Dc e Pci.
E vista la deriva etica del berlusconismo (avvocati nel processo il lunedì e martedì in commissione perlamentare a cambiare le leggi a favore del loro datore di lavoro) anche fra polo e ulivo.
In quell’arco storico così appariva ed anche così era l’ alternativa.
Oggi vedo che la faglia divisoria fondamentale, quella che un tempo avrei chiamato “strutturale”, è fra i paesi che nel secolo breve non hanno conosciuto e praticato i comunismi, i fascismi, il nazismo (e sono l’Inghilterra e gli Stati Uniti) e paesi che invece quelle scelte hanno storicamente effettuato (l’Europa fino ai suoi confini russi, l’Italia, la Spagna, in parte la Francia).

La linea di divisione è fra sistemi socio-politici impiantati sullo sviluppo della democrazia liberale e sistemi totalitari.

L’11 settembre rivela che Stati Uniti ed Inghilterra continuano la loro politica contro il totalitarismo nazifascista (negli anni 1921-1945) e islamofascista oggi.
Una assoluta continuità che appare sui tempi lunghi. La Francia, l’Italia, la Germania, la Spagna, invece, contrattano poche migliaia di soldati per “portare la pace”, rendendo difficile ad Israele perfino di garantirsi la sopravvivenza.
Gli stessi paesi che hanno reso possibile la Shoah fanno da ostacolo all’unico scudo difensivo su Israele, cioè gli Stati Uniti. Dov’è la destra, dov’è la sinistra?
Più che mai oggi appaiono categorie politiche incapaci di rappresentare questi tempi storici.

Questo mi ha insegnato l’11 settembre e così oggi lo ricordo, con la canzone/saggio storico di Giorgio Gaber “Qualcuno era comunista“.

Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.

Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà. … la mamma no.

Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre.

Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.

Qualcuno era comunista perché aveva avuto una educazione troppo cattolica.

Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche… lo esigevano tutti.

Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.

Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.

Qualcuno era comunista perché prima… prima…prima… era fascista.

Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano.

Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.

Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.

Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.

Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.

Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.

Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.

Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio.

Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.

Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente.

Qualcuno era comunista perché la borghesia, il proletariato, la lotta di classe…

Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.

Qualcuno era comunista perché guardava solo RAI TRE.

Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.

Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.

Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.

Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico per il Vangelo secondo Lenin.

Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sé la classe operaia.

Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.

Qualcuno era comunista perché c’era il grande partito comunista.

Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il grande partito comunista.

Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.

Qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggior partito socialista d’Europa.

Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi, solo in Uganda.

Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi democristiani incapaci e mafiosi.

Qualcuno era comunista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica eccetera, eccetera, eccetera…

Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.

Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.

Qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos’altro.

Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.

Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.

Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo. Perché sentiva la necessità di una morale diversa. Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno; era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

Sì, qualcuno era comunista perché, con accanto questo slancio, ognuno era come… più di sé stesso. Era come… due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.

No. Niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare… come dei gabbiani ipotetici.

E ora? Anche ora ci si sente come in due. Da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana

e dall’altra il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito.

Due miserie in un corpo solo.

problemi di definizione: RAZZISMO

“tendenza politica, psicologica e culturale a esaltare le qualità fisiche, intellettuali, religiose e spirituali di un popolo o di un gruppo etnico nei confronti di tutti gli altri”

Più segnali ed indicatori mostrano che questa definizione (trascritta dalla ENCICLOPEDIA DEL DIRITTO, DeAgostini editore) si attaglia perfettamente all’atteggiamento ed alle pulsioni motivazionali che gli islamici professano (tramite i loro imam) nei confronti della cultura occidentale europea e angloamericana

  1. Ramadan, bufera sull’Imam “Giustifica il suicidio dei bimbi  – Il Giorno

    10/ago/2013 – Non c’è Ramadan a Milano senza polemica. Quest’anno, messa la sordina sull’annosa questione della moschea che i musulmani chiedono e 

  2. Le moschee segrete e l’imam che sogna i bambini kamikaze 

    http://www.ilgiornale.it/…/moschee-segrete-e-limam-che-sogna-i-bambini-kam…

    10/ago/2013 – Quali sono gli umori prevalenti nella pancia dell’Islam milanese? Cosa pensano e cosa vogliono i dirigenti delle moschee – quelle grandi e 

  3. A Milano l’imam dei martiri. Gli ebrei: “Pisapia si dissoci” – IlGiornale.it

    http://www.ilgiornale.it/…/milano-limam-dei-martiri-ebrei-pisapia-si-dissoci-94…

    09/ago/2013 – Sembra proprio che l’Islam milanese non riesca a tenersi fuori dalle polemiche. Il caso che accende di nuovo i riflettori sulle «moschee» 

 

Mappe nel Sistema dei Servizi alla Persona e alla Comunità

Recupero una vecchia traccia informativa (del 1999 !), dopo gli assassinii compiuti da Mohammed Merah in Francia.

Ho il “vizio della memoria”

Questo post è icastico. Le argomentazioni sono nei tre link contenuti nel testo.

Paolo Ferrario

Marzo 2012


dalle parole  di “S.E. Mons. Ernesto Vecchi, Vescovo Ausiliare, Vicario Generale, Moderatore della Curia” di Bologna.

“Durante la Seconda Assemblea Speciale per l’Europa del Sinodo dei Vescovi, S.E. Mons. Giuseppe Germano Bernardini, Arcivescovo di Izmir in Turchia, dove è rimasto per oltre 40 anni e dove i musulmani sono il 99,9%, ha messo in evidenza la persuasione di tanti autorevoli personaggi musulmani così formulata:

“Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo”.

Tale persuasione fu espressa anche al Cardinale Oddi di v.m., durante il suo servizio diplomatico, da un noto Capo di Stato islamico che gli disse:

“Voi ci avete fermato a…

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A dieci anni dall’11 settembre 2001: la data seminale del mio “to cross the line”, 11 settembre 2011

l’11 settembre 2001:

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Una intera fase storica di attacco dell’islam politico contro i valori e le istituzioni dell’occidente democratico

Obama annuncia una coalizione internazionale per la DIFESA

L’America si metterà alla guida di una vasta coalizione internazionale” che darà il via a “una campagna senza sosta” contro la minaccia terrorista dell’Isis, “ovunque si trovi”, “per respingerla e infine distruggerla”: così Barack Obama ha annunciato il suo piano anti-Isis, parlando in diretta Tv alla nazione.


il mio TO CROSS THE LINE,

dopo il ciclo storico aperto dall’islam politico l’11 settembre 2001

(scritto nel 2006)

Appartengo ad una generazione (1948-più tardi che mai) nella quale la politica ha sempre contato molto. Troppo.

A vent’anni alcuni fra gli slogan più battuti erano: “il sesso è politico”; “l’esame è politico” “tutto è politico” … fino alla nausea da esagerazione. La mia biografia soggettiva intercettava quella fase di movimento collettivo. E ci sono stato.

Ho scoperto che anche per altre persone la personale scelta di campo ha coinciso con certi eventi collettivi. Basta pensare ai fascismi, alla resistenza ed alla costruzione della dirigenza dei partiti comunisti occidentali (in particolare in Italia, Francia, Spagna).

Nel mio infinitesimo piccolo destino individuale è stato il colpo di stato militare in Cile del 1973 a determinare la scelta del Pci. Prima leggevo il Manifesto e proprio non capivo gli articoli di Rossana Rossanda (la “stilista del comunismo”, come efficacemente la dipingeva Giorgio Bocca): il suo estremismo razional-cerebrale e parolaio era così incapace di interpretare quei fatti! …

Mi appariva chiaro che il rischio golpe di destra poteva essere contrastato solo con una larga intesa di tutte le forze democratiche e non con le piccole schegge della “sinistra extra-parlamentare”.
In questo oggi vedo in me un’assoluta continuità: ero “centrista” già allora. Consapevole che solo le posizioni di centro sanno assumersi le responsabilità delle scelte, mentre gli estremi sono immobili e appagati solo di sè nell’autocontemplazione narcisistica.

Gli antipatizzanti di allora mi chiamavano il “berlingueriano”. Negli anni delle brigate rosse ed anche oggi lo ritengo un complimento. Era la sua etica che mi dava energia.

L’apprendimento nel partito è stato molto dispendioso in termini di energie individuali, ma anche illuminante sul piano sociologico.
Il vecchio compagno Libero F. mi insegnò subito la distinzione fra

l’”elettore”,

il “simpatizzante”,

l’”iscritto”,

il “militante”,

il “dirigente”,

l’”eletto nelle istituzioni”.

Ho praticato tutti questi ruoli. Poi ho visto le logiche associative e dissociative, i percorsi del potere, la manipolazione discorsiva, le carrierette, l’eterno rapporto fra ambizione personale e grandi discorsi etico-sociali.

Ho dedicato molto, molto tempo, a tutto questo.

Tantissimo negli anni 1974-1985: quattro sere la settimana fuori per riunioni serali, fino a tarda notte. “Il socialismo è bello, ma sacrifica troppe sere” (Oscar Wilde).

Ho partecipato attivamente alla transizione verso la tradizione socialista (Pci-Pds- Ds) e verso la unificazione fra le milgiori parti della tradizione democristiana e “comunista”.
E solo allora ho capito che l’errore storico era molto antecedente: risaliva alla scissione del 1921.

1921-1991: accidenti … settant’anni per tornare alle origini, saldare parzialmente i conti dovuti alla frattura, ricominciare da capo (un “nuovo inizio” lo ha chiamato quella figura ormai patetica di Achille Occhetto).

Per quel che mi riguarda questa appartenenza alla “famiglia” dei partiti comunisti è davvero solo “parte”, una piccola parte della mia vita (venti anni circa della vita adulta). Ma mi colpisce davvero tanto che la generazione militante dei primi decenni del novecento ha impiegato settant’anni per tornare ai lucidi discorsi di Filippo Turati sulla necessità dell’unione per battersi contro il nascente fascismo, che infatti si affermò a livello di massa. Antonio Gramsci è un autore che occupa un metro di dorsi di libro nella mia biblioteca (e li ho letti affettivamente e intellettualmente).

Ma ad avere ragione, ad essere profetico era il dimenticato Filippo Turati.

Ho ricordi. Persone … libri … momenti … non tutti belli

Ora devo ritornare al perché di questi fluttuanti pensieri in occasione dell’11 settembre.

Perché è una data seminale.

Un momento sintetico che aiuta a fare ordine.
A capire le forze in campo.
A rileggere il passato.
A proiettarsi sul futuro.
A stabilire quel nesso, quella connessione fra “individuo” e “società” che dovrebbe sempre essere al centro di chi vuole dare senso al suo trascorrere del tempo vitale. Il breve ciclo biologico dentro il flusso del tempo storico.
Una parte della cultura islamica ha dichiarato guerra al mondo occidentale.
Un “partito” di ricchi petrolieri (al quaeda allora, e oggi quel che ne resta e le sue filiazioni), in perfetto stile leniniano, assolda ed arma gruppetti di militanti che distruggono a New York due simboli architettonici e visivi degli Stati Uniti. L’evento in sé si riassume in 2748 morti, di cui 412 soccorritori e 12 suicidi (quelle persone che abbiamo visto volare giù dai grattacieli per non bruciare da vivi). Infinitamente più ampio è il riverbero storico-sociale. Come quando in un quadro si riesce ad assegnare significati ai colori, alle luci ed alle ombre, ai primi piani ed allo sfondo …
Io ora il quadro lo vedo così.

Vedo un nemico che odia il mio e nostro stile di vita.

La mia e nostra libertà di puntare o no sui valori della famiglia. Di decidere come provare soddisfazione nella vita sessuale, qualunque essa sia: etero, omo, bi, trans eccetera. Le libertà individuali, quelle combattute dalle fedi religiose

Un nemico che mira ad annullare i fondamenti delle democrazie occidentali, forgiate innanzitutto con l’illuminismo francese:

La secolarizzazione,

la distinzione fra religione (come fatto individuale) e logiche pubbliche dello stato,

la democrazia rappresentativa dei parlamenti e dei governi.

Un nemico che utilizza a proprio favore la varietà delle opinioni che può esprimersi nella nostra civiltà (sì civiltà: intesa come processo di civilizzazione che ottiene come massimo risultato l’espansione della soggettività) per insediare cellule di partito che si organizzano militarmente con gli attentati alle stazioni ferroviarie e metropolitane.

Un nemico stratificato in “dirigenti”, “simpatizzanti” interni (nei loro paesi e terre) ed esterni (i nostri estremisti di sinistra, alla continua ricerca dell’ottocentesco “proletariato” che dia la spallata “rivoluzionaria”, e di destra, affascinati dalla cultura comunitaria espressa dalle masse musulmane) e “militanti-attivisti” addestrati anche al suicidio.

A proposito, la nostra psicologia ci insegna che la socializzazione comincia dall’infanzia.. Chissà se nel quadro che io vedo anche i simpatizzanti nostrani riescono a vedere il barbaro processo di costruzione del piccolo kamikaze. A proposito di “cultura dell’infanzia” … Sono poche le parole che leggo su questo tema.

Sul piano culturale vedo, ovviamente molto in positivo, l’estrema soggettivazione della mia civiltà (in cui metto anche le politiche di welfare, le cure per i minori, gli handicappati, gli anziani) e dall’altra parte l’estrema collettivizzazione dell’islamismo religioso.
Ovviamente molto in negativo.

Per valutare occorre sempre una gerarchia di valori.

Io dò valore al soggetto ed è per questo che preferisco infinitamente modelli socio-culturali che danno valore all’individuo.

Loro, invece, danno valore all’annullamento in un indistinto collettivo e questo porta la nostra storia indietro di secoli.
No, grazie.

Sul piano politico i giudizi ed i comportamenti che l’11 settembre ha prodotto nei mesi ed anni successivi diventano dei grandi indicatori di tipo storico.
“Siamo tutti americani” è stato lo slogan di una sola giornata.
Giusto un riflesso della italianissima religione cattolica per il culto dei morti, ma al di sotto delle parole l’antiamericanismo è annidato in profondità nella cultura sia di destra (che odia gli Stati Uniti perché hanno attivamente agito per la caduta dei fascismi e del nazismo) che di sinistra (che odia gli Stati Uniti perché hanno vinto la sfida con il comunismo storico delle russie). Ed è riaffiorato alla grande in modo ancora più virulento che nel passato.

Non sono un cultore dei percorsi delle destre. Per la mia biografia sono invece molto interessato ai percorsi delle “sinistre” (che oggi è solo lo spazio da loro occupato negli emicicli dei parlamenti) .

E’ qui che, per me, l’11 settembre diventa un punto di svolta, una di quelle congiunture in cui diventa possibile e necessario to cross the line, varcare la linea.
Vedo la totale incapacità della politica di sinistra (meglio della politica di cattosinistra) ad agire per la sicurezza dei prossimi decenni (a me, data la mia età, basterebbero dai 20 ai 30 anni).

Questa cultura ritiene che gli Stati Uniti sono stati “puniti” da quel partito di ricchi arabi seduti sul loro petrolio a causa dell’imperialismo (dimenticando che i repubblicani di Bush hanno vinto le prime elezioni del 2000 su un programma isolazionista). Così questa cultura non è attrezzata a comprendere che la guerra dichiarata da quella parte dell’islam non è rivolta solo agli Stati Uniti (che “se la sono meritata”) ma a tutta la civiltà occidentale.

Conseguentemente non riesce a comprendere che abbiamo a che fare con nemici che si articolano attraverso organizzazioni molto potenti e molto efficaci (basta pensare a come utilizzano internet e le televisioni). Con nemici esterni (gli stati canaglia: Iraq, Iran, Siria …) e con nemici interni (gli adolescenti di seconda e terza generazione e naturalmente le loro famigliole che mettono assieme il ribellismo dell’adolescenza con i soldi e le armi che gli forniscono le cellule locali dell’islamismo fondamentalista).

Ma su tutto questo scenario complesso ed articolato, infinitamente fitto di sfumature da seguire con attenzione, una cosa mi appare con chiarezza lancinante. Appunto come quando in un quadro appare finalmente il significato ed allora si presentifica l’emozione di pensare.

Per tutto un ciclo di vita ho pensato che la divisione fosse fra capitalismo e comunismo, fra destra e sinistra, fra Dc e Pci.
E vista la deriva etica del berlusconismo (avvocati nel processo il lunedì e martedì in commissione perlamentare a cambiare le leggi a favore del loro datore di lavoro) anche fra polo e ulivo.
In quell’arco storico così appariva ed anche così era l’ alternativa.

Oggi vedo che la faglia divisoria fondamentale, quella che un tempo avrei chiamato “strutturale”, è fra i paesi che nel secolo breve non hanno conosciuto e praticato i comunismi, i fascismi, il nazismo (e sono l’Inghilterra e gli Stati Uniti) e paesi che invece quelle scelte hanno storicamente effettuato (l’Europa fino ai suoi confini russi, l’Italia, la Spagna, in parte la Francia).

La linea di divisione è fra sistemi socio-politici impiantati sullo sviluppo della democrazia liberale e sistemi totalitari.

L’11 settembre rivela che Stati Uniti ed Inghilterra continuano la loro politica contro il totalitarismo nazifascista (negli anni 1921-1945) e islamofascista oggi.

Una assoluta continuità che appare sui tempi lunghi. La Francia, l’Italia, la Germania, la Spagna, invece, contrattano poche migliaia di soldati per “portare la pace”, rendendo difficile ad Israele perfino di garantirsi la sopravvivenza.
Gli stessi paesi che hanno reso possibile la Shoah fanno da ostacolo all’unico scudo difensivo su Israele, cioè gli Stati Uniti. Dov’è la destra, dov’è la sinistra?
Più che mai oggi appaiono categorie politiche incapaci di rappresentare questi tempi storici.

Questo mi ha insegnato l’11 settembre e così oggi lo ricordo, con la canzone/saggio storico di Giorgio Gaber “Qualcuno era comunista“.

Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.

Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà. … la mamma no.

Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre.

Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.

Qualcuno era comunista perché aveva avuto una educazione troppo cattolica.

Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche… lo esigevano tutti.

Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.

Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.

Qualcuno era comunista perché prima… prima…prima… era fascista.

Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano.

Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.

Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.

Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.

Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.

Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.

Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.

Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio.

Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.

Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente.

Qualcuno era comunista perché la borghesia, il proletariato, la lotta di classe…

Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.

Qualcuno era comunista perché guardava solo RAI TRE.

Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.

Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.

Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.

Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico per il Vangelo secondo Lenin.

Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sé la classe operaia.

Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.

Qualcuno era comunista perché c’era il grande partito comunista.

Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il grande partito comunista.

Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.

Qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggior partito socialista d’Europa.

Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi, solo in Uganda.

Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi democristiani incapaci e mafiosi.

Qualcuno era comunista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica eccetera, eccetera, eccetera…

Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.

Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.

Qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos’altro.

Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.

Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.

Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo. Perché sentiva la necessità di una morale diversa. Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno; era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

Sì, qualcuno era comunista perché, con accanto questo slancio, ognuno era come… più di sé stesso. Era come… due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.

No. Niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare… come dei gabbiani ipotetici.

E ora? Anche ora ci si sente come in due. Da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana

e dall’altra il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito.

Due miserie in un corpo solo.

il mio bilancio fallimentare sulla riforma sanitaria del 1978. tema cui ho dedicato tutta la mia vita professionale | Coatesa sul Lario e dintorni

il mio bilancio fallimentare sulla riforma sanitaria del 1978. tema cui ho dedicato tutta la mia vita professionale.

tante aspettative, progetti, tensioni, voglia di creare welfare e oggi il sistema si è ridotto ad una nomina burocratica (dentro il clientelismo delle lobby di comunione e liberazione e compagnia delle opere) per cui arriva un manager – nominato sulla base di un curriculum e delle sue reti di conoscenze ed appoggi politici – che deve fare “una prima ricognizione sui diversi temi sul tappeto» per conoscere la realtà comasca !!!

dunque la salute degli abitatori di Como e dintorni è affidata ad un estraneo che “deve conoscere la realtà comasca” !!!

ok: la riforma sanitaria del 1978  E’ FALLITA

Paolo Ferrario

Lunedì 3 gennaio il nuovo direttore generale dell’azienda ospedaliera S. Anna, Marco Onofri, ha incontrato il direttore sanitario, Laura Chiappa, e il direttore amministrativo, Salvatore Gioia, «per una prima ricognizione sui diversi temi sul tappeto»; primo di una serie di incontri per conoscere la realtà comasca. «Si tratta anzitutto di consolidare l’avvio delle attività nella nuova sede in cui si applica un modello organizzativo innovativo – ha dichiarato Onofri –. È stato fatto un ottimo lavoro e so di poter contare su straordinarie professionalità. Per cultura personale prediligo il gioco di squadra e intendo operare con il contributo di tutti»

da: il mio bilancio fallimentare sulla riforma sanitaria del 1978. tema cui ho dedicato tutta la mia vita professionale | Coatesa sul Lario e dintorni.

Condivisioni argomentative: il pensiero di Cavrexquis su destra e sinistra, nella quasi-crisi di governo di questi giorni

Il paternalismo della sinistra mi fa vomitare. Un paternalismo via via più forte man mano che ci si sposta di più verso sinistra. Un paternalismo che, ancora più che negli esponenti politici del (centro)sinistra, si manifesta nei sostenitori convinti di questa parte politica (e non mi riferisco tanto ai generici elettori che votano a sinistra senza farsi troppe illusioni o perché pensano, a torto o a ragione, che sia il meno peggio). Non soltanto non vedono le ragioni di chi non ha votato come loro, ma nemmeno riconoscono che costoro possano avere delle ragioni che non siano o criminali o frutto di un’errata visione delle cose. Chi ha votato centrodestra è, per loro, per forza un povero imbecille – a voler essere gentili – che si è fatto abbindolare da Berlusconi. Non gli salta in mente che in quest’altra parte politica, tra tanti “berlusconiani mistici”, ci sono anche quelli che l’hanno votato perché gli sembrava il “meno peggio”. Ormai io capisco benissimo, invece, come in Italia molti abbiano preferito votare Berlusconi. E se queste incarnazioni dell’etica, del bene-in-terra, pensano di convincerli a votare a sinistra anziché a destra, dubito che ci riusciranno continuando a insultarli e a dirgli che sono dei deficienti o dei delinquenti. Irritano me, che in sedici anni Berlusconi non l’ho mai votato, e quindi non fatico a immaginarmi quanto irritino loro. E’ un atteggiamento che ben si riassume in un’affermazione che mi è capitato di leggere, uscita dalla penna (o dalla tastiera) di un giornalista di sinistra: la sinistra ricerca la verità, la destra la convenienza. E ‘sticazzi, mi verrebbe da commentare, alla faccia della modestia e del pragmatismo politico.

l’intero scritto qui: http://cadavrexquis.typepad.com/cadavrexquis/2010/12/al-fuoco-al-fuoco.html

Per soli tre voti alla Camera dei deputati il Governo Berlusconi resta in carica. Alleanze disgiuntive della sinistra ed aggiuntive della destra

Per soli tre voti alla Camera dei deputati il Governo Berlusconi resta in carica.

Dati politici:

– il partito personale di Berlusconi tre anni fa ha perso l’Udc di Casini e pochi mesi fa ha espulso il partito di Gianfranco Fini

– resta fortissima l’alleanza fra Il Pdl e la Lega Nord

– nel caso si andasse ad elezioni anticipate nel 2011 le alleanze del fronte di centro-sinistra sono fra loro disgiuntive: si portano via i voti l’uno dall’altro e sono lontanissimi dalla soglia del 40%, che è quella che in Italia, con questo sistema elettorale,  fa governare una minoranza che viene spacciata come “giudizio degli elettori”

– ancora in caso di elezioni anticipate il professor Alimonti stima la possibilità che la Lega Nord, in queste regioni diventi il primo partito

– Inoltre l’alleanza fra i due partiti della attuale maggioranza sono aggiuntive:  avanzano entrambi senza rubarsi voti

– la sinistra politica si rivela irrilevante nel sistema politico italiano: definitivamente congelata nel recinto  in cui si è racchiusa, a partire dalla caduta del Governo Prodi voluta dalla sinistra massimalista di Bertinotti

La valutazione di Massimo Cacciari:

«Purtroppo l’alternativa politica a Berlusconi al momento non c’è. C’è solo un’ammucchiata che vorrebbe buttarlo giù da palazzo Chigi. E la colpa è del Pd che ha tradito la sua missione riformatrice, incapace di dare sponda ai vagiti terzopolisti..

Massimo Cacciari, alla vigilia della conta in Parlamento, torna ad accusare l’insipienza democratica. E’ un suo rovello classico ma questa volta il fallimento brucia ancor di più perché finalmente c’era partita.

Per l’ex sindaco di Venezia «la novità degli ultimi mesi è la grande fronda di Gianfranco Fini che ha portato alla fine del Pdl e del bipolarismo all’italiana. Ma è altrettanto evidente che per la formazione di un blocco innovativo e riformatore al centro dello schieramento, sono mancati i tempi. Probabilmente lo stesso Fini pensava che la crisi non precipitasse subito».


«Quindi siamo allo stallo. Da un lato Berlusconi è decotto, insieme al bipolarismo muscolare per come l’abbiamo conosciuto in Italia; dall’altro la mancanza di una vera alternativa lo fa sopravvivere».


«Fini ha avuto il coraggio di uscire dalla palude e gettare il cuore oltre l’ostacolo. Casini lo aveva già fatto 2 anni fa. Rutelli è stato l’unico leader Pd a criticare l’aborto democratico, uscendo dal partito. Ma loro 3 da soli non bastano, tanto più che il Terzo polo è ancora una prospettiva senza un vero programma».


«Macché.  La responsabilità immensa è tutta del Pd. Un partito nato male, o forse mai nato. Dopo la caduta del governo Prodi c’erano tutte le possibilità per lavorare ad un’alternativa forte al berlusconismo usurato. Avevamo cinque anni davanti, ma è mancata completamente la classe dirigente, la strategia, la cultura politica e un agenda nuova per il paese».


«Il più grande partito di opposizione, nel bel mezzo della deflagrazione del centrodestra, è rimasto ai margini della partita, senza mai incidere. Paradossale. Ovvio che al momento della fiducia Berlusconi ha buon gioco a dirti: volete solo buttarmi giù…»

«Non si è sfondato nel ventre molle berlusconiano, tra quei ceti moderati delusi dalle promesse al vento del Cavaliere. O fai manovre, anche spregiudicate, per guadagnare consensi al centro o dove vuoi andare?»


«Ad esempio il Pd non ha mai saputo scalfire l’egemonia forza-leghista al nord, maturando un vero autonomismo e una capacità di relazione con gli attori del capitalismo diffuso. Così come non ha mai costruito una relazione strategica con l’Udc. Forse aspettava cadesse nelle sue braccia per semplice antiberlusconismo. Allora non conoscono Casini. Dopodiché mi auguro che il premier collassi ma per senso di verità devo ammettere che al momento non vedo alternative…».

da: http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/379884/

 

Walter Veltroni, "la possibile deriva del Pd e del centrosinistra verso una riedizione dell’Unione, che nel passato ha dimostrato di poter vincere ma non di governare, o la nascita di un terzo polo, arbitro del gioco politico, che impedirebbe ai cittadini di scegliere il governo del Paese…."- LASTAMPA.it

In poco più di dieci anni sono passati alla destra Francia, Germania, Inghilterra, Italia e anche i Paesi scandinavi. Nel Vecchio Continente si affermano una nuova destra populista e persino forze dichiaratamente estremiste se non esplicitamente neofasciste. Il Labour Party ha scelto tra due belle, giovani, candidature separate, al traguardo, solo da un punto percentuale di differenza. David ha svolto la sua campagna richiamandosi alle intuizioni del New Labour di Tony Blair che fece voltare pagina agli inglesi dopo il lungo periodo thatcheriano. Suo fratello Ed è un uomo di forte cultura ambientalista, un elemento identitario che cresce nell’opinione pubblica europea, e forse più vicino di altri alle Unions. Ma parliamo, in ogni caso, di veri e coraggiosi riformisti, di vere culture della modernità e dell’integrazione ….
Situazione diversa da quella italiana. Nella quale alla decomposizione dello schieramento di governo non corrisponde ancora, come è stato per Cameron, l’affermazione di uno schieramento alternativo.

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la possibile deriva del Pd e del centrosinistra verso una riedizione dell’Unione, che nel passato ha dimostrato di poter vincere ma non di governare, o la nascita di un terzo polo, arbitro del gioco politico, che impedirebbe ai cittadini di scegliere il governo del Paese….

usiamo troppo la parola «difendere», applicata a questa o a quella conquista del riformismo del secolo scorso, e troppo poco la parola «cambiare».
Prendiamo giustizia e scuola. C’è una sola cosa straordinaria in questi settori ed è la passione e la motivazione di chi vi lavora. Ma le mediocri performance di questi due essenziali servizi sono alla base della scarsa competitività e della crescente disuguaglianza: oggi, carriere e stipendi degli operatori dipendono, essenzialmente, dalla anzianità. È un incentivo distorcente. Bisogna privilegiare, previa valutazione di tutto e di tutti, il merito e l’impegno.

Abbiamo i salari più bassi tra i grandi Paesi dell’Ue, il costo del lavoro relativamente alto e una produttività del lavoro e totale declinante. Ci vuole un nuovo, coraggioso, patto tra produttori, ispirato alla crescita e al lavoro. E rimango convinto che una forza democratica non abbia oggi senso se non si propone di dare una risposta alla più inaccettabile delle moderne disuguaglianze, la totale assenza di certezza per l’oggi e di speranza per il futuro che oggi devasta la vita di milioni di giovani italiani, uno su tre dei quali è disoccupato.

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il federalismo è un’occasione soprattutto per il Mezzogiorno: costi e fabbisogni standard – per le prestazioni essenziali della Pubblica amministrazione – possono far emergere «buona» politica e «buona» società.

tutta le lettera qui:

La testa in avanti – LASTAMPA.it.

Gianfranco Fini manganellato dai giornali di proprietà di Berlusconi per la sua scelta politica di prendere le distanze dalla destra gheddafian-berlusconiana

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personalmente non ho nè denaro, nè barche nè ville intestate a società off shore, a differenza di altri che hanno usato, e usano, queste società per meglio tutelare i loro patrimoni familiari o aziendali e per pagare meno tasse.

Ho sbagliato? Con il senno di poi mi devo rimproverare una certa ingenuità. Ma, sia ben chiaro: non è stato commesso alcun tipo di reato, non è stato arrecato alcun danno a nessuno. E, sia ancor più chiaro, in questa vicenda non è coinvolta l’amministrazione della cosa pubblica o il denaro del contribuente. Non ci sono appalti o tangenti, non c’è corruzione nè concussione.

Tutto qui? Per quel che ne so tutto qui.
Certo anche io mi chiedo, e ne ho pieno diritto visto il putiferio che mi è stato scatenato addosso, chi è il vero proprietario della casa di Montecarlo?
E’ Giancarlo Tulliani, come tanti pensano? Non lo so. Gliel’ho chiesto con insistenza: egli ha sempre negato con forza, pubblicamente e in privato. Restano i dubbi? Certamente, anche a me. E se dovesse emergere con certezza che Tulliani è il proprietario e che la mia buona fede è stata tradita, non esiterei a lasciare la Presidenza della Camera.
Non per personali responsabilità – che non ci sono – bensì perchè la mia etica pubblica me lo imporrebbe.

Di certo, in questa brutta storia di pagine oscure ce ne sono tante, troppe. Un affare privato è diventato un affare di Stato per la ossessiva campagna politico-mediatica di delegittimazione della mia persona: la campagna si è avvalsa di illazioni, insinuazioni, calunnie propalate da giornali di centrodestra e alimentate da personaggi torbidi e squalificati.
Non penso ai nostri servizi di intelligence, la cui lealtà istituzionale è fuori discussione, al pari della stima che nutro nei confronti del Sottosegretario Letta e del Prefetto De Gennaro.

Penso alla trama da film giallo di terz’ordine che ha visto spuntare su siti dominicani la lettera di un Ministro di Santa Lucia, diffusa da un giornalista ecuadoregno, rilanciata in Italia da un sito di gossip a seguito delle improbabili segnalazioni di attenti lettori.

Penso a faccendieri professionisti, a spasso nel Centro America da settimane (a proposito, chi paga le spese?) per trovare la prova regina della mia presunta colpa. Penso alla lettera che riservatamente, salvo finire in mondovisione, il Ministro della Giustizia di Santa Lucia ha scritto al suo Premier perchè preoccupato del buon nome del paese per la presenza di società off shore coinvolte non in traffici d’armi, di droga, di valuta, ma di una pericolosissima compravendita di un piccolo appartamento a Montecarlo.

Ma, detto con amarezza tutto questo, torniamo alle cose serie. La libertà di informazione è il caposaldo di una società aperta e democratica. Ma proprio per questo, giornali e televisioni non possono diventare strumenti di parte, usati non per dare notizie e fornire commenti, ma per colpire a qualunque costo l’avversario politico. Quando si scivola su questa china, le notizie non sono più il fine ma il mezzo, il manganello. E quando le notizie non ci sono, le si inventano a proprio uso e consumo. Così, con le insinuazioni, con le calunnie, con i dossier, con la politica ridotta ad una lotta senza esclusione di colpi per eliminare l’avversario si distrugge la democrazia. Si mette a repentaglio il futuro della libertà.

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da: http://ht.ly/2JLEC

Motivi per NON VOTARE PIU' PD: "Ferrero e Diliberto? Nessun accordo siglato" Ma nel Pd è allarme

intervista a Paolo Ferrero di rifondazione comunista:

Perché ha pensato di affidare un ruolo all’ex brigatista Francesco Piccioni?
“Piccioni è un amico, l’ho conosciuto dopo che è uscito di galera quando già faceva il giornalista al Manifesto. E’ uno che ha sbagliato. Non avrà alcun ruolo dentro Rifondazione”.

Nasce "Verso Nord". Pronto il manifesto anti-Lega – Corriere del Veneto





Verso nord, appunto. Anticipa linee e temi del manifesto Alessio Vianello, avvocato mestrino ex assessore della seconda giunta Cacciari: «Il nord è la sfida di abbinare l’elemento territoriale alla prospettiva nazionale. Per noi il nord è il nord delle città sostenibili, del sistema sociale effettivo tipo Danimarca. Nella parola nord, però, c’è anche il nostro territorio ». L’obiettivo è lasciarsi dietro tutte le scorie della politica di questi anni. Poco importa che Vianello sia coordinatore provinciale veneziano dell’Api, l’Alleanza per l’Italia di Francesco Rutelli. Non è da lì che si parte. Piuttosto dalla constatazione di uno sgretolamento totale della politica italiana, tra la crisi del Pdl, appiattito sulla Lega, e la virata socialdemocratica del Pd di Bersani.
«Il berlusconismo è un ciclo finito—spiega ancora Vianello —. Quanto alla Lega, la nostra proposta è il contrario della Lega, che liscia il pelo agli elettori: lisciando il pelo non si governa. Se la Lega è quella che fa pagare ai contribuenti le multe degli splafonatori, è una Lega che ci fa fare la fine della Grecia. Invece noi vogliamo fare come la Germania. Gli elettori che hanno dato fiducia al Pdl erano convinti che la spinta liberalista a v r e b b e portato a u n o S t a t o più leggero. E invece si ritrovano costretti a seguire la Lega sul terreno del localismo ». Il manifesto parla chiaro: in dieci punti c’è la fotografia dell’Italia che vorrebbero, da uno Stato leggero a un nuovo patto fiscale, dall’essere «amici di chi fa impresa», alla scommessa sulla concorrenza e sul merito al grande tema dei giovani, «per abbattere i muri del privilegio e della precarietà». E naturalmente «federalisti per valorizzare le differenze»: «Vogliamo fare una cosa per il Nord — spiega Vianello — dopo di noi partirà anche la Lombardia». L’obiettivo è parlarne, discuterne in circoli distribuiti sul territorio, creare la base di ideali per un soggetto in grado di contendere all’attuale maggioranza il governo del Veneto e del Paese. Come sempre esplicito Massimo Cacciari: «Siamo in una fase in cui alla crisi evidente del Pdl non si contrappone un’iniziativa forte del Pd. La crisi di entrambi i partiti su cui avrebbe dovuto reggersi lo schema bipartitico ci costringe a pensare a qualcosa di diverso. Nel Pdl e nel Pd si affronti questa situazione, poi vedremo»

qui l’intero articolo:

Nasce Verso Nord Pronto il manifesto anti-Lega – Corriere del Veneto

un ricordo di GDR. Alcuni di noi andavano in pensione il 31 di agosto; altri entro la fine dell’anno; altri ancora se erano già andati nella primavera. In tutto, il gruppo di lavoro perdeva sei componenti nel 2010, e altri quattro nel biennio precedente, 22 giugno 2010

Era il 22 giugno 2010. Quando arrivai verso le sei del pomeriggio, nella stanza da cui si apre il terrazzo di Pia May con lei c’erano già Maria Cacioppo e la sua amica reclutata per il catering che preparava i vassoi di tramezzini.

Alcuni di noi andavano in pensione il 31 di agosto; altri entro la fine dell’anno; altri ancora se erano già andati nella primavera. In tutto, il gruppo di lavoro perdeva sei componenti nel 2010, e altri quattro nel biennio precedente, cui vanno aggiunte le successive dimissioni di Claudio Mustacchi e il possibile trasferimento di Elisa Panzetti. Ad oggi, fine ottobre 2010, il cerino è rimasto in mano a Maria Mormino, Beppa Finzi, Walter Vannini, Piera Baruffato, Elisa Panzetti e Margherita Rettani. Nomi questi ultimi, peraltro ignoti a molti dei/delle possibili lettori/trici di queste righe. Già.

I futuri pensionamenti estivi avevano offerto lo spunto per organizzare una rimpatriata di (vecchi/e) colleghi/e. L’occasione finì così per assumere un po’ anche il senso di uno stacco, un Last Waltz, tra ciò che la Scuola Regionale per Operatori Sociali del Comune di Milano era stata fin (quasi) a oggi e il suo incerto destino. Quella festa che molti poi definirono “indimenticabile”, offrì ai presenti l’occasione per rivivere, magari solo per un attimo, un’appartenenza: l’essere stati partecipi di una stagione importante del welfare milanese e lombardo e, in questo contesto, dell’avere significativamente contribuito a produrre una cultura del lavoro sociale e un sapere complessivo connesso alla sua formazione, per certi aspetti esemplare.

Questa esperienza che come sappiamo é confluita – per quanto è stato possibile – nel passaggio di mano all’Università della formazione degli operatori sociali, è conservata nella memoria dei suoi protagonisti. Qualcosa, suggeriva reggendo un bicchiere Paolo Ferrario, che sarebbe bello e forse utile provare a recuperare, conservare in qualche modo e trasmettere a chi viene dopo di noi; sarebbe proprio il caso, diceva.

Ricordi, narrazioni, materiali, informazioni, aneddoti, riferimenti, cimeli. Pezzi di storia. Souvenir gettati nel futuro.

L’idea è questa: un progetto, anzi un Progetto, aperto a tutti coloro che a diverso titolo – docenti, studenti, esperti e quant’altro – abbiano voglia di mettere a disposizione della comunità il sapere da essi conservato attorno a ciò che è stata la Scuola Regionale per Operatori Sociali del Comune di Milano (d’ora in poi: SROS) dal 1978  – come anno della sua istituzione – ad oggi, ma esteso nel passato delle realtà preesistenti, fin dove arrivano i ricordi.

E’ evidentemente un work in progress: impossibile, anzi dannoso predeterminare la struttura. Va immaginata come un albero che getterà rami là dove e se riceverà luce ed alimento. Ma fin d’ora possiamo pensare che potrebbe contenere queste aree:

  • Tipo: cosa facevo prima; come e quando sono arrivato/a alla SROS; cosa ci ho fatto; quando sono andato/a via; cosa ho fatto dopo.
  • Uno spazio che ricostruisca una cronologia degli eventi salienti che hanno determinato il corso della storia della SROS, magari con una lettura in parallelo del contesto milanese.
  • I corsi e gli insegnamenti della formazione di base.
  • La formazione permanente.
  • La ricerca.
  • La documentazione. Che qui potrebbe trovare una sua attualità come raccolta di materiali prodotti in quegli anni.

 

Nel luglio successivo, un po’ per ammazzare il tempo e un po’ per elaborare il lutto, Maria Cacioppo ed io abbiamo spulciato i Piani degli Studi della Scuola: c’erano conservati quasi tutti dal 1978-79in poi, compresi alcuni riferiti ai corsi universitari del DUSS e dei corsi per EP della Facoltà di Medicina.

Ne è uscito un primo prodotto di memoria in formato Excel costituito da una sinossi costruita come segue. Così è illeggibile, ma è per dare un’idea del come usare il file allegato.

Nella parte superiore della tabella si trova una linea cronologica che per ora va dal 1967 al 2011. Al di sopra, le linee colorate indicano i periodi in cui le diverse Scuole (ENSISS, Civici Corsi, etc) sono esistite. Al di sotto, ogni riga corrisponde a un docente (aggregati per aree disciplinari) e ai suoi anni di presenza nell’istituzione. La linea verticale sulla sinistra separa chiaramente il 1978. Le diverse coloriture corrispondono alle provenienze. La linea verticale sulla destra segna il 2006, anno in cui la Scuola ha perso la sua denominazione ufficiale. Sull’estrema destra un’area che cerca di annotare le attività post-Scuola. In basso, le legenda per la corrispondenza delle sigle e dei colori utilizzati.

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Multiculturalismo addio? L'Olanda di Geert Wilders | Lo Spazio della Politica

Multiculturalismo addio? L'Olanda di Geert Wilders | Lo Spazio della Politica: “La crisi del multiculturalismo in Europa �un processo che nell’ultimo decennio si �verificato in molti paesi, dalla banlieue parigina ai sobborghi di Londra, dai quartieri balcanizzati di Malmo alle baraccopoli africane di Rosarno. In molti paesi europei, i popoli che temono la globalizzazione e le ondate migratorie ad essa legate reclamano una linea intransigente verso gli ospiti poco desiderati come dimostra il successo della destra euro-scettica anche nelle ultime elezioni europee.”

La lezione di Blair su come si fa politica estera a sinistra di Christian Rocca

Il video della deposizione di Tony Blair alla Commissione d’inchiesta inglese che indaga sulla guerra in Iraq dovrebbe essere trasmesso in ogni sezione del Partito democratico italiano, sul Tg3, su Red tv, YouDem o come si chiamano i canali di un Pd ancora alla ricerca di un’identità …


L’ex premier inglese ha ammesso il fallimento dell’intelligence sulle armi di sterminio, prima della guerra mai messe in discussione da nessun servizio segreto, né dalle analisi degli ispettori Onu, né dagli editoriali dei giornali liberal e nemmeno dallo stesso dittatore iracheno. Blair ha anche riconosciuto gli errori commessi dalla coalizione nei mesi successivi alla liberazione dell’Iraq. Ma senza cedimenti, senza tatticismi, senza scorciatoie, ha ribadito le ragioni legali, morali e di interesse nazionale per rimuovere uno dei più feroci e pericolosi dittatori della storia recente. Blair, soprattutto, ha spiegato i punti fondamentali dell’unica politica estera e di sicurezza possibile nell’era post 11 settembre …

….Anzi ha rilanciato, ampliando il discorso anche all’Iran e alla necessità di battersi per il cambio di regime a Teheran. Blair ha spiegato che il tema delle armi di distruzione di massa, dall’Iraq all’Iran, è collegato a quello della natura del regime che se ne vuole dotare. Il ragionamento va oltre l’obsoleta faida ideologica tra realisti e idealisti che per sette anni ha riempito le pagine dei giornali e impegnato gli analisti dei centri studi.

Saddam era un pericolo perché aveva usato le armi di distruzione di massa, perché il mondo libero e l’Onu pensavano che ce le avesse ancora, perché le inchieste successive alla sua destituzione hanno dimostrato che aveva mantenuto intatti i programmi e il know how per rilanciare i progetti nucleari. Ma c’era anche un’altra ragione: la natura dispotica del regime di Baghdad rendeva questa minaccia molto più grave e urgente da affrontare, come oggi quella degli ayatollah islamici iraniani …


… L’11 settembre, poi, ha cambiato la percezione del pericolo e il calcolo dei rischi: “Non ci possiamo più permettere la possibilità che alcuni regimi canaglia che minacciano il nostro stile di vita si dotino di armi di distruzione di massa”, ha detto ….

Qualche precisazione sul saggio di Dershowitz (e sul disincentivare il terrorismo), di Cadavrexquis

….Dershowitz fa l’elenco, impressionante, degli atti terroristici compiuti già negli anni settanta e ottanta dai palestinesi, sempre contro civili inermi (non soltanto cittadini israeliani ma anche cittadini ebrei di tutto il mondo, solo per il fatto di essere ebrei) e sempre in paesi all’interno dei quali sapevano di rischiare poco o addirittura di guadagnare in termini di popolarità. Ebbene: i paesi in cui tali atti sono stati compiuti non hanno mai incarcerato a lungo i responsabili, ma hanno costantemente ceduto alle loro richieste, offrendo loro anche l’occasione di una grande cassa di risonanza mediatica mondiale. Altro che ricatti contingenti: si è trattato di una strategia pianificata e studiata e messa in atto con grande consapevolezza, per stessa ammissione dei responsabili. (Interessante, per esempio, tra quellil citati da Dershowitz la rievocazione del caso dell’Achille Lauro e dell’uccisione, da parte di terroristi palestinesi, di un americano ebreo in carrozzella: quando l’Italia avrebbe potuto aiutare gli Usa a estradare i responsabili, ha scelto invece di lasciarli andare. Questo è, per inciso, un altro dei “meriti” da ascrivere al gigante politico a cui in questi giorni vorrebbero dedicare una strada a Milano). Per di più hanno ottenuto un seggio da osservatore permanente all’Onu, al loro “capo” è addirittura stato assegnato il premio Nobel per… la pace! Senza contare che sono gli unici ad avere un’agenzia ad hoc per i loro “profughi” che movimenta una quantità ingente di denaro (dove poi realmente finisca questo denaro è tutta un’altra faccenda). Se si continua a “premiare” il terrorismo in questo modo, perché i terroristi non dovrebbero alzare la posta delle loro richieste e, soprattutto, perché questo non potrebbe essere l’incentivo perché anche altri vi facciano ricorso – altri che finora non l’hanno fatto? ….

l’intero articolo qui:

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Perché l'occidente è un posto migliore, Zakor

Il 70 per cento dei 6,8 miliardi della popolazione del pianeta, ovvero 5 miliardi di persone, vivono senza libertà di religione. A sostenerlo è una straordinaria ricerca del celebre Pew Forum. Qui il report di Sandro Magister sul tema. I paesi più repressivi sono quelli pseudocomunisti (Cina e Corea del Nord), e tutti i paesi islamici. L’inchiesta dimostra perché l’occidente, Europa-Stati Uniti-Israele, figlio smemorato delle guerre di religione, sia un posto migliore in cui vivere.

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Alan Dershowitz, La ragione per cui il terrorismo funziona è precisamente perché gli esecutori credono che ammazzando dei civili innocenti riusciranno ad attirare l’attenzione del mondo

Il mantra attuale di coloro che si oppongono a una risposta militare al terrorismo è la supplica a comprendere ed eliminare le cause alla radice del terrorismo. Sono parecchie le ragioni per cui questo è esattamente il metodo sbagliato.

La ragione per cui il terrorismo funziona – e continuerà a farlo a meno che non vi siano cambiamenti significativi nel modo di reagire – è precisamente perché gli esecutori credono che ammazzando dei civili innocenti riusciranno ad attirare l’attenzione del mondo su quelle che ritengono le loro rivendicazioni, pretendendo che il mondo li “comprenda” ed “elimini le cause alla radice”. Sottomettersi a questa pretesa equivale a inviare il seguente messaggio controproducente a chi avanza tali rivendicazioni: se ricorrete al terrorismo, ci sforzeremo di comprendere le vostre rivendicazioni e risponderemo più di quanto avremmo fatto se aveste impiegato metodi meno violenti.

[…]

Con il terrorismo dobbiamo usare proprio il metodo opposto. Dobbiamo impegnarci a non cercare mai di comprendere o eliminare le cause dichiarate alla radice, ma respingerlo invece al di là dei limiti del dialogo e dei negoziati. Il nostro messaggio deve essere questo: anche se avete delle rimostranze legittime, se ricorrete al terrorismo come mezzo per eliminarle noi ci limiteremo a non ascoltarvi, non cercheremo di comprendervi e sicuramente non cambieremo nessuna delle nostre politiche nei vostri confronti. Invece vi daremo la caccia e distruggeremo la vostra capacità di usare il terrore. Qualsiasi altro metodo incoraggerà l’uso del terrorismo come mezzo per raggiungere degli scopi – siano questi scopi legittimi, illegittimi o una via di mezzo tra i due.

Non c’è nemmeno un’unica radice sostanziale di tutto il terrorismo – o anche solo della maggior parte di esso. Se ci fosse – se, per esempio, la povertà fosse la causa alla radice di tutto il terrorismo -, allora aggiustando questo problema potremmo affrontare la causa alla radice di gruppi terroristici specifici senza incoraggiarne altri. Ma la realtà è che le “cause alla radice” del terrorismo sono varie quanto la natura umana. Ogni singola “causa alla radice” legata al terrorismo esiste da secoli e la grande maggioranza dei gruppi con cause equivalenti o più urgenti – e con una povertà maggiore e condizioni ancor più sfavorevoli – non ha mai fatto ricorso al terrorismo. Non c’è mai stata una correlazione diretta, per non parlare di causa, tra i gradi di ingiustizia patiti da un certo gruppo e la volontà di quel gruppo nel ricorrere al terrorismo. La ricerca di “cause alla radice” sa più di giustificazione politica posteriore ai fatti che non di indagine scientifica induttiva.

[…]

Può essere anche vero che la disperazione renda più disponibili alcuni individui a diventare attentatori suicidi, ma è il successo di questa tattica che incentiva coloro che reclutano e mandano gli attentatori suicidi nelle loro missioni letali. E’ essenziale distinguere tra le motivazioni degli attentatori e quelle dei leader che decidono di impiegare la tecnica del terrorismo per raggiungere obiettivi politici e diplomatici. Da questa realtà consegue che un atto di terrorismo non deve mai diventare l’occasione per affrontare la causa sostanziale alla radice del terrorismo. Il messaggio inequivocabile ai terroristi dev’essere che l’unica risposta agli atti di terrorismo sarà di accertarsi che non abbiano mai successo, di infliggere punizioni severe ai terroristi e impedirne atti terroristici futuri rendendoli incapaci di farlo e intraprendendo efficaci misure preventive e proattive. […] Questo è l’unico modo per mandare il messaggio che nessuna causa e nessun obiettivo giustificano il ricorso ai mezzi inaccettabili del terrorismo. Se ci allontaniamo da questo principio diventiamo complici nell’incoraggiare ulteriormente il terrorismo.

Questo metodo duro nei confronti del terrorismo non significa che le cause alla radice non debbano mai essere affrontate. Se la causa è giusta, deve essere presa in considerazione – nel suo ordine di giustizia in rapporto ad altre cause, tolta la pena che dev’esservi imposta per aver fatto ricorso al terrorismo. […] Ci sono molte cause giuste nel mondo. Quelle che invocano il terrorismo o vi fanno ricorso devono essere messe in fondo, e non in cima, alla lista delle cause giuste che meritano la considerazione della comunità internazionale. Questo è particolarmente vero se i terroristi rappresentano la causa, più che restarne ai margini.

[…]

Sembrerebbe un principio ovvio e semplice quando si affronta il terrorismo (e quando si affrontano altri crimini). Invece […] la comunità internazionale ha risposto esattamente nel modo opposto. Generalmente il terrorismo ha fatto avanzare – e non retrocedere – la propria causa. E continua a essere così, persino dopo l’11 settembre. Quanto più orribile è la natura del terrorismo, tanto maggiore è stato l’avanzamento. I terroristi – e specialmente i loro leader – sono stati più onorati che puniti. Anzi, almeno tre leader hanno vinto il premio Nobel per la Pace. Qualcuno ha ricevuto lauree ad honorem dalle università. Molti sono diventati capi di stato. Qualcuno è stato accolto dai leader religiosi. Il messaggio è stato chiaro: se ritenete che la vostra causa sia sufficientemente giusta da ricorrere al terrorismo, allora dovete avere ragione. La stessa decisione di ricorrere al terrorismo è vista come una conferma della giustezza della causa. Quanto più orribile la natura del vostro terrorismo, tanto più giusta dev’essere la vostra causa. Il terrorismo consente alla propria causa di scavalcarne altre altrettanto giuste, se non di più, i cui difensori non hanno fatto ricorso al terrorismo. Non c’è da stupirsi, quindi, che alcuni gruppi con delle rivendicazioni lo usino come prima risorsa, e non come ultima.

Alan Dershowitz, Why Terrorism Works. Understanding the Threat, Responding to the Challenge (Perché il terrorismo funziona. Comprendere la minaccia, reagire alla sfida), pagg. 24-29.

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Delitto Moro, parla la figlia Agnese:"il vero mistero da svelare è per che motivo tutti abbandonarono mio padre"

“Il vero mistero del sequestro e dell’assassinio di mio padre, è quello che un uomo politico, che aveva scritto la Costituzione e che aveva guidato il paese nei momenti piu’ difficili, possa essere stato abbandonato da tutti e lasciato morire; credo che uno studio della sua vita politica potrà farci capire meglio anche i misteri dei 55 giorni ”. Lo dice Agnese Moro

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Chi vuole una fetta di ecumenismo islamico?

Che cosa è accaduto, dunque? In Egitto sette cristiani copti sono stati massacrati e altri nove feriti da tre musulmani che gli hanno sparato da una macchina mentre uscivano dalla messa di Natale. Il ministero dell’interno dichiara che si sarebbe trattato di una vendetta per un presunto stupro. E’ normale che per farsi giustizia da sé si ammazzi della gente all’uscita di un luogo di culto? I copti “lamentano di subire discriminazioni sia da parte dei musulmani estremisti che nella vita civile: le tensioni sono particolarmente forti proprio nell’Egitto del sud”.

In Malaysia, invece, dove i musulmani sono maggioranza assoluta, ma gli appartenenti alle altre religioni sono una nutrita minoranza – il quaranta per cento – quattro chiese di diverse confessioni sono state date alle fiamme. Il motivo di tutto ciò? Una sentenza di un tribunale che consente a tutti di usare la parola “Allah”, mentre gli islamisti la rivendicano solo per sé: gli infedeli dovrebbero usarne un’altra,

Che cos’hanno in comune questi due episodi – tre se contiamo anche quello sudanese? Non di certo l’ “origine etnica”, nel caso in cui qualcuno volesse tacciarmi di pregiudizio razziale. Quello che hanno in comune è che sono accaduti in paesi che, in diversa misura, hanno abbracciato l’islam. L’islam è “buono” e “tollerante” solo in quei paesi in cui, per ora, è assolutamente minoritario: non appena acquista una maggioranza, seppur risicata (come è il caso della Malaysia), manifesta subito – in maniera più o meno violenta – il suo modo tipico di affrontare la diversità religiosa. Quella diversità religiosa che per noi è un diritto – è il caso di dirlo – sacrosanto, anche se riteniamo che i contenuti delle singole religiosi siano tutte fole. Chi invoca l’accoglienza indiscriminata dei “fratelli musulmani” gioca col fuoco e, purtroppo, non scotta solo sé stesso.

Chi vuole una fetta di ecumenismo islamico?

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Giovanni Sartori, Una replica ai pensabenisti sull’Islam – Corriere della Sera

… il mio articolo (editoriale del 20 dicembre «La integrazione degli islamici») si limitava a ricordare che gli islamici non si sono mai integrati, nel corso dei secoli (un millennio e passa) in nessuna società non-islamica. Il che era detto per sottolineare la difficoltà del problema. Se poi a Boeri interessa sapere che cosa «ho deciso», allora gli segnalo che in argomento ho scritto molti saggi, più il volume «Pluralismo, Multiculturalismo e Estranei» (Rizzoli 2002), più alcuni capitoletti del libriccino «La Democrazia in Trenta Lezioni » (Mondadori, 2008).

…. ho sempre scritto che le società liberal- pluralistiche non richiedono nessuna assimilazione. Fermo restando che ogni estraneo (straniero) mantiene la sua religione e la sua identità culturale, la sua integrazione richiede soltanto che accetti i valori etico-politici di una Città fondata sulla tolleranza e sulla separazione tra religione e politica. Se l’immigrato rifiuta quei valori, allora non è integrato; e certo non diventa tale perché viene italianizzato, e cioè in virtù di un pezzo di carta ….

io seguo l’interpretazione della civiltà islamica e della sua decadenza di Arnold Toynbee, il grande e insuperato autore di una monumentale storia delle civilizzazioni (vedi Democrazia 2008, pp. 78-80).

nelle scienze sociali lo studioso deve procedere diversamente, deve isolare la variabile a più alto potere esplicativo, che spiega più delle altre. Nel nostro caso la variabile islamica (il suo monoteismo teocratico) risulta essere la più potente. S’intende che questa ipotesi viene poi sottoposta a ricerche che la confermano, smentiscono e comunque misurano. Ma soprattutto si deve intendere che questa variabile «varia», appunto, in intensità, diciamo in grado di riscaldamento. Alla sua intensità massima produce l’uomo- bomba, il martire della fede che si fa esplodere, che si uccide per uccidere (e che nessuna altra cultura ha mai prodotto). Diciamo, a caso, che a questo grado di surriscaldamento, di fanatismo religioso, arrivano uno-due musulmani su un milione. Tanto può bastare per terrorizzare gli infedeli, e al tempo stesso per rinforzare e galvanizzare l’identità fideistica (grazie anche ai nuovi potentissimi strumenti di comunicazione di massa) di centinaia di milioni di musulmani che così ritrovano il proprio orgoglio di antica civi

Ecco perché, allora, l’integrazione dell’islamico nelle società modernizzate diventa più difficile che mai. Fermo restando, come ricordavo nel mio fondo e come ho spiegato nei miei libri, che è sempre stata difficilissima.

l’intero articolo qui:

Giovanni Sartori, Una replica ai pensabenisti sull’Islam – Corriere della Sera

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A margine di alcuni eventi terroristici, di Cadavexquis, 30 dicembre 2009

A chi pensa(va) che la minaccia del terrorismo di matrice islamica (o al-qaedista) fosse solo un’invenzione di qualche paranoico gli eventi di questi ultimi giorni dovrebbero far cambiare idea. Qualcuno potrà forse obiettare che si tratta di tentativi raffazzonati o che sono episodi minoritari. In realtà ne basta uno coronato dal successo, a fronte di tanti fallimenti, perché la minaccia sia concreta e vada affrontata seriamente, come commenta per esempio David Aaronovitch sul Times di ieri. Tanto per cominciare, chiamando le cose con il loro nome ed evitando di nobilitare i terroristi con il nome di “guerriglieri”, “insorgenti”, “miliziani” e via eufemistizzando.

Forse, visto che noi “infedeli” siamo le potenziali vittime future, è giunta l’ora di prendere sul serio certi princìpi islamici, in particolare quello che divide il mondo in dar-al islam, ovvero i territori sottoposti all’imperio religioso, politico e giuridico dell’Islam, e in dar al-harb, ovvero “dimora della guerra”, con cui s’identificano tutti i territori esterni all’Islam e che, in quanto tali, devono essere portati all’interno dell’Islam. A maggior ragione se si tratta di terre già conquistate (e poi perse) dall’Islam. Lo strumento per riportare questi territori sotto la giurisdizione islamica è quel famoso jihad di cui tanto si parla e che risponde, per l’appunto, a un’esigenza ideologica e religiosa e non è una “reazione” alla povertà in cui vivrebbero.

l’intero testo è qui:

 

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potente segnale di instabilità deriva dall’attentato a un aereo americano nel giorno di Natale – LASTAMPA.it

Un altro potente segnale di instabilità deriva dall’attentato a un aereo americano nel giorno di Natale. Per quanto fisicamente fallito, ha raggiunto l’obiettivo di far dirottare immediatamente ulteriori risorse dalla produzione alla sicurezza. Rispetto a una settimana fa, oggi viaggiare in aereo costa di più in termini di tempo (in America per ottemperare alle nuove misure l’aspirante passeggero deve arrivare all’aeroporto quattro ore prima della partenza) e sicuramente tra poche settimane l’aumento nei costi di prevenzione degli attentati si ripercuoterà sul prezzo dei biglietti. Si noti bene che accettiamo non solo di pagare di più ma anche di essere meno liberi: chi vuol volare in America deve acconsentire a farsi fiutare dai cani, essere disposto a togliersi le scarpe e quant’altro e i cittadini americani hanno già accettato che la loro corrispondenza elettronica possa essere legalmente letta dai servizi di sicurezza.

Il futuro frugale che ci aspetta – LASTAMPA.it

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Il figlio di un banchiere [Zakor]

Il terrorista di origini nigeriane che ha cercato di far saltare in aria un volo di linea occidentale è il figlio di un ricco banchiere della City, un laureato al London College, un figlio del multiculturalismo europeo. Non c’è bisogno di aggiungere altro.
Il figlio di un banchiere [Zakor]

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Ugo Volli, quella gran sberla che i cittadini svizzeri hanno dato a Eurabia col referendum sui minareti delle moschee

…. Sto parlando naturalmente di quella gran sberla che i cittadini svizzeri hanno dato a Eurabia col referendum sui minareti delle moschee. Col 57 per cento dei voti e la maggioranza in tutti i cantoni salvo quattro, gli svizzeri hanno approvato un emendamento costituzionale che proibisce la costruzione di minareti alle moschee svizzere. Non fatevi ingannare dalla scarsa rilevanza pratica dell’argomento. …contro il “dettaglio” dei minareti si era mobilitato uno schieramento formidabile: tutti i partiti politici, salvo i promotori dell’Udc-Svp, tutte le chiese, anche la comunità ebraica, il governo, il presidente della Svizzera. E gli elettori, infatti, sentendosi aggrediti, avevano mentito ai sondaggi, facendo credere che solo una minoranza del 30 per cento avrebbe votato a favore. E invece sono stati il doppio.Tutti razzisti? Tutti fascisti? No, è improbabile, sono pacifici svizzeri, affezionati a orologi, mucche pezzate e fonduta – e democrazia; o se volete svizzeri vecchia maniera orgogliosi della loro autonomia e abituati a difenderla con le buone o con le cattive dai tempi di Guglielmo Tell. Comunque gente che non vuole l’islamismo politico in casa: non una religione come tante, ma un sistema di dominio collaudato da quattordici secoli, che ora sembra avere i numeri, la forza e la complicità per sovrastare il vecchio nemico dell’altra sponda del Mediterraneo.

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Giacomo Biffi, L’Europa o sarà cristiana o sarà musulmana

Argomenti a favore degli abitanti ed elettori svizzeri:

Gli islamici – nella stragrande maggioranza e con qualche eccezione – vengono da noi risoluti a restare estranei alla nostra “umanità”, individuale e associata, in ciò che ha di più essenziale, di più prezioso, di più “laicamente” irrinunciabile: più o meno dichiaratamente, essi vengono a noi ben decisi a rimanere sostanzialmente “diversi”, in attesa di farci diventare tutti sostanzialmente come loro.

Hanno una forma di alimentazione diversa (e fin qui poco male), un diverso giorno festivo, un diritto di famiglia incompatibile col nostro, una concezione della donna lontanissima dalla nostra (fino a praticare la poligamia). Soprattutto hanno una visione rigorosamente integralista della vita pubblica, sicché la perfetta immedesimazione tra religione e politica fa parte della loro fede indubitabile e irrinunciabile, anche se aspettano prudentemente a farla valere di diventare preponderanti. Non sono dunque gli uomini di Chiesa, ma gli stati occidentali moderni a dover far bene i loro conti a questo riguardo.

Va anzi detto qualcosa di più: se il nostro Stato crede sul serio nell’importanza delle libertà civili (tra cui quella religiosa) e nei princìpi democratici, dovrebbe adoperarsi perché essi siano sempre più diffusi, accolti e praticati a tutte le latitudini. Un piccolo strumento per raggiungere questo scopo è quello della richiesta che venga data una “reciprocità” non puramente verbale da parte degli stati di origine degli immigrati.

Giacomo Biffi, L’Europa o sarà cristiana o sarà musulmana « Politica dei servizi sociali: ricerche in rete

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in Svizzera non si potranno costru­ire minareti

in Svizzera non si potranno costru­ire minareti e la cosa è abbastanza
clamorosa perché fino a ieri tutti si dicevano sicuri che il referendum
sulla questione sarebbe stato boc­ciato. Si davano persino le
percen­tuali: 53% ai no (no al divieto, cioè), 47% ai sì. I sì hanno
invece raccolto il 57,5% dei voti,

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Shock Dubai sulle Borse mondiali, esposizione banche europee stimata a 40 mld $ Finanzaonline.com – 27.11.09/10:06

Lo spettro di un nuovo tracollo si allunga sui mercati finanziari, che tremano di paura. Da Est a Ovest i listini si piegano sotto il rischio che Dubai, la perla degli Emirati Arabi Uniti, vada in fallimento, con ripercussioni sul mercato immobiliare, creditizio, delle costruzioni e del petrolio, senza contare i mille affari internazionali in cui è coinvolto l’emiro. La richiesta di moratoria di sei mesi su debiti da oltre 59 mld di dollari arrivata ieri da parte di Dubai World, la holding controllata dal governo di Abu Dhabi che ha sviluppato alcune delle strutture capaci di rendere un pezzo di deserto tra le più famose località mondiali, ha scosso le piazze azionarie di tutto il mondo. La holding dello sceicco Mohammed Bin Rashid Ai Markum ha un rosso totale da 80 mld.

Così questa mattina il segno meno è stato l’unico a vedersi nelle piazze asiatiche: Tokyo si è affossata di oltre 3 punti percentuali, seguita a ruota da Sydney e Shanghai. Ma ancora peggio hanno fatto Seoul, che ha lasciato sul parterre il 4,69%, e Hong Kong, la peggiore in assoluto con un tonfo di quasi 5 punti percentuali. Un tracollo che si è riflesso inevitabilmente sulle Borse europee, già provate dalla seduta di ieri. Proprio ieri sono stati bruciati ben 152 miliardi di euro di capitalizzazione. Solo Wall Street ha schivato la giornata nera, presa dai festeggiamenti per il Giorno del Ringraziamento. Ma oggi difficilmente rimarrà immune dallo shock, nonostante gli orari ridotti per via del Black Friday.

Sotto tiro sono finite le banche, che non escono ancora allo scoperto, ma le prime stime suggeriscono che la loro esposizione al sistema Dubai si aggira intorno ai 40 miliardi di dollari, pari a circa la metà dei debiti della città stato. Nel complesso risultano 70 i creditori europei del Dubai World, con ad esempio Hsbc che sarebbe esposta per 17 mld. E oggi il titolo del colosso bancario inglese ha chiuso sulla Borsa di Hong Kong in flessione del 7,59% a quota 87 dollari di Hong Kong. A Londra dopo pochi minuti dall’avvio delle contrattazioni l’azione segnava già un calo di oltre 2 punti percentuali dopo il quasi -5% della vigilia. Secondo quanto stimato dal Credit Suisse, se la metà dell´esposizione stimata per le banche europee venisse persa, gli accantonamenti per crediti inesigibili nel 2010 crescerebbero del 5%.

Ma a soffrire non sono solo le banche. Il crollo si è sentito anche per i gruppi di costruzioni e investimenti immobiliari, così come per le compagnie assicurative. Una mazzata è pronta ad abbattersi anche su tutte quelle società che hanno legami diretti con il Golfo. Come i titoli del London Stock Exchange (che controlla Piazza Affari), che ieri sono precipitati di oltre 7 punti percentuali, per via della partecipazione, pari al 21%, detenuta dalla Borsa di Dubai. Senza contare che le braccie finanziarie dell’emiro, attraverso i suoi fondi e società pubbliche, si estendono in numerosi e svariati settori come quello marittimo, immobiliare, dei media e delle materie prime.

Le notizie sulle borse di Finanzaonline.com

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Cartoline da Eurabia – Ugo Volli Dieci domande senza sesso 15/11/2009

Per iniziare, un paio di giorni fa ho letto una breve notizia sui giornali (e anche su IC): erano stati arrestati quattordici algerini dalle parti di Milano, per aver fatto da base logistica e di finanziamento al terrorismo. Quattordici, mica uno. Poi nulla. Se ne può sapere un po’ di più? Da dove hanno preso il milione di euro che hanno contrabbandato ai terroristi?… si parla di rapine, che rapine? Chi li proteggeva? A che ramo terrorista appartenevano? Cosa progettavano? E’ vero, come ha scritto qualcuno, che erano legati a un gruppo salafita spagnolo? Lo stesso delle bombe di Madrid? Lo stesso il cui capo, processato in Italia, fu assolto qualche anno fa da qualche giudice molto indulgente?Sempre l’altro ieri, in un angolino a pagina 24 dei giornali è emerso che quel Mahammad Game cui per fortuna è scoppiato in mano il detonatore della bomba che voleva far saltare davanti alla caserma Perrucchetti di Milano, aveva una serie di dossier: su “Silvio Berlusconi, innanzitutto, poi Roberto Maroni, Ignazio La Russa e naturalmente Daniela Santanchè.” (Carlo Panellla) Ma anche Fini e Claderoli (La Stampa). Capisco che si tratta di esponenti della maggioranza, che ai giornali importanti interessano solo se vanno a letto con persone che non dovrebbero interessare loro. Ma mi piacerebbe saperne di più: che piani aveva? Come mi piacerebbe sapere di più del fatto che “a quanto pare” Berlusconi negli ultimi giorni non vada più a dormire a casa sua ma si fermi a palazzo Chigi “per motivi di sicurezza”. Perché? Infine, sarei curioso di sapere qualcosa di tale Abu Imad, imam della moschea di Viale Jenner, la più importante di Milano, quella dove andava a pregare Game e dove lo stesso terrorista fu fotografato durante l’aggressione a Daniela Santanché

Informazione Corretta

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