1948, l’anno che cambiò l’Italia, Proiezione del documentario, Venerdì 7 Giugno 2019, ore 17.30, alla Sala Buzzati via Balzan 3, Milano

La Libertà delle Idee

Venerdì 7 Giugno, ore 17.30

Proiezione del documentario

1948. L’ANNO CHE CAMBIÒ L’ITALIA

a cura di Bruno Vespa

intervengono

Luciano Fontana

Giuseppe Sala

Liliana Segre

Bruno Vespa

Sala Buzzati
via Balzan 3, Milano
Ingresso libero
con prenotazione www.rsvpfondazionecorriere.it
in collaborazione con
Fondazione Cariplo
Fondazione Corriere della Sera Gli indirizzi e-mail presenti
nel nostro archivio provengono
da ricerche, contatti, segnalazioni,
vostri accrediti presso la sala Buzzati.Se preferisce non ricevere più
i nostri messaggi può richiedere
la rimozione della sua e-mail in
qualsiasi momento scrivendo a
rsvp@fondazionecorriere.it

LA VASCA, periodico studentesco, Como, n. 6, 1968. Direttore: Bruno Veronelli. Redattori: Lorenzo Arduini; Lorenzo Dominioni, Paolo Ferrario. Collaboratori: Vico Alfieri; Carla Arduini; Fausta Bicchierai; Donata Castelli; Maria Colombo; Roberto Corbella; Raffaele A. Galasso; Fiorella Giannone; Viviana Girola; Grazia Italiano; Giacomo Manoukian; Renato Molteni; Massimo Pezzati; Bruno Recalcati; Alido Sepulcri

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LA VASCA, periodico studentesco, Como, n. 5, 1968. Direttore: Bruno Veronelli. Redattori: Lorenzo Arduini; Lorenzo Dominioni. Collaboratori: Carla Arduini; Walter Ballarini; Fausta Bicchierai; Maria Colombo; Roberto Corbella; Arialdo Dominioni; Carla Fusi; Raffaele A. Galasso; Fiorella Giannone; Viviana Girola; Grazia Italiano; Giacomo Manoukian; Renato Molteni; Bruno Recalcati; Raffaella Resini; Beatrice Sbardella; Alido Sepulcri

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LA VASCA, periodico studentesco, Como, n. 4, 1968. Direttore: Bruno Veronelli. Redattori: Lorenzo Arduini; Lorenzo Dominioni. Collaboratori: Vico Alfieri; Gianni Amarù; Carla Arduini; Emilio Argenti; Walter Ballarini; Fausta Bicchierai; Mario Cappellini; Roberto Corbella; Donata Castelli; Maria Colombo; Arialdo Dominioni; Enzo Facchetti; Giampietro Fagiani; Carla Fusi; Raffaele A. Galasso; Fiorella Giannone; Viviana Girola; Grazia Italiano; Emilio Martinelli; Luigi Padovese; Massimo Pezzati; Bruno Relalcati; Alido Sepulcri

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LA VASCA, periodico studentesco, Como, n. 3, 1968. Direttore: Bruno Veronelli. Redattori: Lorenzo Arduini; Lorenzo Dominioni. Collaboratori: Gianni Amarù; Carla Arduini; Emilio Argenti; Walter Ballarini; Fausta Bicchierai; Mauro Cappellini; Donata Castelli; Maria Colombo; Arialdo Dominioni; Enzo Facchetti; Giampietro Fagiani; Carla Fusi; Raffaele A. Galasso; Fiorella Giannone; Grazia Italiano; Emilio Martinelli; Luigi Padovese; Massimo Pezzati; Alido Sepulcri

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LA VASCA, periodico studentesco, Como, n. 1, 1968. Direttore: Bruno Veronelli. Redattori: Donatella Castelli; Giuseppe Ferrario; Raffaele A. Galasso; Claudio Pozzetti. Collaboratori: Giovanni Barbaro; Marina Bolognini; Gerardo Caldera; Renata Cantoni; Fausta Clerici; Dino Cofrancesco; Maria Colombo; Paolo Ferrario; Marcello Fumagalli; Gaetano Iapichino; Grazia Italiano; Alida Landi; Albarosa Orsenigo; Andrea Pavone; Fabio Rossini; Alido Sepulcri; Santino Zerboni

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LA VASCA, periodico studentesco, Como, n. 2, 1967. Direttore: Bruno Veronelli. Redattori: Lorenzo Arduini; Paolo Ferrario; Lorenzo Dominioni. Collaboratori: Gianni Amarù; Fausta Bicchierai; Mario Cappellini; Donata Castelli; Maria Colombo; Arialdo Dominioni; Enzo Facchetti; Carla Fusi; Raffaele A. Galasso; Fiorella Giannone; Grazia Italiano; Alido Sepulcri; Emilio Martinelli; Vico Alfieri; Massimo Pezzati

vai a:

https://traccesent.com/?s=la+vasca

LA VASCA, periodico studentesco, Como, n. 1, 1967. Direttore: Bruno Veronelli. Redattori: Lorenzo Arduini, Paolo Ferrario. Collaboratori: Lorenzo Dominioni; Fausta Bicchierai; Donata Castelli; Carla Fusi; Carlemillo Wittman; Alido Sepulcri; Emilio Martinelli; Elisabetta Dominioni; Claudio Pozzetti; Grazia Italiano; Linda Stokely; Fiorella Giannone

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1967-1969: il giornale studentesco LA VASCA, Como. Il ricordo indelebile di Lorenzo Arduini, Lorenzo Dominioni, Giorgio Legrenzi, Bruno Veronelli, Enzo Facchetti, Maria Colombo … Copertine e indici

Mostra organizzata da Chiara Milani

  in collaborazione con l’Istituto Pier Amato Peretta,

alla Biblioteca di Como, Aprile 2018

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FRONTESPIZI E INDICI della VASCA

1967-1969

1967

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1969

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IERI E OGGI. Così mi diceva LAURA CONTI. Erano gli anni ’70 – ’80: “Vedi … tra di NOI ci odiamo. Ma l’odio verso gli ALTRI è ancora più forte. Ed è questo che tiene assieme il PCI”, 21 marzo 2016

erano gli anni ’70-’80 (periodo di una mia militanza di partito molto attiva).

Domandai a LAURA CONTI, una dirigente molto famosa e di molta storia: “”ma perchè Ingrao e Amendola sono così distanti e c’è sempre questo conflitto interno nel PCI?”.

Rispose: “Vedi … tra di NOI ci odiamo. Ma l’odio verso gli ALTRI è ancora più forte. Ed è questo che tiene assieme il PCI

Non è cambiato molto, oggi.

L’odio interno è lo stesso. Ma non c’è più un “nemico” esterno a tenere assieme (allora era la DC, democrazia cristiana). E allora i rancorosi cercano una identità attraverso il “nemico interno”.


dalla Stampa:
Contro le politiche renziane, negli ultimi tempi hanno fatto sentire forte la loro voce alcuni capi di partito, che Renzi ha «rottamato», ma non del tutto:

Massimo D’Alema, con un’intervista al Corriere della Sera,

poi Pier Luigi Bersani a Perugia

e ancora Enrico Letta al Corriere, da New York.

Università di Trento | Presentazione dell’Ateneo – 29.1.2016

quanti RICORDI!
belli .
Tranne gli stronzi di Lotta Continua

e i  fondatori delle brigate rosse (in minuscolo) che passeggiavano per le vie del centro

MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

SOSIOLOGIA TN

Università di Trento, un’università europea, in Italia.Tra le prime 200 università al mondo (THE – Times Higher Education Rankings 2015-2016), 10 Dipartimenti, 3 Centri di Ricerca, 586 docenti e ricercatori, 704 persone di staff, 16.000 studenti iscritti, 1.090 studenti stranieri.

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Amarcord. In battello verso Torno e salita allo stradone, passando davanti all'asilo dei miei primi anni '50, mattina del 7 aprile 2015

Sei uscito di casa ed hai acquistato il quotidiano La Provincia di Como, il cui titolo di prima pagina era: “Pasquetta: mai così tanti”. E infatti ieri non siamo riusciti a tornare in auto.

Hai percorso Via Cavallotti e poi hai camminato sul lungolago, fino a Piazza Cavour. Hai preso il biglietto del battello (3.80 eurini). Sei partito alle 9 e 45 e hai navigato fino a Torno.

Dalla piazzetta hai camminato nelle scalette di pietra fino ad arrivare all’auto rossa che avevano lasciato nello stradone della vecchia galleria. Quella che si percorreva negli anni ’50.

MI SCRIVE A.: centro storico di Como, gatti e ricordi della formazione

MI SCRIVE A.

caro Paolo, innanzitutto complimenti perché ti vedo non solo in ottima forma ma ancora con quella carica comunicativa appassionata ed interessante che ricordo da quando ti ho conosciuto.

Ormai a me resta solo il ricordo dato che davvero mi sono ritirata…a vita privata. Ciò comunque non significa che voglio spegnere il cervello e la voglia di capire ed imparare cose nuove, non fosse altro che per me.
Approfitterò quindi senz’altro della tua generosa offerta e te ne ringrazio in anticipo.
Complimenti anche per il bel gatto che vedo interessato alle tue carte. Sei riuscito a coinvolgere anche lui con le tue capacità formative?
Ora che sta per arrivare la primavera mi riprometto la famosa visita a Como e quindi spero di poterti incontrate.
Un affettuoso saluto
A.

RISPONDO

ciao A.!
ti pensavo proprio in questi giorni
pensavo che si avvicina la primavera e che mi avevi promesso di venire a como
sarà bellissimo camminare per il centro storico ricordando i nostri tempi della formazione!
il contatto email c’è: basterà scegliere il giorno adatto per entrambi
forse a marzo arriva anche la mia pensione di vecchiaia
gatti: ne abbiamo 3. è più facile accudirli rispetto ai cani. anche se un cane ci piacerebbe davvero molto
sono bellissimi
questa è miciù, la più vecchia (quasi 17 anni):
 
 
 
formazione: certo un po’ (un bel po’) mi manca il lavoro d’aula
però ho tantissimi contatti tramite facebook e da lì risco a fare un po’ di assistenza tecnica
come con le bibliografie
 
allora:
arrivederci
questa volta davvero!
ciao

CONVERSAZIONE NATA DA:

nel caso questa bibliografia

​de​

cronologica sia di interesse

per la formazione
e per il lavoro professionale​
(e anche per ricordare il passato recente ….)

http://mappeser.com/2015/02/06/professioni-sociali-bibliografia-in-ordine-cronologico-decrescente-a-cura-di-paolo-ferrario-aggiornata-al-6-febbraio-2015/

​saluti cordiali​
PS qui un mio ragionamento sulle “bibliografie decronologiche”: http://youtu.be/bdAY6FcQ6YY
Area degli allegati

Album dei RICORDI: dalla 5° elementare alla 2° Media, 1959-1962

avevo circa 10 anni.

per ricordare alcuni miei contemporanei: Angelo Barsocchi, Francesco Pozzi, Alberto Pusterla, Enrico Guazzolini, Sanzio Albonico, Giorgio Tosetti, Roberto Corbella, Pierluigi Monchiero, Lorenzo Dominioni, Giorgio Albonico, Pier Luigi Corti, Aldo Binda, Guido Invernizzi, Elvio Franchi, Giancarlo Miorin, Antonio Casartelli, Giancarlo Sassella, Ivo Noseda, Alberto Balzaretti, Franco Faccioli,Maria Pia Lozei, Giuseppe Clerici, Alberto Genesoni. Gian Franco Gentile, Edoardo Sada, Marco Frangi, Luciano Barelli, Bruno Tromboni, Romano, Bruno Recalcati

 

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MANOUKIAN AGOP, Presenza armena in Italia, 1915-2000, Guerini e associati, 2014, p. 380

MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

Agop Manoukian (Agopik per gli amici) illumina un aspetto particolare dei grandi flussi demografici che caratterizzano il mondo moderno e quello più specifico dell’Italia.

Leggiamo le sue parole: “soggetto di questa microstoria è il piccolo frammento italiano della grande diaspora armena” (pag. 11)

DIASPORA. Assume grande rilevanza nella narrazione questo concetto: “con questa espressione non si individua un vero e proprio gruppo, ma si identifica uno spazio sociale e immaginario che include sia istituzioni che hanno un forte punto di riferimento con il paese e il luogo da cui un tempo si sono staccati” (pag. 14)

La ricerca che si snoda in queste pagine è molto articolata e comprende aspetti storici, religiosi, socioantropologici, soggettivi ed identitari

Si capisce molto anche della società italiana inoltrandosi nel percorsi di insediamento degli armeni.  Il titolo “Presenza armena in  Italia” riassume bene l’intento narrativo ed analitico.

Riassumo qui alcuni punti fondamentali della struttura di questo…

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Dopo aver abbandonato la militanza politica nel Pci/Pds/Ds (1974-2002), questa mattina, alle ore 10, mi sono iscritto al PD . Ma al Pd della leadership “blairiana” dell’ex Sindaco di Firenze di Matteo Renzi. E’ una convinta “iscrizione a tempo”. 31 ottobre 2014

Dopo aver abbandonato la militanza politica attiva nel Pci/Pds/Ds (1974-2002), questa mattina, alle ore 10, mi sono iscritto al PD . ma al Pd della leadership “blairiana” dell’ex sindaco di Firenze Matteo Renzi.

Appena il corso cambiasse torno a disiscrivermi.

La mia è una convinta “iscrizione a tempo” di sostegno a una fase politica importante per la storia italiana.

Ed è fondata su questo discorso di Matteo renzi, che giudico “storico”:

Matteo Renzi, audio dell’intervento alla LEOPOLDA 5, 26 ottobre 2014

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Pci, 1974-1984, Segreteria Enrico Berlinguer

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Pci/Pds/Ds, 1985/1999

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Cgil 1988-1996

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termina oggi la mia FASE DELLA VITA DA DOCENTE E FORMATORE nelle politiche sociali e servizi alla persona e alla comunità, 29 settembre 2014. Nei commenti: le LETTERE ricevute

Gentili ed egregi studenti e studentesse che ho incontrato in questi anni
quella del 29 settembre 2014 è per me una giornata “storica” dal punto di vista autobiografico.
E pertanto desidero, in caso di interesse per l’appunto “biografico”, farvene partecipi.
Ho iniziato ad insegnare materie connesse alle politiche sociali e legislative dal 1972 e questo lavoro di quasi mezzo secolo termina esattamente oggi, all’inizio dell’anno accademico 2014/2015.
Le tappe sono state:
 1. come lavoratore dipendente:
– La Scuola Ensiss di servizio sociale (1972-1978)
– la Scuola regionale per operatori sociale del Comune di Milano (1978-1994)
2. come libero professionista “partitaivista“:
– Il corso di servizio sociale alla Università Ca’ Foscari di Venezia (1996-2003)
– corsi di aggiornamento organizzati dalla Provincia di Milano, Unità operativa formazione (1998-2007)
– Il corso di laurea magistrale Progest della Università di Milano Bicocca (2004-2008)
– l’ingaggio  in vari enti pubblici e privati 
– il corso di Servizio sociale della Università di Milano Bicocca (2010-2014)
– il corso di laurea magistrale in scienze pedagogiche della Università di Milano Bicocca(2009-2014)
Il 10 maggio ho avuto un infarto cardiaco (che ho raccontato Qui e di cui faccio memoria Qui) e questo ha improvvisamente e del tutto mutato le prospettive delle mie possibilità di agire nei mondi culturali del lavoro sociale.
La prima e necessaria scelta è quella di abbandonare il lavoro di docente e formatore nei corsi universitari di base, di specializzazione, di  aggiornamento professionale e nella consulenza formativa.
Non sarò più, dal 1 ottobre 2014, docente di Politiche sociali ai corsi di scienze pedagogiche e di servizio sociale della Università di Milano Bicocca e negli altri istituti di formazione con cui ho collaborato.
Continuerò il mio lavoro di ricerca e analisi dei processi istituzionali attraverso il continuo aggiornamento in tempo reale dell’  l’ultimo mio libro uscito nel 2014
e  sul blog professionale http://mappeser.com/
Stabilirò relazioni basate sulla “documentazione per la formazione” attraverso il gruppo facebook https://www.facebook.com/groups/ferrariopolser/
Naturalmente farò questo entro i confini del “tempo che resta”, che è oggetto di questo blog di contenuto filosofico http://antemp.com/
Devo tutto quello che sono alle studentesse e agli studenti che si sono interessati ed applicati alle mie materie teoriche e pratiche in materia di “servizi alla persona e alla comunità” in questi 42 anni.
E dunque ringrazio personalmente ciascuno di voi,
augurandovi buon futuro personale e professionale.
cari e cordiali saluti
Como 29 settembre 2014

1969-1971: gli anni di Trento. "Ti ho scoperto sulla rete andando a cercare di Tullio Aymone che anch'io stimavo moltissimo"

mi scrive un antico compagno di università:

Ciao Paolo, sono ***. Ci eravamo incrociati all’università.

Ti ho scoperto sulla rete andando a cercare di Aymone che anch’io stimavo moltissimo. Anzi avrei voluto fare la tesi con lui, ma quando l’ho cercato non aveva spazio per questo.

Ho letto più o meno tutto quello che pubblichi di te.

Mi dispiace immensamente della disgrazia che ti ha colpito.

Ho visto che abiti in un posto bellissimo. Se ti fa piacere, se passo da Como passo a trovarti. Io risiedo sempre a Busto Arsizio e ho un ufficio a Milano. Mi occupo di ricerche e consulenze relative al settore del commercio.

Ho moglie e un figlio che mi sta seguendo nell’attività. Mi ricordo che allora eri fumantino, tanto che una volta mi volevi menare. Ti ha fermato il tuo amico anche lui di Como. Con grande simpatia. Mauro

 

(fumantino

agg. [dim. di fumante, part. pres. di fumare, nel sign. fig. fam. al n. 1a], tosc. –

Di persona a cui saltano facilmente i nervi o anche permaloso e irritabile)

 

gli rispondo:

caro mauro
ma che bella sorpresa questa irruzione del “nostro” tullio aymone nella nostra memoria biografica!
ho un ricordo vago di te. erano di certo gli anni 1969-71. ricordo un “***” ma non riesco a collegare il viso al nome
vivo a como e qui trovi un mio rapido racconto autobiografico:
 
avrei davvero molto piacere re-incontrarti dopo 44 anni circa!
qui trovi tutte le mie tracce su tullio aymone (ma tu le hai già trovate): http://mappeser.com/category/7-autori/aymone-tullio-1931-2002/
 
se passi a como scrivimi prima e fissiamo un appuntamento
 
mandami una tua fotografia per vedere se mi ricordo del tuo viso
 
grazie per avermi scritto
saluti cari

 

dietro a quell’albero passavo i pomeriggi con il mio primo amore adolescenziale, avevo dai 12 ai 15 anni

 

mi commuovo, paolo. nel cortile lì dietro a quel’albero passavo pomeriggi con il mio primo amore adolescenziale, avevo dai 12 ai 15 anni. eravamo nei primi anni 60. si chiamava Marina. lei vagamente sapeva che mi piaceva. ma a lei (come tutte le “femmine”)  piacevano i ragazzi più adulti di me.

è un ricordo nitido
davanti (verso via cadorna) c’era un muro: e dentro c’era un piazzale per i camion. una specie di posteggio. era il cortile dell’albergo Lobietta. sotto la cucina e il ristorante e sopra 3 piani di stanze. ricordi INDELEBILI

 

Ricordare è importante: Maria Colombo (1950-2018), nel 1968 e 1969 e a Coatesa sul Lario, nei primi anni ’90

Coatesa sul Lario e dintorni

Ricordare è importante.

Maria Colombo a Coatesa sul Lario: è lei che fotografa il marito, il figlio, Luciana e me.

E nel 1968 e 1969 scriveva sul quotidiano studentesco LA VASCA

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anno 1940: eventi storici e cronologia

. Bisogna far fronte alle ingenti spese militari. Istituita un’imposta generale sulle entrate (Ige) (vedi 3 gennaio )

Mussolini scrive a Hitler dichiarando la disponibilità dell’Italia a essere la «riserva» della Germania, ma ribadendo l’impossibilità di un’entrata in guerra entro tempi brevi (vedi 5 gennaio)

Mussolini e Hitler si incontrano al Brennero. Il cancelliere tedesco dice che le sorti di Germania e Italia sono indissolubilmente legate (vedi 18 marzo)

Mussolini invia ai capi militari un promemoria nel quale ripropone l’ipotesi di una «guerra parallela» volta alla conquista della Corsica, di Biserta e di Malta. Afferma inoltre che l’Italia non potrà rimanere neutrale. Unico problema, «quando» e «come» entrerà in una guerra che comunque non dovrà essere lunga(vedi 31 marzo)

•La Germania occupa con facilità la Danimarca e con maggiori resistenze la Norvegia (vedi 10 giugno). Una prossima entrata in guerra dell’Italia appare inevitabile

• Dino Grandi in una lettera a Mussolini esprime i suoi dubbi sulla partecipazione dell’Italia al conflitto (vedi 21 aprile)

Mussolini non accetta di incontrarsi con il presidente del consiglio francese Paul Reynaud (vedi 26 aprile). Esito analogo hanno gli inviti a riprendere il dialogo che Francia, Regno Unito e America fanno pervenire all’Italia nelle settimane successive

• La Germania invade i Paesi Bassi, il Belgio e il Lussemburgo (vedi 10 maggio).Mussolini è informato dell’attacco da una lettera di Hitler, che giunge a Roma quando le operazioni sono già in corso

• Al teatro della Pergola di Firenze si rappresenta Volo di notte,composto da Luigi Dallapiccola su testo proprio tratto dal romanzo di Antoine de SaintExupéry (vedi 18 maggio)

Mussolini si risolve a entrare in guerra (vedi 28 maggio); il 30 maggio informa Hitler della sua decisione • L’Italia dichiara guerra a Francia e Regno Unito (vedi 10 giugno). Discorso di Mussolini a Roma in cui parla di santa «lotta dei popoli poveri» contro gli Stati plutocratici

•Le truppe tedesche entrano a Parigi (vedi 14 giugno). Genova, bombardata dal mare da navi inglesi e francesi

• La Francia chiede l’armistizio (vedi 17 giugno) • Durante un incontro tra Hitler e Mussolini a Monaco, il Fuhrer ridimensiona drasticamente le pretese italiane (vedi 18 giugno)

• Il 20 giugno inizia l’offensiva contro la Francia; i successi militari italiani sono scarsi e le deficienze dell’apparato militare evidenti • Armistizio tra Italia e Francia (vedi 24 giugno). Bilancio tra gli italiani: circa 1200 tra morti e dispersi e alcune migliaia di feriti (2150 dei quali congelati) • In un incidente aereo nel cielo di Tobruk, probabilmente causato da un errore della contraerea italiana, muore Italo Balbo (vedi 28 giugno)

• Le truppe italiane in Africa orientale avviano un’offensiva in direzione del Sudan e della Somalia britannica (vedi 00 luglio). Si costituisce una commissione presieduta da Ciano per definire gli obiettivi di guerra dell’Italia. Secondo Mussolini il nostro futuro prevede l’annessione di Corsica, Nizza, Malta, Tunisia, di parte dell’Algeria e del Ciad, della Somalia francese e britannica e l’allargamento della sfera d’influenza in direzione di Egitto, Sudan, Palestina, Siria, Transgiordania, Irak, Arabia, Aden • Il comando supremo italiano riceve l’ordine di spostare il grosso dell’esercito dalla frontiera occidentale a quella orientale. Si profila l’intenzione di una «resa dei conti» con Iugoslavia e Grecia (vedi 3 luglio)

• A punta Stilo, di fronte alla costa jonica della Calabria, scontro navale (dall’esito incerto) tra unità italiane e inglesi (vedi 9 luglio). Il 19 luglio, a capo Spada, di fronte all’isola di Creta, altro episodio della guerra navale tra Italia e Inghilterra (esito ancora una volta dubbio)

. Affondato l’incrociatore italiano Colleoni • Mentre si attende da un momento all’altro uno sbarco tedesco sulle coste inglesi, i vertici fascisti si concentrano su un prossimo attacco all’Egitto, che, nelle intenzioni di Mussolini, dovrebbe infliggere alle forze del Regno Unito «il colpo di grazia» e porre termine al conflitto (vedi 00 agosto)• Inizia l’offensiva italiana sul fronte libico-egiziano (vedi 13 settembre)

• Italia, Germania e Giappone sottoscrivono il Patto tripartito, che mette in pratica il Patto anticomintern del 1936-37 (vedi 27 settembre) • Vertice a Palazzo Venezia. Deciso l’attacco alla Grecia (vedi 15 ottobre)

• Mussolini invia un ultimatum a Graziani, comandante delle truppe schierate in Africa settentrionale: se non conquista Marsa Matruh dovrà abbandonare il comando (vedi 26 ottobre)

• Ha inizio l’attacco alla Grecia (vedi 28 ottobre); l’offensiva incontra immediatamente gravi difficoltà • Romania, Ungheria e Slovacchia aderiscono all’Asse (vedi novembre)

• Una formazione di aerosiluranti partita dalla portaerei inglese Illustrious compie una devastante incursione sul porto di Taranto, affondando tre navi da battaglia (Duilio, Cavour, Littorio) (vedi 11 novembre)

• Disfatta in Grecia. Badoglioviene sostituito con il generale Ugo Cavallero (vedi 6 dicembre)

• Poderosa controffensiva inglese in Nord Africa

. Annientata la X armata italiana (vedi 8 dicembre) • Hitler emana le direttive del piano Barbarossa per l’invasione dell’Unione Sovietica (vedi 18 dicembre) • Nasce a Pesaro la Fondazione Rossini (vedi 15 novembre)

• Nasce la Excelsa film. Dino De Laurentiis fonda a Torino la Realcine • Esce nelle sale L’assedio dell’Alcazar di Augusto Genina; Vittorio De Sica gira Maddalena Zero in condotta

• A Milano VII Esposizione triennale delle arti decorative e industriali moderne e dell’architettura moderna. Tra i pezzi in mostra: una radio custodia disegnata da Luigi Caccia Dominioni e le macchine da scrivere per ufficio disegnate da Marcello Nizzoli per l’Olivetti.

• Diffuso da G. Calogero il Manifesto del liberalsocialismo: sostenuta l’inscindibilità dei concetti di libertà e giustizia sociale; un nuovo manifesto (1941) sosterrà la formazione di un movimento che avvii la lotta antifascista.

• Ferrari, inizialmente con denominazione Auto Avio, avvia la fabbricazione di automobili.

• Bacchelli conclude la trilogia Il mulino del Po.

• R. Bilenchi pubblica Conservatorio di Santa Teresa.

• Buzzati pubblica Il deserto dei Tartari.

• Proiettato Romantica avventura di Camerini.

• Cecchi pubblica i l libro di viaggio America amara.

• Proiettato Rose scarlatte di De Sica.

• F. Flora pubblica il primo volume della Storia della letteratura italiana.

• G.F. Ghedini compone il concerto per orchestra Architetture.

• Mostra del cinema di Venezia: Coppa Mussolini conferita a L’assedio di Alcazar di Genina.

• Luzi pubblica Avvento notturno.

• G. Petrassi compone Magnificat.

• Quasimodo pubblica la prima traduzione dei Lirici greci.

• campionato di calcio vinto dall’Ambrosiana.

Giro d’Italia vinto da F. Coppi.

 

Anno 1948, cronologia mese per mese

. Si apre a Milano il VI Congresso del Partito comunista. Approvata la proposta di costituire insieme ai socialisti, in vista delle prossime elezioni politiche, un raggruppamento unitario, il Fronte democratico popolare (vedi 4 gennaio) 

• In seguito all’accordo tra il Partito liberale e il Fronte dell’uomo qualunque nasce il Blocco nazionale (vedi 10 gennaio) 

• Si apre a Napoli il XX Congresso del Partito repubblicano, che conferma l’alleanza di governo con la Democrazia cristiana e le altre forze moderate (vedi 16 gennaio) 

• Si apre a Roma il XXVI Congresso del Partito socialista, al termine del quale la maggioranza dei delegati vota a favore dell’alleanza con il Pci, con l’eccezione della corrente di Ivan Matteo Lombardo, Piero Calamandrei, Franco Venturi e Giuseppe Romita, che il 7 febbraio decide di presentarsi alle elezioni insieme al Psli dando vita alle liste di Unità socialista (vedi 19 gennaio) 

• Terminano i lavori dell’Assemblea costituente (vedi 31 gennaio) 

• Si apre a Napoli il I Congresso del Partito socialista dei lavoratori. Precisata la natura anticomunista, filo occidentale e riformista della formazione politica guidata da Giuseppe Saragat(vedi 1 febbraio) 

• Italia e Stati Uniti siglano a Roma un trattato decennale di amicizia e di commercio (vedi 2 febbraio) 

• Emanato un decreto preparato daGiulio Andreotti e Giuseppe Grassi: dichiarate «estinte» le pratiche di epurazione nei confronti di persone coinvolte con il passato regime fascista; concessa la revisione dei procedimenti già passati in giudicato (vedi 7 febbraio) 

• Ha inizio la campagna elettorale per il primo Parlamento repubblicano (vedi 8 febbraio) 

• Il Consiglio di Stato, chiamato a esprimersi sull’accesso delle donne alle carriere nella pubblica amministrazione, afferma che l’art. 51 della costituzione sulle pari opportunità di tutti i cittadini nell’accesso ai pubblici uffici non abroga la precedente legislazione che pone alcuni vincoli ai diritti delle donne (vedi 9 marzo) 

• Si costituisce a Bruxelles, tra Regno Unito,Francia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo, l’Unione europea occidentale (Ueo), trattato di cooperazione politica, economica e militare in funzione antisovietica, di durata cinquantennale (vedi 17 marzo) 

• Il segretario di Stato americano George Marshall, parlando all’Università di Berkeley, minaccia la sospensione degli aiuti all’Italia in caso di vittoria del Fronte popolare alle prossimeelezioni politiche. Da gennaio sono arrivati dagli Stati Unitioltre 170 milioni di dollari (vedi 20 marzo) 

• Alla conferenza dell’internazionale socialista in corso a Londra, la scelta del Psi di presentarsi alle elezioni con i comunisti dando vita al Fronte democratico popolare è vivamente criticata. Il rappresentante dei Psi, Rodolfo Morandi, abbandona i lavori del congresso (vedi 20 marzo) 

• Truman firma la legge per gli aiuti all’Europa avviando il piano Marshall (vedi 3 aprile). Il 16 aprile è costituita a Parigi, tra i 16 paesi che partecipano al piano, l’Organizzazione europea per la cooperazione economica (Oece), alla quale è affidato il compito di regolare e coordinare l’attuazione del programma di aiuti. L’adesione formale dell’Italia all’European Reconstruction Program (Erp) avviene il 28 giugno. Nel corso del primo anno affluiscono in Italia dagli Usa aiuti per 668 milioni di dollari (l’80% in forniture di merci, il restante 20% in prestiti e finanziamenti). In ottobre la gestione dei fondi viene affidata all’Imi

• Affidato al Coni l’esercizio dei concorsi a pronostici e di abilità legati a manifestazioni sportive organizzate dallo stesso Comitato olimpico (vedi 14 aprile) 

• Si svolgono le elezioni per la formazione del Parlamento repubblicano. La Democrazia cristiana conquista la maggioranza assoluta dei seggi mentre il Fronte popolare subisce una pesante sconfitta. L’8 maggio si inaugurano i lavori della prima legislatura repubblicana (vedi 18 aprile) 

Luigi Einaudi eletto presidente della Repubblica (vedi 11 maggio) • De Gasperi presenta al nuovo capo dello Stato le dimissioni del suo ministero, che le respinge e si riserva di proporre un rimpasto di governo (vedi 12 maggio) 

• Si insedia il V governo De Gasperi, fondato su una maggioranza composta da Democrazia cristiana, Partito liberale, Partito repubblicano e Partito socialista dei lavoratori, che segna l’inizio della stagione del «centrismo» (vedi 23 maggio) 

• La Jugoslavia accusata di ostilità nei confronti dell’Unione Sovietica e espulsa dal Cominform (vedi 28 giugno) 

• ARoma, davanti al palazzo di Montecitorio, l’estremista di destra Antonio Pallante spara a Palmiro Togliatti ferendolo gravemente (vedi 14 luglio). Manifestazioni in tutto il paese. La Cgil proclama lo sciopero generale (alla riunione della segreteria non partecipano i delegati democristiani). Per i tre giorni successivi, occupazioni di fabbriche e scontri nelle strade tra gruppi di ex partigiani armati e forze di polizia. Il 16 luglio la protesta rientra. Bilancio: 16 morti, più di 200 feriti e oltre 7000 arresti. Il 19 luglio Togliatti è dichiarato fuori pericolo

• Il consiglio nazionale delle Acli (vedi 22 luglio)condanna la proclamazione dello sciopero generale in occasione dell’attentato a Togliatti. Il 26 luglio, la Cgil esclude i democristiani dalla confederazione sindacale. Durante il II Congresso nazionale delle Acli (vedi 14 settembre), si dedica di dare vita a un nuovo sindacato. Il 17 ottobre nasce la Libera Cgil

• Il compositore Umberto Giordano muore a Milano (vedi 12 novembre) Giuseppe Dossetti, all’interno del consiglio nazionale della Democrazia cristiana, critica le scelte di tipo liberista che ispirano la politica economica del governo. Decide quindi di dare vita a una propria corrente all’interno del partito che ha come organo di riferimento la rivista «Cronache sociali» (vedi 20 dicembre) 

• Einaudi comincia la pubblicazione dei Quaderni dal carcere di Antonio Gramsci • Il premio Strega assegnato alle memorie di Vittorio Cardarelli Villa Tarantola

 • EIsa Morante pubblicaMenzogna e sortilegio, con cui vince il premio Viareggio • Esce in volume Il garofano rosso, primo romanzo scritto da Elio Vittorini che, pubblicato a puntate su «Solaria» (1933-34), aveva provocato il sequestro della rivista fiorentina per oscenità • Giovanni Guareschi pubblica Mondo piccolo: Don Camillo • Trentacinque registi firmano una lettera inviata a tutta la stampa in cui protestano contro la censura, contro l’invasione incontrollata della cinematografia straniera e per il credito bancario per la produzione italiana praticamente inesistente

• Esce in Italia, dopo aver vinto in luglio il Festival di Locarno, il film di Roberto Rossellini Germania anno zero. Escono anche La terra trema di Luchino Visconti e Ladri di biciclette di Vittorio De Sica • Va in onda Vi parlaAlberto Sordi • Giacomo Manzù vince il primo concorso per la porta di San Pietro

•A Torino, Pier Luigi Nervi costruisce il Palazzo delle esposizioni.

• N. Abbagnano pubblica Esistenzialismo positivo.

• G.L. Bonelli e A. Galeppini creano il fumetto «Tex».

• Proiettato Sotto il sole di Roma di R. Castellani, premiato dalla Presidenza del Consiglio.

• E. De Filippo rappresenta Le voci di dentro. 

• Premio Viareggio conferito ex aequo a Palazzeschi per Fratelli Cuccoli ed E.Morante per Menzogna e sortilegio.

• Moravia pubblica La disubbidienza. 

• I dischi a 33 giri sostituiscono quelli a 78 giri.

• Campionato di calcio vinto dal Torino.

• Giro d’Italia vinto da F. Magni.

da Anno 1948, cronologia mese per mese.

Osservo con tristezza storica che oggi, 11 settembre 2013, si ricorda poco l’11 settembre 2001

Osservo con tristezza storica che oggi, 11 settembre 2013, si ricordo poco l’11 settembre 2001

No.

Io non me lo dimentico. Quella è una data periodizzante

Quella data ha segnato in modo irreversibile il mio “to cross the line”, l’oltrepassamento di quel confine che aveva costruito la mia identità politica dal 1968 in avanti.

Perchè?

Perché è una data seminale.

Un momento sintetico che aiuta a fare ordine.
A capire le forze in campo.
A rileggere il passato.
A proiettarsi sul futuro.
A stabilire quel nesso, quella connessione fra “individuo” e “società” che dovrebbe sempre essere al centro di chi vuole dare senso al suo trascorrere del tempo vitale. Il breve ciclo biologico dentro il flusso del tempo storico.
Una parte della cultura islamica ha dichiarato guerra al mondo occidentale.
Un “partito” di ricchi petrolieri (al quaeda allora, e oggi quel che ne resta e le sue filiazioni), in perfetto stile leniniano, assolda ed arma gruppetti di militanti che distruggono a New York due simboli architettonici e visivi degli Stati Uniti. L’evento in sé si riassume in 2748 morti, di cui 412 soccorritori e 12 suicidi (quelle persone che abbiamo visto volare giù dai grattacieli per non bruciare da vivi). Infinitamente più ampio è il riverbero storico-sociale. Come quando in un quadro si riesce ad assegnare significati ai colori, alle luci ed alle ombre, ai primi piani ed allo sfondo …
Io ora il quadro lo vedo così.
Vedo un nemico che odia il mio e nostro stile di vita.
La mia e nostra libertà di puntare o no sui valori della famiglia. Di decidere come provare soddisfazione nella vita sessuale, qualunque essa sia: etero, omo, bi, trans eccetera. Già: eccetera …
Un nemico che mira ad annullare i fondamenti delle democrazie occidentali, forgiate innanzitutto con l’illuminismo francese.
La secolarizzazione, la distinzione fra religione (come fatto individuale) e logiche pubbliche dello stato, la democrazia rappresentativa dei parlamenti e dei governi.
Un nemico che utilizza a proprio favore la varietà delle opinioni che può esprimersi nella nostra civiltà (sì civiltà: intesa come processo di civilizzazione che ottiene come massimo risultato l’espansione della soggettività) per insediare cellule di partito che si organizzano militarmente con gli attentati alle stazioni ferroviarie e metropolitane.
Un nemico stratificato in “dirigenti”, “simpatizzanti” interni (nei loro paesi e terre) ed esterni (i nostri estremisti di sinistra, alla continua ricerca dell’ottocentesco “proletariato” che dia la spallata “rivoluzionaria”, e di destra, affascinati dalla cultura comunitaria espressa dalle masse musulmane) e “militanti-attivisti” addestrati anche al suicidio. A proposito, la nostra psicologia ci insegna che la socializzazione comincia dall’infanzia.. Chissà se nel quadro che io vedo anche i simpatizzanti nostrani riescono a vedere il barbaro processo di costruzione del piccolo kamikaze. A proposito di “cultura dell’infanzia” … Sono poche le parole che leggo su questo tema.
Sul piano culturale vedo, ovviamente molto in positivo, l’estrema soggettivazione della mia civiltà (in cui metto anche le politiche di welfare, le cure per minori, handicappati, anziani) e dall’altra parte l’estrema collettivizzazione dell’islamismo religioso.
Ovviamente molto in negativo.
Per valutare occorre sempre una gerarchia di valori. Io dò valore al soggetto ed è per questo che preferisco infinitamente modelli socio-culturali che danno valore all’individuo.
Loro, invece, danno valore all’annullamento in un indistinto collettivo e questo porta la nostra storia indietro di secoli.
No, grazie.
Sul piano politico i giudizi ed i comportamenti che l’11 settembre ha prodotto nei mesi ed anni successivi diventano dei grandi indicatori di tipo storico.
“Siamo tutti americani” è stato lo slogan di una sola giornata.
Giusto un riflesso della italianissima religione cattolica per il culto dei morti, ma al di sotto delle parole l’antiamericanismo è annidato in profondità nella cultura sia di destra (che odia gli Stati Uniti perché hanno attivamente agito per la caduta dei fascismi e del nazismo) che di sinistra (che odia gli Stati Uniti perché hanno vinto la sfida con il comunismo storico delle russie). Ed è riaffiorato alla grande in modo ancora più virulento che nel passato.
Non sono un cultore dei percorsi delle destre. Per la mia biografia sono invece molto interessato ai percorsi delle sinistre.
E’ qui che, per me, l’11 settembre diventa un punto di svolta, una di quelle congiunture in cui diventa possibile e necessario to cross the line, varcare la linea.
Vedo la totale incapacità della politica di sinistra (meglio della politica di cattosinistra) ad agire per la sicurezza dei prossimi decenni (a me, data la mia età, basterebbero dai 20 ai 30 anni).
Questa cultura ritiene che gli Stati Uniti sono stati “puniti” da quel partito di ricchi arabi seduti sul loro petrolio a causa dell’imperialismo (dimenticando che i repubblicani di Bush hanno vinto le prime elezioni del 2000 su un programma isolazionista). Così questa cultura non è attrezzata a comprendere che la guerra dichiarata da quella parte dell’islam non è rivolta solo agli Stati Uniti (che “se la sono meritata”) ma a tutta la civiltà occidentale. Conseguentemente non riesce a comprendere che abbiamo a che fare con nemici che si articolano attraverso organizzazioni molto potenti e molto efficaci (basta pensare a come utilizzano internet e le televisioni). Con nemici esterni (gli stati canaglia: Iraq, Iran, Siria …) e con nemici interni (gli adolescenti di seconda e terza generazione e naturalmente le loro famigliole che mettono assieme il ribellismo dell’adolescenza con i soldi e le armi che gli forniscono le cellule locali dell’islamismo fondamentalista).
Ma su tutto questo scenario complesso ed articolato, infinitamente fitto di sfumature da seguire con attenzione, una cosa mi appare con chiarezza lancinante. Appunto come quando in un quadro appare finalmente il significato ed allora si presentifica l’emozione di pensare.
Per tutto un ciclo di vita ho pensato che la divisione fosse fra capitalismo e comunismo, fra destra e sinistra, fra Dc e Pci.
E vista la deriva etica del berlusconismo (avvocati nel processo il lunedì e martedì in commissione perlamentare a cambiare le leggi a favore del loro datore di lavoro) anche fra polo e ulivo.
In quell’arco storico così appariva ed anche così era l’ alternativa.
Oggi vedo che la faglia divisoria fondamentale, quella che un tempo avrei chiamato “strutturale”, è fra i paesi che nel secolo breve non hanno conosciuto e praticato i comunismi, i fascismi, il nazismo (e sono l’Inghilterra e gli Stati Uniti) e paesi che invece quelle scelte hanno storicamente effettuato (l’Europa fino ai suoi confini russi, l’Italia, la Spagna, in parte la Francia).

La linea di divisione è fra sistemi socio-politici impiantati sullo sviluppo della democrazia liberale e sistemi totalitari.

L’11 settembre rivela che Stati Uniti ed Inghilterra continuano la loro politica contro il totalitarismo nazifascista (negli anni 1921-1945) e islamofascista oggi.
Una assoluta continuità che appare sui tempi lunghi. La Francia, l’Italia, la Germania, la Spagna, invece, contrattano poche migliaia di soldati per “portare la pace”, rendendo difficile ad Israele perfino di garantirsi la sopravvivenza.
Gli stessi paesi che hanno reso possibile la Shoah fanno da ostacolo all’unico scudo difensivo su Israele, cioè gli Stati Uniti. Dov’è la destra, dov’è la sinistra?
Più che mai oggi appaiono categorie politiche incapaci di rappresentare questi tempi storici.

Questo mi ha insegnato l’11 settembre e così oggi lo ricordo, con la canzone/saggio storico di Giorgio Gaber “Qualcuno era comunista“.

Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.

Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà. … la mamma no.

Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre.

Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.

Qualcuno era comunista perché aveva avuto una educazione troppo cattolica.

Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche… lo esigevano tutti.

Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.

Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.

Qualcuno era comunista perché prima… prima…prima… era fascista.

Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano.

Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.

Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.

Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.

Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.

Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.

Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.

Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio.

Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.

Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente.

Qualcuno era comunista perché la borghesia, il proletariato, la lotta di classe…

Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.

Qualcuno era comunista perché guardava solo RAI TRE.

Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.

Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.

Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.

Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico per il Vangelo secondo Lenin.

Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sé la classe operaia.

Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.

Qualcuno era comunista perché c’era il grande partito comunista.

Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il grande partito comunista.

Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.

Qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggior partito socialista d’Europa.

Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi, solo in Uganda.

Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi democristiani incapaci e mafiosi.

Qualcuno era comunista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica eccetera, eccetera, eccetera…

Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.

Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.

Qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos’altro.

Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.

Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.

Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo. Perché sentiva la necessità di una morale diversa. Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno; era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

Sì, qualcuno era comunista perché, con accanto questo slancio, ognuno era come… più di sé stesso. Era come… due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.

No. Niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare… come dei gabbiani ipotetici.

E ora? Anche ora ci si sente come in due. Da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana

e dall’altra il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito.

Due miserie in un corpo solo.

problemi di definizione: RAZZISMO

“tendenza politica, psicologica e culturale a esaltare le qualità fisiche, intellettuali, religiose e spirituali di un popolo o di un gruppo etnico nei confronti di tutti gli altri”

Più segnali ed indicatori mostrano che questa definizione (trascritta dalla ENCICLOPEDIA DEL DIRITTO, DeAgostini editore) si attaglia perfettamente all’atteggiamento ed alle pulsioni motivazionali che gli islamici professano (tramite i loro imam) nei confronti della cultura occidentale europea e angloamericana

  1. Ramadan, bufera sull’Imam “Giustifica il suicidio dei bimbi  – Il Giorno

    10/ago/2013 – Non c’è Ramadan a Milano senza polemica. Quest’anno, messa la sordina sull’annosa questione della moschea che i musulmani chiedono e 

  2. Le moschee segrete e l’imam che sogna i bambini kamikaze 

    http://www.ilgiornale.it/…/moschee-segrete-e-limam-che-sogna-i-bambini-kam…

    10/ago/2013 – Quali sono gli umori prevalenti nella pancia dell’Islam milanese? Cosa pensano e cosa vogliono i dirigenti delle moschee – quelle grandi e 

  3. A Milano l’imam dei martiri. Gli ebrei: “Pisapia si dissoci” – IlGiornale.it

    http://www.ilgiornale.it/…/milano-limam-dei-martiri-ebrei-pisapia-si-dissoci-94…

    09/ago/2013 – Sembra proprio che l’Islam milanese non riesca a tenersi fuori dalle polemiche. Il caso che accende di nuovo i riflettori sulle «moschee» 

 

MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

Recupero una vecchia traccia informativa (del 1999 !), dopo gli assassinii compiuti da Mohammed Merah in Francia.

Ho il “vizio della memoria”

Questo post è icastico. Le argomentazioni sono nei tre link contenuti nel testo.

Paolo Ferrario

Marzo 2012


dalle parole  di “S.E. Mons. Ernesto Vecchi, Vescovo Ausiliare, Vicario Generale, Moderatore della Curia” di Bologna.

“Durante la Seconda Assemblea Speciale per l’Europa del Sinodo dei Vescovi, S.E. Mons. Giuseppe Germano Bernardini, Arcivescovo di Izmir in Turchia, dove è rimasto per oltre 40 anni e dove i musulmani sono il 99,9%, ha messo in evidenza la persuasione di tanti autorevoli personaggi musulmani così formulata:

“Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo”.

Tale persuasione fu espressa anche al Cardinale Oddi di v.m., durante il suo servizio diplomatico, da un noto Capo di Stato islamico che gli disse:

“Voi ci avete fermato a…

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A dieci anni dall’11 settembre 2001: la data seminale del mio “to cross the line”, 11 settembre 2011

l’11 settembre 2001:

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Una intera fase storica di attacco dell’islam politico contro i valori e le istituzioni dell’occidente democratico

Obama annuncia una coalizione internazionale per la DIFESA

L’America si metterà alla guida di una vasta coalizione internazionale” che darà il via a “una campagna senza sosta” contro la minaccia terrorista dell’Isis, “ovunque si trovi”, “per respingerla e infine distruggerla”: così Barack Obama ha annunciato il suo piano anti-Isis, parlando in diretta Tv alla nazione.


il mio TO CROSS THE LINE,

dopo il ciclo storico aperto dall’islam politico l’11 settembre 2001

(scritto nel 2006)

Appartengo ad una generazione (1948-più tardi che mai) nella quale la politica ha sempre contato molto. Troppo.

A vent’anni alcuni fra gli slogan più battuti erano: “il sesso è politico”; “l’esame è politico” “tutto è politico” … fino alla nausea da esagerazione. La mia biografia soggettiva intercettava quella fase di movimento collettivo. E ci sono stato.

Ho scoperto che anche per altre persone la personale scelta di campo ha coinciso con certi eventi collettivi. Basta pensare ai fascismi, alla resistenza ed alla costruzione della dirigenza dei partiti comunisti occidentali (in particolare in Italia, Francia, Spagna).

Nel mio infinitesimo piccolo destino individuale è stato il colpo di stato militare in Cile del 1973 a determinare la scelta del Pci. Prima leggevo il Manifesto e proprio non capivo gli articoli di Rossana Rossanda (la “stilista del comunismo”, come efficacemente la dipingeva Giorgio Bocca): il suo estremismo razional-cerebrale e parolaio era così incapace di interpretare quei fatti! …

Mi appariva chiaro che il rischio golpe di destra poteva essere contrastato solo con una larga intesa di tutte le forze democratiche e non con le piccole schegge della “sinistra extra-parlamentare”.
In questo oggi vedo in me un’assoluta continuità: ero “centrista” già allora. Consapevole che solo le posizioni di centro sanno assumersi le responsabilità delle scelte, mentre gli estremi sono immobili e appagati solo di sè nell’autocontemplazione narcisistica.

Gli antipatizzanti di allora mi chiamavano il “berlingueriano”. Negli anni delle brigate rosse ed anche oggi lo ritengo un complimento. Era la sua etica che mi dava energia.

L’apprendimento nel partito è stato molto dispendioso in termini di energie individuali, ma anche illuminante sul piano sociologico.
Il vecchio compagno Libero F. mi insegnò subito la distinzione fra

l’”elettore”,

il “simpatizzante”,

l’”iscritto”,

il “militante”,

il “dirigente”,

l’”eletto nelle istituzioni”.

Ho praticato tutti questi ruoli. Poi ho visto le logiche associative e dissociative, i percorsi del potere, la manipolazione discorsiva, le carrierette, l’eterno rapporto fra ambizione personale e grandi discorsi etico-sociali.

Ho dedicato molto, molto tempo, a tutto questo.

Tantissimo negli anni 1974-1985: quattro sere la settimana fuori per riunioni serali, fino a tarda notte. “Il socialismo è bello, ma sacrifica troppe sere” (Oscar Wilde).

Ho partecipato attivamente alla transizione verso la tradizione socialista (Pci-Pds- Ds) e verso la unificazione fra le milgiori parti della tradizione democristiana e “comunista”.
E solo allora ho capito che l’errore storico era molto antecedente: risaliva alla scissione del 1921.

1921-1991: accidenti … settant’anni per tornare alle origini, saldare parzialmente i conti dovuti alla frattura, ricominciare da capo (un “nuovo inizio” lo ha chiamato quella figura ormai patetica di Achille Occhetto).

Per quel che mi riguarda questa appartenenza alla “famiglia” dei partiti comunisti è davvero solo “parte”, una piccola parte della mia vita (venti anni circa della vita adulta). Ma mi colpisce davvero tanto che la generazione militante dei primi decenni del novecento ha impiegato settant’anni per tornare ai lucidi discorsi di Filippo Turati sulla necessità dell’unione per battersi contro il nascente fascismo, che infatti si affermò a livello di massa. Antonio Gramsci è un autore che occupa un metro di dorsi di libro nella mia biblioteca (e li ho letti affettivamente e intellettualmente).

Ma ad avere ragione, ad essere profetico era il dimenticato Filippo Turati.

Ho ricordi. Persone … libri … momenti … non tutti belli

Ora devo ritornare al perché di questi fluttuanti pensieri in occasione dell’11 settembre.

Perché è una data seminale.

Un momento sintetico che aiuta a fare ordine.
A capire le forze in campo.
A rileggere il passato.
A proiettarsi sul futuro.
A stabilire quel nesso, quella connessione fra “individuo” e “società” che dovrebbe sempre essere al centro di chi vuole dare senso al suo trascorrere del tempo vitale. Il breve ciclo biologico dentro il flusso del tempo storico.
Una parte della cultura islamica ha dichiarato guerra al mondo occidentale.
Un “partito” di ricchi petrolieri (al quaeda allora, e oggi quel che ne resta e le sue filiazioni), in perfetto stile leniniano, assolda ed arma gruppetti di militanti che distruggono a New York due simboli architettonici e visivi degli Stati Uniti. L’evento in sé si riassume in 2748 morti, di cui 412 soccorritori e 12 suicidi (quelle persone che abbiamo visto volare giù dai grattacieli per non bruciare da vivi). Infinitamente più ampio è il riverbero storico-sociale. Come quando in un quadro si riesce ad assegnare significati ai colori, alle luci ed alle ombre, ai primi piani ed allo sfondo …
Io ora il quadro lo vedo così.

Vedo un nemico che odia il mio e nostro stile di vita.

La mia e nostra libertà di puntare o no sui valori della famiglia. Di decidere come provare soddisfazione nella vita sessuale, qualunque essa sia: etero, omo, bi, trans eccetera. Le libertà individuali, quelle combattute dalle fedi religiose

Un nemico che mira ad annullare i fondamenti delle democrazie occidentali, forgiate innanzitutto con l’illuminismo francese:

La secolarizzazione,

la distinzione fra religione (come fatto individuale) e logiche pubbliche dello stato,

la democrazia rappresentativa dei parlamenti e dei governi.

Un nemico che utilizza a proprio favore la varietà delle opinioni che può esprimersi nella nostra civiltà (sì civiltà: intesa come processo di civilizzazione che ottiene come massimo risultato l’espansione della soggettività) per insediare cellule di partito che si organizzano militarmente con gli attentati alle stazioni ferroviarie e metropolitane.

Un nemico stratificato in “dirigenti”, “simpatizzanti” interni (nei loro paesi e terre) ed esterni (i nostri estremisti di sinistra, alla continua ricerca dell’ottocentesco “proletariato” che dia la spallata “rivoluzionaria”, e di destra, affascinati dalla cultura comunitaria espressa dalle masse musulmane) e “militanti-attivisti” addestrati anche al suicidio.

A proposito, la nostra psicologia ci insegna che la socializzazione comincia dall’infanzia.. Chissà se nel quadro che io vedo anche i simpatizzanti nostrani riescono a vedere il barbaro processo di costruzione del piccolo kamikaze. A proposito di “cultura dell’infanzia” … Sono poche le parole che leggo su questo tema.

Sul piano culturale vedo, ovviamente molto in positivo, l’estrema soggettivazione della mia civiltà (in cui metto anche le politiche di welfare, le cure per i minori, gli handicappati, gli anziani) e dall’altra parte l’estrema collettivizzazione dell’islamismo religioso.
Ovviamente molto in negativo.

Per valutare occorre sempre una gerarchia di valori.

Io dò valore al soggetto ed è per questo che preferisco infinitamente modelli socio-culturali che danno valore all’individuo.

Loro, invece, danno valore all’annullamento in un indistinto collettivo e questo porta la nostra storia indietro di secoli.
No, grazie.

Sul piano politico i giudizi ed i comportamenti che l’11 settembre ha prodotto nei mesi ed anni successivi diventano dei grandi indicatori di tipo storico.
“Siamo tutti americani” è stato lo slogan di una sola giornata.
Giusto un riflesso della italianissima religione cattolica per il culto dei morti, ma al di sotto delle parole l’antiamericanismo è annidato in profondità nella cultura sia di destra (che odia gli Stati Uniti perché hanno attivamente agito per la caduta dei fascismi e del nazismo) che di sinistra (che odia gli Stati Uniti perché hanno vinto la sfida con il comunismo storico delle russie). Ed è riaffiorato alla grande in modo ancora più virulento che nel passato.

Non sono un cultore dei percorsi delle destre. Per la mia biografia sono invece molto interessato ai percorsi delle “sinistre” (che oggi è solo lo spazio da loro occupato negli emicicli dei parlamenti) .

E’ qui che, per me, l’11 settembre diventa un punto di svolta, una di quelle congiunture in cui diventa possibile e necessario to cross the line, varcare la linea.
Vedo la totale incapacità della politica di sinistra (meglio della politica di cattosinistra) ad agire per la sicurezza dei prossimi decenni (a me, data la mia età, basterebbero dai 20 ai 30 anni).

Questa cultura ritiene che gli Stati Uniti sono stati “puniti” da quel partito di ricchi arabi seduti sul loro petrolio a causa dell’imperialismo (dimenticando che i repubblicani di Bush hanno vinto le prime elezioni del 2000 su un programma isolazionista). Così questa cultura non è attrezzata a comprendere che la guerra dichiarata da quella parte dell’islam non è rivolta solo agli Stati Uniti (che “se la sono meritata”) ma a tutta la civiltà occidentale.

Conseguentemente non riesce a comprendere che abbiamo a che fare con nemici che si articolano attraverso organizzazioni molto potenti e molto efficaci (basta pensare a come utilizzano internet e le televisioni). Con nemici esterni (gli stati canaglia: Iraq, Iran, Siria …) e con nemici interni (gli adolescenti di seconda e terza generazione e naturalmente le loro famigliole che mettono assieme il ribellismo dell’adolescenza con i soldi e le armi che gli forniscono le cellule locali dell’islamismo fondamentalista).

Ma su tutto questo scenario complesso ed articolato, infinitamente fitto di sfumature da seguire con attenzione, una cosa mi appare con chiarezza lancinante. Appunto come quando in un quadro appare finalmente il significato ed allora si presentifica l’emozione di pensare.

Per tutto un ciclo di vita ho pensato che la divisione fosse fra capitalismo e comunismo, fra destra e sinistra, fra Dc e Pci.
E vista la deriva etica del berlusconismo (avvocati nel processo il lunedì e martedì in commissione perlamentare a cambiare le leggi a favore del loro datore di lavoro) anche fra polo e ulivo.
In quell’arco storico così appariva ed anche così era l’ alternativa.

Oggi vedo che la faglia divisoria fondamentale, quella che un tempo avrei chiamato “strutturale”, è fra i paesi che nel secolo breve non hanno conosciuto e praticato i comunismi, i fascismi, il nazismo (e sono l’Inghilterra e gli Stati Uniti) e paesi che invece quelle scelte hanno storicamente effettuato (l’Europa fino ai suoi confini russi, l’Italia, la Spagna, in parte la Francia).

La linea di divisione è fra sistemi socio-politici impiantati sullo sviluppo della democrazia liberale e sistemi totalitari.

L’11 settembre rivela che Stati Uniti ed Inghilterra continuano la loro politica contro il totalitarismo nazifascista (negli anni 1921-1945) e islamofascista oggi.

Una assoluta continuità che appare sui tempi lunghi. La Francia, l’Italia, la Germania, la Spagna, invece, contrattano poche migliaia di soldati per “portare la pace”, rendendo difficile ad Israele perfino di garantirsi la sopravvivenza.
Gli stessi paesi che hanno reso possibile la Shoah fanno da ostacolo all’unico scudo difensivo su Israele, cioè gli Stati Uniti. Dov’è la destra, dov’è la sinistra?
Più che mai oggi appaiono categorie politiche incapaci di rappresentare questi tempi storici.

Questo mi ha insegnato l’11 settembre e così oggi lo ricordo, con la canzone/saggio storico di Giorgio Gaber “Qualcuno era comunista“.

Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.

Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà. … la mamma no.

Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre.

Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.

Qualcuno era comunista perché aveva avuto una educazione troppo cattolica.

Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche… lo esigevano tutti.

Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.

Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.

Qualcuno era comunista perché prima… prima…prima… era fascista.

Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano.

Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.

Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.

Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.

Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.

Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.

Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.

Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio.

Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.

Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente.

Qualcuno era comunista perché la borghesia, il proletariato, la lotta di classe…

Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.

Qualcuno era comunista perché guardava solo RAI TRE.

Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.

Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.

Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.

Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico per il Vangelo secondo Lenin.

Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sé la classe operaia.

Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.

Qualcuno era comunista perché c’era il grande partito comunista.

Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il grande partito comunista.

Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.

Qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggior partito socialista d’Europa.

Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi, solo in Uganda.

Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi democristiani incapaci e mafiosi.

Qualcuno era comunista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica eccetera, eccetera, eccetera…

Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.

Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.

Qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos’altro.

Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.

Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.

Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo. Perché sentiva la necessità di una morale diversa. Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno; era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

Sì, qualcuno era comunista perché, con accanto questo slancio, ognuno era come… più di sé stesso. Era come… due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.

No. Niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare… come dei gabbiani ipotetici.

E ora? Anche ora ci si sente come in due. Da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana

e dall’altra il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito.

Due miserie in un corpo solo.

il mio bilancio fallimentare sulla riforma sanitaria del 1978. tema cui ho dedicato tutta la mia vita professionale | Coatesa sul Lario e dintorni

il mio bilancio fallimentare sulla riforma sanitaria del 1978. tema cui ho dedicato tutta la mia vita professionale.

tante aspettative, progetti, tensioni, voglia di creare welfare e oggi il sistema si è ridotto ad una nomina burocratica (dentro il clientelismo delle lobby di comunione e liberazione e compagnia delle opere) per cui arriva un manager – nominato sulla base di un curriculum e delle sue reti di conoscenze ed appoggi politici – che deve fare “una prima ricognizione sui diversi temi sul tappeto» per conoscere la realtà comasca !!!

dunque la salute degli abitatori di Como e dintorni è affidata ad un estraneo che “deve conoscere la realtà comasca” !!!

ok: la riforma sanitaria del 1978  E’ FALLITA

Paolo Ferrario

Lunedì 3 gennaio il nuovo direttore generale dell’azienda ospedaliera S. Anna, Marco Onofri, ha incontrato il direttore sanitario, Laura Chiappa, e il direttore amministrativo, Salvatore Gioia, «per una prima ricognizione sui diversi temi sul tappeto»; primo di una serie di incontri per conoscere la realtà comasca. «Si tratta anzitutto di consolidare l’avvio delle attività nella nuova sede in cui si applica un modello organizzativo innovativo – ha dichiarato Onofri –. È stato fatto un ottimo lavoro e so di poter contare su straordinarie professionalità. Per cultura personale prediligo il gioco di squadra e intendo operare con il contributo di tutti»

da: il mio bilancio fallimentare sulla riforma sanitaria del 1978. tema cui ho dedicato tutta la mia vita professionale | Coatesa sul Lario e dintorni.

Condivisioni argomentative: il pensiero di Cavrexquis su destra e sinistra, nella quasi-crisi di governo di questi giorni

Il paternalismo della sinistra mi fa vomitare. Un paternalismo via via più forte man mano che ci si sposta di più verso sinistra. Un paternalismo che, ancora più che negli esponenti politici del (centro)sinistra, si manifesta nei sostenitori convinti di questa parte politica (e non mi riferisco tanto ai generici elettori che votano a sinistra senza farsi troppe illusioni o perché pensano, a torto o a ragione, che sia il meno peggio). Non soltanto non vedono le ragioni di chi non ha votato come loro, ma nemmeno riconoscono che costoro possano avere delle ragioni che non siano o criminali o frutto di un’errata visione delle cose. Chi ha votato centrodestra è, per loro, per forza un povero imbecille – a voler essere gentili – che si è fatto abbindolare da Berlusconi. Non gli salta in mente che in quest’altra parte politica, tra tanti “berlusconiani mistici”, ci sono anche quelli che l’hanno votato perché gli sembrava il “meno peggio”. Ormai io capisco benissimo, invece, come in Italia molti abbiano preferito votare Berlusconi. E se queste incarnazioni dell’etica, del bene-in-terra, pensano di convincerli a votare a sinistra anziché a destra, dubito che ci riusciranno continuando a insultarli e a dirgli che sono dei deficienti o dei delinquenti. Irritano me, che in sedici anni Berlusconi non l’ho mai votato, e quindi non fatico a immaginarmi quanto irritino loro. E’ un atteggiamento che ben si riassume in un’affermazione che mi è capitato di leggere, uscita dalla penna (o dalla tastiera) di un giornalista di sinistra: la sinistra ricerca la verità, la destra la convenienza. E ‘sticazzi, mi verrebbe da commentare, alla faccia della modestia e del pragmatismo politico.

l’intero scritto qui: http://cadavrexquis.typepad.com/cadavrexquis/2010/12/al-fuoco-al-fuoco.html

Per soli tre voti alla Camera dei deputati il Governo Berlusconi resta in carica. Alleanze disgiuntive della sinistra ed aggiuntive della destra

Per soli tre voti alla Camera dei deputati il Governo Berlusconi resta in carica.

Dati politici:

– il partito personale di Berlusconi tre anni fa ha perso l’Udc di Casini e pochi mesi fa ha espulso il partito di Gianfranco Fini

– resta fortissima l’alleanza fra Il Pdl e la Lega Nord

– nel caso si andasse ad elezioni anticipate nel 2011 le alleanze del fronte di centro-sinistra sono fra loro disgiuntive: si portano via i voti l’uno dall’altro e sono lontanissimi dalla soglia del 40%, che è quella che in Italia, con questo sistema elettorale,  fa governare una minoranza che viene spacciata come “giudizio degli elettori”

– ancora in caso di elezioni anticipate il professor Alimonti stima la possibilità che la Lega Nord, in queste regioni diventi il primo partito

– Inoltre l’alleanza fra i due partiti della attuale maggioranza sono aggiuntive:  avanzano entrambi senza rubarsi voti

– la sinistra politica si rivela irrilevante nel sistema politico italiano: definitivamente congelata nel recinto  in cui si è racchiusa, a partire dalla caduta del Governo Prodi voluta dalla sinistra massimalista di Bertinotti

La valutazione di Massimo Cacciari:

«Purtroppo l’alternativa politica a Berlusconi al momento non c’è. C’è solo un’ammucchiata che vorrebbe buttarlo giù da palazzo Chigi. E la colpa è del Pd che ha tradito la sua missione riformatrice, incapace di dare sponda ai vagiti terzopolisti..

Massimo Cacciari, alla vigilia della conta in Parlamento, torna ad accusare l’insipienza democratica. E’ un suo rovello classico ma questa volta il fallimento brucia ancor di più perché finalmente c’era partita.

Per l’ex sindaco di Venezia «la novità degli ultimi mesi è la grande fronda di Gianfranco Fini che ha portato alla fine del Pdl e del bipolarismo all’italiana. Ma è altrettanto evidente che per la formazione di un blocco innovativo e riformatore al centro dello schieramento, sono mancati i tempi. Probabilmente lo stesso Fini pensava che la crisi non precipitasse subito».


«Quindi siamo allo stallo. Da un lato Berlusconi è decotto, insieme al bipolarismo muscolare per come l’abbiamo conosciuto in Italia; dall’altro la mancanza di una vera alternativa lo fa sopravvivere».


«Fini ha avuto il coraggio di uscire dalla palude e gettare il cuore oltre l’ostacolo. Casini lo aveva già fatto 2 anni fa. Rutelli è stato l’unico leader Pd a criticare l’aborto democratico, uscendo dal partito. Ma loro 3 da soli non bastano, tanto più che il Terzo polo è ancora una prospettiva senza un vero programma».


«Macché.  La responsabilità immensa è tutta del Pd. Un partito nato male, o forse mai nato. Dopo la caduta del governo Prodi c’erano tutte le possibilità per lavorare ad un’alternativa forte al berlusconismo usurato. Avevamo cinque anni davanti, ma è mancata completamente la classe dirigente, la strategia, la cultura politica e un agenda nuova per il paese».


«Il più grande partito di opposizione, nel bel mezzo della deflagrazione del centrodestra, è rimasto ai margini della partita, senza mai incidere. Paradossale. Ovvio che al momento della fiducia Berlusconi ha buon gioco a dirti: volete solo buttarmi giù…»

«Non si è sfondato nel ventre molle berlusconiano, tra quei ceti moderati delusi dalle promesse al vento del Cavaliere. O fai manovre, anche spregiudicate, per guadagnare consensi al centro o dove vuoi andare?»


«Ad esempio il Pd non ha mai saputo scalfire l’egemonia forza-leghista al nord, maturando un vero autonomismo e una capacità di relazione con gli attori del capitalismo diffuso. Così come non ha mai costruito una relazione strategica con l’Udc. Forse aspettava cadesse nelle sue braccia per semplice antiberlusconismo. Allora non conoscono Casini. Dopodiché mi auguro che il premier collassi ma per senso di verità devo ammettere che al momento non vedo alternative…».

da: http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/379884/

 

Walter Veltroni, "la possibile deriva del Pd e del centrosinistra verso una riedizione dell’Unione, che nel passato ha dimostrato di poter vincere ma non di governare, o la nascita di un terzo polo, arbitro del gioco politico, che impedirebbe ai cittadini di scegliere il governo del Paese…."- LASTAMPA.it

In poco più di dieci anni sono passati alla destra Francia, Germania, Inghilterra, Italia e anche i Paesi scandinavi. Nel Vecchio Continente si affermano una nuova destra populista e persino forze dichiaratamente estremiste se non esplicitamente neofasciste. Il Labour Party ha scelto tra due belle, giovani, candidature separate, al traguardo, solo da un punto percentuale di differenza. David ha svolto la sua campagna richiamandosi alle intuizioni del New Labour di Tony Blair che fece voltare pagina agli inglesi dopo il lungo periodo thatcheriano. Suo fratello Ed è un uomo di forte cultura ambientalista, un elemento identitario che cresce nell’opinione pubblica europea, e forse più vicino di altri alle Unions. Ma parliamo, in ogni caso, di veri e coraggiosi riformisti, di vere culture della modernità e dell’integrazione ….
Situazione diversa da quella italiana. Nella quale alla decomposizione dello schieramento di governo non corrisponde ancora, come è stato per Cameron, l’affermazione di uno schieramento alternativo.

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la possibile deriva del Pd e del centrosinistra verso una riedizione dell’Unione, che nel passato ha dimostrato di poter vincere ma non di governare, o la nascita di un terzo polo, arbitro del gioco politico, che impedirebbe ai cittadini di scegliere il governo del Paese….

usiamo troppo la parola «difendere», applicata a questa o a quella conquista del riformismo del secolo scorso, e troppo poco la parola «cambiare».
Prendiamo giustizia e scuola. C’è una sola cosa straordinaria in questi settori ed è la passione e la motivazione di chi vi lavora. Ma le mediocri performance di questi due essenziali servizi sono alla base della scarsa competitività e della crescente disuguaglianza: oggi, carriere e stipendi degli operatori dipendono, essenzialmente, dalla anzianità. È un incentivo distorcente. Bisogna privilegiare, previa valutazione di tutto e di tutti, il merito e l’impegno.

Abbiamo i salari più bassi tra i grandi Paesi dell’Ue, il costo del lavoro relativamente alto e una produttività del lavoro e totale declinante. Ci vuole un nuovo, coraggioso, patto tra produttori, ispirato alla crescita e al lavoro. E rimango convinto che una forza democratica non abbia oggi senso se non si propone di dare una risposta alla più inaccettabile delle moderne disuguaglianze, la totale assenza di certezza per l’oggi e di speranza per il futuro che oggi devasta la vita di milioni di giovani italiani, uno su tre dei quali è disoccupato.

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il federalismo è un’occasione soprattutto per il Mezzogiorno: costi e fabbisogni standard – per le prestazioni essenziali della Pubblica amministrazione – possono far emergere «buona» politica e «buona» società.

tutta le lettera qui:

La testa in avanti – LASTAMPA.it.

Gianfranco Fini manganellato dai giornali di proprietà di Berlusconi per la sua scelta politica di prendere le distanze dalla destra gheddafian-berlusconiana

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personalmente non ho nè denaro, nè barche nè ville intestate a società off shore, a differenza di altri che hanno usato, e usano, queste società per meglio tutelare i loro patrimoni familiari o aziendali e per pagare meno tasse.

Ho sbagliato? Con il senno di poi mi devo rimproverare una certa ingenuità. Ma, sia ben chiaro: non è stato commesso alcun tipo di reato, non è stato arrecato alcun danno a nessuno. E, sia ancor più chiaro, in questa vicenda non è coinvolta l’amministrazione della cosa pubblica o il denaro del contribuente. Non ci sono appalti o tangenti, non c’è corruzione nè concussione.

Tutto qui? Per quel che ne so tutto qui.
Certo anche io mi chiedo, e ne ho pieno diritto visto il putiferio che mi è stato scatenato addosso, chi è il vero proprietario della casa di Montecarlo?
E’ Giancarlo Tulliani, come tanti pensano? Non lo so. Gliel’ho chiesto con insistenza: egli ha sempre negato con forza, pubblicamente e in privato. Restano i dubbi? Certamente, anche a me. E se dovesse emergere con certezza che Tulliani è il proprietario e che la mia buona fede è stata tradita, non esiterei a lasciare la Presidenza della Camera.
Non per personali responsabilità – che non ci sono – bensì perchè la mia etica pubblica me lo imporrebbe.

Di certo, in questa brutta storia di pagine oscure ce ne sono tante, troppe. Un affare privato è diventato un affare di Stato per la ossessiva campagna politico-mediatica di delegittimazione della mia persona: la campagna si è avvalsa di illazioni, insinuazioni, calunnie propalate da giornali di centrodestra e alimentate da personaggi torbidi e squalificati.
Non penso ai nostri servizi di intelligence, la cui lealtà istituzionale è fuori discussione, al pari della stima che nutro nei confronti del Sottosegretario Letta e del Prefetto De Gennaro.

Penso alla trama da film giallo di terz’ordine che ha visto spuntare su siti dominicani la lettera di un Ministro di Santa Lucia, diffusa da un giornalista ecuadoregno, rilanciata in Italia da un sito di gossip a seguito delle improbabili segnalazioni di attenti lettori.

Penso a faccendieri professionisti, a spasso nel Centro America da settimane (a proposito, chi paga le spese?) per trovare la prova regina della mia presunta colpa. Penso alla lettera che riservatamente, salvo finire in mondovisione, il Ministro della Giustizia di Santa Lucia ha scritto al suo Premier perchè preoccupato del buon nome del paese per la presenza di società off shore coinvolte non in traffici d’armi, di droga, di valuta, ma di una pericolosissima compravendita di un piccolo appartamento a Montecarlo.

Ma, detto con amarezza tutto questo, torniamo alle cose serie. La libertà di informazione è il caposaldo di una società aperta e democratica. Ma proprio per questo, giornali e televisioni non possono diventare strumenti di parte, usati non per dare notizie e fornire commenti, ma per colpire a qualunque costo l’avversario politico. Quando si scivola su questa china, le notizie non sono più il fine ma il mezzo, il manganello. E quando le notizie non ci sono, le si inventano a proprio uso e consumo. Così, con le insinuazioni, con le calunnie, con i dossier, con la politica ridotta ad una lotta senza esclusione di colpi per eliminare l’avversario si distrugge la democrazia. Si mette a repentaglio il futuro della libertà.

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da: http://ht.ly/2JLEC

Motivi per NON VOTARE PIU' PD: "Ferrero e Diliberto? Nessun accordo siglato" Ma nel Pd è allarme

intervista a Paolo Ferrero di rifondazione comunista:

Perché ha pensato di affidare un ruolo all’ex brigatista Francesco Piccioni?
“Piccioni è un amico, l’ho conosciuto dopo che è uscito di galera quando già faceva il giornalista al Manifesto. E’ uno che ha sbagliato. Non avrà alcun ruolo dentro Rifondazione”.