Alla Officina della Musica di Como oggi si inaugura una Mediateca: dischi da ascoltare e farsi prestare. Articolo di Alessia Roversi in La Provincia 22 settembre 2021. AUDIO degli interventi di Alessio Brunialti, Maurizio Salvioni, Cristiano Paspo Stella

Agenda della politica italiana, 9 ottobre 1998: Romano PRODI, Da bertinotti a renzi, a sinistra gli scissionisti finiscono male, in Domani 16 settembre 2021 (dal libro  Strana vita, la mia, Solferino, 2021)

Mappeser.com: mappe nel sistema dei servizi

  • Nel suo nuovo libro Prodi torna sulle ambizioni personali del leader di Rifondazione che hanno ucciso l’Unione: «Devo attribuire una responsabilità enorme a chi ha voluto questa rottura. Perdemmo la nostra credibilità».
  • Nella sua avventura politica, il Professore si ostina a imbarcare la sinistra radicale per due volte, seppure con formule diverse. Prima con la desistenza, poi con una vera alleanza. Perché senza non è possibile governare, ma in due governi appunto, quella sinistra lo affossa.
  • E al termine dell’esperienza dell’Unione ne dichiara apertamente «il fallimento»: «Quello di Prodi è il miglior governo morente». Parole che compromettono ogni rapporto. «Le ambizioni personali di Bertinotti rovinarono tutto. Non si sentiva protagonista, evidentemente. Poi si è perso, gli scissionisti sono sempre destinati a scomparire. Vedo che sta capitando anche a Renzi».

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https://www.editorialedomani.it/politica/italia/da-bertinotti-a-renzi-a-sinistra-gli-scissionisti-finiscono-male-k5wket14

…. Quindi: 312 voti favorevoli e 313 contrari. La prima crisi consacrata in Aula della storia…

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LAGO DI COMO E GRAND TOUR, Il Lario in venti racconti d’autore da Lassels (1670) a Hesse (1913), a cura di Pietro Berra, Edizioni Sentiero dei sogni, 2021. Recensione: Il Lario che faceva rima con Gran Tour, di Marina Toppi, in La Provincia 16 settembre 2021

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scheda del libro:

11 settembre 2001 – 11 settembre 2021. Oriana Fallaci: «Non capite o non volete capire che qui è in atto una guerra di religione. Voluta e dichiarata da una frangia di quella religione, forse, comunque una guerra di religione. Una guerra che essi chiamano Jihad- in Corriere della Sera, La rabbia e l’orgoglio, 29/09/2001

Mappeser.com: mappe nel sistema dei servizi

Ero a New York, perbacco, in un meraviglioso mattino di settembre, anno 2001. (…) Ho acceso la Tv. Bè, l’ audio non funzionava. Lo schermo, sì. E su ogni canale, qui di canali ve ne sono quasi cento, vedevi una torre del World Trade Center che bruciava come un gigantesco fiammifero. Un corto circuito? Un piccolo aereo sbadato? Oppure un atto di terrorismo mirato? Quasi paralizzata son rimasta a fissarla e mentre la fissavo, mentre mi ponevo quelle tre domande, sullo schermo è apparso un aereo. Bianco, grosso. Un aereo di linea. Volava bassissimo. Volando bassissimo si dirigeva verso la seconda torre come un bombardiere che punta sull’obiettivo, si getta sull’obiettivo. Sicché ho capito. (…) Ero un pezzo di ghiaccio. Anche il mio cervello era ghiaccio. Non ricordo nemmeno se certe cose le ho viste sulla prima torre o sulla seconda. La gente che per non morire bruciata viva si…

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Non amo le stroncature … di solito appagano un narcisismo aggressivo …, Giuseppe Pontiggia, in Sostare di fronte all’arte per vedere che non c’è, Il Sole 24 Ore 12 dicembre 1999

Non amo le stroncature … di solito appagano un narcisismo aggressivo e spesso non riescono neanche a danneggiare l’oggetto che vorrebbero distruggere”

Giuseppe Pontiggia, in Sostare di fronte all’arte per vedere che non c’è, Il Sole 24 Ore 12 dicembre 1999

Come la luce, delizia senza forma … di EMILY DICKINSON

Come la luce,
Delizia senza forma
E come l’ape,
Melodia senza tempo

Come i boschi,
Segreto come brezza
Che, senza frasi, agita
Gli alberi più superbi

Come il mattino,
Perfetto sul finire,
Quando orologi immortali
Suonano mezzogiorno!

Poesie d’Autore – da PensieriParole.it <https://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-autore/>

STEVENS WALLACE, La casa era quieta e il mondo era calmo

La casa era quieta e il mondo era calmo.
Il lettore diveniva il libro; e la notte estiva

era come l’essere cosciente del libro.
La casa era calma e il mondo era calmo.

Le parole erano dette come se il libro non ci fosse,
eppure il lettore si curvava sulla pagina,

voleva curvarsi, voleva molto di più essere
l’allievo per il quale il suo libro era la verità, per il quale

la notte estiva è come una perfezione di pensiero.
La casa era quieta perché così doveva essere.

La quiete era parte del significato, parte della mente:
l’accesso di perfezione alla pagina.

E il mondo era calmo. La verità in una calmo mondo,
In cui non c’è altro significato, esso stesso

calmo, esso stesso estate e notte, esso stesso
Il lettore che si curva fino a tardi, lì a leggere.

PAUL ELUARD, Il diritto, il dovere di vivere

Non ci sarebbe nulla
Non un insetto ronzante
Non una foglia fremente
Non un animale che lecchi o che urli
Nulla di caldo nulla di fiorito
Nulla di brinato nulla di brillante nulla d’olezzante
Non un’ombra lambita dal fiore dell’estate
Non un albero che porti pellicce di neve
Non una guancia incipriata da un bacio gioioso
Non un’ala prudente o ardita nel vento
Non un angolo di carne fine non un braccio che canti
Nulla di libero né di vincere né di sciupare
Né di sparpagliarsi né di riunirsi
Per il bene per il male
Non una notte armata d’amore o di riposo
Non una voce disinvolta non una bocca commossa
Non un seno senza veli non una mano aperta
Non miseria e non sazietà
Nulla d’opaco nulla di visibile
Nulla di greve nulla di leggero
Nulla di mortale nulla d’eterno
Ci sarebbe un uomo
Non importa quale uomo
Io o un altro
Se no non ci sarebbe nulla.

EUGENIO MONTALE, Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, nè più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

EUGENIO MONTALE, Meriggiare pallido e assorto

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe dei suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

PAESAGGIO, di Giuseppe Ungaretti

Mattina
Ha una corona di freschi pensieri,
Splende nell’acqua fiorita.

Meriggio
Le montagne si sono ridotte a deboli fiumi e
l’invadente deserto formicola d’impazienze e
anche il sonno turba e anche le statue si turbano.

Sera
Mentre infiammandosi s’avvede ch’è nuda, il
florido carnato nel mare fattosi verde bottiglia,
non è più madreperla.
Quel moto di vergogna delle cose svela per un momento,
dando ragione dell’umana malinconia,
il consumarsi senza fine di tutto.

Notte
Tutto si è esteso, si è attenuato, si è confuso.
Fischi di treni partiti.
Ecco appare, non essendoci più testimoni,
anche il mio vero viso, stanco e deluso.

Sul molo il vento soffia forte. Gli occhi …, Da Appunti di Sandro Penna ( 1949)

Sul molo il vento soffia forte. Gli occhi

Hanno un calmo spettacolo di luce.

Va una vela piegata, e nel silenzio

La guida un uomo quasi orizzontale.

Silenzioso vola dalla testa

Di un ragazzo un berretto, e tocca il mare

Come un pallone il cielo. Fiamma resta

Entro il freddo spettacolo di luce

La sua testa arruffata.

Dove la luce, di Giuseppe Ungaretti

Come allodola ondosa
Nel vento lieto sui giovani prati,
Le braccia ti sanno leggera, vieni.

Ci scorderemo di quaggiù,
E del male e del cielo,
E del mio sangue rapido alla guerra,
Di passi d’ombre memori
Entro rossori di mattine nuove.

Dove non muove foglia più la luce,
Sogni e crucci passati ad altre rive,
Dov’è posata sera,
Vieni ti porterò
Alle colline d’oro.

L’ora costante, liberi d’età,
Nel suo perduto nimbo
Sarà nostro lenzuolo.

 

VINCENZO CARDARELLI, Estiva , in Opere (Milano, Mondadori, 1981)

Distesa estate,
stagione dei densi climi
dei grandi mattini
dell’albe senza rumore –
ci si risveglia come in un acquario –
dei giorni identici, astrali.

Stagione la meno dolente
d’oscuramenti e di crisi,
felicità degli spazi,
nessuna promessa terrena
può dare pace al mio cuore
quanto la certezza di sole
che dal tuo cielo trabocca.

Stagione estrema, che cadi
prostrata in riposi enormi,
dai oro ai più vasti sogni,
stagione che porti la luce
a distendere il tempo
di là dai confini del giorno,
e sembri mettere a volte
nell’ordine che procede
qualche cadenza dell’indugio eterno.

VINCENZO CARDARELLI, Opere (Milano, Mondadori 1981).

Nel nostro ritmo di vita terrena noi stanchi della luce. Noi siamo lieti quando il giorno ha fine … , in Thomas Stearns ELIOT, Poesie, a cura di Roberto Sanesi, Bompiani, 1966, pag. 385-386

Nel nostro ritmo di vita terrena noi stanchi della luce.

Noi siamo lieti quando il giorno ha fine, quando

ha fine il gioco; e l’estasi è troppo dolore.

Siamo fanciulli rapidamente stanchi: fanciulli che re-

stano svegli di notte e poi cadono in sonno ap-

pena al razzo è stato dato fuoco; e il giorno è

lungo per il lavoro o il gioco.

Stanchi di distrazione o di concentrazione, dormia-

mo e siamo lieti di dormire,

controllati dal ritmo del sangue e del giorno e del-

la notte e delle stagioni.

E dobbiamo estinguere la candela, spegnere il lume e

riaccenderlo;

Per sempre dobbiamo smorzare, per sempre riaccen-

dere la fiamma.

Per cui Ti ringraziamo per la nostra piccola luce,

variata dall’ombra.

Ti ringraziamo per averci sospinti a edificare, a cer-

care, a formare sulle punte delle nostre dita e al

raggio dei nostri occhi.

E quando avremo edificato un altare alla Luce Invi-

sibile, che vi si possano porre le piccole luci per

le quali fu creata la nostra visione corporea.

E noi Ti ringraziamo che la Tenebra ricordi a noi

la luce.

O Luce Invisibile, Ti siano rese grazie per la Tua

grande gloria!

O Luce Invisibile, noi Ti lodiamo!Troppo splendente per la visione mortale … in Thomas Stearns ELIOT, Poesie, a cura di Roberto Sanesi, Bompiani, 1966, pag. 382-383

O Luce Invisibile, noi Ti lodiamo!
Troppo splendente per la visione mortale.
O Luce Suprema, noi Ti lodiamo per la minore;
per la luce da oriente che tocca al mattino le guglie,
per la luce che a sera s’inclina a occidente sulle nostre porte,
per il tramonto sui piccoli stagni quando vola il pipistrello,
per la luce della luna e delle stelle, del gufo e della falena,
per la luce splendente della lucciola su un filo d’erba.
O Luce Invisibile, noi Ti adoriamo!

Ti ringraziamo per tutte le luci che abbiamo acceso,
per la luce dell’altare e del santuario;
per le piccole luci di coloro che a mezzanotte sono in meditazione
e per le luci dirette fra i vetri colorati delle finestre
e per la luce riflessa dalla pietra levigata,
dai legni intagliati e dorati, dall’affresco multicolore.
Il nostro sguardo è subacqueo, i nostri occhi guardano in alto
e vedono la luce frantumersi fra le acque inquiete.
Vediamo la luce, ma non vediamo da dove giunge.
O Luce Invisibile, noi Ti glorifichiamo!

in morte di Lorenzo, l’amico di 50 anni fa

Caro Paolo, C. A. mi ha ora inviato un whatsapp in cui mi dice che Lorenzo oggi è mancato, all’ospedale di C.

Era già stato ricoverato in maggio, poi migliorato.
Mi ricordo che tu me ne chiedevi notizie quando camminavamo in viale Battisti vicino al Tribunale ed io non avevo notizie recenti.

Ciao,    Giorgio

GRAZIE per l’informazione
sono affranto e con gli occhi che lacrimano!
Lorenzo e tu siete i miei amici degli anni ’70: indimenticabili
Con Lorenzo ricordo tanti fatti biografici: 
 
il giornale studentesco La Vasca che abbiamo diretto per 3 anni (1966-1968)
 
le nostre chiacchierate sui libri che leggevamo, 
 
le vacanze in Germania e Olanda dopo gli esami di maturità, 
 
le discussioni politiche
 
è un giorno di triste lutto, per Lorenzo l’amico di 50 anni fa
 
grazie ancora e saluti carissimi
 
qui concludevamo la nostra esperienza di organizzazione del periodico studentesco La Vasca e ci preparavamo agli anni di Università:

per ricordare Raffaella Carrà (1943-2021): Tuca Tuca con Alberto Sordi (1971); Prisencolinensinainciusol con Adriano Celentano (1974) ; A far l’amore comincia tu (1976); con Alberto Benigni (1991)

vai a:

https://gds.it/video/cultura/2021/07/05/raffaella-carra-quel-tuca-tuca-con-alberto-sordi-che-prima-fece-scalpore-e-poi-cambio-la-tv-italiana-d875b4f3-ea8e-4d06-891c-88ed618b93f9/

Raffaella Carrà (1943-2021)

  1. Raffaella Carrà (1943-2021). Debuttò in televisione nel 1961 in Tempo di danza, al fianco di Lelio Luttazzi. Nel 1970 partecipò a Canzonissima e divenne famosissima • Ha vinto 12 Telegatti • Ha recitato per il cinema, il teatro e in numerosi sceneggiati televisivi • Prima donna a mostrare l’ombelico in tivù in Italia • Il nome all’anagrafe è Raffaella Maria Roberta Pelloni • Cresciuta con la nonna romagnola e il nonno, poliziotto siciliano. «I miei genitori si sono separati subito dopo il matrimonio. Per l’epoca era una rarità e mio padre mi minacciava che, se non mi fossi comportata bene, mi avrebbe tolto a mia madre» • «Dicono che sono nata a Bellaria. E non è vero. Mia madre era di Bellaria. Aveva un bar. La mia famiglia era molto benestante. È inutile che io racconti la favola della piccola Cenerentola che poi ha avuto successo. No, no, non era così. Per me Bellaria era il luogo della libertà, del profumo delle piadine, della gente per cui sono sempre stata la “fiola della Iris”. Mentre Bologna è il luogo dove ho vissuto, il luogo delle fatiche, del dovere, di queste cose qua insomma. Io in televisione ci sono arrivata dopo un sacco di tempo. E prima ero passata dal cinema. E dalla danza. A otto anni sono andata via da Bologna. Per frequentare l’Accademia nazionale di Danza, quella di Jia Ruskaia a Roma, all’Aventino. Sacrifici a non finire, esercizi interminabili, ossessioni. Io che stavo sulle punte da quando avevo tre anni. Da rovinarsi i piedi. Poi a quattordici anni la Ruskaia mi dice che avevo le caviglie troppo piccole. E che avrei dovuto studiare fino a 28 anni. Sono scappata via. Mia nonna amava l’arte, il violino, la musica. Il teatro. Così feci l’esame per entrare al Centro sperimentale di cinematografia. E il corso per diventare attrice. Ero diventata un’attrice. Ebbi una piccola parte ne La lunga notte del ’43 di Florestano Vancini» • «Nel 1963 feci I compagni e poi girai Celestina con Carlo Lizzani: doveva essere il 1964. Di lì a poco sarei partita per l’America. Dopo un film che avevo girato con Frank Sinatra. Il film si intitolava Il colonnello Von Ryan. Lo giravamo a Cortina. Venni scelta tra un sacco di attrici famose che avrebbero voluto recitare accanto a Frank. Ma fui presa io. Lui era un gran signore. Molto elegante. Io non conoscevo le sue canzoni. Andavo al juke-box e mettevo i Beatles. Era perplesso. Un giorno mi regalò una collana. Io andai da uno del suo staff e dissi: “E no, se mi regala la collana non va bene”» • «Il cinema non mi convinceva. Andai a Hollywood e me ne tornai presto. Fui presa per un programma che si chiamava Io, Agata e tu. Con Nino Ferrer. Io dissi una sola cosa: “Datemi tre minuti solo per me. Anche padre Virginio Rotondi ha tre minuti solo per lui. Perché a me no?”. Io volevo ballare soltanto tre minuti da sola. Punto e basta. Che danni avrei potuto fare? Quella era una Rai di uomini straordinari. Un giorno chiesi di conoscere Ettore Bernabei. Me lo fecero incontrare e lui mi disse: “Lei è come la Ferrari. La esporteremo in tutto il mondo”. Da quel momento cominciarono i successi» • Dopo aver ballato quei tre minuti in Io, Agata e tu la madre la chiamò da Bologna in via Teulada: «Mi dice “Ma ieri sera non eri mica tu…”. E io: “Ma mamma, non mi hai riconosciuta!” E mia madre: “No, ieri sera eri un’altra”» • Dopo Io, Agata e tu, Canzonissima (1970, scandalo per la sigla di testa Ma che musica maestro: il costumista Enrico Rufini la barda con lacci e laccetti ma le lascia scoperto l’ombelico); Canzonissima (1971, lancia due balli: il Tuca Tuca e il Borriquito, vende milioni di copie della sigla Chissà se va e diventa la beniamina dei bambini nei panni di Maga Maghella, streghetta pasticciona che legge oroscopi strampalati); Milleluci (1974, a fianco di Mina con la regia di Antonello Falqui, è una lotta a colpi di zatteroni, talento e trovate registiche) • Gigi Vesigna: «Tra lei e Mina ufficialmente non ci fu mai rivalità. Però quando fecero insieme Milleluci, io feci una copertina di Tv Sorrisi e Canzoni con loro due, e metterle d’accordo fu una via crucis. Raffaella soffriva il complesso dell’altezza, e così per avvicinarsi a Mina mise degli zatteroni con una zeppa pazzesca. Mina, che non voleva dargliela vinta, si infilò delle scarpe altissime, e si innescò una corsa al rialzo; in più il fotografo usò degli obiettivi che allungavano. Alla fine le foto erano assolutamente sproporzionate» • In Milleluci alla capigliatura tutta riccioli di Mina fu opposto il caschetto biondo della Carrà, studiato e preparato da Cele Vergottini, parrucchiere di Mike Bongiorno che ne aveva studiato uno non dissimile per Caterina Caselli. Nel 2005 fu chiesto alla Carrà se non fosse il caso ormai, dopo trent’anni, di pensare a qualcosa di diverso, magari i ricci o l’abbandono del corto: «Ma io credo nella pulizia di una linea, così come in quella di un programma televisivo, di un comportamento. Pulizia! Se ti trovi bene pettinata così, allora non devi cambiare. E a me non sono mai piaciuti il rococò e il barocco, i troppi gioielli, l’eccesso» • Canzonissima (1974, è l’anno dei balletti più scatenati, della canzone hit Rumore e dei duetti con Topo Gigio che cercava sempre di saltare dentro la sua scollatura più generosa che mai); Ma che sera! (1978, Come è bello far l’amore da Trieste in giù è l’indimenticabile sigla che segna il ritorno di Raffa in tv dopo 4 anni di assenza. Accanto a lei: Alighiero Noschese, Paolo Panelli e Bice Valori); Fantastico 3 (1982, la sigla Ballo, ballo sono un guerriero… era quasi uno slogan per l’ennesimo ritorno in tv dopo l’ennesima trionfale tournée oltre Oceano); Pronto Raffaella (1983-1985, stava con Gianni Boncompagni che inventò il gioco dei fagioli: il pubblico doveva indovinare quanti ne conteneva il barattolo di vetro che appariva in primo piano sullo schermo. Aldo Grasso: «Raffaella compie anche qualche miracolo: una madre confessa in diretta che sua figlia, affetta da disturbi della parola, riesce a pronunciare “Raffaella, ti amo”». Successo enorme con punte di share del 40 per cento).
• «Al tempo di Pronto? Raffaella, hanno scritto che facevo i miracoli, che ero diventata come una madonna, che aspiravo a essere considerata la santa della televisione. Quando mai! Faccio ciò che posso. E poi, gutta cavat lapidem, come direbbe Paolo Bonolis che ama le citazioni colte» • Domenica In (1986, un ruolo sempre più da intrattenitrice) • Per passare alla Fininvest si fece dare sette miliardi di lire (contratto di due anni): «Quando Silvio Berlusconi giocava duro per imporre le sue televisioni, le mandò a casa un bracciale di Bulgari per convincerla a lasciare la Rai. Lei non cedette, rimase ancora tre anni nella tv di Stato, ma si sfiorò la crisi di governo sul rinnovo del suo contratto. “Me la ricordo eccome quella sera. Stavo mangiando davanti al telegiornale, avevo una forchetta piena di spaghetti. Rimase a mezz’aria, sul video c’era il presidente del Consiglio Bettino Craxi che gridava: ‘Il contratto della Carrà è una vergogna per gli italiani!’. I socialisti, loro sì, mi hanno fatto la guerra”. Correva l’anno 1984 e Raffaella Pelloni in arte Carrà (un nome datole da Davide Guardamagna, autore tv stufo di sentirla chiamare Belloni o Palloni dai tecnici con cui girava i primi sceneggiati, negli anni Sessanta) stendeva al tappeto due pesi massimi come Silvio e Bettino. Il primo dovette aspettare il 1987 per conquistarla sul serio alle insegne della Fininvest e il secondo, allora vincitore di tante battaglie, fu battuto dal partito Rai» (Barbara Palombelli).
• Terminata l’esperienza in Fininvest e dopo un Fantastico (1991) entrato negli annali perché per la prima volta Roberto Benigni si esibì in uno dei suoi famosi corpo a corpo («avevo un vestito fatto di bottoni e i collant senza slip sotto. Se mi slaccia sono morta, penso. Arriva a modo suo, mi tocca il sedere, mi sbilancio e cado, lui addosso. Vedo quelle due manine piccole che si agitano sopra di me, scoppio a ridere»). In seguito andò in Spagna, dove il suo Hola Raffaella spopolò • Al rientro in Italia annunciò una trasmissione di nuovo tipo, si rifiutò di anticipare alcunché a qualunque giornalista, obbligo di top secret per tutti, prove blindate ecc. E in effetti, la sera di giovedì 21 dicembre 1995, il pubblico italiano vide nascere non solo un programma mai visto prima, ma un genere, per l’Italia, del tutto nuovo: era Carràmba, che sorpresa, programma basato sulle lacrime provocate dai riconoscimenti, dalle ricongiunzioni e dai sogni realizzati in diretta, format poi largamente ripreso in decine di altri modi sia in Rai che in Fininvest (in Rai, per esempio, Il treno dei desideri con Antonella Clerici e in Fininvest C’è posta per te con Maria De Filippi). Il format veniva dall’inglese Surprise!. Il termine “carrambata” è entrato nel Devoto Oli del 2008 • Nel 2001 arrivò la conduzione del Festival di Sanremo, con Gianfranco D’Angelo. Anche se aveva lasciato Japino da quattro anni (la notizia era stata data ai giornali con un comunicato nello stesso giorno in cui entravano in vigore le nuove norme che tutelano la privacy), se lo portò al Festival e gli fece guadagnare più di un miliardo di lire (lei ne prese uno e 250 milioni). Gai Mattiolo le preparò 14 abiti di scena e 50 per il dopo Festival, il prezzo era di 150 milioni, ci lavorarono quattro sarte e tre vestieriste, Mattiolo fu impegnato a realizzare pezzi unici, che cioè non avrebbero potuto mai più essere replicati. La critica arricciò il naso: «Sembra una mini Barbie» (Elsa Martinelli), «Abiti sempre fuori luogo, inadatti alla situazione del momento» ecc. Mattiolo: «Ha dei tabù incomprensibili: non vuole scoprire il collo, le spalle e le braccia» • Nel 2006, su Raiuno, condusse Amore, dieci puntate che si proponevano, attraverso servizi, ospitate ecc., di spingere gli italiani ad adottare, a distanza, bambini del Terzo mondo. La trasmissione non andò bene, la Carrà incolpò il direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce, che, a suo dire, «non ama i bambini» • È stata giudice di The voice of Italy (Rai 2, 2013-14, 2016). Da ultimo A raccontare comincia tu (Rai 3, 2019-21) • Non si è mai sposata: «La bellezza dell’amore è che è imprevedibile, guardi una persona negli occhi e la tua vita cambia all’improvviso. Io mi sono innamorata di un uomo meraviglioso come Gianni Boncompagni da giovane ed è stato bellissimo perché, dopo il difficile rapporto con mio padre, mi ha ridato la fiducia negli uomini. La nostra è stata una coppia paritaria e mi ha fatto un gran bene: stando vicino all’aretino si è sviluppata la mia ironia» • Boncompagni: «Sono stato con lei dieci anni, tre di più che con mia moglie. Lei era una stakanovista. Io lavoravo molto poco. Lei si arrabbiava perché io guadagnavo il doppio di lei» • Dopo aver lasciato Boncompagni, si mise col coreografo Sergio Japino: «Un giorno, durante una prova… Le stavo indicando un movimento di danza, le tenevo un braccio intorno alla vita. Ci siamo guardati negli occhi: è finita la musica e abbiamo continuato a guardarci a lungo, in silenzio» • Dodici adozioni a distanza (dato aggiornato a gennaio 2011): «All’inizio della mia carriera non volevo bambini: non mi andava di fare la star che gira il mondo con il panierino. Ho provato a quarant’anni, la natura mi ha detto no». Era molto legata ai nipoti Matteo e Federica, figli del fratello Renzo morto qualche anno fa: «Purtroppo però uno vive a Parigi e l’altra in Belgio» • «Ho un unico vizio e sono le sigarette, che facciano male me ne frego. Del resto mio fratello non aveva mai fumato e in quattro mesi è morto di cancro ai polmoni» • Dieta: mangiare una volta al giorno e libertà nel weekend (compresa la pasta). Ginnastica: piccoli movimenti “giusti” per tenere il corpo sempre in stretch. Rilassamento: giocare a tressette ad ogni pausa di lavoro • «Ho sempre avuto il complesso della bocca molto carnosa» (aveva il dentista a Madrid) • È morta ieri a Roma alle 16.20, stroncata da un cancro ai polmoni. A darne l’annuncio è stato Sergio Japino, a lungo suo compagno nella vita e nell’arte: «Raffaella ci ha lasciati. È andata in un mondo migliore, dove la sua umanità, la sua inconfondibile risata e il suo straordinario talento risplenderanno per sempre». «Erano talmente pochi a sapere della sua malattia che solo la scorsa settimana, in occasione della presentazione dei palinsesti Rai per la prossima stagione, un giornalista aveva chiesto al direttore di Rai1 Stefano Coletta se ci fosse in programma un ritorno in tv della Carrà. E lui aveva risposto, come sempre, che per Raffaella bisognava trovare il progetto adatto e che comunque le porte per lei erano sempre aperte» [Lupi, Mess]. Ieri sera, la Rai ha rivoluzionato il suo palinsesto per renderle omaggio. Il presidente della Repubblica, il presidente del Consiglio e il ministro della Cultura hanno espresso parole di cordoglio. Non ci sono notizie sui funerali, si sa però che ha chiesto una bara di legno grezzo e un’urna per le ceneri.

Kostantinos Kavafis, Torna

Torna sovente e prendimi,

palpito amato, allora torna e prendimi,

che si ridesta viva la memoria

del corpo, e antiche brame trascorrono nel sangue,

allora che le labbra ricordano, e le carni,

e nelle mani un senso tattile si riaccende. 

Torna sovente e prendimi, la notte,

allora che le labbra ricordano, e le carni…  

Kostatinos Kavafis

da

Kostantinos Kavafis invoca uno struggente “Torna”… – Letteratu.it

Morire – prende solo poco tempo, in The Complete Poems of (Tutte le poesie di) Emily Dickinson – J251-300

Morire – richiede appena un breve momento –

Dicono che non faccia male –

È solo un perdere i sensi – per gradi – E poi – si è fuori di vista –

Un Nastro più scuro – per un Giorno –

Un Crespo sul Cappello –

E poi arriva la piacevole luce del sole –

E ci aiuta a dimenticare –

L’assente – mistica – creatura –

Che senza l’amore per noi –

Si sarebbe addormentata – nell’attimo estremo –

Senza fatica –

The Complete Poems of (Tutte le poesie di) Emily Dickinson – J251-300