1 gennaio: biografie e cronologie

Compleanni (nati il 1° gennaio)
Il premio «Nobel» per l’economia Vernon Smith (93), il poeta e saggista Adonis (90), il giornalista, scrittore e politico Furio Colombo (89), il baritono Franco Bordoni (88), l’architetto e progettista Tobia Scarpa (85), lo scrittore, drammaturgo e sceneggiatore Petros Markaris (83), l’attore Frank Langella (82), la scrittrice Jole Zanetti (82), l’attrice Michèle Mercier (81), il pilota motociclistico Phil Read (81), l’avvocato e attivista Giuliano Spazzali (81), il premio Nobel per la medicina Martin Evans (79), il fotografo Guido Guidi (79), il pugile Bruno Arcari (78), il sociologo, critico letterario e scrittore Richard Sennett (77), il pallonista Felice Bertola (76), l’ex presidente di Poste italiane Giovanni Ialongo (76), lo scrittore e poeta Renzo Paris (76), il presidente sudanese Omar Al Bashir (76), il magistrato ed ex presidente del Senato Pietro Grasso (75), il pilota automobilistico Jacky Ickx (75), l’architetto e urbanista Joan Busquets (74), la costumista Milena Canonero (74), il calciatore Rivelino (74), il giornalista e scrittore Lanfranco Pace (73), lo storico Angelo d’Orsi (73), il narcotrafficante Ismael Zambada García (72), il giornalista e politico Corradino Mineo (70), l’attore e regista Mauro Avogadro (69), l’ex emiro del Qatar Hamad Bin Khalifa Al Thani (68), l’attore e cofondatore dei Sonic Youth Richard Edson (66), il cosmonauta Sergej Vasil’evič Avdeev (64), il dirigente Angelo Teodoli (64), il doppiatore Fabrizio Pucci (63), l’attrice Pamela Villoresi (63), lo stilista e imprenditore Cesare Paciotti (62), il regista Nigel Cole (61), il mafioso Giovanni Motisi (61), il filosofo Michel Onfray (61), il regista e attore Shinya Tsukamoto (60), l’allenatore ex ciclista Davide Cassani (59), l’arcivescovo di Acerenza Francesco Sirufo (59), la pornoattrice Eva Orlowsky (58), il calciatore Alberico Evani (57), l’effettista Tim Burke (57), il dirigente Marco Fassone (56), il presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini (53), il cestista Ferdinando Gentile (53), il fotografo Spencer Tunick (53), la cantante Francesca Alotta (52), il fantino Guido «Bonito da Silva» Tomassucci (52), il comico e autore televisivo Federico Basso (45), il fumettista Eiichiro Oda (45), la regista Erika Lust (43), l’attrice Anna Ammirati (41), il chitarrista dei Judas Priest Richie Faulkner (40), il tennista David Nalbandian (38), il politico Khalid Chaouki (37), il calciatore Gianluca Scamacca (21).

Nel 2019 abbiamo dedicato il profilo biografico a Valentina Cortese, morta il 10 luglio 2019.

Altro compleanno
Christine Lagarde, nata a Parigi il 1° gennaio 1956 (64 anni). Avvocato e politico. Presidente della Banca centrale europea dal 1° novembre 2019 • «Non sarò falco né colomba, preferisco un gufo, che è simbolo di saggezza» • Già direttrice operativa del Fondo Monetario Internazionale (dal 2011 al 2019). Già ministro in Francia: prima con Chirac, al Commercio (dal 2005 al 2007); poi con Sarkozy, all’Agricoltura (per appena un mese nel 2007) e all’Economia (dal 2007 al 2011) • «Una rock star dell’economia» (l’ex capo economista del Fmi Kenneth Rogoff) • «La Chanel della finanza» (i suoi ex colleghi avvocati) • «Lo charme non le manca, non sono solo per gli snobbissimi capelli bianchi e le borse d’alta moda, ma soprattutto perché è una ‘vincente’, una tipa tosta: prima donna, nel 1999, a capo di Baker & McKenzie, uno studio legale internazionale tra i più prestigiosi al mondo, prima donna a guidare il ministero dell’Economia in Francia, prima donna, nel 2011, a dirigere il Fondo monetario internazionale e ora […] prima donna alla testa della Bce» (Alessandro Galiani, Il Post, 25/10/2019) • Ama ripetere una battuta di Eleanor Roosvelt: «Una donna è come una bustina di tè: non sai quanto sia forte finché non la metti nell’acqua bollente»
Allodola Lagarde era il cognome del suo primo marito, da cui ha divorziato nel 1992. Il suo nome da nubile era Christine Lallouette.
Titoli di testa «Indossa un abito beige chiaro, una camicetta bianca e un paio di orecchini pendenti. Porta una grande borsa Kelly di Hermès» (Diane Johnson, Vogue, 22/8/2011)
Vita «Ragazza modello» (Marco Moussanet, Il Sole 24 Ore, 20/5/2011) • «Figlia di un docente di letteratura inglese e di un’insegnante di scuola elementare» (Jacopo Barigazzi, Linkiesta, 2011) • Christine è la maggiore di quattro fratelli • Brava a scuola, frequenta il liceo François I a Le Havre, in Normandia • Chef de sizaine, ossia capo-reparto, nei boy-scout • Promessa del nuoto sincronizzato, a 15 anni vince un bronzo nei campionati nazionali e entra nella nazionale del suo Paese: «Mi ha insegnato a digrignare i denti e sorridere» • Quando ha 16 anni, suo padre muore. A 17 anni partecipa a un programma di scambio, si trasferisce per un anno nel Maryland. È iscritta alla Holton-Arms School di Bethesda, prestigiosa scuola femminile • «Ha perso suo padre da ragazzina, poi è partita per gli Stati Uniti. La sua sete di successo è forse legata a quella tragedia? “La morte di un padre scava un solco profondo, dal quale è necessario uscire per potersi ricostruire. Già prima della sua morte ero una ragazza molto indipendente, ma la sua perdita ha rafforzato questo mio sentimento di autonomia, tanto più che avevo tre fratelli più piccoli. Dal punto di vista psicanalitico, tanti avrebbero da ridire sulla mia decisione di andarmene. Mio padre era un professore di Letteratura inglese, ma io l’inglese lo parlavo malissimo. Ho dovuto effettuare una sorta di percorso verso di lui. In ogni caso, questa esperienza oltreoceano ha rivoluzionato completamente la mia vita”» (Erin Doherty, Elle, 23/4/2019) • «Gli anni passati negli Stati Uniti, quand’ero ancora una studentessa, mi hanno fatto crescere naturalmente all’interno di una rete: ero in un Paese straniero, con una lingua diversa dalla mia, in una famiglia che non conoscevo, in un’università lontana da casa, con compagni che arrivavano da ogni parte del mondo» • «Quando ci si ritrova soli in una cultura, in una lingua e in una modalità di funzionamento che ci sono estranei, ci si rinforza» • Christine torna in Francia e si iscrive all’Università Paris X. Nel 1980 si laurea in Legge, poi prende due master: uno in Diritto del lavoro, uno in Filologia inglese • «Perciò parla un inglese perfetto, è riuscita perfino a liberarsi di quell’accento da “ispettore Clouseau” che affligge tanti suoi connazionali e spesso fa sorridere gli americani» (Federico Rampini, D, 28/4/2014) • «Le è capitato di fallire in qualcosa, nella sua vita? “Sognavo di entrare all’Ena [la Scuola nazionale d’amministrazione, fucina della classe dirigente francese, ndr], ma mi hanno bocciato due volte» (Doherty) • «La prima, dirà, era distratta per amore» (Maria Serena Natale, iO Donna, 12/10/2016) • «Agli inizi della carriera, dopo l’Università […], la giovane Lagarde inizia uno stage nello staff del deputato americano William Cohen che in seguito diventerà segretario della Difesa durante la presidenza di Bill Clinton. Nel 1981, a Parigi, entra nello studio legale Baker&McKenzie» (Fiorina Capozzi, Il Fatto Quotidiano, 6/7/2019) • Baker&McKenzie è uno degli studi legali più importanti del mondo, ha 4.400 collaboratori e sedi in 35 paesi diversi. Christine si specializza in Diritto commerciale, diventa avvocato d’affari • «Il sessismo non è mai stato un problema per lei? “Ma certo. Quand’ero avvocato, anche associato, i clienti giapponesi erano convinti che fossi lì solo per servire il caffè”. Nella sua carriera, le sono mai passati davanti uomini meno qualificati di lei? “Certamente, ma non sono durati molto”» (Doherty) • «Mi è capitato di lavorare con uomini che mi hanno dato un sostegno prezioso. Formare alleanze è di fondamentale importanza nel mondo del lavoro. In questo senso le americane sono all’avanguardia. Io l’ho capito poco alla volta» • «La prima volta di Christine […], fu nel 1999 quando venne nominata a capo dello studio legale […]. Anche in questo caso ci fu lo zampino del testosterone. Cinque anni prima una corte di San Francisco ordinò allo studio legale di pagare 7 milioni di dollari per un caso di abuso sessuale. L’accusa era di aver saputo dei problemi ormonali del partner Martin Greenstein ma non aver fatto nulla. L’impiegata della sede di Palo Alto Rena Weeks lo accusò di diverse molestie fra cui di averle toccato il seno mentre le versava M&Ms nel taschino della camicia. Altre sei dipendenti denunciarono fatti simili. L’anno successivo alla sconfitta in tribunale dello studio Backer & McKenzie, Christine Lagarde fu eletta nel comitato esecutivo, anche in questo caso, unica donna. Quattro anni dopo ne divenne il capo (il 91% dei partner erano uomini)» (Barigazzi) • Non vuole essere da meno di un uomo. «Quando ho assunto la presidenza della Baker & McKenzie, ho precisato subito: voglio esattamente tutto quello che ha avuto il mio predecessore. È giusto avere consapevolezza del proprio valore. E non cedere» • Il suo slogan è «prima il cliente», pensa occorra anticipare i bisogni dei clienti, anziché limitarsi a esaudire le loro richieste. Riesce a duplicare il fatturato dello studio, che nel 2014 supera i 1200 miliardi di dollari. Nello stesso anno Chirac le conferisce la legione d’onore e Forbes la mette al 30º posto nella lista delle 100 donne più influenti del mondo • «Deve a Dominique de Villepin il suo battesimo politico. Fu lui, infatti, che l’andò a cercare a Chicago» (Il Foglio, 29/6/2007) • «Quando li lascia, i collaboratori di Baker & McKenzie le regalano una Barbie-Lagarde, capelli grigi, collier di perle e abito Chanel» (Natale) • «Madame Lagarde ha dato prova di forte equilibrio. Ha evitato di schierarsi pro Villepin o pro Sarko, assistendo impassibile alle polemiche che hanno animato il tramonto della chiracchia. E si è conquistata la fiducia di Nicolas Sarkozy, che l’ha voluta all’Agricoltura, contando sulle sue capacità negoziali e il suo perfetto inglese per trattare a Bruxelles e con l’Organizzazione mondiale per il commercio […]» (Il Foglio, 29/6/2007) • «Colleziona gaffe. Abituata alla competizione americana, definisce il diritto sociale francese “complicato, pesante, pieno di freni alle assunzioni”. Di fronte all’aumento dei prezzi del carburante consiglia ai parigini la bicicletta, come Maria Antonietta con le brioches – altra amante del grigio, s’incipriava le parrucche» (Natale) • «Uscire dalla comfort zone è un passaggio obbligato per crescere a livello professionale? “Sì. Bisogna rischiare, altrimenti si rimane in una fase di stagnazione”. Per lei questo passaggio è stato fonte di angoscia? “Sì, il giorno che Nicolas Sarkozy mi ha telefonato per dirmi: ‘Sei andata bene come ministro dell’Agricoltura, ora voglio nominarti ministro dell’Economia e delle finanze. È un grosso rischio ma sono sicuro che sarai all’altezza’. Non era il solo a rischiare ma era necessario”» (Doherty) • «Formazione internazionale, cultura liberal-liberista, approccio pragmatico all’americana, libertà di spirito (nel 1981 ha votato Mitterrand, e se ne vanta). Per di più donna, in un esecutivo che il presidente vuole molto femminile» (Moussanet) • «Quando arrivò a Bercy [sede del ministero] modificò radicalmente il modo di lavorare. Al ministero dell’economia francese puntualità ed efficienza divennero le due parole d’ordine. Non tutti apprezzarono e i nemici si moltiplicarono. Ma questo non le impedì di far carriera» (Capozzi) • Impara a controllare la propria franchezza e a schivare le gaffe. Nel suo ufficio fa mettere della moquette zebrata • «È apprezzata per aver promosso una politica fiscale in grado di salvaguardare la Francia dalla crisi economica mondiale» (Treccani) • «Alle conferenze stampa appare sempre disponibile e gentile, a differenza del suo boss, mentre a Bruxelles tratta il presidente Barroso come il suo cagnolino, ma lo fa con grande garbo ed eleganza. Grazie alla sua svettante altezza, i vertici del G8 erano soprannominati “Bianca Neve e i sette nani”. Fra i suoi trionfi, una classifica dei migliori ministri delle Finanze fatta dal Financial Times nel 2009 che la vedeva saldamente in testa» (Barigazzi) • «Basti dire che il piano pubblico di sostegno all’economia ha fruttato alle casse dello Stato interessi per 2,7 miliardi, un primato europeo» (Moussanet).
Fmi «Alla prima linea della Grande Crisi Christine è arrivata per un’imprevedibile congiunzione astrale. Ricordate DSK, alias Dominique Strauss-Kahn, ex ministro delle Finanze di Francia, ex direttore dell’Fmi, ex quasi-candidato socialista all’Eliseo? Il 15 maggio 2011 il volo che doveva portarlo da New York a Parigi fu fermato dalla polizia sulla pista. Lui fu invitato a scendere e trasferito nella prigione di Rikers Island con l’accusa di aver aggredito e tentato di stuprare una cameriera del Sofitel. Tre mesi dopo, il processo fu archiviato per insufficienza di prove ma DSK perse comunque gloria, moglie e il posto in Pennsylvania Avenue, sede del Fondo a due passi dalla Casa Bianca dove – si seppe poi – aveva più volte condotto le sue accompagnatrici. In quelle stanze, appena arrivata per sostituirlo, Lagarde gli avrebbe permesso un commosso saluto allo staff. Chiudere senza rimuovere il trauma, primo empatico gesto da capo. Non se l’aspettavano, subito dopo il ciclone DSK, un’altra francese, per di più senza una formazione da economista» (Natale) • «In una delle prime riunioni al Fondo, entrando nella stanza prevedibilmente piena di uomini in giacca e cravatta, esclama: “Come siete belli stamattina, signori”» (ibidem) • La criticano, dicono che di economia ne mastica poca, che si fa notare più per il proprio attivismo che per la riuscita delle sue proposte • Nei suoi otto anni di direzione cambia profondamente il Fmi • Partecipa alle riunioni sul debito della Grecia. «È ad Atene che Lagarde si guadagna la reputazione di abile negoziatrice, capace di portare al dialogo posizioni lontanissime tra loro. Persino Yanis Varoufakis, il barricadero ministro delle finanze del primo governo di Alexis Tsipras, sempre molto critico verso la “troika” e l’establishment europeo, ha parole di apprezzamento per lei che definisce “intelligente, cordiale e rispettosa” […] Lagarde si esprime per la prima volta in modo critico verso le politiche di austerità, che il FMI stesso aveva raccomandato negli anni precedenti ai governi ai quali forniva aiuti economici […] A pochi mesi dalla fine del suo mandato di direttrice, altre due decisioni storiche rivoluzionano il FMI: a novembre 2015, l’istituto inserisce il renminbi cinese tra le sue cinque valute di riferimento, insieme a dollaro, euro, sterlina e yen; il mese successivo, il Congresso americano recepisce la riforma del sistema di votazione del FMI, che dà alle economie emergenti maggiore rappresentazione nei meccanismi decisionali del Fondo. È anche sull’onda di questo cambio di passo che Lagarde viene rieletta alla guida del FMI nel febbraio 2016, per un nuovo mandato di cinque anni fino al 2021» (Parola) • «Oltre all’attività classica del Fondo, quel che forse verrà ricordato di più della legacy Lagarde è quello che ha fatto oltre lo steccato dell’istituzione: combattere la disuguaglianza, per esempio assicurandosi che nei prestiti del Fondo venga dato supporto alle classi più deboli; contrastare il cambiamento climatico (è noto il suo sostegno alla carbon tax); promuovere la parità di genere (è sua la battaglia per provare, dati e statistiche alla mano, che una maggiore partecipazione delle donne nel mercato del lavoro aumenta la produttività e la crescita); contrastare la corruzione; promuovere la spesa sociale» (Isabella Bufacchi, Il Sole 24 Ore, 5/7/2019) • «Agli amici manda regali. Una candela profumata per Angela Merkel, miele di Normandia per addolcire il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble. Agli altri non le manda a dire. Nella campagna presidenziale americana ha condannato “i politici che promettono di essere duri con i partner commerciali attraverso tariffe punitive o altre restrizioni”, riferimento al neoprotezionismo invocato dal candidato repubblicano Donald Trump. Raccontano che negli estenuanti vertici internazionali, al tavolo delle trattative, il suo “angolo” sia sempre il più allegro. Christine offre lo scialle-coperta a chi dà segni di stanchezza, scatta foto con l’iPhone, distribuisce cioccolatini» (Natale).
Tapie Unica ombra nella sua ascesa: «Nel 2013 la sua abitazione di Parigi venne perquisita dalla polizia nel corso di un’indagine sull’imprenditore francese Bernard Tapie, che aveva ottenuto 400 milioni di euro grazie a un arbitraggio autorizzato da Lagarde quando era ministra dell’Economia. Il tribunale impose a Tapie di restituire il denaro ottenuto e condannò Lagarde per negligenza, anche se preferì non imporle alcuna punizione. Durante la perquisizione la polizia trovò anche delle lettere senza data, ma risalenti probabilmente al 2007, che arrivarono poi al giornale Le Monde che le pubblicò» • Sono appunti di una lettera mai mandata, dal tono così servile che su internet la ribattezzano «Zerbino» • «Caro Nicolas, molto brevemente e rispettosamente: Sono al tuo fianco per servire te e i tuoi progetti per la Francia. 1) Ho fatto del mio meglio e posso aver fallito, qualche volta. Te ne chiedo perdono. 2) Non ho ambizioni politiche personali e non desidero diventare un’ambiziosa servile come molti di coloro che ti circondano: la loro lealtà è recente e talvolta poco durevole. 3) Usami per il tempo che serve a te, alla tua azione e alla tua distribuzione dei ruoli. 4) Se mi usi, ho bisogno di te come guida e come sostegno: senza guida, rischio di essere inefficace; senza sostegno, rischio di essere poco credibile. Con la mia immensa ammirazione, Christine L.»
No A settembre 2018 il Financial Times le chiede se sia interessata a sostituire Mario Draghi come presidente della Bce. Risposta: «No, no, no, no, no».
Bce Il 2 luglio 2019 i capi di Stato e di governo dell’Unione la scelgono per succedere a Mario Draghi. Entra in carica il 1º novembre • «Ho il mio stile. Non interpretate troppo, non fate paragoni. Sarò me stessa e, dunque, probabilmente diversa».
Uomini Due mariti e un compagno. Prima Wilfried Lagarde, da cui ha preso il cognome; poi l’uomo d’affari britannico Eachran Gilmour. Dopo il secondo divorzio sta con l’uomo d’affari marsigliese Xavier Giocanti, che aveva conosciuto già da studente, nei primi anni Ottanta • «Mio marito ha dichiarato: “Mia moglie ha più di 60 anni, mi sa rendere assolutamente felice e io la trovo sublime”. A 50 anni, e anche oltre, si può essere straordinariamente felici, e sotto tutti i punti di vista… mentale, fisico e sessuale» (Doherty).
Figli Pierre-Henri Lagarde (n. 1986), imprenditore nella ristorazione; Thomas Lagarde (n. 1988), architetto. Entrambi avuti dal primo marito • «Sanno stirare e preparare una cena» • «Il mio secondogenito è rimasto negli Stati Uniti fino all’anno scorso, ma ora vive in Francia con la moglie americana. L’altro mio figlio invece è a Parigi. In qualche modo ci organizziamo, e per Natale ci ritroviamo sempre tutti insieme» (Doherty) • «Ha raccontato di essere stata colpevolizzata nel suo ruolo di madre. “Sì, il classico professore che mi convoca per parlarmi dei risultati mediocri di mio figlio, concludendo il colloquio con la solita frase: ‘Del resto è comprensibile, visto che lei lavora’”» (ibidem).
Soldi Lo stipendio da direttore del Fmi è di 467.940 dollari annui più altri 83.760 di benefit (Il Foglio) • Lo stipendio da presidente della Bce è 32.500 euro al mese (Money.it).
Greta «Sono cinque anni che lo ripeto: se non faremo niente, ci ritroveremo roasted, toasted, fried and grilled , fritti in padella. A Davos, ho incontrato la giovane attivista Greta Thunberg. È una ragazza incredibilmente determinata, e molto motivata. Incarna la necessità di agire in fretta».
Eliseo? «In molti la considerano “presidenziabile”. Cosa dice? “Come avrebbe elegantemente risposto Chirac: ‘non me ne può importare di meno’”» (Doherty).
Curiosità È alta 1 metro e 80 • «È una fanatica del fitness, si sveglia prestissimo, intorno alle 5 di mattina, pratica regolarmente nuoto, jogging e yoga» (Galiani) • «Metto una fascia e nuoto a rana. In palestra, faccio gli addominali e utilizzo qualche macchina per le braccia, perché dopo i 60 anni, la “tendina” è in agguato, e bisogna impegnarsi a fondo. E mentre pedalo sulla cyclette leggo i dossier» • «È vero che approfitta dei tragitti in ascensore per far lavorare i glutei? “Certo, in ascensore ma anche durante le riunioni. Soprattutto quando sono interminabili. Appoggio la schiena contro la sedia e contraggo i muscoli. Se mi dicono qualcosa, spiego che mi sto preparando per andare a sciare”» (Doherty) • «È anche vegetariana, non fuma e non beve alcol. Si definisce cattolica praticante» (Galiani) • Ha un debole per i cioccolatini, dicevano li nascondesse sotto la scrivania. «Sembrerebbe un tipo da fondente, invece è al latte» (Natale) • Pare anche che abbia dato una stretta al dress code della Bce • Famosa per i suoi «sguardi eloquenti» • Nella borsa tiene sempre uno scialle, fa immersioni e va all’opera (uno dei suoi fratelli è un famoso baritono) • «Dare maggiore spazio alle donne nelle organizzazioni comporta un miglioramento dei meccanismi di governo e una migliore capacità decisionale. Sono convinta che le donne abbiano un approccio al rischio diverso rispetto agli uomini, ed è una cosa che ho constatato un po’ dappertutto: nel settore privato e in quello pubblico, anche a livello internazionale. Su scala mondiale, le cifre sono catastrofiche: solo il 20 per cento di donne nei consigli d’amministrazione del mondo finanziario, e un risicato 2 per cento tra i dirigenti».
Titoli di coda «Se Lehman Brothers fosse stata Lehman Sisters forse sarebbe andata diversamente».

Dieci anni fa
Venerdì 1° gennaio 2010. «Non è una rivoluzione, semmai una consolazione: niente vittime per i botti di Capodanno. Il 2010 non inizia in modo stupido e luttuoso: è già qualcosa. Nel 2009 i botti avevano provocato un morto e 382 feriti; nel 2008 un morto e 473 feriti. I feriti sono stati 509, 17 con prognosi oltre 40 giorni (nel 2009 furono 28). In calo anche i feriti da arma da fuoco (otto). Perché – è il caso di ricordarlo – a Capodanno c’è gente che non si sente realizzata se non spara dalla finestra. Una contabilità surreale? Vero. Ma in quest’alba degli anni Dieci siamo in cerca d’illusioni; e le prendiamo dove le troviamo. Come si spiega l’assenza di morti e il calo di feriti gravi? Alcune ipotesi: rispettiamo le leggi (che impediscono di trasformare un balcone in un poligono di tiro); siamo più sensibili; siamo meno ispirati; siamo più poveri e più mesti. Siamo diventati artificieri migliori» [Beppe Severgnini, Corriere della Sera, 2/1/2010].

Venti anni fa
Sabato 1° gennaio 2000. Storici e matematici si affannano a spiegare, ma invano, che il terzo millennio non comincia oggi, ma l’anno prossimo.
Per i computer è comunque un cambio di millennio: la data 1-1-00 significava finora 1° gennaio 1900. Per scongiurare gli effetti del cosiddetto «baco del millennio» (millennium bug), che sbagliando la data avrebbe fatto saltare, per esempio, archivi amministrativi di banche, anagrafi, compagnie d’assicurazione, sistemi d’allarme, si sono spesi due milioni di miliardi di lire. È stato in pratica corretto tutto il software mondiale esistente.

Venticinque anni fa
Domenica 1° gennaio 1995. L’Austria entra nell’Unione europea.

Trenta anni fa
Lunedì 1° gennaio 1990. Intorno alla Porta di Brandeburgo, a Berlino, per la prima volta in oltre quarant’anni, berlinesi dell’Est e berlinesi dell’Ovest stanno festeggiando assieme l’anno nuovo. È una festa grandissima, 50 mila persone sono scese in piazza. Verso l’una e trenta, però, un grave incidente turba l’atmosfera: un’impalcatura televisiva, su cui si erano arrampicati un centinaio di giovani, cede e rovina al suolo. Ci sono un morto e 165 feriti.

È concesso al contribuente di destinare l’otto per mille delle sue tasse alla Chiesa cattolica.

Quaranta anni fa
Martedì 1° gennaio 1980. «Pietro Nenni è morto la notte di Capodanno nella sua casa a ridosso di Castel Sant’Angelo affollata di ricordi di una lunga vita, spesso dolorosa e difficile, trascorsa, dice la figlia Giuliana, “senza che mai conoscesse la gioia di vivere”. Il suo cuore si è fermato dopo una crisi durata 24 ore, alle tre e dodici minuti del primo giorno del 1980. Aveva 88 anni» [Sandra Bonsanti, La Stampa, 2/1/1980].
La sua camera da letto viene riempita di fiori rossi. Il presidente Pertini arriva poco dopo le quattro del pomeriggio e caccia i giornalisti: «Un po’ di rispetto, sempre questa televisione maledetta!». Poi rimane solo due o tre minuti nella camera ardente. Quando ne esce ha gli occhiali in una mano e il fazzoletto nell’altra.

Cinquanta anni fa
Giovedì 1° gennaio 1970. Verso le undici il fotografo belga Rik de Sonay, noto a Roma come «Mister Ok», si tuffa nel Tevere da ponte Cavour per festeggiare il nuovo anno.
De Sonay, classe 1889, ha cominciato a tuffarsi nel fiume il 1° gennaio 1946.

Sessanta anni fa
Venerdì 1° gennaio 1960. Fausto Coppi viene ricoverato all’ospedale civile di Tortona. Ha un virus sconosciuto, non si riesce a capire cosa sia.
Gino Bartali ha inviato a Coppi i suoi auguri di buona guarigione. Ma il cappellano dell’ospedale di Tortona, monsignor Lorenzo Ferrazzo, gli ha già impartito l’Estrema Unzione.

Un Mario Riccio, di anni 30, con moglie e tre figli a carico, venuto a Roma per trovare lavoro, campa vendendo senza permesso petardi e castagnole. Visti gli agenti che s’avvicinano, fugge con la scatola della merce sotto il braccio, viene investito da un taxi e resta ucciso dai fuochi d’artificio esplosi in conseguenza del colpo.

«Mi pare che il mondo, nel 1959, sia andato bene: chi ce l’ha in mano se l’è tenuto stretto, e auguriamoci che non se lo faccia cascà» [Aldo Fabrizi].

Settanta anni fa
Domenica 1° gennaio 1950. Nella casa romana di Giovanni Rubino e Alda Grimaldi, lo scrittore Cesare Pavese conosce Constance Dowling, un’americana che spera di far strada nel cinema. In America Constance s’è vista in qualche filmetto, in parti di secondo piano (di sfuggita in Così vinsi la guerra di Danny Kaye). È sposata con un ex partigiano, adesso medico del lavoro. Ha avuto una lunga storia con Elia Kazan.
Nel Diario, alla data di oggi, Pavese non ne parla: «Roma è un crocchio di giovanotti che attendono per farsi lustrare le scarpe…».

Ottanta anni fa
Lunedì 1° gennaio 1940. «Il viaggio da Helsinki a Viipuri, quando lo feci prima della guerra, mi ci vollero tre ore e mezzo. Stavolta mi ce ne sono volute diciotto. Diciotto ore di panca, di atmosfera sovraccarica di fiati, di fumo e di odore di umanità. I piccoli vagoni a scartamento russo, imbacuccati coscienziosamente per impedire infiltrazioni di luce, erano zeppi di militari che dapprima mi guardavano col diffidente disprezzo di tutti i militari per tutti i borghesi; ma poi diventammo amiconi, e al termine del viaggio condividevamo fraternamente sigarette e birra, scambiandoci confidenze autobiografiche e manatone sulle spalle. Il viaggio cominciò con un allarme aereo a una quarantina di chilometri da Helsinki e ci obbligò a scendere a precipizio e a internarci nel bosco. Eravamo a Kerava, una stazione che con le bombe russe aveva già una certa dimestichezza. E faceva un freddo ladro, 20 o 25 gradi sotto zero. Pensammo dapprima che quell’allarme aereo fosse un eccesso di prudenza. No; i bimotori sovietici ronzavano effettivamente nel cielo velato da una sottile incipriatura di nuvole e schiarito dalla luna. Li udimmo disegnare un cerchio sulle nostre teste: dovevano essere tre o quattro. Se fossero scesi sotto le nuvole non basse avrebbero avvistato stazione e convoglio. Ma non scesero. Fra gli abeti spiavamo il disco sfatto della luna per scorgere il passaggio degli apparecchi. Era proibito accendere sigarette. Quando il ronzio cominciò ad allontanarsi era trascorsa circa un’ora e mezzo e ci avvedemmo che i piedi ci facevano male per il freddo. Allora cominciammo tutti a saltare come un branco di scimmie e a picchiarci pugni sul viso e sul petto. Uno che s’era sdraiato sulla neve, in un fossatello, s’era addormentato beatamente e russava. Una vecchia signora cadde svenuta: occorse somministrarle cognac e schiaffi per farla riavere. Dopo due ore potemmo ripartire» [Indro Montanelli, Corriere della Sera, 2/1/1940].

«Mussolini rimprovera alle democrazie di parlare troppo di pace: ciò deprime l’opinione pubblica e crea correnti ostili al conflitto. Quindi, nel Duce, netto risveglio germanofilo: a questo si deve il telegramma inviato oggi a Hitler, telegramma che ci verrà un giorno rimproverato» [G. Ciano, Diari 1937 – 1941].

Novanta anni fa
Mercoledì 1° gennaio 1930. Da oggi Eugenio Montale, 34 anni, è direttore del Gabinetto Viesseux.
Gianfranco Contini ne ricorda la presenza in un piccolo ufficio semibuio «allogato al sottosuolo». Da quando Montale è al Viessieux, Contini lo accompagna, «con frequenza bigiornaliera», al caffè delle Giubbe Rosse.

Cento anni fa
Giovedì 1° gennaio 1920. A Ziano, borgata dei colli piacentini, una comitiva di giovani agricoltori del paese sta festeggiando l’anno nuovo. C’è però un imbucato, un altro contadino come loro. Nessuno lo ha invitato, è un disturbatore. I ragazzi chiamano i carabinieri. Arrivano un maresciallo, certo Domenico Bruni, e un milite semplice, che si chiama Alessandro Clementoni. Sembra un compito di ordinaria amministrazione. Invece, per la strada, i due sono circondati da un gruppo di giovani socialisti. Li insultano. Qualcuno spara. Il maresciallo Bruni è colpito alla nuca e cade a terra morto. Clementoni, vedendosi solo, risponde al fuoco e la compagnia di socialisti scappa. Una pattuglia di militari arriva a soccorrerlo, ma fanno appena in tempo a scappare e a barricarsi nella caserma. Nel paese scoppia una rivolta, i socialisti tentano di sfondare il portone della caserma, fracassano le imposte a colpi di pistola. Devono intervenire soldati da Piacenza, che arrivano sul posto con delle automitragliatrici. Alla fine, sette rivoltosi rimangono feriti.

Centodieci anni fa
Sabato 1° gennaio 1910. Alcuni ladri approfittano dei festeggiamenti di Capodanno per svaligiare un’oreficeria di via Torino 26, a Milano. Sembra che il danno ammonti a 80 mila lire.

Centoventi anni fa
Lunedì 1° gennaio 1900. L’imperatore di Germania decide di festeggiare oggi l’inizio del nuovo secolo, benché in realtà il nuovo secolo cominci l’anno prossimo. Idem la regina d’Italia.

Centotrenta anni fa
Mercoledì 1° gennaio 1890. Per regio decreto i possedimenti in Africa sono costituiti in una «Colonia Eritrea». Saranno amministrati da un governatore civile e militare dipendente dai ministeri della Guerra e degli Interni.
Gli avversari di Crispi lo criticano: «Eritreo» è un altro nome per il Mar Rosso, e del Mar Rosso la nostra colonia comprende solo un brevissimo tratto di costa. I crispiani ribattono che a loro il nome piace: è benaugurale, dicono.

Centoquaranta anni fa
Giovedì 1° gennaio 1880. Cena di gala al Quirinale. Il re riceve i suoi cugini, cavalieri della Santissima Annunziata, i presidenti di Camera e Senato e gli ambasciatori stranieri.

Si iniziano i lavori per il Canale di Panama.

Centocinquanta anni fa
Sabato 1° gennaio 1870. «Nel ricevimento di questa mattina a Palazzo Pitti viene notato che il Re sta bene ma è alquanto invecchiato dopo l’ultima malattia. È pure notato che la deputazione della Camera dei Deputati, capitanata da Francesco De Sanctis, è composta in gran parte di uomini della Sinistra. L’argomento della conversazione è tutto finanziario. Questa sera ha luogo a Palazzo Pitti un gran pranzo al quale assistono i ministri, le deputazioni della Camera e del Senato; dopo di che il Re recasi allo spettacolo di gala alla Pergola» [Comandini].
Al ricevimento di Capodanno al Quirinale Pio IX parla molto male di Vittorio Emanuele: «Vi dirò una cosa. Un personaggio ha implorato un gran perdono, dando per iscusa delle sue colpe di aver obbedito alla violenza del suo Governo che l’ha voluto porre alla testa delle bande che ci hanno assalito e spogliato. È da molto tempo che noi ciò sappiamo; ma siamo stati contenti di ricevere da questo personaggio stesso la prova irrefragabile».

«Secondo l’Opinione il Consiglio dei Ministri ha discusso la questione della candidatura del principe Tommaso, duca di Genova, al trono di Spagna, dichiarandovisi contrario» [Comandini].

Centosettanta anni fa
Domenica 1° gennaio 1860. Giuseppina Raimondi, figlia naturale del marchese Giorgio Raimondi Mantica Odescalchi, 18 anni, scrive a Garibaldi per dirgli che aspetta un figlio da lui.
I due si sono conosciuti mentre lui combatteva attorno a Varese. Lei era riuscita a portargli un messaggio da sola, passando con un calesse attraverso le pattuglie austriache. Garibaldi se ne è innamorato subito.

Duecento anni fa
Sabato 1° gennaio 1820. Gli spagnoli vogliono mandare dei soldati in Sudamerica per stroncare le rivolte indipendentiste di Simon Bolivar. Nel porto di Cadice, però, alcuni reparti militari si rifiutano di partire. Chiedono al re Ferdinando VII di ripristinare la costituzione del 1812.
È il Pronunciamento di Cadice.

La sezione Domani è curata da Jacopo Strapparava


ACCADDE OGGI: 1 Gennaio, gli eventi nella storia

4713 a.C. – L’astronomo Joseph Justus Scaliger considera questo giorno come il giorno giuliano zero.

153 a.C. – I consoli romani iniziano l’anno in carica.

45 a.C. – Entra in vigore il calendario giuliano.

42 a.C. – Il Senato romano deifica Giulio Cesare

39 – Caligola inaugura il secondo consolato: lo eserciterà per 30 giorni.

69 – Le legioni romane nella Germania Superiore rifiutano di giurare fedeltà a Galba, si ribellano e proclamano Vitellio come imperatore.

193 – Il Senato sceglie Pertinace, contro la sua volontà, per succedere a Commodo come Imperatore Romano.

404 – Ultima competizione di gladiatori a Roma e martirio di San Telemaco.

417 – L’imperatore Onorio costringe Galla Placidia a sposare Costanzo, un suo famoso generale (magister militum).

438 – Entra in vigore il Codice Teodosiano.

1001 – Stefano viene incoronato primo re d’Ungheria da Papa Silvestro II.

1068 – Romano IV Diogene sposa Eudocia Macrembolitissa ed è incoronato Imperatore Bizantino.

1259 – Michele VIII Paleologo è proclamato co-imperatore dell’Impero di Nicea insieme alla sua guardia Giovanni IV Lascaris.

1438 – Alberto II d’Asburgo diventa re d’Ungheria.

1502 – Viene raggiunta da Amerigo Vespucci la zona dove oggi sorge Rio de Janeiro.

1515 – Il re di Francia Luigi XII d’Orleans muore e il trono passa a Francesco I.

1527 – I nobili croati eleggono Ferdinando I d’Austria come Re della Croazia nel Parlamento di Cetingrad.

1583 – Secondo alcuni documenti viene adottato in Belgio il calendario gregoriano.

1600 – La Scozia sposta l’inizio dell’anno dal 25 marzo al 1º gennaio.

1651 – Carlo II viene incoronato re di Scozia.

1668 – Ceuta viene ceduta dal Portogallo alla Spagna.

1700 – La Russia adotta la numerazione occidentale del Calendario giuliano.

1707 – Giovanni V diventa re del Portogallo.

1738 – Il francese Jean Baptiste Charles Bouvet de Lozier avvista quella che in seguito verrà chiamata Isola Bouvet.

1751 – Papa Benedetto XIV pubblica la Lettera Enciclica Celebrationem Magni, sull’estensione del Giubileo all’intero mondo cattolico.

1785 – I fratelli Montgolfier attraversano la Manica.

 

1788 – Viene pubblicata la prima edizione del The Times.

1800 – Viene ufficialmente disciolta la Compagnia Olandese delle Indie Orientali.

1801

Giuseppe Piazzi scopre il primo pianeta nano, Cerere (all’epoca considerato asteroide).

Con l’applicazione dell’Atto di Unione (1800), viene completata l’unione legislativa del Regno di Gran Bretagna e del Regno d’Irlanda, dando vita al Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda.

1804 – Fine del dominio francese su Haiti.

1806 – In Francia viene abolito il Calendario rivoluzionario francese.

1808 – Negli Stati Uniti viene bandita l’importazione di schiavi.

1816 – Nel Regno Lombardo-Veneto entrarono in vigore il codice civile e penale austriaci.

1820 – Inizio dei moti di Spagna a Cadice.

1822 – Entra in vigore la Costituzione greca del 1822 approvata dalla Prima assemblea nazionale di Epidauro.

1851 – Viene emesso il primo francobollo in Italia.

1858 – Le provincie del Canada dichiarano che tutti i conti si sarebbero dovuti tenere in dollari, cosa che porterà all’emissione nello stesso anno dei primi dollari canadesi ufficiali.

1861 – Porfirio Díaz conquista Città del Messico durante l’intervento francese in Messico.

1863 – Abraham Lincoln dichiara il Proclama di emancipazione (abolizione della schiavitù).

 

1876 – A Berlino apre la Reichsbank.

1877 – La Regina Vittoria viene proclamata Imperatrice d’India a Delhi.

1880 – Inizia la costruzione del Canale di Panama.

1882 – Apertura della galleria ferroviaria del San Gottardo.

1890 – Nasce la colonia italiana dell’Eritrea.

1892 – Ellis Island inizia ad accettare gli immigranti negli Stati Uniti.

1893 – Il Giappone adotta il Calendario gregoriano.

1894 – Nasce la Banca d’Italia.

1898 – New York si annette territori delle contee circostanti, creando la Città della Grande New York. La città è geograficamente divisa in cinque borought: Manhattan, Brooklyn, Queens, The Bronx, e Staten Island

1899 – Fine del dominio spagnolo su Cuba

1900 – Entra in vigore il Bürgerliches Gesetzbuch (BGB), il codice civile della Germania

1901

La Nigeria diventa un protettorato britannico

Fondazione del Commonwealth d’Australia

1912 – Fondazione della Repubblica di Cina

1913 – Giovanni Papini e Ardengo Soffici fondano a Firenze la rivista letteraria Lacerba

1934 – Alcatraz diventa una prigione federale

 

1937 – Anastasio Somoza García diventa Presidente del Nicaragua

1939 – Prima edizione del Concerto di Capodanno di Vienna

1942 – Ventiquattro nazioni firmano la Dichiarazione delle Nazioni Unite

1946

L’Imperatore Hirohito del Giappone nega il carattere sacro della sua persona

Viene nazionalizzata la compagnia che diventerà Air France con il nome Societe Nationale Air France

Indipendenza della Siria

1948

Entra in vigore la Costituzione della Repubblica Italiana. Enrico De Nicola diventa il primo Presidente della Repubblica Italiana

Nazionalizzazione delle ferrovie britanniche, nasce la British Railway

1950 – Viene Fondata l’Associazione Internazionale di Polizia (IPA)

1956 – Fine del condominio Anglo-Egiziano in Sudan

1958 – Fondazione della Comunità economica europea (CEE)

1959 – Cuba: Fulgencio Batista viene rovesciato da Fidel Castro

1960 – Il Camerun ottiene l’indipendenza

1962 – Le Samoa Occidentali ottengono l’indipendenza dalla Nuova Zelanda

1969 – Marien Ngouabi diventa presidente della Repubblica del Congo

1970 – La Unix epoch inizia alle 00:00:00 UTC.

1971

La pubblicità delle sigarette viene bandita dalle televisioni statunitensi

Entra in vigore il Trattato di Lussemburgo

1973 – Irlanda, Regno Unito e Danimarca entrano nella CEE, che passa da 6 a 9 paesi membri

1977 – Italia: terminano ufficialmente le trasmissioni di Carosello e la Rai passa a spot pubblicitari attuali

1979 – Stati Uniti e Repubblica Popolare Cinese stabiliscono formali relazioni diplomatiche

1981 – La Grecia entra nella CEE, che passa da 9 a 10 paesi membri

1983 – ARPANET passa ufficialmente all’uso dell’Internet Protocol, creando Internet

1984

Il Brunei diventa uno Stato pienamente indipendente

La AT&T viene divisa in 22 compagnie indipendenti

1986

La Spagna e il Portogallo entrano nella CEE, che passa da 10 a 12 paesi membri

Aruba diventa indipendente da Curaçao

1987 – La capitale di Nunavut cambia il suo nome da Frobisher Bay a Iqaluit

1993

La Cecoslovacchia si divide e nascono Slovacchia e Repubblica Ceca

Viene introdotto il mercato unico della Comunità Europea

1994

Entra il vigore l’accordo di libero scambio NAFTA tra USA, Canada e Messico

L’EZLN rende nota la sua presenza nello Stato del Chiapas (Messico), iniziando 12 giorni di conflitto armato

Messico: rivolta contadina nel Chiapas

1995

Prende vita la World Trade Organization (WTO), l’Organizzazione mondiale del commercio

Austria, Finlandia e Svezia entrano nell’Unione europea, che passa da 12 a 15 paesi membri

1996 – Curaçao ottiene l’autogoverno limitato

1999 – Viene introdotto l’euro solo per le transazioni finanziarie

2000 – La Grecia aderisce agli accordi di Schengen

2001 – La Grecia adotta l’euro come moneta ufficiale

2002

L’Euro diventa la moneta ufficiale di 12 paesi dell’Unione europea, tra cui l’Italia

Il Trattato Open Skies di mutua sorveglianza, inizialmente firmato nel 1992, entra ufficialmente in vigore

2003 – Luiz Inácio da Silva detto Lula diventa presidente del Brasile

2004

Cipro, Malta, Ungheria, Polonia, Slovacchia, Lettonia, Estonia, Lituania, Repubblica Ceca e Slovenia entrano nell’Unione europea, che passa da 15 a 25 paesi membri

Pervez Musharraf ottiene la fiducia dal Parlamento e dalle assemblee provinciali del Pakistan, per continuare come Presidente del Pakistan

2005 – Italia: dopo 143 anni finisce il servizio militare obbligatorio

 

2007

Romania e Bulgaria entrano nell’Unione europea, che passa da 25 a 27 paesi membri

L’Euro diventa la moneta ufficiale della Slovenia

Ban Ki-Moon sostituisce Kofi Annan come Segretario Generale delle Nazioni Unite

2008 – L’Euro diventa la moneta ufficiale di Malta e Cipro

2009

L’Euro diventa la moneta ufficiale della Slovacchia

La Repubblica Ceca assume la Presidenza di turno dell’Unione europea

A Bangkok una tragedia avviene durante il veglione provocando 58 morti tra le fiamme

2010 – Diventa obbligatorio l’uso del lezionario approvato dalla CEI il 12 novembre 2007 nelle Sante Messe della Chiesa cattolica

2011

L’Euro diventa la moneta ufficiale dell’Estonia

Viene vietata l’importazione, la distribuzione e la vendita di tutte le lampadine a incandescenza

Alessandria d’Egitto, dopo la funzione in chiesa da parte della comunità copta d’Egitto viene fatta esplodere all’uscita un’autobomba che causa 21 morti e otto feriti, un ennesimo attacco ai Cristiani nella regione da parte di kamikaze

2012 – La Danimarca assume la presidenza di turno dell’Unione europea

2014 – L’Euro diventa la moneta ufficiale della Lettonia

2015 – L’Euro diventa la moneta ufficiale della Lituania

2017

Malta assume la presidenza di turno dell’Unione Europea

Assalto armato in un night club di Istanbul con 39 vittime

2018 – L’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti sono i primi paesi del Golfo Persico ad impostare l’IVA su alcuni prodotti

di ritorno dall’impianto del PM, giovedì 17 ottobre 2019

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lettera di Luciana a G.

ciao *** , ti rispondo io per paolo che è ancora in valduce . Oggi ha fatto un impianto ti pacemaker. L’ultima visita cardiologica di settembre non aveva riscontrato anomalie, ma in base alla segnalazione di paolo sul senso di vertigine soprattutto al risveglio, il cardiologo gli ha fatto un massaggio al seno carotideo verificando un’asistolia maggiore di 7 secondi e ha quindi dato indicazione di pm.
Soffre infatti di bradicardia con battiti 55/minuto.
Non è stato per nulla contento e a noi 2, ignoranti in materia, ci è sembrato un eccesso di zelo.
Stasera mi ha detto che gli permane il senso di vertigine e che il pm si attiva solo in caso di battiti inferiori ai 45/min.
E’ preoccupato dal fatto che praticamente gli hanno bucato il cuore e teme sue rimostranze.
Comunque così è. Domani probabilmente effettueranno tutte le verifiche post intervento e forse lo dimettono venerdì.
Ti ringrazia moltissimo per la tua attenzione. Ha preferito non dire nulla a nessuno perchè in questa fase della sua vita non sopporta le inevitabili domande che avrebbe ricevuto.

Confidiamo nei progressi della techne e speriamo che tutto proceda per il meglio.

 

Cara l. , non è proprio un “bucare il cuore” nel senso di attraversarlo, perchè la sonda entra attraverso i vasi e quindi si tratta solo di una puntura dall’interno.

Il pace-maker è protettivo rispetto agli arresti/rallentamenti marcati cardiaci che possono danneggiare il cervello : in questo caso parte una piccola ma sufficiente scarica elettrica interna.

Può non far piacere, ma è un bel paracadute.
Purtroppo non protegge dalle transitoie vertigini, che sono state correttamente interpretate come un “campanello di allarme”. Meglio prevenire.


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a mia moglie: credo sia arrivato il momento di DARE UNA SVOLTA ALLA NOSTRA VITA … Sì …: una svolta

a mia moglie:
cara LQ
(detta altrimenti Luciana Quaia o Luciana o Lu, come diceva tuo padre)
credo sia arrivato il momento di DARE UNA SVOLTA ALLA NOSTRA VITA

Sì …: una svolta
d’ora in avanti, dopo Un posto al sole e quando non ci sarà alla televisione nessun film bello da vedere dopo le 21 (avendo escluso for ever di vedere i chiacchiera – show dei giornalisti che stanno favorendo la svolta nazipopulista del prossimo quinquennio)
dicevo …:
d’ora in avanti ci dedicheremo, a turno, alla LETTURA A VOCE ALTA di qualche pagina dei libri che ci sembrano belli:
un racconto …
un brano di romanzo
un brano di saggio che si presta alla lettura espressiva
una serie di poesie (le lasceremo risuonare, come musica) …
per una mezz’ora, per un’ora
sarà un modo per usare bene il tempo che resta
e per sottolineare le pagine belle: Murakami, Munro, Carofiglio, Strand, Auden, Severino, S. King, Brodskij, … Ci sarà solo da scegliere
E ogni volta sarà una sorpresa
saremo dei “lettori per noi”
che cosa ne dici mia bella LQ?
sei d’accordo?
ti piace l’idea?
ti sembra un bel modo per DARE UNA SVOLTA ALLA NOSTRA VITA?
baci e abbracci
e felicità per averti incontrato nella mia vita

Poesia: strumento per la resilienza del caregiver del malato di Alzheimer. di Luciana Quaia, 14 marzo 2016

Gli aspetti fondamentali della terapia con la poesia si basano sul rispecchiamento dell’Io nel componimento poetico e la riformulazione dell’esperienza vissuta tramite la liberazione catartica della parola simbolica.

Essa viene generalmente condotta in attività di gruppo o individuale con l’impiego di particolari tecniche psico-poetiche, finalizzate a raggiungere determinati obiettivi psicologici e comportamentali.
Nella terapia di gruppo, il prodotto del partecipante permette sia un discorso con se stesso, sia un discorso interpersonale con chi ascolta. È attraverso l’incontro-scontro con gli altri, infatti, che il prodotto individuale si arricchisce di nuovi significati, si vengono a creare le condizioni per cui interiore-esteriore, realtà e fantasia s’incontrano, si sovrappongono e diventano materiale partecipato con momenti comunicabili e confrontabili.

La tecnica della poesia biografica si avvale di una narrazione di parti di sé in versi o con la lettura di poesie ritenute adatte a rappresentare aspetti della propria personalità.

Da: Intime erranze – Capitolo 5

Quel mondo che resta per la maggior parte inesplorato diventa improvvisamente visibile: malinconia, smarrimento, paura, nostalgia, ma analogamente passione, illusione, amore, desiderio, mescolanze infinite di pensieri ed emozioni, di presente e passato, di interiore ed esteriore diventano nuovi spazi per entrare in contatto con se stessi e gli altri.

Ecco perché la poesia.

Nel laboratorio autobiografico è il gruppo stesso a diventare autore di un componimento a più voci. Il risultato è una creazione collettiva, un prodotto polifonico dove i diversi contributi si mescolano, perdendo il senso originario, ma acquistando una forza catartica potenziata dai singoli apporti e, soprattutto, espressiva di ciò che ognuno porta dentro di sé.

[…]

La vita è fatica, ma anche poesia.

La poesia può diventare una “forma” in cui l’emozione trova un suo spazio, una sua immagine, un nuovo modo di andare oltre le parole convenzionali del discorso cosciente.


Paolo Ferrario, QUESTIONARIO MARCEL PROUST, intervista di Luciana Quaia, 6 gennaio 2015

Paolo Ferrario, QUESTIONARIO MARCEL PROUST, intervista di Luciana Quaia, 6 gennaio 2015

PROUST

Il QUESTIONARIO MARCEL PROUST

 

Il tratto principale del tuo carattere 

 

 
La qualità che desideri in un uomo

 

 
La qualità che preferisci in una donna

 

 
Quel che apprezzi di più nei tuoi amici

 

 
Il tuo principale difetto

 

 
La tua occupazione preferita

 

 
Il tuo sogno di felicità

 

 
Quale sarebbe, per te, la più grande disgrazia

 

 
Quel che vorresti essere

 

 
Il paese dove vorresti vivere

 

 
Il colore che preferisci

 

 
Il fiore che ami

 

 
L’uccello che preferisci

 

 
I tuoi autori preferiti in prosa

 

 
I tuoi poeti preferiti

 

 
I tuoi eroi nella finzione

 

 
Le tue eroine preferite nella finzione

 

 
I tuoi compositori preferiti

 

 
I tuoi pittori preferiti

 

 
I tuoi eroi nella vita reale

 

 
Le tue eroine nella storia

 

 
I tuoi nomi preferiti

 

 
Quel che detesti più di tutto

 

 
I personaggi storici che disprezzi di più

 

 
L’impresa militare che ammiri di più

 

 
La riforma che apprezzi di più

 

 
Il dono di natura che vorresti avere

 

 
Come vorresti morire

 

 
Stato attuale del tuo animo

 

 
Le colpe che ti ispirano maggiore indulgenza

 

 
Il tuo motto  

 

PAOLO FERRARIO, Il Genius loci come angelo del luogo, in ANGELICAMENTE, il senso dell’angelo nel nostro tempo, a cura di Baldo Lami, Zephyro edizioni, 2010, p. 45-57

PAOLO FERRARIO, Il Genius loci come angelo del luogo

pubblicato in Angelicamente, a cura di Baldo Lami, Zephyro edizioni, 2011

INDICE DEL SAGGIO:
1. L’evento
2. Relazioni fra gli angeli e gli uomini
3. Il Genius loci
4. I luoghi concreti
5. Gli elementi dei luoghi
6. Ritorno a casa

Presentazione, 28 novembre 2010:

Bibliografia:

BIBLIOGRAFIA

Amman R., Il giardino come spazio interiore, Bollati Boringhieri, Torino 2008

Bachelard G., La terra e il riposo, le immagini della intimità (1948), Red Edizioni, Como 1994

Benjamin W., Il viaggiatore solitario e il flâneur, Il Nuovo Melangolo, Genova 1988

Berger P. L., Il brusio degli angeli, Il Mulino, Bologna 1969

Bevilacqua F., Genius Loci. Il dio dei luoghi perduti, Rubbettino, Catanzaro 2010

Calvino I., Lezioni americane, Mondadori, Milano 2000

Demetrio D., Filosofia del camminare. Esercizi di meditazione mediterranea, Raffaello Cortina, Milano 2005

Demetrio D., Ascetismo metropolitano. L’inquieta religiosità dei non credenti, Ponte alle Grazie, Firenze 2009

Galli M., Edgar Reitz, Il Castoro Cinema, Milano 2006

Guardini R., Rainer Maria Rilke: le Elegie duinesi come interpretazione dell’esistenza (1953), Morcelliana, Brescia 1974

Hillman J., Il piacere di pensare, conversazione con Silvia Ronchey, Rizzoli, Milano 2001

Hillman J., L’anima dei luoghi, conversazioni con Carlo Truppi, Rizzoli, Milano 2004

Jonas H, Memorie. Conversazioni con Rachel Salamander, Il Melangolo, Genova 2009

Michael J., Il giardino allo specchio. Percorsi tra pittura, cinema e fotografia, Bollati Boringhieri, Torino 2009

Moore T., L’incanto quotidiano, Sonzogno, Milano 1997

Peregalli R., I luoghi e la polvere. Sulla bellezza dell’imperfezione, Bompiani, Milano 2010

Rilke R.M., Elegie Duinesi, (1922), Le Lettere, Scandicci 1992

Stevens W., L’angelo necessario, SE/ES, Milano 2000

Wenders W., Stanotte vorrei parlare con l’angelo. Scritti 1968-1988, Ubulibri, Milano 1988

Paolo Ferrario è sociologo ed è stato docente universitario a contratto alla Università Ca’ Foscari di Venezia e alla Università di Milano Bicocca.

Attraversa il suo Destino nell’ultimo tratto di vita tra partecipazione alla Polis e  alla necessità esistenziale di ancorarsi in un Luogo, che si è concretizzato a Coatesa sul Lario.

Ha scritto solo libri di saggistica nel campo delle politiche sociali applicate ai servizi e questa è la sua prima escursione nella ricerca simbolica.

Nel diario reticolare  Tracce e sentieri. Luogo Tempo Eros Polis Destino si trovano altri segni del suo percorso individuativo.

 


VEDI ANCHE

28 pensieri su: PAOLO FERRARIO, Il Genius loci come angelo del luogo, in Angelicamente, a cura di Baldo Lami, Zephyro edizioni, p. 45-57

 

“GENIUS LOCI”, per rappresentare l’essenza, l’anima, la forza di un luogo, in Paolo Ferrario, Il Genius Loci come angelo del luogo, in Angelicamente, il senso dell’angelo nel nostro tempo, a cura di Baldo Lami, Zephyro Edizioni, 2010, p. 45-57

 

Baldo Lami, Elena Briante, Paolo Ferrario, Francesco Pazienza, Claudia Reghenzi parlano di ANGELICAMENTE, Zephyro edizioni 28 novembre 2010

 

 

intervento di Paolo Ferrario su SPAZIO, TEMPO E MUSICA in occasione della Mostra FREQUENZE di Doriam Battaglia BATT, allo Spazio Natta, Como 12 luglio 2014

Mostra FREQUENZE 140621/0712 Spazio Natta, Como, 12 luglio 2014
Nell’ambito della mostra di Doriam Battaglia BATT realizzata con il patrocinio del Comune di Como, Assessorato alla Cultura è stato organizzato un incontro-conversazione sul tema “Spazio, Tempo e Musica” che si è svolto sabato 12 luglio (giorno di chiusura della mostra) alle ore 18,30 presso lo Spazio Natta.

I relatori sono stati l’Arch. Angelo Monti ed il Prof. Paolo Ferrario (docente presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca) che dialogheranno con me e con l’artista Benny Posca che ha realizzato una installazione nel giardino antistante lo spazio della mostra

 

Parto dal testo di BATT che introduce le opere esposte:

batt1184

“alcune considerazioni sulle opere recenti: sguardo verso l’infinito e l’eterno; pittura “preformale” (vibrazioni, frequenze, particelle, atomi); l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande; regola dei frattali; l’opera come memoria nello spazio; il pensiero che genera la materia; l’attimo fugace (pag. 9-11)

la sua idea di invitarmi parte da questa canzone di Nina Simone: “He was too good to me” (1961) dove l’emozione dell’ascolto dipende dalle pause di silenzio che lei sa introdurre nel suo canto. Di lei diceva Charles Aznavour: “Nina Simone canta le parole delle canzoni”

Da qui una prima suggestione sul rapporto fra spazio (di una tela, di un pannello, di un quadro) e musica: spesso mi capita di rappresentarmi dentro la mia percezione uditiva la musica come delle pennellate gialle, rosse, blu.

E infatti il blu, nella musica jazz (basta ricordarsi di Duke Ellington) è molto ricorrente. E ora lo vediamo nel video  in quella tela di Batt.

A me sembra che i fondamenti del nostro percorso di attraversamento della vita siano:

il Tempo

lo Spazio

l’Eros

la Polis

il Destino

battSul Tempo possiamo fare riferimento ad una splendida lezione del fisico Carlo Rovelli al TedXlakeComo del 2002 nella quale “mostrava ” questi concetti:

  • il tempo non esiste. E’ una concezione utile ma la scienza dimostra, con le argomentazioni degli orologi,  che il tempo non esiste perchè è influenzato dalla gravità. Non esiste un unico orologio, ma tanti orologi diversi, tanti tempi diversi
  • come pure la nozione di alto e basso: che non c’è nell’universo
  • l’universo è sterminato e noi vi occupiamo un angolo piccolissimo, dove percepiamo alcune cose e che interpretiamo con i nostri necessari criteri appresi nella cultura. Il mondo è molto più ricco di come lo percepiamo
  • sull’estremamente piccolo e sull’estremamente grande abbiamo meno nozioni

Ecco: a mio avviso l’arte, la pittura, la musica riescono a rappresentare, tramite l’uso di spazio, colori, note soggettivamente rielaborate, questa complessità che ci appartiene

Qui il video di Carlo Rovelli:

Il Tempo nella musica è ben raccontato dal violoncellista Mario Brunello nel libro Il silenzio, Il Mulino, 2014. Vediamo alcuni passaggi del suo dire:

  • il silenzio è parte dell’ascolto
  • la musica ha bisogno di tempo per essere “sentita”. Occorrerebbe dedicare tempo all’ascolto
  • il silenzio valorizza i suoni
  • il silenzio consente al suono di essere valorizzato

Leggiamo:

ogni forma d’arte ha il suo spazio per il silenzio: la pittura, sorda a ogni commento, vive nel silenzio, ma arriva a descriverlo. La scultura, muta, silenziosa suo malgrado, custodisce gelosamente un insieme di suoni, parole o rumori. La poesia scritta o detta vive nel silenzio, rotto dalle parole, vive nel silenzio degli spazi bianchi non misurabili perchè possono durare all’infinito. La musica addirittura del silenzio ne fa materia prima. Il silenzio che precede la prima nota eil silenzio dopo l’ultima sono indispensabili affinchè la musica si riveli ed esista.” (pag14)

Qui una lezione di Mario Brunello nella quale farà “vedere” come John Cage è il cantore del silenzio, quando rovescia i rapporti fra suono e silenzio. Il silenzio diventa accettazione dei “suoni altri esistenti ” all’interno dello spazio concesso all’autore:

Ma è lo Spazio ad avvicinare molto la musica alla pittura.

Qui l’associazione mentale ed emotiva che faccio è al concetto di Cerchio dell’apparire, insegnato dal filosofo Emanuele Severino. Un quadro e una musica fanno apparire qualcosa. Lo fissano nel tempo.

Leggiamo le sue parole:

“La parola “apparire” non indica la parvenza, l’apparenza illusoria. Anche le parvenze e le apparenze appaiono – e appare il loro rapporto con la “realtà” di cui sono parvenze. L’apparire non è l’apparenza che altera e nasconde l’essere, ma è la manifestazione dell’essere, il suo illuminarsi, il suo mostrarsi. … Appaiono anche i sogni e i silenzi; anche i pensieri e gli affetti – tutte cose che, insieme a tante altre, non sono illuminate dalla luce del sole … e la stessa parola “apparire” proviene dal latino apparere, che è riconducibile a pario, che significa “partorisco” e a paro, “preparo, allestisco”. (in La filosofia futura, Rizzoli, 1989, p. 195-196)

e ancora:

“L’uomo e le altre cose vanno lungo una strada, così come gli astri eterni percorrono la volta del cielo. Il loro sorgere non è il loro nascere, il loro tramontare non è il loro morire, essi brillano eterni anche prima di sorgere e dopo essere tramontati. Tutte eterne, le cose, dalle più umili alle più grandi, tutte ingenerabili e incorruttibili, esse vanno lungo una strada, nel senso che vanno via via mostrandosi, vanno entrando e uscendo dalla volta dell’apparire del mondo.  (in La strada, Rizzoli, 1983, p.  134)

Ecco, a me la figura del cerchio dell’apparire -guardo voi nella sala con i quadri di Batt  ed effettivamente apparite come dentro a un cerchio- sembra perfetta per vedere le vicinanze percettive ed esistenziali fra una musica e un quadro. L’arte produce questo effetto: renderci consapevoli della eternità di ogni attimo.

C’è un’altra immagine molto adatta a far riflettere su questo tema. Le immagini di una pellicola fotografica sono una sequenza di fotogrammi. Noi percepiamo quell’attimo, che poi scompare, e nella sequenza della comparsa e scomparsa ottemiamo l’effetto della visione e dell’ascolto. Dunque i fotogrammi scorrono lungo la linea del tempo, compaiono nello spazio e scompaiono: Ma la struttura della pellicola rimane. Dunque quelle singole immagini non finiscono nel nulla, ma sono eterne.

Spiega meglio questo passaggio il filosofo Aldo Natoli, in una intervista alla vicina Radio Svizzera:

A me sembra che quando Doriam Battaglia dice “ciò che provo a rappresentare sono le vibrazioni, le frequenze dello spettro visibile, le particelle, gli atomi e le molecole che vengono a costruire la materia  di cui siamo fatti e di cui è fatto l’universo” ci avvicini, con il linguaggio dell’arte, a fare esperienza diretta della struttura sottostante  ad ogni evento che compaia nel cerchio dell’apparire

Cosa resta della scomparsa o affievolimento, nella pittura dell’ultimo secolo, dei volti, dei paesaggi? Resta la struttura delle cose. Le cose non sono solo “cose”, ma energia. La natura del mondo è un fluire di energia. La materia è un “campo” in cui le diverse espressioni dell’energia si muovono incessantemente. Il mondo fisico non è una serie di oggetti, ma una rete di interazioni in costante flusso.

I frattali, presenti nella espressione pittorica di BATT, ne sono una delle manifestazioni. Il frattale è una figura geometrica, sostenuta dalle regola matematiche, in cui un motivo identico si ripete su scala continuamente ridotta. le zone del dettaglio fanno vedere la struttura ricorsiva che si ripete, ma è  l’effetto visivo quello che ci emoziona. Apputo: struttura sottostante e risultato complessivo. C’è una struttura che sostiene ciò che entrerà nel nostro campo della visione

Un’altra associazione mi è indotta dai pannelli di Batt, soprattutto di quello “bianco” che si vede anche nel video: il rapporto fra mente e cervello.

Qui mi sostiene il libro di Daniel J. Levitin, Fatti di musica, Codice edizioni, 2006. L’autore è un neuroscienziato che ci propone una visione cognitiva dell’ascolto estetico della musica. La mente è la parte di noi che incarna pensieri, speranze, desideri, ricordi, convinzioni, esperienze. Il cervello è un organo fisico (materia) fatto di cellule, acqua, sostanze chimiche. E’ costituito da 100 miliardi di neuroni ed è capace di una quantità enorme di connessioni. Dunque: strutture e connessioni sono alla base della nostra presenza ed identità. Una struttura di base è capace di produrre esiti infiniti. E l’opera d’arte ci offre, per via emozionale, questa vertiginosa e profonda esperienza.

La musica è una combinazione organizzata di suoni nel tempo e nello spazio. E un”arte che sa esprimere i sentimenti per mezzo di un linguaggio delle note che il cervello sa elaborare, sia per la sua struttura biologica, sia per la sua capacità di “fare memoria” e di rielaborala.

Concludo con  la musica che accompagna il lavoro produttivo delle opere pittoriche di Batt. Questa mostra è stata costantemente accompagnata dalla musica di Roberto Cacciapaglia.In riferimento al suo disco “Canone degli spazi” Cacciapaglia dice: “Per comporre i miei brani io uso le triadi, che sono elementi elementari alla base dell’armonia. Usufruisco dei cicli, in cui lo strumento solista rimane sempre al centro, mentre l’orchestra ruota intorno ad esso, facendo delle fasce che vanno dal pianissimo al fortissimo, dando vita a delle orbite, come quelle dello spazio. L’orchestra diviene così come una sorta di costellazione che gira intorno, come fossero onde planetarie. Lavoro sulla presenza del suono, cercando di creare una alchimia fra gesto, suoni e intenzioni per cercare di toccare le emozioni di chi ascolta. Ad ogni modo per me è importantissimo comporre immerso nel silenzio“.

Di Nina Simone e della sua straordinaria capacità di usare il silenzio per agire con il canto e il suo pianoforte nel creare il momento “unico” dell’ascolto interiore ho già detto all’inizio.

Ma ci sono tre musicisti australiani che suonano da una trentina d’anni ad offrire, a mio avviso, una eccezionale base musicale al modo di fare pittura di Batt. Si tratta dei The Necks (Chris Abrahams, tastiere, Tony Buck batteria, Lloyd Swanton, basso).

In Italia sono praticamente sconosciuti. Io li ho inseguiti dove ho potuto, una volta a Forlì e un’altra a Berna

Ascoltiamo questo due framment musicale:

E’ difficile per i Necks proporre dei frammenti perchè la loro specificità consiste nel creare, nel qui ed ora di una serata, un unico pezzo musicale di circa un’ora. Per ascoltarli (e nel tempo di internet oggi questo sembra impossibile) occorre darsi un’ora di tempo

Vi invito a sentire i due pezzi di Aquatic e se volete a inseguire le mie successive note di ascolto.

Qui c’è un estratto di Aquatic:

I The Necks creano e suonano assieme dal 1989, fanno un jazz nuovissimo, esplorano nuove frontiere come hanno fatto i loro predecessori, che cercavano

la nota impossibile, quella che non esiste, che non c’è sulla terra” (Steve Lacy su Thelonius Monk). 

Il loro ascolto lascia sempre il segno. Eppure non hanno attraversato quella invisibile linea che passa fra il notturno trascinare gli strumenti per il piccolo pubblico e la notorietà. Ripeto: almeno in Italia.
Dipenderà anche dal fatto che abitano in una terra straordinaria, ancestrale e moderna nello stesso tempo: l’Australia. Là devono essere molto famosi, visto che continuano il loro progetto musicale difficile e inusuale: in quasi vent’anni hanno realizzato solo 34 pezzi per un totale di 20 ore. Effettivamente la loro musica assomiglia molto a quel paesaggio: sanno creare uno spazio psichico e visivo che è bello e coinvolgente attraversare con la loro guida. Sì, sanno costruire un percorso ipnotico. Come nel film Picnic ad Hanging Rock ha fatto Peter Weir (1975).
C’è una zona d’ombra su di loro e allora vorrei colmare la lacuna e illuminare qua e là.
In “Aquatic” (1999) Chris Abrahams è al Piano e all’organo Hammond, Lloyd Swanton al Contrabbasso acustico ed elettrico, Tony Buck alla batteria e alle percussioni. Questa volta c’è anche Stevie Wishart all’”Hurdy-Gurdy” (
una specie di violino elettrico che ha un suono simile alla cornamusa).
I pezzi sono due: uno di 27 minuti, e l’altro di 25. Una eccezione rispetto al loro standard, che quello di un’unica scultura musicale di circa un’ora.
L’ascolto lascia vigilmente intontiti per la bellezza del ritmo (Tony Buck è un batterista eccezionale), per le armonie degli accordi pianistici, per la ripetizione ipnotica, per tutte le cose che accadono in quella che non è solo un’iterazione minimalista.
Già il primo movimento è di grande soddisfazione per la mente musicale. Suoni raffinati che alimentano l’immaginazione, rintocchi pianistici di forte energia, un drumming-beat davvero unico, rumori ambientali appena accennati e stimolatori di benessere psichico. Come a dire: “sei in un altro spazio, ma qui si può stare bene. E’ solo diverso”.
Ma il secondo movimento è incredibilmente bello (cercherò di scegliere un assaggio  che lo rappresenti). Uno “Swing” che è indubbiamente jazzistico, ma che si avventura in un’Ambient Music di gran cultura. Inizia subito a grande velocità, con il contrabbasso violineggiante di Swanton, incalzato dal terribile Tony Buck, un vero monello della batteria. Poi il piano di
Abrahams comincia a spingere avanti. Sempre di più: trilli, battiti, con il basso a contenere. Ecco di nuovo gli archi. Sempre più veloce, impercettibilmente veloce. Viene voglia di chiudere gli occhi. Ecco: nel nero si vede lo spazio che è attraversato dalle note del piano sorrette da quel tappeto volante che è la batteria, baroccheggiata dal contrabbasso. Ora il ritmo si fa un po’ meno frenetico. E comincia il gioco fra di loro. Sì: l’interplay jazzistico inventato dal trio di Bill Evans risorgesi riattualizza in un’altra dimensione ! I tre improvvisano dentro un sonno spaziale reso possibile dalla (leggera) elaborazione elettronica dei suoni. La conclusione è di grande pace.
Sì è bello stare qui. E dove siamo ?

Ma guarda un po’: ancora in Drive By.

La loro è un’architettura musicale: siamo sempre a casa ! O meglio: si ritorna sempre a casa. Come insegna la cadenza d’inganno, qui raccontata da Alessandro Baricco:

Infine una esperienza musicale irripetibile è quella di Prism , suonato dal trio Keith Jarrett, Gary Peacock, Jack Dejhonette.

Irripetibile perchè questo pezzo è stato suonato così solo quella sera del 1985 a Tokyo e poi mai più:

Guardate Keith Jarret che vola sul pianoforte inseguendo quel frammento di mondo che ha trovato in quell’istante

Guardate Gary Peacock che ride  con il batterista come per dire: “hai visto … è partito …

E non dimentichiamoci di Dejohnette che umilmente si mette al servizio di questa esperienza unica di spazio, tempo e suoni.

Infine: grazie Doriam Battaglia Batt che ha reso possibile questo inimmaginabile incontro nell’imbrunire sul centro storico di Como, nella giornata di sabato 12 luglio 2014.

Paolo Ferrario

Paolo Ferrario all’ascolto di: THE NECKS, SEX, 10 febbraio 2006

C’è una parola ricorrente nelle recensioni dei dischi del trio australiano The Necks: “unico”.

È vero. Fanno un Jazz nuovo. Diverso da chiunque altro.

Chris Abrahams (tastiere), Tony Buck (batteria), Lloyd Swanton (basso) sono nati durante i primi anni ’60. Proprio quando John Coltrane suonava Olè, che viene accostato a loro per la sua capacità di innovare, e 10 anni prima dell’ascesa del trio Keith Jarrett.

Insomma: appartengono ad una nuova generazione di musicisti Jazz. E del passato sanno distillare il più sapiente uso degli elementi essenziali del Jazz:

il rapporto particolare con il tempo, in gergo lo “Swing”;

l’improvvisazione;

il fraseggio del singolo esecutore, anche all’interno di un gruppo;

ed, infine, quell’elemento che differenzia il Jazz da altri generi di musica, ossia quella qualità speciale che chiamiamo “stile”.

Questi richiami li devo al libro: Joachim Ernst Berendt, Il nuovo libro del Jazz, Vallardi. La loro unicità mi sembra dovuta ad alcuni fattori: creano un unico pezzo della durata di circa un’ora; il suono è acustico e potente; l’uso dell’elettronica è appena accentuato; il “tappeto” musicale, che si richiama alla ripetizione ipnotica del minimalismo e su cui si appoggiano le armonie e le improvvisazioni, è semplicemente sublime; non ricorrono a dissonanze Free per dimostrarsi “diversi”. 

“Sex” è del 1989: 15 anni prima di Drive By“. Eppure i due dischi sono fra loro vicinissimi, a conferma del loro stile e della loro coerenza artistica.

Per ascoltarlo occorre “darsi tempo”. Meglio ancora quando diventa buio e cominciano ad accendersi le prime luci della notte.

Provo a scrivere cosa succede.

L’inizio è una cascata di note di piano che rimbalzano sul tappeto del drumming di Tony, cha da subito comincia ad ordire la sua trama. Il ritmo rimarrà sempre quello, con continue variazioni, ma con lo stesso disegno: credo che ci voglia una forza incredibile a tenere intatto e senza un errore, questo tempo per un’ora filata… 4 o 5 note acustiche di piano in tono melodico… l’idea è buona, altri andrebbero avanti su quella scia, ma Chris le lascia lì, forse per farci desiderare che ritornino ancora… il contrabbasso di Lloyd diventa un violino, ma soprattutto evoca le porte che si aprono nei castelli delle favole… variazioni del tappeto di Tony, preciso come l’equilibrio biologico della vita.

Accenno di aumento della velocità, forse solo una impressione, come nei sogni dove tutto ha misure diverse… sassi che si rotolano fra di loro nell’acqua di una grotta… campanelle, ma forse no, forse era un sogno perchè sono già sparite… secchi colpi di bacchetta in tono sordo-acuto, ancora solo per un attimo… avanti con lentezza, sempre uguale e sempre diverso…

Sono passati 20 minuti. La meraviglia è che sono ad un terzo del viaggio. Mi viene da sorridere come Noodles nella fumeria d’oppio, alla fine del film di Sergio Leone “C’era una volta l’America”.

Ma l’espansione di coscienza dei Necks è di tutt’altro tipo: loro realizzano un ponte fra lo spazio musicale che stanno creando e le mie onde cerebrali.

Alla metà del disco cominciano a crearsi nella mente delle immagini, ogni volta diverse, tutte rivelatrici di altre parti della realtà, mai drammatiche.

È tutto così “sincronizzato”: dinamica, ritmo, variazioni, battiti del cuore, respiro, movimenti del corpo….

34° minuto: Tony aggiunge un battito della grancassa… ora l’ambiente sta ancora cambiando… più veloci, perchè ormai siamo dentro con loro e possiamo andare tutti assieme dove non siamo mai stati… mi sento nel cuore di questa scultura, come quando il marmo rivela la forma che aveva dentro.. e infatti i sassi della grotta ricominciano a rotolare… qui ora c’è un beat che vorrei memorizzare per il resto della mia vita…

44° minuto: interplay di tensione drammatica… improvvisazione onirica e i tre si mettono a raccontare le loro storie… 51° minuto inizia il passaggio alla chiusura… ritmo di nuovo più lento, ma sempre incalzante.

Tony è ancora lì, da dove aveva cominciato, dopo essere andato da tutte le parti senza mai mancare di “assistere” i suoi compagni… chiusura su interplay batteria-basso con poche note di piano. The end.

Si esce dal sogno e si torna al reale. Ma con quel tono tra-sognato che fa percepire meglio la bellezza della vita. Grazie Necks: siete “unici”. Vi invito al loro ascolto, di tutto cuore. Paolo Ferrario/alias Amalteo

Il mio Album sui Necks è qui: http://www.segnalo.it/TRACCE/MUSICA/The%20necks/necks.htm

Già pubblicato qui: http://www.debaser.it/recensionidb/ID_8201/The_Necks_Sex.htm

Paolo Ferrario sul jazz degli australiani THE NECKS, una scheda del 31 gennaio 2006

Nella storia del Jazz spesso si legge che, nei momenti di svolta, gli appassionati ascoltatori dicevano “c’è uno che suona in modo nuovo” e correvano a sentirlo, ovunque fosse.

È avvenuto per Louis Armstrong, che con West End Blues (1929) innovava nel Jazz di New Orleans.

E ancora con le orchestre di Duke Ellington.

Poi con il Bebop di Charlie Parker. Con The Birth of Cool di Miles Davis.

E ancora con Olè di Coltrane.

E ancora con il Jazz nordico di Garbarek. Ma sono molte le svolte.

Ci sono vari modi, non incompatibili, per suonare il Jazz : quello degli Standard (e si può farlo in modo mirabile come il Trio di Keith Jarrett), quello della tradizione (come continua a fare con encomiabile coerenza Winton Marsalis), quello della rielaborazione del Pop (in Italia ricordo Danilo Rea e i Doctor 3). E ancora altri.

Ma oggi la nuova frontiera la stanno percorrendo i Necks, un gruppo australiano che lavora da 15 anni e che persegue con determinata coerenza un progetto musicale unico. I Necks hanno qualche precursore, ma pochi imitatori. Il loro è Jazz minimale, è Post-Jazz, è Post-Tutto, come di loro dice Geoff Dyer in un suo articolo.

Drive By è un pezzo unico di circa 60 minuti. Una scultura musicale sostenuta dal tappeto sonoro della batteria di Tony Buck. Non ricordo altro drumming di così grande bravura per precisione e ritmo. La musica sembra appartenere al genere del minimalismo. Ma non è solo così: è continuamente attraversata da altri inserti sonori. Come voci di bambini, lampi notturni, rintocchi acustici, armonie da contrabbasso. La ricorsività e talvolta monotonia del minimalismo qui è vivificata dalla improvvisazione

La musica procede per sottrazione ed estensione. Talvolta Tony Buck è lasciato da solo a tenere l’opera (perché di grande opera d’arte si tratta!), ma poi di nuovo riprendono l’interplay. Impossibile non essere ipnotizzati da questa musica. Forse, senza particolari intenzioni terapeutiche, i Necks intercettano le onde cerebrali. Questa esperienza sonora si conclude, infine con una notte stellata in cui cantano i grilli. Le chiusure sono tanto importanti come le entrate. Ma qui siamo al massimo. Sono 10 secondi di vera magia. Chiunque ami non solo ascoltare musica, ma entrare in uno spazio musicale esperienziale non perda i Necks e cominci pure da Drive By. Ma poi cerchi tutti gli altri loro dischi. Ascoltateli: è una esperienza musicale straordinaria. Sembra di stare in uno spazio fatto di note. O meglio, come dice Dyer, “è musica che contiene lo spazio che attraversa”.

 

(già pubblicata qui: http://www.debaser.it/recensionidb/ID_7993/The_Necks_Drive_By.htm

Paolo Ferrario, riflessione notturna dopo: IL LAGO MAESTRO, monologo di Giuseppe Guin, orchestra ensemble Marco Fusi, al Teatro Sociale, giovedì 16 gennaio 2014 fra le 20 e 30 e le 22 e 30

Coatesa sul Lario e dintorni

Sono di ritorno da:
guin601

guin602

E’ bello vedere e trovare qualcuno che ha ben compreso la “potenza” di luogo del Lago di Como.

Le due torrette della ex cava di Faggeto assomigliano tanto al meditabondo ponte della Civera:

In questi angoli di mondo, dove si arriva solo a piedi o in barca, si può essere presi dallo “spleen”, quella specie di malinconia che assomiglia ad un tango. Occorre lasciarsi andare però. Occorre provare a perdere il controllo sulla situazione di vita.

In  questi anfratti, dove conta lo sciabordio delle onde, o le notti di stelle, o gli occhi degli uccelli notturni, si trova, se lo si vuole trovare,  quello che gli antichi chiamavano Genius Loci.

Lo spazio ed il tempo sono le categorie essenziali per la stessa nozione di esistenza: ogni percezione di sé e del mondo si realizza nello spazio ed anche le rappresentazione mentali e culturali si realizzano in…

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Ella Berthoud, Susan Elderlin, CURARSI CON I LIBRI: rimedi letterari per ogni malanno, edizione italiana a cura di Fabio Stassi, Sellerio editore, Palermo, 2013, p. 640. Audio presentazione di Paolo Ferrario

Questa mattina, a Milano Bicocca, ho acquistato questo folgorante libro che era ben esposto sul tavolo della Libreria Cortina:

Ella Berthoud, Susan Elderlin, CURARSI CON I LIBRI: rimedi letterari per ogni malanno, edizione italiana a cura di Fabio Stassi, Sellerio editore, Palermo, 2013

Di ritorno, sul treno, l’ho sfogliato ed ho letto alcune schede di miei e nostri autori prediletti.

So che questo libro avrà un posto stabile e duraturo nelle nostre vite.

Vi si sentono le biografie delle autrici e del curatore italiano. Loro hanno saputo trasmettere, in schede talvolta perfette per equilibrio di linguaggio e capacità di riassunto, il distillato della creazione letterarie degli autori e delle autrici.

Mi viene meglio parlarne in due audio, proprio per catturare all’istante questa sensazione di avere in mano qualcosa di prezioso per il tempo che resta

Audio n. 1: presentazione del libro, con particolare riferimento al testo del curatore Fabio Stassi

Audio n. 2 sulle “voci“, ossia sulle sfumature di malanni che attraversano ogni vita

Audio n. 3: lettura di alcune schede di autori prediletti

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Un autore “seminale”: Carl Gustav Jung (1875-1961), conversazione in casa delle sorelle B., a cura di Paolo Ferrario, Como, 15 ottobre 2013

Audio:

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Carlo Tullio – Altan (1916-2005): una ricostruzione dei passaggi chiave della sua ricerca. Scheda/video di Paolo Ferrario

Carlo Tullio – Altan: una ricostruzione dei passaggi chiave della sua ricerca antropologica e storica attraverso i libri.
Il video ha preso avvio da questa e-mail:
Gentile Professor Ferrario,
Mi chiamo Marco Lazzarotti e le scrivo questa email in quanto collaboro col signor Frank John Snelling, che le scrisse chiedendole notizie del suo professore Carlo Tullio Altan.
Il Signor Frank John mi ha incaricato di farle alcune domande riguardo al concetto di Ethnos del quale avete gia` discusso.
Una prima domanda riguarda in quale libro il professor Altan ha parlato di questi concetti. Lei ha gia` accennato al libro: Ethnos e Civilta`, ma il signor Frank John si chiedeva se questi concetti erano accennati anche in altre pubblicazioni, tipo “una religione civile per l’Italia di oggi”.
Una seconda domanda riguarda piuttosto le relazioni tra l’Ethnos e i cinque punti l’Epos, l’Ethos,il Logos, il Genos, il Topos
I cinque punti sono considerati come “strumenti” per definire l’Ethnos o l’Ethnos e` da considerarsi come uno “strumento” fra gli altri, che vanno usati al fine di fare una ricerca etnologica?
La ringrazio sin d’ora della sua disponibilita` e del tempo che vorra` donare a questa email.
Le mando i miei piu` cordiali saluti

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la pagina  di Carlo Tullio – Altan cui fa riferimento la e-mail:

ethnos191

da Carlo Tullio – Altan, ETHNOS E E CIVILTA’. Identità etniche e valori democratici, Feltrinelli, 1995, pag. 21

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Il video scorre i seguenti testi di Carlo Tullio – Altan:

TULLIO – ALTAN CARLO, IDENTITA’ ETNICHE E VALORI UNIVERSALI, in PHILOSOPHIA il dibattito delle idee, L’ALTRO, CORRIERE DELLA SERA, 2012, p.
TULLIO – ALTAN CARLO, LE GRANDI RELIGIONI A CONFRONTO. L’età della globalizzazione, FELTRINELLI, 2002, p. 300
TULLIO – ALTAN CARLO, LA NOSTRA ITALIA clientelismo, trasformismo, e ribellismo dall’ unità al 2000, UNIVERSITA’ BOCCONI EDITORE, 2000, p. 278
TULLIO – ALTAN CARLO, GLI ITALIANI IN EUROPA profilo storico comparato delle identità nazionali europee, IL MULINO, 1999, p. 260
TULLIO – ALTAN CARLO, MASSENZIO MARCELLO, RELIGIONI, SIMBOLI, SOCIETA’
FELTRINELLI, 1998, p. 330
TULLIO – ALTAN CARLO, LA COSCIENZA CIVILE DEGLI ITALIANI Valori e disvalori nella storia nazionale, GASPARI EDITORE, 1997, p. 280
TULLIO – ALTAN CARLO, ITALIA: UNA NAZIONE SENZA RELIGIONE CIVILE Le ragioni di una democrazia incompiuta, ISTITUTO EDITORIALE VENETO FRIULANO, 1995, p. 80
TULLIO – ALTAN CARLO, ETHNOS E CIVILTA’ identità etniche e valori democratici
FELTRINELLI, 1995, p. 180
SCARTEZZINI R., TULLIO – ALTAN CARLO (cur.), UNA MODERNIZZAZIONE DIFFICILE Aspetti critici nella societa’ italiana, LIGUORI, 1992, p. 184
TULLIO – ALTAN CARLO, PROCESSO DI PENSIERO, LANFRANCHI, 1992, p. 354
TULLIO – ALTAN CARLO, SOGGETTO SIMBOLO E VALORE per un’ermeneutica antropologica, FELTRINELLI, 1992, p. 260
TULLIO – ALTAN CARLO, POPULISMO E TRASFORMISMO, FELTRINELLI, 1989, p. 366

TULLIO – ALTAN CARLO, ANTROPOLOGIA. STORIA E PROBLEMI, FELTRINELLI, 1983, p. 382
TULLIO – ALTAN CARLO, CARTOCCI ROBERTO, MODI DI PRODUZIONE E LOTTA DI CLASSE IN ITALIA, ISEDI, 1979, p. 280
TULLIO – ALTAN CARLO, MARRADI ALBERTO, VALORI, CLASSI SOCIALI, SCELTE POLITICHE. INDAGINE SULLA GIOVENTU’ DEGLI ANNI SETTANTA, BOMPIANI, 1976, p. 500
TULLIO – ALTAN CARLO, I VALORI DIFFICILI. INCHIESTA SULLE TENDENZE IDEOLOGICHE E POLITICHE DEI GIOVANI IN ITALIA, BOMPIANI, 1974, p. 292
TULLIO – ALTAN CARLO, MANUALE DI ANTROPOLOGIA CULTURALE. STORIA E METODO, BOMPIANI, 1971, p. 622
TULLIO – ALTAN CARLO, ANTROPOLOGIA FUNZIONALE, BOMPIANI, 1968, p. 380
TULLIO – ALTAN CARLO, PERSONALITA’ GIOVANILE E RAPPORTO INTERPERSONALE, ISVET, 1967, p. 212

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Per altra documentazione su Carlo Tullio – Altan  vai a questo Link

al Crotto del Lupo, specialità valtellinesi in Via Cardina di Como

Grazie agli amici del

GRUPPO DI ALLUNGAMENTO MUSCOLARE

curato da Marcello Ciullo

ho potuto tornare, dopo 28 anni al Crotto del Lupo

crottolupo

Lì avevamo fatto il pranzo di nozze io e Luciana, con i pochissimi invitati: i miei genitori Guido e Dolores), mio nonno (Ferrario Enrico Luigi detto FEL), il suocero Giobatta e i due testimoni Franco e Marzia.

Il luogo continua ad essere molto curato nelle gentilezza della accoglienza, nella qualità del cibo, nel tipo di arredi

Mi spiace solo che Luciana non abbia potuto venire: ma il tempo passa e la salute declina. E lei deve stare attentissima al suo vitto e non può sgarrare neppure di un millimetro

vai al sito del Crotto del Lupo – ristorante a como – mangiare a como – cucina tipica – cucina tradizionale como – pizzoccheri a como – specialità valtellinesi como.

Paolo Ferrario, Annotazione sul risultato delle ELEZIONI POLITICHE 24 /25 febbraio 2013

In precedenza avevo QUI  motivato il mio voto alle elezioni politiche 2013, argomentando su questi punti:

1. necessità per la crisi italiana dentro la vecchia ed esausta Europa di una GRANDE COALIZIONE di lunga durata

2. sostegno con il voto alla offerta politica centrale e autenticamente riformista delle Liste Monti

Non ho “errato” nel dare questo voto. Lo rifarei.

E’ il bersaglio che è fallito, perchè:

  • esce un Parlamento con tre minoranze, ciascuna impossibilitata a governare
  • le liste Monti sono ininfluenti, se non per la competenza indiscutibile del professore a negoziare per l’Italia in Europa. Ma il sistema politico italiano e le sue culture sono così meschini che lo isoleranno (non prima di insultarlo e denigrarlo con il metodo dell’assassinio della personalità)
  • il Pd in crisi profonda per avere in precedenza nullificato la linea Renzi;
  • ora un comico comanda a bacchetta i suoi cloni usando un linguaggio prefascista e prenazista (il “siete morti” e il “andatevene a casa”)

E’ un problema di “funzionamento” delle democrazie rappresentative i tempi di comunicazione diffusa.

La Polis nei momenti elettorali funziona così:

a) una testa un voto (e questa è la responsabilità individuale, l’unica che ciascuno può agire), la cui somma fa

b) la decisione collettiva

L’elettorato italiano, nella sua somma, ha prodotto il risultato peggiore dentro il sistema europeo, ossia:

l’ingovernabilità

Dal punto di vista psicologico il mio stato è depressivo: si passa da un corruttore e  puttaniere adescatore di minorenni al potere da 20 anni a un comico che usa come un manganello le tecnologie del web. Da berlusconia alla grillocrazia.

Dal punto di vista della scienza della politica quella della ingovernabilità è  la soluzione peggiore, nelle condizioni date.

C’è solo un faro di luce nella terra desolata a causa dei suoi abitatori: la figura smagliante di Giorgio Napolitano.

Nel deserto non c’è altro.

Il grande vecchio  metterà in atto tutta l’arte delle (stressate e e logorate)  istituzioni incarnate nella Costituzione.

C’è una sola via di uscita di sicurezza:

una Grande coalizione per adeguare le regole del gioco alla nuova situazione

Non più di lunga durata, come auspicavo, ma a termine.

Ma le impotenti, violente e primitive culture della infeconda contrapposizione Destra/Sinistra rendono quasi impossibile questa soluzione.

Sento appeso ad un passaggio linguistico dal “quasi” al “forse” il destino individuale e collettivo inscritto nella cosiddetta svolta storica delle elezioni del 24/25 febbraio 2013.

Paolo Ferrario

in quel del 26 febbraio 2013

corsera

Paolo Ferrario, ELEZIONI POLITICHE 24 /25 febbraio 2013: le ragioni del mio voto alle liste Monti

Monti camera

“anche laddove tu non riesca a definire un senso,

puoi cercare di agire come se in quel momento ne andasse della tua vita nella sua interezza.

Noi siamo chiamati comunque a decidere, a risolverci.

L’interrogarci è una risoluzione“, Massimo Cacciari

DICHIARAZIONE DI PROPENSIONE AL VOTO

Nella Polis siamo destinati ad oscillare fra l’errore e la possibilità. In questo importantissimo momento del 2013 mi colloco nell’orizzonte della Possibilità. Sapendo che l’esito dipende dai tantissimi fattori storici che stanno sulla Terra isolata dal Destino.

La seguente argomentazione parte dal Monitoraggio sulle elezioni del 24/25 febbraio 2013

Parlo per me: “Una testa, un voto”

Dal mio punto di vista personale e da quello delle politiche sociali la mia Italia non ha bisogno di qualcuno che “vinca le elezioni”, ma di GOVERNI della durata di almeno dieci anni (2013-2023) e che assumano con cultura etica ed economica il compito di affrontare la crisi del sistema europeo dentro la strutturale trasformazione del mondo nella attuale fase storica.

I due polarismi di sinistra e di destra di questi tristissimi anni (1994-2011) si sono oggettivamente dimostrati incapaci nello svolgere questo ruolo.

Esercito il diritto di voto dal 1970 e dal 2001 sono passato dal “voto di appartenenza” (Pci, Pds, Ds, PD)  ad un voto “programmatico” , cioè valutato per ogni specifica situazione elettorale. Tuttavia , dopo il 1998 e il 2008 (errare è umano, perseverare è diabolico), NON voterò mai più una coalizione in cui ci sia la presenza dei sabotatori degli ex Governi Prodi (le cosiddette “sinistre antagoniste” delle novecentesche culture comuniste, oggi rappresentate da Sel e dal neo inquisitore Torquemada Ingroia).

Il PD ha fatto una campagna elettorale da “meravigliosa macchina da guerra”, in ciò dimostrando di non avere alcuna memoria storica, pensando a come finirono le elezioni del 1994: il mio voto questa volta non può andare lì. Troppo ambigua e incerta quella alleanza. Pietro Ichino (quello che i nipotini dei comunisti del secolo breve vorrebbero ammazzare e che i camussosauri della Cgil si limitano ad odiare) http://mappeser.com/category/7a-fonti-di-studio-per-autori/ichino-pietro/) ha tracciato la rotta.

La storia d’Italia dimostra che sono state le convergenze verso il centro a determinare le riforme adeguate ai compiti dei momenti di transizione. Ricordo il centrosinistra (con i socialisti) dei primi anni ’60 e ricordo i governi di unità nazionale della fine degli anni ’70.

Il Governo Monti – Napolitano (novembre 2011-gennaio 2013) ha mostrato in tutta evidenza che abbiamo bisogno di “grandi coalizioni”, e non di aggressive e violente contrapposizioni. E l’abbandono veramente meschino del Pd della figura smagliante di Giorgio Napolitano (che proviene dalla più antica storia del Pci) mi disgusta e rende sicuro nella mia scelta.

Come dice Giorgio Gaber: nessun rimpianto.

Pur nella evidente debolezza della sua posizione all’interno del sistema politico italiano, voterò  le liste Monti, per favorire la continuità di quella Agenda ed il suo linguaggio che hanno avuto il merito di rasserenare (per troppo poco tempo) il clima di intollerabile antagonismo presente sulla scena pubblica.

Monti camera

Vite parallele: GIORGIO NAPOLITANO E DAVE BRUBECK, di Paolo Ferrario 

Paolo Ferrario, ELEZIONI POLITICHE 24 /25 febbraio 2013: le ragioni del mio voto alle liste Monti | POLITICA DEI SERVIZI SOCIALI.

Il mio voto alle elezioni regionali in Lombardia: Lista Monti, e cioè MOVIMENTO LOMBARDIA CIVICA

anche laddove tu non riesca a definire un senso, puoi cercare di agire come se in quel momento ne andasse della tua vita nella sua interezza. Noi siamo chiamati comunque a decidere, a risolverci. L’interrogarci è una risoluzione“, Massimo Cacciari

Fino a cinque minuti fa ero per il VOTO DISGIUNTO alle elezioni regionali in Lombardia: voto alla lista Monti e voto al Presidente Ambrosoli.

Poi ho visto con minuziosa attenzione le liste che sostengono Ambrosoli Presidente e ho capito che NON POSSO VOTARE una coalizione che contiene al suo interno partiti ideologici del tutto opposti tra di loro e del tutto culturalmente incapaci a tenere sul lungo periodo una alleanza di governo.

lombCS

Sono cosciente che l’esito elettorale sarebbe una spaventosa Lombardia legaiola. Ma i partiti di sinistra-centro (non di centro-sinistra) dovevano pensarci prima e offrire una vera alternativa a Formigoni. Che non è certo quella di una rinnovata “gioiosa macchina da guerra” , sia pur guidata da un (quotidianamente ricattabile) galantuomo come Umberto Ambrosoli.

In queste condizioni mi resta solo la possibilità di misurare la consistenza, anche in Regione Lombardia della lista Monti

I partiti che mi disgustano e obbligano a votare la Lista Monti ed il suo candidato presidentesono, nell’ordine:

  • Di Pietro Italia dei valori: perchè i magistrati che fanno politica alterano il principio democratico dell’equilibrio fra i poteri e perchè Di Pietro è anche colui che ha selezionato i Scilipoti e i Razzi

Una testa e un voto.

Questa volta c’è una offerta politica alternativa alle due coalizioni antagoniste (destre e sinistre) che stanno avvelenando il sistema politico italiano.

Paolo Ferrario

sceltaqcivica

cribioli

BUON FUTURO con l’augurio di “saper stare” dentro alla possibilità, Paolo e Luciana, 31 dicembre 2012

L’ERRORE E LA POSSIBILITA’

Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà,

poiché è chiuso alla ricerca

Eraclito

Dove eravamo rimasti?

Esattamente un anno fa eravamo qui: “Continua il tempo della crisi e, proprio per questo, il 2012 sarà più che mai centrato sulle risorse della Polis, ossia sul vincolo del “tenersi assieme”, perché nessuno può farcela da solo” (31 dicembre 2011)

Qualcuno ha tenuto la barra del timone e, nonostante una ciurma tutt’altro che responsabile, ha evitato che la nave affondasse.

Una crisi sociale, culturale, personale come quella in cui ancora siamo, mostra l’evidenza dei fatti: abbiamo attraversato decenni di ERRORI.

Il significato letterale di errare è: vagare e sbagliare. Ancora più precisamente è: mancare il bersaglio.

La storia insegna, solo dopo gli eventi, che sempre si cade in errore perchè le nostre menti seguono lo schema idea—> realizzazione—>esito.

Tuttavia, nel nostro tempo più che mai, dovremmo prendere atto che l’esito non dipende mai unicamente dagli ideali che hanno mosso il progetto iniziale (sempre che la storia del “secolo breve” abbia insegnato qualcosa).

Ogni risultato da ciascuno di noi auspicato dipende dalle infinite altre volontà che sono in gioco a livello planetario.

Prendiamone coscienza: non sappiamo e non possiamo più fare previsioni.

Ma, proprio per questo, ogni persona diventa protagonista della POSSIBILITA’.

Possibile deriva da posse, cioè da potis esse,  nel senso di “essere padrone di”.

Il primo significato è “ciò che posso fare” o “ottenere”.

In senso più ampio, possibile è “ciò che può accadere”, verificarsi, entrare nella nostra esperienza.

E’ proprio la situazione di incertezza che incrementa la responsabilità dell’agire di ciascuno.

Sostiene Massimo Cacciari:

anche laddove tu non riesca a definire un senso, puoi cercare di agire come se in quel momento ne andasse della tua vita nella sua interezza. Noi siamo chiamati comunque a decidere, a risolverci. L’interrogarci è una risoluzione

BUON FUTURO

con l’augurio di “saper stare” dentro alla possibilità

Paolo e Luciana, 31 dicembre 2012

Fonti:

Eraclito, Fr CXIX, nella traduzione di Giorgio Colli

voce Possibilità di V. Mathieu in: Enciclopedia filosofica Bompiani, pag 8821

Massimo Cacciari, lezione su Storia ed errore, Monza 23 febbraio 2012

C’è ‘OFFERTA POLITICA che cercavo. Una testa un voto (non più di “appartenenza”, ma di “scelta”), 2012

C’è ‘OFFERTA POLITICA che cercavo.

Una testa un voto (non più di “appartenenza”, ma di “scelta”):

la X sulla scheda del Senato andrà  alla formazione politica che si costituisce a sostegno del memorandum Cambiare l’Italia, riformare l’Europa, della quale sarà capolista PIETRO ICHINO, cui va la mia ammirazione per la sua coerenza e coraggio.

Paolo Ferrario, Como 24 dicembre 2012

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dal Blog di Pietro Ichino:

…..

Nella lettera ai frequentatori di questo sito

le ragioni della mia decisione di accettare la candidatura come capolista per la Lombardia al Senato nella nuova formazione politica che si costituisce a sostegno del memorandum Cambiare l’Italia, riformare l’Europa.

In proposito v. pure la mia intervista alla Stampa di oggi.

È on line su questo sito il terzo capitolo del memorandum, in materia di lavoro e welfare, che presenta le maggiori assonanze con le mie idee e proposte.

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Mie sottolineature:

lista “per l’Agenda Monti” per l’elezione del Senato in Lombardia: una lista in cui si esprimerà – qui come in tutte le altre regioni italiane – quella larga parte della società civile che rifiuta il populismo sostanzialmente antieuropeo di Berlusconi e della Lega, ma al tempo stesso è preoccupata dall’ambiguità della posizione del Pd.
Mi consente, e in certa misura impone, il compimento di questo passo una concezione laica dell’impegno politico: l’adesione a un partito non può  mai diventare una sorta di atto di fede vincolante qualsiasi cosa accada. Esiste un limite oltre il quale l’adesione stessa, se in contrasto con la linea d’azione che si considera la migliore, può diventare una forma di doppiezza politica inaccettabile.

..

La speranza è che la scelta che compio oggi possa contribuire, oltre che alla costruzione di una formazione politica capace di dare solide gambe e braccia all’Agenda Monti, anche a innescare nel Pd il chiarimento finora mancato.  E che il chiarimento stesso porti a una coalizione tra lo stesso Pd e la nuova formazione che nascerà da queste elezioni, per dar vita a un governo stabile e determinato nel perseguimento della strategia europea dell’Italia. Meglio se ciò accadrà prima delle elezioni, piuttosto che dopo: gli elettori hanno diritto di sapere con precisione per che cosa votano.

L’intervento di Pietro Ichino per le primarie del Pd a favore di Matteo Renzi, 2012

A me sembra che chi rappresenta da anni – se non da decenni – la sinistra italiana, prima di dare lezioni al mondo intero su come si è davvero “di sinistra”, dovrebbe rendere conto dei risultati conseguiti fin qui.

Se sinistra in politica significa essenzialmente costruire un sistema capace di grarantire pari dotazioni di partenza e pari opportunità per tutti, chi ha guidato la sinistra nell’ultimo mezzo secolo, snobbando le grandi socialdemocrazie del nord-Europa (vi ricordate? “noi non ci accontentiamo di redistribuire la ricchezza: vogliamo controllare i mezzi e i modi in cui la si produce”) dovrebbe render conto, per esempio, dei risultati conseguiti nel nostro Paese sul piano della riduzione delle disuguaglianze: nel nord-Europa su questo terreno hanno raggiunto risultati enormemente migliori dei nostri e noi abbiamo uno degli indici di disuguaglianza più alti del continente. Dovrebbe render conto anche di un tasso di occupazione complessivo che è tra i più bassi del mondo: se da noi lavorasse la stessa percentuale di persone in età attiva che lavora in Gran Bretagna, avremmo cinque milioni in più di italiani nel mercato del lavoro, di cui quattro milioni donne; e se il tasso fosse quello dei Paesi scandinavi, sarebbero sette milioni in più, di cui cinque e mezzo donne. Avremmo il doppio di occupati nella fascia tra i 18 e i 30 anni; e il doppio nella fascia tra i 55 e i 70. Dovrebbe render conto, ancora, di un diritto del lavoro che si applica soltanto a metà dei lavoratori dipendenti, escludendo dal proprio campo di applicazione un’intera nuova generazione. E poi perché questi troppo pochi italiani che lavorano devono avere retribuzioni che sono mediamente, a parità di mansioni, la metà di quelle degli svizzeri e dei tedeschi, pagando su queste retribuzioni le tasse più alte d’Europa già nella fascia dei mille euro al mese?

Se chiedete conto di questi risultati a uno qualsiasi dei dirigenti della nostra sinistra, potete stare sicuri che vi risponderà: “ma noi non ne siamo responsabili, perché siamo stati al governo complessivamente per poco tempo e solo per periodi brevissimi”. Non si rendono conto che anche questo dato concorre al bilancio fallimentare della stessa sinistra: perché tanta difficoltà a raccogliere il consenso della gente? Non sarà, per caso, che proprio la parte più povera del Paese a 60 anni dalla Liberazione non si è ancora convinta della nostra capacità di fare davvero i suoi interessi?

Se chi ha guidato la sinistra italiana per questi 60 anni, dal Pci al Pds ai Ds, fino al Pd di oggi, si ponesse questa domanda con un minimo di umiltà – che in politica si chiama capacità di autocritica – e quindi cercasse davvero risposte vere e credibili, forse si accorgerebbe che i più deboli e i più poveri non votano più a sinistra da molto tempo, che sei operai italiani su dieci che votano scelgono partiti di destra o di centro, che le roccheforti elettorali della sinistra non sono tra i precari, ma nell’impiego pubblico e tra i pensionati; non tra i più giovani, ma tra i più vecchi; non tra chi rischia di più, ma tra chi rischia di meno.

Non potrebbe essere diversamente; perché da anni ormai questa sinistra, a ben vedere, al di là delle grandi enunciazioni astratte pratica soprattutto una parola d’ordine: “difendere”, e se si va a vedere da vicino si constata che è sempre un difendere l’esistente. Difendere prioritariamente i diritti esistenti – anche se sono piccole rendite – senza chiedersi mai se questo renderà più facile o più difficile l’accesso a quegli stessi diritti da parte di chi ne è escluso. Ma difendere anche vecchie norme, vecchie strutture amministrative, vecchie strutture produttive, vecchi posti di lavoro regolari; mai una volta che, in concreto, venga messa al primo posto per davvero la costruzione delle pari opportunità, cioè l’interesse di chi da quei diritti, da quel tessuto produttivo è permanentemente escluso.

Questa è la sinistra che negli anni ’70 difendeva a spada tratta il modello esclusivo del lavoro a tempo pieno opponendosi al riconoscimento del part-time; che negli anni ’80 e ’90 difendeva come un baluardo fondamentale di civiltà il monopolio statale dei servizi di collocamento (come se in questo campo il discrimine tra buono e cattivo fosse quello che passa tra pubblico e privato, e non quello che passa tra servizio efficiente fornito alla luce del sole e servizio inefficiente o fornito clandestinamente); la sinistra che fino al giugno 2011 ha difeso come chiave di volta irrinunciabile per la protezione dei diritti fondamentali dei lavoratori la regola della rigida inderogabilità del contratto collettivo nazionale da parte del contratto aziendale (salvo cambiare idea nel giugno dell’anno scorso, dieci anni dopo rispetto alla sinistra tedesca e a quella svedese, senza chiedere scusa per il ritardo); la sinistra che fino al luglio scorso ha difeso fino alla morte il vecchio articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, come garanzia irrinunciabile della dignità e libertà dei lavoratori. Ma non abbastanza irrinunciabile perché quella stessa sinistra si preoccupasse di una metà abbondante dei lavoratori dipendenti italiani che ne era permanentemente esclusa; e negli ultimi tre decenni la quota di lavoratori protetti sul totale era andata costantemente riducendosi.

È la stessa sinistra che di fronte a qualsiasi crisi aziendale si schiera sempre, a priori, inflessibilmente, non in difesa della sicurezza economica e professionale dei lavoratori, ma in difesa della conservazione delle strutture esistenti, incurante del fatto che conservare sistematicamente strutture obsolete e rapporti di lavoro ormai poco o per nulla produttivi ha necessariamente un effetto depressivo sulle retribuzioni. È la sinistra che ha difeso fino allo stremo il diritto della mia generazione di andare in pensione a cinquant’anni o anche prima, pur essendo perfettamente consapevole della insostenibilità di quel regime, che infatti è stato debitamente riformato già nel 1995, ma solo per le nuove generazioni. E che, più in generale ha considerato perfettamente “di sinistra” (pardon: keynesiano), per finanziare le pensioni della mia generazione, prendere a prestito per un quarto di secolo l’equivalente di 30 miliardi l’anno, lasciando il debito da ripagare a figli e nipoti.

Nei seminari internazionali ciascuno degli studiosi che incontro può presentare, magari per criticare, qualche cosa che la sinistra del suo Paese ha sperimentato nell’ultimo mezzo secolo: che porti il marchio Mitterrand, Zapatero, Blair, Schroeder,  Clinton od Obama; che porti un segno più liberal o più socialdemocratico, o persin0 vetero-socialista, ma pur sempre qualche cosa che ha connotato il governo di quel Paese per almeno una stagione. La nostra vecchia sinistra è bravissima nel pontificare e nel criticare le altre, ma quanto a  fatti di governo del Paese ha un palmarès desolatamente vuoto. Non può vantare neppure la nazionalizzazione dell’energia elettrica degli anni ’60 o lo Statuto dei Lavoratori del 1970, perché non li ha votati: era all’opposizione. L’achievement più rilevante che può vantare è l’aver smontato lo “scalone Maroni” nel 2007, ponendo le premesse per rendere più traumatica la riforma delle pensioni che il Governo Monti ha dovuto fare a rotta di collo quattro anni dopo per rimettere il Paese in linea di galleggiamento.

È la sinistra che – come ha osservato Abravanel – ha tacitamente accettato di dividersi i compiti con la destra lasciando a questa la difesa delle grandi rendite e riservando a se stessa la difesa di quelle piccole. Non c’è proprio da stupirsi che questa sinistra abbia perso da tempo sia il sostegno degli esclusi, dei più poveri, sia quello dei più produttivi.

Se è così, per favore, che i rappresentanti di questa sinistra abbiano almeno il buon gusto di non impancarsi ad arbitri su chi e che cosa sia “di sinistra” e chi e che cosa “di destra”: hanno mostrato di avere le idee confusissime in proposito. E, soprattutto, non si mettano di traverso se una nuova generazione si propone di costruire una sinistra diversa: meno verbosa e retorica, più pragmatica e attenta ai dati di fatto, più capace di confrontarsi con le migliori esperienze straniere (dalle quali abbiamo moltissimo da imparare, invece di giudicarle, come usiamo fare, dall’alto in basso), più esigente riguardo ai risultati.

Questa nuova sinistra si porrà per primo il problema di riunificare il mercato del lavoro, smettendo di difendere con le unghie e coi denti le 2000 pagine della nostra legislazione attuale, ipertrofica, caotica, letteralmente illeggibile per coloro che devono applicarla quotidianamente, e varando un nuovo statuto della materia – il Codice del Lavoro semplificato – che, come lo Statuto dei Lavoratori del 1970 sia conciso, semplice, immediatamente leggibile e comprensibile da tutti. Quando fu varato – lo ricordo bene perché erano i primi anni della mia vita adulta –  riproducemmo lo Statuto dei Lavoratori in milioni di copie, lo distribuimmo in ogni angolo d’Italia, e dopo tre mesi lo avevano letto e capito benissimo tutti; e cambiò la cultura del lavoro nel nostro Paese. Ecco, con questo nuovo Codice del Lavoro di 59 soli articoli vogliamo compiere la stessa operazione. E a chi ci accusa di aver messo insieme un programma raccogliticcio, solo in vista di queste primarie, rispondo che Matteo fu tra i primi, nel 2010, a organizzare a Firenze un seminario su questo disegno di legge, che avevo presentato da poco in Senato, con altri 54 senatori del Pd; ed esso è stato poi affinato attraverso centinaia di incontri con i sindacati, con gli imprenditori, nelle università di tutta Italia. Un nuovo statuto capace di applicarsi a tutti, e non soltanto a metà dei lavoratori dipendenti italiani: tutti a tempo indeterminato, a tutti le protezioni fondamentali, di cui oggi un’intera nuova generazione è privata, ma nessuno inamovibile; la sicurezza economica e professionale non si può fondare sull’ingessatura del posto di lavoro, ma sulla garanzia di continuità del reddito e professionale, in caso di perdita del posto. Un nuovo statuto allineato ai migliori standard internazionali e suscettibile di essere agevolmente tradotto in inglese: un biglietto da visita formidabile per dare agli investitori stranieri il segno di un cambiamento profondo del nostro Paese, della nostra volontà di aprirlo ai migliori piani industriali.

Questo dell’apertura del Paese agli investimenti stranieri è un punto fondamentale della nostra strategia per la crescita, che la vecchia sinistra non ha mai capito. Se soltanto fossimo capaci di allinearci per questo aspetto alla media europea, questo significherebbe un maggior flusso di investimenti in entrata nel nostro Paese pari a 50-60 miliardi ogni anno: centinaia e centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro, con piani industriali capaci di valorizzarlo, il nostro lavoro, mediamente molto meglio di quanto avviene comunemente nelle nostre aziende. Certo, ci sono anche i settori in cui abbiamo noi gli imprenditori eccellenti; e lì non abbiamo alcun bisogno di proteggerli. Ma nella maggior parte dei casi l’eccellenza imprenditoriale dobbiamo imparare a importarla; dobbiamo imparare a ingaggiare il meglio dell’imprenditoria mondiale per portarla in casa nostra. Nella cultura della nostra vecchia sinistra, invece, le multinazionali sono ancora il braccio operativo dell’imperialismo, sono soggetti pericolosi, da cui tenersi alla larga. Certo, ci sono anche tra gli stranieri dei pessimi imprenditori dai quali tenerci alla larga; ma se per paura di questi ci chiudiamo ermeticamente, finiamo col subire tutto il peggio (per noi) della globalizzazione, in particolare la concorrenza della manodopera dei Paesi emergenti, privandoci dei suoi aspetti per noi potenzialmente più positivi. Guardiamo come è andata con l’ultimo grande investimento di una multinazionale in Italia: quello deciso da Ciampi e Prodi nel 1993, con la vendita del Nuovo Pignone alla General Electric: in quindici anni il fatturato dell’azienda è quadruplicato e i suoi dipendenti hanno retribuzioni che sono del 50 per cento superiori a quelle degli altri metalmeccanici italiani, a parità di mansioni.

Per aprirci agli investimenti stranieri, certo, non basta semplificare il nostro sistema delle relazioni industriali e allinearlo rispetto ai migliori standard europei. Occorre anche migliorare le nostre infrastrutture, tra le quali metterei anche il nostro senso civico diffuso, quella civicness della quale noi italiani difettiamo rispetto agli altri popoli del centro e nord-Europa; e migliorare molto le nostre amministrazioni pubbliche, incominciando da quella della giustizia. Anche questo è un capitolo del programma di Matteo Renzi che nasce da anni di osservazioni comparatistiche, di studi e di elaborazioni: vogliamo amministrazioni organizzate prioritariamente in funzione degli interessi degli utenti, e non – come accade oggi – in funzione degli interessi dei propri addetti. Amministrazioni i cui dirigenti vengano ingaggiati in funzione del raggiungimento di obiettivi precisi, specifici, misurabili, collegati a scadenze temporali ben definite; e vengano immediatamente valutati in relazione al raggiungimento o no di quegli obiettivi, controllabile immediatamente on line da tutta la cittadinanza. Amministrazioni sottoposte in modo capillare al controllo immediato della cittadinanza su ciascun loro atto, anche quello di minimo rilievo, mediante l’applicazione rigorosa del principio della full disclosure, della trasparenza totale, cioè dell’accessibilità in rete di ogni atto e ogni documento, anche di uso soltanto interno, di ciascun ufficio. Come da tempo si fa in Svezia, in Gran Bretagna e negli U.S.A. sulla base dei Freedom of Information Acts.

Anche su questo terreno si misurerà la nuova sinistra che vogliamo costruire: sulla sua capacità di perseguire, attraverso l’efficienza e la trasparenza delle amministrazioni,  l’interesse dell’ultimo dei cittadini, del più debole, più e prima rispetto all’interesse, pur legittimo, degli addetti alle amministrazioni stesse. Con la piena consapevolezza che i primi a soffrire dell’inefficienza di queste sono i più poveri e i più deboli.

Queste sono le sfide che ci attendono. Buon lavoro a tutti noi. E buona fortuna, Italia!

Conversare su IL MIO RICORDO DEGLI ETERNI attraverso la voce di EMANUELE SEVERINO, incontro in casa di amici “riflessivi” con Paolo Ferrario, Como 6 Giugno 2012, ore 21. Dispensa e Audio

Conversare su

IL MIO RICORDO DEGLI ETERNI

attraverso la voce di EMANUELE SEVERINO

incontro con Paolo Ferrario, Como 6 Giugno 2012

A dimostrazione dei temi trattati oggi da Emanuele Severino alla luce del primo pensiero filosofico basta scorrere i titoli del libro

LA BILANCIA, pensieri del nostro tempo, Rizzoli Bur, 1992/2011:

  • tramonto del marxismo
  • bipolarismo
  • imprenditori e globalizzazione
  • le capacità di previsione in tempi incerti
  • il disarmo
  • l’europa e l’europeismo
  • guerra del golfo
  • democrazie e capitalismo
  • droga
  • pena di morte
  • eutanasia
  • pace e guerra
  • le paure e la paura
  • giustizia
  • nichilismo e scienza
  • mezzi e fini dentro l’Occidente

Riprendiamo la questione del “cos’è la filosofia” (trattata già nel primo incontro) attraverso il metodo dell’analisi etimologica che è strutturante nelle scalette argomentative di Severino:

C’è anche il problema della obiettiva difficoltà dei temi e delle mappe cognitive necessarie ad affrontarli. Per nostra fortuna da una decina d’anni Severino ha avviato una generosa opera di “semplificazione” che passa soprattutto attraverso la partecipazione a convegni, le lezioni didattiche nei cinema e nelle piazze, gli articoli sul Corriere della Sera:

La conversazione sul tema degli ETERNI parte dalle domande fondamentali che ogni individuo si pone quando diventa autoriflessivo.

Per questo ascoltiamo due audio:

Un ulteriore passaggio avviene attraverso la lettura di una parte cruciale del SIMPOSIO di Platone

Per accostare la sequenza: Tutto, Essere, Nulla

occorre partire da Parmenide:

e leggiamo qui quale interpretazione ne dà Severino:

A corredo del precedente testo, cominciamo a tracciare a grandi linee il tema del “perchè le cose sono eterne” e del Tempo, attraverso un audio: 5.Sev-Eterni e Nulla

Una parziale linea di comprensione (parziale per noi “dilettanti” della filosofia) è  il tema del “Ricordo” e del “Ricordare”.

Ascoltiamolo dalla voce diretta di Severino:

Percorriamo alcune pagine di IL MIO RICORDO DEGLI ETERNI, Rizzoli 2011

  • il primo ricordo: sotto il tavolo
  • il fratello Giuseppe
  • il ginnasio e il liceo
  • la musica
  • la casa della nonna
  • la moglie Esterina
  • la storia di professore universitario

Il racconto autobiografico si intreccia con i grandi temi evocati, e in particolare quello della follia essenziale che “si esprime nella persuasione che le cose escono e ritornano nel niente”

Amplifichiamo la riflessione ancora attraverso un audio:

  • …. non dovrà accadere la messa in questione di quella che sembra la evidenza di tutte le evidenze …: Eterno-Sole-Severino

La discussione si dipana su vari livelli, ciascuno molto personale e filtrato dalla propria esperienza  e dai propri vissuti.

Concludiamo la serata con queste potenti parole pronunciate da Emanuele Severino in una lezione tenuta a Monza:

da: Conversare su IL MIO RICORDO DEGLI ETERNI attraverso la voce di EMANUELE SEVERINO, incontro in casa di amici “riflessivi” con Paolo Ferrario, Como 6 Giugno 2012, ore 21. Dispensa e Audio « Antologia del Tempo che resta.

CONVERSARE SULLA CENTRALITA’ DELLA FILOSOFIA PER IL NOSTRO TEMPO ATTRAVERSO LA VOCE DI EMANUELE SEVERINO. Incontro con Paolo Ferrario, Como, 15 maggio 2012, ore 21

Questo è un resoconto su come è andata la serata su:

CONVERSARE SULLA CENTRALITA’ DELLA FILOSOFIA PER IL NOSTRO TEMPO ATTRAVERSO LA VOCE DI EMANUELE SEVERINO. Incontro con Paolo Ferrario, Como, 15 maggio 2012, ore 21

All’origine c’è questo invito di Anna e Alessandro:
CIAO A TUTTI,

E’ NATO CON MOLTA SPONTANEITA’ IL DESIDERIO DI UN INCONTRO CON L’AMICOPAOLO FERRARIOAPPASSIONATO ESTIMATORE DEL FILOSOFO EMANUELE SEVERINO. CON ALESSANDRO ABBIAMO CONTEMPORANEAMENTE MATURATO L’INTERESSE DI INVITARLO NEL NOSTRO GRUPPO A TESTIMONIARCI IL SUO  TIPO DI APPROCCIO CON LA FILOSOFIA.

L’INCONTRO, SECONDO NEL MESE , E’ PROPOSTO PER MARTEDI’ 15 MAGGIO ALLE H.21.00, A CASA MIA.

L’OCCASIONE E’ PARTICOLARE DATA LA MOLTEPLICITA’ D’INTERESSI, LA CURIOSITA’ E LA RICERCA DI TIPO ESISTENZIALE DELL’AMICO PAOLO.

PREMESSA
Per dare subito l’idea dei TEMI DI FONDO e del LINGUAGGIO ho proposto questo suo frammento di testo:
E’ quindi inevitabile che, da che nasce, l’uomo avverta come prioritario l’andare alla ricerca di un Rimedio, di un Riparo che gli consenta di sopportare o addirittura di vincere l’angoscia, la sofferenza, la morte. Nascere è avvertirle da subito, sia pur confusamente. Lo scopo essenziale, fondamentale di ogni forma di civiltà e di cultura è il continuo potenziamento del Riparo. Ogni gesto, azione, pensiero, affetto della vita quotidiana è sin dalla nascita un’espressione della volontà di essere al Riparo, cioè della volontà di potenza e di salvezza. Anche un bambino che un pomeriggio dalla luce grigio-previnca che precede il temporale sta sotto al tavolo grande della cucina ad aspettare un estraneo si sta mettendo a quel Riparo.
da Emanuele Severino, IL MIO RICORDO DEGLI ETERNI, autobiografia, Rizzoli, 2011, pag.49/50
La conversazione si è sviluppata attraverso questi punti-chiave:
 Tonalità “affettiva” della serata: un comune atteggiamento di ricerca
• Il mio personale rapporto con il pensiero di Emanuele Severino e, dunque con la filosofia: l’esperienza di un “prevecchio”, senza una formazione liceale
• Chi è Emanuele Severino (o, come direbbe lui, “chi crede di essere”)
• La via più facile per la ricerca:
–la voce, i video, gli audio
–L’autobiografia IL MIO RICORDO DEGLI ETERNI. Rizzoli, 2011
 La lezione di Pistoia, 2010
Cosa è la “filosofia” e perché è cruciale per le persone e per i popoli
 cosa si può apprendere:
– un metodo rigoroso
– la ricerca del “sottosuolo della storia” (la “struttura”)
– ciò che caratterizza la vita delle persone singole e dei popoli lungo l’arco di tempo che va  dall’antica Grecia a oggi e al futuro…
CHI E’ EMANUELE SEVERINO
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Un esempio di metodo: l’affabilità nello stabilire il rapporto con coloro che ascoltano ed il rigore nell’uso delle parole:
COSA E’ LA FILOSOFIA E
LA SUA CRUCIALITA’ PER LA VITA DELLE PERSONE E DEI POPOLI
Nella lingua greca “thauma” rimanda a qualcosa di minaccioso, di inquietante
Omero, ad esempio, descrive Polifemo come “un mostro che incita paura (thauma)”.
Questa parola greca, che Aristotele pone all’inizio della filosofia,
sta a significare anzitutto
– lo sgomento ancestrale nello scoprire il divenire di tutte le cose,
– la paura di fronte alla consapevolezza che il mondo, e noi con lui, è sottoposto ad un ciclo continuo di nascita e di morte,
– la volontà di trovare un rimedio alla fine, al nostro scivolare nel nulla.

DISCUSSIONE

Abbiamo parlato di:

RIMEDIO

FEDE E FILOSOFIA

delle ragioni del suo allontanamento dalla Università Cattolica

del rapporto di “anima” con la moglie Esterina

CONCLUSIONE

Con bellissima voce e dizione, una componente del gruppo ha letto l’inizio del libro IL MIO RICORDO DEGLI ETERNI

Infine ci siamo salutati e detti che, forse, ci sarà un altro incontro. In futuro

CONVERSARE ATTRAVERSO LA VOCE DI EMANUELE SEVERINO. Incontro con Paolo Ferrario, Como, 15 maggio 2012, ore 21 | Segni di Paolo del 1948

ECCO, PAOLO, E’ TUTTO MOLTO SEMPLICE E MOLTO SPONTANEO. TUTTI , ANCHE I TITUBANTI PER CARATTERE, MI HANNO RISPOSTO CON UN SI’ DECISO!
SCUSAMI SE NON TE L’HO MANDATO SUBITO, NON HO DATO IMPORTANZA ALLA MIA COMUNICAZIONE MA AL TUO INTERVENTO/TESTIMONIANZA.
CIAO,
4.O5.’12
CIAO A TUTTI,
E’ NATO CON MOLTA SPONTANEITA’ IL DESIDERIO DI UN INCONTRO CON L’AMICO PAOLO FERRARIO, APPASSIONATO ESTIMATORE DEL FILOSOFO EMANUELE SEVERINO.
CON … ABBIAMO CONTEMPORANEAMENTE MATURATO L’INTERESSE DI INVITARLO NEL NOSTRO GRUPPO A TESTIMONIARCI IL SUO  TIPO DI APPROCCIO CON LA FILOSOFIA.
L’INCONTRO, SECONDO NEL MESE , E’ PROPOSTO PER MARTEDI’ 15 MAGGIO ALLE H.21.00, A CASA MIA.
L’OCCASIONE E’ PARTICOLARE DATA LA MOLTEPLICITA’ D’INTERESSI, LA CURIOSITA’ E LA RICERCA DI TIPO ESISTENZIALE DELL’AMICO PAOLO.
PER RAGIONI ORGANIZZATIVE VI CHIEDO DI DARMI LA VOSTRA RISPOSTA ENTRO IL 2 DI MAGGIO IN OCCASIONE DEL NOSTRO PROSSIMO INCONTRO.
Vi ndico, di seguito, il link di Paolo Ferrario, in caso voleste visitarlo:
  chi “credo” di esserePaolo Ferrario (1948 – ), NON pensionato
Per contatti internettiani: Twitter  –  Linkedin  –  FaceBook

 CHIUDO QUESTO INVITO CON UNA PAROLA ”CHIAVE” ADATTA AD ENTRARE UN POCO NEL MONDO DEL LINGUAGGIO DI SEVERINO, SELEZIONATA  DA PAOLO  PER NOI:       

…………..     E’ quindi inevitabile che, da che nasce, l’uomo avverta come prioritario l’andare alla ricerca di un Rimedio, di un Riparo che gli consenta di sopportare o addirittura di vincere l’angoscia, la sofferenza, la morte. Nascere è avvertirle da subito, sia pur confusamente.

Lo scopo essenziale, fondamentale di ogni forma di civiltà e di cultura è il continuo potenziamento del Riparo. Ogni gesto, azione, pensiero, affetto della vita quotidiana è sin dalla nascita un’espressione della volontà di essere al Riparo, cioè della volontà di potenza e di salvezza. Anche un bambino che un pomeriggio dalla luce grigio-previnca che precede il temporale sta sotto al tavolo grande della cucina ad aspettare un estraneo si sta mettendo a quel Riparo.

Emanuele Severino, IL MIO RICORDO DEGLI ETERNI, autobiografia, Rizzoli, 2011, pag.49/50

Acting Out per Noelle: dal buio alla luce passando attraverso tutti i gradi del chiarore

La nave Costa Concordia, ferita ed inclinata verso il precipizio, e i feroci oppositori del Governo Monti/Napolitano, di Paolo Ferrario

L’immagine della nave Costa Concordia ferita ed inclinata verso il precipizio è la perfetta e drammaticamente vera metafora dell’Italia sull’orlo del baratro.

E quindi è la rappresentazione visiva delle tragiche responsabilità che si stanno assumendo Lega Nord di Maroni e Bossi, Cgil di Camusso e altri sindacati, IDV (italia dei suoi valori) di Di Pietro nella loro feroce opposizione all’equipaggio guidato da Mario Monti e Giorgio Napolitano che tentano di evitare il peggio

Paolo Ferrario, 16 gennaio 2012

Buon 2012 e Buon futuro, alla insegna della Polis, Paolo Ferrario e Luciana Quaia, nella notte del 31 dicembre 2011

Continua il tempo della crisi e, proprio per questo, il 2012 sarà più che mai centrato sulle risorse della Polis, ossia sul vincolo del “tenersi assieme”, perché nessuno può farcela da solo.

E, dunque, questi saranno auguri tutti sotto il segno della Polis.

Gli ultimi mesi dell’anno hanno mostrato sulla scena pubblica una Italia satura di Io divisi.

Il solo progetto di una riforma delle pensioni fondata sulla equità generazionale (conservare il decrescente risparmio previdenziale dei giovani lavoratori e non consumarlo tutto per le pensioni attuali) ha mobilitato i sindacati, che ormai tutelano solo chi il lavoro lo ha già, contro questa tardiva e necessaria riforma transgenerazionale.

E in quale considerazione vengano tenuti i giovani e le giovani è simbolicamente testimoniato da questa registrazione (per fortuna espressiva solo di una parte della cultura degli italiani):

In un orizzonte fosco e malmoso, tuttavia, si è manifestato un segno di speranza sostenuto dal “grande vecchio” (tutt’altro che Senex) Giorgio Napolitano.

Il Governo Monti, come ci ricorda Massimo Cacciari, è “politicus maxime” per tre essenziali motivi: perché governo del Presidente, secondo la lettera costituzionale; perché accetta le difficoltà sistemiche delle istituzioni di fronte alla crisi; perché manifesta in modo incontrovertibile il fallimento delle due coalizioni che si sono finora affrontare sulla scena politica italiana.

Il 2012 imporrà a ciascuno cambiamenti molecolari nella vita psichica e nelle relazioni interpersonali.

L’augurio è di viverlo nel quadro prospettico anticipato anni fa da Alberto Melucci, del quale ricorre il decennale della morte ma che qui si rivela “eterno”:

“Non esiste più un ancoraggio stabile ai criteri e ai valori che guidano le nostre scelte se non quello che possiamo produrre insieme, riconoscendone il carattere costruito e i confini temporali. Per gli individui come per le collettività si tratta di accettare di esistere a termine e di poter cambiare. E’ il tema della metamorfosi, della capacità di mutare forma, anche come condizione per la convivenza.

Una simile scelta può riannodare tutti i fili che ci legano alla specie, ai viventi e al cosmo. Ciascuno può riconoscere allora la sua parte di responsabilità verso il destino del genere umano e verso le generazioni future. Ma anche ritrovare il rispetto per le altre specie viventi e per l’universo di cui l’uomo è parte (da Il gioco dell’Io, Feltrinelli, 1991, pag. 134-135)

BUON 2012

E BUON FUTURO

Paolo Ferrario e Luciana Quaia

nella notte del 31 dicembre 2011

Sulle tracce dei The Necks: Berna, 20 giugno 2010

Dopo anni di ascolto è arrivato finalmente il momento di vederli dal vivo.
Domenica andremo a Berna, dove i The Necks creeranno sulla scena una delle loro lunghe sculture musicali.


Non mi faccio aspettative. Temo che l’ambiente musicale della Reitschule  non sia il più adatto alla concentrazione che chiedono all’ascoltatore.
Loro sulla scena sono così:

In Italia il trio Jazz dei The Necks è ancora poco conosciuto. I dizionari e le enciclopedie Jazz a stampa non ne parlano e anche sulla rivista Musica Jazz non si trovano accenni.
Sulla rete ci sono citazioni qui e là. Eccone una rassegna:

Di loro si dice che fanno una musica “inclassificabile”, altri dicono “Minimalistic Jazz”, altri ancora “Eclectic Jazz”.
Suonano e creano assieme dal 1989, data del disco Sex.
Diciamo che fanno un jazz particolare, perchè esplorano nuove frontiere come peraltro hanno sempre fatto i loro predecessori, che cercavano “la nota impossibile, quella che non esiste, che non c’è sulla terra” (Steve Lacy su Thelonius Monk).
Il loro ascolto lascia sempre il segno, però non hanno attraversato quella invisibile linea che passa fra il notturno trascinare gli strumenti per il piccolo pubblico (tipico degli strumentisti jazz) e la notorietà più diffusa. Ripeto: almeno in Italia.
Dipenderà anche dal fatto che abitano in una terra straordinaria, ancestrale e moderna nello stesso tempo: l’Australia. Là sono famosi e apprezzati, visto che continuano il loro progetto musicale difficile e inusuale: in quasi vent’anni hanno pubblicato 25 Album per un totale di una trentina di ore.
Effettivamente la loro musica assomiglia molto a quel paesaggio: sanno creare uno spazio psichico e visivo che è bello e coinvolgente attraversare con la loro guida. Sì: è un percorso ipnotico quello che creano. Come nel film Picnic ad Hanging Rock di Peter Weir (1975).
Sentiamo un assaggio della loro musica.
In “Aquatic” (1999) Chris Abrahams è al Piano e all’organo Hammond, Lloyd Swanton al Contrabbasso acustico ed elettrico, Tony Buck alla batteria e alle percussioni. Questa volta c’è anche Stevie Wishart all’”Hurdy-Gurdy”.
I pezzi sono due: uno di 27 minuti, e l’altro di 25. Una eccezione rispetto al loro standard che è quello di un’unica scultura musicale di circa un’ora.
Il secondo movimento è incredibilmente bello (l’assaggio che segue estrae i primi otto minuti).
Inizia a grande velocità, con il contrabbasso violineggiante di Swanton, incalzato dal terribile Tony Buck, un vero monello della batteria.
Poi il piano di Abrahams comincia a spingere avanti. Sempre di più: trilli, battiti, con il basso a contenere.
Ecco di nuovo gli archi.
Sempre più veloce, impercettibilmente veloce.
Viene voglia di chiudere gli occhi. Ecco: nel nero si vede lo spazio che è attraversato dalle note del piano sorrette da quel tappeto volante che è la batteria, baroccheggiata dal contrabbasso.
Ora il ritmo si fa un po’ meno frenetico.
E comincia il gioco fra di loro.
Sì: l’interplay jazzistico inventato dal trio di Bill Evans risorge, si riattualizza in un’altra dimensione!
I tre improvvisano dentro un sonno spaziale reso possibile dalla (leggera) elaborazione elettronica dei suoni.
La conclusione è di grande pace: sì è bello stare qui. E dove siamo ora ? Ma guarda un po’: siamo ancora in Drive By, del 2003.
Loro sono architetti musicali: edificano case in paesaggi.
Jazz … Ambient … Minimalismo … Elettronica …
Cosa importa il genere.
I The Necks sono tutto questo ma vanno oltre questo. Per i The Necks il termine “Post-Jazz” è limitativo. Sanno creare una situazione di incanto nello spazio temporale che il tempo assegna alla loro immaginazione.

Watch The Necks and other great gigs on Moshcam.

E’ morto Carlo Rivolta (14 aprile 1943 – 21 giugno 2008)

Carlo Rivolta, Attore

Il 21 giugno è morto Carlo Rivolta, attore (1943-2008).
Viene a mancare un pezzo della cultura italiana. Non vedo valori equivalenti sulla scena della rappresentazione artistica
Nessuno come lui sapeva far parlare un testo e riverberarlo nei suoi significati più profondi di pensiero e di sentimento.
In fondo lui usava il testo come Nina Simone usava la canzone.
Entrambi facevano vibrare la forza di quanto andavano a interpretare
Ho reagito al dolore con l’atto di “fare memoria”

Paolo Ferrario cui si unisce, con gli stessi sentimenti, Luciana Quaia

In questi anni ho registrato alcune sue interpretazioni (vai alla pagina complessiva dedicata a Carlo Rivolta):


Segnalo questo importante commento:

amici, io ho avuto l’onore di lavorare con Carlo per l’ultima volta.
sto montando questo film che abbiamo girato a Roma che si chiama Socrate e la Nuvola rosa, misto ad animazioni e musica elettronica e che verrà proiettato a Giffoni film festival sabato 26 luglio. Carlo è bellissimo ed il pensiero profondo di Socrate si unisce ad una leggerezza che fa di questo lavoro un’esperienza importante.
Appena terminato voglio che tutti i ragazzi di tutte le scuole vedano questo film, e mi piacerebbe dare una copia a tutti gli amici di Carlo, grande maestro.

Andrea Lucisano

andrealucisano@yahoo.it

Grazie a innesti di videografica ed a un commento musicale particolare che propone, per la prima volta in assoluto, un rap in greco antico, la piccola opera del giovane artista Andrea Lucisano si propone al pubblico dei giovani invitandoli a riflettere sulla società dei miti e dei maestri, ma con un linguaggio assolutamente moderno ed affascinante. Il cortometraggio, testamento artistico dell’attore Carlo Rivolta, che si è spento pochi giorni dopo aver terminato le riprese, lo ritraeva nel personaggio che ha interpretato in tutto il mondo per la sua intera vita: Socrate.
da: Giffoni Film Festival


Lodi – È scomparso un grande artista. Carlo Rivolta, 65 anni, ha ceduto alla tenace malattia contro la quale non ha quasi avuto il tempo di combattere mentre ne stava combattendo un’altra. Se ne è andato stamattina (sabato) a Lodi, con la stessa discrezione con la quale aveva tenuto nascosta la malattia, nota soltanto a pochissimi amici.
Rivolta era senza dubbio un cremasco d’adozione (oltre che di origine) assai conosciuto e amato per il suo lavoro e il suo carisma.
I funerali si terranno lunedì alle 10.30 nella chiesa di Santa Maria Ausiliatrice, vicino a viale Milite Ignoto dove abitava.

IL SUO SOCRATE – Negli anni Ottanta Rivolta cominciò una ricerca solitaria (e straordinaria) sulle letture e l’interpretazione testuale dei grandi classici, avvalendosi di collaborazioni scientifiche prestigiose, come ad esempio Giovanni Reale, Roberto Vignolo, Massimo Cacciari. Una ricerca che ne fece “il” Socrate per eccellenza. Il suo «Apologia di Socrate» ha portato al grande pubblico la figura del filosofo greco – nel quale Rivolta aveva sempre riconosciuto il paradigma dell’uomo – ottenendo un successo prolungato e un’autorevolezza senza pari.
Rivolta era un uomo appassionato, duro con gli altri e soprattutto con se stesso, e con una coerenza adamantina. Emblematico il suo rifiuto di salire sul palcoscenico per la rappresentazione dell’Apologia la sera del 14 dicembre 2004 al teatro Valle a Roma voluta dal senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri.
Il politico, appresa la notizia della sua condanna a nove anni per mafia, improvvisò un comizio azzardando un parallelo tra sé e Socrate. «L’apologia è di Socrate e di nessun altro.

Socrate parla all’umanità tutta per sempre” disse Rivolta ai giornalisti e chiese rispetto «per Socrate e se permettete anche per me».

Un gesto clamoroso, che l’attore sapeva bene avrebbe potuto compromettere la sua carriera.
Non si contano le letture – spesso indimenticabili – dalla Bibbia, dall’amato Gadda, da Manzoni. E i laboratori nelle scuole cremasche, che da anni portava avanti con inesausta passione.

L’IMPERATORE ADRIANO – A partire dallo scorso anno aveva inaugurato una collaborazione con la biblioteca di Crema per dei reading di grandi romanzi del Novecento. Un rapporto subito speciale con palazzo Benzoni, al quale ha regalato forse la sua  interpretazione attoriale più grande di sempre, nel 2007, quando lesse da cima a fondo in 13 serate Memorie di Adriano della Yourcenar. Una lettura dove tolse strato per strato la tecnica attoriale fino a mantenere soltanto la forza e la modulazione della sua voce inconfondibile.
Con l’imperatore romano pacifista e colto che ricorda la sua vita ormai alla fine, Rivolta si immedesimò in maniera impressionante. E confidò agli amici e alla compagna e collaboratrice Nuvola De Capua che, proprio come il vecchio imperatore, suo coetaneo in quel momento nella finzione del romanzo, stava affrontando il tema della morte in maniera non soltanto artistica. Ma anche personale.
E allora, con il commosso ricordo personale di chi scrive, vogliamo qui salutare un artista che abbiamo amato molto con le ultime parole di Adriano nel romanzo capolavoro che tanto ha significato per lui. Quell’anima vagula blandula          continui a vagare per il mondo insegnandoci, come ha fatto Rivolta imitando il Socrate che impara a suonare il flauto poche ore prima di bere la cicuta, che fino all’ultimo dobbiamo amare ciò che siamo, quello in cui crediamo.

Addio,
Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t’appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più… Cerchiamo d’entrare nella morte a occhi aperti…

Marco Viviani
m.viviani@cremaonline.it

Paolo Ferrario (Como, 1948 – )

Credo di essere stato quel bambino. 

Che lo sia stato non è una verità indiscutibile:

è una fede

da Emanuele Severino in IL MIO RICORDO DEGLI ETERNI


Link:


 … mi chiamo Paolo … Paolo Ferrario (1948-)

Nato nel mezzo del ‘900, morto il più tardi possibile. Gli eventi storici del 1948

Diplomato Perito Edile all’Istituto Tecnico Magistri Cumacini di Como (il 23 luglio 1968), dove ho conosciuto Dante Visconti, uno storico che mi ha trasmesso i primi e robusti orientamenti nel campo della storia moderna e della scienza politica.

Laureato in sociologia alla Facoltà di Trento (il 25 gennaio 1974), con Tullio Aymone. Oltre a lui, il docente che più ha contribuito alla mia formazione è stato Carlo Tullio-Altan.

L’incontro interpersonale con Laura Conti è stato fondamentale innanzitutto per la mia tesi di laurea sulla storia del sistema sanitario italiano e poi per strutturare il successivo percorso di ricerca e di lavoro.

Ricordo con affetto anche: Franco Fornari, Gianfranco Albertelli, Chiara Saraceno, Silvia Bonino, Paolo Bozzi.

Per molti anni (1973-1994) ho insegnato Politica dei servizi sociali alla Scuola regionale per operatori sociali del Comune di Milano (prima Ensiss, in Via Ruffini 3, poi in Via Pace, presso l’Umanitaria, e infine in Via G. D’Annunzio): ricordo con gratitudine retrospettiva i colleghi di lavoro di quella comunità scolastica.

Poi sono stato docente di Politica e legislazione sociale al corso di laurea in Servizio Sociale della Università Ca’ Foscari di Venezia (1996-2002). Ho il culto dei Luoghi  e Venezia mi ha preso il cuore.

Fra il 1978 e il 1992 ho effettuato un lungo e necessario percorso psicanalitico con Claudio Risè  che mi ha aiutato,  con la sua profonda capacità nel lavorare  con i sogni e i simboli, a cambiare i vissuti della esperienza e a ridefinire il mio personale destino. In primo luogo l’incontro con Luciana e poi questi incontri sono il vero cuore pulsante della mia vita di abitatore della terra.

Ho, come si dice, “fatto politica” (locale). Ma il 2001 mi ha aperto gli occhi ed è avvenuto il mio “To Cross the Line“.

Non sono in pensione, lavoro su committenza ed ho incarichi sporadici, sempre in materia di politica sociale, alla Università di Milano Bicocca: un luogo transizionale, che alcuni associano ai “non luoghi” e che, invece, trovo interessantissimo per la metamorfosi fra vita diurna e vita notturna.

Mi considero l’”esperto di un francobollo” (la politica dei servizi sociali, per l’appunto): e dunque devo tutta la mia vita professionale agli studenti che su questo francobollo si sono chinati con gli occhi e la mente.

In quest’ultimo tratto di vita sono diventato un intenso utilizzatore delle tecnologie del Web, che considero una estensione collettiva del cervello individuale.

Motto fondante:

L’essere è. Il nulla non è. Questo ti esorto a considerare

(ParmenideSulla natura, Frammento 6, Bompiani, 2001, p. 49),

ma con il cambiamento di prospettiva apportato da Emanuele Severino (temporalmente l’ultimo dei miei maestri, ma diventato il primo ed il più necessario):

ci si deve mettere in cammino – un cammino che oggi non è ancora finito –

per andare alla ricerca di quell’essere che sia fuori del tempo”

(in Essenza del nichilismo, Adelphi, 1982, p. 23)


La rete biografica del mio stare in situazione:

Auguro buoni giorni a tutti e buon futuro ai più giovani

Como 8 luglio 2013, aggiornato il 20 ottobre 2015

PAOLO FERRARIO (Como, 1948-)



Tracce e sentieri del mio rapporto con la Polis:

Dopo aver abbandonato la militanza politica nel Pci/Pds/Ds nel 2002, questa mattina, alle ore 10, mi sono iscritto al PD . ma al Pd della leadership blairiana di Renzi, 31 ottobre 2014

Paolo Ferrario, POLITICHE SOCIALI E SERVIZI. Metodi di analisi e regole istituzionali, Carocci Faber, 2014

Paolo Ferrario, Le mie risposte alla Consultazione pubblica sulle Riforme Costituzionali, da http://www.partecipa.gov.it/, 8 settembre 2013

Paolo Ferrario, Annotazione sul risultato delle ELEZIONI POLITICHE del 24 /25 febbraio 2013

ELEZIONI POLITICHE 24 /25 febbraio 2013: le ragioni del mio voto alle liste Monti

2008: L’ultima chance: Walter Veltroni. “Mi piace andare a votare, … ritirare la scheda … trasformare il mio segno in un risultato politico …

2007: Rapporti sessuali e Partito Democratico

la seconda caduta del Governo Prodi, 24 gennaio 2008

Tappe del mio rapporto con la sinistra politica, 2006

Vite parallele: Giorgio Napolitano e Dave Brubeck, 22 aprile 2006

L’11 Settembre 2001 in una riflessione del 2007