A dieci anni dall’11 settembre 2001: la data seminale del mio “to cross the line”, 11 settembre 2011

APPRENDERE DALLA ESPERIENZA STORICA: COSA MI HA INSEGNATO L’11 SETTEMBRE 2001

Per me è una data seminale.

Un momento sintetico che aiuta a fare ordine.
A capire le forze in campo.
A rileggere il passato.
A proiettarsi sul futuro.
A stabilire quel nesso, quella connessione fra “individuo” e “società” che dovrebbe sempre essere al centro di chi vuole dare senso al suo trascorrere del tempo vitale. Il breve ciclo biologico dentro il flusso del tempo storico.
Una parte della cultura islamica ha dichiarato guerra al mondo occidentale.
Un “partito” di ricchi petrolieri (al quaeda allora, e oggi quel che ne resta e le sue filiazioni), in perfetto stile leniniano, assolda ed arma gruppetti di militanti che distruggono a New York due simboli architettonici e visivi degli Stati Uniti. L’evento in sé si riassume in 2748 morti, di cui 412 soccorritori e 12 suicidi (quelle persone che abbiamo visto volare giù dai grattacieli per non bruciare da vivi).

Infinitamente ampio è il riverbero storico-sociale. Come quando in un quadro si riesce ad assegnare significati ai colori, alle luci ed alle ombre, ai primi piani ed allo sfondo …
Io ora il quadro lo vedo così.
Vedo un nemico che odia il mio e nostro stile di vita.
La mia e nostra libertà di puntare o no sui valori della famiglia. Di decidere come provare soddisfazione nella vita sessuale, qualunque essa sia: etero, omo, bi, trans eccetera.
Un nemico che mira ad annullare i fondamenti delle democrazie occidentali, forgiate innanzitutto con l’illuminismo francese.

Una religione che contiene la parola “sottomissione”.
Una teocrazia che vuole togliere di mezzo la secolarizzazione, la distinzione fra religione (come fatto individuale) e logiche pubbliche dello stato, la democrazia rappresentativa dei parlamenti e dei governi.
Un nemico che utilizza a proprio favore la varietà delle opinioni che può esprimersi nella nostra civiltà (intesa come processo di civilizzazione che ottiene come massimo risultato l’espansione della soggettività) per insediare cellule di partito che si organizzano militarmente con gli attentati alle stazioni ferroviarie e metropolitane.
Un nemico stratificato in “dirigenti”, “simpatizzanti” interni (nei loro paesi e terre) ed esterni (i nostri estremisti di sinistra, alla continua ricerca dell’ottocentesco “proletariato” che dia la spallata “rivoluzionaria”, e di destra, affascinati dalla cultura comunitaria espressa dalle masse musulmane) e “militanti-attivisti” addestrati anche al suicidio. A proposito, la nostra psicologia ci insegna che la socializzazione comincia dall’infanzia.. Chissà se nel quadro che io vedo anche i simpatizzanti nostrani riescono a vedere il barbaro processo di costruzione del piccolo kamikaze. A proposito di “cultura dell’infanzia” … Sono poche le parole che leggo su questo tema.
Sul piano culturale vedo, ovviamente molto in positivo, l’estrema soggettivazione della mia civiltà (in cui metto anche le politiche di welfare, le cure per minori, handicappati, anziani) e dall’altra parte l’estrema collettivizzazione dell’islamismo religioso.
Ovviamente molto in negativo.
Per valutare occorre sempre una gerarchia di valori. Io dò valore al soggetto ed è per questo che preferisco infinitamente modelli socio-culturali che danno valore all’individuo.
Loro, invece, danno valore all’annullamento in un indistinto collettivo e questo porta la nostra storia indietro di secoli.
No, grazie.
Sul piano politico i giudizi ed i comportamenti che l’11 settembre ha prodotto nei mesi ed anni successivi diventano dei grandi indicatori di tipo storico.
“Siamo tutti americani” è stato lo slogan di una sola giornata.
Giusto un riflesso della italianissima religione cattolica per il culto dei morti, ma al di sotto delle parole l’antiamericanismo è annidato in profondità nella cultura sia di destra (che odia gli Stati Uniti perché hanno attivamente agito per la caduta dei fascismi e del nazismo) che di sinistra (che odia gli Stati Uniti perché hanno vinto la sfida con il comunismo storico delle russie). Ed è riaffiorato alla grande in modo ancora più virulento che nel passato.
Non sono un cultore dei percorsi delle destre. Per la mia biografia sono invece molto interessato ai percorsi delle sinistre.
E’ qui che, per me, l’11 settembre diventa un punto di svolta, una di quelle congiunture in cui diventa possibile e necessario “to cross the line”, varcare la linea. Sto parlando di quella linea “identitaria” che appartiene ad una persona nate nel 1948 e che aveva vent’anni nel 1968 e che ha militato nel Pci (e varianti successive)  dal 1973 al 2001.
Vedo la totale incapacità della politica di sinistra (e in particolare della politica di “cattosinistra”) ad agire per la sicurezza dentro questo arco storico (a me, data la mia età, basterebbero dai 10 ai 20 anni).
Questa cultura ritiene che gli Stati Uniti sono stati “puniti” da quel partito di ricchi arabi seduti sul loro petrolio a causa dell’imperialismo (dimenticando che i repubblicani di Bush hanno vinto le prime elezioni del 2000 su un programma isolazionista). Così questa cultura non è attrezzata a comprendere che la guerra dichiarata da quella parte dell’islam non è rivolta solo agli Stati Uniti (che “se la sono meritata”) ma a tutta la civiltà occidentale.

Conseguentemente il pensiero “di sinistra” non possiede i paradigmi per comprendere che abbiamo a che fare con nemici che si articolano attraverso organizzazioni molto potenti e molto efficaci (basta pensare a come utilizzano internet e le televisioni). Con nemici esterni (gli stati canaglia: Iraq, Iran, Siria …) e con nemici interni (gli adolescenti di seconda e terza generazione e naturalmente le loro famigliole che mettono assieme il ribellismo dell’adolescenza con i soldi e le armi che gli forniscono le cellule locali dell’islamismo fondamentalista).

Dicono che non tutti gli islamici non sono fondamentalisti vocati al terrorismo. E’ vero. Ma è anche vero che basta che uno su 1000 lo sia per creare l’estremo pericolo nelle nostre espostissime abitudini di vita (trasporti, piazze, case, acqua corrente nelle abitazioni, luoghi collettivi, feste, manifestazioni politiche, aggregazioni associative). E’ una osservazione che devo a Giovanni Sartori.
Ma su tutto questo scenario complesso ed articolato, infinitamente fitto di sfumature, una cosa mi appare con chiarezza lancinante. Appunto come quando in un quadro appare finalmente il significato ed allora si presentifica l’emozione di pensare.
Per tutto un ciclo di vita ho pensato che la divisione fosse fra capitalismo e comunismo, fra destra e sinistra, fra Dc e Pci. E vista la impressionante deriva etica del berlusconismo  anche fra Polo e Ulivo, fra tutto il centrodestra e tutto il centrosinistra.
Nel mio biografico arco storico così appariva l’ alternativa fra due visioni polari del mondo.
Oggi vedo che la faglia divisoria fondamentale, quella che un tempo avrei chiamato “strutturale”, è fra i paesi che nel secolo breve non hanno conosciuto e praticato i comunismi, i fascismi, il nazismo (e sono l’Inghilterra e gli Stati Uniti) e paesi che invece quelle scelte hanno storicamente effettuato (l’Europa fino ai suoi confini russi, l’Italia, la Spagna, in parte la Francia).

La linea di divisione è fra sistemi socio-politici impiantati sullo sviluppo della democrazia liberale e sistemi totalitari.

L’11 settembre rivela che Stati Uniti ed Inghilterra hanno  continuato la loro politica contro il totalitarismo nazifascista (negli anni 1921-1945) e islamofascista oggi.
Una assoluta continuità che appare sui tempi lunghi. La Francia, l’Italia, la Germania, la Spagna, invece, contrattano poche migliaia di soldati per “portare la pace”, rendendo difficile ad Israele perfino di garantirsi la sopravvivenza.
Gli stessi paesi che hanno reso possibile la Shoah fanno da ostacolo all’unico scudo difensivo su Israele, cioè gli Stati Uniti.

E allora la domanda è “Dov’è la destra, dov’è la sinistra?”, come anticipava Giorgio Gaber
Più che mai oggi appaiono categorie politiche incapaci di rappresentare questi tempi storici.

Questo mi ha insegnato l’11 settembre

Paolo Ferrario, 11 settembre 2011

8 pensieri riguardo “A dieci anni dall’11 settembre 2001: la data seminale del mio “to cross the line”, 11 settembre 2011

  1. Interessante riflessione, Paolo. Avevo compagni di corso e amici all’università che odiavano ferocemente gli americani, salvo poi, molto probabilmente, godere di tutte le meraviglie consumistiche che hanno cominciato a portarci nel 1945.
    In un mondo globalizzato come l’attuale, in cui i costumi e le abitudini tendono ad assomigliarsi (anche da noi sono in aumento i ragazzi che non si siedono a tavola ai pasti, tanto per dirne una) non capisco come si possa ancora dichiararsi anti-amerikani… eppure c’è gente che ancora lo fa. Finché si tratta di adolescenti che tuttora durante le occupazioni sfoggiano la kefiah, ok, ma quando la “vis rivoluzionaria” viene manifestata da adulti di solito ben piazzati nella società, beh, c’è qualcosa che non va.
    Non sto dicendo che non bisogna combattere le storture del capitalismo, recuperando un po’ di sobrietà, ma una cosa è criticare dall’interno un mondo che per fortuna ha prodotto anche progresso scientifico e democratizzazione sociale, altro è rompere le vetrine delle banche e delle agenzie di lavoro. Sono gesti inutili che danneggiano innanzitutto i poveracci che cercano di sopravvivere in questo mondo troppo spesso inumano.

  2. grazie, alessandra
    la mia è una riflessione biografico-storica e mi fa grande piacere che tu abbia ben compreso lo spirito con cui l’ho scritta e voluta lasciare a futura (mia) memoria. nel caso a qualcuno interessasse. e già il fatto che interessi a te è di particolare significato
    un caro saluto
    paolo

      1. Cancella tutte le precedenti Paolo…ora sono solo She e rimarra’ a lungo, se Dio vorrà.Non poteva che essere cosi’.
        She era quella in ombra sempre a parte che si intravedeva ma non appariva mai…ora posso essere io.
        La vita cambia,a volte.

    1. i fantastici wordpress mi consentono di rispondere anche con il replay di gmail
      ora t leggerò con più attenzione
      i tuoi messaggi arrivano
      grazie e buona giornata
      paolo

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