Italiani: Michele Santoro grande professionista della demagogia mediatica

con molto senso di schifo ricordo, e spero che presto cali il sipario su di lui, questo personaggio televisivo che della televisione pubblica ha fatto un profitto personale:

  • Ancora una volta Michele Santoro abbandona la trincea e passa all’incasso. Lo aveva fatto una prima volta passando dalla Rai a Mediaset, una seconda passando da Mediaset alla Rai (con la garanzia di mantenere il suo gruppo di lavoro) e ora siamo alla terza: il dg Mauro Masi gli ha proposto un accordo quadro per la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro dipendente. Pare che la buonuscita sia tra 2,5 e 2,7 milioni di euro. Santoro ha detto di sì. La Rai continuerà ad avvalersi della collaborazione di Santoro che «in questo modo, avrà la possibilità di sperimentare nuovi generi televisivi attraverso un ulteriore sviluppo del proprio percorso professionale».Tradotta in cifre, e lasciando perdere la ridicolaggine dei «nuovi generi televisivi» e del «percorso professionale», la collaborazione è valutata intorno ai sette milioni di euro, in cambio di sette docu-fiction o roba simile.
  • Ovviamente ognuno è libero di fare le trattative che vuole e a noi non resta che rosicare per come i conduttori di sinistra sanno far di conto. La Rai è servizio pubblico solo quando deve garantire un posto in palinsesto; nelle trattative private la nozione di mercato pare più consona. Campione assoluto del ribellismo plebeo e dello show militante, Santoro ha sempre ottenuto buoni ascolti, da grande professionista della demagogia mediatica. Anche Bruno Vespa, anni fa, ha fatto qualcosa di simile: si è licenziato dalla Rai e, in cambio, ha ottenuto un sostanzioso contratto di collaborazione, quasi a vita. Ma almeno Vespa non ha mai fatto il barricadero, non ha mai vissuto il giornalismo come vocazione rivoluzionaria, non ha mai preteso di ergersi a paladino delle schiene dritte, non si è fatto eleggere al Parlamento europeo.
  • Santoro no, da sempre è in missione per conto del suo Ego: vuole raddrizzare il mondo attraverso la tv. Fin dai tempi di «Samarcanda» quando dichiarava: «Noi di Samarcanda siamo così: facciamo le file, abbiamo macchine sfigate, andiamo a far la spesa nei supermercati, prendiamo la metropolitana. Gli altri però non capiscono che siamo come loro». Fagliela capire adesso, con quella buonuscita. E i Travaglio, i Vauro, i Ruotolo, le Innocenzi che fine faranno? Saranno condannati anche loro a sperimentare nuovi generi televisivi?

ALTRI MONDI

Giovane democratico ci spiega tutto quello che il Pd pensa davvero del conduttore di Annozero
di Stefano Esposito *
Dopo aver appreso la notizia che Michele Santoro lasciava la Rai ho scritto un post sul mio profilo di Facebook, per esprimere il mio fastidio. Non sono uno di quelli che ama o odia Santoro, ho sempre guardato in maniera oggettiva le sue trasmissioni, a volte apprezzandole, altre meno, ma una cosa non ho mai condiviso: l’idea di Santoro “campione della vera sinistra italiana”. Non è così, nonostante egli rappresenti i sentimenti di una parte del popolo del centrosinistra. Michele Santoro dice di essere stanco di una battaglia con l’azienda che va avanti ormai dal 2002, dal famoso “editto bulgaro” di Silvio Berlusconi. Giustificazioni che offendono per la loro scarsa sostanza i telespettatori e i politici – tra cui me – che in questi anni lo hanno difeso in nome della libertà di informazione.
Berlusconi ha provato a chiudere il programma, ma non c’è riuscito, come dichiarano gli stessi consiglieri di amministrazione Rai sostenendo che “Annozero era stato già inserito nei palinsesti autunnali, se non andrà in onda la decisione sarà solo di Santoro”.
Santoro se ne va dalla Rai volontariamente, e gli accordi economici con cui contratta la sua uscita sono, citando testualmente i comunicati Rai “in linea con casi analoghi e conformi alla normativa vigente in materia giuslavoristica e alla governance aziendale”. Esattamente come qualsiasi professionista della tv, da Baudo a Bonolis alla Ventura. Il problema nasce dal fatto che lui non è mai stato solo “un personaggio televisivo”: ha abbracciato la causa dell’antiberlusconismo e della difesa della “gente comune”, ha costruito il proprio profilo giornalistico usando queste bandiere, si è autoproclamato martire della libertà di informazione.
Considero di gran lunga più coraggiosa e coerente, per esempio, la scelta fatta da Enrico Mentana che, ritenendo impossibile proseguire a fare giornalismo liberamente, ha lasciato Mediaset denunciando le ragioni del suo abbandono e interrompendo qualunque rapporto con l’azienda.
Al contrario mi risulta che Santoro non solo ha preso la buona uscita concordata con i vertici di Viale Mazzini, ma si è assicurato un accordo commerciale lautamente retribuito per continuare a produrre i propri docufiction da esterno. Con questo comportamento Santoro ha dimostrato di non essere né un tribuno della plebe né martire della libertà di informazione, ma semplicemente un professionista come tutti gli altri, decisamente più ipocrita.
* deputato del Partito democratico
«Il Foglio» del 21 maggio 2010

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