TartaRugosa ha letto e scritto di: Dylan Dog Mater morbi (testi di Roberto Recchioni, disegni di Carnevale) n. 280 Gennaio 2010 www.sergiobonellieditore.it

TartaRugosa ha letto e scritto di:

Dylan Dog

Mater morbi

(testi di Roberto Recchioni, disegni di Carnevale)

n. 280 Gennaio 2010

http://www.sergiobonellieditore.it

Nel mese in cui si ricorda la morte di Eluana Englaro, molte sarebbero le letture consigliabili che affrontano il tema della rivoluzione tecnologica in ambito di salute e malattia e del diritto umano all’autodeterminazione.

A me piace scegliere un testo diverso, originale e inatteso per il genere e la forma cui appartiene: il fumetto. Una storia narrata al confine tra reale e irreale, considerato che Roberto Recchioni, sceneggiatore dell’avventura, è una persona che sta vivendo sulla propria pelle una condizione di malattia irreversibile.

Questa volta Dylan Dog, l’indagatore dell’incubo, vive direttamente una realtà da incubo, misurandosi con le sue ancestrali paure dell’ignoto e dell’insondabile. I tratti delineati per descrivere un vissuto di condannato sono così netti e precisi da incidere un solco nel lettore che segue la vicenda.

Una vita può essere sospesa e ugualmente rivestire un rinnovato significato rispetto al senso dell’esistere; una vita può essere invece trattata come pezzo da officina, scorporata dall’anima e considerata mero involucro da riparare.

Dylan Dog attraversa il suo incubo individuale dando voce materiale agli interrogativi più inquietanti che già scuotono le coscienze di chi cura.

Di goffmaniana memoria l’incontro con la spoliazione, la coatta costrizione alla rinuncia della tua identità, numero fra altri numeri, arto, organo, elemento piuttosto che uomo, sradicato dalla possibilità di esprimere il tuo passato, le tue conoscenze, le tue testimonianze su ciò che senti e ciò cui sei stato sottoposto:

L’ingresso nel giardino dove Mater Morbi porta a giocare le sue vittime non è un buon indizio e segna quel confine tra naturalità e intervento tecnologico che permette all’insaziabile signora di mantenere il paziente designato sufficientemente attaccato a un filo per potersi trastullare con lui


Poco importa ciò che il malato pensa, desidera, esige .. qualcun altro decide per lui

Risponderà il Dottor Vonnegut: al Dottor Harker che osa proporre di non andare oltre con le cure: “La legge ci obbliga a fare tutto quello che ci è possibile per tenere in vita i nostri pazienti. … La morte non è cosa di cui possano decidere i dottori o i pazienti” “E chi allora?” “Un’autorità ben al di sopra di noi”

A chi si riferisce il Dottor Vonnegut? Mater Morbi pare non avere idee confuse in proposito




E mentre le macchine allungano l’agonia di Dylan, nel suo giardino Mater Morbi esercita le sue sadiche seduzioni per favorire il cedimento del suo nuovo giocattolo

Mater Morbi è un’amante esigente, ma Dylan le rinfaccia il suo male intrinseco: quella solitudine di cui non potrà mai sbarazzarsi perché tutti cercano di sfuggirla. “Ci sono persone disposte a uccidersi pur di non incontrarti mai” svela Dylan a Mater Morbi in un drammatico colloquio “Nessuno ti ama e per questo sei costretta a tenerti strette le persone riducendole in catene”

Mater Morbi è smascherata. Nel momento in cui Dylan accetta di provare ad amarla si ritrova guarito.

La televisione trasmette l’intervista del Dottor Harker, cacciato da Vonnegut per la sua troppa sensibilità, dove si parla di accanimento terapeutico, testamento biologico e suicidio assistito.

Scrive allora Dylan Dog:

“Personalmente sono convinto che chiunque sia in possesso delle sue facoltà mentali debba anche essere padrone del proprio destino .. specie se quel destino è fatto di atroci sofferenze. D’altra parte nel caso in cui io non fossi in grado di esprimere la mia opinione o non avessi lasciato alcuna disposizione, non vorrei mai che qualcuno decidesse della mia vita al posto mio.

In fondo .. chi sono io per mettere in dubbio i miracoli?”

lasciando scoperta quella terra di frontiera dove la medicina che rifiuta la morte non è ancora specularmente riuscita a riportare sempre alla vita e dove l’essere umano è tuttora dilaniato dalla contrapposizione tra laico e religioso, tra una morte come evento naturale e una morte che può essere sempre più controllata e manipolata.

Una cosa è certa: dove le maglie si fanno strette, dove si arriva al bilico della massima incertezza, dove esiste una possibilità di scelta per orientare il proprio ineluttabile destino – e ognuno di noi sta sempre più acquisendo conoscenza di questa possibilità – c’è un fragoroso, urgente, tasssativo bisogno di etica.

Categorie:FUMETTI, Letture

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