la nostra TERRA vista da miliardi di chilometri: una fotografia per riflettere e meditare

SOLO OGGI PER CASO DA UN RECENTISSIMO LIBRO DI UNA SCIENZIATA ITALIANA HO VISTO LA PRIMA FOTO DELLA TERRA  DA MILIARDI DI KM. DALLA SONDA CASSINI VOYAGER  MI PARE NEL 1990:  A PALE BLUE DOT !!!!! 

SONO ANDATA SU GOOGLE PER SAPERNE DI PIU’…..E VI GIRO QUESTA FOTO INCREDIBILE….E’ IL NOSTRO MONDO NELL’UNIVERSO SOLO UN PUNTINO AZZURRO PALLIDO NELL’UNIVERSO         ( NASA)

e’ UNA FOTO CHE DOVREBBE FARCI MOLTO PENSARE……UN PICCOLO PUNTINO AZZURRO PALLIDO …..

C.

Duccio Demetrio, LA RELIGIOSITA’ DELLA TERRA, una fede civile per la cura del mondo, Raffaello Cortina, 2013

Associo parte dei contenuti del libro di Duccio a questa mia riflessione :

“Sono arrivato all’ultimo tratto di percorso (qualcuno che legge sa a chi alludo con questa locuzione) dando radici, rami e foglie a questa convinzione: le coordinate di ogni vivente dotato della capacità di pensare e pensarsi sono il Tempo, il Luogo, l’Eros, la Polis e il Destino.

Per rispondere alla domanda occorre fare affidamento alla Polis, cioè a quelle pratiche che gli uomini fanno come soggetti associati e cooperativi e non come soggetti singoli.

Cosa dice l’angelo ai costruttori di Polis? Parlo dell’angelo compassionevole che guarda con amore, vedendo che la vita sta soffrendo.

Per me sussurra (ma è Hans Jonas a darmi un aiuto a sentire questa voce): “è tuo dovere essere responsabile con la terra”; “non sfruttarla oltre il limite”, “mantieni gli equilibri e non alterarli in modo irreversibile, anzi torna indietro”, “segui il principio della sostenibilità”. Lo sento anche dire che forse qualcuno ha sbagliato a dire in modo solenne e dogmatico: “crescete e moltiplicatevi, soggiogate la terra”.

Tutte le etiche che si sono succedute nel tempo (religiose, filosofiche, economiche, tecniche) hanno rimosso dal campo di attenzione la terra.

Curare anche un solo giardino, volere bene anche ad un solo animale, quale risarcimento per i dolore che la specie umana sta producendo anche in questo stesso istante è il compito che posso svolgere con le mie sole forze, senza nulla chiedere ad un inanimato “sociale” . Quando non ci sarò più qualcuno calcherà quella terra e forse sarà grato per la bellezza cui ho contribuito.”

da Paolo Ferrario, Il genius loci come angelo del luogo, in Angelicamente, Zephyro edizioni 2010

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TRACCE: «la necessaria presenza di ogni essente in ogni altro essente – necessaria, in quanto ogni essente, essendo eterno, è necessariamente in relazione ad ogni altro essente» (Emanuele Severino)

la «terra isolata» si chiama così perché è «separata» dal «destino». Questa disgiunzione è stata portata a termine dal «linguaggio».

Ed infatti, la «terra isolata» reca con sé due giudizi di valore:

1) essa è l’«errore»

2) essa è anche «interpretazione».

Ma la «terra isolata» non è la sola terra con cui abbiamo a che fare all’interno di questa storia.

Esiste anche la «pura terra» che «è la terra in quanto appare nello sguardo del destino della verità».

Noi sappiamo allora che «ad ogni tratto della terra isolata corrisponde un tratto della pura terra degli déi appartenente a quel cerchio». E questa «corrispondenza» è necessaria ed eterna.

Così come sono eterni tutti gli «elementi» (Severino li chiama gli «essenti») i quali sono contenuti nella «terra isolata». Così come eterna è la loro «relazione» (che è anche necessaria).

E come, ancora, eterne sono le «tracce» (le quali non sono altro che «la necessaria presenza di ogni essente in ogni altro essente – necessaria, in quanto ogni essente, essendo eterno, è necessariamente in relazione ad ogni altro essente») presenti, anch’esse, nella «terra isolata». 

da Gianfranco Cordì in TELLUS folio, recensione di Emanuele Severino, La morte e la terra (Adelphi, 2011)

Le pietre sono maestre mute …

 

Le pietre sono maestre mute; esse rendono muto l’osservatore e la cosa migliore  che da esse si apprende non si può comunicare

Johann Wolfgang Goethe, Massime e riflessioni, Teoria, 1983 Volume Primo, p. 165

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“In mezzo all’effimero che ci umilia e ci offende, come ha scritto Kafka, abbiamo bisogno di credere che possa sopravvivere qualcosa che abbia i caratteri dell’indistruttibile e dell’eterno”

Gabriele De Ritis