Acqua alta a Venezia, allagata la basilica di San Marco,13 novembre 2019

L’acqua alta a Venezia ieri alle 22.45 ha raggiunto i 187 centimetri. Non accadeva dal 1966, quando toccò i 194 centimetri. Ha allagato piazza San Marco, ha invaso la Basilica ed è arrivata al millenario pavimento a mosaico marmoreo, danneggiando i mattoni e le colonne del nartece e anche i marmi sostituiti di recente. Il ministro dei Beni culturali Franceschini ha inviato gli ispettori per valutare i danni. L’allagamento del nartece della Basilica è un evento rarissimo che ha solo cinque precedenti dal IX secolo a oggi. Sei volte dunque in 1.200 anni. Ma il dato allarmante è che, di questi sei episodi, tre si sono verificati negli ultimi vent’anni. Sulla laguna ieri soffiava un vento di scirocco a cento chilometri all’ora. Molte barche sono state rovesciate. Tre vaporetti sono affondati.
Sull’isola di Pellestrina un anziano è morto a causa di un corto circuito provocato dall’acqua che era entrata in casa.

Al Sud, fiumi di fango hanno invaso Matera; ad Altamura, nel Barese, un ottantenne è morto fuori dalla sua abitazione, in campagna, travolto da un ramo spezzato dal forte vento; a Spongano, nel leccese, vento e pioggia hanno distrutto il palazzetto dello sport pronto per essere consegnato nei prossimi giorni; una tempesta si è abbattuta su Capri, danneggiando la torre campanaria nella celebre Piazzetta; una tromba d’aria ha imperversato sul Salento; a Messina il forte vento ha abbattuto diversi alberi (un ferito lieve); a Napoli il forte vento ha abbattuto un albero finito su un bus.  Scuole chiuse in gran parte di queste città.

«In questo momento si è formata un’onda molto ampia e profonda che parte dall’Islanda e scende verso l’Italia. E che non sembra avere alcuna intenzione di spostarsi. Finora abbiamo contato otto perturbazioni di seguito. Raggiungeremo le venti, o quasi. L’aria fredda che scende dall’Islanda quando arriva da noi trova una differenza di temperatura di una decina di gradi. Che non è poco» [Il tenente colonnello Guido Guidi, meteorologo dell’Aeronautica, a Elena Dusi, Rep.].

«Il Mediterraneo ha cominciato ad assomigliare ai Caraibi e le piogge aumentano di intensità e di frequenza. Ce se ne può infischiare, lasciando alla Protezione Civile il compito di metterci ogni volta una pezza, finché potrà. Oppure, dal momento che a quanto pare il Paese pullula di patrioti, compattarsi al grido di “Prima l’Italia” e avviare la più eroica delle imprese: la ricucitura del territorio e la tutela delle sue meraviglie. Basterebbe un mese. Un mese senza polemiche, insulti e beghe di bottega, durante il quale varare all’unanimità, da Salvini a Boldrini, un piano nazionale di piccole opere pubbliche per rinforzare gli argini dei fiumi e dei torrenti, difendere le strade dall’incombere delle frane, proteggere monumenti e musei. Nel prossimo decennio, necessario alla sua attuazione, un programma del genere metterebbe in salvo il patrimonio naturale e artistico, creerebbe nuovi posti di lavoro e, quel che più conta, darebbe finalmente un senso di marcia e di identità ai tanti italiani che lo hanno smarrito» [Gramellini, Cds].


Venezia sprofonda sotto l’acqua alta, arrivata a un picco di 187 centimetri. Si è sfiorato il record del 1966, quando si raggiunsero i 194 centimetri. Ieri 165 centimetri d’acqua scorrevano lungo le calli della laguna. La basilica di San Marco è stata inondata. Un metro e venti d’acqua si è riversato nella cripta dove sono conservati i resti dei patriarchi. Scuole, teatri, conservatori e locali sono chiusi. Traghetti, motoscafi e gondole affondati. Molti gli hotel devastati e allagati, a cominciare dallo storico Gritti. Pellestrina, dove il settantenne Giannino Scarpa è morto colpito da un fulmine mentre tentava di riparare una pompa idraulica, è ancora senza corrente e del tutto isolata. Il governatore Luca Zaia ha dichiarato lo stato d’emergenza «l’80 per cento della città è sommersa», il sindaco Brugnaro parla di «danni incalcolabili» e teme «per il futuro della città». Il ministro per i Beni Culturali Franceschini ha fatto sapere che per il momento le collezioni dei musei non sono state danneggiate. Il premier Conte, che ha trascorso la notte in Venezia, ha definito la situazione «drammatica» e ha promesso di finire il Mose: «Siamo alla dirittura finale, al 92-93% dell’opera. E guardando all’interesse pubblico non c’è che da prendere una direzione nel completamento di questo percorso». Il Mose, la grande opera progettata per tutelare Venezia dall’acqua alta, non è ancora entrata in funzione: il sistema per chiudere le 78 paratoie mobili che formano le quattro barriere alle bocche di porto di Lido non è finito. In tutto l’opera è costata 5.493 milioni di euro, 7 con i costi delle opere accessorie. I finanziamenti residui ammontano a 221 milioni fino al 2024. I lavori dovrebbero finire nel 2021. Nel 2014 fu al centro del solito scandalo delle mazzette (35 arresti). Brugnaro: «È ora che il Mose venga ultimato, non possiamo esser sempre da soli».
Dal 1923 a oggi, la marea ha superato il livello allarmante dei 140 centimetri sullo zero idrografico di Punta della Salute 23 volte [Avvenire].

Sarà Elisabetta Spitz il supercommissario del governo per il Mose. Il nome dell’ex direttore dell’Agenzia del Demanio ed ex moglie di Marco Follini è stato fatto nei giorni scorsi dalla ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli. Per la formalizzazione dell’incarico manca ora soltanto l’intesa formale con il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, che dovrebbe arrivare in queste ore [Santilli, Sole].

Massimiliano Alajmo, chef de Le Calandre, tre stelle Michelin a pochi km da Padova, è parecchio preoccupato per le condizioni del suo Gran Caffè Quadri, lo storico locale ristrutturato e riportato agli antichi splendori, il cui pianterreno l’altra notte è finito sotto quasi due metri d’acqua.
State facendo la conta dei danni?
«Non ancora. Impossibile capire l’entità fino a quando non si sarà asciugato tutto».
I suoi collaboratori che cosa le hanno raccontato?
«I miei collaboratori sono addestrati all’emergenza acqua alta, hanno fatto tutto il possibile. È stato pesantissimo: l’acqua non saliva lentamente dal basso, come succede normalmente. Arrivava a ondate, spinta da una bora terribile, come in una mareggiata. E in 10 minuti è salita di 35 centimetri. In un batter d’occhio si sono ritrovati a bagno fino all’ombelico. È stato messo in sicurezza tutto quello che si poteva, ma la cassa e i pos si sono rovesciati. Hanno temuto per la tenuta stessa dei muri, sollecitati in maniera violenta».
Siete assicurati?
«Nessuno ti assicura per l’acqua alta. Succede di frequente, lavori a tuo rischio. Ma questa volta abbiamo rischiato tanto, tanto davvero» [a Licia Granello, Rep.].

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