I The Necks sono: Chris Abrahams Piano e tastiere, Tony Buck Batteria; Lloyd Swanton contrabbasso
I tre del trio Minimal – Jazz The Necks vivono in Australia, a Sidney.
Fanno una musica fuori dell’ordinario.
Pezzi unici, in genere di un’ora. Una scultura musicale che si sviluppa in crescendi e diminuendi.
Una esperienza p s i c o l o g i c a
Chris è il leader. Tony è il più “deviante” del gruppo. E Lloyd il più socievole.
Lloyd scrive anche agli amici del mondo:
The Necks will perform their first European concert in a long time on Saturday March 31, 2007, as part of the Meine Zeit (My Time) Festival at the House of World Cultures in Berlin. Due to family commitments, this will be the only European performance by The Necks for the time being, but there will be a more substantial tour in October this year which we will keep you informed about.
Dunque questi musicisti che hanno preso la mia mente musicale e portata nella loro fabbrica di suoni saranno a Berlino il 31 marzo 2007
Troppo lontana per me.
Dunque c’è poco da fare.
E’ escluso che possa fare quei 1.034 kilometri necessari. Tanto più che, come so, le lingue sono il mio handicap.
E allora?
Allora gli scrivo di provare a venire una volta in Italia (sono stati a Catania, una sola volta, qualche anno fa):
“Dear Lloyd Swanton,
I’ m so sorry, but Berlin is too much far for me.
Perhaps are you planning a concert in another European city during 2007 or, maybe, next 2008?
In Italy, for example. In Milano, here: Blue Note-Milano
Or in Switzerland. In Zurich.”
e Lloyd, che dicevo è persona buona e socievole, mi risponde:
29 Marzo 2007
Ma ora ti propongo, caro visitatore nonchè lettore:
E la parte finale:
E’ quella che si conclude “con una notte stellata in cui cantano i grilli.
Le chiusure sono tanto importanti come le entrate.
Ma qui siamo al massimo.
Sono 10 secondi di vera magia.
Chiunque ami non solo ascoltare musica, ma entrare in uno spazio musicale esperienziale non perda i Necks e cominci pure da Drive By“
Solo due assaggi … Drive By dura un’ora
Ma ai visitatori che lasceranno un messaggio sarà riservata una sorpresa …
Dopo il concerto.
Mi scrive Batsceba, che ha avuto l’opportunità di andarci:
“all’inizio un’atmosfera strana, fredda, come ‘clinica’, ‘clean’
poi non si sa come ne quando si è immersi nel tutto
il pianista va per la sua ogni musicista tira la propria corda in una nuova direzione e gli altri seguono, ma non subito, scivolano gli uni sugli altri e gli uni dietro agli altri come un triangolo elastico che ondeggia ed è bellissimo riconoscere e udire i tre strumenti come autonomi gli uni dagli altri, eppure immersi nella stessa gelatina.
STUPENDO

