Il libro di Porro è importante perché non riduce e non semplifica, e ci fa leggere il percorso epistemico di Calvino, dal marxismo iniziale allo strutturalismo e alla filosofia della percezione del signor Palomar; perché ci spiega come il giovane chimico torinese Primo Levi sia stato un etologo del Lager, o ancora come e perché Gadda sia attanagliato dal demone dell’Enciclopedia. Inoltre, lega tutto questo a un orizzonte filosofico e politico che è ancora attualissimo, e di nuovo lo sarà tra qualche tempo, quando “il ritorno al reale” sarà inevitabile dopo gli anni dell’intrattenimento generalizzato e della cultura dello spettacolo. A partire dall’inizio degli anni Ottanta, Mario Porro ha compiuto con infinita pazienza e grande umiltà un lavoro di ricucitura del rapporto tra scienze umane e scienze esatte, attraverso recensioni, traduzioni, saggi, in gran parte dispersi su quotidiani, atti di convegni, riviste, un lavoro di Sisifo che converge verso un punto ben enucleato nel libro: la letteratura come forza conoscitiva e tentativo inesauribile di mettere ordine al caos del mondo. Gadda, Calvino e Levi, autori del secolo scorso, si trovano già al di là del paradigma storicista e sono portatori di una indispensabile lettura post-umanista del mondo. Lo sguardo naturalistico, la vocazione cosmologica, il nomadismo intellettuale, la mappa dello scibile, l’intersezione dei saperi, sono tutte peculiarità che i tre filosofi naturali, nonché grandi scrittori, possiedono, sebbene in modo differenti, e a volte persino antitetici.
Letteratura come filosofia naturale – Nazione Indiana
