28 Marzo 2003
Viaggio Como – Venezia: la mia modesta “on the Road” quasi californiana, con un po’ di immaginazione.
Mi accompagnano le musiche del grande Ray Charles 1968-1975 e di Randy Newman.
Incontro G.. La mia stessa età. Una amicizia che affonda le sua radici a quando avevo 16 o 17 anni. Un rapporto che ha tenuto sui tempi lunghi, grazie anche alla condivisione del comune orizzonte politico nelle organizzazioni della sinistra.
Ci sono amicizie della giovinezza che si legano alle esperienze scolastiche: le differenti Università ci hanno fatto perdere di vista. Ma è restato il filo e la memoria. Amicizie che durano nel tempo.
Un incontro molto piacevole. Parliamo di un libro di Cesare Pavese e di una autobiografia di Hobsbawn che sta leggendo. Parliamo del mio “Diario” e così rievochiamo qualche nostra comune esperienza importante. Anzi molto importante, come il gruppo “Gioventù studentesca” che costituì una decisiva tappa per la mia maturazione all’età adulta. I miei percorsi successivi sono stati del tutto diversi, variati e continuamente caratterizzati da svolte. Ma quei due o tre anni hanno inciso molto nel chiarirmi di andare oltre alla soggettività individuale. Anzi nella fatica di fare andare assieme soggettività e partecipazione al mondo storico.
Mi suggerisce anche di vedere alcune pagine del libri di Natoli “Stare al mondo”. Ci trovo questo pensiero:
“La condizione umana s’identifica con lo stare al mondo. E una vita riuscita con il saperci stare. “Stare al mondo” vuoi dire, ‘ per i singoli e anche per i diversi gruppi umani, semplicemente venirsi a trovare in esso: per necessità o per caso poco importa, ma di certo indipendentemente da ogni individuale volere.
Ma “stare al mondo” significa anche muoversi in esso, percorrere in lungo e in largo la terra – e ormai si può dire non solo questa -soggiornando in spazi diversi, per tempi diversi e tuttavia nella condizione di essere sempre e inevitabilmente situati. E tutto questo in un arco solo e unico di tempo: quello della nostra vita. Ogni vita sboccia e sfiorisce in uno “spazio-tempo” di essa più grande, in periodi che siamo usi chiamare epoche.
Per vivere bene è allora necessario sapere abitare il proprio tempo, che è poi l’unico tempo che ogni uomo ha a sua disposizione.”
