Trascrittura di un pensiero notturno di qualche giorno fa.
La nostra citazione ripresa da Roger – Pol Droit per l’anno 2005 ha molto turbato …, che mi ha scritto una lettera molto severa.
Sono rimasto dispiaciuto per questa reazione, Davvero molto. Non immaginavo di provocare sofferenza tramite la proposta di un pensiero paradossale.
Vado a rileggere il testo, ne parlo con Luciana, che è stata la prima a segnalarlo ed evidenziarlo. Provo a riflettere, a vedere ancora.
E’ evidente che di quel messaggio avevo valorizzato l’ultima parte, quella che mette in luce il lato luminoso del cammino umano.
Trovo inimmaginabili sincronie, per climax intellettuale, con il pensiero di un altro autore “tragico” come Cioran che rileggo questa notte:
“Questo inverno, un giorno che, in preda all’influenza, guardavo dal letto il cielo più desolato che si possa immaginare, ho visto due uccelli (che potevano essere ?) i quali si inseguivano a vicenda, in piena caccia amorosa su quello sfondo lugubre. Un simile spettacolo vi riconcilia con la morte e forse anche con la vita” (in Quaderni 1957 – 1972, Adelphi, 2001, p. 38
E ancora trovo risonanze con i corvi neri di Van Gogh sul campo di grano: fissare la bellezza dell’attimo anche dentro i più cupi pensieri di morte.
Nella proposta di pensiero avevo, insomma, provato a vedere che anche nella grande desolazione di questi tempi può risaltare una umanissima capacità di individualizzare (Jung) e di opporsi ad una collettiva deriva distruttiva della umanità.
In modo del tutto sincronico questa interpretazione si è rivelata la sera stessa in cui leggevo le risentite risposte di … Un demoniaco ministro del governo di questo povero paese dava addosso con odio culturale e fisico ad uno dei nostri massimi poeti: Mario Luzi (95 anni !!!)
Ecco di nuovo: la bellezza della poesia (una intera vita devotamente consacrata alla poesia) davanti ad una parte di umanità che (almeno come piccolo esercizio di immaginazione) sarebbe bello poter considerare un errore.
Rileggo ancora il messaggio. L’esercizio propone, in forma paradossale un “cambio di prospettiva” che mi aiuta a cercare un senso anche nel disordine di questo arco di tempo nel quale è iscritta la mia piccolissima vita.
Ascolto quel capolavoro musicale che è Prism di Keith Jarrett in quell’irripetibile momento di paradiso che ha saputo evocare in amicizia artistica con Gary Peacock e Jack DeJohnette a Tokio nel 1985 (esecuzione mai più – mai più ! – ripetuta in quel modo) e God God God o If You knew di Nina Simone, nella saletta del Ronnie Scott di Londra, nel 1985 (sincronicità ?) e mi sembra di vivere in un altro mondo, dove “il bagliore di tutto quanto è sublime spicca come un dono senza pari”
